ECCLESIAM SUAM: Per quali vie la Chiesa cattolica debba oggi adempiere al suo mandato.

Anche Paolo ci fa volare!

Sentendo personalmente il dovere di formulare una risposta degna di questo nome a DR che mi ha omaggiato di una replica su MiL, risposta che purtroppo necessita di tempo che ora non ho causa impegni di lavoro e di studio;

personalmente stanco di dover rincorrere tutti i qui pro quo che alcuni leggono nelle parole di Papa Francesco – come fanno ad esempio coloro che il termine “proselitismo” in modo positivo ed evangelico, quando è palese che il Papa lo citi come nozione protestante, da setta americana di turno (il cristianesimo non fa proselitismo, fa apostolato!) – ;

Spinto dall’ennesima rilettura di Mic della Mortalium animos,  enciclica che oramai anche i sassi conoscono a memoria nella sua traduzione italiana visto che ogni mese viene riproposta da qualcuno con grande spreco di memoria fisica dei server web;

ho deciso ieri di leggermi una Enciclica, citata da Papa Francesco nel suo discorso all’incontro internazionale per la pace del 30 settembre 2013, sulla quale non mi ero mai soffermato e che ho trovato davvero attuale!

Ecclesiam Suam.
Paolo VI scrive ai Padri che a breve si riuniranno nella seconda sessione del Vaticano II.
E’ il 6 agosto 1964.

Ci state a leggerla insieme?
Estrapolerò, a rischio di essere tacciato di fondamentalismo, solo le parole della traduzione offerta dal sito del Vaticano che mi più mi appaiono interessanti.
Non commento, consapevole che si può discutere tramite i commenti in calce circa il valore contemporaneo (“Francescano” per così dire) di alcune frasi.
Cito, consapevole che si può riprendere l’intera frase e il suo contesto semplicemente leggendosi l’intera Enciclica.
Suddividerò l’enciclica in
– TITOLI (miei personali)
ed eventualmente in ulteriori
– Titoli (come pensati da Paolo VI stesso.)

Buona lettura!

PREMESSA

7. Non vuole questa Nostra Enciclica rivestire carattere solenne e propriamente dottrinale, né proporre insegnamenti determinati, morali o sociali, ma semplicemente vuol essere un messaggio fraterno e familiare.

I TRE DESIDERI E UN PENSIERO ALLA PACE

9. Vi diremo subito, Venerabili Fratelli, che tre sono i pensieri, che vanno agitando l’animo […]
10. Il pensiero che sia questa l’ora in cui la Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio, esplorare a propria istruzione ed edificazione la dottrina, già a lei nota e già in questo ultimo secolo enucleata e diffusa, sopra la propria origine, la propria natura, la propria missione, la propria sorte finale, ma dottrina non mai abbastanza studiata e compresa, come quella che contiene il piano provvidenziale del mistero nascosto da secoli in Dio… affinché sia manifestato… per mezzo della Chiesa […]
12. E deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cioè dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di sé ci lasciò, denuncia e rigetta. […]
13. Terzo pensiero Nostro, e vostro certamente, sorgente dai primi due sopra enunciati, è quello delle relazioni che oggi la Chiesa deve stabilire col mondo che la circonda ed in cui essa vive e lavora.[…]
15. Si presenta cioè il problema, così detto, del dialogo fra la Chiesa ed il mondo moderno. È problema questo che tocca al Concilio descrivere nella sua vastità e complessità, e risolvere, per quanto è possibile, nei termini migliori. […]

Assiduo e illimitato zelo per la pace
17. Alla grande e universale questione della pace nel mondo Noi diciamo fin d’ora che Ci sentiremo particolarmente obbligati a rivolgere […] l’interessamento altresì più assiduo ed efficace […] premuroso di contribuire alla educazione dell’umanità a sentimenti ed a procedimenti contrari ad ogni violento e micidiale conflitto, e favorevoli ad ogni civile e razionale pacifico regolamento dei rapporti fra le nazioni; e sollecito parimenti di assistere, con la proclamazione dei principi umani superiori, che possano giovare a temperare gli egoismi e le passioni donde scaturiscono gli scontri bellici, l’armonica convivenza e la fruttuosa collaborazione fra i popoli; e d’intervenire, ove l’opportunità ci sia offerta, per coadiuvare le parti contendenti a onorevoli e fraterne soluzioni.

