Riflessioni sulla Condanna di S.E. Mons. Viganò

Une traduction en français suit à la fin du texte italien

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La condanna per scisma, e non per eresia, di S.E. Mons Viganò da parte della Curia romana ha una forza morale e canonica direttamente proporzionale alla fedeltà alla Chiesa Cattolica e alla fedeltà alla Sua Lex credendi (e orandi) della stessa Curia: cioè è nulla e non avvenuta da parte della Chiesa Stessa in quanto Corpo di Cristo.

Le posizioni di Mons. Viganò sono però interessanti in quanto ci riconducono alla realtà tale quale la viviamo noi e ci interpellano criticamente.

La nostra vita spirituale e la nostra “salus” non dipendono da un Papa, da un Vescovo o da un Sacerdote in particolare, ma solamente dall’Elezione divina già realizzata nel nostro battesimo, fonte delle tre virtù teologali che ci fanno vivere.
Il suo perno è proprio nel “Credo la Chiesa” e da nessuna parte ci è mai stato richiesto di più.

La Chiesa Stessa è detta Santa e peccatrice, Santa in quanto Corpo di Cristo e peccatrice in quanto composta di peccatori.
È la Chiesa che fa il Papa e non il Papa la Chiesa, come non sono i peccatori che fanno la Chiesa ma la Chiesa che fa i santi coi peccatori.

San Pietro è lodato da Gesù in quanto proferisce parole che solo lo Spirito Santo può avergli ispirato, ma nel versetto immediatamente seguente dello stesso episodio evangelico il Cristo gli commina un ben sentito “Vade retro, Satana”.

Siamo guidati quindi dalla Chiesa, che in quanto Santa è animata dallo Spirito Santo: non c’è quindi nessuna ragione di angosciarsi e di arrabbiarsi perché nella Chiesa ci sono peccatori fino al più alto scranno.

Le cose sono francamente molto semplici: sia il Papa insegna quel che la Santa Chiesa insegna e sempre sapremo quando lo fa, e ciò senza alcun bisogno di studiare teologia o di fare lunghe esegesi o apologetiche circa i suoi discorsi; così come anche il cristiano che vive delle tre virtù teologali e che frequenta i sacramenti senza sacrilegi, sa benissimo, senza tanti discorsi, quando quanto detto dal Papa Bergoglio semplicemente erra e questo perché è lo Spirito Santo stesso che informa il fedele nel più profondo della sua anima di battezzato.
Sentirsi assolto nel nostro peccato perché si è seguito i falsi insegnamenti di un Papa Bergoglio è quindi un’errata giustificazione, in quanto sempre lo Spirito Santo presente nella nostra anima ci indicherà quando siamo nell’errore: non è causa attenuante ma causa aggravante.

Cioè non siamo mai soli: come insegna S. Pietro nella sua seconda lettera, quel che lo Spirito Santo insegna (nella Chiesa, Scritture, Tradizione) solo lo Spirito Santo stesso (nelle nostre anime) lo può riconoscere.
Dobbiamo quindi preoccuparci di una sola cosa, assicurarci di essere in stato di Grazia, il che ci garantirà una coscienza all’unisuono dello Spirito Santo e dei Suoi Insegnamenti.

Che il Papa sia o non sia per davvero Papa per N ragioni, in fin dei conti è una realtà oggettiva che non ci concerne: è solo una considerazione intellettualmente interessante ma che, di per sé, non ci rende né migliori né peggiori.

Che Papa Bergoglio fucili a colpi di lupara TC la relazione bimillenaria tra lex credendi e lex orandi, creando così uno scisma tra coloro che lo seguono su questa via senza uscita e chi rimane nella Chiesa cattolica, impatta solamente chi non vive in stato di Grazia: chi vive in stato di Grazia sa che le due leges sono due aspetti complementari di una stessa realtà e che la Liturgia Cattolica Autentica è quella che mantiene ancora oggi tale relazione esistente da due millenni.
Quando Papa Bergoglio si comporta come un apostata, o un eretico, o, come nel caso di TC, addirittura da scismatico, ben lo sappiamo ma non ci deve tangere rispetto alle nostre decisioni e azioni e santificazione. Senza stress facciamo quel che lo Spirito Santo ha sempre insegnato nella Chiesa.

Tutto il discorso di Mons. Viganò è validissimo ed è il grido di un’anima che ama la sua Chiesa e soffre, ma amiamo questa Chiesa assieme al Cristo: Papa Bergoglio è chiamato ad essere ispirato dallo Spirito Santo, ma se alla fine quel che dice e fa è degno solo di un Vade Retro, francamente, che ce ne cala a noi, semplici cattolici veraci e spirituali? Può questo toccarci e condannarci? Lui si condanna se stesso (ma tocca a noi pregare per lui, ovviamente) ma in cosa la sua condanna comporterebbe la nostra?
Occupiamoci piuttosto delle persone di cui siamo concretamente in carica e aiutiamoli a salvarsi insegnando con il nostro esempio quel che la Chiesa, cioè lo Spirito Santo, sempre insegna da duemila anni.

In quanto fedeli cattolici non possiamo rifiutare A PRIORI un Sacro Santo Concilio doverosamente convocato, celebrato e confermato dal Papa.

Il Cristo stesso insegna che un albero qualunque non è giudicato buono o cattivo A PRIORI ma solo dai suoi frutti e chiunque abbia piantato almeno una volta nel suo giardino un albero fruttifero sa benissimo che bisogna aspettare almeno 3 a 5 anni prima di vedere se esso produce buona frutta ed in abbondanza.

