Attentato a Parigi : Io Sono Ahmed Merabet

Ahmed Merabet

 

Ahmed Merabet, 42 anni, sposato con due figli, poliziotto francese di origine tunisina, musulmano trucidato a sangue freddo nell’esercizio della sua funzione quando, già ferito, interveniva durante l’assalto contro il quotidiano Charlie Hebdo.

Oggi dobbiamo offrire un momento di preghiera per tutti questi morti per nulla e per i loro assassini: ancora una volta l’Ideologia, questa medusa dalla capigliatura dai mille serpenti che ipnotizza chi la guarda, nella sua versione islamista ha massacrato l’umano.

Non posso scrivere  “io sono Charlie” come tanti fanno, perché Charlie Hebdo è un giornale che si autodefinisce  e che davvero è “bête et méchant” (stupido e cattivo). E non è perché i 12 membri della sua redazione hanno avuto proprio una morte “bête et méchante” (per riprendere l’espressione di Zep, creatore di Titeuf) che mi identifico in un giornale che, con il suo stile dissacratorio, ha ucciso per anni la reputazione altrui nei loro più intimi convincimenti. Non credo che ci sia un diritto qualunque a ridicolizzare la fede di chicchessia.

Quanto a Ahmed Merabet la sua morte ha avuto un senso che è esattamente quello all’opposto di quel che incarna Charlie Hebdo: una vita data al servizio degli altri e dello stato che rappresentava, un atto di carità supremo. Non c’è più grande amore che dare la propria vita.

In Pace

 

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Categorie:Sproloqui

36 replies

  1. condividibilissimo cio che scrive Adinolfi qui

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    • “Le vignette di Charlie sono orrende e molto volgari, platealmente blasfeme. A chi mi ha proposto di pubblicarne qualcuna sul primo numero de La Croce ho risposto: ma siete matti? Siete davvero così capaci di immaginare strumentalizzazioni di qualsiasi cosa? No, non strumentalizzerò i dodici morti e continuerò a dire che la satira di Charlie Hebdo non è satira, è insulto. C’è anche la libertà di insultare, certo, ma non è il modo migliore di impiegare la libertà. Affermando questo divento ipso facto un sostenitore del terrorismo islamico? Evidentemente no, spero proprio di no. Anche perché questa vicenda non è terrificante per colpa di Charlie Hebdo. Questa vicenda ci costringe a parlare di Islam. Il tema è questo, il nodo è questo, le spine sono tutte lì.”

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    • Concordo con te Claudio e con Adinolfi in linee generali, in particolare col fatto che bisogna ritornare alla Lezione di Ratisbonna dell’allora Papa Benedetto XVI.
      Ma tornarci in integralità non in modo spezzettato.
      In Pace

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  2. Sto in silenzio.. denso di pensieri….

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  3. Sono sostanzialmente d’accordo con quanto scrivi Simon, ma non si può oggettivamente e realisticamente pensare ad un mondo senza satira, più o meno becera (talvolta sottile e intelligente), più o meno rozza e offensiva o anche al semplice insulto fine a se stesso “mascherato” da satira…

    Ne si può pensare che questo non venga continuamente rivolto a chi appare stupido, retogrado, bigotto, fondamentalista (per come si viene dipinti non per come si è oggettivamente…) e chi più ne ha più ne metta, agli occhi di chi non comprende.
    Se parliamo di ciò che viene continuamente fatto a chi si professa Cristiano o comunque alla Religione di Cristo, non fu fatto a suo tempo tutto ciò allo stesso Cristo Nostro Signore?
    Inutile credo ricordare qui episodi bibblici ben noti.

