CREAZIONE E EVOLUZIONE : ALLA RICERCA DEL PARADISO TERRESTRE (IV)

Origine

Origine

Questo post conclude il ciclo di riflessione introdotto qualche giorno fa e ci ha visto riflettere sulla nozione di origine e di inizio, sulle nozioni di caos e di evoluzione.

Il fenomeno umano

La comparsa del fenomeno  umano si oppone a questa dinamica di disaggregazione per crescita di entropia in quanto l’essere umano è produttore di nuova informazione e non solamente un distruttore di questa: ciò che ci appare chiaro quando ci si china sull’attività umana fin dai suoi inizi osservabili è che essa introduce una nozione di ordine e di senso nel suo agire,  in quanto è capace di proiettarsi nel futuro e di ottimizzare il suo agire in modo da produrre ordine e di strutturare il suo ambiente minimizzando coscientemente il disordine prodotto. Probabilmente la prima tomba umana indica una certa capacità a distinguere il passato dal presente, ciò che è stato con quel che sarà, il senso del tempo , dell’universo e della vita: tutte attività eminentemente produttrici di informazioni e di senso e di per ciò distruttrici di entropia, cioè intrinsecamente opposte alla progressione della degradazione dell’informazione nell’universo. Il fenomeno stesso dell’ internet è l’ultima manifestazione storica di questa produzione planetaria d’informazione.

La comparsa dell’uomo ci indica un inizio nel tempo che i paleontologi cercano sempre di definire e trovare appoggiandosi anche ad altre scienze come la genetica. Ciò nonostante la natura dell’uomo è radicalmente differente dal fenomeno dell’apparire della biosfera o della strutturazione cosmologica dell’universo: essa combatte la crescita di entropia mentre tutti gli altri fenomeni fisici e biologici ne favoriscono la crescita. Utilizzando i concetti presentati nel  secondo post , questa differenza in natura implica che l’origine dell’uomo non è la stessa di quella dell’universo, poiché se l’origine di tutto quello che è fisico è l’agonia stessa dell’universo che si manifesta con l’aumento di entropia,  quella dell’uomo ha per forza un principio indipendente non riconducibile alla materia intesa in quanto realtà sottostante il secondo principio della termodinamica: evidentemente quello del principio dell’uomo è strutturante e vita nel proprio senso del termine, cioè non partecipe della crescita di entropia, ma, addirittura, oppostovi nel suo principio stesso, anche se la subisce nella sua componente  biologica e fisica.

Evoluzione e Creazione

La posizione creazionista nel senso fondamentalista non è sostenibile in quanto appare poco ragionevole:  essa intende far corrispondere l’inizio del mondo e dell’umanità con la sua origine. Per il credente, il fatto che l’universo abbia avuto un inizio o no nello spazio-tempo non è rilevante di per sé per la sua fede nell’esistenza di Dio,  come già fu discusso dall’Aquinate in suo tempo. Dunque, per analogia, anche il fatto di ammettere la generazione spontanea di esseri vivi da materia inanimata o via processi fisico-chimici e biologici intermediari non è un vero problema di per sé. Il fondamentalismo creazionista impone una limitazione particolare di cui sia la riflessione filosofica che quella teologica non hanno bisogno bisogno per stabilire l’azione di Dio nel mondo: la necessità di far combaciare un inizio spazio-temporale con un’origine direttamente attuata da Dio.  Riflettendoci bene questo andrebbe anche contro un altro principio che lo stesso San Tommaso ha ben dimostrato: Dio agisce sempre tramite intermediari.

Ciò nonostante, il concepire l’Evoluzione in quanto processo positivo che conduce infallibilmente dalla materia inanimata, ai fenomeni biologici , alla comparsa del fenomeno umano e alla sua convergenza con il Cristo, è tanto ingenuo,  anche se di senso opposto,  quanto  quello dei  sostenitori del creazionismo: qui Teilhard e Bergson rassomigliano un poco al mio compatriota Rousseau che credeva nell’innocente bontà del selvaggio, innocente bontà applicata questa volta a livello del cosmo. Se c’è uno slancio vitale nell’universo  esso è completamente frustrato e contrastato da un processo evolutivo di decadenza irresistibile che non permette la comparsa della vita che nella morte, il dolore ed un impietosa selezione delle speci, con un costo di sofferenze tale  che non si può decentemente vedere nell’evoluzione stessa un’origine divina diretta, come, d’altronde, ce lo rinfacciano certi ateisti.

