Ex Machina

Awa

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Alcuni collaboratori di Croce-Via dedicano il loro tempo alle traduzioni delle riflessioni di Edward Feser sul mind-body problem: intanto mi sono goduto il film inglese “Ex Machina” di Alex Garland apparso sugli schermi a febbraio di quest’anno.

Il soggetto trattato è quello di valutare un’intelligenza artificiale usando del test di Turing e cioè di valutare se un’intelligenza artificiale può essere paragonabile con una umana. Ovviamente tutti ci ricordiamo di HAL l’intelligenza artificiale di “2001 A Space Odissey” di Stanley Kubrick del 1968 , oppure di Sonny in “I Robot” di Alex Proyas del 2004 ispirato dall’omonima opera di Isaac Asimov dove le sue “Tre Leggi della Robotica”  vi giocano un ruolo centrale ma questo film ci riporta nella stessa vena di interrogazioni che sono anche legate a quel filone di pensiero alquanto pervasivo che è il “Transumanesimo” che abbrevieremo con il simbolo H+.

Forse guardare questo film, per altro un thriller tutto in precisione, che mi ha incantato, in quanto personalmente amante del genere sci-fi, è il miglior modo per cominciare su Croce-Via una serie di riflessioni sul fenomeno e la cultura H+ e riflettere assieme su quali debbano essere le nostre posizioni al riguardo.

In Ex Machina la problematica riducendosi al solo test di Turing non intende rispondere alla questione di sapere se l’Intelligenza Artificiale, qui chiamata Ava, abbia oppure no una coscienza, ma solamente constatare se è capace di imitare sufficientemente i comportamenti umani al punto di poter essere confusa con un qualunque umano: inevitabilmente però la trama porta lo spettatore a porsi la domanda del sapere se essa abbia, oppure no, una coscienza di sé. Il film non si interroga frontalmente sulla problematica H+ in quanto tale, cioè della creazione di entità capaci di andare funzionalmente lì dove l’umano non può andare come ad esempio nel caso del sistema operativo Samantha nel film canadese “Her” di Spike Jonze del 2013, ma si concentra proprio sull’umanità in quanto tale di Ava.

E qui, in quanto aristotelico convinto, cioè tenente dell’ilemorfismo, non posso non relazionare la problematica poposta con quella di un altro film, francese questa volta, La Controversia di Valladolid di Jean-Daniel Verhaege del 1992 dove  Juan Ginés de Sepúlveda e Bartolomé de Las Casas ambo si confrontano nel 1527 per capire se gli indios sono essere umani a parte intera o se solo assomigliano ad essere umani ma ne sono, in realtà, inferiori. L’argomentazione di Las Casas fu di mostrare la razionalità degli indios al mezzo delle opere delle loro proprie civilizzazioni, e di mettere in evidenza la presenza di volontà colla constatazione di un livello morale non peggiore di quello dell’Antichità precedente la venuta del cristianesimo: agere sequitur esse.

Ex Machina, dove il dio che è il padre è trattato nel modo il più freudiano possibile, non ci da la risposta che vorremmo, né ce la può dare in quanto la verità la più assoluta che sia e cioè l’affermazione giudiziale “Ego sum” è anche la meno condivisibile che sia, in quanto è un giudizio emesso dal giudice stesso al proprio proposito senza mediazioni e terze parti.

D’altro canto, e questo potrebbe essere un indizio per una soluzione dell’enigma, Bartolomé de las Casas non cercò mai di dimostrare che un indio specifico ed individuale era dotato di intelligenza e volontà e, da ciò, dedurne che era un essere umano a parte intera, ma tutta la sua dimostrazione fu basata sull’oggettiva presenza di una civiltà razionale e morale…

In fin dei conti, e qui ancora Aristotele la vince alla grande, quel che fa l’uomo sembra proprio essere il suo inserimento in una società…  umana.

In Pace

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Transumanesimo

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11 replies

  1. Il contatore sulla destra scende paurosamente e si avvicina quasi ad una sola cifra (mo’ è meglio che lo specifico che intendo quello che “aspettando godot”, che sennò 🙂 ).
    A parte le preghierine, qualche parolina?

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    • Cerchiamo di esercitare le quattro virtù cardinali: molti si eccitano a destra e a manca, ma sui temi che arrabbiano tutto è già giocato (parola di Francesco per chi legge quel che dice) e visto che noi non possiamo farci granché non ci resta che pregare che lo Spirito Santo sostenga il Santo Padre nella sua funzione squisitamente petrina.
      In Pace

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  2. Ubi humilitas, le paroline (probabilmente parecchie) le pronunceranno gli uomini riuniti in sinodo. Forse il partito migliore è quello di lasciarli lavorare e aspettare le loro deliberazioni. Tutt’al più noi possiamo formulare qualche scommessa (ci sono brokers in giro?).

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    • A proposito di preghiere :ricordo a tutti che il 29 settembre è la festa dell’Arcangelo Michele e di tutte le gerarchie angeliche .Ricordo a tutti quelli che volessero
      che è in corso la Novena di preghiera a San Michele Arcangelo.
      ogni giorno aggiungete alle vostre preghiere del mattino e della sera questa ( con particolare intenzione per il Sinodo).
      O San Michele Arcangelo difendici nel combattimento
      sii il nostro aiuto contro l’iniquità e le insidie del diavolo.
      Imperi su lui Iddio preghiamo supplichevoli
      e tu Principe delle schiere celesti,
      Stana e gli altri spiriti maligni che a perdizione delle anime si aggirano per il mondo
      con la divina potenza ricacciali nell’inferno.
      Cos’ sia

      ECCE CRUCEM DOMINI FUGITE PARTES ADVERSAE
      VICIT LEO DE TRIBU IUDA RADIX DAVID

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  3. Un film che tocca problematiche affini e che mi è capitato di vedere (durante un volo intercontinentale, quindi, forse, con qualche taglio) è Transcendence, di Wally Pfister. Non un capolavoro, intendiamoci, ma ha il pregio di informare in modo piuttosto scoperto a proposito di un certo modo di inquadrare l’esistenza umana (e identità, memoria, coscienza), e non solo umana. Sono operette che aiutano a meglio percepire l’aria che tira.

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  4. Non ho visto il film, anche se mia moglie insisteva che lo facessimo. Sul famoso test di Turing ritengo che una pietra tombale l’abbia messa John Searle con il suo famoso esperimento mentale detto della “stanza cinese”.

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  5. Uno dei migliori test è chiedere a un bimbo di 6/7 anni, direi infallibile. Sono bravissimi ad esempio nel determinare chi è un maschio e chi una femmina 🙂

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