    Quindi alla fin fine, la differenza sta tutta nella reazione e in questa anche, dobbiamo sempre avere gli occhi fissi al Nostro Maestro… o finirebbe per non esserci differenza tra un Cristiano e un fanatico esaltato violento mussulmano (avremmo un fanatico esaltato violento cristiano…)

    Con ciò non sostengo “tutto va bene” e “così va bene”, parlo d’altro e spero si sia compreso…

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    • Se parliamo di ciò che viene continuamente fatto a chi si professa Cristiano o comunque alla Religione di Cristo, non fu fatto a suo tempo tutto ciò allo stesso Cristo Nostro Signore?

      Infatti; il nostro Maestro ha dovuto sopportare decisamente qualcosa di piu’ di qualche vignetta “umoristica” ; il loro era decisamente un tipo piu’ sanguigno, con tutto cio’ che ne consegue. Il fatto e’ che io ignorando-spernacchiando- pregando per gli autori delle vignette (orride) sulla Trinita’, io cerco di seguire il mio Maestro; facendo quello che hanno fatto, loro stanno semplicemente e coerentemente seguendo il loro. Con buona pace di chi si ostina a dire che ‘le religioni sono tutte uguali’.

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    • Concordo con te, caro Bariom, che un mondo senza possibilità di satira sarebbe un mondo senza la Divina Commedia.

      Però, quel che non mi è mai piaciuto con Charlie Hebdo ed il suo diretto predecessore Hara-Kiri era il fatto di voler davvero essere stupido e cattivo ( si definiscono proprio così: non è un’offesa “mia”), e colla cattiveria gratuita non ci sto, la cattiveria gratuita è essa stessa un atto di terrorismo che, anche se non uccide fisicamente, distrugge.

      I miserabili islamisti che hanno compiuto questo massacro sono la risposta ideologica violenta ad una posizione ideologica violenta: in questo caso non hanno ucciso cristiani come sogliono fare in medio-oriente, ma hanno attaccato una realtà profondamente anti-cristiana. Ideologia contro ideologia.

      C’è poi tutta la questione del riso in quanto tale, già trattato da Umberto Eco nel suo Nome della Rosa: cosa sia il riso, cosa lo generi, è esso compatibile collo sguardo cristiano su altrui sono domande che ci potremmo, dovremmo porre su Croce-Via.

      In Pace

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    • Non capisco le tue preoccupazioni, Bariom. Davvero pensi che qualche cristiano potrebbe, anche solo lontanamente, immaginare di avere reazioni simili a quelle dei musulmani? E’ così bassa la stima che hai della tua religione? Mai un cristiano ( a meno che non sia pazzo!) potrebbe reagire con la violenza all’insulto. Ed infatti non è mai successo, mi pare. Tranquillizzati dunque, il mondo ha tutto da imparare da noi.

      Piuttosto, mi pare che tu confonda la satira con l’insulto. Il quotidiano Charlie Hebdo non ha niente a che fare con la satira, la sua specialità è l’insulto. I redattori del quotidiano morti sotto i colpi dei terroristi musulmani , come giornalisti, non meritano nè il rispetto né gli onori che oggi il mondo tributa loro. Da parte mia, le uniche parole che spenderò per loro saranno quelle dell’ Eterno riposo. Che Dio abbia pietà di loro.

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      • Tu hai la specialità Giancarlo di travisare il pensiero altrui e di spacciarlo poi travisato, condito di affermazioni sulle altrui convinzioni, anche quando qiueste non sono state in alcun modo espresse.

        Quindi espimi i tuoi pensieri, sulla satira, su cosa e buono e giusto, su cosa farai o non farai e non preoccuparti delle mie supposte preoccupazioni e di cosa io abbia in stima o meno…

        Non ne ho molta su chi interviene come sei solito fare… questo è certo.

