Bravo Cardinale Müller : ti farò il tifo al prossimo Sinodo!

S.E.R. Gerhard L. Cardinale Müller

S.E.R. Gerhard L. Cardinale Müller

Il sito di Avvenire propone un’anticipazione del libro intervista «La speranza della famiglia»  (presso le Edizioni Ares, 80 pagine, euro 9.50) con Carlos Granados, direttore delle edizioni spagnole BAC che è ripresa da Matteo Matzuzzi sul blog del Foglio: quest’ultimo si concentra su alcune considerazioni di per sé condivisibile anche se presentate in modo subliminalmente polemico come si prevede rispetto alla testata dove si esprime. Ma la recensione di Avvenire da l’acquolina in bocca e la voglia di comprare il libro.

In una paginetta di blog come questa ci si può concentrare solo un paio di aspetti al massimo e vorrei mettere in evidenza uno sforzo teologico che va nella direzione che noi abbiamo sempre auspicato in questo blog ( cf. il nostro archivio a sinistra della nostra pagina intitolato “Sinodi della Famiglia”  ed in particolare il nostro post del 14 febbraio intitolato Prodromi di Scisma nella Chiesa cattolica : il punto e proposte ) su un’evoluzione teologico-canonica della concezione del matrimonio cattolico “verso l’alto” sola per ora a nostro modestissimo parere capace di risolvere molte problematiche, rimanendo in linea coll’insegnamento tradizionale, pur innovando e aprendo nuove prospettive spirituali e mistiche e che approfondirebbe la suggestione dell’attuale Papa Emerito di considerare la fede come un elemento costitutivo necessario alla validità del sacramento del matrimonio.

Considerare la fede come elemento costitutivo necessario alla validità sacramentale del matrimonio avrebbe conseguenze fantastiche a corto e medio termine, almeno dal nostro punto di vista:

  1.  il matrimonio sarebbe visto come compimento vocazionale specifico del cammino di fede,
  2.  la mistica e la spiritualità del matrimonio cristiano si sposterebbe dalla metafora all’analogia in proprio sulla sua qualità vocazionale, cioè di appello specifico di N.S. Gesù Cristo,
  3.  il fatto di essere riconosciuto come vocazione in proprio renderebbe la comunità ecclesiale locale compartecipe della decisione di sposarsi della coppia,
  4. ovviamente risolverebbe in nullità oggettiva quei casi di matrimoni commessi senza saper cosa il sacramento significhi davvero.

Torniamo adesso all’articolo di Avvenire e alle sue citazioni del Guardiano della Fede ufficiale di Papa Francesco.

Il Card. Müller incomincia col ribadire quel che tutti sappiamo ( salvo i soliti progressisti…) :

“la dottrina della Chiesa non sarà mai la somma di alcune teorie elaborate da un gruppo di teologi, per geniali che possano essere, bensì la confessione della nostra fede nella Rivelazione, niente più e niente meno che la Parola di Dio affidata al cuore – interiorità e alle labbra – annuncio – della sua Chiesa. Abbiamo sul matrimonio una dottrina elaborata e strutturata, basata sulla parola di Gesù, che occorre offrire nella sua integrità.

un ultimo stadio della progressiva esposizione del dogma lo troviamo magnificamente espresso nella Lumen Gentium e soprattutto nella Gaudium et Spes n. 47-51, che sono la sintesi completa operata dal Concilio Vaticano II di tutta la dottrina della Chiesa sul matrimonio, compresa la domanda sul divorzio

A questo proposito, la Chiesa non può ammettere il divorzio per un matrimonio sacramentale rato e consumato. È dogma della Chiesa. Insisto: l’assoluta indissolubilità di un matrimonio valido non è una mera dottrina, bensì un dogma divino e definito dalla Chiesa …”

Annuncia poi dove si può trovare uno spazio di ulteriore riflessione:

“… dobbiamo tener presente che ci troviamo di fronte a un problema che obbliga la Chiesa a essere sempre fedele alla dottrina di Gesù, le cui parole al riguardo sono è assolutamente chiare. Ciò non impedisce di parlare del problema della validità di tanti matrimoni nell’attuale contesto secolarizzato…”

e qui LA BOMBA:

“….ci obbliga a riflettere e come pastori ci preoccupa la situazione accennata in precedenza per cui molti contraenti sono formalmente cristiani, perché hanno ricevuto il battesimo, ma non praticano la fede cristiana; non solamente liturgicamente, bensì esistenzialmente.  Benedetto XVI ha fatto insistenti richiami a riflettere sulla grande sfida rappresentata dai battezzati non credenti. Di conseguenza, la Congregazione per la Dottrina della fede ha raccolto la preoccupazione del Papa, mettendo al lavoro un buon numero di teologi e di altri collaboratori per risolvere il problema della relazione tra fede esplicita e implicita”.

Questa ultima affermazione ci indica con certezza quel che Papa Francesco ormai desidera e che non mostra nessuna debolezza verso approcci diversamente kasperiani a livello del suo Insegnamento, non solo, ma mostra così, de facto, la sua perfetta continuità con il Magistero precedente e, in particolare, colle intuizioni benedettiane. Questo paragrafo è poi seguito da qualche dettaglio supplementare che condividiamo pienamente:

“Che cosa avviene quando un matrimonio è carente perfino della fede implicita? Certamente quando essa manca, sebbene il matrimonio sia stato celebrato libre et recte potrebbe risultare invalido. Ciò induce a ritenere che, oltre ai criteri classici per dichiarare l’invalidità del matrimonio, ci sia da riflettere di più sul caso in cui i coniugi escludano la sacramentalità del matrimonio. Attualmente ci troviamo ancora in una fase di studio, di riflessione serena ma (…), nella nostra Congregazione stiamo dedicando molte energie per dare una risposta corretta al problema posto dalla fede implicita dei contraenti.

La fede appartiene all’essenza del sacramento. Certo, occorre chiarire la questione giuridica posta dall’invalidità del sacramento a causa di una evidente mancanza di fede (…). Stabilire un criterio valido e universale al riguardo non è davvero una questione futile….”

