Inferno: Dante incontra Franco Nembrini e Gabriele dell’Otto

Finalmente il giorno è arrivato: domani 30 ottobre 2018 esce, per i tipi della Mondadori, l’Inferno di Dante Alighieri illustrato da Gabriele dell’Otto e commentato da Franco Nembrini. Il tomo è ordinabile anche su Amazon al prezzo (ridotto) di 23 euro circa*.

Nel volume troveranno sede i vari commenti che Franco ha insegnato durante tutti gli anni di conferenze e trasmissioni televisiva in tutta Italia (e non solo), commenti che hanno trovato spazio anche su Croce-Via, con il ciclo che abbiamo soprannominato “Un sabato con Franco e Dante“; nonché i meravigliosi dipinti del maestro Dell’Otto, del quale si può gustare a mò di esempio il particolare della splendida illustrazione (Beatrice nell’atto di “trasumanar”) che accompagna il presente scritto.

Ce ne dà contezza Franco stesso, tramite canali privati, chiedendo di amplificare la notizia attraverso i nostri canali. Ed eccoci qui dunque, a riportare in questo articolo, la mail che ci è pervenuta.

Buona lettura e… buon acquisto!

___________________________________

Caro amico,
ti scrivo questa lettera non appena ho ricevuto la conferma dell’uscita in libreria del mio commento alla Divina Commedia realizzato per Mondadori insieme all’illustratore Gabriele Dell’Otto con la prefazione di Alessandro D’Avenia.
Notizia che attendevo con trepidazione perché è il realizzarsi di un progetto sognato fin dai primi anni di insegnamento.

Come ho scritto nell’introduzione: “Questo libro è dedicato alla gente, al nostro povero, grande popolo, e in esso ai più semplici e ai più piccoli. A tutti quelli rimasti così vivi da attendere ancora, fiduciosi che qualcosa di nuovo e di grande possa accadere. Ai pochi che la Divina commedia non l’hanno mai letta e ai molti che avevano giurato di non leggerla mai più”.

Il lavoro di questi ultimi anni mi ha convinto della necessità di offrire a tutti, e in particolare ai giovani, proposte alte, capaci di rilanciarli con entusiasmo e coraggio nella vita. In centinaia di incontri ho verificato che davvero il percorso della Divina Commedia può essere un decisivo punto di partenza per affrontare positivamente la confusione, le incertezze, i drammi che tutti viviamo nel quotidiano.

Nella speranza che tu condivida questo giudizio e in qualche modo questo compito, ti chiedo di far sapere dell’uscita del volume “Inferno” ai tuoi amici e a chiunque possa essere interessato, suggerendolo magari anche come regalo di Natale.

Inoltre, sarebbe per me un regalo avere da parte tua un ritorno che mi comunichi un sintetico giudizio e gli eventuali suggerimenti e critiche.

Ti auguro una buona lettura

Un caro saluto

Franco Nembrini

 

* Il link Amazon è proposto come affiliato. Se si acquista passando da questo link, non si paga nulla in più, il blog però riceve una piccola percentuale con la quale possiamo pensare di compensare i costi dei vari abbonamenti annuali (dominio, template wordpress ecc) e le piccole spese di gestione web (spot su fb e cosi via). In ogni caso grazie!

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Categorie:Sacra Arte

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31 replies

  1. Ot: Minstrel, ma un bell’articolo tomista sul Paradiso? Ci sarebbero alcune cose da dire, perciò mi piacerebbe che lo facessi, magari prima di Natale o giù di lì. Ci sono alcune cose da dire e soprattutto da evidenziare alcuni punti deboli della predicazione classifica sul Paradiso, secondo me.😉

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  2. “Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
    per misurar lo cerchio, e non ritrova,
    pensando, quel principio ond’elli indige, 135

    tal era io a quella vista nova:
    veder voleva come si convenne
    l’imago al cerchio e come vi s’indova; 138

    ma non eran da ciò le proprie penne:
    se non che la mia mente fu percossa
    da un fulgore in che sua voglia venne. 141

    A l’alta fantasia qui mancò possa;
    ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
    sì come rota ch’igualmente è mossa,

    l’amor che move il sole e l’altre stelle.” 145

    XXXIII; Paradiso

    Non c’è altro da aggiungere poiché nulla si puote: veder voleva come si convenne / l’imago al cerchio e come vi s’indova. Come era possibile vedere l’uomo al centro di questi tre cerchi di colori, come iscriverlo all’interno in modo che sia dentro e sia lo stesso cerchio? Questa è una domanda, ma nell’alto dell’empireo essa diviene archetipo di ogni domanda umana, ogni paura, ogni angoscia, ogni lacrima, ogni conflitto, ogni questione irrisolta che oggi sentiamo.

