Sinodo 2015: I Tedeschi i più bravi

Silhouette, group of happy children playing on meadow, sunset, s

Siamo alla vigilia della votazione e (forse) della pubblicazione del documento finale del Sinodo, ovviamente non un documento magisteriale, dove i pareri dei Padri Sinodali saranno  riassunti per consigliare il Santo Padre nel suo futuro Magistero in materia.

Intanto questi ultimi tre giorni ci hanno dato il tempo di ben leggere e riflettere sui 13 interventi dei Circules Minores pubblcati il 21 corrente. Interessante constatare la differenza di atteggiamenti tra i vari circoli e la capacità di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo più che dalle idee personali: come si fa vedere se c’è opera di Spirito Santo?  Ne abbiamo già parlato tante volte qui sul blog e ultimamente qui dove avevamo ricordato che “Non un ragionamento, non una scienza, non un giocare ai dadi giustifica la bontà del Magistero: ma solo la Presenza dello Spirito Santo, la quale si manifesta addirittura pubblicamente quando l’Unità, l’Ubuntu, appare agli occhi di tutti, indipendentemente dai metodi usati, malgrado loro, aldilà di loro.”  Concretamente e ad esempio il gruppo francofono C non è riuscito a mettersi d’accordo, come neanche il gruppo anglofono D che illustra solamente i differenti punti di vista dei partecipanti, gli altri gruppi sono riusciti a delineare maggioranze ma si sente che tali maggioranze sono state più o meno travagliate; magnifica la riflessione del gruppo A italiano sulla famiglia in quanto cammino vocazionale che, come sapete, è stato fin dall’inizio un nostro pallino; scadente, benché unanime, teologicamente e filosoficamente parlando quella del gruppo A iberica.

La più bella? Quella tedesca, senza dubbio alcuno. È lo è stato per via della capacità che i suoi partecipanti, benché radicalmente opposti all’inizio, hanno avuto di trovare l’Unità e dove c’è Unità c’è lo Spirito Santo che fa il Cristo, non solo ma questo circolo minore tedesco è stato capace di emettere opinioni perfettamente in continuità colla dottrina tradizionale della Chiesa in materia, con una razionalità tomista e, il che non guasta, in linea con le posizioni di Croce-Via…

Sempre guardiamo in primis alla cartina di tornasole per la valutazione dell’ortodossia di un pensiero che si pretenderebbe cattolico: la posizione rispetto a Humanae Vitae e a Familiaris Consortio  [Traduzione italiana qui] “Conformemente alla natura personalmente e umanamente unitaria dell’amore sponsale, la via giusta per la pianificazione familiare è il dialogo confidenziale dei coniugi, la considerazione dei tempi e il rispetto della dignità del partner. In tal senso occorre anche spiegare nuovamente l’enciclica Humanae vitae (nn. 10-12) e l’esortazione apostolica Familiaris consortio (nn. 14, 28-35) e risvegliare, contrariamente a una mentalità spesso ostile alla vita e in parte ai bambini, la disponibilità ad avere figli.(grassetto nostro) Questo desiderio di voler mettere in atto nuovamente l’insegnamento di HV e di FC in queste materie e ciò nell’ottica esplicita dell’apertura concreta alla vita nelle coppie è segno indubbio di ortodossia dottrinale.

Circa la materia specificamente legata alla problematica dell’accesso alla comunione dei divorziati risposati civilmente la risposta è quella, da noi sempre caldeggiata, che è la via dell’epikeia di tommasiana memoria a livello dei direttori spirituali e dei confessori e del rispetto del foro interno: “È pertanto compito del pastore compiere con la persona interessata questo cammino di discernimento. A tal fine può essere utile compiere insieme, con un sincero esame di coscienza, i passi della riflessione e della penitenza.  … Questo cammino di riflessione e di penitenza, esaminando la situazione oggettiva nel dialogo con il confessore, può contribuire, nel forum internum, alla prendere coscienza e a chiarire in che misura è possibile l’accesso ai sacramenti. … “

Chi hanno vinto? San Tommaso (ancora una volta la dimostrazione dell’efficacia unitiva concettuale e pratica del pensare tommasiano) con la sua epikeia e … il Rev. Andrew McLean Cummings dell’Arcidiocesi di Baltimora di cui avevamo abbondantemente parlato fin da giugno dell’anno scorso nel nostro post RISCHIO DI SCISMA: UNA POSSIBILE VIA D’USCITA E LA CHIESA PROFETIZZERÀ. Apparentemente i cardinali tedeschi hanno improntato questa via. Andate a rileggere il link in intero ma l’essenza della posizione del Rev. McLean Cummings era già l’uovo di Colombo che è stato riscoperto dai cardinali tedeschi e che potremmo brevemente riassumere così: se la persona non si sente soggettivamente in una situazione di peccato allora la Chiesa non può impedirgli di accedere alla Santa Comunione anche se oggettivamente tutto tenda a dimostrare il contrario.

In fin dei conti, ancora una volta vediamo quanto tutta questa problematica della comunione esuli dalle considerazioni specifiche al Sacramento del Matrimonio ma rientri essenzialmente nella pastorale della comunione e della confessione e cioè, in finis, aldilà delle regole generali sempre necessarie, alla relazione personale tra Cristo ed il fedele, che esula per definizione, dalle valutazioni di terzi.

Il Rev. McLEan Cummings aveva mostrato quanto in realtà non c’era cosî grande differenza tra i Card. Kasper e Caffarra: in fine, questo approccio ha messo d’accordo tutti i cardinali e vescovi tedeschi tra di loro e questo sembrerebbe dover essere interpretato come un occhiolino dello Spirito Santo indirizzato a tutti.

E, domani 24 ottobre, avremo un documento “sigillato” dallo Spirito Santo o solo un’antologia di opinioni e suggestioni diverse?

In Pace

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Categorie:Sinodi della famiglia

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101 replies

  1. se la persona non si sente soggettivamente in una situazione di peccato allora la Chiesa non può impedirgli di accedere alla Santa Comunione anche se oggettivamente tutto tenda a dimostrare il contrario.

    Tradotto praticamente questo vuol dire se un divorziato risposato dice al confessore io non mi sento di essere in peccato questo é tenuto ad assolverlo.
    Se questo é la vittoria del tomismo! Vale piú il sentire che il reale.
    Enrico VIII perdonaci.

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    • Mal tradotto praticamente 😉
      Se vai dal confessore e non confessi un peccato non puoi essere assolto visto che non c’è la materia: se quindi sei davvero convinto non essere in peccato, non te ne confessi, punto e basta. E te la vedi con Dio stesso.

      Se invece sei in dubbio o sai di esserlo allora c’è spazio per l’esercizio dell’epikeia da parte del direttore spirituale e per un cammino penitenziale appropriato.
      In Pace

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    • Come si dice? 1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ».
      Se ho ben capito qui si parla addirittura di avvertenza nulla, altro che piena. E se c’è qualche remora parziale ecco subentrare il discorso dell’Epikeia di cui parla Simon.
      Ci sta, e alla grande mi pare.

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  2. Se il peccato esiste “solo” oggettivamente pero` rimane la situazione scandalosa, proprio perche` “tutto tende a dimostrare [il peccato]”. Ma scandalizzare non e` un peccato ?

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    • Verissimo, caro Lovinski, e ne abbiamo già parlato sul blog.

      La questione è che la nozione di scandalo è legato alla cultura abbiente: in un universo davvero cattolico un divorziato risposato che si comunicherebbe pubblicamente crea scandalo. Quindi in questi casi è sa sempre stata praticata la comunione privata oppure consigliato di andare a comunicarsi in una parrocchia dove non si è conosciuti.

      Il problema è che in alcuni luoghi oggi può creare addirittura scandalo ben maggiore non permettere a qualcuno di comunicarsi, quando tutti gli altri (peccatori) lo possono… Queste cose sono da essere giudicate pastoralmente luogo per luogo, cultura per cultura.

      In Pace

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      • Scusa Simon, ma non credo proprio che lo scandalo evangelico sia legato alla cultura dell’epoca, una sorta di offesa ai benpensanti del momento.
        E’ un’indebolimento della fede degli altri con il proprio esempio o addirittura un incentivo al peccato. Quindi se fai l’esempio in cui tutti gli altri peccatori si comunicano e una categoria particolare invece no, lo scandalo non è certo in chi non può comunicarsi, ma in chi lo fa non dovendo.

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        • Lo scandalo è sempre nell’occhio che guarda.
          Se vedessi un coniuge divorziato risposato civilmente andare a comunicarsi devo sempre vedere qualcuno che è , a priori, in stato di grazia e che ha l’assenso del suo confessore per le buone ragioni e dovrei rallegrarmene non giudicarlo e scandalizzarmi. Dovrei provarne ammirazione e desiderio di imitazione quanto al desiderio e alla forza di voler sottrarsi al peccato: non il contrario!

