
Une traduction en français suit à la fin du texte italien
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Aggiornamento 22.07.2024: Come previsto il Santo Padre si attacca alla sola istituzione di formazione di preti, quella la più grande di Francia con cento e più seminaristi, la Communauté St Martin. Fin dalla fondazione avevano cercato di celebrare la messa di Paolo VI con uno spirito di continuità con la Messa Autentica, ma questo è troppo per una Curia Vaticana che cerca di cancellare tutti gli insegnamenti del Cristo e degli Apostoli dalla liturgia. L’attacco è portato al fondatore decesso 19 anni fa ma è sufficiente per far dire al responsabile attuale, sempre preoccupato a realizzare un allineamento copn la chiesa bergogliana :“All’inizio di luglio, il Dicastero per il Clero ha nominato due assistenti apostolici per accompagnare la comunità dei sacerdoti in una serie di riforme.” Questo dimostra quanto la proposta di Enrico e Luigi su MIL non facesse senso, in questo can con il punto 4 qui sotto
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Nel blog Messainlatino Enrico ha fatto una proposta direttamente leggibile QUI.
È stato l’occasione per me di proporre due commenti che ritengo abbastanza pertinenti da riprodurre sul nostro sito in quanto mi permettono di esprimere chiramente un punto di vista fedelmente cattolico che è stato il mio dal luiglio 2021.
PRIMO COMMENTO
Carissimi Enrico e Luigi,
lo spazio commenti, in generale, obbliga all’estrema concisione con l’ovvia conseguenza di dover far a meno delle dovute sfumature assolutamente necessarie quando trattasi di soggetti che necessitano bel altra sofisticazione. Me ne scuso di avanzo.
Onestamente, fino a metà 2021 cioè ancora durante l’era S.P., sarei stato intellettualmente interessato e estremamente motivato dalla vostra proposta come essendo una via in linea con l’intenzione di Papa Benedetto XVI e dei Papi a lui precedenti.
Altrettanto onestamente dobbiamo riconoscere che con la pubblicazione di T.C. questo percorso non è più udibile né percorribile: come ben ha notato P. Lanzetta, T.C. segna una cesura formale tra il messale paolino e la liturgia cattolica autentica.
Mentre prima di TC, nella mens di tutti i papi, vi era presupposta a priori una continuità organica perlomeno diacronica tra il nuovo messale ed i suoi predecessori sui piani della Fede (dottrina, lex credendi) e della Carità (azione liturgica, lex orandi) che ne fondava e giustificava la legittimità (la Chiesa non può essere ontologicamente in contraddizione con Se Stessa), dopo luglio 2021 e T.C. il messale paolino`stato formalmente dichiarato una realtà a se stante con una pontificia perfettamente assunta soluzione di continuità con il Rito Romano Autentico.
Non solo, ma mentre per decenni i Sommi Pontefici si sono sempre sforzati di garantire che tale soluzione di continuità non si verifichi per garantire un’armonia tra la lex orandi e la lex credendi, il Sommo Pontefice attuale ha dichiarato proprio nell’Art.1 di T.C. che la sola lex orandi è ormai quella dei libri di Paolo VI e che, oramai, è la lex credendi ad essa connessa che vi esprime la nuova bussola della fede di chi la segue e celebra. Cioè non è più la Fede e la Carità che ci sono state trasmesse in modo incarnato, cioè storico da duemila anni, che fondano la liturgia e la dottrina della Chiesa, ma il nuovo messale, creato in modo astratto, a tavolino, che, tale novella pietra di paragone, giudica della bontà o no della Fede e della Carità tramandataci con la Tradizione incarnata dal Corpo di Cristo lungo i secoli.
La teologia espressa dalla messa paolina secondo la mens di Papa Francesco in T.C. è dunque una teologia che non vuole, né ormai può più sul piano formale, esprimere la Fede e la Carità di duemila anni di ininterrotto cattolicesimo.
La realtà è che chi celebra la messa secondo il rito paolino nello spirito della T.C. di Papa Francesco si distacca materialiter, ma sicuramente, dalla Fede della Sola e Unica Chiesa Cattolica che ci è stata trasmessa dal Cristo e dai tempi degli Apostoli: ed infatti basta vedere tutte le dottrine eretiche sul piano materiale e a volte formale, alcune volte addirittura apostatiche che professano i chierici “maistream” che celebrano tale messa e questo fino ai più altri scranni.
