Grazie, Mario Palmaro.

In viaggio verso Cristo (con qualsiasi mezzo…) “Parabole di un clown” by Teatro minimo

Veniamo a sapere, grazie ad Andrea Carradori tramite un articolo su MiL (subissato velocissimamente da altri posts pronti a ricriticare Papa e Vaticano…) e al sito Vinonuovo, che il Papa ha telefonato al giornalista Mario Palmaro.

Il noto giornalista, conosciuto per i libri che ha scritto con l’amico Gnocchi e per la polemica instaurata fra loro due e Radio Maria dopo la pubblicazione dell’articolo “questo Papa non ci piace” sul Foglio dell’elefantino, di recente ha dichiarato di essere seriamente malato.

Non entriamo in nessuna polemica interna al riguardo. La telefonata non annulla quanto Gnocchi & Palmaro hanno scritto, la malattia non annulla quel che qui Simon scrisse al riguardo. Ovviamente.

Il Papa ha voluto telefonare ad un giovane uomo, fedele certo a Dio in buonissima fede, padre di 4 giovanissimi figli, che sta sperimentando sulla sua pelle il male, il dolore. E nell’intervista ci lascia delle parole importanti perché oneste e certamente cattoliche naturalmente legate alla sua particolare situazione e al suo modo di vivere la fede. Leggendole mi è sovvenuta una scena di Parabole di un clown, opera teatrale della compagnia Teatro Minimo.

Nipote: Nonno, ma tu hai sempre avuto questa fede?
Nonno: Eh Stefanino… quando la fede è fede c’è sempre una notte da passare, un deserto da attraversare. Anche io sono stato lontano: quando ho visto la guerra, quando è morta la mia prima figlia. Ho alzato gli occhi e ho chiesto: ma dove sei! Ed è durato tanto sai? Poi un giorno, a Lanciano… era il venerdì santo: non ho mai fatto spettacoli durante il venerdì santo, mai, anche quando ero in paesi non cristiani, anche quando ero in crisi. Davanti a me passò la processione, il crocefisso.
Ho guardato il crocefisso.
E ho capito.
Ecco dove sei, amico mio. Sei sempre stato qui con me, al mio fianco. A prendere su di te tutte le mie miserie e le mie mancanze.Ad asciugare le mie lacrime. Permettimi ora di asciugare un pò le tue… e mi sono unito alla processione.
Nipote: nonno scusa, non volevo…
Nonno: no, no sono cose importanti.

Si, sono cose importanti. Le parole che Mario ci lascia come uomo sono parole di fortezza, speranza e carità. Sono dolore e gioia insieme. Malinconia e trepidazione. Sono parole che ammiro. Sono meravigliose e terribili.
Questo post nasce per ringraziare Mario; mi permetto questa confidenza che spero non sia considerata offensiva.
Al di là delle polemiche, delle opinioni, dei misunderstanding nostri e loro e di tutti noi, grazie Mario di queste parole e della tua testimonianza. Non mi arrischio a dire che il Papa ha telefonato avendole lette, ma sono certo che ha trovato in Palmaro un fervente fedele ancora in cammino e, sono certo, avrà ricevuto tanto da un uomo che sa parlarci di sè stesso, di Dio e dell’uomo in questo modo.

La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste.
Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza. D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età. Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i li bri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello».
copyright Dehoniane

Buon cammino Mario, sii forte! Prega anche tu per noi, per le nostre miserie e mancanze, per l’amarezza che sentiremo quando capiremo che la nostra vita non è stato quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato.

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Categorie:Attualità cattolica

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17 replies

  1. D’accordo quasi completamente caro Minstrel: mi unisco nella preghiera per Palmaro, del quale ho tra l’altro stima. Il “quasi” si riferisce, in realta’, non a te ma all’articolo di Simon da te citato, che mi era parso sopra le righe tanto quanto (parte del)l’originale di Gnocchi e Palmaro. Penso sia inutile commentare di nuovo tali articoli, non facciamoci troppo male da soli. Mi limito a dire che, come papa Ratzinger aveva esplicitamente affermato la liberta’ di critica al proprio lavoro di una vita, espresso nei suoi meravigliosi libri di Gesu’ (e critiche ve ne sono effettivamente state), un intervista estemporanea a un giornale, non controllata, e scritta piu’ o meno a memoria da un quasi novantenne ateo, puo’ avere dei punti gravemente oscuri ed essere legittimamente criticata, ovviamente con forma adeguata e argomenti circostanziati (cio’ che non era davvero condivisibile nell’articolo di Gnocchi e Palmaro, a partire dal titolo, erano infatti secondo me soprattutto i toni poco rispettosi). In particolare le frasi sul bene e la coscienza erano cosi’ inverosimili che risultava veramente difficile pensare che il Papa le avesse veramente dette, e il tentativo di tradurle in “cattolicese” a mio parere peggiorava la situazione: il fatto che l’intervista sia stata tolta dal sito del Vaticano con la precisa motivazione che”l’intervista è attendibile in senso generale, ma non nelle singole valutazioni” mi pare lo confermi.