Non solo, ma quando un fico si dimostra sterile, il Maestro non esita a ordinare di abbatterlo in quanto inutile. È la ragione delle nostre vite personali per le quali ci vuole una vita intera, chi di un giorno chi di cent’anni, per vedere se produciamo, o no, abbastanza buon frutto.

Sessant’anni dopo la Sua celebrazione, cioè una vita umana, il S.S. Concilio Vaticano II ha dato, o non dato, i frutti che doveva o poteva dare per i Suoi tempi: noi, cattolici, non possiamo non accettarlo in quanto vero Concilio Ecumenico ma ormai possiamo vederne i frutti e da questi dedurne se quell’Albero era buono o cattivo. Sui ventuno Concili Ecumenici celebrati quanti sono applicati per davvero ancora oggi e, per giunta, nella loro integralità? Questa non applicazione farebbe di noi degli scismatici?

Non tocca a noi giudicare del Concilio Vaticano II stesso, però tocca a noi valutare la bontà obiettiva dei Suoi frutti, in quanto un Concilio è come un Papa, esso è celebrato da umani ai quali lo Spirito Santo promette speciale assistenza ma ai quali Esso non si sostituisce: solo la Chiesa, quella Santa, cioè quella partecipata da quei peccatori battezzati che vivono dello Spirito Santo nella perfetta Carità dei Santi Sacramenti, può giudicare lungo la Storia della bontà o no di una decisione papale o di un’affermazione conciliare.

Alla vista di quel che il S.S. Concilio Vaticano II ha concretamente portato alla Chiesa in sessanta anni non ci resta ormai che la perplessità del Cristo davanti al fico sterile: a noi semplici fedeli, la Santa Prudenza ci dice di lasciare la Santa Chiesa giudicarlo lungo i prossimi secoli ma, quanto a noi, dobbiamo assolutamente evitarne gli insegnamenti che anche solo sembrino discostarsi da quel che è stato insegnato con coerenza durante duemila anni, invece dobbiamo continuare a formarci al Magistero ininterrotto di duemila anni, frequentare esclusivamente e con assiduità una Liturgia nella quale lex orandi e lex credendi siano in comunione totale con quelle di duemila anni ovviamente tramite le sue legittime evoluzioni senza soluzioni di continuità con la Fondazione della Chiesa stessa.

Dobbiamo rendere grazie allo Spirito Santo di averci imposto come Santo Padre, Papa Francesco: certo lo Spirito ci induce qui in tentazione come condusse il Cristo stesso nel Deserto ma questo è per un bene più grande.

Grazie al corrente Papato siamo stati obbligati di rimettere a posto nella nostra vita spirituale, ed intellettuale, false credenze generate non dal S.S: Concilio Vaticano I ma dal para-concilio ad esso corrispondente, esattamente come accade da 60 anni con il Concilio Vaticano II: Vaticano I aveva specificato molto precisamente quando il Papa, parlando ex Cathedra, insegna in modo infallibile, ma San Pio IX stesso e tutti i Papi a lui successivi, e la Curia fecero in realtà passare il messaggio che il Papa ha sempre e comunque ragione in qualunque circostanza, cioè in pratica che era una specie di Demiurgo tra il Cristo stesso e la realtà della Chiesa militante.

Da questa profonda deformazione, non dottrinale, ma pastorale, provengono tutte queste dissonanze cognitive che osserviamo in tanta brava gente: (1) il Papa insegna l’errore, pratica pubblicamente l’apostasia, compie atti scismatici con l’art.1 di TC, ma visto che è il Papa allora l’errore è verità e quel che fu verità è errore, allora adorare Pachemame in Chiesa e avere cerimonie con idoli vari diventa profondamente cattolico, celebrare la Santa Messa senza alcun legame organico con quel che è stato celebrato da duemila anni è cosa buona e normale; (2) all’opposto, che l’autore di tali peccati non può essere un Papa, perché un Papa non può essere nell’errore, nell’apostasia, nello scisma lui stesso, il che è la posizione tipica di Mons Viganò che lo considera decaduto, ma anche di tanti sedevacantisti di ogni risma che lo considerano mai eletto.

In verità la situazione è semplicissima: questo Papa è Papa e sempre lo sarà finché in vita o dimissionario: semplicemente bisogna accettare che sia eretico, apostata e scismatico e non seguirlo nei suoi errori e di coloro che lo seguono nei suoi errori, apostasie e scisma. È un ridimensionamento del S.S. Concilio Vaticano I, così rimesso a posto, nel quadro delle sue definizioni e possibilità senza la vulgata massimalista circa la sua inerranza fondata su nulla di evangelico e ecclesiale. Egli resta, però, il nostro Papa a tutti gli effetti. Ed è anche un ridimensionamento del S.s. Concilio Vaticano II il quale, neanche esso, è inerrante come lo vorrebbe la vulgata paraconciliare sua.

Tutta la mia simpatia, quindi, a Mons. Viganò e, quanto a noi, teniamoci stretti il Catechismo e la Messa tridentina per noi stessi e per coloro che amiamo e che vogliamo vedere salvati per la Grazia di Dio.

In Pace

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À Propos de la Condamnation de Mgr Viganò

La condamnation pour schisme, et non pour hérésie, de S.E. Monseigneur Viganò de la part de la Curie romaine a une force morale et canonique directement proportionnelle à la fidélité à l’Église catholique et à la fidélité à sa Lex credendi (et orandi) de cette même Curie : c’est-à-dire qu’elle est nulle et n’a pas eu lieu de la part de l’Église elle-même en tant que Corps du Christ.

Les positions de Monseigneur Viganò sont cependant intéressantes car elles nous ramènent à la réalité telle que nous la vivons et nous interpellent de manière critique.