    E Dio risponde con una “fulgore”, una intuizione, che permette a Dante di comprendere immediatamente tutto, la risposta è li, immediata, senza mediazione, pura intuizione senza tempo.
    E non basta più nulla di quel che l’uomo ora conosce: né il linguaggio e nemmeno l’immaginazione (“alta fantasia”). Ed è ovvio: sono mezzi impropri e deboli per tentare comprendere qualcosa di sommo del quale ci è dato sentirne la mancanza! Essi sono piccoli mezzi per tentare di avvicinarsi ad un grande fine.
    Ma quando il fine si mostra/si raggiunge/si lascia raggiungere/gli permettiamo di mostrarsi immediatamente, senza mezzi, essi divengono non solo superflui, ma inutili strumenti di descrizione di tale traguardo.

    In questo senso dico che è tutto in queste terzine e spesso discutere troppo di novissimi porta a fraintendimenti o esagerazioni inutili.
    Sarò superficiale, ma da quello che finora ho imparato mi pare questo il Paradiso: Hai una domanda enorme e pressante? Pensa alla risposta immediata, quello è il Paradiso. Hai un problema? Pensa alla soluzione più bella, semplice, efficace e soprattutto perfetta e benevola. Ecco.

    Tutt’al più – questo si – mi viene da riflettere su una faccenda particolare: ammettiamo che io abbia voluto bene ad una persona non proprio santa, una che Dante non metterebbe in Paradiso. Eppure io gli volevo bene davvero, non nascerà la malinconia a saperla (ad esempio) dannata? Non nascerà il dolore?

    Mi viene da rispondere (con quell’alta fantasia inutile) che essendo questa una domanda, la risposta in Paradiso sarà immediata e sarà, come si diceva, una intuizione (fulgore) che saprà non solo consolare, ma anche -in qualche misterioso modo – esaltare Dio stesso, la sua giustizia misericordiosa, la persona dannata nella sua completa libertà e il mio dolore malinconico qual atto di preghiera a Gloria di Dio.
    Sarà incredibile, ma il punto è che non ci sarà dolore perché lì immediatamente si capirà la bellezza, la verità, l’unicità e la giustizia dell’atto compiuto. Anzi dell’atto puro.
    Che bello capire che è giusto così. Sentirlo dentro. Far cessare domande e con esse il dolore delle stesse.

    Perché comunque se è vero che nulla mancherà, è altrettanto vero che è perché NON ci sarà tutto, non ci saranno tutti. O forse ci sarà tutto e tutti, contemporaneamente e immediatamente, ma non tutti parteciperanno nella stessa “qualità”. Come per altro Dante stesso pare descrivere nelle cantiche.
    Nulla mancherà, nemmeno la consolazione, nemmeno la Pietas.
    PIETA’

    Piange
    Intensamente
    E
    Teneramente
    Abbraccia
    (Barzaghi)

    C’è chi – nell’estremo tentativo inutile di descrivere questa condizione – potrebbe vedere Dio che piange con noi e ci consola di questa mancanza.
    E’ un altro errore teologico. Uno dei tanti che costellano questo commento-preghiera che forse potrebbe aprire la strada ad un articolo.
    Ma come si fa a non compierli?
    Beh, come fa Dante. Si smette di scrivere e si gode dell’intuizione, lasciando che il desiderio (il disio) si muova verso la direzione giusta.

    Lasciandosi trasportare, come vela al vento, come natura chiama, come in cielo fanno – abbandonate a leggi più grandi loro – le stelle.

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    • Solo chi ha provato l’intimissima Gioia tutta umana di semplicemente essere con le persone amate, anche senza fare o dire niente di speciale, può capire per analogia cosa sia il Paradiso e quanto incomparabile sia la Promessa e il Dono che il Sacrificio della Croce ha aperto all’umanità.

