“Dell’arte e della Fede”: un viaggio a due voci – 04 (Sul pensiero unico nel cinema italiano)

vitelloni

MG: E ora Massimo veniamo alla nota dolente: dicci un poco cosa pensi dell’ambiente cinematografico italiano rispetto a quello di cui stiamo parlando, per quel che ovviamente ti è dato sapere. Non vogliamo nomi e cognomi -per scongiurare eventuali tue ripercussioni personali, ma anche perché non siamo dei curiosi pettegoli – quanto piuttosto una descrizione di quel che osservi, secondo la tua consueta splendida e profonda capacità di analisi della realtà.

MS: Qui nel Bel Paese che Patria fu di poeti, pittori, musici e molte altre figure di genio, una malattia letale quanto fulminea pare abbia attaccato l’intero suo corpo e il cinema in modo ancor più maligno.

Se infatti quest’arte si è costruita come un’emblema della modernità, come il suo migliore portavoce, è pur vero che nella sua breve storia vi sono state delle voci fuori dal coro. Nella gelida e scristianizzata Scandinavia abbiamo veduto due figure come il danese Dreyer e il famosissimo regista svedese Ingmar Bergman. La tensione non semplicemente religiosa di molti loro film, unita alla forza evocativa delle loro immagini restano ancora oggi come segni di una possibilità artistica che il cinema ha troppo poco accondisceso. E che dire della laicissima Francia che ci ha regalato un Robert Bresson. Invero questo regista, limpido e ascetico, rappresenta forse troppo per la Francia del novecento, tanto che gli stessi francesi non l’hanno apprezzato quanto merita. E noi? Se ci spostiamo poi ad est, vediamo l’ungherese Tarr e i russi Sokurov e Tarkovskij, quest’ultimo forse il più grande genio artistico del ‘900. Per ultimo, possiamo citare Terrence Malick regista che giunge da Oltre Oceano, dagli Stati Uniti, patria del più sfrenato liberismo economico e sociale di matrice calvinista. Che dire allora dell’Italia, il cui genio ha guidato secoli e secoli? in effetti caro Mauro, proprio il nostro paese non può vantare esempi da aggiungere a questo nostro scarno elenco. Certo, vi sono stati molti registi di indubbio valore, poeti che cercavano un oltre solamente intravisto, come un Antonioni o il quasi sconosciuto Piavoli. Nessuno però, ha mai scardinato quelli che sono i limiti imposti da una certa area culturale che in Italia ha il totale controllo su tutte le espressioni artistiche e sulla cultura più in generale. I registi che all’inizio ho citato rappresentano una sfida dichiarata allo spirito materialista dell’ultimo secolo; e non ha nessuna importanza che alcuni fra loro non si definissero credenti! Come accennavo nella prima parte dell’articolo, non mi riferisco semplicemente ai contenuti da essi trattati, ma proprio alla riscoperta di un canone artistico tradizionale che manifesta di per sé l’apertura ad una trascendenza. Guardando i loro film si viene immediatamente trascinati in un’altra dimensione. Il tempo dilatato, come manifestazione del tempo interiore e lo spazio che allarga i suoi confini in cui ogni minimo particolare trova la sua giusta importanza: le gocce che cadono da una grondaia, le foglie sollevate dal vento, o un’ombra che si distende sul terreno. A questo va aggiunto che nella stragrande maggioranza delle loro opere i protagonisti attraversano percorsi in un certo qual modo iniziatici, vivendo il  tormento spirituale alla ricerca del loro essere profondo. Non è forse per questo che riconosciamo Dostoevskij come uno dei più grandi scrittori della storia? Non è forse per la figura dell’Innominato che un romanzo come I Promessi Sposi, che potrebbe facilmente scivolare tra la devozione popolare risulta uno dei vertici della letteratura italiana? Là dove c’è sincero tormento e tensione si fa strada la verità; e là dove c’è verità c’è vera arte. Là dove c’è vera arte c’è un canone che tiene uniti in perfetta armonia stile e contenuto, forma e sostanza.

01La differenza fra gli altri paesi che pur ci paiono sprofondati nel più terribile materialismo, e l’Italia, sta proprio nel non aver tagliato i legami con le proprie radici. Radici che ci mantengono aggrappati a tutto quel patrimonio artistico che da migliaia di anni ha un comune denominatore: la ricerca spirituale di ogni uomo, il suo viaggio ’dantesco’ che dalle polveri dell’Inferno lo conduce in alto a rimirar le stelle. Proprio i Paesi che più hanno subito il giogo del materialismo, da un lato il regime comunista, dall’altro l’illuminismo e il liberalismo, hanno permesso ad alcuni, pochi geni di svettare da tanto grigiore. Qui, se ci soffermiamo a dovere è nascosta una verità spirituale: la sofferenza è la via più breve per la santità e aggiungiamo noi, per la sapienza. Là dove l’uomo ha subito con più veemenza la prigione della modernità, più è stato possibile riscontrare esempi eroici di grande spirito. L’Italia invece cammina orgogliosamente nella sua mediocrità elevata ad eccellenza.

Di alcuni autori in particolare tra quelli che ho citato, consiglio vivamente non solo la visione dei loro film, ma anche la lettura attenta dei loro scritti o delle interviste. Non sarà certo difficile notare ad esempio come Bresson, Sokurov o Tarkovskij siano fortemente critici, e uso un eufemismo!, verso questa società moderna, che definiscono tragica. Ogni aspetto della vita, a loro, pare aver perduto anche l’ultima scintilla di umanità. I grandi artisti dell’ultimo secolo sono più che mai delle voci scomode non solamente all’interno del loro ambiente, ma anche verso l’umanità di questi tempi, che sembra non avvedersi in quale inferno si sia ingabbiata. Ecco allora ritornare ciò che avevo già segnalato e cioè come la figura dell’artista di genio sia una figura scomoda. Chiediamoci: davvero vogliamo artisti che aprano i  nostri occhi incollati dall’abitudine e dal conformismo? Ne sentiamo l’urgenza, come una spinta verso la liberazione?

In Italia, l’ambiente artistico e forse in modo ancor più speciale quello cinematografico, ha ottenuto il diritto di esercitare una dittatura monocolore. L’ambiente cinematografico è assolutamente prono allo spirito del mondo, mentre in verità gli artisti dovrebbero svelarci gli inganni del tempo in cui viviamo. Tutto ciò, ha una precisa spiegazione di ordine spirituale e politica. Spirituale perché, e non sarà difficile negarlo, tutta la grande arte che ha attraversato la storia, è arte spirituale. Lo era nella Grecia classica, lo era nella lontana e antica India e Cina, lo era ancora nel Rinascimento e nello spirito romantico dell’800. Appare chiaro quindi che rispettare il giusto canone artistico e mantenere viva quella tensione e ricerca spirituale dei personaggi rimanda immediatamente ad un mondo tradizionale e nello specifico dell’Occidente al Cristianesimo. La quasi totalità delle figure che compongono l’ambiente cinematografico è ostile, a volte in modo proprio feroce, alla Chiesa.

E veniamo all’aspetto culturale e politico. Raccontavano alcuni famosi registi che negli anni ’60 e ’70 non potevi lavorare se non eri iscritto al P.C.I. La situazione odierna è ben peggiore, perché è meno esplicita, quindi più diabolicamente subdola. Se il 99% appartiene ad una ben precisa area politica e culturale, non serve che scrivo quale, vero?, la restante minoranza è comunque serva del medesimo e rivoltato progressismo di natura liberale. Sono le due facce della stessa medaglia che si sorreggono a vicenda. L’una non può fare a meno dell’altra. Se quindi si possono trovare persone che si definiscono cattoliche, esse lo sono comunque nell’accezione moderna, borghese.

Il cinema in Italia conduce fieramente una battaglia da oltre sessant’anni di liberazione da tutto ciò che lo possa legare a qualunque aspetto tradizionale, appunto perché come dicevamo poc’anzi, quest’ultimo rappresenta un’ombra o del cattolicesimo o di quell’area politica che si suole definire destra (beninteso la vera destra sociale che più non esiste, non certo il centrodestra liberale di stampo modernista). Così il cinema in Italia ha di volta in volta cavalcato le avanguardie artistiche e spinto in favore di battaglie culturali, ultime di questi tempi infami, quelle sui cosiddetti ‘diritti civili’. Dall’altra parte restano le serie televisive sui santi o preti, atte solamente a tenere buono il popolo devoto. Sono il contentino, o per dir meglio il piatto che tiene in equilibrio la bilancia: da un lato ‘l’intellighenzia’ che sforna ‘opere d’arte’ e che porta avanti le istanze culturali più ‘progredite’ del suo tempo, dall’altra il prodotto televisivo innocuo e tutto sentimentale che a nulla serve se non a far credere ancora ai bigotti che viviamo in un paese cattolico.

Che il monopolio della cultura e dell’arte in Italia sia appannaggio del progressismo, che abbiamo già spiegato ha solo apparentemente due colori opposti, è accentuato rispetto agli altri paesi proprio dal totale abbandono delle nostre vere radici. Lo manifestano l’ignoranza e la davvero scarsa sensibilità di registi, produttori e altre figure artistiche che popolano l’ambiente cinematografico. Tutti paiono guardare solo avanti, la classicità dell’arte è un peso da lasciarsi alle spalle. Non stupisce quindi che non si abbia la minima capacità di valutare opere caratterizzate da un’altra poetica.02

Quello che un Garrigou-Lagrange già evidenziava negli anni ’40 come un gravissimo pericolo, ovvero il sentimentalismo o come lui meglio lo definiva l’Americanismo, ci ha travolto come un diluvio a partire dal dopoguerra. Non solamente questo aspetto è divenuto il fondamento del vissuto di Fede dei cattolici di oggi, ma ha permeato ogni aspetto della società. Nulla di strano quindi che il cinema sia oggi una specie di circolo chiuso dove tutti si riconoscono appartenenti, al primo sguardo, in cui non sono ammessi ‘non allineati’, proprio come nelle più famose distopie. La differenza non la fanno certo alcuni atteggiamenti moralisti, ma, ritornando alla prima parte del nostro intervento, il recuperare tutto quel bagaglio tradizionale che solo può sollevarci dalla piattezza moderna.

Alcuni registi che abbiamo segnalato alla vostra attenzione erano aspramente critici non solamente nei confronti della società in generale (e Bresson ad esempio faceva film già negli anni ’50) ma proprio sulla deriva artistica della nostra epoca. Non si può infatti avere a cuore la rivalutazione dell’arte senza tenere in profondo disprezzo tutta la cosiddetta arte contemporanea. I Cattolici dovrebbero essere i paladini di questa battaglia, invece, o sono silenti in un angolo, oppure si sono accodati ai gusti del tempo, traviati da quel sentimentalismo a cui ci siamo riferiti prima.

La mia descrizione parrebbe troppo fosca e non lasciare alcun pertugio alla speranza. Ma ora ci sentiamo di tratteggiare brevemente alcune soluzioni che a nostro avviso sono percorribili, facendo innanzitutto appello alla sensibilità e alla libertà interiore di ciascuno.

Sappiamo che il peggior malato è proprio colui che si ritiene sano. Il primo passo è quindi riconoscersi come malati e come corresponsabili di questa situazione. Questo è possibile se desideriamo con forza far emergere un diverso modo di fare cinema, perché sentiamo un’urgenza interiore che ci manifesta come senza vera arte non si possa vivere. In chiave pratica poi, la Dottrina Sociale della Chiesa ci viene in soccorso.