Ecco, perché, in due parole, non penso che la vostra proposta sia ricevibile né dai Prof Grillo di turno, né da chi vive intimamente e profondamente della Fede cattolica nella Sua autenticità e Incarnazione storica: in realtà non siamo neanche più sicuri che il messale paolino, almeno formalmente, veicoli la Fede cattolica autenticamente e non è perché si creerebbe l’ennesima versione del poliedrico rito paolin che questa versione esprimerebbe la lex credendi della Chiesa cattolica. Almeno non finché tale T.C. non sia formalmente abrogata, riconosciuta come avente uno spirito scismatico e finché non si reintegrerà il messale paolino nella continuità della Santa Tradizione.
Grazie per avermi permesso di esprimermi.
In Pace
SECONDO COMMENTO
L’intervento dell’anonimo del 2 luglio alle 10:44 mi fa pensare ad un esempio concreto in supporto alla mia riflessione più sopra.
(1) Per chi partecipa/celebra alla Santa Messa Cattolica Autentica, il Padre Nostro detto in latino esprime il concetto del “Ne nos inducas in tentationem”, dove l'”inducas” in questione è perfettamente conforme all’originale greco, ed esprime quindi una realtà insegnataci da Gesù, non solo in questa preghiera, ma anche nella Sua vita terrena ad esempio quando fu condotto nel deserto dallo Spirito proprio per essere tentato ben tre volte. Questo è anche il sostrato dell’insegnamento cattolico di e da duemila anni e cioè che siamo stati creati da Dio per essere sottoposti alla Prova, perché è solamente quando provati con successo che siamo di Cristo come ci ricorda anche l’Apocalisse.
(2) Nel nuovo rito paolino la traduzione di questo passo cambia asseconda i paesi e le lingue ma sempre vi si rifiuta la semplice e verace traduzione di “indurre” con altre circonlocuzioni che se non in vera opposizione frontale con il “non inducas” dicono ben altre cose e la ragione che ne è data dagli episcopi di non tradurre fedelmente il significato di “induzione” è un discorso teologico moltro umano che è quello di dire che Dio non può volere il nostro male e quindi non ci può indurre in tentazione. Voleva quindi Dio il male di Gesù? O vuole Dio il nostro male creandoci e mettendoci alla Prova? Cos’è questo costrutto teologico molto umano che pretende correggere non solo le parole di Gesù, ma il significato proprio della Sua Vita e Morte e Resurrezione, come anche quello delle nostre vite terrene cristiane?
Infatti chi prega secondo questa formula (nuova lex orandi) ne dimentica all’uso la Fede che la Chiesa ci ha insegnato e cioè che il Cristo e noi e anche la Chiesa siamo proprio indotti in tentazione per volontà di Dio, ma non senza il commensurato aiuto di Dio, e sempre per il nostro Bene. È uno dei numerosi misteri della nostra Fede cattolica.
(3) Il problema del’art.1 di TC è che “sacralizza” questa versione distorta del Padre Nostro e di tutta la teologia che la supporta, nonché anche sfigurata del Vangelo e della Bibbia i quali ci mostrano una successione di prove imposte o permesse da Dio secondo i casi affinché Lui sia scelto e cioè scelto per Amore ad opera dello Spirito Santo. Rompendo questo legame formale tra la lex orandi paolina con la lex orandi autentica della Chiesa non si capisce neanche più perché Cristo aveva da morire in Croce e Risuscitare, né perché ci sarebbero persone che si dannano o si salvano e si finisce per dissacrare e matrimonio e sessualità veramente umana. Siamo quindi in presenza di una realtà che è scismatica rispetto alla Chiesa cattolica anche se formalmente/canonicamente/apparentemente sembrerebbe ancora essere la stessa Chiesa mentre non ne è più che un avatar sfigurato.
(4) Ecco perché aggiungere un’opzione particolare al messale paolino che permetterebbe de facto una celebrazione rassomigliante al Messale Cattolico Autentico non solverebbe il problema di fondo e cioè che siamo con il messale paolino nella versione di TC in un contesto di una fede che di cattolico ha solo la maschera e l’etichetta per il più grande dànno delle rane che vi si fanno bollire senza neanche rendersene conto.
