La Quarta Virtù Teologale: Cattolicità

Conosciamo le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Ma avere la fede, la speranza e la carità non è quel che ci definisce in quanto cattolici. Quanti cristiani hanno la fede e non sono cattolici; quanti membri di varie sette variegate vivono di speranza e non sono cattolici; quanti miscredenti vivono di carità e non sono cattolici.

L’essere cattolici sarebbe quindi giusto un’etichetta, un certificato su carta bollata ecclesiale che comproverebbe un battesimo in una organizzazione ecclesiale data, ma in questo caso cosa ci differenzierebbe sostanzialmente da altri con altre carte bollate? L’essere nominalmente differente?

Alcuni dicono che è il Credo in quanto tale: ma quanti, in altre confessioni cristiane, lo pronunciano significando e intendendo cose diverse se non addirittura opposte?

Per i protestanti e ortodossi, spicciolatamente, il cattolico è definito con l’essere un “papista”, uno che segue il Vescovo di Roma primus inter pares tra i vescovi, però anche gli ortodossi hanno un loro primus inter pares con il loro Patriarca Ecumenico: non c’è grande differenza nella sostanza, ancora una volta, se non nominale.

Crediamo nella Santa Vergine, nei Santi e nell’infallibilità formale del Papa quando parla ex-cathedra ogni mezzo millennio: davvero questo ci definisce in quanto cattolici, davvero a questo è “ridotto” quel che caratterizza il mio viso di fronte a Cristo?

Lottare contro l’aborto e l’eutanasia, che sono abominazioni criminali, o a favore dei migranti irregolari è davvero quel che fa di me un cattolico?

Essere caritatevole fa di me un cattolico? Essere misericordioso? Ma non lo sono spesso anche alcuni protestanti, ortodossi e non cattolici?

Arrabbiarsi o felicitarsi per le eresie materiali e le cattive decisioni del papa e dei vescovi omosessualisti che ha liberamente scelto di circondarlo, fa di me un cattolico?

Ma, francamente, ci siamo posti la domanda? Cosa fa che io, nel mio quotidiano, sia un cattolico e non un cristiano sui generis? Quali effetti pratici? Seguire le direttive del Papa anche quando sono ovviamente fuori dai paletti del buon senso secondo la mia retta coscienza?

Coloro fra di noi che hanno avuto la santa fortuna di ricevere una vera formazione umana, sanno quanto l’essere un umano compiuto risiede nell’esercizio delle quattro virtù cardinali, quali sono la temperanza, la prudenza, il coraggio e la giustizia, e sanno che non sono etichette su carta bollata ma sono il risultato di un atto di volontà continuo che si protrae lungo la vita di ciascuno.

Coloro tra di noi che hanno avuto una vera formazione cristiana sanno che lo Spirito Santo ci gratifica dell’accesso alle tre virtù teologali della fede, speranza e carità.

Vivere la temperanza, la prudenza, il coraggio, la giustizia, la fede, la speranza e la carità fa quindi di noi ottimi umani e cittadini, e, ispirati dallo Spirito Santo, seguaci di Cristo, figli adottivi del Padre al quale obbediamo. Ma fa di noi dei cattolici? Oppure abbiamo la pretesa che siamo i soli a poter vivere queste sette virtù integralmente nel nostro quotidiano?

Ci provo ancora una volta: è l’essere papisti che perfeziona il nostro essere cristiano per fare di noi membri della sola Chiesa che sussiste pienamente nell’Unica Chiesa di Cristo? Cioè, è qualcosa che, in realtà, non cambia niente nel mio quotidiano concreto, che mi definirebbe spiritualmente? Essere papisti non implica di per sé niente nel mio quotidiano concreto: per questo che tutte queste discussioni circa il papato attuale hanno tutte un piccolo sapore di amaro ideologismo, sono perdite di tempo a disquisire su cosa vada e non vada nel mondo, nella Chiesa, o al vertice della struttura ecclesiastica contemporanea. Ma in niente questo mi definisce “ontologicamente” in quanto cattolico e, quindi, è perfettamente inutile occuparsene: che lo Spirito Santo si occupi Lui stesso della Sua Chiesa malgrado i peccati degli uomini che lascia in carica della sua struttura umana; tanto Egli ci è riuscito da duemila anni con divino successo.