Tecnicamente, semplifico molto, un film, un documentario o un cortometraggio per essere realizzato passa attraverso un iter di ricerca di finanziamenti. Dapprima un autore cerca una casa di produzione che crede fortemente in lui e nel suo progetto. Poi si cercano i sostegni presso il Ministero, nei fondi per l’audiovisivo regionali, nelle filmcommission delle varie regioni, negli sponsor istituzionali, l’appoggio del Tax Credit di alcune banche, cercando di vendere i diritti a qualche televisione. Insomma, le porte a cui bussare sono tante. Credete forse che in questi ambienti così come nelle commissioni e nelle giurie dei festival ci siano persone non allineate al pensiero unico? Ma poiché l’assistenzialismo di stato non è approvabile in termini assoluti dalla Dottrina Sociale, ecco che allora la soluzione viene proprio dal riscoprire il nostro ruolo di comunità, di popolo; ruolo a cui, almeno in questo settore, abbiamo abdicato completamente. La chiamata rivolta ai laici anche dal CVII non è eludibile. Nessuno può dire: ‘non mi riguarda’. E questa adunata finale di un popolo che si ricompatta e si ritrova, prima in piccoli crocicchi agli angoli bui delle vie, e poi cresce sempre più da non temer la luce del sole, passa per la riscoperta della nostra vocazione Regale e Profetica. L’uomo non è solamente ‘soma, psyche e nous‘, e persino su questo abbiamo di che sentirci colpevoli, ma anche ‘polis e kosmos‘. Di questo aspetto non sono rimaste che briciole, l’apostasia è pressoché totale. Le parole di un Pio XII qui ci paiono quanto mai calzanti: ‘nelle battaglie decisive è spesso dal fronte che partono le iniziative più indovinate’.

03Oggi realizzare un’opera cinematografica, sia essa un cortometraggio, un documentario o un film, ha dei costi decisamente inferiori rispetto a quelli di una ventina di anni fa. Dovrebbero sorgere case di produzione animate dallo spirito non tanto di realizzare opere a carattere religioso (non se ne sente affatto il bisogno) bensì di combattere con ogni mezzo i falsi principi dell’arte moderna. Associazioni, fondazioni, enti dovrebbero investire fondi per la realizzazione di opere audiovisive animate dal medesimo spirito. Ce ne sono numerose che già lo fanno, ma seguendo ovviamente lo ‘Spirito del Mondo.’ Vi è poi la possibilità del finanziamento dal basso, della gente comune, detto anche ‘crowdfunding’ grazie alla donazione spontanea di denaro per sostenere dei progetti. Tramite questo strumento, negli ultimi anni, centinaia di progetti hanno potuto vedere la luce. Infine, occorre senza timore, guardare a paesi che meglio tutelano questa tradizione artistica. Penso ad esempio alla Russia, all’Ungheria, alla Polonia. La via delle coproduzioni internazionali è senz’altro fruttuosa e rappresenta un treno in corsa su cui salire al volo.

Chiudo, tornando però alla tua prima domanda da cui il nostro lungo viaggio è iniziato. Una domanda sulla fiducia. Nell’ambiente artistico che in qualche modo dovrebbe sempre essere visto come un ideale su cui modellare l’intera società, ho sperimentato fin dal primo giorno di set che molto si basava sulla fiducia che le persone decidevano di darti, non domandandoti troppo chi fossi e quale bagaglio portassi con te. Purtroppo questa fiducia è stravolta da quell’ideologia modernista che pervade l’ambiente. Proprio tale fiducia, noi abbiamo smarrito nella Chiesa, fiducia che invece dovrebbe essere il nostro segno distintivo. Perciò, per rendere possibile tutto quello che ho appena scritto dovremmo prima di tutto poggiare su questa fiducia che scardina tutte le consuetudini a cui invece siamo abituati nel mondo del lavoro. Se davvero voglio dirmi credente, allora non ho bisogno, caro Mauro di sapere cosa hai realizzato prima, perché ciò che conta solamente è credere in cosa sarai in grado di fare da oggi in avanti. Anche questo è un atto che ci pone diametralmente in antitesi con la mentalità corrente. Sembra un rischio, un azzardo, una follia, ma io lo ritengo più semplicemente, un segno evidente della nostra fede. Se questo manca, allora non dovremmo definirci Cristiani. Vivere con questa fiducia i nostri rapporti di lavoro dovrebbe essere sentito come un atto liberatorio che finalmente ci rimette nel giusto asse della Vita, allontanandoci dalla gabbia che le consuetudini di questa società ci hanno costruito attorno. Occorre un cambio di mentalità, una vera ‘metanoia’, ma tutto quello che sta accadendo intorno a noi, ce lo invoca in maniera inequivocabile. Occorre passare dall’Io al Noi perché in fondo, se ci viene concesso un azzardo, l’altro non esiste, essendo semplicemente una manifestazione dell’Uno, di Cristo. Credo con forza che anche questo sia uno dei Segni dei Tempi che dobbiamo cogliere come un frutto maturo, prima che cada dall’albero, marcito.

 

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Categorie:Sacra Arte

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163 replies

  1. All’epoca di Bergman e Tarkovskij, o di Bresson e Dreyer, il cinema italiano seppe creare autentici capolavori, in molti casi densi di religiosità (cito soltanto “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi). Uno dei gravi problemi della critica cattolica e delle iniziative artistiche che vi si informano è l’idea che un’opera d’arte, per essere religiosa, debba affrontare l’oggetto della religione (massime quella cattolica) in forma esplicita e diretta. Ecco allora le scialbe produzioni seriali della Luxvide, tanto per fare un esempio.

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    • Concordo…

      Possiamo trovare argomenti dalla forte valenza “religiosa” anche in films che (apparentemente) non affrontano alcun “tema religioso”.

      Infondo è come per la vita… sul rapporto tra l’Uomo e Dio, l’Uomo e la religiosità, le domande ultime e il rapporto tra gli Uomini, possiamo trovare una “trama” che si svolge in molti modi.
      Il più è saper dare una chiave di lettura allo svolgimento di questo trame.

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      • Eh sì. Pensa a un film come “Deserto rosso” di Antonioni: non c’è forse qualcosa di religioso nell’improvviso, anche se breve, chiarore dell’episidio sulla fanciulla, incastonato in un orizzonte altrimenti cupo e asfittico (e non tradisce poi un’istanza di salvezza la stessa inquetudine di Giuliana, la protagonista?). Oppure, in tempi più recenti, pensa a “Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera” di Kim Ki Duk (che è un coreano di formazione cristiana): non c’è una tensione autenticamente religiosa in quel film. E non solo nelle vicende narrate, ma anche nel modo in cui il regista “si prende cura” dei personaggi e dell’ambiente in cui operano. E la stessa arte di cui Tarkovskij era maestro: un atteggiamento di devozione e sollecitudine autenticamente religiosa nei confronti dell’essere, della persona, del creato; qualcosa che discende da un profondo senso del sacro e del mistero. Ecco, è forse in questo che possiamo trovare il vero cuore di un’opera d’arte religiosa: il senso del sacro e del mistero. Che non deriva da fatto che il tema trattato è la vita di sant’Agostino piuttosto che quella di san Pio da Pietralcina, ma dall’occhio con cui si guarda e con cui si partecipa agli altri la realtà.

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        • @Navigare, se non lo hai visto, ti suggerisco “Land of Mine | Sotto la sabbia”

          Magari non una grande “tensione religiosa”, ma di quelle di vicende umane (peraltro basate su storici avvenimenti) certamente toccate dalla Grazia divina che è Compassione…

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          • No, non lo conoscevo. Grazie, Bariom. Me lo procurerò.

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            • MyMovie
              “Danimarca, 1945. La lotta per la sopravvivenza sembra ormai non conoscere limiti all’indicibile, consumandosi lenta ed inesorabile. L’incubo della guerra ancora vivo negli occhi dei sopravvissuti, giustifica una distorsione del concetto di giustizia nelle vittime del Nazismo. Sono questi gli ingredienti della tragedia che ha risucchiato la Danimarca – e il mondo – nel vortice nero della seconda guerra mondiale e delle sue conseguenze. Una parabola umana in cui vittime e carnefici si fondono, perdendo la connotazione di topos letterario per varcare quel confine entro cui la disperazione genera uomini bestiali.
              Nei giorni che seguirono la resa della Germania alla fine della seconda guerra mondiale, gli alleati deportarono migliaia di soldati tedeschi con l’onere di sacrificarsi per riparare al danno inferto al mondo dal regime nazista. Molti di quei soldati non erano addestrati, ragazzi costretti a percorrere in lungo e in largo le coste occidentali danesi per disinnescare più di due milioni di mine; quelle che l’esercito di Hitler aveva posizionato in previsione di un ipotetico sbarco degli alleati. Una storia poco conosciuta, che Martin Zandvliet sceglie di raccontare con la voce di quattordici giovani costretti a muoversi carponi su spiagge assolate, affidando la vita alla capacità di un bastoncino di scendere quanto più possibile nelle profondità della sabbia umida, col sangue freddo di esperti artificieri.
              Disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro, ma anche spaventati e pronti a scappare quando il primo compagno resta mutilato da una deflagrazione, i ragazzi appaiono in tutta la loro fragilità di fronte alla disumanità della guerra. Come disumano è il freddo comportamento con cui il sergente danese Rasmussen fa marciare la sua squadra sulle dune ogni giorno. La tirannia, universale per definizione, ha le stesse regole ovunque: manca di morale ed evita la riflessione sul peccato, trovando, a seconda dei casi e degli individui, una sua propria (e sempre differente) legittimazione. Così uomini in divisa costringono altri uomini in divisa alla paura, al terrore e alla negazione di se stessi, stando ben attenti ad evitare il confronto, con l’unico contatto degli occhi negli occhi per sottolineare la sudditanza del prigioniero.”
              Con buona pace per chi pensa che esistino forme di tirannia illuminate, e si ci si possa esimere dall’applicare il diritto anche ai nemici.

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              • Ci mancava solo tu facessi lo “spoiler” al film… 😛

                Ma tu lo hai visto? Perché io non condivido il senso cupo e senza speranza della recensione, così come, di conseguenza, le tue conclusive “riflessioni…

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              • Mymovie non fa mai lo spoiler! 🙂 Solo qualche accenno.
                No…ammetto che lo devo vedere, ma mi era piaciuta la recensione, lo vedrò a breve…cercando di non piratare…
                Comunque sempre su MyMovie ci sono altre recensioni (sai come è fatto il sito, che aggiunge 4 recensioni di utenti “esperti” a quella principale” e sono tutte più o meno sullo stesso tono. Peraltro non mi stupisce , perchè la guerra è quanto di più disumanizzante esista, e passare da vittima a carnefice è un attimo.

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              • Eppure sono molte le storie (alcune vere) nelle quali in periodi tra i più “disumanizzanti” della Storia, brillano perle di profonda umanità…

                Land of Mine, di questo parla, e più che di periodo di guerra di un periodo immediatemente post-bellico con tutte le sue tragiche ferite.

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  2. Come dimenticare l’episodio “Le vacanze intelligenti” del film “Dove vai in vacanza?”

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  3. L’ultima cosa buona vista a Venezia è del 2006. Roba seria, altro che certe pippette …

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  4. Sarebbe proprio utile fare una lista di film BELLI.