          Scandalo è fare qualcosa di male: scandaloso è mal comportarsi in Chiesa, oppure annunciare prima e/o dopo essersi comunicato di essere lì contravvenendo il comandamento di Cristo, cioè aprire il foro interno al pubblico e non lasciarlo nell’intimo della relazione a Cristo, facendo del proprio peccato un vessillo.
          In Pace

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          • Concorderei in pieno se tutti avessero una fede granitica. Ma mi sembra che il famigerato paragrafo 84 della Familiaris Consortio consideri le cose in modo un po’ più realistico: “Se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio.” A costo di sembrare pedante, questo è proprio il significato di scandalo dei piccoli.
            In quanto al giudizio positivo su chi va a comunicarsi, quello dipenderà dal grado di conoscenza delle persone, come in qualsiasi altro caso. Se vedo un divorziato risposato di cui non conosco altro, sarò ben felice di sperare che sia in grazia. Ma se conosco qualcuno in modo più approfondito, avrò l’occasione di farmi un’idea più oggettiva del suo comportamento e se questo sia in conflitto con l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Ma questo dovrebbe valere anche per altri peccati “pubblici”, non solo per quelli riguardanti il matrimonio

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            • Qui stiamo quasi dicendo la stessa cosa, Alessio, a ben vedere…
              Nel tuo ultimo caso direi che saremmo nella situazione di colui che fa del proprio peccato un vessillo e che ho già accennato.
              In Pace

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            • E’ sempre il “quasi” quello che produce le discussioni più lunghe 🙂

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    • Certo che è un peccato. Ma questo è legato alla sensibilità specifica dei membri di un dato contesto sociale e culturale. Non mi sembra che qui si dica: ognuno faccia quello che più gli aggrada. Si dice che ogni caso andrebbe valutato in riferimento al suo particolare contesto.
      Per intenderci, anche l’ignoranza può essere colpevole, quindi non è detto che la non piena avvertenza della peccaminosità di una determinata azione scagioni di per sé il peccatore dalla colpa grave. Di nuovo: ogni caso va valutato in modo particolare. E qui c’è lo spazio per l’applicazione dell’Epikeia di cui si parlava sopra.

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      • il peccato non è legato alla sensibilità di nessun contesto, casomai la percezione, ma proprio per questo la Chiesa dovrebbe essere ancora di più segno di contraddizione e non di omologazione con una “cultura” che accetta il divorzio come quella secolarizzata moderna occidentale.

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        • Era un’ellisse di Trianello, San Luigi/ Armando
          Di certo,anche per lui, che il peccato è qualcosa di oggettivo e non legato alla sensibilità, visto che è un atto.
          In Pace

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        • E’ peccato scandalizzare, ma un atto è scandaloso in relazione anche allo specifico contesto culturale e sociale in cui lo si compie. E’ un po’ quello che diceva San Paolo in merito agli idolotiti (1 Cor 8, 1-11). Mangiarli in sé non era peccato, ma poteva diventarlo nella misura in cui era occasione di scandalo per i fratelli più deboli.

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          • No mi dispiace in quel caso si parlava di tradizioni umane, variabili e lecite ambedue (mangiare o no carne sacrificata), nel caso della Comunione ai divorziati risposati, il secondo matrimonio non potrà ami essere considerato legittimo (anche se il primo sia nullo).

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            • Ovviamente la fattispecie è differente, ma io mi riferivo esclusivamente all’essere ragione di scandalo, vale a dire occasione di caduta per gli altri fratelli. In teoria, poi, se il primo matrimonio fosse riconosciuto come nullo, il secondo potrebbe essere sanato in radice, per cui…
              Nessuno nega che si tratti di una materia spinosa. Nessuno che non sia in stato di grazia può accostarsi alle specie consacrate senza commettere peccato di sacrilegio. Il problema sta nello stabilire se un divorziato risposato possa o meno essere in stato di grazia. Ora, perché ci sia peccato mortale, oltre alla materia grave e la volontà di peccare ci vuole la piena avvertenza. Che qui la materia sia grave, non ci piove. Ma la volontà di peccare e la piena avvertenza sono questioni soggettive con cui ognuno di noi se la deve vedere con Dio, con l’aiuto del proprio confessore e del proprio padre spirituale (se ne abbiamo uno). Come dicevo, qui il contesto ha la sua importanza.
              Certo, applicando la norma alla lettera, non c’è trippa per gatti, ma l’epikeia è proprio la virtù di chi sa andare oltre alla lettera.
              Figurati che io stesso non ho una posizione ben definita a questo proposito, forse perché non sono un divorziato risposato e non sono un prete, quindi non mi sono mai messo a riflettere in modo approfondito sulla materia. D’istinto tenderei ad essere rigido, ma cerco di comprendere anche le ragioni di chi, invece, in nome della carità cristiana cerca una via che sia più flessibile. Lo scopo, in fondo, è la salvezza del divorziato risposato, quello che bisogna valutare è in che modo il prendere o non prendere la comunione possa promuovere o meno la sua salvezza.

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            • Vero ma non è che lo sana in radice il fedele o questo avviene per magia…
              Giustissmo bisogna pensare alla salvezza del divorziato risposato, per questo è importante non alimentare equivoci. Ammettere o no qualcuno ai sacramenti è anche educarlo al bene.
              Voglio fargli capire che quello è un male? Allora dovrei essere più fermo nel non avallare il pensiero della maggioranza, della cultura dominante. Perchè se allora ad un cristiano bastasse che una persona viva nell’ignoranza nel suo foro interno (che io non posso mai conoscere nè nel bene nè nel male, come dice Papa Francesco), allora anche l’evangelizzazione non avrebbe senso. Se non gli faccio conoscere la verità lui non potrà scegliere e non avrà possibilità di sbagliare.
              Il dinamismo della Fede verrebbe meno, la responsabilità di noi cristiani pure. Basterebbe evitare di ammonire i peccatori, ma se la Chiesa facesse così, quanta responsabilità avrebbe nella diffusione del male? per questo è sbagliato focalizzarsi sul foro interno, le circostanze invece devono aiutare a trovare l’esca migliore per poter tirar su la persona, per aiutarlo a discernere. Anche perchè, a me capita spesso, no può pure non dirgli niente alle persone, ma le domande si affacciano spontanee a queste, quindi varrebbe di più dargli gli strumenti giusti e non lasciargli seguire le sensazioni personali.
              A

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  3. Credo che citare San Tommaso per avallare proprie opinioni non sia corretto. Dire che uno può fare la comunione se non sente il peccato credo sia la più grande negazione del realismo cristiano. La coscienza andrebbe educata e se uno non si sente e non capisce le proprie oggettive contraddizioni con la volontà di Dio, dovrebbe con umiltà affidarsi al giudizio della Chiesa. La comunione li porterebbe a un peggior discernimento, non ad un migliore discernimento. Il problema è se alcuni uomini di Chiesa considerino ancora peccato l’adulterio, la convivenza, etc.
    La Chiesa dovrebbe aiutare a non “vedersela con Dio stesso”, ma se non educa e legittima attraverso la comunione le nuove nozze, la convivenza etc. come può poi proporre un cammino penitenziale? E’ una presa in giro. E non sto neanche parlando del fatto di annunciare la verità del peccato e della contraddizione tra Eucarestia e nuove nozze. Per discernere le varie situazioni il Papa ha già dato strumenti molto alla mano. IL problema è far capire che la Comunione non è un diritto, ma un traguardo, in cui è la volontà di cambiare che mi fa con la Grazia dell’Eucarestia cambiare, non il contrario.
    Armando

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    • Sempre e solo si parla di coscienza educata: colui che non la ha educata è colpevole “solo” della propria ignoranza se l’ha voluta o coltivata.
      Credo che uno dei risultati positivi di questo Sinodo sarà appunto, non, come dice il detto, l’aver rimesso la chiesa nel centro del villaggio, ma l’aver messo la famiglia nel centro della Chiesa: la catechesi matrimoniale diventerà certamente un must dei prossimi decenni con una rivalutazione radicale del matrimonio come cammino di santità esplicito e reale vocazione .
      La Comunione non è un diritto, mai: non è solo traguardo ma può anche essere Viatico per raggiungere il Traguardo.
      In Pace

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      • E’ viatico se io ho la disposizione giusta, ossia lasciarmi guidare e voler vivere cristianamente, ossia non in contraddizione con la volontà di Dio, se no è condanna. Per questo, per prudenza, e per il bene delle anime, dovrebbe essere la Chiesa ad avere l’ultima parola, non il “foro interno” a cui si dovrebbe piegare, anche perchè questo non può essere conosciuto, come ha detto Papa Francesco e quindi no ci si può certo basare su questo, ma annunciare la verità e farne discepoli i fedeli. Credo che gli uomini di chiesa che non educhino i fedeli a questo o permettano la Comunione in contraddizione con le scelte di vita delle persone, siano responsabili dell’anestetizzazione del senso del peccato di tutta la nostra comunità e aiutino i comportamenti amorali di questi, sempre più legittimati nella società civile. Essere profeti spesso (anzi per definizione direi) comporta anche dire qualcosa contro la maggioranza delle persone.

