Il nichilismo come causa della crisi economica – 1° parte

E’ un periodo di continuo approfondimento personale sugli scenari economici in cui siamo immersi, la qual cosa, essendo estranea in teoria alle esigenze editoriali del blog, ha portato ad assentarmi spesso da queste colonne. Se non che, una settimana fa, sono incappato in una conferenza dell’economista Ettore Gotti Tedeschi, pubblicata il 18 settembre 2018 dal canale Amici del Timone di Staggia Senese.

Ho riscontrato fin da subito nelle parole dell’ex Presidente dello IOR quella che mi è parsa un’ottima narrazione di quanto successo nel sistema macroeconomico negli ultimi decenni dominati dalla globalizzazione del mercato e da un cambio di paradigma economico verso un marcato neoliberismo. Nelle parole di Gotti Tedeschi inoltrebho reperito una buona spiegazione generale delle cicliche crisi che colpiscono il sistema e che certamente colpiranno di nuovo, a mio avviso anche a breve.

L’origine del cambio di paradigma economico e quindi delle crisi secondo l’economista è il rallentamento demografico, cioè la denatalità che ha caratterizzato i paesi sviluppati negli ultimi decenni: lo dichiara fin dalle prime battute. Da subito mi sono ricordato degli scritti antimalthusiani di Simon presenti su queste pagine, scritti nei quali si definiva per lo stesso motivo l’Europa un cadavere tenuto in vita solo per poter cedere gli organi buoni ai futuri colonizzatori. Da qui l’idea di sbobinare il lungo intervento e di proporre ai lettori – riassettate per la parola scritta – le parti a nostro avviso più significative, ad imperitura memoria.

La Conferenza per altro colpisce perché parla anche di stretta attualità odierna (ad esempio le conseguenze che ancora paghiamo della cura Monti del 2012) in modo molto chiaro e oggettivo. Solo a metà ho scoperto che la stessa porta la data di marzo 2014. Questo risultato mi pare indicativo della lungimiranza delle sue parole.

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“L’origine della crisi è… il non aver fatto figli.

Per altro il non aver fatto figli non può essere nemmeno considerata la causa vera e propria, ma una conseguenza di un altro fattore scatenante: la crisi dei valori morali e la perdita del concetto di Verità. Al riguardo farò molti riferimenti agli scritti di Papa Benedetto XVI, perché alla fine quello che dirò qui, lui l’ha scritto in maniera straordinaria nella Caritas in Veritate, enciclica che suggerisco di riprendere in ogni occasione e fare propria in quanto vero e proprio saggio sulla globalizzazione in atto. Non è un’enciclica che parla di economia, come molti dicono. D’altra parte l’economia è solo uno strumento e può essere usato bene o male.

Come si conclude Caritas in Veritate? Dice: «quando le cose vanno male e c’è una crisi, gli uomini tendono a dare colpa agli strumenti. […] No, non sono gli strumenti che vanno cambiati, ma gli uomini.» E di chi è la responsabilità di cambiare gli uomini? E’ soprattutto dei preti.

Non ci credete? Cosa manca all’uomo che auto-estingue sé stesso e non riesce nemmeno a capire quali sono i valori che deve difendere? Ad un uomo simile manca il senso della vita, il senso delle sue azioni. E chi insegna queste cose? Di sicuro non gli economisti e i banchieri. Da qui la mia continua esortazione all’insegnamento da parte dei preti della dottrina. I preti è molto che non insegnano la dottrina e cosi facendo non hanno contrastato i cattivi maestri presenti oggi. […] Sono loro che avrebbero dovuto ricordare i due pilastri per cui le cose oggi vanno male.