Notre vie spirituelle et notre “salut” ne dépendent pas d’un pape, d’un évêque ou d’un prêtre en particulier, mais uniquement de l’Élection divine déjà réalisée lors de notre baptême, source des trois vertus théologales qui nous font vivre.
Son pivot se situe justement dans “Je crois en l’Église” et en aucun endroit il ne nous a été demandé davantage.

L’Église elle-même est dite Sainte et pécheresse, Sainte en tant que Corps du Christ et pécheresse en tant que composée de pécheurs.
C’est l’Église qui fait le pape et non le pape qui fait l’Église, tout comme ce ne sont pas les pécheurs qui font l’Église mais l’Église qui fait les saints avec les pécheurs.

Saint Pierre est loué par Jésus car il prononce des paroles que seul l’Esprit Saint peut lui avoir inspirées, mais dans le verset immédiatement suivant du même épisode évangélique, le Christ lui adresse un “Arrière, Satan” bien senti.

Nous sommes donc guidés par l’Église, qui en tant que Sainte est animée par l’Esprit Saint : il n’y a donc aucune raison de s’angoisser et de se mettre en colère parce qu’il y a des pécheurs dans l’Église, jusqu’au plus hauts sièges.

Les choses sont franchement très simples : que le pape enseigne ce que l’Église Sainte enseigne et nous saurons toujours quand il le fait, et cela sans avoir besoin d’étudier la théologie ou de faire de longues exégèses ou apologétiques concernant ses discours ; de même que le chrétien qui vit des trois vertus théologales et qui fréquente les sacrements sans sacrilèges, sait très bien, sans de longs discours, lorsque ce que dit le pape François est simplement erroné, car c’est l’Esprit Saint lui-même qui informe le fidèle au plus profond de son âme de baptisé.
Se sentir absous dans notre péché parce qu’on a suivi les faux enseignements d’un pape François est donc une justification erronée, car c’est toujours l’Esprit Saint présent dans notre âme qui nous indiquera lorsque nous sommes dans l’erreur : ce n’est pas une circonstance atténuante mais une circonstance aggravante.

C’est-à-dire que nous ne sommes jamais seuls : comme le dit Saint Pierre dans sa deuxième lettre, ce que l’Esprit Saint enseigne (dans l’Église, les Écritures, la Tradition) seulement l’Esprit Saint lui-même (dans nos âmes) peut le reconnaître.
Nous devons donc nous préoccuper d’une seule chose, nous assurer d’être dans un état de Grâce, ce qui nous garantira une conscience à l’unisson de l’Esprit Saint et de Ses Enseignements.

Que le pape soit vraiment pape pour N raisons, en fin de compte c’est une réalité objective qui ne nous concerne pas : c’est simplement une considération intellectuellement intéressante mais qui, en soi, ne nous rend ni meilleurs ni pires.

Que le pape François dynamite au bazooka le rapport bimillénaire entre la lex credendi et la lex orandi, créant ainsi un schisme entre ceux qui le suivent sur cette voie sans issue et ceux qui restent dans l’Église catholique, n’affecte que ceux qui ne vivent pas dans l’état de Grâce : ceux qui vivent dans l’état de Grâce savent que les deux leges sont deux aspects complémentaires d’une même réalité et que la Liturgie catholique authentique est celle qui maintient encore aujourd’hui cette relation existant depuis deux millénaires.
Lorsque le pape François se comporte comme un apostat, ou un hérétique, ou, comme dans le cas de TC, même comme un schismatique, nous le savons bien mais cela ne doit pas toucher nos décisions et nos actions et notre sanctification. Sans stress, faisons ce que l’Esprit Saint a toujours enseigné dans l’Église.

Le discours de Monseigneur Viganò est tout à fait valable et c’est le cri d’une âme qui aime son Église et qui souffre, mais aimons cette Église avec le Christ : le pape François est appelé à être inspiré par l’Esprit Saint, mais si finalement ce qu’il dit et fait est digne seulement d’un Vade Retro, franchement, qu’est-ce que cela nous importe, simples catholiques véridiques et spirituels ? Peut-il nous toucher et nous condamner ? Il se condamne lui-même (mais c’est à nous de prier pour lui, bien sûr) mais en quoi sa condamnation entraînerait la nôtre ?
Occupons-nous plutôt des personnes dont nous avons réellement la charge et aidons-les à se sauver en enseignant par notre exemple ce que l’Église, c’est-à-dire l’Esprit Saint, enseigne depuis deux mille ans.

En tant que fidèles catholiques, nous ne pouvons pas rejeter A PRIORI un Saint Concile authentiquement convoqué, célébré et confirmé par le Pape.

Le Christ lui-même enseigne qu’un arbre quelconque n’est pas jugé bon ou mauvais A PRIORI mais seulement par ses fruits et quiconque a planté au moins une fois dans son jardin un arbre fruitier sait très bien qu’il faut attendre au moins 3 à 5 ans pour voir s’il produit de bons fruits en abondance.

De plus, lorsque le figuier se révèle stérile, le Maître n’hésite pas à ordonner de l’abattre car il est inutile. C’est la raison de nos vies personnelles pour lesquelles il faut une vie entière, que ce soit un jour ou cent ans, pour voir si nous produisons, ou non, assez de bons fruits.

Soixante ans après sa célébration, c’est-à-dire une vie humaine, le Saint Concile Vatican II a donné, ou non donné, les fruits qu’il devait ou pouvait donner pour son époque : nous, catholiques, ne pouvons pas ne pas l’accepter en tant que vrai Concile œcuménique mais désormais nous pouvons en voir les fruits et à partir de ceux-ci déduire si cet Arbre était bon ou mauvais. Sur les vingt-et-un Conciles œcuméniques célébrés, combien sont-ils encore appliqués vraiment aujourd’hui et, qui plus est, dans leur intégralité ? Cette non-application ferait-elle de nous des schismatiques ?