Poi la discussione chiude su un punto che ci è da sempre stato a cuore:

“La Comunione eucaristica è espressione di una relazione personale e comunitaria con Gesù Cristo. A differenza dei nostri fratelli protestanti e in linea con la Tradizione della Chiesa, per i cattolici essa esprime l’unione perfetta tra la cristologia e l’ecclesiologia. Pertanto, non posso avere una relazione personale con Cristo e col suo vero Corpo presente nel Sacramento dell’Altare e, allo stesso tempo, contraddire lo stesso Cristo nel suo Corpo mistico, presente nella Chiesa e nella comunione ecclesiale….”

Ecco, rallegriamoci: questo Sinodo sarà dopotutto prodigioso e fecondo anche se dobbiamo aspettarci colpi bassi da destra e da manca. Quindi non dobbiamo diminuire la nostra veglia spirituale e la nostra capacità di pregare indefessamente per questa intenzione del Santo Padre per la Chiesa tutta.

In Pace

 



Categorie:Attualità cattolica, Sinodi della famiglia

80 replies

  1. Se qualcuno fosse interessato, qui si trova il testo completo italiano dell’articolo di prossima pubblicazione sull’edizione inglese di Nova et Vetera, in cui otto teologi (sette sono domenicani) affrontano le proposte del card. Kasper.

    Fai clic per accedere a Recenti-proposte-Una-valutazione-teologica.pdf

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    • Si grazie: l’avevo letto qualche giorno fa. Ottima teologia che ribadisce il migliore della dottrina della Chiesa al soggetto in un ottimo Nova et Vetera che contra le posizioni alquanto pressapochiste di Kasper.

      La sola cosa che non mi era piaciuta leggendolo è la chiusura del documento verso la fine quando ci si approccia appunto al tema messo in avanti da Card. Müller. Parlo qui del paragrafo D1 del documento pp. 17 e 18. Infatti espone tre opinioni che non colgono, a mio parere, quel che Benedetto XVI e adesso la CDF stanno vagliando ( ma questo è normale in quanto questo articolo dell’eccellente Nova et Vetera non è una risposta ad una proposta esplicita dell’ex-Sant’Uffizio):

      (a) Oppone alla necessità della Fede nella validità del Sacramento del Matrimonio il fatto che ci si può sposare con ortodossi e protestanti: l’argomentazione del Card. Müller quale ci è stata presentata finora, ci parla di distinguere appunto tra fede esplicita e fede implicita. Cioè un protestante che rimane protestante e sposa nella Chiesa cattolica un cattolico deve accettare esplicitamente l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio in particolare la nozione di indissolubilità e apertura alla vita: quindi non c’è dubbio alcuno quanto alla fede implicita che si esprime in questo riconoscimento. Lo stesso vale per una coppia di protestanti che si convertono al cattolicesimo in un secondo tempo: anche se il contratto stabilito al’inizio non era sacramentale in quanto la fede anche implicita faceva difetto, lo diventa colla conversione.

      (b)Il secondo punto invece c’entra colla problematica come i cavoli a merenda: non è qui questione di stato di grazia o no dei ministri.

      (c) Quanto al terzo punto è risolvibile se si intende che chi avrebbe solo una comprensione naturale del matrimonio (che include ovviamente indissolubilità e apertura alla vita) sarebbe un caso di fede implicita alla stessa stregua di chi, non essendo cattolico o cristiano, vive lo stesso dei semina Verbi

      Penso davvero che si possa andare più in là. Sono contento che la CDF lo pensi pure e, ovviamente, ci rimettiamo al Magistero Autentico che sarà, alla fine, espresso dal Sinodo e ratificato dal Santo Padre.
      In Pace

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    • Per diversi motivi non mi trovo obiettivamente daccordo con le tesi espresse dai 7 + 1 domenicani. Sarebbe troppo lungo spiegarne i motivi: non voglio alimentare polemiche anche se le mie osservazioni le ho fatte e le faccio pervenire nelle sedi opportune. Quello che noto è, però, che un punto di accordo lo si trova sempre… 🙂
      Infatti
      “Certamente, non sussiste alcun problema per le coppie di risposati che tentano di
      vivere come fratello e sorella e alle volte falliscono. Queste possono (e già lo fanno) confessare la propria caduta; in linea di principio, possono ricevere la Comunione.”
      @ Simon… Secondo me ci hanno letto e… copiato! 🙂
      Lo dico sempre io… perché sono andati a spendere una barca di soldi e a pagare tutte questi domenicani quando un punto di incontro, se si vuole, lo si può sempre trovare?
      Consiglierei di trovare il modo di discutere tra noi in modo da offrire a tutti, col dialogo, soluzioni soddisfacenti…
      Tanto abbiamo visto che ci leggono (e ci insultano in tanti…) Chisseneimporta se ci dicono che non siamo preti o che siamo vomitevoli. Procedamus…
      PS Un modesto consiglio: sii più buono nei confronti di Kasper. Anch’io sarò più buono nei confronti dell’antipapa che parlerà tra qualche settimana… 😉

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      • Epikeia , epikeia, santa epikeia! Ora pro nobis!

        “Consiglierei di trovare il modo di discutere tra noi in modo da offrire a tutti, col dialogo, soluzioni soddisfacenti…” : quel che tentiamo di fare, ma è più facile essere trattati di vomitevoli e di satanisti che fare lo sforzo di trovare soluzioni.

        Ma trovare soluzioni, quelle “vere”, non vuol dire gommare i problemi oggettivi: quel che si deve riuscire a capire è che le costrizioni e limitazioni sono in realtà il punto di leva per andare avanti.

        Il problema è sempre che si va alla ricerca del minimo comune denominatore quando non si è d’accordo, mentre bisogna aver il coraggio di ricercare il massimo comune moltiplicatore, in quanto è nella differenza ben capita che si costruiscono le migliori sinergie e si trovano le migliori soluzioni.

        Ah, dimenticavo: la leva è lo Spirito Santo….
        Grazie Manuel2014
        In Pace

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      • Approfitto per far sapere a “les passants qui passent” (cit.) che anche il Don non razzola benissimo visto non ha mai pagato la tessera “pro Bono” per il club massone talmente segreto che tutti ne ignorano l’esistenza.

        E infatti mi ha appena telefonato Bono per dirmelo. E se ne lamentava.