Partiamo dal primo: il problema antropologico e cioè “chi è l’uomo”. Non dobbiamo mai smettere di ricordare alle persone che vogliamo istruire, chi sia l’uomo. E’ un animale intelligente? E come si nutre? Solo materialmente? Quali sono le leggi naturali che aiutano a spiegare chi è? […]

Nell’introduzione alla Caritas in Veritate – parte che io suggerisco di leggere come fosse essa stessa una mini enciclica – Benedetto XVI esplica che tutto inizia dalla cultura nichilista che domina oramai la cultura del mondo occidentale. Da noi cioè domina il rifiuto di ogni riferimento ad ogni valore assoluto e quindi la relativizzazione delle proprie scelte e prospettive. Questo ha minato alla radice quelli che sono i tre nutrimenti dell’uomo di cui vi parlerò a breve e di conseguenza ha squilibrato le tre dimensioni economiche dell’uomo.

Prima un pò di storia, perché le cose non succedono per caso. Cercheremo di non cedere al complottismo perché lo stesso è un cedere alla fantasia irreale, modalità di disputare per altro facilmente strumentalizzatile e confutabile. […]

Nel 1975 il mondo era composto da 4 miliardi di persone: 2 miliardi facevano parte dei paesi ricchi (l’Occidente) e 2 miliardi dei paesi poveri (Asia, Africa, America Latina). Oggi l’Occidente è sempre composto da 2 miliardi di persone, l’altro “Mondo” invece è composto da 5 miliardi. Infatti oggi il mondo ha 7 miliardi di persone. Questo perché una serie di dottrine che si sono imposte in Occidente in modo molto rapido e sono dottrine di origine neomalthusiana. Esse dichiarano in soldoni che i problemi del mondo nascono perché nascono troppi figli. […]. I soloni di queste concezioni furono talmente convincenti che negli stessi anni il preside della facoltà di biologia di Stenford si sterilizzò davanti ai suoi alunni. Pensate la pesantezza di un gesto del genere.
Ci furono avvisi catastrofici di milioni di morti in Cina eppure, se guardiamo alla Cina oggi, scopriamo che non solo non c’è stata nessuna ecatombe, bensì il paese è da 20 anni nel ciclo economico ed ha superato come creazione di ricchezza l’intero Occidente, tanto che tiene in piedi il debito degli Stati Uniti per il 65%. Non solo: l’Africa sta entrando nel ciclo dell’economia e fra dieci anni si pensa sarà un paese che genererà molta più ricchezza dell’intero occidente.

Dopo questi anni di dottrine, il tasso di crescita passa dal 4% al 1% fino ad arrivare allo 0 intorno al 1982, con conseguente crollo della crescita del PIL. C’è proprio un grafico che mostra la correlazione diretta fra la crescita della popolazione e l’andamento del PIL, se cresce uno, cresce l’altro. In quegli anni quindi nasce l’esigenza di una correzione che viene, diciamo così, posta al collo della popolazione. […]

Vi faccio prima una domanda, che è quella che risponde al quesito della serata: se non cresce la popolazione, come fa a crescere il PIL? Se la popolazione di un sistema economico maturo come quello Occidentale non cresce o addirittura diminuisce, cioè tale sistema ha il cosiddetto tasso di sostituzione minore del classico 2,1 figli per coppia per un periodo relativamente lungo, […] come fa a crescere il PIL? Sono quindici anni che rifletto su questo tema e ho discusso largamente anche con molti colleghi. Nemmeno da loro c’è risposta. Mi tirano fuori “si aumenta la  produttività” oppure “si aumentano le esportazioni”. Eppure l’Occidente fa il contrario: diminuisce produttività e aumenta importazioni. E allora la risposta?

La risposta è una sola: il PIL cresce in quel caso soltanto se aumentano i consumi individuali. Ebbene, per far crescere i consumi individuali bisogna inventarsi delle tecniche per imporre il consumismo come stile di vita. Bisogna fare in modo di potersi identificare con chi ha quattro macchine o quattro mogli, quaranta vestiti e cosi via.

Il consumismo che parte in questo periodo è il modello socio economico che sostituisce la crescita della popolazione. Si impongono alle persone i bisogni. […] Il consumismo, nella nostra morale cattolica che non ci viene più insegnata, soddisfa però solo il nutrimento materiale dell’uomo.