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    • Bravo Alèudin! Certo, servirebbe una lista che avesse comunque una catalogazione adatta al blog. Di film BELLI ce n’è piena l’aria, ma alcuni sono distantissimi dalla spiritualità cattolica o dalla visione del reale occidentale e potrebbero confondere. Questo non significa non segnalarli, ma segnalarli con un appunto. Ad esempio lo splendido “primavera, estate ecc” citato da Navigare ha scene strepitose, ma qualcuno potrebbe anche chiedersi [spoiler!] “cosa ha di cattolico uno che si brucia da sè suicidandosi”?
      Oppure non si può dire che il ritmo frenetico, psicotico, che violenta volutamente lo spettatore di Ichi the Killer sia “malriuscito” o che le atmosfere pesantissime e dolorose di Audiction non siano dei capolavori, ma non mi permetterei mai di suggerirli qui.
      Ma si può fare, però bisogna capire bene COME. Sono aperto ad ogni suggestione.
      Pagina dedicata sul blog, un pò come la nostra biblioteca? E come poter fare in modo che voi lettori ci suggerite film con due brevi righe di presentazione? Mail dedicata a cui spedire il tutto poi gestisco il tutto via web io? La pagina con il tempo potrebbe davvero diventare interessante, ma chi si prende l’onore e l’onere di eventualmente “cestinare” dei suggerimenti perché non in linea con una direzione prestabilita fin dall’inizio?

      Belle domande, intanto vediamo se non c’è già in giro qualcosa di simile da cui prendere spunto (oppure semplicemente a cui indirizzare in caso di esigenza simile a quella espressa da te Alèudin) 🙂

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      • Si c’è già qualcosa in giro… nel suo piccolo, non sempre aggiornatissimo, taglio personale ovviamente, seppure in una visione cattolica, ma c’è:
        https://laluceinsala.wordpress.com/

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        • Invece se vogliamo essere spudoratamente Cattolici propongo “Il grande silenzio” del 2005

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          • Non passa anno senza che me lo guardo!
            Grazie di ricordarlo.
            In Pace

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          • Anche questo un bel film, o meglio uno splendido documentario.

            P.S. Mi ha sempre colpito, però, l’uso del microfono alla lettura nel refettorio: è inutile, dal microfono i religiosi cattolici sono stati irrimediabilmente stregati…

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            • Penso che era un microfono ad hoc per il film: avendo me stesso fatto lunghi ritiri in certosa in gioventù non ne vedo l’utilità: per altro è solo la domenica a mezzogiorno.

              Concordo con te che i microfoni dovrebbero essere aboliti: e che chi, tr ail clero, non ha voce possente lo interpreti come un segno del cielo: se ne stia zitto.

              Il microfono è, senza dubbio, una delle ragioni (indirette) della devirilizzazione della spiritualità cattolica….

              In Pace

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              • Mamma come sei drastico!

                Il microfono come tutti i “supporti tecnici” va usato come strumento e dipende da come lo si usa…

                Ho conosciuto sacerdoti di profondissima spiritualità, il cui dire era un balsamo per l’anima, ma a cui la vetusta età aveva rapito la “virilità” del tono di voce… tu dice che era meglio si tacessero? 😐

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              • Certo certo, conosco questi punti di vsita che sono la ragione della presenza di microfoni ed altoparlanti dappertutto.

                La profondissima spiritualità, secondo me, non va da essere declamata al microfono come perle ai porci, ma compartita in piccoli cerchi, nel silenzio e l’ascolto profondo

                In Pace

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              • Il problema non è di poco conto purtroppo Simon:
                primo, non esiste più il vero silenzio, rarissimo anche in aperta campagna o in montagna (figurati, con il turismo che c’è…). Senza è facile distrarsi.
                Secondo, un conto è parlare su un pulpito a metà Chiesa, in una Chiesa per altro di dimensioni piccole o medie, altro è da un ambone in cima ad una cattedrale immensa.
                Terzo, si è perso l’uso del declamato che aiuta a mettere in maschera la voce.
                Quarto, si è perso l’uso di costruire chiese che aiutino queste voci in maschera.
                Quinto, si è perso udito e di brutto. Ma non solo perché si ascolta musica sullo stereo a chiodo fin dai primissimi anni, ma proprio per il rumore di fondo presente in qualsiasi posto, rumore che in qualche modo va superato in decibel se si vuole ascoltare qualcosa…

                Detto questo non dico sia impossibile tornare indietro, dico che è un mezzo tecnico che può aiutare (certe omelie ben congeniate vedono il prete usare il microfono con saggezza, con sussurri impossibili da far intendere senza, ma che aiutano ad entrare nell’intimità della frase che sta dicendo) ma non bisogna esserne schiavi. Va beh, OT puro, continuiamo con i film 🙂

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              • Vedi, secondo me l’uso del microfono ha favorito l’avvento di omelie insipide: un omelia non ha da essere un corso di teologia dogmatica o mistica o il compartire dei buoni sentimenti del clero che durano ore per dire niente.
                Un’omelia deve durare massimo 7 minuti e dire qualcosa di concreto nel Vangelo in relazione colla vita reale, che ci si possa ricordare almeno fino alla fine della giornata come minimo assoluto e da rimuginare per tutta la settimana nel miglior dei casi.

                Prima della riforma di San Pio X non c’era nessuna omelia durante la messa, per ascoltare omelie del tipo attuale bisogna tornare in chiesa ai primi vespri che era il momento dove i grandi Lacordaire facevano i loro sermoni, ch e poi duravano ore: ma visto che avevano voci che portavano erano ascoltati e tutti dovevano starsene zitti.

                È un esperienza facile da fare: se un classe è rumorosa, gli studenti non smettono di fare rumore perché il professore parla con sempre più decibel, ma smettono di parlare quando il professore cala la voce….

                Per finire vorrei ricordare che gli amboni non erano finiti separati dal popolo come lo sono oggi a causa dei microfoni verso l’altare, ma erano nel mezzo della navata, eredità di un’antica tradizione che consisteva ad avere il sacerdote che fa il sermone in mezzo alla navata ed ai suoi fedeli e non messo da parte: il rito anglicano ha conservato questi elementi. Per chi ama i riti orientali, pi, raramente sentirà l’uso di microfoni o strumenti altri che le corde vocali stesse dei cantori…

                In Pace

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              • Evabbè… torniamo ad andare a piedi… e a cavallo chi può 😛

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              • In realtà rispondevo all’osservazione di Minstrel circa il fatto che bisogna aumentare i decibels di chi parla quando non c’è silenzio…. secondo me bisogna, al contrario, diminuirli…
                In Pace

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              • Termine più corretto la “proclamazione” che non la “declamazione” (si declamano poesie o atro, non la Parola di Dio o l’Annuncio e la Catechesi)

                Scusa la pignoleria 😛

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              • Esatto Simone! Il microfono è un filtro artificiale fra la voce del celebrante e l’orecchio dell’assemblea. Se il celebrante ha voce stentorea oppure se l’ambiente in cui si celebra è di dimensioni ridotte, o grande ma con ottima acustica, il microfono è inutile. Direi che riduce l’immediatezza, “toglie presenza”.

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              • Io sottoscrivo in pieno… il problema è quel “se”…

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              • Be’, Bariom, in quei casi si deve fare di necessità virtù. È un po’ come le candeline: se sull’altare c’è una pala di Tiziano, le candele elettriche sono giustificate (poi, non so tu, ma io mi sceglierò un altro altare e andrò ad accendere quelle di cera).

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              • Attenzione SImon che io non parlavo di “mancanza di silenzio” per la poca educazione delle persone, ma proprio per il rumore di fondo delle nostre città e paesi che supera spesso le porte chiuse, questo anche perché si sono aperte moltissime piazze antistanti le chiese al traffico. Per il resto concordo su tutto quel che hai scritto (e infatti vedrai che pure io parlavo di amboni in mezzo alla chiesa).

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              • A Simon sarebbe piaciuto il domenicano Tomas Tyn. Ci sono registrazioni in rete di alcune omelie. Quando apriva la bocca, penso riuscisse a fare aprire anche i portoni delle chiese, da tanto aveva una voce stentorea. 😀

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              • Vedi, secondo me l’uso del microfono ha favorito l’avvento di omelie insipide: un omelia non ha da essere un corso di teologia dogmatica o mistica o il compartire dei buoni sentimenti del clero che durano ore per dire niente.

                Sante parole, Simon! Il microfono (ma anche la sostituzione dell’altare con il tavolaccio) ha avuto un ruolo decisivo nella trasformazione del celebrante in uno showman con manie di protagonismo. Quando non ci si mettono i laici, e soprattutto le laiche, con la declamazione delle letture…

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              • proclamazione… proclamazione…

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            • Lo so, Bariom, ma il fatto è che quelli/e anziché proclamare, declamano…

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        • Bel blog Bariom, grazie! Ovviamente è un cineblog con recensioni e di quelli ne ho letti fin troppi (e fin troppi mi hanno consigliato film che sinceramente… ecco). Per questo come sai ai tempi feci con un amico un blog di cinema (oramai collassato visto il poco tempo a disposizione di entrambi) in cui con una frase bisognava “recensire” il film.
          Ecco, servirebbe una cosa del genere. Secca, rapida e dolorosa! 😉 sotto con i suggerimenti, io sono pronto a eventuali gestioni html

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      • BELLO per me è anche Pulp Fiction per dire, però intendevo una lista di film (come detto da Barion) non necessariamente cattolici o riguardanti la fede o Dio ma che abbiano un contenuto che aiuta a porsi delle domande e sopratutto che siano non proni allo spirito del mondo, almeno non del tutto.

        Come esempio Io potrei partire con un “banalissimo” “The Blues Brothers” …

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  5. Certo che la spiritualità ortodossa made in Russia ci sta donando delle chicche strepitose. Mi chiedo a questo punto se l’abuso di razionalità teologica che denunciavano in altro post Navigare e Alex sia stata quella retromarcia artistica che ha reso insulsi e banali i prodotti di fede europei e quindi quella deriva progressivo-nichilista denunciata in modo chiaro e preciso qui dall’amico Massimo…
    Che ne pensate?

