Padre Barzaghi: padroni della melonera, yuk! (1)

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Melùnera Pride

Di seguito potete leggere una parte della conferenza di Padre Giuseppe Barzaghi OP visionabile integralmente al seguente link http://m.youtube.com/watch?v=rd-nXrjNaBc “La libertà inginocchiata (il peccato originale)” 2012, Brescia.
Trascrizione all’incirca dal minuto 3 al minuto 38 (cioè ho trascritto solo la prima parte, circa 35 minuti su circa 1 ora totale di conferenza – parte che comunque arriva ad una conclusione ed esaurisce un tema preciso), con necessari adattamenti dal discorso parlato al testo scritto.
Nota Bene: in alcuni casi ho tagliato intere frasi, in altri casi ho (indegnamente) aggiunto di mio pugno una parola ‘di raccordo’ quando il concetto, chiarissimo nell’economia del parlato (con elementi paraverbali, gesti, ecc.), poteva diventare poco chiaro per il lettore nella sua mera versione scritta. Le modifiche sono comunque limitatissime – e nei passaggi fondamentali ho sempre trascritto religiosamente (!) parola per parola.

Attenzione: il testo non è stato revisionato né approvato dal docente.
Serve per studio personale, messo a disposizione dei lettori di Croce-via.
Consiglio la visione diretta dell’intera conferenza. Le parti più discorsive, da me tagliate, con la capacità espressiva di Padre Barzaghi rendono semplice un tema un pò ostico. Ci sono poi passaggi molto divertenti: da vedere e ascoltare. Conferenza consigliatissima per tutti, anche e soprattutto per i non esperti di filosofia/teologia.
Credo che questo approfondimento sul peccato originale, su Bene e Male, possa essere anche un ausilio di riflessione in preparazione all’Anno della Misericordia.

Poi, per chi avesse tratto ispirazione da questi miei appunti e volesse saperne di più sul tema della libertà esposto da Padre Barzaghi, ecco il ciclo completo delle 4 conferenze ai seguenti link:
Ciclo “Negli occhi della libertà” – Brescia 2012, Sala Convegni dell’Ospedale Poliambulanza
Conferenza 1) La libertà: arbitrio o dominio? http://m.youtube.com/watch?v=4_MdW4Dym90
Conferenza 2) L’assolutamente libero http://www.youtube.com/watch?v=8eNmUWzD2GE
Conferenza 3) La libertà dell’uomo nella libertà di Dio http://www.youtube.com/watch?v=SnYV6aA4XHQ
Conferenza 4) La libertà inginocchiata http://m.youtube.com/watch?v=rd-nXrjNaBc
(E quando vi siete fatti 4 ore di conferenze su youtube fatevi ricoverare in ospedale per Barzaghi internet addiction. Ci vediamo là, reparto psichiatria).
Per consentire una miglior meditazione ed agevolare la lettura estiva suddivido la mia trascrizione in due post. Questa è la prima parte.

La parola a Padre Giuseppe:

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Qui non c’è una dimostrazione.
Si tratta invece di riflettere su un contenuto che ci viene dalla Rivelazione – e provenendo dalla Rivelazione può essere soltanto creduto. Questa fede rivelata intorno al tema che esporrò riesce però a renderci capaci di intendere ed interpretare tante condizioni che noi troviamo nella nostra esistenza quotidiana: come la sofferenza, la gioia… e tutte queste sono legate ad un problema originario che va sotto il nome di peccato originale.

E cosa c’entra con la libertà?
Beh, abbiamo visto finora (precedenti conferenze, ndr) la libertà per sè, la libertà in senso assoluto, la libertà dell’uomo in relazione a quella di Dio…
L’ultima riflessione è: come mai ad un certo punto la libertà dell’uomo è andata contro la libertà di Dio? Questo antagonismo tra la libertà dell’uomo e la libertà di Dio si è verificato con ciò che nella fede cristiana viene chiamato peccato originale.

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Questo è un tema interessante, molto problematico e anche molto profondo.
Anzi si potrebbe dire così: non è tanto la profondità del peccato originale che suscita interesse, quanto invece è molto profonda la riflessione che scaturisce intorno al peccato originale, quello che si mette in campo intorno al peccato originale, quello che si riesce a sollevare come vero tema.

Perché il tema non potrà mai essere: “che cos’è il peccato originale”. Il tema non può essere quale azione precisa e definita sia considerata il peccato originale.
Quello che si deve spiegare sempre prima è la Virtù.
Ad esempio: qui vedo tante porte, devo uscire, dove vado?
E uno mi dice: “non andare di là!!”
Sì, però ci sono tante uscite. Da quale porta si esce?
Tu mi devi dire il positivo, non il negativo! E quando capisco il positivo capirò anche il negativo.
Se continui a dirmi “Non di qua! Non di là! Non di qui. Non di lì.” …Ma allora, dove devo andare?? Mi devi dire l’uscita giusta. E saprò quelle sbagliate.

Quindi, per tornare al tema, non ci può essere una “spiegazione” del peccato originale in sè, ma si può spiegare quello che c’è intorno a quel peccato, quello che sta in compagnia del peccato originale, quello che ci sta insieme e intorno – e che poi lo determina come momento (negativo) importante.

