Che ne è stato del dialogo tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X ?

magrittePubblichiamo la traduzione italiana di ‘What happened to the dialogue between Rome and the SPPX?’ (originale qui ) presentato da Padre Angelo Maria Geiger sul suo blog personale.

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Pubblico questo post con molto ritardo. Ripercorre gran parte di ciò che dovrebbe essere già noto all’osservatore attento; ma poiché’ va contro la narrativa dominante, si tratta di un’analisi necessaria. Intendo mettere a tacere gli sciocchi travisamenti riguardo la stato del dialogo tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Pur non trattandosi di una rappresentazione completa degli eventi, non omette i fatti essenziali. Un’analisi a parte potrebbe essere rivolta alle varie sfumature delle posizioni all’interno della FSSPX. La Fraternità non è assolutamente un gruppo omogeneo, e la sua ‘linea dura’ presenta diversi livelli di intensità.

E’ sicuramente vero che nella Fraternità ci sia una maggiore simpatia verso i tentativi di riconciliazione di Benedetto XVI di quanto i media non abbiano riportato. Comunque, per tutta una serie di ragioni, non ritengo sia necessario presentare queste sfumature per rappresentare gli aspetti di questa storia che vengono spesso negati. Innanzitutto, perché’ si tratta degli aspetti ritenuti decisivi dai leader della FSSPX. Le opinioni dei membri individuali non rappresentano la Fraternità per sé. Inoltre le decisioni dei leader, ed in particolare del Vescovo Fellay, rappresentano la politica ufficiale della FSSPX. In secondo luogo, non ritengo necessario presentare le varie sfumature in quanto la posizione del Vescovo Fellay all’interno della FSSPX è relativamente moderata. Infatti, la mera intenzione di considerare un accordo dottrinale gli è costata svariate critiche da molti membri della Fraternità.

Correggere Roma

Nel 2006, al Vescovo Fellay fu chiesto se fosse seriamente interessato ad intavolare un dialogo con Roma, e lui rispose che l’unico motivo di dialogo fosse costringere Roma ad ammettere che la causa reale della Crisi della Chiesa fosse il Vaticano II. Nei primi mesi del 2011, solo due anni prima della rinuncia di Papa Benedetto , lo ha ribadito, distinguendo tra ciò che Roma intendeva ottenere dal dialogo e ciò che invece intendeva ottenere la Fraternità. Lo scopo di Roma era risolvere i problemi dottrinali della FSSPX, laddove lo scopo della Fraternità era

Dire a Roma ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e quindi mostrare le contradizioni tra questi insegnamenti secolari e ciò che è stato fatto nella Chiesa dal Concilio in poi. Per come la vediamo noi, questo è l’unico risultato che cerchiamo di conseguire.

Ma il 14 settembre del 2011, il Cardinal Levada della Congregazione per la Dottrina della Fede presentò al Vescovo Fellay un preambolo dottrinale da considerare ed eventualmente firmare, che la CDF propose come mezzo per ottenere uno status canonico. Questo evento portò ad una serie di scambi estremamente importanti tra la Fraternità e Roma, che condussero alla rottura definitiva del dialogo nel Dicembre del 2012.Il preambolo dottrinale costituiva un cambio di prospettiva, perché’ solo sei mesi prima della sua introduzione il Vescovo Fellay aveva dichiarato che il suo unico scopo per continuare il dialogo fosse mostrare gli errori di Roma. Ora, la Santa Sede e Papa Benedetto stavano facendo una proposta concreta che avrebbe imposto alla FSSPX un’azione decisiva. Alla Fraternità era stato offerto uno status canonico in cambio del suo impegno ad accettare l’ermeneutica della continuità. La Fraternità non poteva ignorare questa proposta.

