Analetti (LVI)

Il galantuomo, ossia l’uomo virtuoso, si guarda bene dal discernere fra un male ed un male minore, poiché sempre di male trattasi.

Lo stesso galantuomo opta sempre per il bene al posto del meno bene.

Solo un vero galantuomo sa discernere fra un male minore ed un bene minore, così come sa distinguere un calice mezzo vuoto da uno mezzo pieno.



Le gentilhomme, c’est-à-dire l’homme vertueux, s’abstient de choisir entre un mal et un mal moindre, car toujours de mal il s’agit.

Le même gentilhomme choisit toujours le bien au lieu du moindre bien.

Seul un vrai gentilhomme sait distinguer entre un moindre mal et un moindre bien, tout comme un calice à moitié vide d’un à moitié plein.



The gentleman, namely, the virtuous man, refrains from choosing between a lesser evil and an evil, because it is always a question of evil.

The same gentleman always chooses the good instead of the lesser good.

Only a true gentleman knows how to distinguish between a lesser evil and a lesser good, just as a glass half-empty from one half-full.



Categories: Aforismi, For Men Only, Neo-Confucianism, Simon de Cyrène, Sproloqui

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10 replies



  1. Buona quaresima

  2. Anche la scelta di un bene minore rispetto ad un bene maggiore è un peccato.

    • Infatti! Per questo il gentiluomo sempre solo sceglie il bene maggiore.
      In Pace

      • Simon il maggior bene ed il meno bene sono indedicibili ed imponderabili, altrimenti non ti parafrasavo. In realtà il Bene è indivisibile ed inponderabile ossia volevo sottendere che la classificazione categoriale è rispetto ad una scienza ed una sperimetazione rese universali nel declamar così il discorso come giustamente esponi per poter dare appunto griglia, visione e mappa, eppure in sé non si può nei propri limiti che mai scegliere il Bene totale o null’altro. A mio avviso ed immedesimazione.
        Prega per me

        • L’oggetto naturale dell’intelligenza non è il calcolo ma la verità, quindi niente meno che la verità, come della volontà il bene e niente meno che il bene.
          Il vizio impedisce l’adesione naturale alla verità e al bene, per questo solo il gentiluomo sa distinguere tra meno bene e meno male nelle situazioni sempre un po’ grigie della vita concreta. Se riconosce una situazione in quanto meno male, la rigetta. Se la riconosce in quanto meno bene, allora ne cerca il bene.
          In Pace

          • Certamente ma tale riconoscimento è susseguente all’interno di un Bene minore o maggiore rispetto ad un male intrinseco chiaro. In tal caso non ti sembra che possa accadere che il cosidetto bene minore sia il Bene di per sé possibile in tal data circostanza per la propria data situazione?
            Esteneuarsi nei distinguo fa cessare il Bene cui si tende e reagisce. Il bene minore insomma è male e peccato se lo si ha presente da sé, non perché ci viene insegnato ed istruito da fuori

            • Non capisco bene le tue nozioni di dentro e fuori. Il Bene è l’oggetto naturale della volontà umana come la Verità lo è dell’intelligenza. Di per loro, il male ed il falso non possono mai essere quell’oggetto. Di per sè, la natura umana non apprezza il male che non conosce e non può quindi perseguire, ma solo il fatto che c’è un bene più o bene dimezzato che può, o no, decidere di « godere ». Nella realtà quotidiana la natura umana è primariamente esposta a un bene « dimezzato »: la valutazione di questo bene dimezzato è operata dalla personalità/ natura specifica del valutatore la quale si esprime/è composta/è conformata dai vizi e virtù compresi quelli soprannaturali che lo compongono organicamente.
              Semplificando, un vizioso cercherà il meno bene in quanto gode proprio dell’assenza più o meno parziale di bene, mentre il virtuoso cercherà di perseguire la pienezza del bene che il bene minore svela anche se timidamente.
              Nel caso che percepisca, grazie alle virtù che possiede, che non si tratta di un bene minore ma solo di un male minore, allora lo rigetterà alla stessa stregua che qualunque male, ovviamente, cosa che il vizioso non fa: quest’ultimo infatti gode del male minore o non, proprio in quanto non ha interesse o ha avversione per il bene che potrebbe esserci.
              In Pace

              • Aggiungo un esempio concreto.Mons Marcel Lefebvre disse che meglio vale andare ad una messa cattolica in vernacolare che ad un rito PaoloVI in latino. Siamo di fronte ad una doppia domanda: la messa cattolica celebrata in vernacolare è un meno male o un meno bene? Lo stesso vale come domanda per l’ordo paolino, celebrarlo in latino è un meno male o un meno bene? Ovviamente per l’uomo veramente virtuoso nel primo caso siamo in presenza di un meno bene e nel secondo di un meno male: egli quindi rigetterà il secondo senza alcun dubbio in tutte le circostanze, mentre sceglierà il primo in assenza di altre possibilità, senonchè, appena possibile, andrà ad una messa veramente cattolica celebrata in latino, in quanto sempre ricercherà il bene senza diminuzioni.
                Il vizioso invece preferirà la celebrazione paoliniana in latino in quanto proprio rigetta il bene che c’è nella vera messa cattolica e, appena possibile, andrà ad un rito paolino scismatico di tipo bergogliano in quanto piena espressione di assenza di bene (nessuna connessione colla tradizione ed i riti della Chiesa, TC art 1, invenzioni, inversioni, contraddizioni con quel che la Chiesa ha sempre insegnato, etc).
                Giusto un esempio per acclarare il discorso circa il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto.
                In Pace

                • Tralasciamo il vizio ed il male intrinseco che sono distorsioni sbilanciate della virtù e del Bene ripiegate su sé e basantesi su apparenza in senso largo.
                  Se parliamo di un bene effettivo ma minore che è, qualora si abbia cognizione e reale applicabilità, un peccato in rapporto ad un maggior bene a propria portata, il mio appunto è riguardo agli eccessivi distinguo della scienza etica ( in ambito dunque sia di critica che di prassi per il suo statuto ).
                  Però volevo in realtà sottolineare che si sceglie il Bene a mio dire. Il reputare sia maggiore o minore spesso risulta una mera capziosità perché la stessa volontà di DIO in una cosa irrisoria è giusta rispetto ad una volontà generica nell’adempimento di un comandamento.
                  Per sostenere che solo nell’ispirazione illuminata si aderisce realmente al Bene Ultra privo di rapportabilità che è DIO, reputo neanche i santi abbiano mai saputo se abbiano scelto realmente il meglio…era una riflessione…

                • Sì, si sceglie il bene, in funzione della propria virtù. Poca virtù, poca connaturalità al bene. Molta virtù grande empatia col bene.
                  In Pace

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