Il ne nous revient pas de juger du Concile Vatican II lui-même, mais il nous revient de juger de façon objective la bonté de ses fruits, car un Concile est comme un Pape, il est célébré par des humains auxquels l’Esprit Saint promet une assistance spéciale mais auquel il ne se substitue pas : seule l’Église, celle Sainte, c’est-à-dire celle participée par ces pécheurs baptisés qui vivent de l’Esprit Saint dans la Charité parfaite des Saints Sacrements, peut juger au fil de l’Histoire de la bonté ou non d’une décision papale ou d’une affirmation conciliaire.

En voyant ce que le Saint Concile Vatican II a concrètement apporté à l’Église en soixante ans, il ne nous reste plus maintenant que la perplexité du Christ devant le figuier stérile : pour nous simples fidèles, la Sainte Prudence nous dit de laisser l’Église juger de cela au cours des prochains siècles mais, en ce qui nous concerne, nous devons absolument éviter ses enseignements qui semblent même s’écarter de ce qui a été enseigné avec cohérence pendant deux mille ans, au lieu de cela nous devons continuer à nous former au Magistère ininterrompu de deux mille ans, fréquenter exclusivement et assidûment une Liturgie dans laquelle la lex orandi et la lex credendi soient en totale communion avec celles de deux mille ans évidemment à travers leurs évolutions légitimes sans solutions de continuité avec la Fondation de l’Église elle-même.

Nous devons rendre grâce à l’Esprit Saint de nous avoir imposé comme Saint Père, le Pape François : certes l’Esprit nous induit ici en tentation comme il a lui-même conduit le Christ dans le désert mais c’est pour un bien plus grand.

Grâce au Pontificat actuel, nous avons été contraints de remettre en ordre dans notre vie spirituelle, et intellectuelle, de fausses croyances générées non par le Saint Concile Vatican I mais par le para-concile qui lui correspond, tout comme cela se passe depuis 60 ans avec le Concile Vatican II : Vatican I avait spécifié très précisément quand le Pape, parlant ex cathedra, enseigne de manière infaillible, mais le Pape Pie IX lui-même et tous les Papes qui lui ont succédé, ainsi que la Curie, ont en réalité fait passer le message que le Pape a toujours et en tout cas raison en toute circonstance, c’est-à-dire en pratique qu’il était une sorte de Démiurge entre le Christ lui-même et la réalité de l’Église militante.

De cette profonde déformation, non doctrinale, mais pastorale, découlent toutes ces dissonances cognitives que nous observons chez tant de braves gens : (1) le Pape enseigne l’erreur, pratique publiquement l’apostasie, commet des actes schismatiques avec l’article 1 de TC, mais comme c’est le Pape alors l’erreur est vérité et ce qui était vérité est erreur, alors adorer des Pachamamas en Église et avoir des cérémonies avec divers idoles devient profondément catholique, célébrer la Sainte Messe sans aucun lien organique avec ce qui a été célébré depuis deux mille ans est une chose bonne et normale ; (2) à l’opposé, que l’auteur de tels péchés ne peut être un Pape, car un Pape ne peut être dans l’erreur, dans l’apostasie, dans le schisme lui-même, ce qui est la position typique de Monseigneur Viganò qui le considère comme déchu, mais aussi de tant de sédévacantistes de toute obédience qui le considèrent comme jamais élu.

En vérité, la situation est très simple : ce Pape est Pape et le sera toujours tant qu’il vivra ou qu’il démissionnera : il suffit simplement d’accepter qu’il est hérétique, apostat et schismatique et de ne pas le suivre dans ses erreurs et ceux qui le suivent dans ses erreurs, apostasies et schisme. C’est un recentrage du Saint Concile Vatican I, ainsi remis en ordre, dans le cadre de ses définitions et possibilités sans la vulgate maximaliste concernant son inerrance fondée sur rien d’évangélique et d’ecclésial. Il reste, cependant, notre Pape à tous égards. Et c’est aussi une réduction du Saint Concile Vatican II qui, lui non plus, n’est pas infaillible comme le voudrait la vulgate para-conciliaire.

Toute ma sympathie donc à Monseigneur Viganò et, en ce qui nous concerne, tenons-nous fermement au Catéchisme et à la Ste. Messe Tridentine pour nous-mêmes et pour ceux que nous aimons et que nous voulons voir sauvés par la Grâce de Dieu.

In Pace



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26 replies

  1. Insomma; la pianta di fico, sia essa parzialmente buona o parzialmente non buona, rimane agli occhi del Maestro una pianta di fico, magari da tagliare, ma pur sempre, ontologicamente, una pianta di fico.
    Questo bellissimo articolo, pacato, colto e comprensibile, rende giustizia, in qualche modo, al disagio che molti Cattolici provano leggendo le continue esternazioni, puntualmente smentite il giorno dopo, di questo Papa, si Papa, senza dubbio, ma palesemente impreparato all’Officio che ricopre.
    Giusto l’invito a pregare per la sua anima, e per quelle che beatamente lo seguono senza quello Spirito critico che deriva dalla sana Dottrina.
    Affascinate dal “lo dice il Papa…”, lo seguono acriticamente.

    • Io ti chiedo scusa e comprendi che non ho compreso perché stavamo battibeccando se non che necessario è il Signore instilli questo animo in noi che ricostruiamo la storia della Chiesa stessa come quella della nostra vita anelanti la Ricapitolazione, non però la restaurazione.

