Stefano Fontana – Grazie Illuminismo, con te la filosofia si fa ideologia!

Broken LampIl rifiuto dell’essere, il primato della coscienza soggettiva, l’utilizzo del trascendentale moderno, la libertà intesa come qualcosa di assoluto, il primato dei diritti sui doveri, il principio di autodeterminazione come unica fonte della morale, il rifiuto dell’autorità come espressione del rifiuto di un ordine sociale naturale, l’espulsione della religione dalla sfera pubblica, l’attuazione radicale della secolarizzazione… tutti questi elementi trovano compimento organico nell’Illuminismo.

Illuminismo significa usare le luci della ragione. Ma quale ragione? La ragione strumentale della scienza applicata alla vita. Non la ragione aperta all’assoluto, ma la ragione calcolatrice e organizzativa della vita umana. La ragione che esamina come un tribunale, pesa, misura, insediandosi come giudice supremo. Una ragione finita e circoscritta, che pretende di essere assoluta nel campo di indagine che si è ritagliata. Non una ragione aperta fin dall’inizio all’essere, ma la ragione che pretende di essere essa il criterio della realtà. Una ragione che non accetta di essere misurata ma che si fa misura. In altri termini: una ragione assoluta.

La filosofìa diventa ideologia. L’ideologia è la filosofìa che ha perso la meraviglia e che sceglie se stessa piuttosto che la realtà.

Fontana, Stefano. Filosofia per tutti. Fede & Cultura, Verona, 2016. pag. 93

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Categorie:Aforismi

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32 replies

  1. Definire cosa si intende con “ideologia”.

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    • Nell’articolo, se non sbaglio, viene definita come una filosofia che si crede e si ritiene realtà.

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      • Non è una buona definizione. Tutte le filosofie sono realtà, anche se il loro contenuto può non corrispondere al reale ed essere dunque erroneo.

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        • Sempre se non sbaglio, la filosofia si pone domande e riflette sulla realtà.
          Credi sia differente essere coscienti di avere un’opinione sulla realtà e credere che la propria opinione sia la realtà?

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          • Allora avresti dovuto scrivere: “viene definita come una filosofia che crede che la propria opinione sia la realtà”. Che non è comunque una definizione soddisfacente di “ideologia”. Il marxismo, per esempio, non crede che le tesi marxiane siano la realtà, ma crede che esse colgano alcuni aspetti della realtà e siano in grado di migliorarne, se ben applicate, la manifestazione storica. Eppure non c’è dubbio che la filosofia marxiana, anche se distingue chiaramente tra l’analitica della realtà (quella che tu chiameresti l’opinione marxiana) e la realtà stessa, sia da considerare un’ideologia.

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            • Filosofia che crede che la propria opinione sia la realtà: Marx elabora la propria opinione della realtà
              Filosofia che si crede e si ritiene realtà: Lenin e Stalin conformano la realtà ad una determinata filosofia.
              Ponendosi la filosofia domande e riflettendo sulla realtà al fine di ottenere risposte, cosciente che esistono posizioni intermedie, io definisco il marxismo teorico una filosofia, il marxismo pratico una ideologia.

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    • In sostanza l’articolo descrive cos’è l’idelogia. Detto sinteticamente: l’ideologia è una ragione umana che si ritiene autonoma e giusta.

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  2. OT: di chi è la foto di copertina dell’articolo? E’ tua, minstrel? E’ carina!

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  3. L’ideologia é male anche perché separa ma corrosa dai propri “successi” nel divenire ha perso potenza.
    La filosofia dopo i Presocratici, si è inventata il proprio esistere ed oggi non “morde”.
    Naturalmente tutto prosegue, continua lavorando sulle generazioni in entrata.

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    • Questo tuo intervento è filosofia:
      affermi che, oggi, la filosofia non “morde”,
      eppure questo tuo intervento vuol essere “mordace”…

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      • Forse vuole essere mordace, ma non morde per niente. Sicuri che sia filosofia?

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        • Credo che qualsiasi mente che elabori un concetto faccia filosofia.

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          • Stabilire cosa sia la “filosofia” è questione più che spinosa. Ognuno ha infatti una sua implicita nozione che moltissimi, per altro, non sarebbero in grado di esprimere in modo chiaro e definito.
            Per questo ringrazio tutti per la breve disputa che sta avendo luogo, ma credo che la prima cosa che si debba fare è chiarire agli altri cosa si intenda con una nozione.

            Ad esempio è chiaro che Fontana qui intenda “realtà” come sinonimo di “reale”. Meno chiaro da questo semplice estratto è comprendere come l’autore identifichi l’inizio della nozione di “vera” (vi prego, notate le virgolette) filosofia, contro il dubbio cartesiano, con la meraviglia di stampo classico. Su questa dicotomia per altro struttura l’intero libro.