        PS: scusate, mi diverto troppo
        PPS: in de neeeeeeimm offf looooooooooovvvv

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  2. Un poco -poco, mi raccomando- di “tifo” ci sta pure bene, visto che dall’altra “parte” c’è il … colera.

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  3. Mi scuserete l’OT ma volevo farvi “gustare” questa:
    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-papa-gesuita-a37b461f-9fcb-4f4c-a51c-d50ec78ee54f.html

    (consiglio caldamente poi di inserire il nome dell’autore in google e apprezzare il curriculum).
    (Secondo me andrebbe applicato per tutti i “formatori” il “metodo Ubi”, che in questo caso abbisognerebbe di molto tempo ed energie vista l’ampiezza del curriculum)

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  4. Non si apre…almeno chi è l’autore? A questo punto siamo tutti incuriositi

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    • ho aperto…trasecolo. verrebbe da ridere ma il ragazzo sembra ben piazzato in Vaticano, se non ho capito male. Sempre più convinta che di quel fumo famoso (Paolo VI dixit) ce n’è davvero troppo.
      Ragion per cui rosari a manetta per Mueller, io non riesco ad essere ottimista.

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      • Non saprei: ascoltando l’intervista, ci da un suo punto di vista. Se è lui stesso un po’ torturato è normale che abbia un approccio conseguente e che lo proietti: non ci farei tanto caso.
        In Pace

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        • Qui una recensione ben fatta da un gesuita-giornalista-teologo-blogger
          http://www.francescoocchetta.it/wordpress/?p=53229
          Il tormento è quello della ricerca continua….sempre aperta

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          • Interessante anche “l’anticlericalismo non antiecclesiastico”
            Sembra un libretto senza troppe pretese che “apre” un punto di vista sul Papa piuttosto che “chiuderlo”

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          • Lo sto ascoltando: “lei ha scritto questo libro appena in edicola

            ahahhahah, povero filosofo!
            Moh continuo l’ascolto 😀

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          • La recensione è più interessante dell’intervista.
            “l’eresia è un falso logico” pare ci sia scritto nel libro. Il che è verissimo.
            Il problema è che oggi giorno un “falso logico” non fa più problemi a nessuno, visto che la maggior parte della gente vive inconsapevolmente in piena contraddizione di pensiero. E quando glielo si fa notare non si scompone nemmeno.

            A tale proposito il mio “falso” amico della macignoneria mi rispose: “tu non puoi pretendere che l’uomo non sia contradditorio, anzi potrei addirittura dirti che l’uomo non è tale se non è contradditorio”, il che mi è piaciuta come risposta, anche se chiedendo maggiori lumi non è che la bella sparata abbia portato a chissà che illuminante intuizione. Tant’è che è bastato dire che il problema non è non esserlo in modo assoluto, ma perseverare in una contraddizione divenuta palese e che si è stabilito essere tale, senza farsi alcun problema.

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  5. Resto in attesa del “metodo ubi”, qualunque cosa sia. Tutto quello che dice il riccioluto ragazzo è leggibile in almeno due modi molto diversi. Ma siamo OT. Ad altra occasione

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  6. Sul matrimonio da spostare “verso l’alto” come non essere d’accordo dato che oggi il matrimonio cosiddetto “cattolico” è caduto così in basso ?
    Non che io sia un modello di virtù per gli altri (ho convissuto un bel pò senza sposarmi, sai che bel esempio che ho dato e me ne dispiace) però le coppie “cattoliche” dalle quali tento di avere un’ispirazione per quello che può essere anche un mio percorso futuro…beh, mi lasciano molte volte sconsolata, perplessa, a volte pure incazzata…. Potrei fare tanti esempi, ma ne scelgo uno in particolare, riferendomi così al discorso della fede implicita/esplicita. Una coppia che conosco e che tiene molto al fatto di “essere in regola”, essere bravi cristiani, andare a Messa, buoni sentimenti,coro in Chiesa, ecc….. che ti fa poi nella pratica? Qualche tempo fa, essendo entrati un pò in amicizia con me e sapendo che non ero più “fidanzata” ….e presumendo mie determinate “necessità”, loro pura presunzione….mi propone (seriamente eh e più di una volta) di prendere dei film pornografici!!! Perché altrimenti che facevo la sera??? E poi, si sa, ci sono certe esigenze!! ecc. ecc. Beh, certo ammirevoli a preoccuparsi così cristianamente del mio tempo libero e della mia “salute”.
    Ora, oltre a lasciarmi senza parole sul momento, mi sono chiesta poi come questi potessero predicare “la cristianità” da una parte e….poi, così, tra una chiacchera e l’altra, farmi la suddetta proposta che nemmeno la mia amica più miscredente mi farebbe…. Ecco, il fatto è che conosco gente sposata civilmente (o anche convivente) che è più seria, retta e pulita di molti cattolici. E questo non va bene. Una bella scremata sarebbe necessaria. Magari anche un bel calcio nel sedere a certi che chiedono e ottengono di sposarsi in Chiesa…..Perché se sono questi gli esempi….ok io sono abbastanza adulta e posso pure arrangiarmi senza modelli ispiratori intorno a me… ma i giovani? A chi guardano?
    Mi è venuto in mente questo episodio e ho pensato di esporlo nel blog perché questa coppia l’ho rivista proprio oggi – il fatto non l’ho mai raccontato a nessuno, lo dico qua perché sono “anonima”.

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    • Sono d’accordo con te a riguardo della specificità del matrimonio cristiano e del fatto che sia “un alto” rispetto ad “un basso” che vale poco o nulla. E pertanto penso che il matrimonio cristiano sia una vocazione specifica di grande valore e spessore che deve essere certamente evidenziata ed innalzata. Anche tu sei invitata a vivere il matrimonio sempre più cristianamente; non preoccuparti di quanto fanno gli altri e non incazzarti, lascia giudicare il Signore alla fine dei tempi (vedi vangelo di ieri); anzi tu devi essere modello per loro e per i giovani e punto di riferimento come città posta sopra il monte e lampada posta non sotto il tavolo ma sopra il candelabro per fare luce nella tua casa e nel mondo intero. Ringrazia il Signore per il dono di grazia che ti fa per essere testimone dell’amore vero e segno dell’amore di Cristo per la Chiesa…
      Sì il matrimonio è una grande vocazione! E come ogni altra vocazione ha la caratteristica del dono, o per dirla alla San Paolo del carisma… E qui entra l’atavica questione del rapporto tra carisma e legge. Può un dono libero e gratutito diventare legge per tutti? E’ possibile punire con “punizioni” coloro che non hanno avuto la fortuna di ricevere questo dono? Io sono daccordo nel sottolineare le esigenze di perfezione necessarie per vivere il matrimonio cristiano ma dall’altra parte penso a coloro che, invece di ricevere QUESTO dono dal Signore, ne hanno ricevuti altri. Lo dice San Paolo: lo Spirito è uno ma i doni sono differenti; lo Spirito non dà ai credenti tutti gli stessi doni… C’è chi ha il dono delle lingue, chi quello di essere profeta ecc ecc
      A riguardo del matrimonio dobbiamo anche tener presente quello che dice DIO al momento della Creazione (dato che anche Gesù si riferisce a quello quando parla del matrimonio ecc ecc)

      Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».
      Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

      Di quelli che non hanno il dono della vocazione al matrimonio o di quelli che sono stati abbandonati, cosa ne facciamo, visto che “non è bene che l’uomo sia solo”? Se poi ci sono figli da mantenere e che hanno il diritto ad essere educati da un padre e una madre, come ci comportiamo: li mandiamo all’inferno? Ti sembra forse sufficiente dargli “un calcio nel sedere”? 🙂

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      • Grazie Don di questa tua risposta.
        Ho pubblicato l’articoletto di Ubi riguardo “i calci nel sedere” e mi sembra che questo commento possa dare il là proprio ad una disputa proficua.
        Vedremo se voleranno idee (fino all’iperuranio, eh trinity) o cadreghe! 😀

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      • Caro manuel2014,
        riprendo solo le tue ultime domande, gli altri punti, penso avendoli commentati più o meno implicitamente nella mia risposta a Trinity qui sotto.

        Quelli che non hanno il dono della vocazione al matrimonio ( penso a chi abbia tendenze omosessuali, a chi è handicappato in tal modo da non potersi sposare, a chi ha malattie particolari, a chi si è troppo divertito e il tempo è passato troppo presto e l’ora è tarda, etc etc) come anche a chi è stato abbandonato, cosa ne facciamo? LI AMIAMO e non solo a parole ma nella realtà concreta e quotidiana, li invitiamo a pranzo, siamo presenti a loro nell’amicizia: questo vuol dire che le parrocchie smettano di diventare il luogo della sola celebrazione della messa dominicale ma anche un nuovo luogo sociale: bisogna creare di nuovo delle comunità veramente cristiane dove i cristiani si distinguono dagli altri per l’amore che si portano a vicenda e rifuggano gli egoismi individualizzanti con forza.

        Nella tua seconda domanda, penso che tu ti riferisca a chi è risposato civilmente malgrado essere già stato sposato in Cristo: è un caso nel quale dobbiamo veramente esprimere concretamente le tre virtù teologali : il foro esterno è quello che è, è la realtà reale, imprescindibile, è essere da adulti ammetterlo, assumerne tutte le conseguenze da persona adulta, MA conseguenze assunte assieme ad una comunità cristiana che porta, non da soli, in quanto nulla consociamo del foro interno, della relazione intima di Dio con questa persona: non è considerando la Santa Comunione come una Panacea Universale, scambiandola con una pillola che risolve i problemi spirituali che si risolve la problematica. Ancora una volta, le nostre comunità devono aprirsi eppoi bisogna insegnare di nuovo che quando in peccato mortale non ci si comunica e non solo quando si è divorziati risposati…. ma anche sposati dello stile di quegli amici di Trinity…

        Quindi nessun calcio nel sedere: anzi proprio il contrario. Secondo me il calcio nel sedere lo danno quei sacerdoti che pur di non dover involversi davvero nella pastorale concreta risolvono il problema colla comunione-panacea…. credendo così liberarsi del problema, ma senza veramente interagire e far progredire spiritualmente chi gli è di fronte nella sua miseria.
        In Pace

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    • Una bella scremata sarebbe necessaria. Magari anche un bel calcio nel sedere a certi che…

      ok, sembra che la provvidenza spinga sempre di più per la pubblicazione dell’articolo di Ubi. Ahahah 🙂

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    • Accolgo le tue domande Trinity e mi permetto di usarle come spunto per un paio di riflessioni in relazione ai concetti che la CDF sta studiando.

      Di certo, se è vero che la fede è essenziale al sacramento, essa è essenziale in due momenti differenti anche se con valenza differente: come ben dice manuel2014 un sacramento è un dono, è il regno di Dio con noi, è il Cristo stesso. C’è un primo momento dove lo si riceve questo dono: senza la fede ovviamente non si può ricevere il Cristo quand’anche Egli si proponga sempre. Per ricevere qualunque sacramento ci vuole questa fede. E’ il tesoro che scopriamo nel campo.

      Ma dopo c’è un secondo momento: dobbiamo voler “comprare” questo campo e per questo bisogna vendere tutti gli altri beni per poter comprarlo; oppure visto in un altro modo dobbiamo far fruttificare il tesoro ai mille talenti e non lasciarlo in oblio. Aver ricevuto un tesoro ma non usarne i benefici è eminentemente inutile, come inutili sono quei servi che saranno gettati fuori dove il verme rosica e i denti stridono.

      Il caso che ci citi dei tuoi amici, visto col metro del foro esterno di cui ci riporti, è esemplare di chi ha ricevuto il dono di Dio, in questo caso il Santo Matrimonio, ma che l’ha messo in soffitta in attesa di tempi migliori ( benché di solito peggiori….) per tirarlo fuori. Comunque hanno ricevuto il dono di Dio anche se non ne fanno niente e lo hanno ricevuto nella fede, anche se adesso si sono lasciati andare: il matrimonio loro è valido e non cambia con il loro stato d’animo.

      Mentre quel di cui ci parla il Cardinale, è un’altra ipotesi ( che personalmente sostengo, anche se mi sottometto, come lo stesso cardinale, al giudizio finale della Chiesa docente in questa materia durante i prossimi sinodi) : se non c’è la fede al momento di contrarre il matrimonio, allora il sacramento non è valido, cioè è nullo e non avvenuto, cioè il dono stesso di Cristo non ha potuto aver luogo.