Tutto ciò, e neanche questa ultima forma di fatalismo, non ci aiuta a dire in cosa l’essere cattolico ci cambia per il meglio e faccia di noi una realtà specifica e, potenzialmente, più consona alle relazioni tra le Persone della Santa Trinità.

In fin dei conti l’essere cattolici non è una etichetta di super-cristiano con più diritti: non è uno stato di cose, come lo sarebbe avere il passaporto di un paese, ma è una dinamica che risiede nell’esercizio di una virtù particolare, che chiamerei la cattolicità. Virtù che scompare quando non la si esercita più.

Allo stesso modo che la virtù umana della giustizia, la quale integra le relazioni con gli altri membri della società umana, “informa” le altre tre virtù cardinali che sono, se lasciate senza la giustizia, prettamente autocentrate, dando loro finalità pratica e concreta; così anche la virtù della cattolicità “informa” sul piano pratico le tre virtù teologali e dà loro quel “sapore” unico che fa il cattolico “ontologico”.

Ma in cosa risiederebbe concretamente questa virtù della cattolicità ce lo indica lo stesso Credo quando ci fa recitare “Credo la Chiesa”: è quindi proprio nel nostro relazionarci con quel che la Chiesa ci dà da credere che risiede la nostra specificità, e da quel che crediamo il nostro modo di pregare e di celebrare, e quindi il nostro agire.

Siamo all’opposto di color che vorrebbero che sia il nostro modo di agire che definirebbe la nostra preghiera e quindi il nostro modo di credere la Chiesa.

Concretamente credere la Chiesa vuol dire accettare i tre pilastri che dobbiamo credere: credere le Scritture, credere la Tradizione, credere il Magistero.

Allo stesso modo che ogni virtù è come una montagna che si erge tra valli profonde, ad esempio la temperanza è come una montagna che si erge tra l’”insensibilità” alle cose buone o cattive da un lato e dall’altra l’infantile “intemperanza” incapace di controllarsi razionalmente.

Così la virtù di cattolicità non crede le Scritture in modo infantile come i fondamentalisti protestanti o i musulmani, né Le considera come giusto un mito al quale restare insensibile o di cui cambiare il significato quando questi non aggradi.

La virtù cattolica non crede la Tradizione in modo infantile prendendola ed implementandola senza esame, tale e quale e come metro ultimo di giudizio come farebbero i tradi-protestanti, gli ebrei o i musulmani fondamentalisti; né La considerebbe cosa antiquata da rigettare come fanno i modernisti, gli omosessualisti, i cristiani “liberal”, i massoni.

La virtù cattolica non crede il Magistero in modo infantile dove ogni parola del vescovo, fosse anche un primus inter pares, sarebbe considerata come oracolo divino, profezia infallibile, volontà divina come lo farebbero i pagani che vanno dalle veggenti. Né essa si tura le orecchie come se niente fosse come hanno fatto e continuano a fare i vari scismatici lungo la storia della Chiesa che hanno deciso di non considerare il Magistero vivo Autentico.

Ma la cima di tale montagna non è esattamente il punto medio “geometrico” tra le due valli, ma una realtà da vivere che non è lo stesso per tutti e che si trova lì dove le altre virtù gli permettono di raggiungere: anche se in assoluto la virtù di giustizia si situa più vicino alla valle dell’eccessivo oblio di sé che di quella dell’egoismo auto-centrico, la capacità di ognuno di agire da persona giusta dipenderà fortemente dall’esercizio delle altre virtù come anche temperanza, prudenza e coraggio. Qualcuno di poco coraggioso non sarà incline ad esercitare sempre e pienamente la giustizia.

Ne è lo stesso per la virtù della cattolicità: più tale persona vivrà delle quattro virtù cardinali e delle tre virtù teologali, più sarà capace di raggiungere il punto aureo tra le valli che circondano il credere le Scritture, la Tradizione e il Magistero.