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    • nel mio piccolo anche io avevo cercato , in modo disordinato , di passare lo stesso concetto…

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    • I film orientali in questo senso sono sempre stati molto più “mistici” e riflessivi di quelli occidentali, che purtroppo dove purtroppo dopo l’arlbero degli zoccoli non ricordo altre produzioni di livello che non fossero didascaliche.
      Ma la cultura cattolica pervade anche chi cattolico non è o non si professa.
      Alcuni tratti dei film di Moretti (La stanza del Figlio, Mia Madre) autodenunciano in modo molto evidente l’impreparazione e l’incredulità effettiva dell’ateo rispetto alla morte ed alla malattia, ed il cronico scontro tra razionalità e ricerca di uno spirito superiore non soltanto come approccio consolatorio ma come riscoperta della lettura della realtà sotto una altra angolazione, sempre prima banalizzata.
      Sinceramente trovo molti più spunti di spiritualità e riflessione nei film dove questa non è immediatamente riportabile alla fede , perchè la ricerca e la sofferenza della ricerca , ed il combattimento che ne scaturisce, descrivono l’uomo in modo molto più reale di questi uomini “santi subito” che purtroppo la cinematografia “cattolica” occidentale ci fornisce

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      • Certamente un “santo subito”, ma assolutamente da non perdere:

        Popieluszko – Non si può uccidere la speranza – Film (2009)

        Assolutamente da vedere per poi conoscere questa storia vera al di là dell’ottimo film

        Isaia 53
        Maltrattato, si lasciò umiliare
        e non aprì la sua bocca;
        era come agnello condotto al macello,
        come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
        e non aprì la sua bocca.
        Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
        chi si affligge per la sua sorte?
        Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
        per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

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    • In Oriente quello che potremmo definire il “gradiente mistico” è alto. Verrebbe da dire che va salendo a mano a mano che ci si sposta verso est. La Russia ha subìto, come la Cina, un grave processo di contaminazione con i tentativi forzati di applicare al paese la gnosi elaborata dall’ebreo tedesco (e londinese) Karl Marx e dai suoi zeloti. Ma in Russia come in Cina (dove il processo è stato ancora più violento) la cultura tradizionale, e la sua spiritualità, ha dimostrato una insospettabile resilienza. Anche il secondo vettore di materialismo e antispiritualità, l’americanizzazione, ha iniziato il suo lavoro di disgregazione (della sua punta di diamante più ingenua ha parlato, in un altro suo film, lo stesso Pavel Lunguine, il regista di “Ostrov”). Ma nonostante questo, l’assetto tradizionale della spiritualità ortodossa, con i suoi pochi contro e i suoi molti pro, regge, così come ha retto al regime comunista. Così dagli anni dell’incipiente americanizzazione ci viene “Ostrov”, come dagli anni del comunismo ci sono venuti “Andrei Rublëv”, “Lo Specchio” e “Stalker” o “Il colore del melograno” e “Le ombre degli avi dimenticati”.
      La Russia, poi, gode il particolare privilegio di trovarsi con un piede in Europa e con uno in Asia, sia geograficamente sia culturalmente. Ad Eduard Nikolaevich Artemyev, il musicista che scrisse la colonna sonora di “Stalker”, Tarkovskij chiese espressamente di tentare una quadratura del cerchio, di comporre e unificare, per quanto possibile (“ma so che non è possibile”, gli disse il regista) Oriente e Occidente. E Artemyev, dopo svariati tentativi, ebbe il colpo di genio: da una antica melodia medievale europea, “Pulcherrima rosa” (https://www.youtube.com/watch?v=PAYzSHwc62o), cavò questo: https://www.youtube.com/watch?v=pP1QXKbhqr4
      Mah, ci sarebbero sì da scrivere lenzuolate, belle, bianche, linde e profumate di sapone di Marsigl… pardon Mosca!

      P.S. Un altro film italiano ad alta intensità religosa dei bei tempi che furono? “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini, dal romanzo di Buzzati.

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      • Che capolavoro è la OST di Stalker! Roba che si sogna di notte pure quel gran genio di Steven Wilson… grazie Navigare!

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        • Sempre welcome, minstrel. Quel film è, in generale, un capolavoro.

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          • Promettete di non bannarmi se vi dico che non mi era piaciuto? m(_)m Ma forse l’ho guardato in modo superficiale. Magari è una buona occasione per rimetterlo su…

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          • Ah no, scusate. Mi confondevo con Solaris!!

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            • Non fa niente. Sei bannato comunque.

              (Buahahahhaa)

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              • No, ti prego!! Mi sottoporrò ad una rieducazione stile Arancia meccanica, guardando Tarkovsky per ore 😉

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              • Anche io sono d’accordo con Alessio. Quando “The Passion” fu proiettato nelle sale cinematografiche ricordo che, dopo avere letto alcune autorevoli recensioni di parte cattolica, pensai che si trattasse di un’inutile americanata, una versione muscolare e un po’ splatter del flaccido “L’ultima tentazione” di Scorsese (come si può ridurre un buon regista!). Poi, anni dopo, mi capitò di vederlo in tv a casa di amici, e ne riportai un’impressione non negativa. Per esempio un bel promemoria del fatto che quella carne e quel sangue sacrificati per la nostra salvezza furono proprio carne e sangue, l’icona stessa della sofferenza umana (ed è poi questo uno dei motivi che rende il Cristianesimo vertice di ogni afflato religioso).

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            • Alessio, forse sei incappato nella prima versione italiana di “Solaris” (che comunque non è il migliore film di Tarkovskij, anche a detta del regista), che uscì non solo con un inascoltabile doppiaggio “de Roma”, ma anche con assurdi tagli, opera di… indovina un po’… Dacia Maraini! Un nome una garanzia (di inconsistenza intellettuale). Tarkovskij, se non ricordo male, la querelò (ma purtroppo non la fece internare in qualche manicomio sovietico, ed è ancora a piede libero…). Il risultato del copia-incolla di Dacia, con mano finale di vinavil opaco, è un’inguardabile pasolinata…

              E a proposito di Pasolini, ecco, “La passione secondo Matteo” è un perfetto esempio di film a tema religioso completamente privo di sacralità e dunque irreligioso. Un film da NON inserire nell’elenco dei consigliati (e qui sento già rumoreggiare piagnucolosa e minace la lobby gay, che pure avremmo dovuto placare con Paradžanov).

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              • Ma sai che invece io ci metterei la passione di Pasolini perché ci ho trovato un anelito disperato alla fede? Piuttosto col cavolo che metterò la passione di Gibson che trovo essere una baggianata degna della bible belt più becera!
                Magari tagliamo la testa al toro e non metto nessuno dei due film. Ahah!

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              • Be’, qui è anche questione di gusti. Per esempio la cinematografia di Pasolini la cestinerei quasi completamente. Salverei, guarda un po’, il suo episodio “La terra vista dalla luna” in “Le streghe” (dove si vede anche, diretto da De Sica, un Clint Eastwood giovanissimo, ma già ben destro con le pistole). Non so, ho sempre giudicato Pasolini una mente brillante, un buon intellettuale, un discreto letterato, ma un mediocre regista, e in certi film, persino men che mediocre. Eppure il già citato Paradžanov lo ammirava proprio come regista, e non credo per mera solidarietà gaia. È proprio vero che de gustibus

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              • è molto più religioso Pasolini di zeffirelli , di cui invece escluderei ogni opera per definizione….

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              • Navigare, grazie per le informazioni. Appena mi capiterà in mano il dvd controllerò di che versione si tratta.

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              • Dissento su la Passione di Gibson. Cinematograficamente non sarà un film eccezionale (qua mi rimetto a persone più esperte di me), ma se uno lo guarda con l’occhio cattolico, recupera tutta la carnalità della sofferenza di Cristo e perde quella concezione un po’ astratta del sacrificio della Croce.
                Quando ci penso, mi salta in mente l’opposta concezione, quei crocifissi antichi e medievali in cui Gesù sembra impassibile sulla croce. D’altra parte erano epoche che conoscevano la sofferenza fisica molto più da vicino rispetto a noi e magari non avevano bisogno di grandi scene di sangue per capire.

                D’altro canto, se uno non lo guarda con un occhio devoto, risulterà una specie di CSI Gerusalemme!!

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              • Guarda Alessio, non è che sia un esperto (al massimo posso dire di poter dire la mia sulle musiche), ma il film a me è parso davvero deleterio. Non mi ha dato fastidio la violenza (figurati, potrei sbadigliare a vedere ichi the killer…), ma mi ha letteralmente fatto incazzare il fatto che tale violenza non mi abbia colpito PER NULLA, proprio per la gratuità sciocca della stessa; con la scusa della scrittura iniziale letta come fosse Bible Belt, Gibson mostra quel che molto probabilmente sarà successo a Gesù (“è stato proprio così” dicono abbia detto GPII e io dico eeevaaabeeene), ma mostrando solo lui ha l’ardire di mostrare quel che – come dice Alessio – semplicemente succedeva a quei tempi, non è che i Romani hanno inventato le frustate con quel tipo di frusta solo per Gesù… il risultato è che quello che doveva aiutarmi ad entrare nel mistero mi è suonato come “freddo esperimento alla Dexter per comprendere come si comporta il corpo umano in certi momenti” e mi ha fatto chiedere “Gibson, come mai non mi fai vedere cosa hanno fatto ai due ladroni, mò so pure curioso…”

                Per non parlare del robot colorato di rosso sulla croce sotto dei bonghi alla “parco sempione verde marrone” degli Elii. Per non parlare dell’uso di scene prese da diari di mistici che hanno resto questa americanata, una Americanata insopportabile, con l’attore che fa Gesù come nuovo Hero di Indipendence day, pronto a sgonfiarsi sul finale come una piscinetta qualsiasi e una CG con i buchi dove si vede il mondo, uuuuuuuh che bbbraaaaavoooo il regista, finalmente qualcosina di interessante mostrato in modo tanto palese (e brutto) da farmi capire che Gibson mi considera un demente.
                Intendiamoci ci sono alcune scenette carine e la scelta della lingua mi è piaciuta, ma queste scelte a mio avviso si perdono in un didascalismo sterile, inquadrature poco poetiche, musichetta scalba e un demonietto di Asia Argento ridicolo.
                Forse sarò troppo mistico (che detto da me mi pare un assurdo…) e adoro le cose non dette e quindi dette in modo ancora più potente.
                Come direbbe navigare: De gustibus…

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              • E’ vero, il didascalismo c’è tutto. Oltre a tutto l’armamentario di stilemi alla moda e (pseudo) accattivanti. A costo di ripetermi, si rischia di vederlo come un CSI, quando ti fanno vedere le scene delle pallottole che entrano nei corpi, con organi che si spappolano eccetera.

                Resto comunque dell’idea e della sensazione che può essere vissuto al contrario come un’ottima meditazione per capire la crudezza di quel “Ha patito per noi”.

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              • Sono come Alessio benché accolga senza remore le giuste affermazioni di Minstrel.

                Secondo me il film di Gibson mostra qualcosa di scandaloso: ed è anche lo scandalo della gratuità della violenza, della sua stupida “normalità”. E secondo me è questo un pregio del film.

                Ad Auschwitz la messa a morte era banalizzata: e questa stessa banalizzazione è supremo scandalo e somma ingiuria inverso le persone così torturate ed assassinate. La Shoa fa ancora più ribrezzo appunto in quanto vomitevolmente “banale” da chi la ha messa in opera, esattamente come l’aborto o l’eutanasia.

                Morti innocenti neanche per una causa superiore, manco da eroi: male assoluto.

                Allora certo, accolgo il fatto che la passione di Gesù ci mostra qualcosa di “banale” proprio nella brutalità presentata: ma così anche è morto N.S. Gesù Cristo, in modo banale, talmente banale che è stata la vittoria totale del male, totalmente inutile in sé e neanche degna di ogni riscontro eroico.

                Personalmente me lo guardo ogni Venerdì Santo ed è, per me, uno spunto di riflessione e di meditazione sempre rinnovato e comunque di ammirazione per questo Dio che mi ha raggiunto nella banalità della violenza del mio male.