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        • “E’ viatico se io ho la disposizione giusta” : beh certo, è di costoro di cui si parla, non di chi si fa beffe dei sacramenti.
          La Chiesa è Magistra, cioè ha il dovere di educare: ma non fa nell’ipnosi, cioè il discente rimane sempre libero del modo nel quale applica questo insegnamento, solo lui è responsabile dei suoi atti, nessun altro. La Chiesa non è responsabile dei sacrilegi che si commettono, ma solo coloro che li commettono.
          In Pace

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  4. Gli argomenti del foro nietrno e dell’epicheia non sono comuqnu nuovi, il Cardinal Ratzinger già rispose a proposito negandone la validità del ragionamento. LA questione semmai si pone nei tribunali Ecclesiastici, e anche papa Francesco lo ha fatto capire con la sua riforma.
    Riporto i suoi interventi da Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, per far capire bene come si debba accordare il foro interno dei fedeli e come sia in gioco la dottrina:
    per facilità
    sul foro interno al n.7
    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
    sull’epicheia al n.3:
    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
    Buona lettura!
    Arrivederci
    Armando

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    • In effetti, a noi sono soluzioni che, in quanto cattolici, ci convincono appunto non perché nuovi, ma perché radicati nella millenaria storia della Chiesa.
      In Pace

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      • Ma non sono state considerate come soluzioni, sono state scartate dall’autorità della Chiesa.

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        • L’epikeia è stata praticata da sempre e meno male.
          Ad esempio mio nonno materno, calvinista sposato ad una cattolica, quando si convertì posò come condizione al sacerdote di poter continuare a sostenere l’Action Française (chissà perché poi , visto che lui era svizzero) quando questa era già stata scomunicata: il sacerdote in questione, il celeberrimo(dalle parti nostre) Abbé Albert Maréchal, promotore addirittura delle Jeunesses Ouvrières Catholiques (JOC) a Ginevra, accettò la “condizione” e mio nonno si convertì al cattolicesimo. Se questa non epikeia……
          In Pace

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          • Mi sembra di sentire le parole di Luxuria, mi converto al cattolicesimo se la Chiesa apre alle unioni civili. A parte gli scherzi (spero non abbia giudicato il paragone irrispettoso), credo ci sia differenza, tra quest’esempio dell’Action Francaise (di cui non so neanche di preciso le cause), e i divorziati risposati, la cui dottrina è direttamente collegata alla Scrittura.
            Ma poi abbandonò l’Action Francaise?
            A

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            • Il semplice dire “ma è differente” è un’espressione di epikeia da parte tua: benché nei due casi abbiamo scomunica, le “situazioni” sono differenti e chi le giudica ne deve tener conto.
              Non penso che il nonno restò molto legato all’ AF, negli anni seguenti divenne deputato per due legislature prima della seconda guerra mondiale nel partito cattolico di allora.
              La Chiesa ha sempre uno sguardo sull’onda lunga: per questo a volte accetta anche situazioni dove vescovi chiaramente eretici sono lasciati “in pace”; vale meglio questo che uno scisma: gli scismi non si ricompongono mai, mentre i vescovi ed i tempi cambiano e le eresie alla lunga si riassorbiscono.
              In Pace

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          • Certamente che sono differenti, un conto è la scomunica contro un movimento che può anche cambiare e allinearsi alla Chiesa, un altro una contraddizione insanabile. Il secondo matrimonio infatti non potrà mai essere considerata una cosa buona. Faccio epicheia, beh sì, soprattutto perchè con uno sguardo lungimirante possiamo vedere la differente implicazione delle due scelte sulla salute di una persona. Con questo non voglio dire che Pio XI possa aver sbagliato, ma non conosco la storia specifica, erano ipso facto scomunicati tutti i sostenitori o ci poteva essere un sostegno consapevole e limitato agli aspetti giusti?
            Non posso dire neanche se abbia fatto una scelta giusta il sacerdote in questione, ma penso che il buon percorso che ha fatto tuo nonno sia segno di una scelta graduale, ma progressiva, verso il bene,ed è questo ciò che conta. Magari ha giustamente valorizzato gli aspetti positivi dell’Action Francaise limitandosi a dire di sostenere quelli e di non mettersi in contraddizione con sè stesso dicendo da una parte di essere cattolico e dall’altra di voler essere contro la Chiesa (dico per ipotesi non so se l’Action francaise era contro la Chiesa).
            A

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          • Vi ripeto. I penitenziali antichi non vi danno ragione, così come i padri, ma per certuni la Chiesa esiste solo dal 1100 in poi, o peggio, dal 1500, o peggio, dal 1960. Ma oggi ci si può sposare addirittura con atei, quando lo scandalo è già sposarsi con individui di altra confessione cristiana.
            Dire dunque che ” finalmente la Chiesa mette la famiglia al gendro de la pasdorale” non ha senso perché innanzitutto ci è sempre stata ed in secondo luogo questo non è affatto il modo, puro e semplice, qualora ci sia una difficoltà oggettiva contro la famiglia. E qui non c’è nessuna e nessunissimo attacco alla famiglia.
            Questo è solo un effetto ottico, perché è da ben prima di oggi che la famiglia è stata divelta. L’attacco è proprio un altro, ed è al cuore stesso della Chiesa, ossia alla SACRAMENTALITA’, chi se ne frega della famiglia o della burocrazia clericale.

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  5. Allora, se sono separato, mio marito si è risposato, non potendo così in alcun modo riavvicinarmi a mio marito, ritenendo in coscienza che la fedeltà matrimoniale non abbia senso non per mia colpa, mi risposo civilmente posso fare la comunione?

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  6. Comunque rileggendo tutte queste domande, mi rammentano delle posizioni di tipo sofistico-farisaico.
    Il punto di vista è sbagliato.

    Il punto di vista giusto è il seguente: sono un cattolico che ritorna alla fede e desidera riprendere il cammino della pratica e dell’integrazione alla Chiesa per il bene mio, per quello dei miei figli, per il mio coniuge civile attuale e, perché no, anche per quell’orrore in umanità che era il mio primo coniuge (quello vero sacramentalmente). Vado dal sacerdote e chiedo come fare: il mio è un moto di carità in primis, per amore di Dio e dei miei e di me stesso. Chiedo l’assoluzione. Quali sono i criteri per riceverla? Quali sono i criteri sensati per riceverla? E se non soddisfo o non me la sento di soddisfare questi criteri per ora perché troppo debole spiritualmente, cosa mi proponi tu, caro sacerdote, per farcela? Certo, tu mi dici, niente relazioni sessuali, ma se non gli do questo al mio coniuge attuale non andrà bene e un secondo divorzio per il bene dei bambini non me la sento. Vorrei, ma non posso. Cosa mi consigli? Quale cammino, quale preparazione per vivere di Cristo?

    Epikeia e cammino penitenziale, se possibile e percepito come cammino di riconciliazione e non di sola punizione, è la sola soluzione che vedo: caso per caso. Come è sempre stato nella Chiesa.
    In Pace

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    • Io non sono prete, ma se fossi in quella posizione mi aspetterei essere accolto nella comunitá dei cattolici e poter ricevere la comunione quando saró in grado di ottenere l´assoluzione dei miei peccati. Una risposta meno rigorosa mi metterebbe nei dubbi se sto veramente ritornando alla Chiesa.

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      • Lo stesso varrebbe per me.
        Ma altri possono essere differenti.
        Comunque aspettiamo con fiducia i risultati finali domani: se raggiungono l’Unità e celebrano un vero Ubuntu allora quel il Sinodo insegnerà sarà cosa buona checché sia.
        In Pace

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        • Ma la legge deve essere oggettiva cioé addattarsi alla situazione non a quelo che richiede il soggetto. Se no la legge sarebbe soggettiva.

          Piú sotto sostienis aldilà delle regole generali sempre necessarie, alla relazione personale tra Cristo ed il fedele, che esula per definizione, dalle valutazioni di terzi.
          Ma quel che mi hanno insegnato é che solo tramite la Chiesa io posso avere questa relazione personale con il Cristo. Non posso stabilire una vera relazione con Lui fuori l´insegnamento della Chiesa.

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    • Se lei ritorna alla Fede le deve essere fatto capire chiaramente cosa pensa questa sul divorzio e le nuove nozze, dovrebbe poter discernere innanzitutto la sua posizione e quindi sapere se per caso il suo primo matrimonio, in quanto lontano dalla fede (cattolico di nome non vuol dire niente), sia valido.
      Posso azzardare una risposta concreta, dato che lei si è risposato e lo ha fatto volontariamente, allora probabilmente vorrà dire che non crede all’indissolubilità del matrimonio, per cui il suo primo matrimonio è nullo, come putroppo molti in Italia.
      Dopo questa opera di discernimento potrà quindi scoprire il vero significato del matrimonio e raccogliere la sfida di viverlo.
      Qualora per un’ipotesi assurda (perchè non logica) si sia risposato pur credendo nell’indissolubilità, sarà chiamato a seguire la vocazione di quel legame che non vuol dire abbandonare i propri figli, ma educarli nella verità, e nei rapporti autentici. I figli hanno il diritto di conoscere la verità e sapere anche che un proprio genitore è legato e ha il dovere di rimanere fedele ad un’altra persona. Lo disprezzerà per questo? Credo che sarebbe invece un alto esempio. Poi le contingenze e una collaborazione necessaria tra i genitori possono provocare situazioni che possono favorire cadute, ma senza una progettualità chiara ( e la volontà di ammettere che è tale e quindi rialzarsi) su quali sono i valori da difendere, si vive nell’equivoco e nella menzogna, che è molto peggio. Spero di non essere stato farisaico.
      Saluti
      A

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      • Non farisaico, ma un po’ astratto sì: comunque ogni caso è differente e deve essere trattato in quanto tale: per questo le soluzioni generalistiche à la Kasper non vanno bene…
        In Pace

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        • a caso concerto ho risposto con le due possibili ipotesi concrete, purtroppo la prima non era stata neanche presa in considerazione, ma non credo sia astratto affermare che molti matrimoni in Italia sono nulli. E’ una considerazione che non ho fatto solo io. D’accordo discernere, ma su basi comuni, quelle della familiaris consortio. Io credo che l’utilità del Sinodo dovrebbe limitarsi ad affinare un discernimento, perchè le risposte poi dovranno essere sempre non in contraddizione con la dottrina.

