Analetti (I)

 La perfetta manifestazione dell’amore è il rispetto


La parfaite manifestation de l’amour est le respect


The perfect manifestation of love is respect



Categories: Aforismi, For Men Only, Neo-Confucianism, Simon de Cyrène, Sproloqui

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9 replies

  1. La perfetta manifestazione del tuo percorso interiore dalla modalità razionalista occidentale a quella sensitiva orientale (e mi si perdoni la brutalità della sintesi) è il passaggio dalla prosa all’Haiku.
    E questo, se da un lato mi porta malinconia, dall’altro nè mi sorprende nè mi rattrista.
    Grazie Simon!

    • Quello che ho capito:
      Simon abbandona la razionalità occidentale per approdare all’orientalismo.

      Sicuramente ho capito male malissimo

      • LOL. Sì, capito malissimo.
        Analogicamente, sarebbe come se decidessimo di concepire un mondo ondulatorio in quanto contraddizione del mondo corporale: non va.
        In Pace

    • Più che altro, analogicamente, questo “percorso” sarebbe come andar parlare o pensare dalle nostre lingue indo-europee occidentali, per approdare a quel che direi e penserei in coreano: il discorso è completamente espletato in sè stesso oppure è comprensibile pienamente in un più ampio contesto anche meta-linguistico?
      mmmm
      In Pace

      • Comandamento 1: DIO sopra ogni realtà

        Secondo 2: Il prossimo ( come sé )

        Ma il comandamento NUOVO: “amatevi come io vi ho ho amato”= …dunque….”Non c’è cì+ amore più grande che dare la vita per gli amici di DIO” perché DIO stesso, sottopostosi a Sé, è morto.
        E’ morto.
        Non puoi avé sofferrto più del MORTO…ch è Vita, Via , e Valida Verità. Logos incarnato, persona che concede a noi il divino ineludibile e senza ombra mantenendo la distinzione dei 3—rispetto a te e ni tutti.
        Grande e notevole è il nostro DIO, degno e piissimo, eccelso al di sopra di ogni nostro ossequio e lode.
        Se becchi chi te dice: ” dobbiamo adorare Iddio mejo” mànnalo affanculo, staccé, perché Giovanni ha scritto : – Se uno dice: Io amo Dio; ma poi odia suo fratello, è bugiardo. Infatti se uno non ama il prossimo che si vede, non può amare Dio che non si vede.Ma il comandamento che Dio ci ha dato è questo: chi ama Dio deve amare anche i fratelli -.
        AO.
        Adorare ed ornare l’Iddio non vale e misura niente. il fratello e la sorella DIO stesso ha detto valgono più di Loro 3 tanto c’è morto il Figlio, si nun capisci e cogli sei solo n’eretico.
        Sti cazzi de DIO.
        A-ssisto ma un zò si Sesto, me spieko.

        • Daouda, se tu potessi evitare la volgarità in questo sito te ne sarei gratissimo, perché codesta ti rende, ai miei orecchi, pressocché inaudibile.
          Da quel che cavo da quel che hai scritto, posso solo dirti (1) che è amore vero non seguire il peccatore nel suo peccato, come minimo perché ciô non aggiunge alla sua colpevolezza e al giudizio che lo dannerà anche il fatto che sei cascato con lui; (2) che il solo amore vero che puoi testimoniare al peccatore è quello di Dio nella tua vita e di cui non hai merito alcuno visto che è di Dio e non tuo.
          In Pace

      • Un discorso non è mai comprensibile pienamente. Né chi lo ascolta può sapere e sentire tutto quello che chi lo pronuncia va dicendo con tutto sè stesso, né viceversa chi parla può sapere cosa sentirà chi ascolta. E’ proprio un limite gnoseologico che ritengo assolutamente impossibile da valicare. Non solo perché un uomo non è mai completamente conscio di chi gli sta davanti – con il suo sentire, il suo vissuto, il suo background – ma nemmeno comprende perfettamente quello che è lui, il suo vissuto, il suo background e quello che sente.
        Messa cosi in effetti il fatto stesso che fra uomini ci si riesca ad intendere con un dialogo è già un mezzo miracolo di sintesi simbolica e empatia mistica eheh

        • In un certo senso, e per certi versi, il coreano, che sto studiando seriamente per davvero, porta nella sua struttura grammaticale stessa l’insieme delle relazioni tra locutore ed interlocutore, tra locutore e le persone di cui si parla, tra l’interlocutore e queste persone, come anche tra queste persone tra di loro. In questo il coreano è analogo al giapponese. Ma questo anche mostra che la semantica del discorso non è rinchiuso nella sua alveola linguistica ma include il suo contesto: niente di ciò è fattibile nelle nostre lingue indo-europee senza appesantimenti eccessivi e continui. In altre parole, il contesto , esplicito o implicito, e le relazioni che lo sottengono sono espresse: il che sembra dare un’impressione di fluidità semantica che mai avremmo dalle parti nostre. In realtà, questa oggettiva libertà si poggia su una struttura gerarchica multidimensionale ben capita e tutt’altro che evanescente.
          Questa è la ragione che fa sì che una filosofia di vita come il neo-confucianesimo sia uno sguardo, certo complementare, ma non in opposizione frontale con affermazioni categoriche nella logica occidentale.
          Almeno è quel che ne ricavo per ora nella mia ricerca personale.
          Peraltro, il linguaggio occidentale classico è divenuto inaudibile in quanto distorto, invertito e corrotto: fare appello a concetti provenienti da altre culture dovrebbe aiutare a far scaturire nuove vie per concepire e vivere umanamente e, soprattutto, cristianamente.
          In Pace

          • Ti capisco eccome. Per me è come fare un tuffo nel passato, quando leggevo solo poesie. E a ben pensarci, in un certo senso, il linguaggio poetico è l’avvio della strada che tu mi pare indichi.
            A tempo perso (3 giorni al mese e dalle 2 alle 3 di notte ahah) sto giocando a Ghost of Tsushima, un videogame straordinario che ti permette – fra le mille cose che devi fare per battere i mongoli in terra giapponese – anche di fermarti a contemplare il panorama (grandioso) e comporre haiku.
            Come dire che c’è sempre tempo per il meta-linguismo. Anche in un “linguaggio” come quello videoludico.

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