Come conseguenza, allo stesso modo che la virtù di giustizia ben vissuta obbliga in ricambio allo sviluppo delle altre virtù, così anche la virtù della cattolicità obbliga alla crescita non solo delle virtù cardinali ma anche di quelle teologali.

L’essere cattolico è quindi il mantenere questa relazione con quel che la Chiesa insegna e nel crederla virtuosamente nelle sue tre componenti e tenendo conto delle relazioni tra di loro sempre approfondendole senza mai sceglierne una a scapito delle altre, “scelta” che è sempre eresia proprio per antonomasia.

Scritture, Tradizione, e Magistero formano come una Sacra Triade: crediamo le Scritture come ispirate da Dio, perché questo il Magistero ci insegna e la Tradizione ci ha tramandato; crediamo la Tradizione perché è quel che il Magistero ci insegna; crediamo il Magistero perché è stato mandato da Cristo stesso ed è come la Voce “incarnata” dello Spirito che Egli ci ha promesso. In un certo qual modo, questa Sacra Triade che il cattolico crede illustra la Santa Trinità nella quale egli crede: il Magistero “genera” la Tradizione, e le Scritture sono generate dal Magistero e dalla Tradizione.

Ma appunto perché la fonte ontologica del Magistero, lo Spirito, è quella che giustifica la Tradizione, questa non può essere in contraddizione con il Magistero, né, per transitività, lo potrebbero essere le Scritture: ne consegue che il Magistero deve sempre essere coerente con le Scritture e la Tradizione quando le insegna, e sempre essere coerente con la Tradizione quando la esplica.

Il punto aureo ideale della virtù di cattolicità nel credere le Scritture, la Tradizione e il Magistero è quindi definito da quest’ultimo in coerenza con la Tradizione: ma la nostra capacità di trarne beneficio concreto e attuale per noi stessi, e chi ci circonda, dipenderà sempre dal nostro vissuto concreto di questa virtù di cattolicità in relazione con il grado di maturità delle nostre altre virtù cardinali e teologali.

Questo punto aureo ci aiuta anche a discriminare tra gli insegnamenti di vescovi e teorie personali di teologi che vivono della virtù di cattolicità con quelli, perfidi, degli altri: se c’è, concretamente,  oblio o deformazione della Tradizione e delle Scritture allora di sicuro non dobbiamo credere quel che vorrebbero insegnarci. Questa capacità che abbiamo di discernere dipende però solo dal nostro vivere genuinamente le virtù cardinali e teologali e la stessa cattolicità: cioè dal nostro sensus fidei che sarà sempre più retto quanto più la nostra coscienza sarà stata ben formata, cioè non solo ben insegnata, ma anche santamente educata.

La virtù della cattolicità è quindi rimettersi totalmente all’insegnamento dello Spirito Santo, credendo la Chiesa, senza se e senza ma.

In Pace

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Categorie:Ermeneutica della continuità, Filosofia, teologia e apologetica, Simon de Cyrène

31 replies

  1. Ottima definizione :rimettersi totalmente all’ insegnamento dello Spirito Santo e amare Dio con tutto il cuore
    i piu’ grandi Santi fra cui San Giovanni della Croce ci dicono che se Lo Spirito Santo non e’ nel nostro cuore a nulla vale scienza, sapienza, conoscenza , maturita’ ecc. e che la strada dell’ Unione vera con Dio e’ quella della spoliazione non dell’ accumulazione ( di scienza, intelligenza , conoscenza, maturita’, doni personali )
    Lo Spirito soffia dove vuole significa che la vecchietta analfabeta che dice il Santo Rosario con vera purezza di cuore e amore di Dio’ puo’ essere ripiena di Spirito e il dotto teologo che sa a memoria la Bibbia no, se il suo cuore e’ superbo è pieno di se’.
    e’ dunque vero cattolico ogni battezzato , non importa quanto colto, intelligente, che, umile di cuore e puro di cuore,rinnegando se’ stesso e il proprio ego, amando Dio con tutto il cuore, rimanendo nella verita’ che insegna Santa Madre Chiesa , ascolta nel suo cuore la voce di Dio e si lascia fare da Dio ,si lascia guidare dallo Spirito Santo.