E qua bisogna prendere di petto la narrazione biblica per comprendere tutto quello che viene messo in gioco. Ricordate la narrazione? Dio crea l’uomo, maschio e femmina, li mette nel Giardino e dice loro “Potete mangiare qualsiasi frutto ma non potete cibarvi dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, perché qualora ne mangiaste certamente morireste.”
Sì, ma come si fa a “mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male”? Che cos’è? Già da qui si capisce che si tratta di un linguaggio metaforico. Vengono presentate delle immagini, da interpretare.
Continuando: arriva il serpente. E dice: “Dio vi ha detto di non cibarvi dell’albero della conoscenza del bene e del male perché qualora ve ne cibaste diventereste come Lui! Ma Lui non vuole altri che siano come Lui. E se voi vi cibate dell’albero diventate come Lui, diventate suoi antagonisti. Per questo non vuole che ne mangiate.”
Il seguito lo conosciamo: loro mangiano, trasgrediscono, fanno questo peccato originale, e vengono cacciati dal paradiso terrestre. Va bene, fin qua si sa. Ma se noi ora andiamo a cercare che cosa si nasconde dietro al semplice piano narrativo scopriamo un piano molto più profondo, qualcosa di molto più profondo rispetto ad un semplice atto di trasgressione compiuto dai nostri progenitori.

Userò un’analogia. Quella del romanzo giallo, con una differenza nel racconto biblico: il peccato originale è come un (romanzo) giallo sul cui frontespizio ci sia già scritto il nome dell’assassino. Nella narrazione biblica non c’è un vero e proprio assassino, ma c’è un bugiardo. E ci avvertono: guardate che arriva il bugiardo, il serpente, l’Ingannatore.
Allora, leggendo il racconto siamo messi come davanti ad una scena teatrale dove ci vengono presentati i personaggi: questo è l’Ingannatore e questi sono gli Ingannati. Quindi noi già capiamo all’inizio che quello che dirà l’Ingannatore agli Ingannati sarà il contrario della Verità.
Per ingannarli, per trarli in inganno, dirà il contrario di ciò che è vero.
Andiamo allora a vedere che cosa dice il serpente.
“Dio vi ha detto che morirete. Invece, non solo voi non morirete ma anzi diventerete come Lui. Lui è geloso della propria divinità e non vuole condividerla con voi”.
Dunque, questa è la bugia. Vediamola meglio:
L’ingannatore dice: “non morirete”. E invece moriranno.
Succede il contrario di ciò che ha detto l’Ingannatore.
L’ingannatore dice ancora: “Se vi ciberete dell’albero della conoscenza del bene e del male diventerete come Dio”.
Dunque dobbiamo considerare il contrario e…. la verità allora è:
“smetterete di essere divini”.
Aah.
Smetteranno di essere divini.
Ah, ecco l’inganno. Ed ecco la profondità che sta nascosta dietro la narrazione: il peccato di Adamo, il peccato originale è il peccato con il quale si decade dalla vita divina.
Erano ancora vivi, ma sono morti alla vita divina.
Allora, da questo si deduce che… lo stato originario dell’uomo era uno stato di divinizzazione.
Uno stato di divinizzazione.

Quindi, appena messa in luce questa strategia di lettura come si farebbe per un (romanzo) giallo comprendiamo che lo stato originario dell’uomo era la divinizzazione: Dio crea e concepisce la natura umana come partecipe della vita divina. In questa profondità capiamo come l’uomo sia stato creato partecipe della natura divina e il peccato originale è la dismissione dalla partecipazione alla vita divina.

E poi: cosa vuol dire essere “come Dio”?
Mangiando dell’albero del Bene e del Male diventerete come Dio.
Diventeremo… “come Dio”.
Che vuol dire?
Bellissimo qui un testo di Massimo Il Confessore che dice: “Hanno voluto essere come Dio…quando erano già divini”.
Attenti alle parole: “essere divino” vuol forse dire “essere come Dio”?
Eh, no: “essere divini” è molto più che “essere come Dio”.
Essere divini vuol dire partecipare alla/della vita di Dio.
“Essere come Dio” significa intanto “non essere Dio” – e poi significa voler essere una fattispecie… C’è il Signore dell’Universo – ed ecco anch’io sono il signore! Del ripostiglio.
Appena uno entra gli dico: “Sono il signore del ripostiglio”.
Ma che bel guadagno!
Dio è il Signore dell’Universo.
E tu?
Anch’io! Io sono il Signore del Ripostiglio!
(importante dominare qualche cosa)

Bisogna comprendere bene questo linguaggio. Noi intendiamo comunemente l’espressione “essere come Dio” abbinandola ad un significato di semplice presunzione (supponenza) dell’uomo nei confronti di Dio. Come se l’uomo volesse raggiungere Dio, verso l’alto, come se l’uomo volesse diventare divino. Invece è un pò diverso.