                In Pace

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              • Grazie delle vostre riflessioni e del confronto franco. Vorrà dire che me lo riguarderò per la seconda volta se ne avrò la possibilità. 🙂

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              • Pur con molte critiche stilistiche non si può negare che il film di Gibson abbia avuto il merito di mostrare una versione terribile ma concreta di passione, e di scuotere gli animi.
                La scelta della lingua è originale ed azzeccata, come pure ho trovato molto paritocolare la lacrima di Dio che scende dall’alto.
                La violenza forse è eccessiva, ma era necessario distinguersi da una tradizione cinematografica fatta di “cloni” di una passione un po “edulcorata” ed alla fine rarefatta.
                Gesù è uomo e muore da uomo, anche se un uomo speciale, e questa morte così drammatica è parte della storia della salvezza.
                Per il resto è un film e deve rispondere al linguaggio cinematografico, non prentende di essere una catechesi. E’ sbagliato assegnare a queste opere, che costano milioni di dollari e devono essere sostenute con gli incassi, compiti teologici particolari, andando poi a cercare questo o quell’errore.
                Se fosse stata fatta l’ennessima trasposizione cinematografica in formato classico, non soltanto non l’avrebbe vista nessuno, ma sarebbe sparita anche dai ricordi. Accontentiamoci che un argomento trattato già tante volte, come la passione , abbia portato al cinema tante persone.
                Non si può sempre rivedere Quo Vadis.. 🙂

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              • Anche la presenza di Satana come “concreta presenza” è resa in modo sublime a mio giudizio…

                Per il resto, credo con Minstrel ci eravamo già scambiati opinioni su questo film ed erano, allora come oggi, discordanti 😉

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              • Su Zeffirelli sono parzialmente d’accordo con mentelibera65. Il suo Francesco d’Assisi, per esempio, andrebbe proibito ai diabetici! Però devo dire, a costo di sollevare una canea di fischi, che Robert Powell resta a mio avviso il miglior interprete di Gesù che il cinema abbia finora espresso, e che in generale ritengo il Gesù di Nazaret zeffirelliano un’ottima produzione. Trovo, ad esempio, perfetto il casting (Pietro, Maria, ecc.).

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              • Ammetto che il mio giudizio negativo sull’opera di Zeffirelli è largamente condizionato dall’antipatia che provo per Zeffirelli stesso…. Ma in ogni caso confermo che ritengo il suo cinema coraggioso un uomo che si doti di un carrarmato per andare a sedare una rissa tra bambini dell’asilo.

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  6. Del 1983 è “State buoni se potete”, bellissimo, don Dorelli nei panni di San Filippo Neri.
    Potete guardarlo in streaming cercando “State buoni se potete”.

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  7. Un film che amo e che ho rivisto tante volte, “Il mestiere delle armi”. Olmi è uno di quei rari registi che riesce a dipingere una piccola poesia in ogni fotogramma girato.
    Il valore dell’uomo, il non piegarsi al disonore della nuova guerra. E proprio questa sincerità, che viene tradita dal generale nemico, gli costerà la vita.

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    • Beh, a voler guardare sul tema parallelo del “sacrificio di sè” è improntato tutto il cinema di Clint Eastwood, con Gran Torino in testa. Ma bisognerebbe capire da Massimo se è questa la “spiritualità” di cui parla nella sua risposta, compresa quella riscontrabile in Olmi, oppure se pensa ad altro, meno “analogico” per capirci.

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      • gran bel film “Gran Torino”… il vecchio Clint difficilmente sbaglia il colpo 😉

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      • Eh si, nei films di Eastwood c’è parecchio… 😉

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      • Grandissimo film gran Torino.

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        • Un film, fra l’altro, sull’eutanasia (ma “eu-” solo se la gang asiatica spara bene)…

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          • Eheheh, siamo pur sempre in ambito americano. 😉

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          • Aveva già trattato il tema dell’eutanasia in “Million Dollar Baby”

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          • Quando c’è da tirar cazzotti o fucilate quelli non si tirano mai indietro. Clint, poi, ha il merito di avere contribuito alla conoscenza e alla diffusione ai grandi calibri per arma corta.

            Battute a parte “Gran Torino” è un bel film, penso tra i migliori di Eastwood.

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            • Eastwood è uno dei rari casi in cui un grande attore diventa un grandissimo regista.

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              • A proposito, mi viene in mente un singolare film che vede un grande attore nostrano nei panni di non del tutto infame regista. È un film strano, dove il tema religioso è affrontato in modo apparentemente ultraleggero, a tratti fescennino, eppure, in ultima battuta, tutt’altro che superficiale. Racconta del passaggio da una fede semplice, ingenua e un po’ dabbene alla miscredenza, propiziata da oddifreddismi e pasolinate di quint’ordine, e al cinismo di una società orientata al piacere materiale, all’inopinata e concretissima ricomparsa del Mistero. È un film con movenze autobiografiche (vi si indovina una trama di vicenda vissuta). Si intitola “Per grazia ricevuta” e vede nei panni di protagonista e di regista Nino Manfredi.

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  8. Scusate, ma nessuno cita Kurosawa?
    Quello di Vivere, per intenderci?

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  9. IDEA!
    E se creassi un account Croce-via su letterboxd nel quale, come l’omonima playlist spotify, immettere solo i film “consigliati” dal blog stesso?
    Adesso vedo cosa può gestire lo stesso http://letterboxd.com/

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      • Ottima idea.
        Ma c’è un modo per dargli anche una macro-classificazione? (Drammatico, etc etc) ?

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        • Il bello è che si può fare di tutto:

          https://letterboxd.com/crocevia/films/ e poi li riordini in base al “GENRE” 😀

          Sono io che linko appositamente la pagina delle recensioni ORDINATE per DATA di uscita in questo modo uno riesce a trovare un film, leggere due righe del perché è stato scelto, vedere il nostro rating, vedere quando è uscito e quindi… vederlo! 🙂
          Ad esempio così è ordinata per rating:

          https://letterboxd.com/crocevia/films/reviews/by/rating/

          Bello bello! 😀
          Come avete visto ho anche cambiato a destra il menù. Ora però sta ANCHE a voi indicarmi i film con due note da inserire delle review!
          E soprattutto sta a tutti noi non abbandonare il progetto. 😉

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      • Accidenti, mentelibera65, stavolta sono proprio d’accordo con te: è un’ottima idea.

        Minstrel, conosci il film francese “L’amore inatteso” (regista femmina, Anne Giafferi), del 2010? Non sarà un capolavoro indimenticabile, ma ha una sua efficacia, e aiuta a capire come si riduca una società post/anti-cristiana e come, nonostante tutto, la voce di Dio riesca a fare breccia anche quando la comunicazione religiosa è residuale, quasi catacombale.

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        • Davvero bello, visto da poco! Mostra anche quanto è difficile in un ambiente laico, mostrare un’improvvisa conversione.

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        • Non lo conosco e mi fido. Lo metto nella lista usando le vostre parole come review (come d’altra parte ho fatto in altri casi). Nel frattempo approfitto di uno spazio di tempo libero per creare una nuova pagina sul blog dove ognuno di voi, quando gli aggrada, può nei commenti consigliarci film che abbiano le caratteristiche desiderate. A breve arriva!

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  10. “Dell’Arte e della Fede”

    Quindi magari non sono del tutto OT in questa segnalazione (poi se vuoi minstrel spostala dove credi)

    Mindful Hands. I capolavori miniati della Fondazione Giorgio Cini
    (Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore)

    “Si intitola Mindful Hands. I capolavori miniati della Fondazione Giorgio Cini la grande mostra in programma sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia dal 17 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 (inaugurazione venerdì 16 settembre 2016), prodotta da Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con Studio Michele De Lucchi e Factum Arte, realizzata grazie al supporto di Helen Hamlyn Trust e con il contributo di Pirelli. Verrà esposta per la prima volta dopo oltre 35 anni più della metà di una delle collezioni più importanti e preziose custodite dalla Fondazione Cini: la raccolta di 236 miniature acquisita dal conte Vittorio Cini tra il 1939 e il 1940 dalla Libreria Antiquaria Hoepli di Milano e donata alla Fondazione nel 1962. In mostra il pubblico potrà ammirare una selezione di oltre 120 delle miniature più significative e importanti della collezione, e un nucleo scelto di pregevoli codici miniati.”

    http://www.cini.it/events/mindful-hands-capolavori-miniati-della-fondazione-giorgio-cini

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  11. Ecco la pagina di cui vi parlavo:

    https://pellegrininellaverita.com/segnalaci-un-film/

    sotto con le segnalazioni. Questo post usiamolo invece per rientrare in IT rispetto a quel che Massimo diceva.

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  12. vorrei segnalare il film “Il diavolo, probabilmente..” di Robert Besson del 1977.

    non è forse un film “cattolico” anzi , ma sicuramente descrive a meraviglia ( come certi personaggi di Dostoevskji nei “Demoni” ) quel nihilismo contemporaneo che porta i giovani alla disperazione e alla morte e quindi è come dire il lato in OMBRA dello stesso desiderio di senso che porta altri giovani alla fede e alla vita .In questo film come dice il titolo si vedono all’azione le forze del male.

    Vorrei anche segnalarvi che la rivista cattolica americana New Catholic Register ha fatto un indagine fra i suoi lettori e ha stilato una Top ten dei migliori 100 film cattolici

    http://www.ncregister.com/info/top_100_pro_catholic_movies/

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  13. Come al solito Massimo non ha deluso le aspettative: ha condensato in poche righe tante ore di riflessioni aperte e franche che ho avuto l’onore ed il piacere d’intavolare con lui, essendone così istruito ed illuminato. DIAGNOSI, ANAMNESI, PROGNOSI e CURA: non ha lasciato fuori nulla.
    Chi ha lavorato in un set cinematografico sa che è un microcosmo comunitario dove tutti, dal regista all’assistente operatore fino all’ultima comparsa, lavorano in sinergia ed in comunione d’intenti per un medesimo fine. Per far bene in quella produzione ci devi credere, e se non ci credi e non vai all’unisono, il regista se ne accorge subito.
    Attori, registi, professionisti dell’audiovisivo spiritualmente ispirati che fanno ‘corpo’, sorretti da una rete di produzioni, enti, associazioni, fondazioni lungimiranti e fiduciose nell’azione dello Spirito Santo, inserite in un tessuto comunitario attraversato e animato da una vera metànoia in Cristo potrebbe segnare il passo di un’arte cinematografica diversa da quella prona e succube dello spirito del mondo. Sembra folle, impossibile, utopico ma, come disse Gene Wilder:
    “S I P U O’ F A R E E E” ! 😉

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  14. Caro Mintsrel, se non è già stato fatto mi permetto di segnalarti l’ottimo “Des hommes et des dieux” ispirato dal martirio del monaci cistercensi di Tibhirine nel 1996. Dialoghi sublimi.
    http://www.hd-stream.in/des-hommes-et-des-dieux-streaming.php?affid=243

    In Pace

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  15. Ancora un film (che fu addirittura vietato di proiezione in Francia!) ch evale la pena di vedere: “L’Apotre” (L’apostolo), due fratelli musulmani destinati a diventare imams per tradizione familiare in Francia. Uno si converte al cristianesimo.
    http://www.ndf.fr/poing-de-vue/29-09-2014/lapotre-ou-la-priere-sauvage-de-cheyenne-carron-2/#.VE5AnxZjJ8s