E qui arriviamo a parlare dei tre nutrimenti umani, descritti da Papa Benedetto nella sua prima enciclica Deus caritas est: quello materiale (perché la ricchezza in sé non è male, è male se è prodotta male ed utilizzata male), quello intellettuale (che serve a dare ragione delle cose […] perché la fede senza ragione è solo sentimento) e infine spirituale. Se manca uno solo di questi tre elementi, l’uomo perde l’equilibrio.

Ebbene, per imporre il modello consumistico, il mondo necessariamente ha dovuto imporre un nutrimento solo per l’uomo. Se ci pensate l’emergenza educativa che da quaranta anni ci assilla nasce da qui. Ci hanno privato della alimentazione intellettuale (know why) e di quella spirituale.

Richiamo ora un’altra enciclica di Papa Giovanni Paolo II, la  Sollicitudo Rei Socialis (1987) nella quale il Papa dà una spiegazione straordinaria di quello che sarebbe successo quindici anni dopo. Dice: «l’uomo di questo secolo investe nella ricerca tecnologica e scientifica, creando degli strumenti straordinari, mentre non investe nella sapienza e nella conoscenza. Cosicchè avrà immaturità personale che non gli permetterà di gestire degli strumenti così sofisticati.» e conclude «verrà un momento in cui questi strumenti gli sfuggiranno di mano». Ed è quello che sta succedendo! Ci stanno sfuggendo di mano gli strumenti, anche nella finanza  e i prodotti derivati ne sono un esempio lampante.

Dunque il consumismo: nutrire l’uomo materiale senza badare agli altri due aspetti nutritivi. L’uomo di successo è quello che ha le cose. Che di per sè, ripeto, non è niente male, ma non basta. Ora però la domanda: come è stato possibile negli ultimi 35 anni aumentare i consumi? E qui sta il trucco.

[continua]

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Categorie:Attualità cattolica

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10 replies

  1. Avvincente, non vedo l’ora di leggere il seguito. Grazie per questa trascrizione.

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  2. Il discorso gottitedeschiano su crescita materiale (Pil) e dinamiche demografiche fa acqua da tutte le parti. Per esempio: se tra l’espansione demografica e la crescita del Pil vi fosse una correlazione così diretta come quella che Gotti Tedeschi vuol darci a intendere vi sia, il Pil africano dovrebbe essere da svariati decenni in vertiginosa crescita. Quello della Cina, fino a ieri limitata dalla normativa che imponeva il figlio unico, dovrebbe invece essere in ristagno/decrescita da decenni. Analogo discorso vale per il Giappone, il cui Pil ha continuato a salire nonostante il paese sia economicamente stramaturo, condivide con l’Italia il primato della denatalità (e sarebbe, semmai, interessante indagare il perché due popoli così intelligenti e ricchi di civiltà siano tanto resistenti alla proliferazione incontrollata tanto cara ai compagni di marcia del povero Roveraro e di Gotti Tedeschi).
    La ragione, più esattamente le ragioni delle flessioni nel Pil sono altre. Le dinamiche demografiche incidono solo in parte. Così quando un’economia disastrata (per es. un’economia postbellica) si mette in moto, il Pil guadagna rapidamente terreno. Quando un’economia giunge alla piena maturazione in molti dei suoi settori, la crescita del Pil diventa marginale.
    Condivisibili invece le riflessioni sul modello consumistico.

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  3. Vi è poi un secondo aspetto che conviene sottolineare: il falso nesso proposto come vero da Gotti Tedeschi potrebbe indurre a ritenere che sia opportuno rimettersi a far figli per favorire l’espansione economica, cioè per una mera ragione di convenienza materiale. Viene in mente il cugino verdoniano che nel salotto di Mario Brega cercava di convincere il giovane “figlio dell’amore eterno” a sposarsi perché… economicamente conveniente!