LA COSCIENZA

19. Noi pensiamo che sia doveroso oggi per la Chiesa approfondire la coscienza ch’ella deve avere di sé […]
20. Pare infatti a Noi che tale atto di riflessione possa riferirsi al modo stesso scelto da Dio per rivelarsi agli uomini e per stabilire con essi quei rapporti religiosi di cui la Chiesa è al tempo stesso strumento ed espressione. […]
28. È a tutti noto che la Chiesa è immersa nell’umanità, ne fa parte, ne trae i suoi membri, ne deriva preziosi tesori di cultura, ne subisce le vicende storiche, ne favorisce le fortune. Il suo [dell’umanità] pensiero, la sua cultura, il suo spirito sono intimamente modificati sia dal progresso scientifico, tecnico e sociale, sia dalle correnti di pensiero filosofico e politico che la invadono e la attraversano.[…] Ora pare a Noi che, per immunizzarsi da tale incombente e molteplice pericolo proveniente da varie parti, buono e ovvio rimedio sia l’approfondimento di coscienza della Chiesa in ciò ch’essa veramente è […]
30. [il pensiero dell’uomo moderno] si curva facilmente su se stesso, e allora gode di certezza e di pienezza, quando s’illumina nella propria coscienza. Non è che questa abitudine sia senza pericoli gravi; correnti filosofiche di grande nome hanno esplorato e magnificato questa forma di attività spirituale dell’uomo come definitiva e suprema, anzi come misura e sorgente della realtà, spingendo il pensiero a conclusioni astruse, desolate, paradossali e radicalmente fallaci; ma ciò non toglie che l’educazione alla ricerca della verità riflessa nell’interno della coscienza sia di per sé altamente apprezzabile e oggi praticamente diffusa come espressione squisita della moderna cultura; come non toglie che, bene coordinata con la formazione del pensiero a scoprire la verità dove essa coincide con la realtà dell’essere obbiettivo, l’esercizio della coscienza riveli sempre meglio a chi lo compie il fatto dell’esistenza del proprio essere, della propria spirituale dignità, della propria capacità di conoscere e di agire.
32. […]il Concilio Ecumenico Vaticano II altro non è che una continuazione e un completamento del Vaticano I
35. Noi ci asteniamo di proposito dal pronunciare qualsiasi Nostra sentenza, in questa Nostra Enciclica, sopra i punti dottrinali relativi alla Chiesa, posti ora all’esame del Concilio stesso, cui siamo chiamati a presiedere: a così alto e autorevole consesso vogliamo ora lasciare libertà di studio e di parola
39. Il mistero della Chiesa non è semplice oggetto di conoscenza teologica, dev’essere un fatto vissuto, in cui ancora prima d’una sua chiara nozione l’anima fedele può avere quasi connaturata esperienza
40. Che se noi sapremo accendere in noi stessi e educare nei fedeli, con alta e vigilante pedagogia, questo corroborante senso della Chiesa, molte antinomie che oggi affaticano il pensiero di studiosi di ecclesiologia

IL RINNOVAMENTO

44. Questo studio di perfezionamento religioso e morale è stimolato anche esteriormente dalle condizioni in cui la Chiesa svolge la sua vita. […] Da un lato la vita cristiana, quale la Chiesa difende e promuove, deve continuamente e strenuamente guardarsi da quanto può illuderla, profanarla, soffocarla, quasi cercasse di immunizzarsi dal contagio dell’errore, e del male; dall’altro lato la vita cristiana deve non solo adattarsi alle forme di pensiero e di costume, che l’ambiente temporale le offre e le impone, quando siano compatibili con le esigenze essenziali del suo programma religioso e morale, ma deve cercare di avvicinarle, di purificarle, di nobilitarle, di vivificarle, di santificarle: altro compito questo che impone alla Chiesa un perenne esame di vigilanza morale, che il nostro tempo reclama con particolare urgenza e con singolare gravità. […]