      La questione sollevata dal Cardinale è come fare per distinguere tra fede esplicita, cioè espressa e dichiarata e fede implicita cioè non espressa ma ben presente (cioè non bisogna confondere colle nozioni, vicine ma non identiche, di foro esterno ed interno): cioè non è il caso dei tuoi amici che sembrano avere la fede ma calpestarla ( come la calpestiamo noi ben più di 7 volte al giorno).

      Al soggetto è bene rammentare che nell’antica religione ebraica l’adulterio era condannato a morte non tanto perché c’era infedeltà al coniuge quanto per il fatto che gli adulteri supponevano che “nessuno” li vedesse e cioè che Dio stesso non esistesse: e questo è per analogia applicabile ad ogni peccato coscientemente commesso, il quale, in fin dei conti, cela sempre un po’ di ateismo pratico.

      Non siamo quindi a voler considerare foro interno da foro esterno, ma solo tra una fede vissuta esplicitamente ed una implicitamente , in quanto in tutti e due i casi il matrimonio è valido: solo il caso implicito potendo, in seguito, dover dar luogo a giudizio da parte del tribunale ecclesiastico dovente statuire in materia.

      Di certo, se la constatazione di fede esplicita o almeno implicita venisse ad essere richiesta in futuro dalla Chiesa vista la secolarizzazione estrema della società attuale, vuol dire che c’è un giudizio che deve essere espresso dalla stessa Chiesa, sia via la comunità nella quale il matrimonio viene celebrato, sia da chi è ufficialmente mandato dalla Chiesa locale, sul fatto che i nubendi esprimono, in foro esterno ovviamente, esplicitamente idealmente o implicitamente in altri casi la loro fede, cioè è alla comunità ecclesiale testimoniare che essi hanno davvero la vocazione al sacramento del matrimonio.

      E ricordiamoci sempre che ricevere e vivere di un sacramento rende partecipi in quanto corredentori all’opera salvifica di Cristo: come dire, ricevere un sacramento è come ricevere la croce, viverlo è lasciarsi inchiodare quotidianemente su di essa per la salvezza di chi amiamo, non amiamo e il mondo tutto assieme a Gesù, Unico Redentore.
      In Pace

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  7. Cantuale fa un titolo che è strepitoso:

    http://www.cantualeantonianum.com/2014/07/divorzio-e-nuove-nozze-i-domenicani.html

    Divorzio e nuove nozze: i domenicani mettono in ginocchio una certa “teologia in ginocchio”

    Yep, almeno su questo non si può dire che non sia coerente come teologia! 😀

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    • Il tono, come potrete notare mentre lo leggete, non è affatto aggressivo, polemico o apologetico.

      🙂 🙂 🙂

      Sono polemici con gli ortodossi, coi protestanti, con gli anglicani, col mondo intero di ieri e di oggi. Loro stessi affermano di essere gli UNICI a sostenere il vero concetto di famiglia.
      Beh, forse era una battuta…. 🙂

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      • Eheh, come lo era la mia sulla “coerenza”.
        Chissà cosa voleva dire il Papa con “è una Teologia in ginocchio”. Che è umile oppure che è KO? Hahah, ok ok. La smetto. Oggi va così, sono più giullare che menestrello. 😉

        Grazie dei tuoi interventi Don! (hey, qui ero serio!)

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  8. Ehm…da dove comincio?
    Comincio dal CALCIO. Perché ora non posso stare qui molto.
    Come ho appena detto nell’altro topic per me quel calcio e la scrematura erano da intendersi come metodo Simon, più che metodo Ubi.
    Mi spiego. “Scremare e dare calci nel sedere a chi chiede e ottiene di sposarsi in Chiesa” l’ho proprio scritto malissimo perché intendevo : “Per me a molte coppie dovrebbe essere negato a monte il matrimonio in Chiesa”. Poi magari fanno un percorso e appurato che “sono adatti” si concede il matrimonio.
    Bisogna che mi rilegga meglio con calma le risposte di Manuel e Simon perché sono piuttosto ricche di spunti……quindi torno più tardi.
    Intanto grazie 🙂

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  9. Ribadisco e ammetto di essere una pessima scrittrice/comunicatrice. MI IMPEGNO A MIGLIORARE. A Crocevia è anche un percorso obbligato perché appena becco una china sbagliata seguono commenti per me insensati quindi sono costretta a rivedere che cosa cavolo ho scritto 😛
    Quella frase del calcio era proprio un’espressione del METODO UBI mentre pensavo di esprimere tutt’altro!!
    Quindi, ribadendo che IL CALCIO NEL SEDERE (detto anche SCREMATURA) io volevo darlo PRIMA che una coppia si sposi che significa che il prete competente possa negare il matrimonio a certe coppie -andiamo ora agli altri punti.

    @Simon
    È vero: confondevo alla grande fede implicita/esplicita con foro interno/esterno.
    E apprendo anche di essere un pò “ebraica antica”. Certo se ogni volta che pecchiamo riveliamo un minimo di ateismo pratico….allora siamo tutti atei.
    Questo è davvero un punto su cui mi sbaglio spesso e che evidentemente è abbastanza radicato in me se viene fuori senza che me ne accorga.
    Però devo ammettere che un pò ci credo, in questi termini: certi atteggiamenti non sono delle spie di mancanza di fede? Capisco che non possono costituire un giudizio globale sulla fede di una persona (altrimenti quando convivevo more uxorio ero atea?! No) ma “appurare” ANCHE certi “ateismi pratici” in sede magari di corso prematrimoniale potrebbe servire ad un’analisi per la famosa fede esplicita/implicita? A me sembra di sì….. (ma comincio ad aver paura di quello che dico eheheheh)
    È da vedere ad esempio se la coppia-pornografica che portavo come esempio poteva essere individuata PRIMA di sposarsi e SE la fede da loro espressa esplicitamente/implicitamente sia sufficiente per concedere il matrimonio. Oggi certo per la Chiesa È SUFFICIENTE.