      Ma da coloro che non hanno mai sperimentato tale Gioia non si può pretendere che bramino il Paradiso e, d’altronde, se nulla hanno fatto per vivere questa Gioia, non c’è nessuna ragione, nè potrebbe essa mancare loro, il non viverLa nella sua dimensione divina. Dopottutto se uno non ha mai provato o tentato di provare a fumare un Cohiba Behike BHK 52 2 ou un Romeo y Julieta Churchills Reserva, non gli mancherà non poterne mai più fumare per sempre.

      Per questo le vocazioni contemplative sono eccezionali: esse danno la possibiità di gustare le premizie della Gioia senza paraventi a volte ingannevoli. Per questo le vocazioni alla paternità e alla maternità sono un’educazione di Dio all’essere (ben piu che al fare) con le persone amate: come in Paradiso con Lui.

      E da qui ben si capisce la necessità di essere nella Chiesa e lasciarsi guidare da Lei per poter gustare della Gioia del Paradiso: la Chiesa ci insegna quotidianamente come essere con Lui e con gli altri, facendoci pre-gustare la Gioia, già oggi concretamente.

      Extra Ecclesiam Nulla Gaudia.

      In Pace

      Piace a 1 persona

      • Bellissimo. Concordo in toto, in particolare con questo

        “Solo chi ha provato l’intimissima Gioia tutta umana di semplicemente essere con le persone amate, anche senza fare o dire niente di speciale, può capire per analogia cosa sia il Paradiso ”

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        • Concordo anche io e aggiungo che nel testo di Ruiz de la Pena che o citato un passaggio mi ha colpito profondamente. Parlando dell’inferno come negazione dell’amore di Dio il teologo sostiene che noi non possiamo nella vita sperimentare fino in fondo cosa significhi rinunciare a Dio perchè sempre l’amore di Dio ci raggiunge anche quando non lo vogliamo. Anche negli errori anche nella lontananza più radicale, Dire no a questo amore porta ad una solitudine che noi non possiamo comprendere fino in fondo in questa vita, quando la grazia ci cerca nonostante i nostri no.

          E’ una considerazione che condivido, forse perché ho un pessimo carattere e tendo a serbare rancore mi capita di chiedermi: ma non vorrai morire davvero così, arrabbiata con il mondo interno?

          Si diventa veramente cristiani quando si impara a perdonare.

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          • Che poi è il motivo per il quale la mentalità del “abbiamo solo una vita” è diffusa anche tra chi è credente, nel senso che, pur sapendo che l’aldilà esiste, molti tendono comunque a vederlo come un qualcosa che ci darà molto ma ci toglierà anche molto, e non solo il peccato e la tendenza al peccato (e ci mancherebbe pure che questo rimanesse) ma anche molte altre cose belle.

            Paradossalmente gli islamici sono molto più introiettati verso l’oltremondano e fanno meno fatica a fare grandi sacrifici (sto parlando della media degli islamici confrontata alla media dei cattolici) anche per questo, perchè Maometto è riuscito, seppur proponendo una idea di Paradiso rozza e chiaramente fin troppo di origine umana, a renderlo più allettante di quanto spesso abbiamo saputo fare noi.

            Come ho detto la chiave è comprendere che il Paradiso è tale proprio perché ai beati non viene tolto nulla di ciò che c’è di bello ma anzi tutto ciò che c’è di bello verrà perfezionato e purificato dal peccato, potendolo quindi godere nella sua vera pienezza.

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          • Acciughe in un barile: a me è piaciuta moltissimo questa immagine, come mi è piaciuto il paragone con l’incendio e il telone!
            Per questo me ne sono ricordata.

            Gli islamici in ogni caso hanno anche un loro lato spirituale, sia nel Corano sia nella teologia meno popolare. (Al Ghazali) Almeno per quello che ho letto.

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            • Certo, ci mancherebbe.

              Intendevo dire che per loro è fin troppo accentuato il resto, proponendo una visione su certi aspetti fin troppo terrena.

              Da come la vedo io invece la visione Cattolica vera (non quella più conosciuta e che è entrata nell’immaginario collettivo) invece riesce a coniugare molto bene la Beatitudine spirituale con quella dei sensi senza svilire l’una a favore dell’altra in Paradiso.

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            • “Non aldifuori nel senso che non siano ortodosse ma nel senso che noi abbiamo sempre preso un approccio molto più intellettuale e spiritualizzante piuttosto che coniugare i due.”