In Pace
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Mise à jour du 22/07/2024 : Comme prévu, le Saint-Père s’en prend maintenant à la seule institution de formation des prêtres, la plus grande de France avec plus de cent séminaristes, la Communauté St Martin. Depuis sa fondation, ils avaient cherché à célébrer la messe de Paul VI dans un esprit de continuité avec la Messe Authentique, mais c’est trop pour une Curie vaticane qui cherche à effacer tous les enseignements du Christ et des Apôtres de la liturgie. L’attaque est dirigée contre le fondateur décédé il y a 19 ans, mais cela suffit à faire dire au responsable actuel, toujours préoccupé par un alignement avec l’Église bergoglienne : “Au début du mois de juillet, le Dicastère pour le Clergé a nommé deux assistants apostoliques pour accompagner la communauté des prêtres dans une série de réformes“. Cela démontre à quel point la proposition d’Enrico et Luigi sur MIL n’avait pas de sens, dans ce contexte avec le point 4 ci-dessous
Dans le blog Messainlatino, Enrico a fait une proposition directement lisible ICI.
Cela m’a donné l’occasion de proposer deux commentaires que je considère assez pertinents pour être reproduits sur notre site, car ils me permettent d’exprimer clairement un point de vue fidèlement catholique qui a été le mien depuis juillet 2021.
PREMIER COMMENTAIRE
Chers Enrico et Luigi,
l’espace commentaire, en général, oblige à être extrêmement concis, avec pour conséquence évidente de devoir se passer des nuances nécessaires lorsque l’on traite de sujets qui demandent une tout autre sophistication. Je m’excuse d’avance.
Honnêtement, jusqu’à la mi-2021, c’est-à-dire jusqu’à l’ère S.P., j’aurais été intellectuellement intéressé et extrêmement motivé par votre proposition, car cela allait dans le sens de l’intention du pape Benoît XVI et des papes précédents.
De façon tout aussi honnête, nous devons reconnaître qu’avec la publication de T.C., cette voie n’est plus audible ni praticable : comme l’a remarqué à juste titre P. Lanzetta, T.C. marque une coupure formelle entre le missel paulinien et l’authentique liturgie catholique.
Alors qu’avant T.C., sous tous les papes, il était implicitement supposé qu’il y avait une continuité organique, au moins diachronique, entre le nouveau missel et ses prédécesseurs sur les plans de la Foi (doctrine, lex credendi) et de la Charité (action liturgique, lex orandi) qui fondait et justifiait sa légitimité (l’Église ne peut pas être ontologiquement en contradiction avec elle-même), après juillet 2021 et T.C., le missel paulinien a été formellement déclaré comme une réalité distincte avec une coupure parfaitement assumée par rapport au Rite Romain Authentique.
Non seulement, mais alors que pendant des décennies, les Souverains Pontifes se sont toujours efforcés de garantir que cette coupure de continuité ne se produise pas pour assurer une harmonie entre la lex orandi et la lex credendi, l’actuel Souverain Pontife a déclaré dans l’Art.1 de T.C. que la seule lex orandi est maintenant celle des livres de Paul VI, et que c’est maintenant la lex credendi qui y est associée qui exprime le nouveau compas de la foi de celui qui la suit et la célèbre. Autrement dit, ce ne sont plus la Foi et la Charité qui nous ont été transmises de manière incarnée, c’est-à-dire historique depuis deux mille ans, qui fondent la liturgie et la doctrine de l’Église, mais le nouveau missel, créé de manière abstraite, de toutes pièces, qui, en tant que nouveau critère, juge de la qualité de la Foi et de la Charité qui nous ont été transmises par la Tradition incarnée du Corps du Christ à travers les siècles.
La théologie exprimée par la messe paulinienne selon la pensée du Pape François dans T.C. est donc une théologie qui ne veut plus, ni même ne peut plus sur le plan formel, exprimer la Foi et la Charité de deux mille ans de catholicisme ininterrompu.
La réalité est que celui qui célèbre la messe selon le rite paulinien dans l’esprit de T.C. du Pape François se détache matériellement, mais certainement, de la Foi de la seule et unique Église Catholique qui nous a été transmise par le Christ et depuis les temps des Apôtres : il suffit de voir toutes les doctrines hérétiques sur le plan matériel et parfois formel, parfois même apostatiques, professées par les clercs “mainstream” qui célèbrent cette messe, et ce jusqu’aux plus hautes fonctions ecclésiastiques.