    Va aggiunto che l’individualismo, cioè il premettere il benessere del singolo a quello della società, della collettività, della specie, ecc., può essere (non, sia chiaro, è) un tratto distintivo proprio di chi vuole avere uno, due, tre, dieci figli a prescindere dalle risorse disponibili e dall’impatto che ciò avrà su un sistema più ampio (anche solo quello famigliare).

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  4. Caro Minstrel,
    ti ringrazio davvero per questo articolo circa la conferenza stampa di Gotti-Tedeschi.

    Infatti chiunque abbia studiato un po’ di macro-economia sa che alla fine tutto si risolve nell’aumento del consumo e che il consumo è in relazione diretta con il numero dei…. consumatori: vi è dunque una relazione ovvia e comprovata tra situazione demografica e arricchimento societale. E in particolare tra densità di popolazione e potenziale di crescita.

    Ovviamente, si parla di potenziale di crescita in quanto non è perchè vi è una alta densità di popolazione che vi sia meccanicamente una gran crescita economica in quanto anche altri fattori incidono in particolare sulle derivate prime e seconde (velocità e accelerazione) di tale crescita; ma il contrario non è vero e cioè senza crescita di popolazione non è possibile immaginare una crescita aldilà di certi llimiti che sono, per l’appunto, la capacità di consumo in una stuazione data di tutti i consumatori dati.

    A comprova, il fatto che gli essere umani abbiano sempre saputo fin dai tempi preistorici, anche senza per forza formularselo teoreticamente, che vivere in città a densità di popolazione più alta permette una più rapida creazione di ricchezze; che i periodi di grandi epidemie mortali correspondevano periodi di grande precarietà economica e che il boom riprendeva quando nuove persone per immigrazione e generazione sostituivano i deceduti; ancora oggi il processo di urbanizzazione continua a livello mondiale e che fa sempre meglio vivere a New-Yok, Hong-Kong, New Dehli che nel Mali.

    In Europa occidentale, dopo la seconda guerra mondiale, sempre un grande fattore di crescita economica per le nazioni belligeranti in quanto il consumo è per l’appunto altissimo, dopo una (relativamente) breve depressione, i bisogni di ricostruzione hanno rilanciato l’economia un po’ dappertutto e vi è stato il fenomeno del baby boom grosso modo fino a metà degli anni sessanta, interrotto da una mentaità mortalmente edonistica sostenuta da mezzi contro-natura, come la contraccezione, l’aborto, la propaganda contro la vita umana in generale.

    Sono stati i baby-boomer, con il loro numero crescente durante un poco meno di due decenni, che hanno sostenuto lo sviluppo economico europeo, in quanto consumatori, poi piu tardi in quanto investitori: purtroppo questa generazione non ha voluto rirpodursi e infatti fin dagli anni 90 la crescita è rimasta globalmente stagnante, e ora arriviamo alla terza generazione di seguito che non è capace, non solo di non accrescere il numero dei consumatori, ma neanche di rimpiazzarlo e già i grandi investitori non sono più i baby-boomer europei ma i cinesi e altri arabi e indiani. In questo senso vi è la necessità fisica di rimpiazzare le popolazioni esangui europee con immigranti alfine di almeno mantenere un certo livello di consumo e quindi di produzione di ricchezza nei nostri paesi.

    Interessante al soggetto vedere cosa è avvenuto nella Germania di Merkel: dal 2010 al 2014 la popolazione totale tedesca era scesa di un paio di milioni e così anche il suo PIL, nel 2014-2106 Merkel fece venire quasi due milioni di immigranti e il PIL quasi meccanicamente aumentò di altrettanto.

    Interessante anche il caso cinese: finchè si accontentavano di una non crescita economica a causa dell’ideologia maoista, i cinesi imposero il bambino unico; quando abbandonarono la stretta osservanza economica maoista, si sono ritrovati con un mercato di un miliardo di consumatori da soddisfare il che ha generato su quasi vent’anni una crescita annuale di due digits; ma ormai da qualche anno, tale crescita, seppure ancora forte paragonata alla stagnazione europea, è scesa al disotto di un digit e le autorità ormai spingono al secondo bambino, in quanto sanno che sennò il loro PIL a breve stagnerà o che dovranno accettatre di lasciarsi invadere tra un quarto di secolo dalle popolazion straniere limitrofe.