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  2. Palmaro dice sulla telefonata del papa “Ma ho sentito il dovere di ricordare al Papa che io, insieme a Gnocchi, avevo espresso delle critiche precise al suo operato, mentre rinnovavo la mia totale fedeltà in quanto figlio della Chiesa. Il Papa quasi non mi ha lasciato finire la frase, dicendo che aveva compreso che quelle critiche erano state fatte con amore e come fosse importante, per lui, riceverle».

    Se ce ne fosse bisogno ci accorgiamo qua di che buona pasta sia fatto papa Francesco! Non comprendo le critiche di tanti all’articolo di Mastino e di Beretta che a me paiono giuste ed equilibrate. Come sono d’accordo con Simon per le critiche al “questo papa non ci piace”, già dal titolo poco rispettoso e pretestuoso. Certo, il mondo cattolico non è proprio in alcuni aspetti e personaggi proprio la migliore realizzazione della carità cristiana. Dominano troppo i personalismi e le ideologie.

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    • Scusami vincenzo, quale è l’articolo di “Mastino e di Beretta”? Grazie ad entrambi del passaggio e della riflessione! Circa Pagliaro e il fatto che il Vaticano abbia tolto il colloquio con Scalfari a mio avviso non sposta quando da noi detto e ridetto: se quel colloquio, che chiaramente non è magistero, è fonte per molti di “scandalo”, toglierlo dal sito ufficiale della Santa Sede mi pare la scelta migliore. Scelta che, ovviamente, non poteva che essere fatta posteriormente alla pubblicazione e alla presa d’atto che tale pubblicazione “scandalizza” una parte di fedeli.

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      • Su Papalepapale Mastino non vuole rivelare il nome di Palmaro come termine della telefonata del papa. Un commentatore rivela che su Vinonuovo Roberto Beretta invece ritiene di dirlo per dovere di cronaca. In effetti il nome di Palmaro viene rivelato pure da altre fonti e lo stesso Palmaro lo dice in due interviste, come leggo su tempi.it. Sia su papalepapale lo stesso Mastino fa apprezzamenti volgari(suo stile!) su Beretta come alcuni commentatori di Vinonuovo non sono teneri con Beretta. La cosa non mi è piaciuta, anche se anch’io sono critico su molti articoli di Beretta. Comunque tutti hanno apprezzato il gesto del papa. Forse non sono stato chiaro nel mio commento precedente, ma certi commenti fuori dalle righe non mi piacciono.

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      • Ciao Minstrel, grazie. La dinamica, di solito, e’ l’opposta: vengono inseriti sul sito del Vaticano solo i contenuti ufficiali, e’ dunque la pubblicazione di quell’intervista a esser stata evento strano, non il fatto che l’abbiano tolta. Sarebbe stato piu’ prudente agire come al solito, tutto qui, specie relativamente a un testo in cui alcuni passaggi erano semplicemente inverosimili se messi in bocca a un Papa. E la precisazione di Lombardi, insieme a informazioni tempestive sul fatto che l’intervista non era stata riletta, se fatta nei dovuti tempi avrebbe evitato polemiche assolutamente inutili.

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  3. Mi dispiace profondamente la notizia della malattia fatale che ha colpito il Sig Palmaro: lo assicuro delle mie preghiere per la sua guarigione se Dio volesse, per la sua famiglia e, soprattutto, per la sua conversione.

    Infatti, il Sig. Palmaro ha creato scandalo con il suo articolo fondamentalmente disonesto, intellettualmente parlando, come lo è stato dimostrato in suo tempo in questo mio intervento e se è vero che il Santo Padre lo ha chiaramente perdonato a livello personale e così anche sicuramente farà anche Dio misericordioso, rimane il fatto che, a pubblica ingiuria, la giustizia ed il buon senso chiederebbero almeno una pubblica riparazione di equivalente risonanza. Che perdono ci può essere se non c’è consapevolezza dello scandalo occasionato?