In quale senso intendere la riforma
46. […] A voi, perciò, Venerabili Fratelli, spetterà indicarci quali provvedimenti saranno da prendere per mondare e ringiovanire il volto della santa Chiesa […] per infondere nuovo spirituale vigore nel Corpo Mistico di Cristo, in quanto società visibile, purificandolo da difetti di molti suoi membri e stimolandolo a nuove virtù.
48. [La riforma] non può riguardare né la concezione essenziale, né le strutture fondamentali della Chiesa cattolica. La parola riforma sarebbe male usata se in tale senso fosse da noi impiegata.
49. Così che, su questo punto, se si può parlare di riforma, non si deve intendere cambiamento, ma piuttosto conferma nell’impegno di mantenere alla Chiesa la fisionomia che Cristo le impresse, anzi di volerla sempre riportare alla sua forma perfetta

Danni e pericoli della concezione profana della vita
51. […] il relativismo, che tutto giustifica e tutto qualifica di pari valore, attenta al carattere assoluto dei principi cristiani; […] talvolta il desiderio apostolico d’avvicinare ambienti profani o di farsi accogliere dagli animi moderni, da quelli giovani specialmente, si traduce in una rinuncia alle forme proprie della vita cristiana e a quello stile stesso di contegno [non rumoreggiate voi ai primi banchi, vi sento che sparlate dei Vescovi a Rio… n.d.r], che deve dare a tale premura di accostamento e di influsso educativo il suo senso ed il suo vigore. Non è forse vero che spesso il giovane Clero, ovvero anche qualche zelante Religioso guidato dalla buona intenzione di penetrare nelle masse popolari o in ceti particolari cerca di confondersi con essi invece di distinguersi, rinunciando con inutile mimetismo all’efficacia genuina del suo apostolato?

Non immobilità, ma « aggiornamento »
52. Ciò non vuol dire che debba essere nostra intenzione credere che la perfezione sia l’immobilità delle forme, di cui la Chiesa s’è, lungo i secoli, rivestita;

Obbedienza, energie morali, sacrificio
53. Ma sia ancora una volta ripetuto a nostro comune ammonimento e profitto: non tanto cambiando le sue leggi esteriori la Chiesa ritroverà la sua rinascente giovinezza, quanto mettendo interiormente il suo spirito in attitudine di obbedire a Cristo, e perciò di osservare quelle leggi che la Chiesa nell’intento di seguire la via di Cristo prescrive a se stessa: qui sta il segreto del suo rinnovamento, qui la sua « metanoia » […] la vita cristiana, quale la Chiesa viene interpretando e codificando in sapienti disposizioni, esigerà sempre fedeltà, impegno, mortificazione e sacrificio; sarà sempre segnata dalla via stretta, di cui nostro Signore ci parla;(34) domanderà a noi cristiani moderni non minori, anzi forse maggiori energie morali che non ai cristiani di ieri, una prontezza all’obbedienza, oggi non meno che in passato doverosa e forse più difficile. […]Non molle e vile è il cristiano, ma forte e fedele.

Lo spirito di povertà, l’ora della carità
56. Accenniamo dapprima allo spirito di povertà. Pensiamo che esso sia così proclamato nel santo Vangelo, che sia così insito nel disegno della nostra destinazione al regno di Dio, che sia messo così in pericolo dalla valutazione dei beni nella mentalità moderna, che sia così necessario per farci comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato […] Noi attendiamo che voi, quale voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori, onde palpita lo Spirito di Cristo nella santa Chiesa, diciate come debbano Pastori e fedeli alla povertà educare oggi il linguaggio e la condotta:
57. […] non Ci esonera dal ricordare che tale spirito non Ci preclude la comprensione e l’impiego, a Noi consentito, del fatto economicoPensiamo anzi che l’interiore liberazione, prodotta dallo spirito della povertà evangelica, ci renda più sensibili e più idonei a comprendere i fenomeni umani collegati con i fattori economici. […] Tutto quanto si riferisce a questi beni economici, inferiori a quelli spirituali ed eterni, ma necessari alla vita presente, trova l’alunno del Vangelo capace di valutazione sapiente e di cooperazione umanissima
58. Noi pensiamo […] che la carità debba oggi assumere il posto che le compete, il primo, il sommo, nella scala dei valori religiosi e morali, non solo nella teorica estimazione, ma altresì nella pratica attuazione della vita cristiana. Ciò sia detto della carità verso Dio, che la sua Carità riversò sopra di noi, come della carità che di riflesso noi dobbiamo effondere verso il nostro prossimo, vale a dire il genere umano. La carità tutto spiega. La carità tutto ispira. La carità tutto rende possibile. La carità tutto rinnova.
Chi di noi ignora queste cose? E se le sappiamo, non è forse questa l’ora della carità?