LA FSSPX rispose con una proposta il 21 dicembre 2011 con ciò che la CDF chiamò un documento piuttosto che una risposta. Un mese prima di sottoporre questo documento, il Vescovo Fellay affermò in un’intervista che il preambolo fosse ambiguo e necessitasse di ulteriori chiarificazioni, non solo per il bene della Fraternità ma per quello della Chiesa intera. Affermò che una delle ragioni principali del dialogo con Roma fosse avere un maggiore impatto sulla Chiesa. Disse che le discussioni sul preambolo dottrinale aveva dato alla Fraternità l’opportunità di ‘presentare direttamente i punti del Concilio che mostrano difficoltà alla luce della Tradizione della Chiesa’.

Aiuto Esterno

In questo contesto, il Vescovo Fellay richiese l’aiuto di autori che ho criticato svariate volte , ovvero Mons. Brunero Gherardini e Roberto De Mattei. Menzionò esplicitamente il libro di Mons. Gherardini pubblicato dai Francescani dell’Immacolata Concilio Ecumenico Vaticano II; un discorso da fare e la conferenza sul Concilio Vaticano II sponsorizzata dai Frati dell’Immacolata, aperto e concluso con degli articoli presentati da Gherardini. Fece anche riferimento alla petizione a Benedetto XVI, in cui veniva richiesto un accurato esame del Concilio, firmata da molti intellettuali italiani e guidata da Mons. Gherardini e Roberto de Mattei, che fu pubblicata dai Francescani dell’Immacolata in appendice al libro di Gherardini.

Fellay concluse queste annotazioni sulla discussione riguardo al preambolo dottrinale così:

Tutte queste iniziative, tutti questi interventi mostrano chiaramente che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è la sola a vedere i problemi dottrinali posti dal Vaticano II. Questo movimento si sta espandendo e non può essere fermato.

 

Modificazione del Preambolo

La CDF non fu ovviamente soddisfatta dalla ‘risposta’ del 21 Dicembre 2011, quindi Fellay rispose in maniera più sostanziale il mese successivo. Il 16 Marzo 2012 la CDF rilasciò la sua risposta, secondo cui ‘la proposta di Fellay non è sufficiente per superare i problemi dottrinali alla base del divario tra la Santa Sede e la summenzionata Fraternità. La CDF affermò inoltre che

Dopo la conclusione dell’incontro di oggi, in seguito alla volontà di evitare uno scisma ecclesiale dalle dolorose ed incalcolabili conseguenze, il Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato invitato a chiarire gentilmente la sua posizione per ricucire lo strappo esistente, così come desiderato da Papa Benedetto XVI.

 

La FSSPX rispettò la scadenza del 15 Aprile 2012 presentando una versione modificata del preambolo dottrinale. La differenza tra la versione proposta da Roma e quella modificata dal Vescovo Fellay era chiara e decisiva. Non si trattava di una differenza minima come detto in svariate circostanze. Roma chiese alla Fraternità di accettare che il Concilio Vaticano fosse in continuità con la Tradizione e di collaborare alla comprensione di tale continuità. Il Vescovo Fellay insisteva sul diritto della Fraternità di contestare la continuità tra Concilio e Tradizione.

Ottimismo

Qui tutto diventa confuso. E’ chiaro da ciò che abbiamo visto sopra che il Vescovo Fellay non ha mai voluto firmare un accordo che avesse un minimo di forza. Ed è altrettanto chiaro che la CDF non intendesse capitolare sulla questione dottrinale. In realtà l’intera introduzione del preambolo dottrinale all’interno del dialogo per forzare la mano della Fraternità indica che la Santa Sede stesse offrendo una concreta proposta di riconciliazione solo a condizione di un cambio dottrinale da parte della Fraternità.

Comunque, ci furono voci secondo cui era stato raggiunto un accordo e che la riconciliazione fosse questione di settimane. Ma il fatto è che nonostante Padre Lombardi , capo dell’Ufficio Stampa Vaticano, disse che la risposta di Fellay fosse ‘incoraggiante’, affermò anche che il preambolo modificato dovesse essere esaminato dalla CDF e sottoposto a Papa Benedetto per il suo esame e la sua approvazione.