    Comunque tranquilli che ora ho capito 🙂 La fede esplicita/implicita, tutta da definire col Sinodo, servirà per altri scopi e non per stabilire se a due persone debba essere concesso o meno il matrimonio. Ho capito. Però a me piacerebbe che, una volta raggiunti i metodi per definire la fede esplicita/implicita, si utilizzassero anche per decidere se concedere o no un matrimonio.
    In effetti più che di carenza di fede in tanti casi si può parlare di non-disponibilità a seguire la morale cattolica. Quindi ora vi chiederei: non seguire la morale o l’etica indicata dalla Chiesa QUANTO è o non è indicatore di fede esplicita/implicita? C’entra un minimo, qualcosa? O sono sempre “ebraica antica”?

    @Manuel
    Solitamente mi arrabbio in solitudine, sempre se mi arrabbio….perché più che altro mi deprimo e mi intristisco. Non do segni in pubblico. Infatti uno dei miei interrogativi è se magari farei bene a dire qualcosa in certe situazioni in società…..ad esempio nel caso in questione, non è che siano proprio amici-amici, li incontro un pò per caso….però porca vacca stanno spesso fissati a certi argomenti che mi dimostrano solo una cosa: il loro corpo non lo intendono mica tanto come sacro…….sono indecisa se dirti che lo intendono “animale puro” o “meccanica pura”. Dovrei dire qualcosa di tanto in tanto? O basto così, testimone pura senza favella ? 🙂

    Effettivamente, forse stavate anche sull’onda di Ubi ed era facile prendermi da un certo lato….. però, Manuel, nella realtà sono piuttosto tollerante con chi “pecca”. E come potrei non esserlo? Sono io stessa un disastro!!!
    A costo di essere ripetitiva, dico di nuovo che vorrei nella Chiesa un’attenzione A MONTE e la possibilità anzi il dovere dei preti (o formatori cattolici) di valutare se una coppia è adatta ad affrontare il matrimonio cattolico. Questo può toccare anche me e mi andrebbe pure bene: se un pastore mi dicesse “ciccia non va mica tanto bene così come stai facendo tu”….lo prenderei come occasione per rivedere la mia fede. Certo il problema che poni tu è quello “principale” attualmente dei cattolici “fuori regola”.

    @Don-Don
    Cari Don siete illuminanti. La dialettica tra le due campane risulta chiarificatrice.

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  10. Il papa parla della “teologia in ginocchio”. Il termine stesso dal greco letteralmente indica “discorso su Dio”. Mi viene allora in mente l’uso che ancora esiste in alcune comunità ortodosse di pittori di Icone. Non si dipinge senza prima una preparazione adeguata con preghiere e digiuni e, se non erro, anche stando sovente in ginocchio. Anche quando si fa un “discorso su Dio” non occorre avere la stessa attenzione, venerazione per la Parola e invocare in ginocchio la presenza dello Spirito Santo? Sarebbe molto utile, almeno. Ho quasi la certezza che S,Tommaso da teologo-mistico si preparasse con orazioni , tensione ed unione spirituale alla stesura della sua Summa. Mia sensazione, solo?

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    • “Teologia in ginocchio” è una citazione, da Von Balthasar, se non ricordo male. Teologia come preghiera, nutrita di preghiera, in atteggiamento di preghiera, mi è parso di capire. Ultimamente l’espressione è stata usata da più persone con una certa frequenza. Prima di riferirla a Kasper Papa Francesco l’aveva riferita a Benedetto XVI.

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  11. @Trinity.
    «Una bella scremata sarebbe necessaria. Magari anche un bel calcio nel sedere a certi che chiedono e ottengono di sposarsi in Chiesa».
    Poi corretta nella forma più civile: «Per me a molte coppie dovrebbe essere negato a monte il matrimonio in Chiesa».
    Ha perfettamente ragione, sa? E perché non la fanno una bella scremata i signori vescovi e sacerdoti?
    Forse perché alla Chiesa non conviene farla la scremata, meglio accontentarsi di ciò che passa il convento e magari lamentarsi bofonchiando. Se la facessero in modo serio la cernita, nel carrozzone rimarrebbero soltanto quattro gatti.
    Io non so, dove lei vive, ma è sufficiente guardarsi un po’ attorno tra parenti, amici, conoscenti e affini per rendersi conto che non si aderisce al cattolicesimo per libera scelta, ma per imprinting familiare.
    E allora perché meravigliarsi tanto se poi nella realtà, la stragrande maggioranza delle persone pur essendo battezzate, comunicate, cresimate e perfino coniugate in chiesa, cattoliche nei fatti non lo sono per niente?

    PS. Prima ho inviato il commento digitando male il nome.

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    • Ho corretto, tranquillo Gaspare.

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      • Mah, non so, Gaspare… io non la vedo solo come questione di mantenere un carrozzone, anche se ci sarà qualcuno che sicuramente vede la Chiesa come una possibilità politica (utilitaristicamente politica) ed economica (utilitaristicamente economica).
        A me piacerebbe una Chiesa che accoglie tutti, anche quelli che di cattolico non hanno più niente (nella speranza che rimanendo a contatto con la testimonianza di altri, comincino a cambiare) e nello stesso tempo vorrei che si mettessero in chiaro molti punti fondamentali del cattolicesimo e che si desse la possibilità ai laici che vogliono impegnarsi in prima persona di farlo davvero con una testimonianza che abbia un valore!!
        In parole povere. Se domani mi sposo e il mio matrimonio vale tanto quanto quello della coppia che ho descritto…mentre io e mio marito ci impegnamo attivamente nella comunità locale e nel mondo, mentre costruiamo il fondamento della famiglia davvero cristiana….e venendo considerati né più né meno di un qualsiasi volontario di una ONG (per dirla con Papa Francesco) che fa tutto ciò per un ideale, QUALSIASI ESSO SIA…… ecco io la famiglia fatta così la faccio lo stesso e la faró in tutti i modi ma non vedo oggi la differenza, segno distintivo, testimonianza vissuta, tra una scelta cristiana-cattolica e tante brave famiglie non credenti.