    In un senso, il Santo Padre è proprio una figura del Cristo : è andato verso il peccatore, non lo ha schiacciato con rimproveri anzi, si è mostrato essere il suo prossimo proprio lì dove duole. Cristo ha già perdonato, come anche il Santo Padre: resta al peccatore e a chi ha creato scandalo di girarsi vero la Verità, uscire dal’orgoglio meschino, riconoscersi peccatore e lasciarsi medicare dalla Misericordia con atti concreti.

    Ricordiamoci la critica iniziale sollevata da tale Palmaro nel suo articolo Questo Papa non ci piace : “. Francesco, il Papa, che abbraccia i malati , che si stringe alla folla, che fa la battuta, che parla a braccio, che sale sulla Panda, che molla i cardinali a pranzo con le autorità per andare al desco dei poveri era quanto di più scontato ci si potesse attendere, ed è puntualmente avvenuto. Naturalmente con gran concorso di stampa cattolica e paracattolica a esaltare l’umiltà del gesto tirando un sospirone di sollievo perché, questa volta, il Papa ha parlato dell’incontro con Cristo ” .

    Guarda caso, il Papa ha abbracciato il Sig. Palmaro, come Cristo, esattamente lì dove la sua ferita morale duole : un versare pura carità in questa ferita. Parabola moderna!

    La malattia del Sig. Palmaro mi dispiace moltissimo, ma dobbiamo sempre guardare la Verità in faccia, Verità che è sempre preludio alla genuina Carità: la disonestà intellettuale di questo signore rimane sempre lì, scandalosa perché pubblica, nero su bianco e non ancora corretta.

    Mi dispiace, ma il Sig. Palmaro ( e Gnocchi) continua a non piacermi.
    In Pace

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    • So che il concetto di dimostrazione in campo umanistico e’ assai diverso da quello cui sono abituato io in matematica ma, permettimi Simon, il tuo articolo non mi pare una dimostrazione di nulla. Il tono di Gnocchi e Palmaro e diversi loro argomenti (non tutti, secondo me) erano scorretti, a partire dal titolo. Le critiche invece, se fossero state esposte utilizzando modi rispettosi e con filiale dolore, sarebbero state assolutamente legittime: un Papa SI PUO’ criticare, sempre con rispetto, su argomenti (e sui modi con cui li si presenta) per loro natura discutibili e non magisteriali, e almeno in linea di principio in certi casi potrebbe essere doveroso farlo. Il tuo intervento usava purtroppo toni spiacevoli e offensivi quanto quelli di Gnoccih e Palmaro, anche a livello personale: non va bene. E, nel merito, su diverse cose da te dette non sono d’accordo. Non penso pero’ sia utile ora discutere delle singole affermazioni (ma, per esempio, adesso vien fuori che nella famosa “intervista” a Scalfari ci sono affermazioni di fatto non attribuibili al Papa: hai voglia poi a interpretarle, semplicemente non erano sue, ed era doveroso notarne il contenuto ambiguo). Suggerisco solo maggiore cautela, cosa che ovviamente a maggior ragione vale per Gnocchi e Palmaro, che hanno visibilita’ pubblica.

      Inoltre, se il Papa avesse ritenuto necessaria una ritrattazione, gliel’avrebbe chiesta; se si trattasse di uno scandalo, per la dinamica della situazione evidentemente di tipo pubblico, sarebbe anzi stato suo dovere farlo. Non e’ stato cosi’, dunque penso di scandalo non si tratti e che sia sbagliato che siano altri a chiedere ritrattazioni.

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      • Se è per questo caro gg , il Santo Padre non ha richiesto ritrattazione neanche a Scalfari riguardo le inesattezze circa le cose inverosimili scritte da questi come la disposizione delle stanze e degli atti del futuro papa al momento della sua elezione, come già denunciato dal Dr Tornielli in suo tempo su Vatican Insider.

        Come scritto nel mio intervento, il Santo Padre, telefonando a Palmaro, non lo ha fatto per ottenere delle scusee neanche una richiesta di perdono, ma per mostrarsi vicini all’uomo Palmaro, esattamente come Cristo che non viene vicino a noi per ottenere le nostre scuse ma per condividere la nostra sofferenza: a noi, poi, essere capaci di lasciarsi interpellare da tale Vicinanza, o fare finta di niente come Palmaro fa per adesso.