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        • nella concezione della Chiesa indivisa, quella che con Basilio ritiene monogamismo assoluto ossia il fatto che come vada vada ci si può sposare SOLO ed UNICAMENTE una sola volta ( quella concezione che afferma che come tutti i sacramenti essi sono un’agire di Cristo nell’individualità del sacerdote ), i casi di menzogna od impotenza o consanguineità o per legame incorso o dolo SONO causa di separazione ma ovviamente mai di divorzio.
          NElla concezione antica anche sposarsi dopo la morte è una concessione di benevolenza economica, come anche il rimedio per l’unione che si dovrebbe avere quando un matrimonio creduto reale in realtà per i suddetti motivi ( escludo la simulazione e l’apposizione delle condizioni, perché QUI è BUISNESS )
          Antocamente, altrimenti, era del tutto vietato poter adire a cause di nullità così estrose e tutti questi secodi matrimoni erano sempre celebrati in privato, segno di penitenzialità.
          Il problema è che poi si è estesa tale possibilità a tutti con questa finzione, qui è il nodo riguardo al fatto che in realtà siano gli sposi i ministri, che in sè è falso e si giunge al buisness.

          Ma per altri casi non dovrebbe esistere deroga mentre invece si fa come ci pare da un bel po di tempo, da ben prima del concilio vaticano II che è la scusa per tutti i para-tradizionalistoidi.

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  7. EDIT: Nel mio antepenultimo paragrafo ho scritto che “ancora una volta vediamo quanto tutta questa problematica della comunione esuli dalle considerazioni specifiche al Sacramento del Matrimonio ma rientri essenzialmente nella pastorale della comunione e della confessione e cioè, in finis, aldilà delle regole generali sempre necessarie, alla relazione personale tra Cristo ed il fedele, che esula per definizione, dalle valutazioni di terzi.” e proprio leggo su VI questo commento di Padre Lombardi che ci conferma in questa analisi: “un argomento su cui un certo numero di interventi si sono concentrati è il complesso rapporto tra la coscienza e la legge morale.
    In Pace

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  8. Approfitto per dare il benvenuto a San Luigi/Armando e ringraziare tutti per la disputa creata a margine di questo post. Sembriamo tutti alla ricerca di una unità, di un motivo di approfondimento della rivelazione, di un “Ubuntu” come bene-dice Simon. Questo è per me motivo di gioia nel leggervi, tutti.
    Grazie ancora, attendiamo domani. 🙂

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  9. Credo che la questione della cominione ai divorziati risposati sia irrisolvibile senza qualche variazione dottrinale.
    Non esiste cammino penitenziale che ti possa redimere dai peccati futuri. E la questione qui non è il fatto di risposarsi civilmente, ma di aver avuto, e continuare ad avere anche in futuro, rapporti sessuali con la nuova moglie.
    Quindi per me l’unico modo è affrontare una volta per tutte la questione dell’eucarestia , e cioè le modalità con le quali il cristiano deve avvicinarsi alla eucarestia.
    Sulla preparazione per l’eucarestia i vangeli non dicono nulla, anzi tutti gli apostoli ricevono l’eucarestia .
    Sarà San Paolo più tardi a parlare di una preparazione per la stessa.
    I vangeli raccontano di una eucarestia somministrata anche a Giuda.
    E parlano di una eucarestia data per la remissione dei peccati.
    E’ quindi singolare che per avvicinarsi alla stessa io debba invece già essere stato “ripulito” dai peccati, con la confessione. Sarebbe come se dire : “tu hai una ferita mortale: prima guarisciti e poi potrai andare dal Medico!”.
    Io credo quindi che ci sia spazio per una riconsiderazione generale dei presupposti per accedere alla eucarestia. Se il Signore è venuto per i malati , come è possibile che ci si possa avvicinare a lui solo se si è sani ?

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    • Si tratterebbe quanto meno di sconfessare la disciplina di svariati secoli, e, ciò che avrebbe maggiori ripercussioni in termini di (in)credibilità, modificare una linea disciplinare imposta con rigore dottrinale per decenni a fedeli tuttora viventi. Ciò autorizzerebbe qualsiasi fedele a considerare che non vale la pena di prendere ile indicazioni della Chiesa troppo alla lettera o troppo sul serio, dal momento che nel volgere di qualche tempo si potrebbe scoprire che erano pura e semplice prassi… È senza dubbio un caso di scacco a re. Sarà interessante vedere come se ne uscirà. Le conclusioni andranno tirate solo a quel punto.

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      • Si tratterebbe quanto meno di sconfessare mezzo Nuovo Testamento, visto che MenteLibera contrappone il Vangelo alle Epistole Paoline…
        Vorrei però far (provocatoriamente) notare a MenteLibera che il “prendete, e mangiatene TUTTI” (“Accipite, et manducate ex hoc OMNES”) in realtà non è una formula evangelica, bensì meramente liturgica.
        Comunque, a tal proposito rimando a Padre Bellon
        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1443

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        • Ho letto la nota di Padre Bellon, e francamente la spiegazione è molto lacunosa.

          Riporto da Bellon
          “1) Va detto anche che nell’ultima cena tutti ne mangiarono e ne bevvero perché tutti erano mondi, come disse Nostro Signore stesso: “Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato” (Gv 15,3)”

          Ora..io sarò poco teologo, ma mi sembra che la formula “per la parola che vi ho annunciato” significa che sono mondi (puliti) per aver ascoltato la parola di Gesù , non per aver fatto altre azioni (tipo confessare i peccati o simili) .
          Quindi gli apostoli erano degni, perchè l’ascolto della parola li aveva resi tali. Non per le loro azioni.

          Per quanto riguarda contrapporre il Vangelo e le Epistole Paoline, sinceramente, non ho scelto a caso il nick “MenteLibera”, per poi mettere dei paletti al mio pensiero.
          La cosa non mi scandalizza affatto, soprattuto perchè dalle interpretazioni della parola di Dio e Gesù, nei secoli, deriva un impatto sulla vita concreta delle persone. E sinceramente se pure ci fosse una sola virgola da correggere, andrebbe corretta senza preoccuparsi di altro.
          Mi sembra, invece, che a volte piuttosto che cercare la vera verità con tutte le forze, ci si preoccupi con più impegno di sembrare coerenti con quello che si è sempre detto, facendone un problema di credibilità complessiva.
          La credibilità è certamente un problema, ma mi pare molto più preoccupante se si tende a gestire la credibilità con lo stessa mentalità e criterio con la quale, in passato, si sono gestiti e in parte coperti problemi come quello della pedofilia e degli scandali finanziari. Ovvio che sono cose molto diverse, ma la tendenza a pensare che i fedeli abbiano la maturità per capire i cambiamenti viene dalla stessa radice.
          In pratica si ha poca fede effettiva che la chiesa la porti Dio, e ci si preoccupa di portarla con le nostre forze, anche a costo di perpetuare eventuali interpretazioni non totalmente conformi.
          Invece nessuno deve aver paura della verità, tanto meno chi fa della verità la propria bandiera.
          Il mio è un discorso generale, tralasciando il caso concreto dell’eucarestia.

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          • Proprio perchè stai facendo un discorso generale, eviterei di paragonare questioni dottrinarie a questioni come lo scandalo pedofilia e gli scandali finanziari vari ed eventuali.

            Alla base della predicazione paolina (e della predicazione di tutti coloro che, venuti dopo il 33 d.C., non hanno avuto modo di assistere direttamente alla predicazione, passione, morte e risurrezione del Maestro) c’è quel “vi ho trasmesso quello che ho ricevuto” (1Cor 15,3).
            Se la Chiesa non è credibile, non è credibile neppure Cristo, visto che lui stesso aveva detto “chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me” (Luca 10, 16).
            Nella tua libertà, puoi anche contrapporre Paolo agli evangelisti (per poi, immagino, contrapporre Giovanni ai sinottici, and so on), puoi anche contrapporre Cristo alla Chiesa, ma lasciami dire che fatto questo, il Cristianesimo perde il suo senso. Perchè non dobbiamo mai dimenticare che Cristo non lasciò nulla di scritto, e tutto quello che sappiamo di Lui lo sappiamo mediante la Chiesa.