    Uno streaming possibile qui:
    http://streamcomplet.com/lapotre/

    In Pace

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  16. ….ma su ciò che ha scritto Massimo nessuno ha da dire qualcosa? Oppure questa lunga lista di recensioni, spezzoni, spizzichi e bocconi, è stata messa qui a dimostrare che in realtà tutto va bene, che non c’è niente da emendare e siamo anzi perfettamente immersi nelle magnifiche sorti e progressive della cinematografia mondiale?
    Non fraintendetemi: è giusto scovare il buono che sta nascosto in mezzo ad una marea di spazzatura, ma dopo la profonda analisi di Massimo mi aspettavo qualcosa in più che una serie di suggerimenti alla coming soon.
    E così, “come nei giorni che precedettero il diluvio, mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca” noi stiamo forse ancora nel migliore dei casi a far la cernita in streaming su cosa metterci dentro per salvare il salvabile. Ma la navicella ce l’abbiamo?
    Allora mi chiedo e vi chiedo: quel che si dice in questa intervista descrive una realtà dei fatti almeno verosimile? Huston, abbiamo sì o no un problema? E se qualche problema c’è nell’arte cinematografica e noi cattolici vogliamo dire la nostra e dare il nostro contributo, che valore hanno le proposte concrete delineate in questa intervista? Mostrano una strada percorribile, sono da ritenere di qualche interesse o sono semplici pipponi di un giovane regista che per qualche arcano motivo non si sente totalmente a proprio agio nel fantastico ed inclusivo mondo del cinema?
    Ripeto: senza polemica e – come ama dire sempre Simon “in pace” 😉

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    • Grazie Mauro per la sollecitazione. Personalmente capisco che sia più “facile” consigliare ottimi film ad una cerchia di amici virtuali, che disputare su una industria che ha da una parte il fascino del mistero (chi alla fine è mai stato su un set di noi?) e dall’altra la consapevolezza che è ambito d’elite. Il nostro corto, carissimo Mauro, dimostra che non è vero: è possibile fare parte di un set cinematografico senza per questo avere milioni a disposizione. Certo è necessaria mentalità e soprattutto una vera e propria catena di produzione dei lavori, quella catena che vede gli USA dei veri campioni in tutte le arti industrializzate. Qui non è possibile produrre musica come i Green Day o Madonna, ma non perché manchino persone in grado di scrivere 4 accordi pop-punk o una cantante in grado di restare sulla cresta dell’onda come Madonna, manca proprio una industria e una catena di produzione che permettono una cosa simile. E’ cosi anche per le serie TV e credo proprio sia così anche per i film. La prima cosa quindi sarebbe cercare di creare questa catena di industria dell’intrattenimento e il bello è che la Chiesa, forse, potrebbe anche avere i fondi per compiere una tale operazione visto che potrebbe addirittura pensare di agire all’inizio grazie al volontariato di noi fedeli… certo servirebbe una guida precisa. E in questo do ragione assolutamente a SImon: abbiamo bisogno di Vescovi MENO intellettualoidi e più LEADER, più capi d’impresa che presidi di licei classici d’antan (per altro sinistrorsi e non tomisti…).
      Il problema è che questa è una utopia per ora. Un singolo cittadino, un comune uomo, cosa può fare seil problema nasce adirittura nelle scuole di cinema italiote? Mmmmh
      Per ora godiamo della filmografia altrui …

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      • Io penso invece che oggi come oggi … grazie ad internet sia possibile ri-creare tutta un’industria cinematografica….
        Forse ci dovremmo sedere assieme per concettualizzare il tutto: io chiamo questo l’Ubuntu dell’economia in opposizione alla Uber-izzazione della stessa
        Pensateci…..
        In Pace

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        • Eh, pensiamoci su si! Grazie Simon.

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          • La prima cosa da concettualizzare sarebbe quale è l’effettivo obiettivo di questa fantomatica cinematografia cattolica (che è altra cosa dalla cinematografia fatta da cattolici).
            La storia degli ultimi anni insegna che con l’invasione dei fantasy , far vedere sul grande schermo la storia di qualche santo coi miracoli non è diverso che far vedere un drago invisibile o il signore degli anelli con gli obbit, con la differenza che le prime sono storie che non possono essere adattate alle esigenze spettacolari, e pertanto sono ormai relegate alle fiction (noiosissime) o ai film per la tv (meglio rivedersi i 10 comandamenti con mosè coi capelli bianchi dopo che ha parlato con Dio).
            I film con protagonisti apertamente cattolici sono interessanti per un largo pubblico solo quando questi protagonisti mostrano il loro vivere da cristiani eventi di vita normale, anche se terribili .
            La gente vede molta più santità nel miracolo “morale” o “spirituale” di gente che affronta morte o problemi in maniera cattolica, e che magari gli va pure male, che in miracoli materiali che visti al cinema non sono dissimili (e sono molto meno “fichi”) di quanto faccia una magia di Herry Potter.
            Un primo obiettivo intanto lo metto io : Produrre film con tema cattolico che siano interessanti prima di tutto per i non cattolici. Quelli che vedono solo i cattolici lasciamoli per le proiezioni nei cinema parrocchiali.

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    • Giusto rilievo, mauromendola. Ora vado di fretta, ma presto cercherò di tornare sul merito delle esternazioni di Massimo, che trovo in parte, ma solo in parte, condivisibili.

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  17. io propongo un film letteralmente STUPENDO che ho visto recentemente
    ‘Calvary’ (Calvario).Leggetevi la recensione e ditemi se non e’ un film da vedere e rivedere

    http://www.tempi.it/calvario-anche-i-preti-vanno-inferno#.V9s-LLU2_Ag

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  18. E anche vorrei ricordare un altro film boicottato in Francia: Cristeros sula resistenza armata dei cristiani messicani contro l’assurda dittatura ateo-laicale
    http://www.planet-streaming.com/tags/Cristeros+Streaming+gratuit/

    In Pace

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    • Ecco questo invece un film che boccierei perché al di là del tema, mi pare seguire la classica e banale logica dei film action americani, dove il “buono” alla fine, impugna le armi e si fa giustizia…

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      • Capisco.
        Ma ricorda un ennesima persecuzione di cristiani da parte dell’ideologi ateistica: avviene anche oggi, specialmente in Europa e anche se non è (ancora) dichiaratamente violenta esiste ed è ben presente

        Comunque i Cristeros non si facevano giustizia alla base: esercitavano il loro diritto alla legittima difesa. Diritto che anche i cristiani hanno.

        Anzi quel film mostra qualche martire. Alcuni sono stati ufficialmente beatificati.

        In Pace

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        • Si, certo…
          conosco abbastanza quegli avvenimenti e guarda caso nessuno dei beatificati impugnò un’arma.

          Certo nel film compare qualche martire (oltre alle molteplici ingiustizie e violenze), ma è posto in un ottica di chi poi appunto restituisce “occhio per occhio”.

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          • Dovremo accordarci che disaccordiamo….
            😉
            In Pace

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            • Si, si può fare… 😉

              Cmq sia chiaro la mia critica è al taglio della ricostruzione filmica…
              Resta certamente un episodio di grave persecuzione anche piuttosto misconosciuto, lodevole l’intento di dargli maggior risalto con un film (perlatro ben poco distribuito), criticabile come o detto e a mio personale giudizio, lo “svolgimento” del tema.

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              • Fosse stato la persecuzione da parte di cristiani di qualche ateo, sarebbe stato super distribuita…..
                Fa parte della censura imposta dal pensiero unico dominante, forma di repressione e di persecuzione dei cristiani.
                In Pace

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              • Non c’è dubbio…

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              • guarda caso nessuno dei beatificati impugnò un’arma

                La ahimsa è diventata un tacito requisito per qualsiasi causa di beatificazione. Se applicato retroattivamente, toglierebbe la corona, e in certi casi anche la palma, a molti santi. Inutile dire che sull’adozione della passività al macello e della rinuncia al combattimento armato come criterio di santità sono in totale disaccordo con la prassi recente della Chiesa.

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              • Penso che si guardi all’Imitazione di Cristo nella Sua Passione quando si è personalmente perseguitati.

                Comunque, combattere con le armi, in modo proporzionato, contro il macello di innocenti terzi è sicuramente ragione di grandissima santità.

                In Pace

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              • Infatti la differenza derimente è la difesa di terzi innocenti e sottoposti a violenza, piuttosto che rinuncia alla difesa della propria stessa vita (leggittima difesa cmq NON condannatadalla Chiesa) a imitazione di Cristo.

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              • Simon

                “Penso che si guardi all’Imitazione di Cristo nella Sua Passione quando si è personalmente perseguitati.
                Comunque, combattere con le armi, in modo proporzionato, contro il macello di innocenti terzi è sicuramente ragione di grandissima santità.”

                La teologia della Liberazione non aveva principi dissimili da questo , eppure è stata condannata.
                Non vorrei che dipendesse dal fatto che li i morti innocenti , in genere ammazzati dagli squadroni della morte per mantenere in piedi regimi dittatoriali , erano pure un po “comunistoidi”….
                E mi taccio…..sennò apriamo un altro capitolo.

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              • Non c’entra niente: una cosa è avere un esercito che ti punta la pistola contro la tempia e che ti vuole “genocizzare” in quanto cristiano e, come nel caso dei Cristeros, non solo è proporzionato rispondere con violenza ma addirittura un dovere per salvare tanti innocenti; altra cosa è pretendere rispondere con la violenza fisica ad una situazione che, per quanto antipatica, non mette in immediato pericolo la vita di innocenti.

                Se questo fosse il caso, già oggi dovremmo armarci per lottare contro gli stati europei che perseguitano de facto il cristianesimo in modo subdolo ma molto reale corrompendo anche i giovanissimi: ma questo nessuno lo pretende, in quanto quel che è proporzionato è lottare sul piano culturale denunciando quel che c’è da denunciare senza uccidere nessuno o creare una rivoluzione.

                Tenti di sviare il discorso, mi sembra.
                In Pace

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              • Mi metti in bocca (come spesso accade) quello che non voglio dire.

                altra cosa è pretendere rispondere con la violenza fisica ad una situazione che, per quanto antipatica, non mette in immediato pericolo la vita di innocenti”
                Gli squadroni della morte facevano sparire le persone. Certo che non è che sapevi la data e l’ora, ma questa era una realtà.
                La domanda è : è lecito difendere con le armi la povera gente in pericolo di vita , anche se non sono cristiani ? Bella domanda !

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              • No, io mi riferivo al tuo supporto alla rivoluzione intesa come elemento della teologia della liberazione.

                Va da se che difendersi dagli squadroni della morte è autodifesa ed è dovere proteggere e difendere gli eventuali innocenti, indipendentemente dal loro ceto, razza e religione.

                In Pace

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              • è sicuramente ragione di grandissima santità

                che non è bastata però a fare includere i cristiani morti a Nagasaki con Hamakusa Shiro (molti dei quali donne e bambini) nella lista dei cattolici perseguitati giapponesi beatificandi (e poi beatificati). La ragione per cui furono esclusi dalla lista fu, parole dell’oggi defunto postulatore, “perché si sono difesi”. La dice lunga.

                Per quanto riguarda la teologia della liberazione, la questione era, in quel caso, la subordinazione della fede alla liberazione da vincoli materiali. La teoria non fu condannata per ragioni politiche, ma per ragioni squisitamente teologiche. Fu, in buona sostanza, condannata l’idea che la libertà politica ed economica di base sia precondizione della possibilità di credere e seguire il Vangelo. Idea, beninteso, che da un punto di vista tutto umano, direi anche materiale, è comprensibilissima, ma che dal punto di vista teologico e dottrinale non poteva essere concessa.