        Per concludere, in otto mesi di pontificato non ho personalmente mai trovato una sola frase errata pronunciata dal Santo Padre , anche perché faccio sempre lo sforzo di ascoltarlo nel quadro della dottrina cattolica e che non i verrebbe neanche in mente che possa uscire da tale quadro: quindi tutte le sue frasi hanno un quadro ermeneutico univoco ed è disonestà intellettuale voler farne astrazione.
        In Pace

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  4. Il fatto è – se permettete – che questo pontificato ha preso, con una determinazione sorprendente, una direzione del tutto inattesa, e questo spiazza tutti. Tranne quelli pronti, per vari motivi, a strumentalizzare ogni evento e non sono pochi.
    A partire dalla improvvisa e sistematica demolizione di un’idea, di un modello, di un paradigma secolare di “papa”, per finire alle accelerazioni impresse, sul piano fattuale/programmatico ormai inequivocabile, nell’attuazione delle direttive del Concilio Vaticano II.
    Il Papa non è più soltanto, né principalmente, il “capo”, il correttore di ogni imperfezione; è, prima di tutto, il Vescovo di Roma, un vescovo come gli altri. Che in più esercita un ministero, un servizio, quello dell’unità di fede e di governo in ciò che attiene alla costituzione divina della Chiesa, non alle strutture secolari storicamente consolidate e variabili. La Gerarchia non è una struttura mondana verticistica: nella predicazione di Bergoglio è qualcosa di più, è la “Santa Madre Chiesa gerarchica” che non termina nella sua persona, ma nei ministeri, compreso il suo, dei quali Cristo Capo ha dotato e attraverso i quali vivifica il popolo di Dio, la comunione cattolica, dentro e fuori la Chiesa visibile.
    La collegialità, l’ecumenismo, la libertà religiosa e il dialogo interreligioso non sono uno scherzo né una disputa: sono cose serie, direttive pastorali, decreti specifici ancora poco o punto realizzati a causa di certi equivoci fumosi, ma ormai da percorrere con decisione, lasciandosi il fumo alle spalle. Con un’altra espressione di Francesco, occorre convincersi che dai testi del Concilio bene intesi e dai suoi decreti si sprigiona un “dinamismo”. “Irreversibile”. Garantito da Cristo e dalla sua dottrina.

    In tutto questo, per un cattolico, si riconosce il radicamento nella Tradizione e la presenza della Tradizione, che è tale perché vivente, qui ed ora, nella storia; e che appartiene alla Ecclesia militans dell’oggi, non è statica, come non lo è mai stata. Altrimenti – se si cristallizzasse nelle forme secolari passate – sarebbe solo un testo da museo. Cristo è vivo nella sua Chiesa non meno e non diversamente di quanto lo fosse il giorno di Pentecoste.

    Dicevo che non sono pochi quelli che strumentalizzano, a quanto si vede. Sembra che non “appartengano” alla Chiesa Cattolica che è questa che ci sta davanti; sembra che abbiano il cuore altrove e che appartengano piuttosto a una Idea che qualcuno gli ha inculcato.
    In questo senso condivido l’obiezione piuttosto impietosa di Simon. Gnocchi e Palmaro, purtroppo, da quello che si legge e si sente non da oggi, si sono ascritti col cuore a una “fraternità” che ha ridotto la Tradizione a cosa morta, a repertorio museale, a un’idea disincarnata. E che fa un lavoro infame.
    Però le parole del Papa risanano, è sempre stato così perché è Vicario di Cristo. Sono più ottimista di Simon, e sono fraternamente vicino al Prof. Palmaro, valente giurista e credente.
    Se la direzione ci ha sopresi tutti è perché ci esige, senza più chiacchiera.

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    • In verità c’è un’eresia profonda nelle posizioni tradizionaliste di questo stampo, denunciata fin dai tempi dell’Ecclesia Dei Afflicta e il voler propagare e difendere tali concezioni errate circa la Chiesa e la Sua relazione alla Tradizione è motivo di scandalo il più vergognoso.
      In Pace

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  5. la storia umana è di tante persone in condizioni simili, concordo sempre con simon, anke perkè Dio parla di concordia non di duelli antichi. parla di carità umiltà, ke sapendo non ha molto a mio avviso, anke perkè persona ke l’ha servito nella vita non è stata menzionata

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  6. mi ritengo popolo bue e forse disturbo assai, cmq il rispetto si dà al Vicario di Cristo sempre, in cammino lo siamo tutti, amore è la parola vera da usare non duelli virtuali, quando poi leggi ke pronipote di roncalli difende papa Giovanni co la figlia di ………… siamo a istigazione veramente vergognosa di odi dottrinali ke non son affatto necessari

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  7. la coscienza sempre dice se è bene o male. se segui il male non ascolti la coscienza ma la passione. e verrà il momento di riconoscere ke sì è sbagliato e non si è seguita ad hoc

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