Coronavirus: Icona Del Fracasso Umano Dell'Istituzione Ecclesiale

Emblematica immagine dell’Angelus papale del 15 marzo 2020: il Santo Padre benedice una piazza san Pietro senza un solo gatto. Le riflessioni in questo articoletto del blog non vogliono essere una critica della scelta del pontefice attuale della chiusura della piazza a fini di prevenzione rispetto alla pandemia, anzi, per tagliar corto ad ogni polemica già da adesso direi che ha avuto ragione di farlo e, così, di dare un buon esempio.

Ma ci sono immagini, come questa, e atti dei Sommi Ponteifici, che, spesso, sono profeti, che illustrano nella concretezza, svelandoli a chi è capace di guardare, la gravità di una situazione data. Questa immagine esprime con reale violenza espressiva la relazione tra la la gerarchia della Chiesa cattolica, in quanto istituzione umana, ed il Popolo di Dio della quale Questa è composta.

La Chiesa è un po’ come noi: abbiamo spesso discorsi che non connettono neanche con noi stessi. San Paolo già ce lo ricorda nella sua epistola ai Romani (guarda caso) al capitolo 7. 18Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, 23ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. 24Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato.”

Questo testo si applica perfettamente alla Chiesa cattolica in quanto Corpo Mistico di Cristo: Essa, ispirata dallo Spirito Santo, ha desiderio del bene, vuole il bene, acconsente nel suo intimo alla legge di Dio, con la ragione serve la legge di Dio. Ma nelle Sue membra, la Sua istituzione umana, testa, braccia, gambe, corpo, Essa non ha sempre la capacità di attuare questo bene, ma fa il male che non vuole perché è il peccato che abita in queste membra, contro la legge della ragione e schiave della legge del peccato, e così esse diventano un corpo di morte e servono il peccato. E, aggiungerei, quando la cangrena colpisce un membro, se non si lotta, tutto il corpo ed, infine, la testa stessa, diventa cangrenata e la morte vince.

Possiamo risalire, ovviamente ad Adamo ed Eva ed al peccato originale per spiegare il percome della presente situazione: le radici di ogni situazione peccaminosa trova i suoi antecedenti in quelle radici peccaminose precedenti e così via di seguito; sempre saremo nell’analisi del circostanziale e sempre saremo esposti a una certa forma di disperazione, dove la gente non si prende mai in carica. Non è colpa mia se non ho voluto avere figli mezzo secolo fa, 25 anni fa, oggi, ma colpa delle tasse del governo ladro. Non è colpa mia se negli anni ottanta e novanta ho scelto con i sindacati l’aumento del potere d’acquisto al costo di una creazione di una disoccupazione di massa; la società ci imponeva, me malgrado, di spendere di più, di andare in vacanze, di comprare vestiti alla moda ogni quindici giorni, tutto ciò è colpa del sistema, della cultura che mi faceva pressione. Non è colpa mia se ho scelto di comprare prodotti meno cari prodotti all’estero a costo di perdere industrie nel mio paese, colpa del governo ladro che ci tassa, e se ci tassa sempre di più è perché non abbiamo più nessuna crescita economica e demografica da tassare, colpa del governo, dell’Europa, e così via di seguito. E, soprattutto, non mi sia mai data come causa concreta una di cui io sia la sola radice vera e profonda: infatti, tanto, non ho più la forza di riformarmi a causa di questa società che mi opprime, delle scelte sbagliate altrui, e mai mie, povero derelitto che sono.

Come si è arrivati a questo punto? Come è possibile che la Chiesa in quanto Istituzione abbia totalmente perso rilevanza societale ma anche spirituale? Che siamo arrivati al punto che un Papa benedica le pietre del sagrato della più importante basilica del cattolicesimo all’Angelus? Colpa del Concilio, colpa del Papa San Pio X che ha dato accesso alla comunione “facile” all’inizio del secolo scorso; colpa al Venerabile Pio XII che non ha gestito con forza la crisi dei preti operai; colpa dell’apostasia della maggioranza dei vescovi europei seguiti dai laici troppo felici di buttarsi a cuor perduto nell’ammaliante consumismo e che hanno apostasiato nei fatti rifiutando l’enciclica profetica Humanae Vitae; la colpa all’adorazione della Pachamama e alle sconcezze intellettuali e spirituali della clicca che circonda Papa Francesco. Insomma colpe, colpe, colpe: siamo tutti avvocati del diavolo e perdiamo il nostro tempo a guardare eventi circostanziali, certamente reali, ma che saranno presto rimpiazzati da altri eventi circostanziali. Ed il presente Vescovo di Roma non è esente da questa stessa tentazione, lui che si interessa ad “iniziare processi”, cioè a rimanere nella causalità circostanziale, non dandosi i mezzi intellettuali e spirituali per occuparsi del problema, del vero peccato; ma offrendo soluzioni tecnologiche, come la sua messa via internet, per risolvere le reali problematiche umane concrete, come lo è il non comportarsi come la natura umana e come Dio comanda nella vita sponsale, nel lavoro, nelle relazioni con altrui.