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  4. Condivido le considerazioni di Simon e la coraggiosa analisi di Adinolfi a cui vorrei aggiungere una mia sottolineatura: perchè in Occidente (non tutte le “scuole di pensiero” e non sempre, attenti…guardiamoci intorno e guardiamo indietro…) un forte tradizione di pensiero ci porta a pensare che all’offesa gratuita nei confronti di ciò che abbiamo di più caro non si risponde con la violenza?
    Socrate, Critone. Il male è male sempre e comunque, rende cattiva, ossia fa del male all’anima di chi lo fa, dal male mai può venire il bene.
    E ancora: la polis – la politica – è lo spazio del patto a cui liberamente il cittadino aderisce e che prevede che la lotta avvenga con le parole – facendo appello alla ragione! – e non facendo ricorso alla violenza. Il ricorso alla violenza pone fuori dallo spazio della polis – della politica.
    Questa è l’eredità greca, il logos greco che provvidenzialmente incrocerà il lieto annunzio -Evangelo – di Cristo, e ritroverà in questo incontro una nuova inimmaginabile profondità ed una spinta a salire più in alto, come ci ha spesso ricordato Papa Benedetto.
    E nella tradizione ebraico cristiana l’affermazione dell’unicità e dell’inviolabilità della persona umana trova il suo fondamento e quindi trova fondamento la libertà.
    Quanto al problema dei limiti che l’esercizio della libertà si deve porre, si tratta di una questione estremamente complessa. San Tommaso, che pure attribuisce un fine educativo alle leggi umane non ritiene che si possa imporre la virtù per legge. io penso che più che ricorrere a criteri universali astratti sia necessario valutare nelle concrete situazioni come è nei fatti possibile perseguire il bene comune.

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    • Azz…. questa l’ho già letta come post di Mic sul suo blog Hai fatto copia e incolla oppure sei Mic sotto altro nome?
      Ps. Buon anno in ritardo a tutti. Sono stato un po’ troppo impegnato e non mi sentivo all’altezza delle vostre argute argomentazioni

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  5. Sono anch’io nigeriana, irachena, siriana…
    Il problema è che i morti a sud del mediterraneo contano pochissimo in confronto ai morti nelle capitali europee, ce ne vogliono circa 2000 per farne 12…
    Grazie a Simon dell’ottimo articolo, una boccata di razionalità dopo tutta la retorica che ci propinano i soliti media. Premesso che ho pregato sia per i morti che per gli attentatori, trovo scorretto fare dei martiri della libertà d’espressione dei giornalisti che questa libertà d’espressione l’hanno usata non per combattere l’irrazionalità ma semmai per fomentarla. La violenza è da condannare senza se e senza ma, i morti sono da compiangere e gli assassini da consegnare alla giustizia. Dopo di che, bisognerebbe capire che il terrorismo non si combatte con i disegni per quanto divertenti e arguti. Ci vogliono invece lucide analisi come quella di Adinolfi per cercare di andare alla radice del problema, senza nascondersi dietro la retorica della lotta per la libertà d’espressione. Ma sembra che nei soliti media non si possano nemmeno nominare i veri problemi.

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    • @Lidia, se non riconosciamo a dei sdisegni la capacità di combattere il terrorismo o alcunché, dovremmo per logica ed equa conseguenza non dare loro alcun perso in quanro a scatenare irrazionalità o peggio…

      Credo che in realtà questi, come ogni altra esperessione umani (gesti, parole, arte, ecc.) abbiano la loro parte seppure possa non essere considerata la principale o la più importante. Lo sa bene chi predispone una qualunque forma di propaganda con qualunque scopo.

      Da qui a dedinire “eroi” queste che sono tristemente vittime di una cieca intolleranza portata alle esttreme conseguenze, giustamente come qualcuno ha già detto, ce ne corre. Ma ognuno si sceglie e fa eroi chi preferisce (per taluni lo saranno o sono i crudeli carnefici qui coinvolti…!).

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    • Lidia, in realtà credo che anche i disegni possano aiutare a combattere contro il terrorismo; ognuno usa i mezzi che ha. Il problema, in questo caso, è che i fumettisti di Charlie Hebdo in effetti non combattevano contro il terrorismo per la semplice ragione che erano essi stessi dei terroristi, abituati a colpire senza mai essere chiamati a rispondere.

