Utopia: l’inganno del riduzionismo e il ricatto morale contemporaneo

Come un dio minore...

Come un dio minore…

Non sarà un finale che pare solo abbozzato, lanciato verso una ipotetica terza stagione impossibile, a farmi cambiare idea sulle dodici puntate di “Utopia”! La serie Tv inglese, conclusasi ad agosto di quest’anno e che ha talmente colpito l’immaginario contemporaneo da spingere il grande Fincher (Zodiac, Gone Girl) ad un remake firmato Hbo, è un piccolo gioiello di settima arte contemporaneo.

Le due stagioni filano via liscie come l’olio verso una conclusione devastante, approfondendo i personaggi e le trame cui sono invischiati con un uso talmente sapiente dell’accetta da far credere che gli autori stiano usando uno scalpello da rifinitura. Perché i personaggi sono, a loro insaputa o volontà, in un disegno più grande di loro, forse molto più grande dell’uomo in generale, un disegno che ha l’acre odore di zolfo sullo sfondo e un amaro gusto di amoralità necessaria in primo piano. Una storia per altro azzeccatissima perché costruisce, in questo tempo così affamato di complotti, l’unico complotto possibile e in quello innesta le vite di personaggi in bilico fra il limite della normalità e l’infinita caduta nella follia quotidiana.
A far da costruttore di questo immaginario realistico una tecnica cinematografica sapiente, un uso strepitoso dei silenzi su sequenze a campo lungo, attori grandiosi ben guidati, una fotografia a tratti lucida, a tratti decadente e una musica – !cazzolamusica! – che abbandona la verticalità armonica per ritornare ad una primordialità ritmico-melodica robotizzaata. Una vera “magia” sonora, creazione di “mitologia” portatrice di surplus di conoscenza di Simoniana memoria, che riesce ad esempio a costruire ansia nello spettatore con l’uso di semplici effetti sonori i quali, lentamente, abbozzano un ritmo incalzante passando da una cassa all’altra dello stereo, dettando il tempo al protagonista della scena che semplicemente cammina in un immenso hangar vuoto. Un vero e proprio artigianato artistico sonoro che aiuta durante gli innumerevoli colpi di scena: montando di intensità fino allo scoppio finale dove lo spettatore non può ritrovarsi, stupìto, con un colpo al cuore per ciò che avviene in scena e contemporaneamente sorriderne seguendo il ritmo incalzante della musica che, finalmente, allenta la tensione compositiva semplicemente facendosi esplodere.

I temi narrati sono tanti. Forse troppi dato il finale. Ma reggono tutti poiché tutti sono trattati senza giudizio; forse il termine giusto è: presentati.
E allora i temi presentati sono molti e tutti impegnativi.
C’è l’eutanasia, il controllo massificante dei media, i complotti di cui si diceva, il valore della fedeltà, ovviamente un pizzico d’amore e poi – last but not least – il tema centrale della morale. Anzi di un vero e proprio ricatto morale a cui la sceneggiatura non fornisce risposte, limitandosi continuamente a porgere la domanda giusta. E come ben sappiamo la giusta domanda è quella che contiene al suo interno tutti gli elementi della risposta. In questo sta l’intelligenza di Dennis Kelly, creatore della serie, forse anche la sua scaltrezza, certamente la sua profondità di vedute.

La recensione potrebbe benissimo finire qui. Continuo con una analisi più accurata dei temi trattati (spero non prolissa) qui sotto, in linea con gli obiettivi del presente blog.

Prevedo numerosi spoiler pertanto continuate la lettura dopo aver quasi concluso almeno la prima stagione.

GIANO

Il ricatto morale, chiamiamolo così, su cui si basa Utopia è presto scritto: cosa resta dell’umanità se l’uomo tenta di salvare sé stesso passando attraverso dei sacrifici umani che annullano l’idea propria di “uomo”? Senza giri di parole: è possibile pensare che esista una situazione che renda lecito uno sterminio? Se si, quando? A quali condizioni? E se no, per quali motivi?