    Il caso del’India è affascinante, negi anni sessanta era una popolazione di 300 e tot milioni di abitanti, quasi tutti al di sotto del soglio di povertà e che spesso moriva di fame, oggi sono quasi un miliardo e mezzo, e se il numero assoluto dei poveri sembra incambiato intorno ai trecento milioni vi è più di un miliardo di persone che non esistevano 50 anni fa e che partecipano attivamente alla crescita economica del loro paese e a livello mondiale.

    L’africa subshariana stessa è un caso appassionante: tutti i governi occidentali che vogliono mantenerla soggiogata fanno di tutto per sterilizzarla, mentre invece la sua ricchezza reale risiederà in un accrescimento della sua densità di popolazione non nel suo spopolamento.

    Negi anni 70 quando fu creato i G7 esso rappresentava i 75% del PIL mondiale, quest’anno giusto un po’ meno del 50%, e nel 2035-2040 esso rappresenterà solo il 25%: questa è la morte programmata della nostra civiltà occidentale dovuta al nostro suicidio morale e in Europa questa decomposizione è già evidente da una ventina di anni e va solo accelerandosi: in fine motus velocior.

    In Pace

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  5. 1. La via giusta è quella dell’equilibrio: contrasto alla denatalità e contenimento delle effervescenze demografiche. Resta il fatto che invitare a far figli sulla base di ragionamenti economici è un esercizio di a-moralità. Né più né meno che invitare a fare la guerra per poi godere i pingui frutti dell’economia della ricostruzione. Per un vero cattolico i figli vanno fatti perché così comanda il Signore, e non perché ciò porta vantaggi economici.
    2. Le società non si valutano unicamente in termini di Pil. L’esempio della Germania di Frau Merkel è interessante, ma non perché in concomitanza (non a causa) dell’immigrazione di massa il Pil è stato rilanciato, bensì perché l’immigrazione di massa sta producendo esiti socialmente amari, come, anzitutto, la proliferazione dei reati contro la persona da parte di richiedenti asilo, e poi il riacutizzarsi del tradizionale razzismo tedesco (ma state certi che in Germania l’ONU non invierà ispettori a monitorare il fenomeno).
    3. Il favore accordato dall’UE, cioè dal governo tedesco in veste di capoccia e dai governi suoi vassalli, all’immigrazione di massa non risponde a logiche di tipo economico: la favola delle pensioni, la narrativa del Pil e tutte le analoghe mistificazioni non sono che paraventi per imporre più agevolmente il fenomeno all’opinione pubblica (che però, un po’ ovunque, sta aprendo gli occhi). Il vero movente va ricercato nell’ideologia dell’internazionalismo massonico, che ha tra i punti di spicco del suo programma l’eradicazione delle identità culturali e nazionali.
    4. La contrapposizione fra un’Europa immorale e un’Africa, un’Asia o un Sudamerica moralmente integri è un’altra mistificazione. La vera opposizione è semmai quella tra maturità (eventualmente surmaturazione) intellettuale e vitalismo irriflesso, pulsivo, preculturale. Proprio questa è la ragione per cui l’aumento del livello d’istruzione comporta una diminuzione della propensione a proliferare indiscriminatamente. L’esempio dell’India è interessante proprio in quest’ultima chiave.
    5. Gran parte dei progressi compiuti dalle società in via di sviluppo è stata determinata dal trapianto in loco di tecnologia mutuata dall’Occidente. Chiunque capisca (davvero) un po’ di macroeconomia sa bene come il motore del Pil indiano o cinese vada ricercato nell’espansione tecnologica, e non in quella demografica. Si tenga inoltre presente che nella prima fase di evoluzione verso la modernità (costituita peraltro dal modello occidentale) il Pil di un paese cresce facilmente a doppia cifra, per poi rallentare nelle fasi successive, indipendentemente dalle scelte demografiche operate.
    Ossequi