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        • Sale della terra….ma se il sale perde il suo sapore con cosa lo si salerà?
          (scusate se non ho citato esatto)

          E comunque dice sale. Non dice mica farina o zucchero o …
          Di sale ne basta poco per fare tanto
          (a proposito dei quattro gatti)

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        • @ Trinity.
          «… E nello stesso tempo vorrei che si mettessero in chiaro molti punti fondamentali del cattolicesimo e che si desse la possibilità ai laici che vogliono impegnarsi in prima persona di farlo davvero con una testimonianza che abbia un valore!!».
          Premesso che i “punti fondamentali” del cattolicesimo sono chiarissimi da sempre – i problemi semmai sono altri – chi dovrebbe concedere, secondo lei, la possibilità ai laici di impegnarsi in prima persona? Non mi pare ci sia qualcuno o qualcosa che lo impedisca.
          Se lei sente questo forte richiamo, questa “vocazione”, la metta in pratica, vivendola e ne trarrà certamente giovamento. Non pretenderà per caso l’investitura pubblica con la spada?
          Io però temo proprio di sì, perché anche il seguito del suo intervento è sullo stesso piano.
          «Se domani mi sposo e il mio matrimonio vale tanto quanto quello della coppia che ho descritto … mentre io e mio marito ci impegniamo attivamente nella comunità locale e nel mondo, mentre costruiamo il fondamento della famiglia davvero cristiana … ecco io la famiglia fatta così la faccio lo stesso e la farò in tutti i modi ma non vedo oggi la differenza, segno distintivo, testimonianza vissuta, tra una scelta cristiana-cattolica e tante brave famiglie non credenti».
          Dal che si evince che lei non ce la fa proprio a stare senza un qualche riconoscimento, un “imprimatur” magari del vescovo, che consenta a chi la incontra di capire subito che lei ha fatto una scelta cristiana – cattolica e non la solita unione senza valore dei senza Dio.
          Insomma, Lei vuole la coccarda da indossare, altrimenti chi la frequenta non sa con chi ha a che fare.
          Le suggerisco di non preoccuparsi troppo però, perché se riesce a osservare il mondo intorno a sé con il necessario distacco, si renderà presto conto che sia chi crede e sia chi non crede sono entrambi costretti a fare i conti e a misurarsi con le stesse miserie umane e gli stessi affanni.
          Auguri.

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          • … o magari Trinity desidera solo una Chiesa che sappia mostrare esempi davvero autentici che siano modello per tutti i cattolici, i quali invece troppo spesso, ahinoi, si perdono dietro esempi di vita – e lo so per esperienza, evidentemente i punti fondamentali del cattolicesimo non sono davvero “chiarissimi da sempre” – forse ganzi, forse carismatici ma che di cattolico hanno ben poco (probabilmente solo la pericolosa sedicenza, da cui la necessità prospettata che la Chiesa indichi la via).

            Non capisco davvero il suo “rancore di default” Gaspare, che la rende indebitamente polemico anche con la pacificissima e serenissima Trinity (che tra l’altro, a mio avviso, pure malinterpreta: sarà la fretta di scagliare fulmini?).

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          • verissimo Gaspare le miserie intaccano tutti, sia ke sian visibili okkio nudo, sia mascherate da culture studi, difetti siam pregni tutti, e spesso gli ultimi son + miseri dei primi perkè la loro miseria occulta maschera mancanza di partecipazione vera ai fatti della vita dei meno fortunati…………………

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  12. O.T. Papa Francesco nell’incontro con i sacerdoti di Caserta rispondendo ad alcune domande ha trattato argomenti importanti tra cui,oltre il sacerdozio e religiosità popolare, ha dato la sua definizione di Ecumenismo e di come va attuata. Naturalmente dal solito blog si sono levati gli scudi a difesa. Sarebbe interessante analizzare quanto detto dal papa che naturalmente può essere frainteso da tanti e creare confusione. Qualcuno può fare un intervento?

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    • Scusami vincenzodatorino, solo ora leggo questo tuo intervento,

      Ho fatto un commento brevissimo nel thread seguente a questo dove paragonavo sommariamente i due interventi del Santo Padre a Caserta fatti ai sacerdoti cattolici e ai pastori pentecostali.

      Ci sono blogs che si sono specializzati nella diffamazione e nella distorsione delle parole del Santo Padre: guardiamo le cose in faccia, sono povera gente e sono più da compiangere che altro.

      Quanto a noi di Croce-Via di certo non ci poniamo come contro-altare a questi blogs che spirano l’odio per il Magistero , per il Papa, per i Vescovi in unione con lui, per la Chiesa cattolica concreta tutta: non se ne finirebbe mai: Leggere quei siti è come perder tempo andando su siti tipo TdG, o di protestantesimo radicale anti-cattolico dove passano il tempo a sputare sul Vicario di Cristo allo stesso modo.

      Nel caso di Caserta, appunto nel thread seguente ho dato i links ai due discorsi completi del papa e chiunque è sano di spirito ben rimette tutto in prospettiva naturalmente cattolica: e chi non è sano di spirito, come coloro che animano tali blogs, ha bisogno di uno psicologo o uno psichiatra e non dei nostri commenti e ancor meno di filosofia e di teologia.
      In Pace

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      • Ci tengo a riportare le parole del papa e commento di Introvigne sul concetto di Ecumenismo.

        Il papa è molto chiaro per chi vuole ascoltare….”L’argomento è evidentemente delicato. Dal venerabile Paolo VI in poi, anche la Chiesa cattolica, come gli studiosi accademici di ecumenismo facevano da anni, distingue fra il «proselitismo», un modo sbagliato di avvicinare chi appartiene ad altre religioni, con uno stile aggressivo e puntando a una rapida conversione, e la «missione», che parte invece da un dialogo rispettoso dell’identità altrui e avanza con il necessario rispetto e gradualità.

        C’è evidentemente il rischio che la critica del proselitismo, che Papa Francesco propone spesso, sia scambiata per critica della missione, e che il rispetto dell’identità altrui sia un pretesto per perdere l’identità propria. Un rischio serio, di cui il Papa sembra essere consapevole. «Per dialogare sono necessarie due cose: la propria identità come punto di partenza e l’empatia con gli altri. Se io non sono sicuro della mia identità e vado a dialogare, finisco per barattare la mia fede. Non si può dialogare se non partendo dalla propria identità».

        Nello stesso tempo il dialogo presuppone l’«empatia» con chi non condivide la nostra fede e non va confuso con «l’apologetica». Il Papa non esclude l’apologetica, anzi ci dice che «alcune volte si deve fare» – non solo dunque si può ma «si deve» –, «quando ci vengono poste delle domande che richiedono una spiegazione». Il dialogo è però una cosa diversa dall’apologetica: c’è un tempo per l’uno e un tempo per l’altra.