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  2. Il cattolico e’ , quindi, l’umile, che accetta anche che voce umana, quella della Chiesa docente, abbia l’autorita’ di chiedere obbedienza, giacche’ essa voce ordina in nome di Nostro Signore.
    Tuttavia, oggi accade che la gerarchia parli cosi’:
    « La Transustanziazione e’ uno dei (diversi) modi d’ intendere la Consacrazione… »
     » Maria credeva di esser stata ingannata dall’ angelo (al Calvario) »
    « La pluralita’ delle religioni e’ voluta dalla Divina Sapienza… »
    « Gesu’ che cammina sulle acque ha un significato solo simbolico… »
    « Dio Padre ha bisogno di noi… » (non nel senso, vero, per cui, NOI dobbiamo cooperare alla NOSTRA Salvezza)
    « Il male era presente al momento della Creazione »
    « se si trovasse un sepolcro con le ossa di Gesu’, nulla cambierebbe della nostra fede… »
    Ce ne sarebbero molte altre, ma io stesso faccio fatica a ripeterle, e anzi mi scuso per aver fattoVi leggere tali sproloqui, nessuno dei quali e’ stato corretto, o smentito!

    Ora, la mia domanda e’: come faccio a decidere quale sia il Magistero? Come faccio a decidere quali affermazioni, fatte da rappresentanti molto piu’ qualificati di me, sono almeno non in contraddizione con la Tradizione? Insomma, come faccio a esercitare la virtu’ « cattolica » dell’ubbidienza?
    (Vi vorrei confessare che le prime perplessita’ mi vennero quando si diffuse, e poi si stabili’, come insegnamento comune, la nota, per me famigerata, teoria dei, perdonatemi, « due Gesu », quello della Fede e quello della storia. Essendo io ignorante di teologia e soprattutto di esegesi biblica, avrei dovuto accettare tale dottrina; peccato che io posso anche aderire a una verita’ che non comprendo pienamente, appunto per un motivo di autorita’, e in questo caso di Autorita’, ma in nessun modo io posso aderire a una dottrina assurda, contradditoria e non giustificata! Troppo evidente il trucco : « scienziati » di fronte ai non credenti, « maestri » di fronte ai fedeli! E il bello che quel dualismo, inventato in casa protestante, continua ad esser insegnato…)
    Ripeto, la mia NON e’ una domanda retorica: che deve fare, pensare, un cattolico che vuole imparare dalla Chiesa?, e ubbidire a Essa?
    Pax

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    • Perdonami IM IR, ma oggi abbiamo grazie a Dio uno « strumento basilare » come il Catechismo della Chiesa Cattolica (che ogni Cattolico dovrebbe avere in casa) che è anche facilmente consultabile on-line.

      Quindi per qualunque sensato dubbio (o dubbio di altro genere), si può partire da lì.
      Certo per il « normale fedele » è un « lavoro » in più, ma un lavoro che può solo fare bene alla propria Fede. Oltre a fugare dubbi, ogni volta ci si arricchisce, ci si rinfranca, si approfondisce.

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    • Beh, caro IR, quelle frasi,esposte così, fuori contesto, di certo urtano il sensus fidei del cattolico sano, quindi sono da rigettare.
      Solo un ignorante profondo, o qualcuno con una vita spirituale vicino a zero le potrebbe affermare.
      C’è poco da fare: bisogna scartare tale insegnamento.
      Detto ciò il contesto potrebbe offrire spiragli di luce e condurre ad un giudizio meno “tranché”.
      In Pace

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    • La Transustanziazione e’ uno dei (diversi) modi d’ intendere la Consacrazione

      Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. S. Th. III, 73, 3).

      http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19680630_credo.html

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  3. « Cosa fa che io, nel mio quotidiano, sia un cattolico e non un cristiano sui generis? »

    Siccome nel Credo recito: « Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica »,
    vado al CCC n° 830 e leggo che la Chiesa « È cattolica perché in essa è presente Cristo. « Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica». In essa sussiste la pienezza del corpo di Cristo unito al suo Capo, e questo implica che essa riceve da lui « in forma piena e totale i mezzi di salvezza » che egli ha voluto: confessione di fede retta e completa, vita sacramentale integrale e ministero ordinato nella successione apostolica. »
    Da quanto letto ricavo quindi che io sono cattolico se:
    – professo una fede conforme alle Scritture ed ai millenari insegnamenti del Magistero,
    – vivo una « vita sacramentale integrale »,
    – sono sottomesso ai ministri ordinati « nella successione apostolica ».