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  6. Mettere al mondo una creatura è un atto di grande responsabilità se non altro, perché chi viene al mondo, non l’ha chiesto e quindi è doveroso impegnarsi per offrire il meglio di sé soprattutto oggi che nessuno desidera mandare in giro i figli con le pezze sul sedere o non garantire loro un futuro decoroso. E poi, farne tanti a che pro? A quale premio si ambisce?
    Sull’Africa sarà anche vero, come qualcuno crede, che tutti i governi occidentali vogliono mantenerla soggiogata e facciano di tutto per sterilizzarla, ed è altrettanto convinto che la ricchezza reale risiederà nell’accrescimento della popolazione e non nel suo spopolamento. E allora quel qualcuno dovrebbe spiegare il perché quasi giornalmente e sempre all’ora di pranzo, sono trasmessi filmati sconvolgenti di bambini africani denutriti, malati, privi di qualsiasi sostentamento, destinati a un improbabile futuro e per i quali ci si affida al buon cuore degli spettatori.
    Qual è il senso nel continuare a sfornare figli a ruota libera in quel contesto, sapendo di non aver i mezzi neanche per sfamarli ed esser costretti nel migliore dei casi ad abbandonarli nelle strade, come accade spessissimo in alcune zone degradate del mondo?

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  7. E, mentre le “effervescenze demografiche” sono viste come un problema, in Gran Bretagna accade questo https://www.notizieprovita.it/gender/bambini-di-6-anni-costretti-a-scrivere-una-lettera-gay/

    Bello, eh?

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    • Non bello. La diffusione dell’ideologia gender è un altro punto dell’agenda internazionalista massonica. Anch’essa, come il meticciato e la dissoluzione delle identità nazionali, rientra nel grande disegno di rimozione dell’identità e del substrato tradizionale (e naturale) all’insegna dell’omogeneizzazione globalista.
      Nel Regno Unito, come in generale nei paesi dell’Europa germanica o germanizzante, l’omosessualità è ormai promossa come un valore. Il fatto che in quei paesi vi fossero un tempo nei riguardi del fenomeno leggi assai repressive mostra che l’omosessualità vi è da tempo questione ingombrante. E il fatto che nel secondo dopoguerra la sottocultura anglosassone, a partire dal mondo pop, sia diventata una sorta di koinè universale, cioè la lingua stessa dell’omogeneizzazione di cui sopra, sta propagando anche l’omosessualismo e il genderismo persino ai più remoti angoli del mondo (la Thailandia, tanto per citare il primo, macroscopico caso che mi viene in mente).

      Ciò detto e riconosciuto, l’esigenza di temperare le “effervescenze demografiche”, specie nelle aree del pianeta segnate dalle circostanze cui ha accennato Mario, rimane. E gli argomenti in senso contrario, alla prova dei fatti, oltre che della logica, non reggono.

      In conclusione: fra il ragionevole contenimento dell’espansione demografica da un lato (diciamo pure “da una sponda”) e la promozione della mentalità omosessualista/genderista dall’altro(/”a”) non vi è alcun nesso di necessità. Si può tranquillamente propugnare la prima istanza senza dover sottoscrivere la seconda, e anzi combattendola a spada tratta.

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  8. Ringrazio tutti i commentatori, in particolare (non me ne vogliano gli altri), Simon e Adelino per gli ottimi spunti di approfondimento di quanto introdotto qui da Gotti Tedeschi. E’ comunque l’economista il primo a dire che il suo discorso è abbastanza generalista e andrebbe approfondito meglio in un contesto di tecnici. Il punto che mi premeva salvare per queste colonne è che non è affatto vero che una politica neomalthusiana porti benessere economico, anzi.
    A breve la seconda puntata!

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