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          • @Luca, “cercare la verità”…

            Certo lodevole ricerca e posso anche credere fatta in perfetta buonafede… ma quale verità?
            Quella che ci farà liberi (presumo). Ma per il Cristiano la Verità è una Persona.

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    • Una possibile via d’uscita potrebbe essere l’arrocco a mezzo formula incantatoria. Nel recente passato lo si è fattto nientemeno che con la disciplina liturgica grazie alla formula “spirito del concilio” e alla magica parola “pastorale”. Questa volta lo si potrebbe fare con nel segno della magica parola “ubuntu”, che ha il vantaggio, non trascurabile di questi tempi, dell’origine zulù/bantù 🙂 Il nero di seppia è in agguato: vuoi vedere che se ne caverà fuori una bella spaghettata per tutti?

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    • Penso comunque che la dimensione taumaturgica del Corpo di Cristo va da essere riscoperta e rimessa in valore.
      In Pace

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  10. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-sinodo-ha-un-problema-di-coscienza-14195.htm

    la questione del “foro interno” è molto più sottile di quanto si pensi e potrebbe prefiguare un vero ,sostanziale cambiamento della dottrina tradizionale cattolica .
    Si instaurerebbe infatti una specie di “libertà di coscienza” per cui ogni individuo potrebbe decidere nel suo foro interno cosa è bene o male PER LUI e questa libertà di coscienza sarebnbe estesa al confessore o padre spirituale che potrebbe decidere, caso per caso, cosa è bene o male in quel caso particolare.
    Ad una morale oggettiva , a delle regole che valgono PER TUTTI E IN OGNI LUOGO; farebbe così riscontro una morale soggettiva, che cambia da persona a persona, da tempo storico atempo storico, da luogo geografico ecc.: una verità oggettiva e valida ovunque e sempre , es. il matrimonio cristiano è indissolubile diventerebbe opinabile se IO , essere umano del XXI secolo che abito nell’occidente moderno , penso nel mio foro interno, che per ME , nella mia attuale situazione storico non sia un male divorziare e risposarmi e fare la comunione e se simile convinzione mi viene anche approvata dal mio padre spirituale.
    E’ ovvio che una simile mentalità , se entrasse nella Chiesa cattolica , sarebbe un terribile cavallo di Troia. infatti cosa impedirebbe di estendere tale “foro interno” , tale libertà di coscienza a tutto il resto? cosa impedirebbe a chi , per esempio , ha rapporti sessuali omosessuali , di pensare nel suo foro interno che nel suo caso specifico, e quindi che nel suo personale rapporto con Dio non ha peccato?
    il senso del peccato verrebbe completamente stravolto, anzi CAPOVOLTO . Avrebbe ragione Scalfari Scalfari per primo scrisse che il papa gli aveva detto che era giusto pensare che gnuno deve seguire ciò che pensa essere nella SUA COSCIENZA il bene o il male.
    sarebbe veramente il capovolgimento della concezione cattolica tradizionale, sarebbe il relativismo morale che entra nella Chiesa. Un cavallo di Troia assai sottile e astuto, rivestito dai dotti teologi tedeschi col velo della “misericordia”. Non credo che san Tommaso D’aquino sarebbe d’accordo.

    «La libertà di coscienza – così ci insegnava Newman – non si identifica affatto col diritto di “dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il Legislatore e il Giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili».

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    • Onestamente non ho capito questo tuo intervento: da sempre è Magistero che il “giudice” supremo al quale ogni essere umano si deve sottomettere è la propria coscienza. Nessuno può essere costretto andare contro la propria coscienza: se uno vuole peccare, che pecchi e ne assumi le conseguenze.

      Secondo me hai una nozione protestante della coscienza a tua insaputa probabilmente: non è perché segui la tua coscienza che sei giustificato, o se preferisci, che rendi il tuo atto cattivo buono. Il Signore a volte rende ciechi e sordi per non prendere il rischio che si salvi pure l’innominabile: chi ha deciso di peccare contro lo Spirito Santo non può essere salvato. E tipicamente chi pecca contro lo Spirito Santo è proprio colui che, in coscienza, chiama il bene male ed il male bene.

      Se non ci fosse questo supremo arbitrio della coscienza, allora la pena eterna dell’inferno non avrebbe nessun senso.

      Il confessore e/o il direttore spirituale esercitano i tre munera docendi, regendi e sanctificandi: cioè hanno il pieno potere (e dovere) di insegnare, di dirigere e di santificare chi si avvicina loro: questa anche è dottrina tradizionale, come lo è anche il dovere morale di esercitare l’epikeia che è un’espressione delle virtù di prudenza e di giustizia.

      Le regole valgono per tutti ed in ogni luogo, ma la loro applicazione, per essere oggettiva, va da essere considerata nelle circostanze reali e concrete, sennò sono regole assolute e non oggettive: ne abbiamo già parlato tante volte su questo blog.

      E nessuno qui, da noi di Croce-Via al Papa Francesco afferma il contrario di quella citazione che fai (in questo caso a sproposito) del Cad Newman.
      In Pace

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      • E da sempre la concezione del “foro interno” esiste nella Chiesa, così come pure la personale coscienza è l’ultimo giudice (pardon il “penultimo”) delle nostre azioni, purché sia rettamente intesa e si lasci illuminare dalla Verità per quanto ad ognuno è stato dato di conoscere.

        Coscienze che si auto-assolvono, auto-ingannano, neppure si pongano le domande che bisognerebbe porsi, sono tutta una casistica che nessuna legge neppure imposta o scritta in ogni dove a caratteri cubutali, potrebbe cancellare.

        L’Ultimo Giudice, giudicherà conoscendo TUTTI i fatti e la profondità di OGNI cuore e di OGNI coscienza e ognuno rispondferà per la propria e/o per quella altrui che avesse volutamente ingannato.
        …………………………………………..

        Ciò che mi domando (perché sono malizioso) è se tanta preoccupazione per lo sviarsi delle coscienze – che non mi par proprio novità – si per il cristiano dolore per le anime che potrebero perdersi o il farisaico scandalo per le leggi infrante, che altri si impongono di osservare. O in parole povere: “io faccio tanta fatica (e te credo giacché la legga da sola è gravosa) e tu te la godi, magari sfuggendo al (per me) giusto castigo per il rotto della cuffia!

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      • Tutto giusto quello che dici, Simon. Però non posso fare a meno di pensare che la legge morale del secolo attuale si riassume tutta nel “vivi e lascia vivere”, che mi sembra alquanto incompatibile con l’evangelico “conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”.
        Direi infatti che la massima aspirazione dell’uomo del secolo attuale non è conoscere la verità e agire di conseguenza, ma piuttosto fare quello che pare e piace, evitando seccature e seccatori…

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  11. Comunque che questo diciamo “relativismo” sia entrato nella Chiesa cattolica già da molti anni, diciamo da circa cinquanta anni , è un fatto, una triste realtà, quindi qualunque cosa decida il Sinodo sulla famiglia, non cambierebbe di molto una realtà già ormai ampiamente degenerata. Sul fatto per esempio di fare la Comunione senza peccati mortali sulla coscienza, dottrina fin qui insegnata dalla Chiesa cattolica, già una decina di anni fa , durante un pellegrinaggio in Terra Santa, volendo io confessarmi prima di fare la Comunione, un sacerdote cattolico che era il nostro “padre spirituale” in tale pellegrinaggio me ne sconsigliò, (forse non aveva tempo ne’ voglia di confessarmi) dicendomi che la teoria di fare la Comunione solo se in grazia di io era ormai superata, che era frutto di una mentalità “legalistica2 e che invece si poteva e doveva fare la Comunione comunque e sempre anche senza essersi confessati, perchè appunto “cristo era venuto per i peccatori” ecc. ecc.
    io rimasi scioccato e sconvolto da tale insegnamento. non mi misi a discutere col sacerdote, per rispetto e reverenza verso il suo ministero, ma il dolore e l’amarezza che me ne derivarono li sento ancora oggi.

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    • Beh, quel sacerdote non insegnava quel che la Chiesa insegna tuttora: uno non ha il diritto di rimpiazzare la Dottrina e la Disciplina in vigore colle proprie opinioni.
      In Pace

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  12. Quelli che dicono ad ogni piè sospinto che Cristo è venuto per i peccatori, che è venuto per i malati e non per i sani, che è venuto per i malvagi e non per i giusti, ecc ecc. omettono però di dire che Cristo è venuto perchè i peccatori si ravvedano e i malati guariscono e i malvagi diventino buoni.
    Che senso avrebbe infatti che Cristo fosse venuto perchè i peccatori rimangano nei loro peccati e i malati rimangano malati e tutti continuino a vivere “felici e contenti2 come vivevano prima? Tutta l’ azione di Gesù è stata un “risanamento” dei malati, e sia che vogliamo interpretare i vangeli in senso puramente letterale e materiale come va di moda oggi sia che vogliamo interpretarli in sensos più spirituale , come facevano i primi Padri della Chiesa, Gesù ha cacciato i demoni, ha guarito i lebbrosi , ha rimesso i peccati. NON ha lasciato semplicemente le cose come stavano. Se quindi noi non vogliamo affatto guarire dalla lebbra dei nostri peccati, se non vogliamo uscire dalla nostra cecità, se addirittura ci sentiamo in diritto di fare la comunione anche vivendo in maniera contraria agli insegnamenti di Cristo , che abbiamo a che fare con Gesù?
    Avere una gamba in cancrena e voler essere guariti senza amputare la gamba, è impossibile.
    Anche se il nostro “padre spirituale”, magari un gesuita, ci illude che è possibile. e cha basta fare la Comunione e la gamba in cancrena senza alcun sacrificio guarirà. Illusioni! La cancrena invaderà tutto il corpo e porterà alla morte.