      Né con i terroristi musulmani, né con i terroristi giacobini di Charlie Hebdo.

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      • Bariom e Giancarlo, non dico che i disegni siano inutili, credo anche io che possano incidere sulle persone, credo che tutti gli affreschi che abbelliscono molte chiese fossero e siano ancora utili a fini didattici oltre che decorativi. Quello che volevo dire è che non sono i disegni a promuovere la libertà o l’odio, bensì lo spirito che ispira tali disegni. I disegnatori assassinati non erano fautori ma casomai fruitori di una libertà conseguita però grazie all’ispirazione di uno spirito ben diverso di quello che ispirava loro. Contesto il tentativo di farne degli eroi o dei martiri, proprio per rispetto verso il dolore di tante vittime (come loro) del terrorismo che quotidianamente devono subire gli attacchi senza che nessuno manifesti per loro. E vedo in tale tentativo una strategia che mira a togliere l’attenzione dal vero problema, e che impedisce persino di prenderne coscienza; che ciò che muove i terroristi è lo stesso che muove la satira portata avanti da Charlie Hebdo, la pura ideologia.

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        • @Lidia condivido… nè ho mai neppure pensato di considerare i morti di C.H. degli eroi… vittime certamente, come ahimè tante ce ne sono.

          Certamente più “eroica” la figura di Ahmed, che ha portato sino alle estreme conseguenze la scelta di un lavoro che è un servizio. Un servizio speso anche per persone che poteva persino non stimare o le cui idee non condividere.

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  6. Roberto Cheaib di Theologhia è stato preso di mira da parecchi messaggi dopo aver detto più o meno quel che andiamo a dire qui.

    http://www.theologhia.com/2015/01/io-non-sono-charlie.html

    http://www.theologhia.com/2015/01/Je-ne-suis-pas-charlie-Hebdo-fondamentaliste.html

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  7. cmq non si uccide in nome di DIO, mai. si dovrebbero avere facoltà connettive comprendere limiti intelligenti tutti, poi ki urta sensibilità altrui è sciocco, come ki usa rimedi estremi è folle, il dialogo tra i sapienti di tutte le fedi, cmq Dio é Uno solo Padre di tutti…………………è L’AMORE IL PERFETTO DI TUTTI

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    • non si uccide in nome di DIO, mai. : certo, ma vallo a spiegare a certuni. Eppoi c’è uccidere e uccidere: per me anche Charlie Hebdo uccide, perché col suo sguardo cinicamente sarcastico rende chi li legge peggiori e non migliori, quindi “uccide” le anime e lo sguardo che si posa sugli altri.
      Episodio bruttissimo tra due realtà orrende, anche se a livello differente.
      In Pace