            Personalmente cerco di applicare questa definizione della Vanni Rovighi, presente nel suo famoso Istituzioni di filosofia, pag. 7

            “Si possono dare varie definizioni della filosofia: una, molto antica, è: ricerca delle cause prime; io preferisco quest’altra, che però coincide con la prima: ricerca della giustificazione delle valutazioni morali, cioè di quei giudizi coi quali diciamo: «questo è giusto, questo è bene, questo è male ».
            È facile, infatti, sentir proclamare uno scetticismo o un relativismo morale, sentir dire che non ci sono valori assoluti, che tutte le morali si equivalgono, che non si può stabilire che cosa è bene e che cosa è male; ma è poi difficilissimo essere coerenti con questa teoria; anche colui che si professa scettico in fatto di morale approva e condanna: se è colpito o offeso reagisce non solo protestando, ma ritenendo di aver diritto di protestare, dicendo ingiusta Toffesa che riceve. E non solo quando uno è colpito nei suoi interessi, ma anche quando sente il racconto di uccisioni, di sofferenze, di miserie. Quando, come accade purtroppo frequentemente ai nostri giorni, un uomo che rappresenta una funzione sociale è ucciso, è facile leggere sui giornali: « È stato assassinato Tizio », o, più decisamente: « Tizio è stato barbaramente assassinato », ma ci saranno anche scritte murali che dicono: « Tizio è stato giustiziato ». Di fronte a questa disparità di giudizi non si può fare a meno di chiedersi: chi ha ragione?
            E la filosofia non è in fondo che questo: la ricerca di una giustificazione razionale delle valutazioni morali.”

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            • Filosofia è amore per la sapienza.
              Cosa è allora la sapienza?.
              La sapienza e “conquista” individuale.
              Ogni uomo ha una sua filosofia.
              Stabilire che talune filosofia siano tali ed altre non lo siano non è forse ideologia?

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              • Lorenzo, a mio parere introduci elementi che portano la questione su un “binario morto”.
                Difatti se io dovessi assumere come vero ciò che dici allora anche l’affermazione “Ogni uomo ha una sua filosofia” è stabilire una filosofia e di conseguenza un’ideologia. Non sto dicendo che tu non devi avere l’idea che “ogni uomo ha una sua filosofia”, se hai questa convinzione io non posso togliertela, quello che posso è farti notare come tu stia adottando un’ideologia ovvero una ragione che si ritiene giusta in quanto autonoma, indipendente, individuale. L’amore non è e non potrà mai essere una conquista individuale.

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              • Affermare che (1) talune filosofie sono vera filosofia ed altre non sono vera filosofia
                o affermare che (2) ogni uomo ha la sua filosofia
                significa forse affermare la stessa cosa?
                Nel caso (1) talune filosofie si credono e si ritengono realtà mentre negano che altre non lo siano,
                nel caso (2) assumo come principio che nessuna filosofia può credersi o ritenersi realtà.

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          • Secondo me non è sufficiente elaborare un concetto per fare filosofia. Fare filosofia è partire da una conoscenza ingenua e procedere, anche attraverso concetti, per giungere ad una conoscenza reale del dato. Il procedere filosofico è “sistematico”, non nel senso che al dato si sostituisce un sistema (questo sarebbe “ideologia”) ma nel senso che si torna sempre al dato originario per controllare criticamente il procedere. Come ho letto in un bel libro (“The one and the many”): si parte dall’unità, la si analizza ma si torna sempre all’unità. In filosofia si deve stare bene attenti a distinguere tra l’elaborazione di un concetto dal concepire concetti, se si identificano i due atti si è “a rischio ideologia”.

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  4. @alessandrann purtroppo è venuto a mancare anche il sano disincentivo del togliere la polvere: ho acquistato un Kindle.

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  5. @Lorenzo 1 e 2 sono evidentemente due affermazioni diverse ma entrambe hanno un’ipotetica validità se e solo se chi le fa pensa di conoscere che cosa sia la filosofia. La 2 in particolare esprime direttamente il non sapere cosa sia la filosofia perchè se ogni uomo ha la sua filosofia allora qualsiasi cosa un uomo pensa può essere filosofia (compreso il fatto di pensare che la vera filosofia è ciò che riflette in merito ai valori morali assunti da organismi monocellulari), il che annulla di fatto il poter fare filosofia. Ora se della matematica io ti dicessi che ogni uomo ha la sua tu cosa penseresti?

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    • Penserei che non stai parlando della matematica.
      Se tu mi dici che qualsiasi cosa uno pensi è filosofia, io ritengo tu non stia parlando di quello a cui abitualmente viene dato il nome di filosofia: dislattarsi nel pensiero è semplicemente ricerca del piacere che potrebbe dare il pensare, non filosofia.
      Quando io affermo che ogni uomo ha la sua filosofia intendo che ogni uomo ama quella sapienza che è stato in grado di raggiungere.

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  6. Vi ho letto veloce, chiedo scusa, ma mi pare che si stiano delineando delle questioni nominalistiche dovute per qualcuno dall’aver abbandonato (volutamente o meno) il realismo immediato come base gnoseologica.
    Anche questo aspetto viene trattato in questa piccola opera di Fontana che ha il pregio dell’agilità anche se, ovviamente, a costo a volte di una semplificazione non sempre efficace.

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  7. @Lorenzo, certo che è sapienza ma appunto perchè comprendi la verità questo significa che la tua non può essere una conquista individuale: la verità non è una tua conquista. Se raggiungi la sapienza comprendi che non dipende affatto da te e diventi istantaneamente umile perchè “sai di non sapere”. L’amore del filosofo non è ancora quello della pienezza dell’Agape ma della mancanza: l’amore del filosofo è Eros figlio della povertà e dell’espediente

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    • Io non sono ne ho la verità, ma la conquista della verità è un atto individuale: poco importa chi fornisce l’acqua, se non sono io a bere muoio di sete,

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      • E’ una conquista in quanto sei tu e non un altro che può farlo al posto tuo ma questo non vuol dire che la verità, l’acqua, sia tua.

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        • Pienamente d’accordo che non sia io a fornire l’acqua, però questo mi fa venire in mente che “migliore” è la qualità dell’acqua, tanto meglio si placa la sete.

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