      • Simon buona domenica e grazie comunque per questo testo altamnte teologico e spirituale.

  2. Forse conviene correggere il passaggio tra virgolette nel settimo paragrafo:
    Le cose sono francamente molto semplici: « sia il Papa insegna quel che la Santa Chiesa insegna » e sempre sapremo quando lo fa, e ciò senza alcun bisogno di studiare teologia o di fare lunghe esegesi o apologetiche circa i suoi discorsi

  3. Pare (sembra , sono voci) che Carlo Maria Viganò si sia fatto riconsacrare vescovo da Richard Williamson, già scomunicato « per l’ordinazione episcopale senza mandato pontificio di Jean-Michel Faure; il 19 marzo 2016 consacra vescovo anche il benedettino Tomas de Aquino (Miguel Ferreira da Costa); il 12 maggio 2017 consacra vescovo Fr. Gerardo Zendejas[8] e nel 2021, consacra don Giacomo Ballini[9]. Nel 2024 Williamson riconsacra vescovo Carlo Maria Viganò » (da Wikipedia)
    Se i frutti del Concilio Vaticano II non sono buoni , è la Chiesa gerarchica che lo deve valutare. Le valutazioni di singoli fedeli c.d. « Illuminati » che valore possono avere per tutti gli altri fedeli ?
    Il Papa resta il Papa anche se sbaglia, e i suoi sbagli possono essere corretti da altri Papi. Ed un suo eventuale errore è limitato ad un certo fatto, quindi non altera la validità delle sue decisioni rispetto ad altri fatti.
    l’ex mons. Viganò (ripeto : ex) è stato scomunicato, pertanto non ha più diritto di chiamarsi Monsignor e di indossare gli abiti da monsignore (che anche per legge italiana non possono essere indossati da chi non lo è. Indossare il vestito da prelato in un contesto diverso da una festa tipo carnevale, è reato in quanto induce chi ti guarda a pensare che tu sia veramente vescovo o altro).
    Ritenere che un Papa che dice una cosa che alcuni ritengono eretica (ma non il Sinodo dei Vescovi, non la Chiesa dal suo interno, ma un laico dall’esterno) cessi di essere Papa è secondo me una eresia essa stessa. Sottrae alla obbedienza alla Chiesa ed è segno di relativismo. La prima indicazione che viene dalla Tradizione è l’obbedienza (credo la Chiesa).
    Il tema del Novus Ordo e Vetus Ordo è molto controverso, non c’è una idea unica tra i fedeli laici, e non c’è un orientamento unico tra i preti. Quindi presumere di aver la verità in mano è una pretesa temeraria. Si può orientare se stessi da una parte o dall’altra , assumendosene la responsabilità . Ma spingere gli altri verso una direzione diversa dall’indicazione della Chiesa di Roma esula dalla libertà di cristiano, coinvolge altri , magari semplici, nei nostri ragionamenti, e li porta su una strada che può essere buona ma può essere dannata. Mentre chi obbedisce alla Chiesa non ha nulla da temere, in quanto gli eventuali errori ricadranno su quei Papi o Vescovi che avessero sbagliato.
    Ovviamente c’è un limite all’obbedienza, ma tale limite sono i comandamenti ed i dogmi. Non certo la liturgia che è cambiata molte volte nei 2000 anni della Chiesa e non si può definire certo « di sempre » come molti, amanti dei termini assoluti, la definiscono.
    Il mondo è in continuo movimento, solo il Vangelo e l’Amore di Dio non cambia. Il resto cambia.

    • il problema è questo illustrato a Calcedonia:

      VI. Nessun chierico deve essere ordinato assolutamente.
      Nessuno dev’essere ordinato sacerdote, o diacono, o costituito in qualsiasi funzione ecclesiastica, in modo assoluto. Chi viene ordinato, invece, dev’essere assegnato ad una chiesa della città o del paese, o alla cappella di un martire, o a un monastero. Il santo Sinodo comanda che una ordinazione assoluta sia nulla, e che l’ordinato non possa esercitare in alcun luogo a vergogna dì chi l’ha ordinato.

      Alché il nostro Carlo Maria potrebbe avere qualche problema. A chiunque sembri che il riferimento all’episcopato sia espunto cito quet’altro canone di Nicea contro i novaziani:

      VIII. Dei cosiddetti càtari.

      Quanto a quelli che si definiscono càtari, cioè puri, qualora si accostino alla chiesa cattolica e apostolica, questo santo e grande concilio stabilisce che, ricevuta l’imposizione delle mani, rimangano senz’altro nel clero. E’ necessario però, prima di ogni altra cosa, che essi dichiarino apertamente, per iscritto, di accettare e seguire gli insegnamenti della chiesa cattolica, che cioè essi comunicheranno con chi si è sposato per la seconda volta e con chi è venuto meno durante la persecuzione, per i quali sono stabiliti il tempo e le circostanze della penitenza, così da seguire in ogni cosa le decisioni della chiesa cattolica e apostolica. Quando, sia nei villaggi che nelle città, non si trovino che ecclesiastici di questo gruppo essi rimangano nello stesso stato. Se però qualcuno di essi si avvicina alla chiesa cattolica dove già vi è un vescovo o un presbitero, è chiaro che il vescovo della chiesa avrà dignità di vescovo e colui che presso i càtari è chiamato vescovo, avrà dignità di presbitero, a meno che piaccia al vescovo che quegli possa dividere con lui la stessa dignità. Se poi questa soluzione non fosse per lui soddisfacente, gli procurerà un posto o di corepiscopo o di presbitero, perché appaia che egli fa parte veramente del clero e che non vi sono due vescovi nella stessa città.
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      Dovrebbe risultare evidente il motivo ecclesiale ed ontico di ciò, d’altronde uno dei tanti motivi dello scontro fra Stefano e Formoso fu esattamente il fatto che essendo già episcopi non potevano essere papi. Spiegabile grazie a questo canone di Nicea:

      XVI. Di coloro che non dimorano nelle chiese nelle quali furono eletti.

      Quanti arditamente, senza santo timore di Dio, né alcun rispetto per i sacri canoni si allontanano dalla propria chiesa, siano essi sacerdoti o diaconi, o in qualsiasi modo ecclesiastici, non devono in nessun modo essere accolti in un’altra chiesa; bisogna, invece, metterli nell’assoluta necessità di far ritorno alla propria comunità, altrimenti siano esclusi dalla comunione. Che se poi uno tentasse di usar violenza ad alcun dipendente da un altro vescovo e di consacrarlo nella sua chiesa contro la volontà del vescovo, da cui si è allontanato, tale ordinazione sia considerata nulla.
      —-

      Il concetto di monocrazia illustrato da Ignazio di Antiochia non prevedeva ci fosse difatti la necessità di dover ribadire l’ovvio assioma che il vescovo è uno, perenne e perpetuo, a meno che non rinunci liberamente o per via di impedimento.
      Quel che affermi sembra avere senso, ma è un cerchiobottismo liberale. E di certo le corbellerie o le eresie di Francesco sono ben meno serie del cedimento di Liberio o dell’eresia sostenuta da Onorio.
      Per obbedire alla Chiesa, bisogna seguirla e conoscerla. Se puta caso avessimo seguito Tommaso d’Aquino e quindi la scolastica, Eugenio IV e compagnia, e ci fosse stata una tale persecuzione che la liturgia non sarebbe stata possibile se non nel suo aspetto sacramentale e misterico ridotto all’osso, ebbene non avremmo più avuto sacerdoti né vescovi perché per loro la materia dell’ordinazione sacra è la consegna degli strumenti e non altro.
      Di papi che sono stati presi a calci nel sedere poi ne abbiamo vari. Io mi chiedo come si possa stupirsi di Francesco dopo aver avuto all’esistenza Benedetto IX…
      Ma gli antichi erano tutti degni e pii, e solo noi semo na manica de frogi, no?
      Ad ogni modo la gerarchia stabilisce e condanna. I dogmi non sarebbero nemmeno mai serviti se ognuno di noi non si fosse svegliato la mattina coi pruriti. Se abbiamo lo Spirito e seguiamo la Chiesa, la confidenza sia inscalfibile giacché come scrisse il primo papa Pietro : « Vi furono d’altronde anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati ed attirandosi una pronta rovina. Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la Via della verità sarà coperta di impropèri. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna è già da tempo all’opera e la loro rovina è in agguato »

      • Nel Caso di Viganò la situazione sembra alquanto complessa.
        Da una parte fu consacrato vescovo con tutti i crismi canonici che tu citi (con città, paese, checchesia).
        Ma oggi come oggi lui pensa a torto o a ragione che gli istrumenti con i quali è stato ordinato potrebbero non essere adeguati a quel che la Chiesa cattolica vuole che sia fatto (olio, imposizioni, parole, forma e materia: non sò quale sia il suo dubbio): quindi chiede a mons Williamson che fu ordinato validamente anche se illegitimamente, di consacrarlo sotto condizione, non in assoluto mantenendo, ovviamente, il mandato iniziale che gli dette la Chiesa..
        Certamente Mons Vignaò non può essere considerato dai cattolici come scomunicato dalla Chiesa cattolica, ma illecitamente “scomunicato” da un gruppo di persone che sono, esse sì, scismatiche, in quanto aventi una lex credendi e orandi formalemente differente da quella cattolica da luglio 2021.
        Non è quindi così ovvio applicare i tuoi, peraltro sensati, commenti al suo caso.
        La tua ultima frase/paragrafo, si applica a meraviglia al buon Papa Francesco stesso.
        In Pace

        • Diciamo che la Chiesa ha abilmente manipolato sé stessa e l’ordinazione assoluta và intesa nel solco dell’obbligo di residenzialità e non intromissione nelle diocesi altrui, diocesi e popolo a cui ci si lega ecclesiologicamente e che per quanto riguarda Viganò…non esistono.
          A conti fatti poi Francesco non sarebbe neanche potuto esser eletto, ma anche tralasciando infingarde manovre al conclave, e molti suoi modi od atti indegni ( che io non voglio esagerare ) rimane Papa fintanto che qualcuno non abbia gli attributi di adire un’azione giuridica come varie sono accadute. Hanno difatti tutti rotto le scatole questi parolai del tradizionalismo ( con gli gnostici fra le loro fila che soffiano sul fuoco cripticamente ) che cianciano d’altronde alla luce delle distorsioni di cui si nutrono, perché il modernismo non sarebbe mai nato se non avessimo avuto loro a deformare il Santo Deposito previamente. Il tradizionalista è maestro dell’occultazione dei canoni e della dottrina integrale.
          Poi che debbo scrivere, facciano tutti come Gnocchi, passare dalla degenerazione all’inesistenza ecclesiale della giurisdizione del KGB, allo psicologismo cosmetico e parenetico.