C’est pourquoi, en deux mots, je ne pense pas que votre proposition soit recevable ni par les professeurs Grillo du moment, ni par ceux qui vivent intimement et profondément la Foi catholique dans son authenticité et son incarnation historique : en réalité, nous ne sommes même plus sûrs que le missel paulinien, au moins formellement, véhicule authentiquement la Foi catholique, et ce n’est pas parce qu’il créerait une énième version du polyèdre du rite paulinien que cette version exprimerait la lex credendi de l’Église catholique. Du moins pas tant que cette T.C. ne soit pas formellement abrogée, reconnue comme ayant un esprit schismatique, et que le missel paulinien ne soit pas réintégré dans la continuité de la Sainte Tradition.
Merci de m’avoir permis de m’exprimer.
DEUXIÈME COMMENTAIRE
L’intervention de l’anonyme du 2 juillet à 10h44 me fait penser à un exemple concret pour appuyer ma réflexion ci-dessus.
(1) Pour ceux qui participent/célèbrent la Sainte Messe Catholique Authentique, le Notre Père dit en latin exprime le concept de “Ne nos inducas in tentationem“, où “inducas” en question est parfaitement conforme au grec original, et exprime donc une réalité enseignée par Jésus, non seulement dans cette prière, mais aussi dans Sa vie terrestre, par exemple lorsqu’Il fut conduit dans le désert par l’Esprit pour être tenté à trois reprises. C’est aussi le substrat de l’enseignement catholique depuis deux mille ans, à savoir que nous avons été créés par Dieu pour être soumis à l’Épreuve, car ce n’est que lorsque nous sommes testés avec succès que nous appartenons au Christ, comme nous le rappelle également l’Apocalypse.
(2) Dans le nouveau rite paulinien, la traduction de ce passage varie selon les pays et les langues, mais elle refuse toujours la traduction simple et véridique de “induire” par d’autres circonlocutions qui, si elles ne sont pas en opposition frontale avec le “non inducas”, disent bien d’autres choses, et la raison donnée par les évêques de ne pas traduire fidèlement le sens de “l’induction” est un discours théologique très humain qui consiste à dire que Dieu ne peut pas vouloir notre mal et donc ne peut pas nous induire en tentation. Dieu voulait-il le mal de Jésus ? Ou Dieu veut-il notre mal en nous créant et en nous mettant à l’Épreuve ? Qu’est-ce que ce construct théologique très humain qui prétend corriger non seulement les paroles de Jésus, mais aussi la signification de Sa Vie, de Sa Mort et de Sa Résurrection, ainsi que celle de nos vies terrestres chrétiennes ?
En fait, celui qui prie selon cette formule (nouvelle lex orandi) oublie l’enseignement que l’Église nous a donné, à savoir que le Christ, nous-mêmes et aussi l’Église sommes conduits en tentation par la volonté de Dieu, mais pas sans l’aide proportionnée de Dieu, et toujours pour notre bien. C’est l’un des nombreux mystères de notre Foi catholique.
(3) Le problème de l’art.1 de T.C. est qu’il “sacralise” cette version déformée du Notre Père et toute la théologie qui la soutient, ainsi que la distorsion même de l’Évangile et de la Bible, qui nous montrent une suite d’épreuves imposées ou permises par Dieu selon les cas, afin qu’Il soit choisi, c’est-à-dire choisi par Amour par l’Œuvre du Saint-Esprit. En rompant ce lien formel entre la lex orandi paulinienne et la lex orandi authentique de l’Église, on ne comprend même plus pourquoi le Christ devait mourir en Croix et Ressusciter, ni pourquoi il y aurait des personnes qui se condamnent ou se sauvent, et on en arrive à profaner le mariage et la sexualité vraiment humaine. Nous sommes donc en présence d’une réalité qui est schismatique par rapport à l’Église catholique, même si formellement/canoniquement/apparemment elle semble toujours être la même Église alors qu’elle n’est plus qu’un avatar défiguré.
(4) C’est pourquoi ajouter une option particulière au missel paulinien qui permettrait de facto une célébration ressemblant à la Messe Catholique Authentique ne résoudrait pas le problème de fond, à savoir que nous sommes avec le missel paulinien dans la version de T.C. dans un contexte d’une foi qui, de catholique, n’a que le masque et l’étiquette, pour le plus grand préjudice de ceux qui y croient sans même s’en rendre compte.
In Pace
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Grazie Simon di questi tuoi commenti riportati che dimostrano che il tuo animo è combattivo, presente, sempre in fieri (al di là delle questioni sollevate, spesso già qui trattate).