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  8. Ma io non sono Charlie

    E’ impossibile certo non condannare il massacro dei giornalisti in Francia, ed è doveroso in questi giorni mostrarsi tutti uniti e scendere in piazza con i manifestanti, perfino accanto ai musulmani moderati che finalmente si oppongono. Ma c’è qualcosa che stona in tutti quei cartelli Je suis Charlie, branditi in mano ovunque.
    Se gridare “Io sono Charlie” significa esprimere solidarietà verso le vittime del terrorismo fondamentalista, nulla da dire. Ci sarebbe però da chiedersi dov’erano queste folle quando i bersagli non erano dei vignettisti che disegnavano il Papa in atteggiamenti omosessuali o Maometto gay. E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Oriana Fallaci”, quando la giornalista fu mitragliata dai kalashnikov delle parole dai quotidiani come La repubblica, che l’accusava di islamofobia solo perché profetizzava quanto sta avvenendo oggi? E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Magdi Cristiano Allam”, vice-direttore del Corriere della Sera, quando anche lui, come la Fallaci, ricevette con una fatwa la sua sentenza di condanna a morte, e si ridusse a girare con la sua famiglia sotto scorta armata per anni? Questo perché aveva denunciato, non con la satira, ma con l’esperienza vissuta, quella violenza che ora si è armata contro i suoi colleghi.
    Quando andai a intervistarlo dovetti essere perquisito da tre filtri di agenti nel suo albergo; e dov’era tutta la difesa alla libertà di stampa quando Allam era costretto a vivere in quel modo? O quando fu chiamato a processo dallo stesso Ordine dei Giornalisti? E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Ratzinger”, quando il Pontefice fu minacciato a seguito del suo mitissimo discorso di Ratisbona?
    A quel tempo Michele Serra non invitò tutti a portare un crocifisso nel taschino così come ora invita a portare nel taschino una matita, a simbolo dei vignettisti uccisi.
    E’ giusto gridare per le piazze “siamo tutti francesi” dopo che per anni siamo rimasti sordi alla strage dei cristiani in Medio Oriente? Perché quando questi venivano (e vengono tuttora) crocifissi e decapitati nessuno grida “siamo tutti cristiani”? Ci siamo disinteressati dell’espansione dell’Isis che ora occupa mezza Siria e mezzo Iraq con i relativi pozzi di petrolio che servono a finanziare il terrorismo, così come ci siamo disinteressati dell’espansione degli eserciti di Boko Haram, che in questi giorni ha incendiato altri 16 villaggi, ed ora ci stupiamo se troviamo le milizie in tuta nera e col distintivo del Califfo già a combattere per le nostre strade.
    Ci stupiamo se al grido di Allah Akbar si va in giro per l’Europa a mitragliare persone o a investire volontariamente una serie di passanti con l’auto. Il mondo non ha capito che siamo di fronte a una nuova forma di totalitarismo mondiale, ancora peggiore di quello che fu il nazismo od il comunismo sovietico. O forse lo sta comprendendo adesso, ma solo perché stavolta l’obiettivo è stato un giornale laicista ed anticlericale, che amava offendere i simboli del cristianesimo fino a rappresentare lo Spirito Santo che sodomizza Gesù Crocifisso mentre questi a sua volta sodomizza il Padre Eterno.

    No, mi dispiace, ma io non sono Charlie. O meglio lo sono perché è morto un uomo. Gli sono solidale come giornalista, come cristiano, come cittadino. Proprio perché in questo momento occorre essere tutti uniti. Tutti uniti appunto: chiedendo però che anche chi scende ora nelle piazze lo sia quando gli obiettivi colpiti non rientrano fra le sue simpatie.

    Stefano Biavaschi – 10.01.2015

    http://www.anapscuola.it/visualizza__rubrica.php?id=411&aut=Stefano+Biavaschi

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  9. Io non sono Charlie.
    Perché il vilipendio non è espressione di libertà, ma di odio. E per condannare chi uccide non si può essere rappresentato da chi odia.

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  10. Da un messaggio facebook dalla pagina del blog ci consigliano la lettura di questo numero del covile
    http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_833_Francia.pdf

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  11. Curioso quanto detto da Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, sulla satira. Riferisce che i giornali devono rispettare le religioni e i loro simboli, mentre la satira no, non ha limiti. Dipende dalla cultura dei loro redattori e dal gradimento dei lettori. Ossia il limite per costoro sono le copie vendute e basta. Ce ne vuole di coragggio…a dire tali scemenze ed illogicità.

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    • Oggi sul messaggero Giorello è invece più radicale (e ovviamente meno illogico): non c’è limite alla critica delle credenze (sciocche sembra aggiungere fra le righe) delle religioni.
      Ho ascoltato l’articolo letto su Pagina3, trasmissione di radio rai3.

      Se avessi tempo e voglia di comprare il giornale e leggerlo per intero ci farei un pensierino sopra. Per fortuna ho una vita da vivere oggi…

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