Ma il Vescovo Fellay era ben più ottimista di così. Verso la fine di Maggio 2012, era convinto che Papa Benedetto volesse talmente tanto la riconciliazione da concedere alla Fraternità qualsiasi cosa volesse, inclusa la loro versione del preambolo. Infatti l’8 Giugno 2012 il Vescovo Fellay affermò che a Roma non importasse più nulla di un accordo dottrinale. Quando gli fu chiesto dei suoi tentativi di ‘convertire’ Roma usando le discussioni sul preambolo dottrinale, rispose che

Dev’essere riconosciuto che queste discussioni ci hanno permesso di presentare chiaramente i vari problemi che incontriamo quando si parla del Vaticano II. Ciò che è cambiato è il fatto che Roma non considera più l’accettazione totale del Vaticano II un prerequisito della soluzione canonica. Oggi, a Roma, alcune persone considerano una visione diversa del Concilio come un qualcosa di non decisivo per il futuro della Chiesa, poiché la Chiesa è qualcosa di più del Concilio. In realtà, la Chiesa non può essere ridotta al Concilio; è molto più estesa. Quindi dobbiamo lottare per risolvere problemi di più vasta portata. Questa nuova consapevolezza può aiutarci a comprendere ciò che sta realmente accadendo; siamo chiamati a portare agli altri i tesori della Tradizione che siamo stati in grado di preservare.

 

Fonti anonime

In seguito, quando il dialogo collasso, il Vescovo Fellay affermò che nel periodo tra la sua consegna del preambolo modificato e la risposta della CDF ( 15 Aprile-13 Giugno 2012) fonti anonime molto vicine a Papa Benedetto gli avevano assicurato che ciò che pensasse la CDF non era importante in quanto Papa Benedetto era determinato a regolarizzare la Fraternità alle sue condizioni. L’unica fonte che abbiamo per questa informazione è il Vescovo Fellay, ed egli stesso ammette che queste fonti fossero anonime per loro precisa volontà. Non c’era nulla di vagamente ufficiale in tutto ciò; infatti, tutte le registrazioni ufficiali del Vaticano non presentano nulla di tutto questo.

Quindi il 13 Giugno 2012, il Cardinal Levada della CDF rifiutò la modifica del preambolo dottrinale proposta dal Vescovo Fellay e riconsegnandoli la versione originale da firmare. Il Vescovo Fellay affermò di non poter firmare un documento di questo tipo e scrisse a Papa Benedetto per scoprire se la CDF avesse veramente l’appoggio del Papa per questa versione più severa del preambolo. Papa Benedetto rispose con una lettera personale in cui, stando a quello che afferma lo stesso Fellay, il Santo Padre non solo affermò di essere d’accordo con l’inasprimento del testo del preambolo (55:10), ma in cui insistette anche su questi tre punti: 1) la FSSPX deve accettare che è il Magistero a decidere cosa sia tradizionale e cosa non lo sia; 2) la FSSPX deve accettare che il concilio è parte integrante della Tradizione; 3) la FSSPX deve accettare che la Novus Ordo è valida e lecita (54:43-56:39).

La fine

Questo sancì virtualmente la fine del dialogo, nonostante tale fine si trascinò stancamente per quasi un altro anno. Verso la fine del 2012, poco dopo aver ricevuto l’appassionata richiesta di riconsiderazione del Cardinal Di Noia, e poco prima della richiesta finale di risposta positiva da parte di Ecclesia Dei, il Vescovo Fellay dichiarò in una pubblica conferenza che il Vaticano II non fosse un Concilio della Chiesa ma dei nemici della Chiesa, ovvero ‘degli Ebrei, dei Massoni e dei Modernisti’. Affermò inoltre che la questione della liceità del Novus Ordo fosse irrilevante in quanto essa’ è solo malvagità pura (56:30-39).