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    • Appunto, dicevo, se il terzo punto di Lorenzo confligge con il primo, che fo?
      Pax

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      • P.s. caro, Bariom, detto altrimenti, se nel Catechismo leggo altro di cio’ che dice, OGGI, il Magistero, che fo?
        Pax

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      • Se sei in grado di capire che il terzo punto confligge con il primo, la tua fede non dovrebbe essere danneggiata da talune interpretazioni parziali, stravaganti e fantasiose: cosa ti costa allora, ad imitazione di Osea che, obbediente al comando di Dio rimase fedele ad una moglie che si prostituiva, rimanere sottomesso a taluni ministri gerarchicamente ordinati?

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      • Segui il tuo sensus fidei ben formato, poi segui il consiglio di Benedetto XVI nella sua ultima “enciclica” , guardi intorno a te e identifichi vescovi o sacerdoti che vivono di questa virtù della “cattolicità” con sensus fidei intatto. Eppoi tutti dobbiamo rilanciare percorsi catechetici genuini senza ideologie spurie.
        In Pace

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    • Il problema odierno e’ che mentre nel passato i “ ribelli” all’ autorita’ dei concili dei vescovi e del Magistero erano definiti eretici, dei quali il buon cattolico doveva guardarsi bene di condividere le teorie erronee, oggi i ribelli e gli eretici sono andati al potere sono DENTRO e insegnano o almeno proclamano teorie erronee presentandosi sotto le vesti di cardinali e teologi accreditati e lodati dalla Chiesa stessa.
      Se le teorie di un teologo Karl Rahner o di un cardinale Kasper un tempo potevano essere rifuggite perche’ ’ additate come erronee, ai nostri tempi sono invece accettate e magnificate e insegnate. Il problema del fedele cattolico odierno, non particolarmente colto ed umile di cuore, e’ che puo’ essere fuorviato da quegli stessi che egli crede in buona fede maestri di dottrina! Come se al tempo della riforma protestante il Monaco Martin Lutero invece che scomunicato fosse stato chiamato ad insegnare a Roma e a predicare dal pulpito.. Se cosi’ fosse stato il fedele comune, digiuno di teologia, magari avrebbe seguito le idee di Lutero vedendo che insegnava e predicava tali teorie col beneplacito della Chiesa. Se oggi gente come il gesuita omosessualista J. Martin si presenta col beneplacito del Papa come puo’ il fedele comune rigettare i suoi insegnamenti, anche se francamente eterodossi ed abominevoli?
      Questo e’ il problema: la non chiarezza, la confusione, chi insegna il vero Magistero?
      Posto che il fedele laico cattolico deve obbedire con umilta’ al Magistero della Chiesa, che succede se chi dovrebbe insegnare tale Magistero insegna invece dottrine eterodosse?

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      • Un’anima ben formata, virtuosa e che ha una vita sacramentale genuina, regolare e non ipocrita ha in sè lo Spirito Santo e ha il « fiuto » del cattolico: quando sente un insegnamento eterodosso la sua coscienza si ribella naturalmente.
        È la ragione per la quale gente molto semplice « sente » che l’insegnamento di un tale Kasper o Marx è come storta, non retta: è il sensus fidei che tutti noi abbiamo e che ci rende « cattolici ».
        Chi segue questi insegnamenti erronei soffocando la voce della propria retta coscienza pecca quanto chi gliela insegna anche se con circostanze forse attenuanti (o aggravanti, dipende).
        Noi crediamo essere re, profeti e sacerdoti: crediamolo davvero nel nostro concreto quotidiano.
        In Pace

