Edward Feser – Anteprima dell’ultimo libro!

cinque prove per cinque fratelli

Tempo d’estate, tempo di letture. Impegnate o meno che siano, si dice, l’importante siano “belle”. E per noi aristotelici tomisti parlare del “bello”, che fa rima con vero, non è certo parlare a vanvera. Per questo motivo oggi proponiamo la traduzione dell’anteprima dell’ultimo libro dell’amico Ed Feser, intitolato “Five proofs of the existence of God” (“Cinque prove dell’esistenza di Dio”), acquistabile dal sito della Ignatius Press oppure da Amazon. L’articolo è apparso sul blog del filosofo il 26 aprile di quest’anno, qui.

Five proofs: un’anteprima!

“Questa mia ultima fatica non è un’opera dedicata alle cosiddette Cinque Vie dell’Aquinate. Ho già trattato questo argomento in qualche misura nel mio libro “Aquinas” e in alcuni dei saggi raccolti in “Neoscolastic essays”. E’ piuttosto un libro dedicato a quelli che personalmente ritengo essere i cinque argomenti più convincenti per l’esistenza di Dio. Naturalmente c’è qualche sovrapposizione con le Cinque Vie, ma il libro in larga misura sonda terreni nuovi.

Gli argomenti in questione, come personalmente li definisco, sono: la prova aristotelica, la prova neoplatonica, la prova agostiniana, la prova tomista e la prova razionalista. Come è immaginabile ognuno di questi argomenti ha una lunga storia nella tradizione. Essi possono essere trovati in qualche forma particolare in altri pensatori rispetto ad Aristotele, Plotino, Agostino, Tommaso e Leibniz. Per altro le formulazioni specifiche reperibili nell’opera sono mie personali. Non presento gli argomenti esattamente come ognuno di questi pensatori li ha presentati e al contempo non faccio esegesi di nessuna delle loro opere.

Ciò volutamente. In Aquinas e in The Last Superstition trattavo la questione dell’esistenza di Dio attraverso l’esposizione e la difesa degli argomenti tomisti. Ciò era appropriato dati gli scopi specifici di quei libri, ma ha un aspetto negativo. Come i lettori di quei libri sanno, per comprendere correttamente le Cinque Vie di Tommaso, bisogna prima comprendere tutte le tesi filosofiche di base che sono i presupposti degli argomenti, e che però egli sviluppa e difende in altri luoghi della sua opera. Ad esempio: è necessario comprendere cosa intenda Tommaso per “mutamento”; capire come funziona la cosiddetta causalità efficiente e i diversi tipi di serie causali che esistono; e ancora comprendere cosa si intende con la struttura di una sostanza materiale e così via. È inoltre necessario svincolare queste tesi filosofiche di base dalle affermazioni scientifiche datate e sbagliate che Tommaso talvolta utilizzava per illustrarle, ma che in effetti non sono loro coessenziali. Ecco perché, in entrambi i libri, il lettore si ritrova a doversi districare attraverso settanta e più pagine di metafisica generale alquanto astratta, prima di giungere al nocciolo di quanto Tommaso aveva da dire sull’esistenza di Dio.

Negli anni successivi alla stesura di Aquinas, mi sono convinto che esistesse la necessità di un’opera che approcciasse le cose in modo diverso. In particolare c’era bisogno di un libro che andasse dritto al succo di ognuno dei più cogenti argomenti per l’esistenza di Dio, introducendone le nozioni metafisiche di rilievo in itinere, piuttosto che in un prolegomeno separato. Serviva inoltre un libro che non si impantanasse su questioni esegetiche o si limitasse a discutere di ciò che un particolare scrittore del passato aveva da dire. Questo è ciò che viene svolto in Five Proofs. Io difendo una prova aristotelica, ma non esattamente la formulazione che ne diede Aristotele; la prova neoplatonica, ma senza fare alcuna esegesi delle Enneadi di Plotino; e così via. La prova aristotelica, come ci si può aspettare, è un argomentazione che parte dalla distinzione tra atto e potenza, e conclude all’esistenza di un ente puramente in atto che pone in atto l’esistenza delle cose. La prova neoplatonica è un argomentazione che muovendo dall’esistenza di cose che sono composte, giunge ad una causa prima assolutamente semplice, ossia non composita. La prova agostiniana è un’argomentazione che partendo da una posizione di realismo riguardo gli universali, le proposizioni, i mondi possibili e gli oggetti astratti in generale, approda all’esistenza di un intelletto divino infinito in cui queste entità necessariamente risiedono. La prova tomistica è un argomentazione che parte dall’esistenza di cose la cui essenza è distinta dall’esistenza, e conclude ad una causa prima che è esistenza per sé sussistente. La prova razionalista è un argomentazione che giunge all’esistenza di un essere assolutamente necessario partendo dal principio di ragion sufficiente, quest’ultimo interpretato in termini scolastici piuttosto che Leibniziani. Ognuno di questi argomenti è sviluppato e difeso lungamente, più di quanto io abbia mai fatto. Ognuno dei primi cinque capitoli del libro è dedicato a uno di questi argomenti e la struttura di ciascuno di questi capitoli è la seguente. Innanzitutto, discuto in forma discorsiva o informale sulla possibile esistenza di qualcosa che corrisponda alla chiave di volta dell’argomento – ad esempio essere un atto puro che attualizza, o una causa assolutamente semplice o non composta e cosi via. In secondo luogo, discuto in modo discorsivo o informale come qualsiasi cosa corrisponda a questa descrizione chiave debba anche possedere i principali attributi divini: unità, immutabilità, immaterialità, onnipotenza, onniscienza e così via. In terzo luogo, ricapitolo l’argomento delle prime due sezioni in modo più formale, mostrando come il ragionamento possa essere esposto mediante una lunga dimostrazione che, passo dopo passo, metta a nudo la sua struttura logica di base. Quarto, affronto tutte le obiezioni principali che sono state o potrebbero essere sollevate contro l’argomento. Seguo questa procedura per ciascuna delle argomentazioni. E così se ne vanno i primi cinque capitoli. Nel sesto capitolo, molto lungo (quasi quanto un breve libro), tratto molto più dettagliatamente tutti gli attributi chiave di Dio, nonché la relazione fra Dio e il mondo. In particolare, espongo in modo dettagliato cosa si intende per unità di Dio, per semplicità, immutabilità, immaterialità, incorporeità, eternità, necessità, onnipotenza, onniscienza, bontà perfetta, volontà, amore ed incomprensibilità. Difendo anche le dottrine della conservazione e del concorso divini. Questi temi vengono affrontati in una certa misura anche nei capitoli precedenti, ma nel sesto capitolo li sondo in profondità, affrontandone anche tutte le principali obiezioni. Il settimo e ultimo capitolo del libro è un “omnibus” che raccoglie tutte le principali obiezioni ad argomenti sull’esistenza di Dio simili a quelli difesi dal libro. Ancora: queste materie sono state trattate in una certa misura nei capitoli precedenti, ma l’obiettivo del settimo capitolo è quello di sondarle in modo molto più approfondito, anche discutendo obiezioni inedite, mai trattate nei capitoli precedenti. Il libro è dunque un trattato generale di teologia naturale, che si focaòizza tanto sulla natura divina quanto sull’esistenza di Dio. Naturalmente, è scritto dal punto di vista di un tomista, ma interagisce criticamente e in dettaglio con la letteratura di filosofia analitica contemporanea della religione, sia essa teista o no. In sostanza, questo mio libro sta alla teologia naturale come l’altro mio libro Scholastic Metaphysics sta alla metafisica.