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              • Amakusa (la H è un refuso). Quella di questo giovane combattente cristiano è una causa che meriterebbe un film! Perdiana, ci sarebbero tutti gli estremi per tirarne fuori un capolavoro… ma incombe la Luxvide…

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              • Ragazzi…l’argomento sul rilascio del porto d’armi in base alle virtù osservate sembrava una battuta, ma vedo che qualcuno crede d’avvero che sia possibile rendere oggettiva l’osservazione di virtù soggettive! E chi controlla il controllore ? 🙂
                Scusate Simon, ma sei talmente distante dalla realtà che diventa difficile interloquire. Da quando ti leggo ho capito che tu cerchi a tutti i costi di adattare l’umanità ad uno schema il cui primo , e utopico, prerequisito, è che ci sia qualche essere umano che come “unto dal signore” sia in grado di valutare o governare in modo obiettivo e giusto gli altri, partendo da una regola teologica.
                E da dove esce costui ? E chi lo ha valutato per metterlo a fare questo mestiere ? E’ un cane che si morde la coda.
                Tu ignori volutamente i mille problemi pratici che sottendono a questa tua visione del mondo, dove non si sa da dove dovrebbero emergere (da soli) questi personaggi mitici, a cui tutti farebbero riferimento senza protestare. Forse lo dici perchè tu ti sentiresti in diritto di farne parte….
                Nessuna nazione funziona così, ne è mai funzionata così, e ogni volta che ha provato a funzionare così è finita in guerra civile, rivoluzione , morti e feriti.
                Il potere o te lo conquisti da solo (con la violenza fisica o economica) , o vieni eletto da altre persone che purtroppo sono a loro volta imperfette.
                Non esiste altro sistema.
                Qualsiasi valutazione umana più è soggettiva e più è imperfetta.
                Un esempio pratico ? Una buona parte di omicidi con arma da fuoco vengono compiuti in casa da dipendenti o ex dipendenti delle forze dell’ordine (ex soldati, ex poliziotti, ex carabinieri, ex guardie giurate.. e così via) che sfruttano l’arma ed il porto d’arma derivato dal loro status.
                I loro fogli di servizio in genere sono sempre immacolati (coraggioso, prudente, onesto, etc etc) . Poi vanno in pensione , scoprono che con la moglie non riescono a convivere troppo tempo, e usano l’arma per farla finita (se non avessero quello userebbero altro forse, ma qui si parla del porto d’armi). Chi li ha valutati ? Una struttura (altre persone, esse stesse imperfette) che li ha osservati da vicino ma che non ha notato nulla. O forse non c’era nulla da notare!
                Quando c’è un omicidio e fanno le interviste alle persone che conoscevano l’omicida , che cosa dicono tutti ? “Sembrano tutte brave persone”, “una famiglia unita,” “sempre gentili”, “sempre a modo, etc etc…”
                L’uomo vero questo Simon…… e lo scopri solo quando lo metti a confronto con un fatto vero che lo riguarda. Per il resto non sai mai chi è .
                E’ rassicurante pensare di poterlo inquadrare fino al dettaglio in una teologie o filosofia, ma non è la verità, o forse è una verità comoda che serve a giustificare il male sempre con colpe esterne (se gli altri fossero, se facessero, se si potesse , se se se ) .
                La verità è che chi ha provato a imporre un mondo ordinato e perfetto, perchè pensava di aver capito tutto dell’uomo, e che bastasse “educare” in un certo modo le persone a fare quello che era la loro teorica natura, ha sempre fatto sfaceli ed originato drammi! Che si chiamasse , Napoleone, Stalin o Hitler ( e mi limito ai casi recenti, perchè purtroppo anche la Chiesa per un periodo ha pensato che fosse possibile fare così, anche senza arrivare a certe barbarie). Altro che governi illuminati!
                Tutto questo è rappresentato da un solo termine : Ideologia. (Che non ha nulla a che vedere con la fede)

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              • Sei di una superficialità disarmante, povero Mentelibera!

                Però riconosco che sei sempre bravo a sviare il soggetto: il che indica la presenza di un habitus, in questo caso vizioso. Ma lo so che ti disturba profondamente il fatto che tu possa essere visto per chi sei da chi osserva semplicemente dai tuoi atti abituali.

                In verità, per giudicare della presenza oppure no di una virtù presso altrui (e se stesso!) non c’è bisogno di possedere tale virtù, questa tua ipotesi esprime una tua angoscia personale di fronte al reale: basta osservare gli atti buoni effettivamente rilegati a tale virtù o la ripetizione di atti cattivi per qualificare quanto una persona sia viziosa.

                Chi ti frequenta regolarmente vede benissimo le tue virtù e di tuoi vizi in modo cristallino senza bisogno che essi abbiano gli stessi vizi e virtù: fattene una ragione.

                Eh sì! Possiamo benissimo scegliere chi ci governa tra chi pratica virtù che si sembrano importanti e rifuggire i viziosi fintanto che si può!

                In Pace

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              • Il governo si sceglie con le elezioni, ed è ovvio che ognuno vota quello che ritiene più virtuoso. Peccato che non è così scontato che si sia tutti d’accordo.
                Se invece il governo lo sceglie qualcuno che si autodefinisce virtuoso, allora quella si chiama dittatura.
                Quando invece si assegna a qualcuno il compito di assegnare ad altri un privilegio secondo i suoi parametri soggettivi, quello si chiama cattiva amministrazione, e apre la strada ad un altra cosa che si chiama corruzione e mafia.
                Cmq non si stava parlando di governo, ma di come si assegna a qualcuno il porto d’armi (Sei tu qundi che svii il discorso)
                E su quello c’è poco da inventarsi…basta vedere come fanno in genere tutti gli stati del mondo.
                Indicami un sistema che ti piace, e ti potrò dare il mio parere.
                Se invece non ne trovi nessuno che ti piaccia …chiediti perchè nessuno adotta un sistema che piace a te, senza partire dal presupposto che 7 miliardi di persone siano cretine, e tu illuminato.
                Salve

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              • A me va bene come succede in Isvizzera dove i maschi in età di, e ammessi al, servizio militare hanno un fucile d’assalto in casa e se ufficiale anche la pistola…
                Sistema sicuramente migliorabile, ma di sicuro bello perché si riferisce alle virtù del cittadino-soldato cone le sue immemori radici.

                Quanto a votare è certo che il minimo è scegliersi/votare persone con il più virtù e il meno vizi possibili , tutti questi essendo perfettamente conoscibili: il meglio è ancora quando i pari eleggono i propri pari. Ma ovviamente tutto questo presuppone una società che si basa sullo sviluppo delle virtù umane e non sul crogiolarsi nei peggiori vizi a prescindere come nell’occidente attuale: ha funzionato per millenni, lasciamo morire questa società cadaverica e operiamo per la seguente, che se non sarà almeno un po’ virtuosa non sarà per niente.

                In Pace

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              • Simon
                Per chiudere in modo tombale il punto sul porto d’armi , mi permetto di postare un estratto della legge svizzera , preso dal sito della polizia cantonale , e che tu ritieni essere una buona legge:
                Il permesso di porto d’arma è rilasciato con criteri restrittivi al/alla cittadino/a che:
                •è maggiorenne;
                •non interdetta;
                •non dà motivi di ritenere che esporrà a pericolo sé stesso/a o terzi;
                •non è condannato/a per reati che denotano carattere violento o pericolo o per crimini o delitti commessi ripetutamente, sono iscritti nel casellario giudiziale, fintanto che l’iscrizione non sia cancellata;
                •rende verosimile il bisogno di proteggersi, proteggere altre persone o cose da un pericolo reale;
                •ha superato un esame teorico sulla conoscenza delle disposizioni e pratico sul maneggio e tiro con l’arma
                Non mi pare di rilevare la necessità di particolari e comprovate virtù di prudenza, temperanza, coraggio e giustizia a cui facevi tanto riferimento. C’è semmai la necessità di non dare segni di squilibrio, e quello mi sembra scontato. Certo che se la moglie denuncia regolarmente il marito per maltrattamenti, spero che anche in assenza di una condanna ne tengano conto per non dara il porto d’armi al marito. Ma questo fa ancora parte di una valutazione oggettiva dei fatti. (denuncia, segnalazione, etc etc)
                Inoltre non esclude coloro che hanno fatto un qualsiasi reato, ma solo quelli che hanno fatto reati particolari. Quindi per esempio ad un condannato per truffa occasionale che abbia ovviamente scontato la pena, potrebbe essere dato il porto d’armi (e torniamo al concetto che la valutazione di virtù è un fatto opinabile). Inoltre, ma era scontato, non fa differenze tra uomini e donne, come invece mi sembra che tu facessi Che poi anche alle ex forze dell’ordine venga lasciato il porto d’armi (ed in quel caso gli lasciano anche il fucile d’ordinanza) è un caso particolare all’interno dei principi generali sopraesposti.
                Questa legge, come tutte le leggi del mondo, cerca di trovare dei parametri oggettivi, semplici e misurabili per gestire il fenomeno del rilascio del porto d’armi.
                Se questa è quella che ti piace , forse abbiamo frainteso l’un l’altro il significato pratico di “virtù” che intendevi.
                Salve.

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              • Oh ma mica ho detto che è perfetta!
                Dico solo che la farse “non dà motivi di ritenere che esporrà a pericolo sé stesso/a o terzi” è una valutazione pratica della virtuosità o meno di una persona: in realtà lasciata ad ogni cantone.
                Ovviamente “on è condannato/a per reati che denotano carattere violento o pericolo o per crimini o delitti commessi ripetutamente” la nozine stessa di “ripetutatmente” è una nozione di abitudine, quindi di vizio in questo caso.

                Per altro su una popolazione di 6 milioni di cittadini siamo 150’000 su per giù ad avere almeno un’arma di guerra in casa: sarebbe come dire che in italia ci fossero 1’500’000 armi da guerra in casa. ( OK anni fa eravamo 650’000 ad avere armi da guerra in casa ma eravamo sotto le armi fino a 50 anni)…

                In Pace

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            • 1- Offire se stessi come vittima, per salvare qualcun’altro, è da santo
              2- Usare le armi e rischiare di uccidere per salvare qualcun’altro è da eroe, se non ci sono alternative
              3- Usare le armi e rischiare di uccidere per salvare se stessi è lecito, se non ci sono alternative
              4- Trasportare delle armi quando non è strettamente necessario per i casi 1,2 e 3 , presumendo che ci un giorno ci possa essere un pericolo , è pericoloso perchè espone al caso 5
              5- Usare le armi e rischiare di uccidere per salvare il proprio patrimonio è umanamente comprensibile , ma illecito
              6 – Il discerniento tra i punti 3 e 5 non è mai semplice, ma dovuto.

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              • Ma io la farei più semplice: per il punto 4 : Esso è lecito solamente nella prospettiva dei punti 2 e 3.

                Quanto al punto 6, è in background, oppure si dovrebbe formularlo in altro modo: il trasporto e l’uso di armi dovrebbe essere lasciato alla sola responsibilità di uomini comprovati come virtuosi (prudenti, temperanti, coraggiosi e giusti).

                In Pace

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              • Che è come dire a nessuno, perchè queste caratteristiche non sono misurabili.

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              • Errore: la virtù (come il vizio) è osservabile e misurabile.

                Infatti la virtù è una buona abitudine (come il vizio una cattiva abitudine): quindi, per definizione, si esprime attraverso la reiterata produzione di atti buoni, reiterazione che permette di affermare in modo oggettivo che tale persona ha un certo grado di virtù.

                Se una persona è temperante questo è osservabile da terzi, se è prudente anche, se è coraggiose, pure, se è giusta altrettanto.

                In Pace

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              • Be’, ne sono misurabili gli effetti, l’epifenomeno in foro esterno. Le intenzioni non sono rilevabili se non dal Padre Eterno e, ma non sempre, dal soggetto che le concepisce.