          Ad ogni modo Simon non mi censura, quell’artri sì. Non è che i cardinali dei dubia sia lindi e pinti canoni alla mano, soprattutto Burke. Almeno Viganò, indipendentemente sia un asset o no, si è esposto.
          Il discorso sull’articolo 1 che abbiamo fatto verte in sè stesso sul giuridico, ma è palese l’intenzione di Francesco nel creare screzi e scontri, che i compari lestamente raccolgono. E La Chiesa non si può scismatizzare da sé, è lapalissiano, ma la grande apostasia aveva bisogno anche di tappe del genere e DIO solo sa cosa accadrà dopo. Ci trovi il Signore fedeli, umili e resistenti secondo quel che il laico ha da fare, e come recita il salmo:

          « Signore, non si insuperbisce il mio cuore
          e non si leva con alterìgia il mio sguardo;
          non aspiro a cose grandi,
          al di là delle mie forze.
          Io sono tranquillo e sereno
          come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
          come un bimbo svezzato è l’anima mia.
          Speri e creda Israele nel Signore,
          qui ed ora, ovunque e sempre »

          • La Chiesa non si può scismatizzare da sè: è cosa ovvia.
            Ma Papa Francesco non è la Chiesa né chi lo segue: sono una parte del corpo ecclesiale e possono partire in scisma, pur restando formalmente/canonicamente indébitamente apparentemente nella Chiesa.
            D’accordo con te sull’essenza della sostanza quanto al resto.
            In Pace

            • « indebitamente »…Sic est.
              E credo la mia utilità mista a saccenza abbia a terminarsi qui.

              Un abbraccio a tutti.

  4. LOL, Viandante.
    Mi hai fatto passare un buon momento e grazie a te un’ottima risata.
    Ci vuole più spesso un pò humour su questo blog: commenti non troppo serî come questo tuo sono, a volte, davvero simpatici.
    Ancora grazie.
    In Pace

  5. Realmente Simon rimango però perplesso su di una cosa che mi ritrovo a dover riformulare visto che il testo mi è sparito sotto mano: la completa carenza logica e fattuale che un fedele non può permettersi, la riduzione della dottrina e disciplina della paradosis rivelata alle deformazioni manualistiche se non altro per quanto riguarda gli errori e le ignoranze comuni di un sentimentalismo « borghese » od uno zelo più tipico dei « comunisti ».
    D’altronde gli accademici, guadagnato lustro e competenza in un settore, sparlano un po’ di tutto.
    Ma cosa mai può entrarci molto di quel che viene raccontato e prodotto sulle dinamiche ecclesiastiche se spiritualmente gli aphofthegmata del deserto o l’Imitatio Christi per citare testi a me cari di etnie diverse?
    Che io veda tutto questo è ridicolo, io che come tutti sono chiamato a non voltare le spalle al Signore dimenticando la sua chiamata.
    Niente disprezzo dello sviluppo e la crescita della Chiesa, di cui molto non comprendo ancora, cosciente che con lo Spirito Santo si è uguali si sia sub-apostolici, apologeti, classici o scolastici e poi attuali come tu hai ben ribadito.
    Non scrivo quindi per aggiungere polemica che tanto la discriminazione si compirà da sè. Quanto siamo mondani camuffando le nostre aspirazioni con la Fede! E’ un monito a me stesso io, sbagliando e convinto di giustificazione, ho attaccato chi attaccava cosa buona ma che implica poterne essere in grado in Cristo, se tale è la modalità.
    Di certo certa gente non è così sincera come si spaccia, e purtroppo non siamo tutti in grado di coglierlo.

  6. Su Singapore posso solo scrivere che l’ha fatto apposta per favorire i suoi avversari e risnaaldarli.
    E ch a ben comprendere e contestualizzare, può denigrare ruolo e dar scandalo, ma non è quel di cui è accusato.
    Il problema è perché? Dunque?

    • Non vedo dov’è il problema: in quanto apostata notorio e scismatico formale può dire quel che vuole in quanto male può farne solo a chi intende seguirlo nel suo scisma.
      A noi che ce ne cala quel che racconta il rappresentante di un’organizzazione non più cattolica?