Utopia mette al centro un presunto vaccino, Giano appunto, che permetterà alla popolazione mondiale di guarire da una terribile influenza russa (volutamente creata in laboratorio!) e nel contempo sterilizzerà a caso (una sorta di estremizzazione della casualità darwiniana!) la maggior parte della popolazione della terra. Obiettivo del Network segreto di stampo illuminista creatore di questo piano: ridurre la popolazione mondiale portandola dagli attuali 7 miliardi a crica 500 milioni di persone in 100 anni.
Al centro il genio del dottor Carvel, creatore del vaccino sterilizzatore nascosto nel vaccino. Un uomo tanto debole nel confrontarsi con le responsabilità del suo essere uomo, quanto forte della sua conoscenza che pretende per sè poteri quasi divini. E a forza di essere spinto a pensarsi Dio, arriva a credere di esserlo davvero. “Non so bene cosa provo” dichiara in un dialogo, “ogni momento, ogni decisione, ogni azione è storica. E io mi sento diverso”.
s2e1-carvelPer questo Carvel modifica, sostanzialmente e di nascosto dal Network stesso, il vaccino. Questo anche dopo che tale modifica è stata bocciata di primo acchito dai vertici della società segreta. Giano 2.0 porta ad un risultato finale del tutto simile all’obiettivo stesso del Network, solo portato alle sue estreme conseguenze: Carvel esclude la pseudo casualità darwiniana e decide personalmente quale razza non verrà sterilizzata fra quelle presenti sulla terra. Il suo tentativo di fare Dio lo porta pertanto, inevitabilmente, ad essere un dio minore, una causa interna fra le altre cause interne ai processi universali, il responsabile di un disegno nel quale non esiste più “caso” fittizio che sembra, al solito, giustificare moralmente ogni azione. E infatti è proprio questa scelta che mostra apertamente cosa sia Giano: un genocidio mirato e preconfezionato. E a ben pensarci non è altro che quello che è sempre stato.
Lo spettatore a questo punto si domanda: è lecito dunque uno sterminio a questo punto? E perché no se tale prospettiva in fondo non è che la semplice estremizzazione (o forse la dettagliata realtà morale) dell’obiettivo del Network? Perché accettare le premesse che inevitabilmente, spinte all’eccesso, portano a questo? Perché le premesse, inficiate da un tentativo di caso, sarebbero moralmente accettabili e la conclusione più perfetta per le medesime premesse no?  E infatti lo scienziato, avvezzo alla quantificazione della materia pensata positivisticamente, non comprende. Ma come, dice, perché se facciamo trenta non fare trentuno?!
“Perché non possiamo scegliere?” chiede infatti al personaggio che sembra disegnare tutte le trame di questo racconto? La risposta di quest’ultimo è evasiva e pregnante allo stesso tempo: “perché noi non siamo così”.

Ed eccoci quindi approdati ad uno dei fulcri del ragionamento. Dove inizia l’uomo ad essere uomo? Cosa lo identifica? E da qui altre domande: non è una assurdità l’incoerenza con la quale si accettano delle premesse antiumane e si disprezzano le conclusioni più nette? Non è invece una illusione pura il tentare di schivare la responsabilità che invece ti investe in pieno quando prendi decisioni che hanno premesse simili? Fuori di metafora del racconto e facendo un altro esempio: perché pensare che la cellula embrionale non sia ontologicamente “persona” solo perché riduzionisticamente mancante del cosidetto “cervello autocosciente misurabile dalle consuete macchine” e non accettarne le conseguenze su individui già nati? Perché imporre un testamento biologico se una persona è tale (cioè persona!) solo se autocosciente e in possesso di un cervello fisico? No, quando non sei più tale – per svariati motivi come un incidente, per coma, ictus o per l’Alzhaimer – sei passibile di essere terminato poiché non sei più un essere umano, questo che si sia o meno un “testamento”. Ma allora il testamento biologico e il martellamento che subiamo su quanto è bello morire di eutanasia assistita non sono forse illusioni per schivare la responsabiilità che una metafisica disumana come il riduzionismo ti impone?

L’ILLUSIONE

Il secondo punto che questa risposta mette in luce è il presunto problema della sovrapopolazione del pianeta. Durante i dialoghi si coglie subito il problema dell’ideologia del progresso, tipica del formalismo riduzionista: siamo troppi, se vogliamo stare “bene” (wow…) come ora bisogna diminuire il numero degli abitanti nel pianeta. Punto. Ed è la grande paura dell’uomo contemporaneo, quella grande paura che sembra essere istillata ad ogni TG esclusivamente formato da bad news, che toglie la speranza, spegne l’ottimismo, lo slancio verso il futuro, quello cioè che ci rende vivi, uomini vivi.

utopia3Riporto un dialogo importante fra Carvel e l’agente del MI5 Milner: “Cosa c’è che non va nel curare la malaria. Non vuoi rendere il mondo un posto migliore?”. E Carvel: “Ti spiego una cosa: Il sole manda una certa quantità di energia sul pianeta. Noi la trasformiamo in cibo, riparo, vestiti eccetera. Sostiene un certo numero di persone e ci sono voluti 30.000 anni affinché quel numero diventasse un miliardo. Poi abbiamo scoperto come usare i combustibili fossili, poi l’energia intrappolata nel carbone e nel petrolio. Abbiamo cominciato ad approfittarne. Cosa è successo? In soli 130 anni la popolazione è raddoppiata. Per un altro miliardo ci sono voluti 30 anni. Per il quarto miliardo solo 14. Allora ecco la domanda. Cosa pensi che succederà quando petrolio e carbone finiranno tra, diciamo, 100 anni? Quando 10 miliardi di persone vivranno in un pianeta che non riuscirà a sostenerne nemmeno uno?” e poi “malaria? l’unica malattia da curare siamo noi”.
Tralascio per ora come risponde Milner e mi chiedo: ma perché questo ragionamento non tiene conto di quel progresso sul quale lo stesso ragionamento si basa? In 100 anni quante cose cambieranno? Perché non potrebbero scoprirsi nuove fonti energetiche? Perché pensare che la popolazione cresca con ritmi sempre costanti? Con quale sicumera pensare che sia necessario mantenere un benessere che impone la distribuzione dell’energia e di altri beni in maniera completamente disequilibrata?
Torniamo al dialogo. Milner dopo averlo ascoltato sale su un tavolo e semplicemente fa il gesto di gettarsi nel vuoto, nella tromba delle scale. “Tanto, se non ha senso vivere!” e lo scienziato confuso che dice “attenta, puoi cadere!” e poi “non farlo!”.
Ancora questa incoerenza lucidamente mostrata, ancora questa illusione di sfuggire alla propria responsabilità morale.
Ancora semplice, schifosa vigliaccheria.