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    • C’è una differenza sostanziale tra chi va all’ospedale giusto per farsi dare narcotizzanti e chi ci va per farsi medicare: la Chiesa ospedale di campagna ha da concentrasi su questi ultimi. Ciò non vuol dire che questi pazienti siano subito guariti, ma il fatto che lo desiderano e che ci mettano un po’ del loro in funzione delle loro forze, fa che meritano l’essere medicati.

      Quanto ai primi, quelli che vengono solo per essere narcotizzati, magari è l’occasione unica perché si parli loro e li si convinca di lasciarsi curare: poi ognuno è libero della sua scelta.
      In Pace

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      • Caro Simon non è con la melensaggine col far finta che la piaga non sia suppurata che si cura un malato. Non è tenendogli la manina con fare sentimentale che si cura un malato.
        i preti moderni mi ricordano quei medici ciarlatani che non osano mai dire al paziente quello che realmente ha , per non spaventarlo, per non perdere il paziente. i quali non solo non curano il paziente ma coi modi falsi e melliflui ne provocano ben presto la dipartita .
        Magari anche nella Chiesa cattolici ci fossero tanti Dr. House!
        Magari ci fossero medici che ti trattano rudemente, che ti dicono sinceramente quale è la tua malattia, che non fanno finta che stai benisssimo o che puoi guarire con un aspirina.
        Magari nella Chiesa cattolica odierna ci fosse gente come Giovanni il Battista che apostrofafa i suoi “pazienti” con “razza di vipere chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira che vi sovrasta” e poi per poco non li affogava nel Giordano , perchè si pentissero!

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        • Oppsss… San Giovanni Battista l’Affogatore mi mancava!
          Naturalmente l’affermazione poggia su solide basi scritturali (strano da chi parrebbe non invocare altro), oppure solo, la bocca parla della pienezza del cuore e a Giacomo qualche affogatina qua e là non dispiacerebbe. Ovviamente se ne incaricherebbe volentieri, facendo da giudice e boia al contempo.

          Eh Giacomo 😉

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  13. I tedeschi… i più bravi?

    La chiesa tedesca sta rantolando, altro che i più bravi. Per fortuna la riscossa viene dall’Africa.

    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/ascoltiamo-gli-africani/#more-132748

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    • Sono i più bravi .. a far soldi! infatti i teologi tedeschi, così pieni di “misericordia” verso i divorziati risposati non lo sono affatto verso chi non paga la tassa . ecclesiastica . se non hai pagato la tassa non ti danno neppure i sacramenti, se non hai pagato la tassa e stai crepando non ti danno neppure l’assoluzione..
      e infatti proprio questo è il motivo per cui i tedeschi vogliono dare la comunione ai divorziati risposati. alla parola ” discernimento” puoi benissimo sostituire la parola soldi: il divorziato risposato deve infatti continuare a far parte della Chiesa per non perdere i suoi soldi..
      il discernimento è presto fatto: se paghi tutto ti è perdonato, non paghi , fuori dalla Chiesa tedesca!

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    • La chiesa africana cresce in un contesto culturale africano che è ancora legato a mentalità e tradizioni di altri tempi. Basti pensare che l’infibulazione è una pratica tuttora diffusissima anche nei paesi africani cattolici.
      Una donna europea, persino la più cattolica che vogliamo trovare, non accetterebbe mai di essere considerata e trattata cosi come molte donne africane, pur cattoliche, sono trattate.
      In questo contesto la chiesa africana aumenta le conversioni, ma non muta più di tanto le tradizioni ancestrali e l’antropologia complessiva.
      L’Africa cattolica è oggi quello che era l’Europa cattolica centinaia di anni fa. Il suo apparente “successo” di conversioni non deve abbagliare. Compito della chiesa è cercare e praticare la verità, perchè tra qualche decina di anni l’Africa sarà come l’Europa, e allora non ci saranno altre “afriche” a cui appellarsi per trovare nuovi fedeli poco “problematici”.
      I problemi , le evidenze, le istanze che arrivano dal mondo occidentale, che è quello culturalmente ed economicamente avanzato, sono quelle a cui la chiesa deve dare risposta mentre sono ancora limitati a questa parte di mondo, prima che diventino problemi globali.
      E deve dare risposta perchè, volenti o nolenti, il mondo si sta trasformando , le possibilità tecnologiche si stanno moltiplicando, le conoscenze culturali e scientifiche si stanno diffondendo, la libertà personale è percepita come un bene non più negoziabile per nessun motivo.
      Non è più possibile descrivere l’essere umano come si descriveva 500 anni fa. Su alcuni temi lo stridore tra quello che la chiesa descrive e quello che le persone invece vivono e vedono quotidianamente fa scricchiolare la credibilità della chiesa in modo molto più profondo di quello che si pensi.
      Mentre la figura di Cristo resta un punto fermo nel cuore delle persone, la chiesa viene spesso e sempre di più percepita come una sovrastruttura rispetto al messaggio del vangelo.
      La tradizione , non più sostenuta dalla fede assoluta e quasi superstiziosa nel clero, perde quel senso di sacro indispensabile perchè sia rispettata , e viene messa in discussione . Le persone non si accontentano più di sapere come, ma vogliono capire perchè, e deve essere una spiegazione che abbia un riscontro diretto nella loro vita di tutti i giorni.
      In questo senso le indicazioni della chiesa verso l’eucarestia per i risposati, ed in genere ogni problematica di coppia o sessuale, fino alla omosessualità, saranno sempre di più vagliate dai fedeli alla luce di quanto ogni giorno viene vissuto e dalle conoscenze dirette con realtà
      Sempre più spesso , infatti, realtà che vengono descritte come fallimentari ed infelici, si rivelano agli occhi di chi le guarda e le vive, direttamente o indirettamente, come felici , stabili , serene e foriere di felicità reciproca e duratura. Sto parlando di secondi matrimoni ben riusciti, convivenze e sessualità serena ed omosessualità accettata e vissuta senza promiscuità.
      La distanza che c’è , tutt’ora , nella descrizione che la chiesa fa tutte queste situazioni, e la realtà che tanti fedeli vedono nei loro vicini di casa, amici, parenti, e qualche volta in loro stessi, è destinata a creare sempre di più una fede a due binari, dove ogni fedele sceglie ciò che più lo aiuta a spiegare la realtà quotidiana, più che ad avvicinarsi al futuro trascendente.
      Per questo motivo, quindi, la strada intrapresa dal Sinodo, anche alla luce dei risultati appena emersi, è solo il primo passo di un percorso inevitabile che , ripartendo dal vangelo e da Cristo, riesamini progressivamente , magari in molti decenni, quello che dalla tradizione ci è stato tramandato, senza timore e senza paura di perdere la cosiddetta credibilità, che non può essere costruita esclusivamente sulla ripetizione infinita di concetti formulati in altre epoche ed in contesti conoscitivi e sociali totalmente diversi.
      Una delle dimostrazioni che la Chiesa stia, seppur faticosamente, cercando di smarcarsi sempre di più dalla eredità del passato, viene dalla grande pubblicità che in tempi recenti si è data alla definizione di infallibilità del Papa, che nel Concilio Vaticano II è stata ribadita come collegata alle pronunciazioni ex cathedra.
      Questo concetto era più o meno vero da sempre, ma è innegabile che tra i fedeli questo concetto era al 90% sconosciuto, e per secoli si è lasciato credere, senza troppo questionare, nella infallibilità del Papa sempre.
      In certi contesti storici faceva comodo lasciar pensare questo e mantenere in questo modo una maggiore presa sul popolo dei fedeli. Ora invece si ribadisce con forza questo concetto, perchè lasciare la credenza dell’infallibilità completa del Papa sarebbe un’arma a doppio taglio,incatenando la chiesa di oggi ad ogni parola dei pontefici di ieri.
      .

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      • Non è più possibile descrivere l’essere umano come si descriveva 500 anni fa.

        »Ehemals war alle Welt irre« – sagen die Feinsten und blinzeln. F. W. Nietzsche

        Ma e` vero ? L`OMS sembra non confermare:

        L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e in generale la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari. agenziafarmaco.gov

        Sara` forse colpa delle religioni che cercano di conservare il senso sacrale nella vita umana ?