IL DIALOGO

60. Vi è un terzo atteggiamento che la Chiesa cattolica deve assumere in quest’ora della storia del mondo, ed è quello caratterizzato dallo studio dei contatti ch’essa deve tenere con l’umanità. […]
61. Il Vangelo, che conosce e denuncia e compatisce e guarisce le umane miserie con penetrante e talora straziante sincerità, non cede tuttavia né all’illusione della bontà naturale dell’uomo
64. Ecco come san Paolo medesimo educava i cristiani della prima generazione: Non unitevi… […]
65. Ma questa distinzione non è separazione. Anzi non è indifferenza, non è timore, non è disprezzo. Quando la Chiesa si distingue dall’umanità non si oppone ad essa, anzi si congiunge. Come il medico, che, conoscendo le insidie d’una pestilenza, cerca di guardare sé e gli altri da tale infezione, ma nello stesso tempo si consacra alla guarigione di coloro che ne sono colpiti, così la Chiesa non fa della misericordia a lei concessa dalla bontà divina un esclusivo privilegio. […] è annuncio da diffondere. È il dovere dell’evangelizzazione. È il mandato missionario. È l’ufficio apostolico.
67. La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio.

CARATTERISTICHE DEL DIALOGO DELLA SALVEZZA

74. Il dialogo della salvezza fu aperto spontaneamente dalla iniziativa divina […]
75. Il dialogo della salvezza partì dalla carità, dalla bontà divin […]
76. Il dialogo della salvezza non si commisurò ai meriti di coloro a cui era rivolto […]
77. Il dialogo della salvezza non obbligò fisicamente alcuno ad accoglierlo […] Così la Nostra missione, anche se è annuncio di verità indiscutibile e di salute necessaria, non si presenterà armata di esteriore coercizione, ma solo per le vie legittime dell’umana educazione, dell’interiore persuasione, della comune conversazione offrirà il suo dono di salvezza, sempre nel rispetto della libertà personale e civile.
78. Il dialogo della salvezza fu reso possibile a tutti; a tutti senza discriminazione alcuna […]
79. Il dialogo della salvezza ha conosciuto normalmente delle gradualità
80. Sembra a Noi invece che il rapporto della Chiesa col mondo, senza precludersi altre forme legittime, possa meglio raffigurarsi in un dialogo, e neppure questo in modo univoco, ma adattato all’indole dell’interlocutore e delle circostanze di fatto
81. Questa forma di rapporto indica un proposito di correttezza, di stima, di simpatia, di bontà da parte di chi lo instaura; esclude la condanna aprioristica, la polemica offensiva ed abituale, la vanità d’inutile conversazione.
83. Il colloquio è perciò un modo d’esercitare la missione apostolica; è un’arte di spirituale comunicazione. Suoi caratteri sono i seguenti. La chiarezza […] la mitezza […] la fiducia […] e la prudenza pedagogica la quale fa grande conto delle condizioni psicologiche e morali di chi ascolta

SIMON… ECCOCI AL MASSIMO COMUN MOLTIPLICATORE?

86. Nel dialogo si scopre come diverse sono le vie che conducono alla luce della fede, e come sia possibile farle convergere allo stesso fine. Anche se divergenti, possono diventare complementari, spingendo il nostro ragionamento fuori dei sentieri comuni e obbligandolo ad approfondire le sue ricerche, a rinnovare le sue espressioni. La dialettica di questo esercizio di pensiero e di pazienza ci farà scoprire elementi di verità anche nelle opinioni altrui, ci obbligherà ad esprimere con grande lealtà il nostro insegnamento e ci darà merito per la fatica d’averlo esposto all’altrui obiezione, all’altrui lenta assimilazione. Ci farà sapienti, ci farà maestri. […]
91. L’arte dell’apostolato è rischiosa. La sollecitudine di accostare i fratelli non deve tradursi in una attenuazione, in una diminuzione della verità. […]
92. E solo chi vive in pienezza la vocazione cristiana può essere immunizzato dal contagio di errori con cui viene a contatto.