Nei fatti, l’Evoluzione è come una brutta copia disordinata piena di cancellature della Genesi della Creazione: ciò che avviene di positivo nell’universo lo è a dispetto dei processi evolutivi che ne regolano il divenire e non grazie a loro, da dove l’impressione di pura casualità dei fenomeni evolutivi, anche se questi sono in realtà sempre causati e determinati.

La comparsa dell’uomo è un’apparizione che mostra la sua origine essenzialmente neghentropica che non ha niente in comune con i fenomeni evolutivi in quanto si oppone alle loro leggi nella sua attività propria: con una chiave di lettura teologica, possiamo così osservare che l’origine dell’universo è per forza mediata rispetto all’atto creatore di Dio in quanto implicante processi evolutivi la cui natura è diretta alla distruzione dell’universo, mentre, a contrario, l’origine dell’uomo nella sua singolarità custodisce l’ atto creatore di Dio destinato all’ordine e alla vita.

Possiamo così affermare che il libro della Genesi ci mostra il Piano di Dio Origine del Creato, mentre la teoria dell’Evoluzione ci illustra quel che ne è stato fatto fin dall’inizio.

Conclusione

Ci siamo sforzati di mostrare che la distinzione tra i concetti di inizio e di origine è lungi dall’essere banale: asseconda del modo di posizionarvisi si rivelano i principi epistemologici sui quali si basano le nostre riflessioni sulla relazione tra Evoluzione e Creazione e, in fin dei conti, il nostro sguardo sul mondo in generale ed il discorso scientifico in particolare.

Per quanto ci concerne, rigettiamo l’approccio fondamentalista creazionista, come anche quello dell’”intelligent design” in quanto troppo ingenui e non sostenibili con coerenza con un modus cogitandi realista in generale e aristotelico in particolare.

Senza dubbio alcuno, fin dal suo avviamento il fenomeno umano si radica nelle profondità della lunga storia dell’universo e sicuramente risale addirittura ad un  verosimile inizio di quest’ultimo, ma l’origine propria dell’uomo si stabilisce in quell’atto creatore di Dio che è il Paradiso terrestre.

In Pace

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Categorie:Cortile dei Gentili, Filosofia, teologia e apologetica

18 replies

  1. Io mi auguro non vi offendiate (mi dispiace assai per Simon):
    il pensiero su questo blog, sui contenuti è che si va ad aggiungere alla vasta platea di quelli che abbracciano una sponda ideologica e la portano acriticamente avanti.
    Insomma oltre il guardarsi l’ombelico e, mi sia consentito senza offesa, la sega mentale, non si riesce ad andare.
    Peccato, il www era già pieno di pattume ideologico.

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    • Caro “er tripparolo”
      Kerygmatico ti ha già risposto e spero che gli darai qualche risposta.
      Vorrei giusto ricordarti che la nostra linea editoriale è ben definita e leggibile a destra della pagina.
      Personalmente poi non ho simpatia né per gli atteggiamenti settari contro la Tradizione né per quelli contro il Magistero: ma questo concerne solo me.
      In Pace

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  2. Aggiungo:
    sono stato sempre attivo contro certo pseudo-tradizionalismo, ma questo non è che abbia contribuito ad avvicinarmi a certi modernisti e certo modernismo. Ne ho provato e ne provo la più ampia pena, e in certi casi, il peggior disperezzo.
    Devo dire però che a certo “tradizionalismo” riesco a concedere qualcosa poichè lo merita.
    Al modernismo, no, mai!
    E’ questo che forse fa la differenza tra me e voi.