        Der Zugang zum Numinosen ist die eigentliche Therapie,
        und insoweit man zu den numinosen Erfahrungen gelangt,
        wird man vom Fluch der Krankheit erlöst.
        C.G. Jung

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        • Be…500 anni si campava fino a 50 anni in media, e le malattie di gran lunga più diffuse erano la fame ed il freddo. La depressione è un lusso moderno.

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          • E comunque si può continuare a leggere e commentare qui pur senza sapere il tedesco…? Magari un piccola traduzione sarebbe un’opera di carità per chi legge, senza aver necessità di ricorrere a google… 🙂

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            • Il russo lo conosci ?

              Дорогая моя! Мир непроходимо скучен, и поэтому ни телепатии, ни привидений, ни летающих тарелок… ничего этого быть не может. Мир управляется чугунными законами, и это невыносимо скучно. И законы эти — увы! — не нарушаются. Они не умеют нарушаться. И не надейтесь на летающие тарелки. Это было бы слишком интересно.

              А как же Бермудский треугольник? Вы же не станете спорить, что…

              Стану. Спорить. Нет никакого Бермудского треугольника. Есть треугольник а бэ цэ, который равен треугольнику а-прим бэ-прим цэ-прим. Вы чувствуете, какая унылая скука заключена в этом утверждении?

              Вот в средние века было интересно. В каждом доме жил домовой, в каждой церкви — Бог… Люди были молоды! А теперь каждый четвёртый — старик. Скучно, мой ангел, ой как скучно.

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            • Una volta tutto il mondo era in preda al delirio, dicono i piu` “sgamati”, facendo l`occhiolino. continua con: “ora (per ora si intende dopo gli anni ’70 del XX secolo, ma questo Nietzsche non poteva saperlo) conosciamo tutta la verita`, e per questo ci permettiamo di irridere chiunque.

              La vera terapia consiste nell’approccio al divino (numinoso); più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia.

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          • ימי־שנותינו בהם שבעים שנה ואם בגבורת ׀ שמונים שנה ורהבם עמל ואון כי־גז חיש ונעפה׃

            😉

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          • Innanzitutto se consideri la depressione un “lusso” sei molto fortunato: vuol dire che non l`hai mai sperimentata, neanche indirettamente, perche` basterebbe anche solo un `ora in quella situazione per pensare che invece sia una delle condizioni peggiori che puo` affrontare un essere umano.

            Poi e` un lusso o e` forse diventa un obbligo, in una societa` “emancipata” dal senso come la nostra ?

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          • Preve. sempre a proposito della maggiore saggezza contemporanea:

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      • Te lo dico francamente, ML65, questo tuo intervento qui è insopportabile per via dell’arroganza e la mancanza di rispetto che mostri verso culture che, chiaramente, ti sono aliene: esprimi qui una forma di razzismo e di atteggiamento pretenzioso che non ha nessun fondamento oggettivo.

        La società occidentale poteva ancora pretendere (erroneamente ma non consapevolmente) essere superiore alle altre civiltà fino, diciamo così, il XVIII secolo: ma francamente, oggi all’alba del XXI secolo non possiamo che rimanere zitti e vergognarci. Una società che tratta le donne come la nostra lo fa non era mai esistita: prostitute di giorno e ventri da inseminare di notte, schiave dell’economia di giorno, e neanche più capaci di mandar su famiglia, uomini e donne invertite crogiolandosi in atti intrinsecamente disordinati, matrimoni tra uomini, tra tre donne, con gatti e cani, pedofilia generalizzata, perversione morale programmata dei bambini dal sistema scolastico, eutanasia delle persone anziane, omicidio legale dei bambini non nati o già nati,

        Scusa ma non abbiamo nessuna morale da fare all’Africa: ma l’Africa, invece ha tutti i diritti di farcene a noi. Ascoltiamo l’Africa e aiutiamola a non lasciarsi degenerare dall’esempio perverso delle civiltà (sic!) occidentali, ormai alla fine del loro ciclo storico e pronte ad essere rimpiazzate demograficamente dai medio-orientali e altri africani.

        In Pace

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        • Anche una civilta` che considera l`omosessualita` come una “variante normale della sessualita`”. Cosa vorrebbe mai dire ? Dal punto di vista logico non ha senso: la sessualita` si fonda sulla differenziazione sessuale. E` impossibile negarlo. Nella natura, citata spesso a sproposito, non esiste una sessualita` omosessuale: esiste la procreazione agamica, che non essendo sessuata non puo` essere evidentemente sessuale, ma non esiste, perche` non puo` esistere logicamente, la omo-sessualita`, cioe` una sessualita` senza sessi o con un unico sesso, omo-sessuata, e` un controsenso.

          Per non parlare della “genitorialita` omo-gamica” (i due genitori “padri” o i due genitori “madri”) …

          Chiamiamola allora omoerotismo o omofilia (come fanno i norvegesi).

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          • Mi scuso con gli africani perché in effetti rileggendo il post sono stato decisamente oltre le righe .( l infibulazione la fanno però eh …garantito ..) Da voi però mi aspettavo una minore attenzione alla forma e maggiore Alla sostanza . Davvero vogliamo ripartire da culture così diverse dalle nostre ? Davvero siamo convinti che da popoli che , accanto a punte di modernità assoluta , affiancano ancora guerre tribali, e che ancora oggi contengono enormi sacche di credenze di tutti i tipi , possa con lo schiocco delle dita della recente conversione al cattolicesimo arrivare una valanga di cristiani di fede adulta ?
            Quando fate studi classici , studiate latino e greco o studiate lo swahili ?
            Io non ho nulla contro gli africani , ne conosco alcuni molto bene , da almeno 20 anni ho frequentazioni quotidiane con loro . Sono assolutamente per il diritto dei migranti di cercarsi un futuro migliore in europa. Allo stesso tempo non chiudo davvero gli occhi su cosa sia l Africa in grande cambiamento , ancora attaccata Alle vecchie tradizioni .
            Ma il cuore della riflessione era diverso : l Africa tra qualche anno sarà come noi , le domande che oggi an ora attendono risposta arriveranno anche da loro . Si può pensare di portare indietro le lancette dell orologio all’infinito e ritardare sine die le risposte ? La seconda parte del mio intervento era quella che aspettava risposta ma ovviamente ci si è fermati sulla prima , certamente più comoda da criticare . Colpa mia che mi sono esposto alle critiche e , sinceramente , anche vostra che come ho già detto vi concentrate troppo spesso sul dito piuttosto che sulla luna .
            .
            P.s. In ogni caso ora scrivo di corsa ma mi riprometto se posso appena possibile di farvi un piccolo sunto delle varie realtà è legislazioni africane in tema di diritti civili , così poi si potrà eventualmente discutere di qualcosa di concreto anche su questo appassionante tema …

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            • “Quando fate studi classici , studiate latino e greco o studiate lo swahili?”

              Su questo punto e sui relativi sviluppi ha pienamente ragione Mentelibera65. L’Africa è il nostro passato (a occhio e croce tra il mesolitico e il neolitico), non il nostro futuro. Noi siamo il suo futuro. E infatti le orde africane che ci stanno infiltrando/invadendo sognano, nella migliore delle ipotesi, la bmw, l’iphone, il televisore a led, le donnine facili e la buona cucina. Sognano noi, che li guardiamo con gli occhi trasognati con cui Tacito guardava i suoi ideali Germani (la cui variante reale avrebbe poi ridestato Roma dal suo torpore, travolgendola).

              Non so, invece, se l’Africa fra qualche anno sarà come noi. La modernità è una forma mentale, una configurazione del pensiero (che presuppone, aggiungerei, sistemi linguistici ben più evoluti dello swahili o delle lingue semitiche): non basta essere seduti con il laptop sulle ginocchia dentro un jumbo in volo da Londra a N.Y. per essere un uomo moderno.

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            • MenteLibera non sta facendo altro che riproporre la vexata quaestio del “populorum progressio, religionis regressio”.
              Però MenteLibera, in tutto questo parlare di Europa ed Africa, si è completamente dimenticato dell’Asia. Perchè l’Asia(che, ricordiamolo, è il continente più grande e in termini di estensione e in termini di popolazione) smentisce tutto quanto detto da MenteLibera.
              La Chiesa Cattolica in Corea del Sud infatti registra tassi di crescita sconosciuti al resto dell’orbe cattolico. E stiamo parlando di uno Stato con un Indice di Sviluppo Umano altissimo, addirittura superiore a Stati europei come la Francia, il Belgio, la Finlandia (e l’Italia, ça va sans dire).
              Troppo piccola e insignificante la Corea del Sud? Ok, parliamo di quel colosso che è la Cina. Seppur sotterraneo, il cattolicesimo cinese è assai vivace, e se non fosse per il regime ateista, la Cina potrebbe tranquillamente avere più vescovi cattolici della Germania. A tal proposito, rimando a questo interessantissima intervista a R. Stark (che, a scanso di equivoci, è agnostico)
              http://www.lanuovabq.it/it/articoli-rodney-stark-il-futuro-dei-cristiani-e-in-cina-9432.htm
              “Anche la Cina, anzi direi soprattutto la Cina, ci aiuta a liquidare una sociologia di vecchio stampo [che è proprio la sociologia cui fa riferimento MenteLibera, ndr] secondo la quale i convertiti al cristianesimo nei Paesi di missione sono i più poveri e i meno istruiti. In Cina è certamente il contrario. Si convertono di più i più ricchi e i più istruiti, tra cui tanti professori di scuola superiore e universitari.”