Buona (e bella) lettura!

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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11 replies

  1. La scena americana, specialmente in ottica divulgativa, mi sembra molto attiva (sto leggendo “The Philosophy of Aquinas” di Shields e Pasnau, mi sembra ottimo), al confronto l’italiana pare dormiente, o testi ultraspecilistici o nulla 🙂 Come mai?

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    • La domanda è lecita e me la sono posta molte volte anche io. Non ho ben capito se è perché semplicemente gli USA sono grandi e quindi hanno un mercato editoriale grande, oppure perché sono pieni di miriadi di sette, settuncole et similia (ateisti compresi) che impongono, con la loro presenza, una apologetica continua e spietata alla coscienza di chi sa fare bene questo tipologia di opere.

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    • Il volume è ottimo, ma i due autori non sono propriamente dei tomisti, per cui la loro lettura del pensiero di San Tommaso è a tratti parziale, se non addirittura scorretta.

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      • Già, ad esempio mi sembra un pò strano il capitolo sugli Universali. In effetti è sempre una sfida questo argomento perché si svolge tra la scilla del concettualismo e il cariddi del platonismo. I due autori scelgono la differenziazione tra “universale” in senso puramente concettuale e astratto (in mens) e “assoluto”, però non ho capito come e dove sta l’universale “assoluto”.

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  2. Sembra un otttimo proposito di rilettura del tomismo nel contesto odierno: appreezo anche il dichiarato tentativo di far fronte e di dialogare con la filosofia analitica. Rimane ora da acquistarlo e da leggerlo.

    Il challenge intellettuale è possente: da un lato bisogna ridire quel che la mente umana ha scoperto in campo metafisico e in teologia naturale durante millenni in un linguaggio udibile per i nostri contemporanei; d’altro canto il lingugaggio contemporaneo è stato storto e il rischio di questo “aggiornamento” è di strocere il pensiero umano serio , quello tomista aristotelico in particolare.

    L’attenzione deve esere portata al linguaggio in quanto tale: la precisione concettuale necessita un linguaggio dello stesso livello. La neo-lingua è basata sulla corrosione e l’incomprensione dei concetti dai quali prende piede: è una menzogna.

    Ma forse non importa. Forse quel che conta è che ci sia un nocciolo di scienziati e di filosofi che portano avanti queste riflessioni nell’attesa che la cultura occidentale contemporanea, già inconsistente, si disfi definitivamente assieme alla sua società e che il suo sparire lasci spazio alla riflessione sul reale come lo è l’AT.

    Non abbiamo la soluzione per il resto del mondo, ma ragrelliamoci già per noi di poter gioire della nostra relazione con il reale in una ricerca fruttuosa del vero: e non siamo così pochi.

    In Pace

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    • «L’attenzione deve esere portata al linguaggio in quanto tale: la precisione concettuale necessita un linguaggio dello stesso livello.»

      Infatti. Non credo sia un caso che tanta nuova linfa tomista provenga dalla filosofia analitica, ciò spiega la preponderanza anglosassone dato che da quelle parti son quasi tutti analitici 🙂

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  3. Parlando di libri sull’Aquinate, lasciatemi raccontare una cosa bizzarra. Ieri stavo cercando recensioni su un testo consigliato: “Aquinas” di Eleonore Stump. Faccio zapping su google e… mi imbatto in un link ad un PDF, è l’intero libro! La cosa bizzarra, a parte le violazioni del copyright, è che il sito su cui si trova è… massone 😐
    A questo punto ho un dilemma etico: è corretto (ed è legale) scaricare il libro, per di più da un sito massone?
    Se volete vi copincollo qui il link.

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  4. Ringrazio Francesco Santoni per la correzione di alcuni errori presenti nella prima versione della traduzione! Ora è davvero godibilissima!

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