Quanto a me, è un periodo full nonostante l’estate. E devo ancora capire se lo è per necessità, per dovere o per errore personale di prospettiva (che mi fa vedere tutto grande il doppio di quello che è).
Ma non demordo nelle intenzioni che ci eravamo prefissati. (Me) lo scrivo anche qui.
Ho un progettone di lettura del cattolicesimo da cattolico che utilizza concetti neo-confuciani, per provare ad uscire dall’uso dei concetti occidentali rimasticati e quindi malcapiti dai nostri contemporanei.
Ho un pò la sindrome della pagina bianca per ora: se e quando Dio lo vorrà, la vincerò.
In Pace
molto interessante, complimenti anticipati almeno per l’illuminato intento. Al di là di tutto, sursum corda.
WOW!
Ma infatti non esiste la forma straordinaria. Fu Benedetto XVI a sbagliare, forse ( forse ) con buone intenzioni, ma il risultato si è visto e d’altronde la SP ha in sé aneliti non tanto nostalgici quanto umanistici. Non posso esistere due riti paralleli, uno è la lex orandi attualmente statuita che sostituisce la precedente già da Paolo VI con la MR, l’altra è un indulto.
Se sotto Pio V non si fosse usato il suo messale secondo bolla, ma uno antecedente che ne sò il veneziano, si era puniti. Si ricorda che l’indulto continuo ( perpetuo ossia continuo dunque riformabile, come anche poi successo in parti minori, dai pari gerarchi ossia papi successivi ) era per i sacerdoti che potevano non riferirsi al vescovo, non alla liturgia in sè.
Il professor Grillo semplicemente distrugge l’intangibilità liturgica invece e fraintende totalmente l’intervento attivo nei fedeli nella divina liturgia e si fa umanista per un verso contrario.
Ergo tutto quel che hai commentato è irricevibile. Francesco ha esplicitato gli atti di Paolo VI e Giovanni Paolo II, anzi, ha ripristinato in qualche modo la giurisdizione episcopale contro le uscite di qualsivoglia presbitero si alzi la mattina ad esigere richieste la cui unica fondativa fattualità risiederebbe nell’esigere la fedeltà al deposito rituale e ritmico dell’uso liturgico romano.
Tralasciando se Pio X sia considerbile disgiunto dalla fedeltà al depositum fidei ( ad esempio con la sua manomissione del breviario che poi ha permesso l’ulteriore manomissione della divina liturgia romana nel 1920, compresa l’inaugurazione della distorsione del diritto canonico. manomissioni gravi certo minori di una elaborazione ex abrupto della liturgia delle ore e la nuova messa ) , la qual cosa in gravità maggiore riguarda Paolo VI, di cui Francesco è solo conferma.
Reputo toppiate proprio la ratio della questione. Non ci si distacca da un bel niente, se non già quanto ci si distaccò prima in minor grado certo.
Realmente la TC non c’entra nulla se non le parti finali della MR di Paolo VI ( tralasciando che la nuova messa ha preso pieghe contraddittori con le sue stesse statuizioni ) e l’indultismo di Giovanni Paolo II.
Volete ancora creare una santa messa nuova con nuovi calendari? Non serviva nulla di tutto quel che è accaduto da fine 1800 in poi grazie al fraintendimento del nefando concilio vaticano I irregolarmente chiuso.
La santa messa paolina ma anche la santa messa del 62 per quanto riguarda la giurisdizione liturgica seguente Roma non hanno una regolarità fedele alla Chiesa.
E’ più semplice. Ma la Chiesa ancora c’è sia a Roma, che negli altri usi liturgici.
p.s. che ordini religiosi abbiano un uso differente dal resto della giurisdizione di riferimento in sé è già eresia, siano domenicani, francescani, o cosa, sempre che giust’appunto non abbiano alcun rapporto col vescovo locale, altra completa negazione dei canoni dei primi secoli.
Sta scritto:
« 23 – Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane
24 – e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me.
25 – Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me.
26 – Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
27 – Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
28 – Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice;
29 – perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. » (1Cor11.23-29)
La lettera paolina distingue chiaramente ciò che nella Santa Messa spetta:
– al sacerdote celebrante in « Persana Cristi » (pronunciare le parole della Consacrazione),
– al sacerdote celebrante, posto che sia l’unico presente, ed a tutti gli altri eventuali fedeli presenti alla Santa Messa (istruirsi sulla vita, gli insegnamenti, le azioni, la morte, la risurrezione e le promesse di Cristo, per poterlo poi annunciare sia con le parole che con le opere; esaminarsi per stabilire, ed eventualmente porvi rimedio, al fine di essere degni di poter mangiare quel Pane e bere quel Vino consci che quello è veramente il Corpo ed il Sangue di Cristo).