Noi, su Croce-Via, abbiamo un dovere morale, intellettuale e spirituale che ci viene dall’essere battezzati e che fa di noi sacerdoti, re e profeti: quello di guardare alle cause reali, prime, formali, materiali e finali della situazione ontologica nella quale siamo. Solo questo sforzo, questo rifiutare di lasciarsi perdere in un labirinto di cause circostanziali e strumentali ad esse legato, ci può dare una direzione chiara e pratica, salvifica nel suo principio.

L’immagine di una Papa che comunica con il Popolo di Dio via la mediazione di mezzi elettronici, nella sua iconica solitudine tentando di entrare in relazione con tanti altri solitari chiusi in casa, aldilà del fatto che non sia apparentemente possibile fare altrimenti in queste contingenze, esprime secondo me, in modo profetico, il peccato di cui ci parla più sopra San Paolo applicato ai memberi del Corpo della Chiesa: in questo evo, in questo atto della sua esistenza, l’infrastruttura umana della Chiesa cattolica, gerarchia ma anche i fedeli in generale, non realizza e non insegna la non individualità della Salvezza.

Da un punto di vista circostanziale, sono secoli che lo sguardo missionario, l’annuncio stesso del kerygma, si rivolge al solo individuo ed in modo sempre più accentuato generazione dopo generazione: non per niente l’individualismo liberale è figlio del cristianesimo nella sua forma la più radicalmente individualista che è il protestantesimo.

Il Covid19, in questo frangente circostanziale storico, evidenzia in modo eclatante questo stato di cose all’estremo ed indica la fine di questo tipo di cristianesimo: ci si salva da soli, lontano dagli altri, al massimo nel proprio nucleo familiare il più ristretto possibile con i sacerdoti che dicono messe individuali, con un Papa “protagonista” della propria tele-realtà, dove il discorso spirituale è completamente disincarnato dalla realtà concreta dei fedeli che non si possono più raggiungere. Non che si veda come si possa fare altrimenti in questi giorni: giusto questo Covid19 ci svela l’icona della realtà ecclesiale attuale senza make-up, trucco possibile solo quando siamo distratti nel turbine della vita frenetica abituale.

Ma, in realtà, il messaggio centrale il più importante sul piano “Pratico” della Buona Novella, ed in questo radicata nell’Antico Testamento, è che non ci si salva mai da soli, né ci si danna mai da soli. Ontologicamente siamo salvati se, e solo se, siamo trapiantati sulla Vigna di Vita, il Cristo stesso e quindi uniti a tutti coloro che questo trapianto lo hanno fatto. Nessuno si salva da solo, mai, nessuno entrerà nel Paradiso di YHVH stasera, se non assieme al Cristo e a tutti i 144’000 santi dell’Apocalisse. Essere Chiesa è non essere una semplice individualità.

Eppure forza è di constatare che il messaggio che passa alla grande, invece, è quello di salvare se stessi, di andare a comunicarsi anche quando in stato di peccato mortale e di situazione scandalosa, come se il peccato personale anche il più intimo, per non parlare del più pubblico, non incidesse sulla santità stessa del Popolo di Dio: quello che la giustizia ha sempre considerato come suo oggetto fondamentale che è la ricerca del bene comune in quanto tale, è cancellato da una concezione della misericordia espressione del massimo egocentrismo dove ognuno è salvato indipendentemente da quanto abbia partecipato della salvezza altrui nel quadro del bene comune.

Ancora paradigmatico è vedere l’attegiamento asiatico rispetto a questa epidemia e paragonarla a quella dei paesi di eredità giudeo-cristiana: allorché sono popoli, come i nostri, sottomessi al desiderio di possedere, di godere e di dominare, essi accettano che ci sia un bene comune superiore a quello individuale ed il risultato ne è una risposta composta ed ordinata di fronte agli avvenimenti nefasti della vita, il problema non essendo di sapere, in un primo tempo, di chi sia la colpa all’origine di un tale dato frangente, ma è di rispondere a tale frangente. Che contrasto con le risposte caotiche, gli atteggiamenti egocentrati dei nostri paesi occidentali e di quelli che dovrebbero aver ricevuto il meglio della Buona Novella lungo i secoli.

Ma sembrerebbe davvero che questo aspetto essenziale della Buona Novella, “mi salvo assieme agli altri e mi danno assieme agli altri”, non sia stata recepita pienamente in duemila anni di cristianesimo e questo non perché questa dottrina non sia conosciuta, ma perché c’è una scelta fondamentale, una sciocchezza criminale alla radice della civiltà europea: desideriamo salvarci da soli, e se Dio non ci salvasse dopo tutti questi sforzi individuali vani con tutte queste nostre buone intenzioni, allora Egli non sarebbe misericordioso e poco importa la giustizia che premia il bene comune, quello della Citta degli uomini e quello della Città di Dio.