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  3. Sarò duro tripparolo, ma quanto basta.
    I suoi commenti sono i benvenuti d’ora in poi soltanto se diversi da questi che ha avuto l’onore di vedersi pubblicati ora:
    1 – la mail che inserito nel commento è inesistente.
    2 – quando scrive che qui trova “pensieri acritici che portano avanti una ideologia” dovrebbe chiarire quale sarebbe l’ideologia che pare qui si persegua. Modernismo significa nulla poiché modernismo per Pio IX era una cosa e oggi è altro. Son due cose diverse. Di cosa sta parlando? Di due cose diverse contemporaneamente? Ma questo è essere contradditori. Cioè dire nulla. Sta dicendo nulla? Complimenti.
    3 – questa non è sega mentale, è pensiero logico puro. Ha fatto sicuramente logica durante il suo terzo dottorato in filosofia, dunque è strano che ritenga una materia imprescindibile per la comunicazione umana una sega.
    4 – Parlo personalmente: io adoro l’ombelico. Ma altrui.
    5 – il www è pieno di troll a cui serve la luce di Gandalf per diventare pietra.
    5 – Lei può essere attivo quanto vuole e con/contro chi vuole. Spero che lo sia con più argomenti rispetto alla fallacia ad hominem che qui ha dimostrato. Lo dico per lei. Io qui l’ho pubblicata solo per mostrare a tutti ciò che d’ora in poi non verrà più permesso cioè il nulla.
    6 – Quando lei parla di tradizionalismo cosa intende? E pseud-tradizionalismo?
    7 – Quando lei parla che del modernismo non accetta nulla cosa intende?
    8 – Quale è la filosofia che la guida nel giudicare ciò che è modernista, da ciò che è tradizionalista accettabile?
    9 – infine cosa centrano i suoi benvenuti commenti ad hominem con i magnifici posts di simon sull’evoluzionismo? E’ in grado di ribattere? Attendiamo con ansia.

    Buon cammino!

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  4. Trovo ingiusta l’accusa der tripparolo e mi dispiace. La motivazione principale di questo blog, da come appare a me, sta nel desiderio di sempre maggiore adesione al Magistero ecclesiastico com’é, nella certezza che è questo che fa l’unità e non le ricerche onanistiche targate tradizionalisti/progressisti.
    E’ sterile leggere tutto riportandolo sempre a quella falsa e vieta dicotomia: per forza poi ci si trova a confrontarsi… coi propri stessi pregiudizi. Basta con le falsificazioni ideologiche! Se c’é qualcosa che rende interessante questo blog è il desiderio di imparare da chi ha legittima Autorità nella Chiesa; da qui viene la capacità di leggere criticamente, quindi di superare, gli sterili percorsi ossessivi del recente passato che ancora purtroppo sopravvivono, forse anche nella mente der tripparolo. Ma non è difficile liberarsene, forza!

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    • Grazie giuseppe, direi che hai centrato perfettamente il principio cardine della nostra linea editoriale. Se sei “quello con la g minuscola” siamo pronti a ricevere una eventuale riflessione sulla libertà letta in continuità se hai tempo e voglia. 🙂

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    • @ giuseppe
      Se il Magistero annuncia la Verità allora la nostra adesione ci garantisce maggiore libertà nella ricerca e indipendenza da pregiudizi.
      Grazie
      In Pace

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  5. Tornando a bomba su questo studio di Simon chiedo: è possibile definire la nozio di informazione? Se dovesse leggerti un fisico che basa la sua metafisica nel post-cartesianesimo verrebbe subito a contestare che la tua nozione di informazione, e conseguentemente la nozione di entropia (distruzione di tale informazione), appare generica poiché non riferibile alla sola “res extensa” cartesiana, cioé all’unica res misurabile e quindi leggibile scientificamente.
    In quali termini l’uomo è capace di informazione? Cosa si intende quindi per informazione? La creazione di legami fra le cose? La nascita della metafisica è informazione? E come è misurabile scientificamente? Se non lo è, ma va “solo” constatata, quale metafisica prima è necessaria per accettare questo principio? Credo quella del “senso comune ” di Livi, certamente serve una filosofia post-moderna che accetta la metafisica come fondamentale ramo scientifico di conoscenza della realtà e temo che ancora oggi non ci sia questa consapevolezza…
    E’ commento fatto in velocità perché sto preparando un nuovo post al fulmicotone e non ho molto tempo, spero si capisca.