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        • Intervengo e poi mi taccio. Son d’accordo con Gian Piero, e ammiro la « tranquillita’ » degli altri interlocutori; e’ stato detto che gia’ la Chiesa e’ uscita da una crisi analoga, al tempo dell’ eresia ariana, …..e hai detto nulla!? Grande confusione sotto il sole, ma, a differenza del presidente Mao, non ne traggo motivo per esser ottimista……
          Pax

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        • @Simon
          “Chi segue questi insegnamenti erronei soffocando la voce della propria retta coscienza pecca quanto chi gliela insegna anche se con circostanze forse attenuanti (o aggravanti, dipende).”
          Purtroppo in paesi come la Germania ad esempio è ben difficile trovare sacerdoti e vescovi ortodossi, perciò non so quanti colpa abbiano quei poveracci.
          Un po’ come chi nasce in una famiglia dove credono nell’eresia OSAS (once saved always saved). Probabilmente l’avremmo creduta anche noi, fossimo nati in quelle circostanze.
          Perciò secondo me li le attenuanti ci sono eccome, l’aggravante potrei vederla solo in chi ha ricevuto un buon insegnamento e via dietro agli eterodossi per ragioni di comodo.
          P.s: ho due commenti nel topic “misericordia” in risposta a Mentelibera, li ho scritti ieri notte e sono in moderazione. Mi aveva fatto una domanda e non gli avevo potuto rispondere essendo stato molto impegnato ultimamente.

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  4. Scusami Simon, ma tu non hai spiegato in cosa consista essere cattolici, tu hai semplicemente spiegato cosa bisogna fare per essere bravi cattolici. Ma ciò che bisogna fare è banalmente implicito in ciò che si dice di essere; il farlo è solo questione di coerenza da un lato, e di Grazia divina dall’altro, variabili molto discontinue e diseguali da persona a persona e, soprattutto, misteriosamente note solo a Dio. La tua definizione di cattolico ha dunque scarsa valenza pratica.
    Io preferisco rimanere sul basico: essere cattolico significa professare la fede della Chiesa Cattolica « Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo » (Rm 10,9-17). Per essere cattolico bisogna dunque conoscere la Dottrina della Chiesa (cioè aver letto il Catechismo) e professare a parole tale Verità. Sì, a parole, perché la persona umana manifesta con la sua parola la propria identità e la propria natura umano-divina.
    Lasciamo stare per un momento che testimoniare a parole il più delle volte significa anche testimoniare con la vita, ma ciò che mi preme di più dire adesso è che la pretesa di una coerenza della vita portata all’estremo con quanto professato nella fede – al di là del fatto che con l’ausilio della Grazia tale coerenza sia sempre possibile – semplicemente non è cattolica, al massimo è calvinista. La pretesa di una cattolicità specchiata, diciamocelo, è una pretesa diabolica, non cattolica!
    Se proprio vogliamo dare una connotazione « all’essere cattolico », questa non potrà essere certo di tipo morale per chi come emblema della propria fede porta la croce dei suoi peccati su cui ha crocifisso il suo Salvatore; una tale connotazione potrà essere solo di tipo spirituale. E quale migliore connotazione spirituale per un cattolico se non quella di un bambino? (« se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli », Mt18,1-5). E dove trovare maggiore rassicurazione e conforto se non nelle parole di Nostro Signore « Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli »?
    Ciò trova conferma nell’insegnamento di San Paolo VI « Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce » (omelia del 24 Apr 1970). Essere mariani significa vivere spiritualmente la dimensione del bambino, così come la visse lo stesso Gesù che volle essere il bambino di Sua Madre. Che lo spirito mariano costituisca il cuore e l’essenza della vera cattolicità lo si capisce anche da come il mondo disprezza e calpesta tale spiritualità, ma sopratututto da come l’icona della madre col bambino scateni da sempre – ma oggi più che mai – tutte le furie infernali.
    Un saluto

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    • ” … tu hai semplicemente spiegato cosa bisogna fare per essere bravi cattolici” : sì infatti, cioè sono volontariamente uscito dal discorso nominalistico che dice che sono cattolico se credo in questo e questo e questo, e sono andato ad esplorare in cosa cambia concretamente il mio essere e cosa ne dà una configurazione “ontologica” specifica, differente dagli altri cristiani ad esempio.