Lo scritto sopra riportato ci specifica cos’è, in sostanza, quello che noi oggi chiamiamo « Santa Messa », ed il Catechismo S. Pio X ai n° 655 e 656 così esplicita: « Il sacrificio della Messa è sostanzialmente il medesimo della Croce in quanto lo stesso Gesù Cristo, che si è offerto sopra la Croce, è quello che si offre per mano dei sacerdoti, suoi ministri, sui nostri altari; ma in quanto al modo con cui viene offerto il sacrificio della Messa differisce dal sacrificio della Croce… perché Gesù Cristo sulla Croce si offrì spargendo il suo sangue e meritando per noi; invece sugli altari Egli si sacrifica senza spargimento di sangue e ci applica i frutti della sua Passione e Morte. »
Prima del CVII era conoscenza comune dei cattolici che l’obbligo del precetto festivo era soddisfatto anche dalla sola presenza alla consacrazione (sorvoliamo sulle presunte « furberie » di di chi presenziava alla Santa Messa dal credo al Padre Nostro o addirittura dal suono del campanello che segnalava l’inizio della Consacrazione a quello che ne segnalava la fine).
Quando assisto oggi alle cosiddette messe papali e vedo che presiede, spesso molto sciattamente, a tutti i riti di contorno mentre delega ad altri la Consacrazione, mi domando se il nostro papa Francesco sia a conoscenza che l’essenza della Santa Messa è la proprio l’azione della Consacrazione Eucaristica.
Lorenzo, Vi sono anche i riti ortodossi pur sempre validi, ai quali non si partecipa attivamente nemmai vi si comunica in quanto celebranti una lex credendi scismatica ed eretica: chiaramente l’analogo alla situazione del clero che segue l’art. 1 di TC.
In Pace
Quando De Donatis era vicario di Roma, celebrando lui la consacrazione di presbiteri e diaconi, nella polemica fra i beoti divisi fra BXVI e F, io in fin fine scherzavo che il Papa fosse lui. Scrivo di lui giacché chi ci sia ora non lo so.
Io posso solo ribadire a Simon che l’articolo 1 di TC in sè implicitamente c’è stato ab inizio del novus ordo missae e che la sua cosmesi teologica è infattuale ed illogica ossia contro Dio.
Poi per carità, a quanto pare nei primi secoli avevano già le rubriche, altari, inni. Chiaramente non defalco né nego né riduco la liturgia apocalittica su cui hai scritto un bell’articolo ed a cui ogni divina liturgia è fedele nel suo impianto solo vorrei capire cosa ci sia di differente a livello giuridico fra Pio V e Paolo VI ( ergo Giovanni Paolo II indultista e Francesco esplicitatore ) , mentre appare evidente che da Pio X a Paolo VI abbiamo degli emeriti innovatori manomissori che disprezzano il deposito liturgico e la consegna apostolica.
Come vedi, obiettività in atto, il tuo restringimento oltre che illogico ed infattuale è difatti fazioso ed è oltremodo triste e dà collera che tu ti riduca così ripetendo come un disco rotto la solita solfa che mi obbliga a risponderti ugualmente ribadendo lo stesso, rendendo il tutto alquanto inutile oltre che ridicolo tant’è che non volevo scrivere ma non ce la facevo.
I riti ortodossi possono essere anche scismatici ed eretici, eppure conservano la centralità della Consacrazione Eucaristica fatta dal sacerdote. I fanatici del novus ordo vorrebbero invece introdurre l’aberrazione teologica che la Consacrazione è fatta dal sacerdote unito al popolo: un sacerdote da solo può celebrare validamente la Santa Messa; un miliardo di fedeli riuniti che pronunciano le parole della consacrazione non trasustanzieranno mai il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Le attuali modifiche alla celebrazione della Santa Messa di sempre vorrebbero introdurre il concetto pseudo teologico che il sacerdote presiede semplicemente il popolo che celebra.
Concordo teco, Lorenzo.
È una forma rituale, ormai a sé stante da TC e quindi non più leggibile a ragione della Tradizione liturgica e « corriggibile » almeno potenzialmente: è, ormai,una realtà non cattolica per pontificia affermazione.