    Grazie ancora Simon per questo tuo studio. Davvero.

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  6. Infine a me è piaciuto tantissimo il ritornello sotteraneo di tutto lo studio: l’irriducibilità dell’uomo, checché ne scriva e pensi una mosca di nome Chiara…
    http://www.uccronline.it/2013/09/28/se-chiara-lalli-crede-di-essere-una-mosca/

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  7. Caro Kerygmatico,
    Hai subito messo il dito su quel che sottintende il mio discorso.
    E’ mia intenzione fare un altra piccola serie di interventi sulla nozione di informazione.
    Se hai fretta, ti ispirerà l’articolo, a mio parere seminale e riassuntivo di Logan,R.L “What Is Infomation?:Why Is It Relativistic and What Is It Its Relationship to Materiality, Meaning, andd Organization?” Information 2012, 3, 68-91; doi:10.3390/info3010068
    Detto in due parole stringatissime: dati disincarnati non sono informazione, solo quando materializzati informano…
    La Scienza attuale ritorna spesso senza rendersene conto a concezioni aritoteliche…
    Ne riparleremo.
    In Pace

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    • Nessuna fretta da parte mia. Attendo altri tuoi interventi. Con questi tuoi posts il blog sta volando verso lidi diversi dalla stretta attualità cattolica de’no altri. Spero che il post che sto preparando non faccia ripiombare il blog verso la terra troppo velo(fero!)cemente. 🙂

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      • Restiamo incarnati…..;-) un po’ di ferocia aiuta anche.
        Se fossimo disincanati in questo blog allora non ci sarebbe informazione….
        🙂
        In Pace

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        • Restare incarnati? Ah si? E allora prendi questa Simon!

          “Quando l’uomo «l’uomo è un animale religioso che ha il senso del divino e del sacro», voglio sottolineare che, fin dai primordi e qualunque sia il livello di civilizzazione raggiunto, egli è sensibile al sacro e al religioso. L’essere strutturalmente orientato verso il divino è il segno stesso della sua ominizzazione.
          Certo, non sempre egli ne è cosciente: può anche ignorarlo o negarlo (salvo poi vivere religiosamente, per esempio, la sua fede laica o la sua ideologia. E se ne ha coscienza, non è detto che questa sia chiara, ordinata e argomentata. Può trattarsi di una religiosità vaga nelle sue ragioni e intepretazioni, talvolta di un religione «popolare». Ma pur confusa, disparata, incerta, essa agisce comunque su di lui.[…]
          Ci vuole infatti una notevole fiducia nelle facoltà umane e, in particolare, nella coscienza individuale (ma prima di tutto occorre avere una coscienza, e ben forgiata, ma da chi?) per osare pensare che essa ci veda infallibilmente chiaro. Per questo considero necessarie le istituzioni e le Chiese (e anche i partiti politici), quali che siano le loro mancanze (inevitabili), i loro limiti (umani) e i loro errori (fatali).[…]
          Detto questo, lascio ai teologi la cura di decidere se e in quale misura la grazia intervenga per “salvare” la natura umana, o se, a voler negare che la religione sia anche un bisogno legato alla natura dell’uomo, non si rischi di favorire uno spiritualismo idealista, un misticismo disincarnato che metterebbe in discussione l’Incarnazione come evento storico o ne sminuirebbe la portata. Mi piace che San Benedetto, nella sua analisi dei diversi gradi dell’umiltà, rilevi che per raggiungere «la cima dell’umiltà perfetta» occorra salire «quella scala che apparve in sogno a Giacobbe», accettare di «discendere» per innalzamento e di salire «per umiltà», aggiungendo (VII, 25): «I due lati di questa scala sono figura del nostro corpo e della nostra anima». È semplice e straordinario. È, anticipando Pascal, un modo per dirci che a non voler essere che angeli si diviene bestie. Siamo maledettamente incarnati, non dimentichiamolo.”

          Moulin, Léo. Libre parcours. Itinéraire spirituel d’un agnostique, Bruxelles 1995 (tr. it. Rino Camilleri, Itinerario spirituale di un agnostico, Milano, Leonardo, 1996) pp. 189-190

          Alla faccia dell’agnostico…

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