      Allo stesso modo che abbiamo un profilo fisico e psichico appressoché unico che ci permette di distinguerci gli uni dagli altri nel nostro mondo corporale, il nostro profilo morale e spirituale ci definisce ancora più radicalmente e precisamente agli occhi di DIo : Egli non guarda il nostro corpo né il nostro intelletto per distinguerci gli uni dagli altri, ma il nostro “profilo morale e spirituale”, cioè quali sono i gradi delle nostre virtù umane naturali in atto e in potenza, quale sia il nostro modo di concretizzare le virtù teologali alle quali ci dà graziosamente accesso per via dei Santi Sacramenti, e il nostro modo di relazionarci alla Sua Chiesa e a quel che Essa ci insegna tramite i suoi tre pilastri.

      Questo è quel che conta: non tanto il “dire” quanto il fare, non tanto l’intenzione quanto gli atti che commettiamo a causa dei nostri vizi e virtù.

      In Pace

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  5. @Simon:
    Ha il “ fiuto del cattolico” .

    E’ vero . Infatti molti fedeli comuni oggi “ sentono” a fiuto che qualche cosa non va in certi insegnamenti e recalcitrano ad essere portati la’ dove prelati modernisti vorrebbero portarli. Per esempio a Milano molti fedeli recalcitrano a cerimonie “ ecumeniche” volute da parroci alla moda come quelle con la pastora protestante che ha distribuito la Comunione,a cui non crede .
    Ma la domanda e’ che avverra’ di costoro, dei fedeli col sensus fidei? Sappiamo che preti e vescovi, nonche’ laici che hanno pubblicamente esternato queste perplessita’ sono stati ignorati o disprezzati o addirittura puniti ed emarginati, esimi professori universitari cattolici hanno perso il loro posto di lavoro licenziati da Universita’ Cattolica per avere per esempio parlato chiaramente contro l’ aborto. Sono stati accusati di “ omofobia” dalla Chiesa stessa persone che hanno detto chiaramente che i rapporti sessuali contro natura sono un peccato . Sono stati sbeffeggiati dal Segretario della CEI Galantino quelli che dicevano il Rosario fuori dalle cliniche abortiste.in certe chiese si nega persino ai fedeli che lo vogliono di ricevere la Santa Eucarestia in bocca e li si obbliga a riceverla in mano.
    In uno scenario pessimista ma non improbabile potrebbe essere che il “ sensum fidei” e chi ancora c’è l’ ha sia con tutti gli sforzi soffocato, emarginato. Non so chi possa stare cosi’ tranquillo anche solo per se stesso: ciascuno di noi se un giorno se dovra” ’ scegliere tra rimanere fedele al sensus fidei ed essere per questo licenziato o emarginato dalla STESSA CHIESA , provera’ sulla propria pelle cosa significa essere rigettato da chi dovrebbe sostenerti e difenderti. All’ esperienza dei lupi travestiti da pastori aveva gia’ accennato Benedetto XVI, prima di dimettersi ( o di essere stato costretto a dimettersi) .
    Le pecore sanno a fiuto chi e’ il Buon Pastore e sanno riconoscere i mercenari.Ma che succede se i mercenari fanno fuori il Buon Pastore, si impadroniscono dell’ ovile e costringono le pecore a gettar si nell’ abisso? Le pecore recalcitrano , scappano, cercano di defilarsi, ma certo il gregge alla fine e’ decimato.

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  6. Concedetemi di ricordare qui, dove ancora una volta si palesano sofferenza e dubbi, di ricordare un bravo sacerdote che ieri è tornato alla Casa del Padre.
    Lo faccio perché ho avuto la gioia di conoscerlo personalmente e perché tanto bene a fatto a tanti giovani nel seguire il loro cammino alla ricerca della loro vocazione.

    Posso solo aggiungere che il ricordo che ne fa la Società San Paolo nel documento di cui il link
    http://www.illustrazionecreativa.com/mario/Beltrame_ita.pdf risponde al vero e anzi non può racchiudere tutto il bene che ha fatto per grazia di Dio pur nei suoi umani limiti.

    Arrivederci Don Angelo

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