Ad ogni modo, sul piano pratico etico, da evitare e da far evitare a coloro di cui siamo in carica: ne va della salus delle anime.
In Pace
L’attuatore è il Cristo che ha necessitá dell’ordine come dell’intenzionalitá ecclesiale. Non basta manco il sacerdote, che in sè non consacra nulla
Ad ogni modo uno non va (e non vi manda coloro di cui è in carica) a liturgie la cui lex credendi non sia chiaramente cattolica, ove siano insegnate cose all’opposto di quel che è stato insegnato da 2000 anni: senza la retta Fede non ci si salva.
Anche se valide, non è moralmente lecito partecipare a liturgie scismatiche (ortodosse o sedevacantiste o, all’opposto, secondo l’art.1 diTC), o eretiche ( quando le dottrine insegnate sono fabulazioni di chierici e laici), o apostatiche e bestemmiatrici.
In queste materie ci vuole anche un pò di semplice buon senso umano.
In Pace
Guarda Simon in questo senso la santa messa con il novus ordo per metà delle volte, già prima, a livello statistico era da evitare.
Io ho compreso cosa intendi ma non posso non implorarti di vederne l’illogicità giacché già accaduto. Francesco e Viganò stanno solo a spartisse la torta, e non ci dobbiamo cascare.
Non avrai mai compreso cosa intendo finché non avrai percepito l’ontologica, logica e intenzionale differenza tra far evolvere un corpo umano lungo la sua vita con attività fisiche e psichiche, o a volte, con processi medici, chirurgici, o addirittura protesi, sedie a rotelle, lettini da ospedale oppure affermare ed imporre che sia un uomo con le protesi e le sedie a rotelle la nuova definizione di corpo umano.
È la stessa differenza che tra curare e far accanimento terapeutico e dichiarare quest’ultimo lo standard della cura medica.
Oppure apprezzare al suo giusto valore l’evoluzione scientifica o considerare che essa va da essere valutata al metro del transumanesimo.
Una cosa considerare il messale di Paolo VI una realtà da guardare, e potenzialmente correggere o migliorare, in connessione con la Liturgia della Chiesa cattolica; un’altra affermare che tale realtà per via delle sue distorsioni non abbia a che fare, anzi, che sia il faro della Tradizione a scapito di Essa.
Finché non avrai profondamente percepito tali cose così ovvie all’uomo spirituale, non potrai mai dire che hai compreso cosa intendo.
In Pace
“Le prescrizioni di questa Costituzione andranno in vigore il 30 novembre del corrente anno, prima Domenica di Avvento.
Quanto abbiamo qui stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido ed efficace, ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere in contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti Apostolici dei Nostri Predecessori e in altre disposizioni. anche degne di particolare menzione e deroga.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 3 aprile 1969, Giovedì Santo, anno sesto del Nostro Pontificato”
e difatti la deroga la hai nell’84 e nell’88 giacché fino ad allora il rito del 62 ( ma tutti i fedeli al deposito liturgico intonso come combatterono Pio X riguardo il breviario ma la stessa comunione frequente, nei decenni successivi rifiutavano le riforme di Pio XII come le rubriche del 1960 per la futura santa messa ed il breviario di Giovanni XXIII ) era illecito, finché non arrivo il fondatore della FSSPX a far vivare tutti sul 62 lasciando il rito romano intonso ai sedevacantisti cripto-guénoniani.
Perché non te la prendi con Benedetto XVI e la sua invenzione incresciosa? Due recitazioni liturgiche parallele con diverso calendario sono insostenibili.
Gli orientali quando hanno un rito straordinario, esso lo sostituisce e supera l’ordinario tralasciando che in ogni caso è un problema di anafore fra l’uso di Crisostomo e quello di Basilio, dove semmai tale reale discrasia si ha nel rito di Giacomo e la liturgia di Gregorio detta dei pre-santificati.
Abbiamo semplicemente due usi in contrasto, uno menomato e l’altro inventato dal nulla, entrambi negletti contro il deposito liturgico romano ma comunque in ogni caso il Mistero è reale ed accade e comunque sia tale situazione non si ha con le altre scuole liturgiche extra-romane od extra-occidentali.
L’articolo 1 ribadisce quello che è stato decretato nel 69 Simon, porca miseria.