“Essere come Dio” qui vuol significare la dismissione dalla condizione originaria di divinizzazione. Una dismissione dalla partecipazione alla vita divina. Significa che l’uomo ha voluto dividersi da Dio perché voleva diventare, nel suo piccolo, “come Dio”. Ma essere “come Dio” non è…. essere divini. Non è… essere partecipi della vita/natura divina.
Significa proprio rinunciare ad essere partecipi della vita del Signore dell’Universo per potersi ridurre alla semplice vita umana naturale – e pretendendo di governarla.
Capite che iniziamo a rasentare il ridicolo….
Come lo chiamate voi un superbo, un presuntuoso che non vale niente? In Brianza si dice ” è arrivato il padrùn de la melùnera” (padrone della melonaia). In meridione si dice “il gallo sopra il cumulo di rifiuti” (o gallo ‘ncoppa a munnezza).
Questo è l’uomo che vuole fare dio nel suo piccolo ordine. Fare dio nel suo piccolo ordine. Mentre invece il caso originario qual era? L’uomo non era mica “come Dio”. No, era divino! Partecipe della stessa vita di Dio.

E questo cibarsi dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, cos’è allora?
Che cosa sta dentro la conoscenza del Bene e del Male? Vediamo.
Conoscevano (i nostri progenitori nel paradiso terrestre) cos’era Bene e cos’era Male oppure lo ignoravano? Lo sapevano già.
Lo sapevano.
Bisogna leggere bene, eh.

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Scusate, ma Dio gliel’aveva spiegato e lo sapevano: mangiare di tutti i frutti e di tutto il Giardino era Bene, mentre mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male era Male. Quindi lo sapevano già.
E allora cosa significa questa immagine del frutto, dell’albero del bene e del male, cibandosi del quale si dismette la propria partecipazione alla vita divina e si pretende di essere ‘come Dio’ – però in un proprio piccolo ordine limitato?
Che cosa significa quest’uomo che dice “Lui qui non c’entra e qua governo io”?
Anche questa è una cosa molto importante che viene sì evidenziata dall’episodio del peccato originale, ma sta nel contesto. Ed è più importante qui la contestualità che il peccato originale come tale.
Vediamo:
Dio sa cosa è Bene e cosa è Male? Sì.
Loro conoscevano cos’era Bene e Male? Sì.
Noi lo conosciamo? Sì.
Però c’è un modo divino e un modo umano di conoscere.
C’è una conoscenza ‘a modo divino’ e una conoscenza ‘a modo umano’.
Sempre Bene e Male sono, ma c’è un modo di conoscerli a modo divino e un modo di conoscerli a modo umano.
Qual è il modo umano di conoscere bene e male?
È il modo isolato e isolante.
Di qua c’è il Buono e di qua c’è il Cattivo.
Si capisce bene, no? Questo qui è Buono e questo qui è Cattivo.
Buono.
Cattivo.

[…]

                                                          Padre Giuseppe Barzaghi OP

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(a breve il prossimo post con la seconda parte…. A presto!)

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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4 replies

  1. Grazie trinity. Pura manna!

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  2. Questo è un lavoro umile, faticoso e impagabile. Ringrazio Trinity per questo servizio fatto alla piccola/grande comunità di lettori di questo preziosissimo blog.

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    • Grazie a te Rosanna del passaggio. Col prossimo post spiego anche brevemente i motivi personali della trascrizione di questo argomento specifico.
      Sì, mi sono resa conto della ‘faticosità’ del lavoro. E nel contempo ho toccato con mano cosa succede quando elaboriamo nella nostra testa un concetto sostituendo le parole ‘originali’ dell’autore con termini ‘similari’: in qualche caso si può far variare/deviare la profondità e l’obiettivo di un’affermazione – e soprattutto si possono tagliare i collegamenti con altri concetti fondamentali. (sul linguaggio fa qualche osservazione anche Padre Barzaghi, prossimo post).

      Mi auguro che l’esposizione chiarissima di Padre Giuseppe sia d’aiuto anche ad altri, sia per approfondimento personale oppure anche ad esempio per catechisti parrocchiali. Negli ultimi tempi mi sono resa conto che i ‘fondamentali’ da molti sono dati per scontati ….ma non è mica detto che siano così chiari nella testa di ognuno. Quindi poi si va a costruirci sopra …partendo da basi erronee.
      (mi riferisco ovviamente ‘solo’ al lato intellettuale della faccenda. La Fede può seguire anche altre vie, anzi le segue di sicuro, facendo maturare anche le vie della Ragione).

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  3. 😉 😀 😉
    Supporti linguistici al blogpost

    Spiegazione dell’espressione “padrone della melonera”, padrone del campo di meloni http://www.cabaretmilanoduemila.it/ModidiDire_Testo.aspx?&N=980

    Spiegazione dell’espressione “gallo in cima ai rifiuti”, gallo sull’immondizia
    http://donnemanagerdinapoli.com/2013/05/19/o-gallo-ncoppa-a-munnezza-sadda-cocere-cu-lacqua-soja/

    Ci hanno fatto pure un sito “psicologico” 😀
    http://www.galloncoppamunnezza.it/psicologia.php

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