              Anche l’intelletto ha i suoi piaceri, io il Paradiso potrei raffigurarmelo come un’enorme biblioteca o una sala da concerto.

              Quando è morto Prince ricordo di aver trovato questo video di un live improvvisato e di aver pensato: ecco in paradiso suonano così.

              La musica delle intelligenze angeliche….

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              • Qui stiamo confondendo la nozione di piacere con la nozione di gioia, cosa che solo gli spiriti grossolani fanno, anche gli epicurei, come gli stoici, erano capaci di differenziare, cosa che la maggior parte dei nostri contemporanei non è più capace di fare.

                Eppure, si sa benissimo oggi che il piacere consta di un aumento della dopamina, mentre gli stati di gioia di serotonina.

                Ma mentre la serotonina ha effetti benefici fisici e psichici sul corpo (= anima/forma & materia), non è addittiva e lascia la piena libertà , la dopamina tende a saturare i suoi ricettori, che richiedono, quindi, sempre dosi quantitativamente più alte, generando fenomeni di addizione e di perdita di libertà. Quindi a guardar le cose filosoficamente, il piacere è della quantità e incarcerante, mentre la gioia è della qualità e liberante.

                Il Paradiso essendo la somma espressione della Libertà, è chiaro cosa vi ha posto e cosa no.

                In Pace

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                • Non è solo musica e divertimento; i musicisti , si conoscevano ed erano legati da fraterna amicizia, si sente e si vede dai volti, dalla spontaneità e facilità del suono.

                  Per questo ho pensato è la musica del paradiso. Era appena morto, solo in un ascensore, trovai consolante pensare che parte della sua umanità e del suo talento potesse non andare del tutto persa.

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                • Ad esempio nelle citazioni di questo articolo https://www.antoniosocci.com/allora-parliano-davvero-di-sesso-e-paradiso/ non ci vedo nulla di grossolano. La Resurrezione della carne sarebbe insensata se la Beatitudine fosse solo ed esclusivamente spirituale e anche i sensi non ne traessero beneficio.

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          • @Angela

            Scusa ma il post immediatamente sopra a questo non era una risposta a quello che mi hai scritto alle ore 20:48.

            È che altri posts sono spariti quindi quello è comparso sotto il tuo post.

            Lo specifico perché altrimenti faccio la figura del lunatico che risponde ad un post con cose che non c’entrano niente. 😉

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            • E’ vero, sono scomparsi, probabilmente eravamo un po’ OT.

              Cmq io dicevo che nel sentire comune ci sono esperienze sensoriali associate al paradiso: la musica è una di queste, quando muore un musicista famoso spesso si dice “adesso canta (o suona) tra gli angeli”, poi magari qualcuno pensa che gli angeli suonino solo la lira e altri che si esibiscano in favolose jam session.

              🙂

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              • Aggiungo che secondo Paolo de Benedetti (ma anche secondo Biffi in base a quello che racconta nell’intervista che ho riportato) anche gli animali avranno un loro posto nell’aldilà, concordemente a quanto affermato da San Paolo nella lettera ai romani per cui tutta la creazione geme come nelle doglie del parto.

                Nel suo Cristo Liberatore Leonardo Boff parla in modo estremamente suggestivo di un Cristo Cosmico.

                Nel libro che ho consigliato queste riflessioni sono affrontate (anche se ripeto ha un taglio molto teologico) diffusamente, è meravigliosa l’escatologia, di solito quando si parla di novissimi si pensa a cose tristi, invece come per l’apocalisse è tutto il contrario.

                http://www.stpauls.it/jesus/0711je/0711je68.htm

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              • “Cmq io dicevo che nel sentire comune ci sono esperienze sensoriali associate al paradiso”

                Esatto, e i sensi sono cinque, non c’è solo l’udito.

                Ma mi fermo qui visto l’aria che tira (non mi riferisco a te).

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      • Né va dimenticata la Comunione della sacra Liturgia, vero anticipo di paradiso (tanto più vituperabili gli attacchi e le offese di vario genere che le vengono recati).

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  3. @ Antonio

    https://www.chiesadibologna.it/omelia-discorso-giacomo-biffi-cardinale-arcivescovo-metropolita-emerito-1998-et-aldila.html

    Vediamo se così si legge, stavolta è presa direttamente dal sito della Chiesa di Bologna.

    Buona notte.
    🙂

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