Francesco ne dice di corbellerie e ne fa di sciempiaggini, ma le furbate di Benedetto XVI non le vuole vedere nessuno, e figuarsi quelle di Pio X.
Senti Daouda, se non riesci a (o non vuoi) capire l’intrinseca, assoluta differenza tra quel testo di Paolo VI e questo dell’art.1 di TC di Francesco (Art. 1. I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano) malgrado tutte le spiegazioni logiche, analogiche, storiche, fattuali, morali, pedagogiche, spirituali ch eti sono state offerte in questo blog e alle quali non hai MAI risposto, controbattuto, analizzato limitandoti solo a spostare gli argomenti tuoi su lidi che non c’entrano niente, non posso far altro che venire alla conclusione che (1) sia sei scemo, (2) sia sei fissato, (3) sia vivi in una dissonanza cognitiva bestiale, (4) sia sei mentalmente troppo pigro per uscire dal tuo “cocoon” abituale, (5) sia sei in totale malafede, (6) sia sei un troll, (7) sia sei un confuso, (8) sia sei tutt ciò alla volta.
In futuro, sia fai lo sforzo di analizzare quel che ho detto per rispondere punto per punto dove tu non puoi seguire il mio ragionamento, sia non ti pubblico più: a te la libera scelta.
In Pace
E’ ben vero che il primo e principale offerente del sacrificio della santa Messa è Gesù Cristo, ma solo il sacerdote è il ministro che in « Persona Cristi » offre lo stesso sacrificio all’Eterno Padre.
La Consacrazione è pertanto il memoriale, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue.
E’ chiaro ma l’intenzionalità della causa strumentale seconda , libera e razionale, trova realtà nel rimettersi a ciò che la Chiesa dispone e precisa il che implica la necessità biunivoca dell’agire sia in persona Christi sia in persona ecclesiae, con sacramento consacratorio che confermi entrambi i modi.
Laddove chiaramente la Chiesa non è solo la gerarchia ma anche il popolo ( che è costituito da chierici, religiosi e laici ) nel suo insieme.
Non sarebbe mai dovuto esistere il problema della presidenza laddove si riconosca l’alterità fra chi può accedere all’altare e chi no.
Non è che se un sacerdote si sveglia la mattina e celebra sul materassino in mare ( no? ) ha transustanziato alcunché, e non è che ipso facto si compia una messa privata in solitudine si abbia il santissimo sacrificio, forse non vi rendete conto che la situazione descritta da voi è oro rispetto alla gravità reale, e che il vetustismo è esatto compare del modernismo.
Se un sacerdote scomunicato consacra pane e vino per transustanziarle nel Corpo e Sangue di Cristo al fine di vilipendere ed oltraggiare la Santissime Specie in una « messa » satanica, consacra validamente o no?
Per tua informazione: chi presiede e chi consacra possono non essere lo stesso sacerdote.
Che chi presiede e chi consacra non siano lo stesso non dovrebbe essere possibile giacché il presidente è anche il solo che consacra e di solito fu il vescovo per la santa messa avendosi per il resto appunto i presbiteri ( e ciò è indipendente dal fatto che pronuncino o cantino insieme dipendendo dalle zone e gli usi ).
Chiunque, indipendentemente da scomunica, provi a consacrare le sacre specie per transustanziarle a poterle poi offendere non consacra un bel nulla per crasso difetto intenzionale…d’altronde altrimenti, non le rubavano, che ne dici?
https://www.liturgia.it/content/Cerimoniale.pdf
“La Messa presieduta dal Vescovo senza che egli celebri l’Eucarestia” dal n° 175 al n°186: il nostro papa Francesco, però, non rispetta nemmeno le norme stabilite dal « Cerimoniale dei Vescovi » e presiede concelebrando senza tuttavia indossare le vesti liturgiche prescritte… ma lui, con buona pace dei liturgisti, se ne sbatte delle regole e fa quello che gli pare e piace!!!
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https://www.amicidomenicani.it/e-valida-la-messa-celebrata-da-un-prete-scomunicato/#:~:text=Risposta%20del%20sacerdote&text=Un%20sacerdote%20scomunicato%20celebra%20validamente,sacerdotale%20nessuno%20glielo%20pu%C3%B2%20togliere.
Giust’appunto: i riti dei foziani, in assenza di laici, pensa un po’, li considerano illeciti, alcuni pure invalidi.
D’altronde liturgia etimologicamente, dice tutto.