Ma allo stesso tempo il Vescovo Fellay si consolò del fatto che il numero di vescovi e sacerdoti d’accordo clandestinamente con la FSSPX stesse crescendo. Affermò che fossero stati fatti enormi progressi e che stava anche ricevendo richieste da parte dei vescovi per avere membri della FSSPX a predicare durante i ritiri spirituali dei preti (1:14:00-1:16:15). Incoraggiò quindi I membri della FSSPX a continuare a combattere, senza paura ma senza imprudenze. Non previde una risoluzione immediata del conflitto in quanto, come ammise apertamente, il Papa non era dalla loro parte. Affermò inoltre che fino a quando il Papa non fosse stato convinto dell’’assoluta necessità della Tradizione’ non sarebbe stata possibile alcuna riconciliazione (1:16:15-1:18:05).

 

I fatti scomodi

Tutto ciò mostra incontrovertibilmente che prima che Papa Benedetto pronunciasse una parola sulla sua abdicazione il dialogo con Roma fosse già stato abbandonato dalla FSSPX. Non può essere sottolineato abbastanza quanto il fallimento del dialogo sia avvenuto in quanto il Vescovo Fellay e la FSSPX non hanno mai voluto modificare la loro tesi dottrinale e che fossero intransigenti nella loro diretta opposizione a Papa Benedetto.

Tutto questo mette in contesto la dichiarazione della FSSPX del 27 Giugno 2013, l’ultima risposta della Fraternità alle proposte di riconciliazione della Santa Sede. Semplicemente, ripete e rinnova la fedeltà della Fraternità nei confronti degli stessi principi che ha sostenuto sin da quando l’Arcivescovo Lefebvre consacrò i quattro vescovi. Il documento accusa il Magistero conciliare e post-conciliare di modernismo e di aver abbandonato il regno di Cristo Re. Rinnova il rifiuto della Fraternità delle dottrine conciliari sulla libertà religiosa, l’ecumenismo e la collegialità’. Afferma che la Messa Novus Ordo sia basata su una ‘falsa teologia’. Quindi, dopo il fallimento del dialogo, la FSSPX non ha espresso alcun rimorso. Al contrario, continua a sostenere la piena legittimità delle consacrazioni episcopali del 1988. Qualche mese dopo questa dichiarazione, il Vescovo Fellay andò anche oltre, definendo Papa Francesco ‘un vero modernista’. Affermò inoltre che il dialogo fosse finito a causa di un accordo dottrinale troppo severo che si era rifiutato di firmare poiché non poteva accettare l’ermeneutica della continuità di Papa Benedetto. Disse

Non è vera. E’ contraria alla realtà’. Per questo non l’accettiamo. Il Concilio non è in continuità con la Tradizione. Non lo è. Quindi quando Papa Benedetto ci disse che dovevamo accettare che il Concilio Vaticani II fosse in continuità con la Tradizione, abbiamo detto ‘Scusate, ma non è vero, quindi non lo firmeremo. Non lo riconosceremo.

.Guida per gli utenti

Quindi, la prossima volta in cui un cripto lefebvriano afferma che la FSSPX rigetti poco o nulla del Vaticano II, o che Papa Benedetto fosse favorevole nei confronti delle posizioni della FSSPX e volesse la riconciliazione senza un accordo, o se qualcuno afferma che sia stato Papa Benedetto ad invitare ad una ‘analisi permanente’ del Concilio Vaticano II, potete semplicemente fargli leggere questo. In particolare, se qualcuno suggerisse che la riconciliazione senza accordo con la FSSPX sarebbe una gran cosa, per poi affermare di non condividere le tesi della FSSPX ma di voler vedere la Fraternità fare del bene alla Chiesa, sapete cosa fare. Una piccola dose di realtà può ottenere enormi successi. I cripto-lefebvriani avrebbero bisogno di un po’ di sana realtà spiaccicata in faccia ogni tanto.



Categories: Sproloqui

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