UN DIALOGO DEVASTANTE

utopia4Come si nota sono proprio i continui rimandi fra posizioni opposte che creano la “disputa” implicita nella trama della serie TV. Riporto per chiusura proprio una di queste diatribe che avviene nella prima scena dell’ultima puntata, fra una importantissima pedina del Network e una madre qualunque, una perfetta sconosciuta, perfettamente “mitologica”.

Riporto di dialogo intero, come fosse un plot, e con esso chiudo questa riflessione-recensione. Credo valga più di mille frasi mie esplicative circa il delirio di onnipotenza insito in certi discorsi, il tremendo potere di corruzione di certe fantomatiche riflessioni, la paura o il ribrezzo o la rabbia che oggi fanno spesso le donne incinta, la cretineria demoniaca del riduzionismo portato a bandiera che paragona la persona a cosa.
Far parlare i protagonisti stessi della scena fa comprendere tutto, anche quello che io stesso non ho compreso, anche il valore artistico di quando vado proponendo.

Terminal di una stazione di autobus intercontinentali. Sala d’Attesa
Bambino: Etcì!
Uomo del network: Salute
Mamma: Mi dispiace, è un pò influenzato
Uomo: si, gira.
Mamma (rivolta al bambino): Ecco, sdraiati qui per un pò, così.  (all’uomo) Dove va di bello?
Uomo (guarda il bambino): Parto per un pò. (Guarda la mamma) Dove nessuno può trovarmi.
Mamma: Dio, sembra magnifico. Noi partiamo per le vacanze, nel sud della Francia.
Uomo: Oh, bello. E’ un lungo viaggio in pullman.
Mamma: Lo so, è per… sa… (tentenna) l’ambiente.
Uomo: Si, dovremmo pensarci tutti.
Mamma: Non voglio sembrare un’idiota, ma… penso proprio che abbiamo tutti delle responsabilità, davvero.
Uomo (sempre più risoluto): No, ha ragione. Le abbiamo. Tutti noi le abbiamo! (guarda di nuovo il bambino). Ma… allora perché l’ha fatto?
Mamma (sorridendo): Scusi?
Uomo: Niente usa il carbonio come un umano dei paesi industrializzati, ma ne ha creato uno. Perchè? Perché l’ha fatto? Produrrà 515 tonnellate di carbonio, nel corso della vita. L’equivalente di 40 camion. Farlo è stato l’equivalente di circa 6.500 voli a Parigi. Avrebbe potuto volare 90 volte l’anno, avanti e indietro, quasi ogni settimana della sua vita, e comunque non avrebbe avuto lo stesso impatto sul pianeta quanto la sua nascita.
Mamma: Si, ma non penso…
Uomo: Per non parlare di pesticidi, detergenti, l’enorme quantità di plastica, il combustibile nucleare per tenerlo al caldo. La sua nascita è stato un atto egoista. (la madre abbassa gli occhi sul figlio, confusa) E’ stato crudele. Ha condannato altri alla sofferenza. In realtà, se fosse veramente responsabile… quello che farebbe… è tagliargli la gola immediatamente.
Mamma (inorridita, ammutolita): mi scusi?!
Uomo: oppure lo potrei fare io per lei. Potrei estrarre il mio coltello, fare un taglio sul suo collo e andarmene. Prenderei il mio pullmann laggiù in fondo e lei avrebbe fatto un pò di più per il futuro dell’umanità. (sorride e mette la mano nella tasca della giacca) Potrei farlo ora. (estrae il biglietto dell’autobus). Ma quanto parlo, mi sa che stanno partendo.
(si alza) spero guarisca presto dall’influenza.
Ma forse non dovrebbe.

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Categorie:Sacra Arte

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6 replies

  1. Ritornerò nei prossimi giorni per commentarti più in profondità, caro Minstrel.
    Per ora mi limito a dire, scherzosamente, che ancora una volta il mito ( in questo caso questa serie Utopia) svela un aspetto della realtà: in novembre 2014 in Kenya una campagna per usare del vaccino contro il tetano è stata fermata in quanto era finalizzata a sterilizzare le donne.
    Tutti i tuoi temi ci sono, incluso la scelta di sterminare razze e culture specifiche.
    http://www.zenit.org/it/articles/kenya-sterilizzazione-di-massa-dietro-un-vaccino
    http://www.tempi.it/kenya-chiesa-cattolica-medici-oms-sterilizzare-2-milioni-donne#.VK1y8CuG-Sp
    Non ho più seguito la faccenda, ma c’è chi dice che non ci sia il peccato originale e Satana…..
    😉
    In Pace

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