  7. Sai che non concordo ma allora a te stante il giudizio è irrelevante perché il dato previo.
    Mentre invece stanti a me è svelatorio non di lui ( potrei considerare peggio Liberio per i noti fatti, Benedetto IX, Niccolò III…vari simoniaci non hanno neanche mai assunto il papato e neanche hanno mai consacrato sacerdoti o vescovi per quanto li si chiami così, il che spiega in parte e motiva la situazione e condizione attuale senza contare che Onorio si cerca di salvarlo dall’eresia, a Francesco non si scusa nulla ) ma dell’assist servito.
    Leone XIII a ben analizzare la storia, è alquanto similare per rincorsa del secolo.
    Se penso a Giobbe, a Set, Enoch, Noè, Sem, Eber e foss’anche i grandi sapienti pagani di ogni dove e tempo, quella frase non mi dà alcun fastidio altrimenti all’udir l’attestazione fatta al centurione di Cafarnao nessun giudeo avrebbe dovuto seguire Gesù DIO. Inoltre soprattutto se è espressa in un contesto dichiarato di dialogo fra giovani che non debbano bullizzare altri coetanei.
    Scandalosa? Si. Declassatoria del suo ruolo di guida? Si. Compromettente il suo stesso spirito? Si. Assiomatico ed ovvio.
    Ma è molto peggio chi critica non avendo dalla sua alcun appiglio nella Tradizione e la Scrittura giacché è Rivelazione certa che la Chiesa visibile è ( anche ) composta da battezzati/cresimati morti e da infedeli vivi in forza della loro incoscia ricerca ed adesione alla verità-valida, al bene, al giusto che può portarli o no ad appartenere poi alla sola assemblea istituita da DIO che è diretto agire Suo.
    E si riconoscono dai frutti. Costoro sono solo pieni di livore, contraddicono i canoni senza remore e si sentono al sicuro manipolando la Rivelazione la qual cosa è confermata dal doppio peso che usano: l’estetica ideologica sentimentale che chiamano religione ( che è virtù naturale umana il ché la dice lunga sul discorso se lo si renda affine al diritto naturale divino ) cristiana è marketing e politica identitaria, sociologica.
    Ripeto : perché? dunque? Domanda che in ogni caso indipendentemente dalla frase da condannare nell’atteggiamento piacione ( che ha inaugurato Leone XIII ) devi porti anche tu.
    Pensa un giorno torni papa un qualcheduno che ripristini in qualche grado – supportato da una congiuntura finanziara e politica favorevole – morale dottrina e liturgia.
    Non si tratta di dismettere la Provvidenza, perché Apocalisse alla mano:
    « Colui che deve andare in prigionia,
    andrà in prigionia;
    colui che deve essere ucciso di spada
    di spada sia ucciso.
    In questo sta la costanza e la fede dei santi »
    Invece grazie alle distorisioni delle apparizioni mariane, usate a rinforzo l’una dell’altra in modo spurio, e delle pseudo rivelazioni private con annesse profezie, la gente cristiana reputa avrà ancora parte a questo mondo, capace di poterlo influenzare.
    A ben vedere, anche dove mi punzecchia e riesce con tanta mia misera e vergognosa lacuna, il gioco di Beliar è sopraffino ma infondo infatti monotono.
    Infondo l’intesa con i russi, come Cuba ha testimoniato fra Francesco e l’agente Kgb Kirill è plausibile in quanto essi sono comunque altamente occidentalizzati da molto tempo, amici dei gesuiti, con collegamenti con l’ordine di malta pur irregolari, comunque in contatto con Londra, ugualmente annebiati da un occultismo latente, infiltrati anch’essi dai seguaci di Jacob Frank…mmhhh….qualcosa non torna.
    E la guerra in Ucraina è, seguendo entrambe le narrative che si autoescludono, ugualmente ridicola come la situazione in Giordania marittima, a peggiorare strazio e dolore di chi la subisce ed ugualmente rimane irretito poiché coinvolto.
    Si, disinteressiamocene, ma non era il mio giudizio importante ed il tuo è ribadito, coerente e congruo con la visione che sai io non giustifico.
    Ma non và.
    Non và proprio…sò tutti dischi rotti…

    • La moltitudine danna l’individuo.
      L’individuo salva la moltitudine.
      Ergo, Dio condanna la moltitudine e gli individui che ne fanno parte, ma glorifica l’individuo che la salva.
      In questo senso non ce ne deve calare niente di chi è già dannato dalla moltitudine chè già subisce l’ira di Dio.
      Piuttosto, dobbiamo lasciarci salvare dall’individuo che Dio glorifica misericordiosamente.
      Ottimo il tuo richiamo dell’Apocalisse.
      In Pace

      • Anche per noi valga il monito ad Ezechiele la sentinella…certo. Mi abbatto con troppa facilità a ben pensarci, che infondo, ammetto, è un incipit di tradimento.

        Una buona giornata e porti DIO chiarezza in questa confusione ecclesiale:

        « Il mio cuore esulta nel Signore,
        la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio.
        Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
        perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
        Non c’è santo come il Signore,
        non c’è rocca come il nostro Dio.
        Non moltiplicate i discorsi superbi,
        dalla vostra bocca non esca arroganza;
        perché il Signore è il Dio che sa tutto
        e le sue opere sono rette.
        L’arco dei forti s’è spezzato,
        ma i deboli sono rivestiti di vigore.
        I sazi sono andati a giornata per un pane,
        mentre gli affamati han cessato di faticare.
        La sterile ha partorito sette volte
        e la ricca di figli è sfiorita.
        Il Signore fa morire e fa vivere,
        scendere agli inferi e risalire.
        Il Signore rende povero e arricchisce,
        abbassa ed esalta.
        Solleva dalla polvere il misero,
        innalza il povero dalle immondizie,
        per farli sedere insieme con i capi del popolo
        e assegnar loro un seggio di gloria.
        Perché al Signore appartengono i cardini della terra
        e su di essi fa poggiare il mondo.
        Sui passi dei giusti Egli veglia,
        ma gli empi svaniscono nelle tenebre.
        Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza.
        Il Signore… saranno abbattuti i suoi avversari!
        L’Altissimo tuonerà dal cielo.
        Il Signore giudicherà gli estremi confini della
        terra; darà forza al suo re
        ed eleverà la potenza del suo Messia »

        • Condivido tutto.
          In Pace

          • Che je dici a quello che semina? In acqua, strada, aria, roccia, rovi, strada e buona disposizione, è generoso.
            Je vùoi ddi che è stronzo?
            Personalmente, la tendenza la ho.
            Ma come Iddio innalza od abbassa d’improvviso, tal cosa è comunitaria ergo servizio.
            Per quanto mi riguarda vorrei morire adesso perché nel non serviam rinchiudo il dolore e la paura della vita absolutizzerei il secondo disperso e dubbioso, la morte ossia “lo stallo contemplante il mondano vuoto”.
            A Chi non riguarda sta cazzo de robba? Fregnacce a scusà la realtà ch ti ammorba?
            Gesù Salvatore compì iniziazione al di sopra, scendendo assecondò.
            Non c’è salvezza oltre la croce, non c’è beatitudine al di fuori della nobile ricerca del giusto, del buono, del valido-vero.

            • Matteo 24: 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
              Non c’è ingiustizia salvo se ci fosse un diritto a essere lasciato o ad essere portato via: ma questo non esiste.
              Colui che semina è sempre grazioso in quanto liberamente da e riprende: ma al banchetto bisogna pur sempre vestirsi con decenza per rispettarLo.
              In Pace

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