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              • Certo, la responsabilità individuale nello sviluppo di un vizio o di una virtû è affare del foro interno.

                Qui si parlava di chi dovrebbe avere il diritto di portare, trasportare e usare d’armi: semplicemente l’esercizio delle virtù umani è in sé osservabile (non stiamo parlando delle virtù teologali)

                In Pace

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              • Giusta precisazione. Grazie.

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              • Simon:
                Vorrà dire che lo stato rilascerà il porto d’armi dopo aver ricevuto la relazione dall’angelo custode.
                Come qualche volta ho già potuto appurare le tue ricette sono spesso teoricamente impeccabili , ma poi decisamente inapplicabili.
                Siamo spesso di due visioni diverse sui problemi perchè tu parli del mondo come dovrebbe essere partendo da come non è, e io parlo del mondo come potrebbe essere partendo da come è 🙂

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              • Le famose “convergenze parallele”… 😀

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              • A me sembra invece che è perfettamente possibile educare ogni essere umano nell’esercizio delle quattro virtù cardinali: è comunque dovere (in ordine decrescente) dei genitori, della famiglia allargata, della società in generale e dello stato.

                Quanto più virtuosi i cittadini, tanto più la violenza sarà utilizzata solo quando lo deve essere e come lo deve essere.

                Dirò anche di più, la decisione di abortire, atto supremamente violento contro gli innocenti per antonomasia, dovrebbe essere solo lasciata a donne che hanno dimostrato temperanza, prudenza, coraggio e senso della giustizia nella loro vita…

                In Pace

                P.S.: L’angelo custode non c’entra niente, una semplice inchiesta di polizia può attestare della virtù o del vizio di chiunque, presso amici, colleghi, parenti: ad un pigro che non lavora non glielo darei questo diritto, lo darei a chi ha fatto brillantemente il proprio servizio militare e ricevuto una notazione positiva sulla sua temperanza, prudenza, coraggio e senso della giustizia

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              • Simon
                Diciamolo…la teologia e la fisica sono i tuoi argomenti, ma permettimi di dire che il diritto e le sue basi proprio ti sfuggono.
                Le cose in giurisprudenza devono essere oggettive:
                1) Hai un motivo previsto dalla legge per richiedere un’arma ? SI/NO
                2) Hai passato i test psicologici ? SI/NO
                3) Hai denunce di qualsiasi tipo o sei stato condannato per qualsiasi ragione? SI/NO
                4) Risulti avere problemi psichici o altro ? SI/NO
                5) Altro…che non mi viene in mente ma di sicuro sia misurabie e non opinabile (magari anche la scheda militare, ma solo per la parte disciplinare, di cui forse fa anche parte l’onore etc…ma bisogna vedere in che termini oggettivi).
                Le virtù sono soggettive, ma sopratutto non confrontabili e pure difficilmente definibili :
                Cosa è esattamente il coraggio? Cosa è la temperanza? E come fai l’esame di coraggio a qualcuno ? Lo mandi in guerra senz’armi e vedi se avanza ?? Oppure valuti quanti figli ha fatto pur avendo pochi soldi? E per la temperanza ? Gli dai gli schiaffetti dietro al collo e vedi quanto ci mette a girarsi e darti un pugno ? :-). Oppure chiedi agli amici : E’ coraggioso ? E’ paziente ?
                E poi le testimonianze ….chi controlla il controllore per verificare che non voglia danneggiarti o aiutarti ?
                Dai…stiamo parlando del nulla. Solo teoria.
                Non scherzo sull’angelo custode, secondo me ci si può lavorare! Lui si che sa tutto! 🙂

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              • Coraggio? Capacità di prendere rischi ragionati. Chi vive intorno a te sa dire se sei coraggioso o codardo o temerario… te lo assicuro: la virtù è un dato oggettivo
                Temperanza? Capacità di controllare i propri istinti: facilissimo da osservare, senza bisogno di schaffetti… temperanza nel bere, nel mangiare, nel parlare. in materia sessuale, nelle idee. Tutti i tuoi amici e colleghi potrebbero dirmi quanto temperante sei tu.
                Prudenza? Capacità di valutare gli avvenimenti e le informazioni senza scadere nella paranoia da un lato o nella leggerezza dall’altro. Prudenza nel guidare l’automobile, prudenza nelle decisioni di investimento. Questo anch eil tuo banchiere ce lo può dire…
                Giustizia? Quanto egoista sei nel tuo comportamento familiare, sociale , lavorativo, politico. Se paghi le tassi, se dai del tuo tempo per il bene comune in comune, in parrocchia, in altre attività benevole. Il tuo senso della giustizia è perfettamente misurabile.
                Non ti piace l’idea di essere così chiaramente trasparente per chi ti osserva?
                Ma è questa la forza dell’analisi dei vizi e delle virtù…. essa è perfettamente osservabile ed oggettiva.

                Una semplice inchiesta amministrativa è capace di mettere ciò in evidenza, se lo si volesse…. e una vita umana val bene tale inchiesta.
                Anzi, tale inchiesta dovrebbe essere fatta e resa pubblica per qualunque candidato che si vorrebbero far eleggere….

                In Pace

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              • E queste osservazioni-constatazioni fanno parte della vita per quello che è… 😉

                Certo per molti di noi anche quello che vorremmo che fosse (parlando di noi stessi) 😛

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  19. Tornando a parlar di cinema. Avevo promesso qualche parola sulle riflessioni di Massimo. Mi toccherà lenzuolare un po’, e me ne scuso (lo fo una tantum e non biasimerò chi preferirà saltare il tutto a piè pari).

    Non v’è dubbio che Massimo abbia ragione quando dice che nell’Italia del dopoguerra il dominio della cultura divenne monopolio di un’unica parte. Non solo in Italia, intendiamoci. Ma per restare alle cose di casa nostra, il rilievo è indiscutibilmente vero. Vale per la letteratura, per le arti figurative, per la musica colta, per il teatro e per il cinema.

    Ma il problema della penuria di “mistica” apertura alla trascendenza nel nostro cinema è davvero riconducibile al monopolio di Pci e dintorni sulla cultura? Io non lo credo. Per molti, fra l’altro, l’adesione alla sinistra fu strumentale (talvolta fu anche un modo per lavarsi pubblicamente la coscienza, come nel caso di certi noti ex-repubblichini o figli di repubblichini, ecc.). In quegli anni per chi voleva fare cultura aderire alla sinistra, o anche solo pagarle dazio, era più o meno come avere la tessera annonaria durante in Ventennio. E il mondo cattolico? Due sono i rilievi che mi sento di proporre:

    il primo è che il mondo cattolico lasciò il vasto vuoto creatosi nel campo della cultura dopo la caduta del fascismo, che aveva saputo mobilitare, attrarre e monopolizzare il meglio dell’intellighenzia di quel tempo, lasciò, diceva, quello spazio vuoto alla sinistra. La Chiesa aveva ormai da tempo cessato di costituire il substrato culturale (come oggi ha cessato di costituire il substrato morale) della società italiana e questo le rese il dominio della produzione culturale in qualche modo estraneo. Il partito cattolico, la Democrazia Cristiana, si dedicò ad altri fronti; ebbe, sì, cura di serbare nelle proprie mani il ministero della pubblica istruzione, ma più per distribuire posizioni lavorative e alimentare clientele che per influire in modo incisivo sul contenuto della linea educativa delle scuole italiane. Con una battuta direi che del misticismo la cultura cattolica del dopoguerra scelse la radice verbale: μύω, “tengo chiusi (gli occhi/la bocca/la ferita)”.

    Ma, e qui vengo al secondo rilievo, se anche avesse avuto il controllo della cultura, il cattolicesimo italiano del secondo dopoguerra sarebbe stato in grado di proporre opere d’arte ad alto tasso mistico? Io ritengo di no. Per una sostanziale ragione: la religione cattolica, specie nella modalità in cui è andata declinandosi nel suo secondo millennio di vita e in particolare negli ultimi secoli, nutre nei confronti del misticismo considerevoli sospetti, quando non una sorta di avversione. Non ne sto a spiegare le ragioni, che pure ci sono e non sono né poche né oziose. Mi limito a rilevare il fatto, che vale, per dirla con un crucco di fama, “innanzi tutto e per lo più”. Il Cristianesimo latino è una religione inserita con forza nel tempo, nella storia, nella società (e nella socialità) e in questo si distingue Cristianesimo orientale (per non parlare della spiritualità orientale tout court). La modalità con cui esplora l’apertura alla trascendenza non può avvicinarsi a quella, per dire, di un Tarkovskij senza perdere la propria identità distintiva.

    Occhio di monaco; di più: occhio di eremita. Ed ecco le gocce che cadono dalla grondaia, le foglie sollevate dal vento, l’ombra che si allunga sul terreno… Di fronte a tutto questo il cattolico latino “istituzionale” (mettiamo un frate/laico cavalcolante) perova, certo, qualcosa, ma sente nei suoi visceri ribollire qualcosa, una voce di stigma che sale, sale, sale, fino a pronunziare l’orribile parola: panteismo! Ascoltate con attenzione le parole delle poesie di papà Tarkosvskij nel film del figlio, “Lo specchio”, specialmente quelle inserite sui filmati di repertorio che mostrano, se la memoria m’assiste, i soldati dell’Armata Rossa avanzare nel fango.

    Ma è mai possibile che in Italia non vi fossero personalità dotate di quell’occhio da eremita? No, non è possibile. Vi furono. Ma non furono tali in quanto cattolici. Lo furono in quanto poeti. Ed ecco Antonioni, il migliore Olmi, e molti altri che non sto qui a citare.

    Direi che come primo lenzuolo più bastare. Ce ne vorrebbero almeno altri due: uno, matrimoniale, sulla natura dell’arte moderna e sull’armonia di forma e contenuto evocata da Massimo, e questo me/ve lo risparmio; un altro sulla situazione presente e le sue eventuali prospettive, e questo, se trovo un po’ di tempo, posso provare a spiegarlo.

    🐱

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    • Cent’anni:
      Quando produci un discorso organico ti trovo straordinariamente efficace, e molto più comprensibile e meno intilmente “saccente” di quando procedi per conformità, dove anche in una piccola frase cerchi sempre di dare una pennellata colta che a volte risulta bulimica.
      Bellissima analisi, aspetto con ansia la seconda terza quarta parte.

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  20. Se è possibile mi piacerebbe che venisse aperto un blog sull’argomento eutanasia dei minori, di cui c’è stato un primo caso in belgio oggi. Ovviamente cercando di riportare in modo completo e nel dettaglio, sia la notizia, che la legge belga, onde evitare superficialità

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  21. caro Minstrel ti segnolo per chi abita a Milano o vi si trovasse che il 23 settembre (con repliche fino al 2 ottobre,) allo spazio Oberdan proiettano in anteprima per l’Italia il film ATHOS (P.Bardehle,A. Martin 2016), versione originale con sottotitoli , un film che trae ispirazione dal Grande siienzio e che segue le giornate di tre. monaci che vivono in un eremo del monte Athos. Così dice la presentazione:
    Un film di grande profondità che rilancia l’idea di un tempo di vita diverso seguendo lo scorrere dei giorni in un monastero del Monte Athos. Perchè “per poter aiutare gli altri, dobbiamo prima curare le nostre anima” come dice uno dei tre monaci protagonisti”
    io andrò a vederlo il 23/9 , poi vi saprò dire.

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