C’è bisogno di una conversione e questa conversione non ha che farsene delle pressioni socio-culturali e delle mode teologiche o dei capricci vescovili: è come il decidere di considerare un recipiente di un litro contenente mezzo litro di liquido mezzo pieno invece di mezzo vuoto. È il decidere che quel che la Chiesa mi dà ad ogni modo, Magistero Autentico, Tradizione, Scritture e Sacramenti con uno sguardo che cerca la Giustizia, cioè sempre e solo il Bene Comune, nel piccolo come nel grande, e girare le spalle ad una concezione falsata del cristianesimo in quanto elogio dell’individuo a sé stante, “poveretto” che la “misericordia” divina salverebbe a scapito suo e del male contro il Bene Comune compiuto.

È un scegliere la Vita sempre ed in qualunque circostanza, senza se e senza ma; è un scegliere un pieno impiego a scapito del potere di acquisto; è un scegliere di non indebitarsi e di gestire il proprio patrimonio per il bene della famiglia e della comunità concreta nella quale si è innescati; è un concentrarsi sul creare il proprio valore aggiunto nel piccolo come nel grande, nel fare la propria pizza a mano a casa, o nel creare la propria impresa; è assicurarsi di agire il più santamente possibile per indurre altrui alla conversione reale e concreta; è accompagnarsi gli uni e gli altri sul cammino della Salvezza, visto che è solo nella Chiesa che ci si salva; è dare la propria vita per salvare quella altrui come hanno fatto tanti sacerdoti e anche medici e anche alcuni pazienti in questi giorni.

Dobbiamo davvero riformare questa Chiesa derelitta: lasciando lo Spirito Santo lavorarci in profondità e ritrovare questa nozione di Communità, Corpo di Cristo ma anche la semplice nozione di “polis”, dimenticare l’individualismo o, piuttosto, reintegrarlo positivamenteal servizio di uno spirito communitario; coltivare la nozione di giustizia, perché è per rendere giustizia che Cristo si è incarnato comme annunciato proprio oggi, 25 marzo, come tutto l’Antico Testamento reclamava, cioè giustizia nel bene comune appunto per rendere misericordia al giusto agli occhi di Dio.

In Pace



Categorie:Attualità cattolica, For Men Only, Simon de Cyrène, Sproloqui

3 replies

  1. Di Francesco note all’ emergenza Coronavirus si sono moltiplicate le iniziative di preghiera. Ma la preghiera non basta se non c’ e’ pentimento di cuore e conversione. C’ e’ bisogno di una conversione non individuale ma dell’ intera societa’ occidentale. Non ho sentito dire queste semplici parole da nessun alto prelato, vescovo e neppure dal papa, in questo frangente. Dobbiamo pentirci come comunita’ de nostri peccati e fare penitenza, come fecero gli abitanti di Ninive.
    Nella storia di Israele quale ci viene raccontata dalla Bibbia, molti sono stati i momenti di crisi in cui Dio ha chiesto al suo popolo ( non a questo o quell’ israelita ma a TUTTO il popolo) la conversione cioe’ Il ritorno a LUI, l’ abbandono degli idoli e della fornicazione. La distruzione del Primo Tempio e la conseguente deportazione a Babilonia e’ stata interpretata da tutti i profeti della Bibbia come un castigo di Dio verso le infedelta’ del suo popolo. Oggi si sente dire ovunque che Dio non castiga un intero popolo, ma se mai le colpe di ciascuno sono individuali. Sara’ . Ma come non vedere nel peccato comunitario ( aborto, eutanasia, manipolazione genetica, rapporti contronatura, idolatria del Dio denaro, ) uno scandalo che provoca la collera divina? Come non vedere che l’ intera societa’ occidentale si e’ talmente allontanata da Dio e dalla sua legge divina da essere ben peggio dell’ Antico Israele che si dava agli idoli e sacrificava i propri bambini sulle alture al Dio cananeo Moloch ? Se Dio puni’ Isarele Con la distruzione del Tempio e con l’ esilio a Babilonia perche’ non punirebbe l’ umanita ex-cristiana di oggi che lo ha rinnegato e che vive un ateismo pratico etsi Deus non daretur? Ci sara’ oggi un Profeta che osi rammentare all’ umanita’ ’ i suoi peccati e che la sproni a ritornare a Dio ? O il tempo dei profeti e’ irrimediabilmente finito?

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  2. Una causa della situazione é che la gerarchia ha deciso di non educare piú i battezzati quando il mondo diventava ateo. A quanti battezzati di oggi gli é stat spiegata bene la lettera ai romani?
    Meditavo anche io, questa societá si sta massacrando economicamente per salvar i vecchi malati a cui fino a ieri voleva darli l´eutanasia perche potessero scegliere (ed essere indotti a scegliere) di farsi ammazzare piuttosot che vivere una vita non degna da vivere.

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