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            • L’avanzata del Cristianesimo in Cina è consistente. A dire il vero, più quella del protestantesimo che quella del cattolicesimo. Va aggiunto che in fatto di civiltà l’Estremo Oriente è ben altra cosa che l’Africa. Per un ubuntu bantu l’Asia ci ha dato mille mille e mille concetti speculativi di grande raffinatezza (penso al corpo taoista, ma anche a quello confuciano, senza trascurare l’apporto straordinario del Tibet o quello del Giappone). Nulla di neanche vagamente paragonabile ha visto la luce in Africa.

              E ancora: siamo così sicuri che il discorso da me appena abbozzato circa l’essenza neolitica dell’Africa non sia da applicarsi, sia pure in altra misura e con adeguata correzione di parametri anche all’Asia?

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        • Ma i rifugiati rischiano la vita per lasciare l´Africa ed andare in Europa!

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      • Questo concetto era più o meno vero da sempre, ma è innegabile che tra i fedeli questo concetto era al 90% sconosciuto, e per secoli si è lasciato credere, senza troppo questionare, nella infallibilità del Papa sempre.

        Esempi pratici please, e se possibili corroborati da storici del Cristianesimo di diversa estrazione poiché, Irenée Marrou insegna, la storia è spesso il racconto mitologico dell’ideologia dello storico stesso.

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        • @Navigare necesse est
          Concordo con tutto quello che dici, ma sarebbe il caso di prendere atto che il mondo è questo, e di certo non va verso un rallentamento ordinato.
          Ci si può mettere sul piedistallo e dall’alto guardare dicendo “dove andremo a finire” , oppure sporcarsi un po le mani con questo mondo, e con queste persone (che poi sarebbero il famoso “prossimo”).
          Non credo che l’atteggiamento del “si stava meglio quando si stava peggio” sia consono al Cristiano. Su questo punto invito tutti a leggere questo passo del discorso di apertura del Concilio Vaticano II, pronunciato da San Giovanni XIII, ormai più di 50 anni fa, e sempre straordinariamente valido :

          “4 Opportunità di celebrare il Concilio

          1. C’è inoltre un’altra cosa, Venerabili Fratelli, che è utile proporre alla vostra considerazione sull’argomento. Ad aumentare la santa letizia che in quest’ora solenne pervade i nostri animi, Ci sia cioè permesso osservare davanti a questa grandiosa assemblea che l’apertura di questo Concilio Ecumenico cade proprio in circostanze favorevoli di tempo.

          2. Spesso infatti avviene, come abbiamo sperimentato nell’adempiere il quotidiano ministero apostolico, che, non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengano riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa.

          3. A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo.

          4. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa.

          5. Questo è facile arguire se si considerano con attenzione i problemi e i pericoli di natura politica ed economica del giorno d’oggi. Essi tengono così occupati gli uomini da distogliere i loro interessi e le loro preoccupazioni dal fatto religioso, che è di pertinenza del sacro Magistero della Chiesa. Questo modo di agire non manca certo di errore, e dev’essere giustamente riprovato. Tuttavia nessuno può negare che queste nuove situazioni indotte hanno almeno questo vantaggio, che vengono così eliminati quegli innumerevoli impedimenti con cui un tempo i figli del secolo erano soliti ostacolare la libera azione della Chiesa. Basta sfogliare di sfuggita gli annali ecclesiastici per constatare con evidenza che gli stessi Concili Ecumenici, le cui vicende sono registrate a caratteri d’oro nella storia della Chiesa, sono stati spesso celebrati non senza gravissime difficoltà e motivi di dolore a causa dell’indebita ingerenza del potere civile. Talvolta infatti i Principi di questo mondo si proponevano sinceramente di assumere la protezione della Chiesa, ma molte volte ciò non avveniva senza danno e pericolo spirituale, perché più spesso essi erano guidati da calcoli politici e si preoccupavano troppo dei propri interessi.”

          @Minstrel.
          La chiesa non è fatta solo di dotti e sapienti.
          il 90% delle persone sono oggi, ed ancor di più lo erano in passato, persone semplici, senza particolare predilizione per approfondire temi teologici.
          Io non ti porto quindi esempi di come si sia lasciato credere che il Papa era infallibile, ma ti porto esempi di quello che le persone credevano : mia madre e mia zia 90enne ancora credono nell’infallibità del papa sempre. Se tu (se posso permettermi il tu) pensi che invece tutti i restanti cristiani della terra avevano da sempre ben chiaro il concetto di Ex Cathedra, be…allora prova a dirlo a mia mamma, e vedi come ti risponde.
          La mia stessa mamma, però, ha invece ben chiari quali fossero i peccati mortali, e tutte le cose che si potevano fare e non fare.
          Evidentemente il catechismo che le è stato raccontato (ha studiato dalle suore) era ben chiaro su alcuni punti e un po meno su altri.
          Certo se si fosse letta tutte le encicliche ed i catechismi , avrebbe capito tutto, ma era troppo occupata ad allevare i figli e mandare avanti la casa ed a fare altre cose di secondaria importanza.

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          • A fare cose di vera primaria importanza, vuoi dire!
            In Pace

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          • Non sempre il nuovo è il meglio. Bisogna imparare a riflettere, senza chiusure preventive, ma anche senza aperture preventive. Lodare i bei empi andati è una costante di ogni tempo: è la scia di cometa di un antico mito, quello dell’età dell’oro. Ma esaltare le magnifiche sorti e progressive del presente e dei tempi a venire è anch’essa una costante, figlia di un altro mito, e comporta notevoli rischi.

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            • Ma sai…nessuno sceglie l’epoca in cui nascere.
              Inoltre penso che bisogna essere consapevoli che ben difficilmente si riesce ad analizzare l’epoca passata in tutta la sua reale interezza, senza averla vissuta e partendo da quello che emerge dagli storici.
              Per esempio, si può anche immaginare come si stesse senza luce elettrica o a gas.
              Ma sono davvero in grado di percepire le sensazioni e le eventuali paure e limiti derivanti da un mondo, di notte, quasi totalmente buio? E come questo impattasse sul modo di vedere la vita ? DIfficile.
              Ognuno, anche inconsapevolemente, è figlio della sua epoca.

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  14. Non ho dubbi che gli esseri umani trovino contemporaneamente mille ragioni per autocondannarsi e mille per autoassolversi.
    La risposta falsa a questo paradosso non è né nel – scusate la poca filologia – “giansenismo rigoristico” del passato, né nel “molinismo casuistico” di oggi.
    Io propongo di tornare “ad mentem divi Thomae”, non QUELLO (di Aquino), ma quello suo contemporaneo di Celano.
    Al Dies Irae, come “inno ante litteram alla divina Misericordia”, incongruamente cassato in corso di riforma liturgica.

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  15. Per la gioia di mentalibera65, non riesco a postare una citazione in russo 😦

    Io comunque il tedesco l`ho studiato alle scuole medie! Con internet e` facile millantare conoscenze, non voglio sembrare un arrogante: e` un tentativo di controbilanciare la moda delle citazioni in inglese fatte a sproposito

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    • *mentelibera65

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    • Ti ringrazio per il russo evitato 🙂
      Cmq ho provato a fare una traduzione automatica del tedesco, e il senso della frase ne esce sempre un po’ rabberciato e da interpretare.
      Se a priori si conosce la traduzione esatta , mi sembra opportuno allegarla (magari insieme al testo originale).
      D’altra parte qui è indubbio che qui si ci siano molte persone con una profonda ed induscussa cultura teologica e filosofica, che non hanno certo bisogno di dimostrarla ulteriormente con citazioni in lingua originale, magari esotica! :-).

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  16. La citazione era questa, sulla vita meno lunga, ma anche meno noiosa, nel medioevo:

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    • Grazie Lovinski per avere chiamato in causa IL FILM e IL REGISTA (vale a dire il capolavoro dei capolavori cinematografici realizzato dal cineasta dei cineasti).

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      • Prego, allora posto anche questa meravigliosa spezzone, di un altro capolavoro dell`arte cinematografica, sempre dello stesso REGISTA. 😉

        Non so se te ne sei mai accorto, ma contiene, nella scena della passione, ben otto inserti, piu` o meno subliminali, “metafisici”, lasciati passare miracolosamente dal censore materialista sovietico:

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  17. Colgo l`occasione allora di postare anche questo spezzone dello stesso REGISTA, contenuto in un altro capolavoro assoluto dell`arte cinematografica.

    E` interessante anche perche` nella scena della passione sono presenti ben otto inserti subliminali, o comunque non facilmente visibili, “metafisici”, lasciati passare dal censore materialista sovietico:

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  18. Mi viene una voglia di scrivere un post dedicato al cinema adesso… ultra OT: avete mai visto Mat i syn di Sokurov? A mio umile dire un male della durata di poco meno di un ora da vivere necessariamente!

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