Con chi il dialogo
97. [… ] la Chiesa cattolica oggi deve assumere con rinnovato fervore, vogliamo semplicemente accennare che essa dev’essere pronta a sostenere il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, dentro e fuori l’ambito suo proprio.
98. Nessuno è estraneo al suo cuore. […]
101. Dovunque è l’uomo in cerca di comprendere se stesso e il mondo, noi possiamo comunicare con lui; dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro. Se esiste nell’uomo un’anima naturalmente cristiana, noi vogliamo onorarla della nostra stima e del nostro colloquio.

TRE “CERCHI”: GLI ATEI,I CREDENTI IN DIO, I FRATELLI SEPARATI

La negazione di Dio: ostacolo al dialogo
103. Noi sappiamo però che in questo cerchio sconfinato sono molti, moltissimi purtroppo, che non professano alcuna religione; sappiamo anzi che molti, in diversissime forme, si professano atei. […]
106. L’ipotesi d’un dialogo si fa assai difficile in tali condizioni, per non dire impossibile, sebbene nel nostro animo non vi sia ancor oggi alcuna preconcetta esclusione verso le persone che professano i suddetti sistemi e aderiscono ai regimi stessi. Per chi ama la verità, la discussione è sempre possibile.
109. […] Noi non disperiamo che essi [i movimenti atei] possano aprire un giorno con la Chiesa altro positivo colloquio, che non quello presente della Nostra deplorazione e del Nostro obbligato lamento.

Secondo cerchio: i credenti in Dio
111. Noi non possiamo evidentemente condividere queste varie espressioni religiose, né possiamo rimanere indifferenti, quasi che tutte, a loro modo, si equivalessero […]
112. Ma non vogliamo rifiutare il nostro rispettoso riconoscimento ai valori spirituali e morali delle varie confessioni religiose non cristiane, vogliamo con esse promuovere e difendere gli ideali, che possono essere comuni nel campo della libertà religiosa, della fratellanza umana, della buona cultura, della beneficenza sociale e dell’ordine civile. In ordine a questi comuni ideali un dialogo da parte nostra è possibile; e noi non mancheremo di offrirlo là dove, in reciproco e leale rispetto, sarà benevolmente accettato

Terzio cerchio:  i Cristiani Fratelli Separati
113. In questo campo il dialogo, che ha assunto la qualifica di ecumenico, è già aperto; in alcuni settori è già in fase di iniziale e positivo svolgimento […] mettiamo in evidenza anzitutto ciò che ci è comune, prima di notare ciò che ci divide. È questo un tema buono e fecondo per il nostro dialogo. Siamo disposti a proseguirlo cordialmente. Diremo di più: che su tanti punti differenziali, relativi alla tradizione, alla spiritualità, alle leggi canoniche, al culto, Noi siamo disposti a studiare come assecondare i legittimi desideri dei Fratelli cristiani, tuttora da noi separati.

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Categorie:Ermeneutica della continuità, Magistero

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4 replies

  1. Grazie Minstrel! Mic dovrebbe leggerla! Non so se lo fa, ma dovrebbe..con urgenza. Rimprovera a papa Francesco che ha presentato Gesù a Scalfari come operatore di bene e non come salvatore! I paraocchi!…

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    • Sinceramente ha colpito anche me questa Enciclica che davvero, per mia ignoranza, non avevo mai letto. E mi chiedo come mai in realtà non venga mai citata! Accidenti, è la prova che Paolo VI aveva già perfettamente chiaro quale era il futuro della Chiesa che oggi stiamo vivendo e le sfide che il Vaticano II aveva davanti!
      Noi lanciamo e rilanciamo proposte. E spero sinceramente e vivamente che Mic compia un percorso capace di riportarla alla serenità. La sua competenza riportata nella piena obbedienza come qui intende Papa Paolo VI sarebbe una vera bomba!

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  2. Gentile Kergymatico,
    questo tuo post è semplicemente meraviglioso e ci fa conoscere un’insegnamento pontificale perfettamente in armonia con il Magistero a lui precedente sviluppato intelligentemente e, come spesso accade con i documenti pontifici, profetico come deve essere.
    Per inciso, a volte mi chiedo se per misurare il valore dottrinale di un documento magisteriale non bisognerebbe far entrare più esplicitamente la nozione di portata “profetica” , misurabile ovviamente con il senno del poi….
    Eppoi, sì, concordo con te: quel punto 86 è proprio la formulazione del massimo comune moltiplicatore che tanto vado proclamando!
    In Pace

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