        Il dialogo è parte della missione, che appunto in quanto include il dialogo si differenzia dal proselitismo. Nello stesso tempo, il dialogo non è fine a se stesso e non «baratta» l’identità. Un dialogo «sicuro della propria identità non significa fare proselitismo. Il proselitismo è una trappola, che anche Gesù un po’ condanna, en passant, quando parla ai farisei e sadducei: “Voi che fate il giro del mondo per trovare un proselito e poi vi ricordate di quello …” Ma, è una trappola. E Papa Benedetto ha un’espressione tanto bella, l’ha fatta ad Aparecida ma credo che l’abbia ripetuta in altra parte: “La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione”. E cosa è l’attrazione? È questa empatia umana che poi viene guidata dallo Spirito Santo». La Chiesa che sceglie la missione e rifiuta la «trappola» del proselitismo non rinuncia affatto a «crescere», né rinuncia alla propria identità: ma lo fa con un suo stile, che parte dal dialogo e dall’empatia.”

        Perché allora i soliti non vogliono capire e travisano le parole del papa?

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        • Caro Vincenzodatorino ti ringrazio per questo tuo commento che ci presenta l’ottimo punto di vista di Introvigne!!!

          Da qualche parte sul blog ho scritto ultimamente che bisogna cercare sempre il massimo comune moltiplicatore e non il minimo comune denominatore: questa è la differenza, secondo me, tra missione e proselitismo.

          Anche colui che non è della mia religione ha qualcosa da dirmi, in quanto io stesso non sono e non sarò mai la “mia” religione, o piuttosto, sarò per l’appunto solo la “mia” religione, ma mai la completezza di quella Cattolica: come persona che si ingaggia personalmente in una relazione con un’altra persona non posso che beneficiare da questo incontro coll’alterità.

          Per rispondere alla tua ultima domanda direi che diverse sono le possibili ipotesi: disadattamento ecclesiale e sociale, agenda politica, ignoranza, mancato incontro personale con Cristo, adorazione delle proprie idee, orgoglio, mancanza di intelligenza, mysterium iniquitatis semplicemente.
          In Pace

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          • E non ci sono limiti alle letterali pornografie pubblicate in certi blogs dedicati alle calunnie ed ai pettegolezzi, mai censurate e sempre leggibili, caro vincenzodatorino:

            “Non è che poi veniamo a scoprire che è il Papa il mandante dei genocidi di cristiani nel mondo? per far si nella sua grande umiltà,che ce ne siano di meno così non disturbano gli eretici, scismatici, adoratori di idoli sparsi nel mondo? Non è che il Papa sotto, sotto si compiace che i cristiani vengano martirizzati? Dal suo discorso si potrebbe pure pensare ciò. ….

            …ma che tipo di cattolico si sta formando? Si tratta perlopiù di gente intrisa di scientismo, che rigetta il soprannaturale ed ha un approccio esclusivamente relativista….

            …mettere Bergoglio a capo dei congiurati Kasperiani. Sta perfino riuscendo a salvare il Papato facendogli scegliere di voler essere VdR. Il CVII, l’eresia Teilhardiana, il cattocomunismo, e il marranesimo non gli sopravviveranno….

            … un Papa che è idolatrato da chi ha in orrore la Chiesa e la Fede cattolica, e fino al 13 marzo anche il Papa, un Papa che può avere parole molto belle e profonde e poi tenere discorsi degni di un uno dei tanti guru new age( peace and love)…

            …è difficile non esprimersi “di panncia” davanti alle castronerie che si legge avrebbe detto il VdR, che non stanno né in cielo, né in terra, sia da un punto di vista religioso, sia storico, ed ancor più semplicemente di buon senso … ”

            Come vuoi che gente così possa capire il messaggio della Chiesa e cioè di Cristo?
            In Pace

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          • @Simon. Nel blog di Mic e Esistenzialmente periferico papa Francesco esce a pezzi…Non si sforzano minimamente di capirne il vero messaggio. Per questo ho citato Introvigne sull’Ecumenismo con cui costoro vanno a nozze dando dell’eretico al papa. E’ tutto un critica feroce ed interpretazione delle sue parole ad…Una delle lamentele più frequenti è: il papa è la mia guida(almeno per Mic, come dice), se non si fa capire e non mette ordine nella chiesa è un pessimo papa e manca alla sua alta missione. Come a dire: ci siamo noi a salvare i veri cattolici! Come bene a fatto lei citando il blog di Cordialiter (che leggo volentieri) si può essere tradizionalisti e combattere i modernisti con metodo e toni ben diversi. Sui F.I, Mic è stato chiaro: il Vaticano è modernista, P.Bruno è un traditore, Il Vaticano perseguita P.Manelli. Punto. Non vi è verso, anche se ho tentato con blocco dei post salvo qualcuno, di cercare di andare oltre. Mah!

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          • Caro Vincenzodatorino,
            circa il blog di cui tu parli preferisco lasciare la parola ad un sacerdote “vicino” alle preoccupazioni tradizionaliste e poco sospetto di modernismo Don Ariel Levi di Gualdo su Riscossa Cristiana:

            ” …Vorrei poi pregarla di separare bene San Tommaso d’Aquino, il doctor angelicus, da Chiesa e Post Concilio, dove lo sport più praticato è l’insulto da stadio contro il Pontefice e una intera assisa ecumenica (per intendersi il Vaticano II) in nome di una non meglio precisata “purezza cattolica”.
            Mi sta bene San Tommaso, da sempre, non mi sta bene invece che sia strumentalizzato attraverso qualche frase estrapolata da gente che lancia accuse di eresia ai pontefici come fossero coriandoli del Carnevale di Viareggio e che definisce il Vaticano II come “concilio apostatico” al quale è “dovere cattolico disubbidire” .
            Questo è infatto il materiale ed il linguaggio di molti post passati in quel blog, dove San Tommaso, le assicuro, non si troverebbe affatto a proprio agio.”

            Cosa puoi aspettarti di altro da costoro?
            In Pace

            http://www.riscossacristiana.it/quando-si-scherza-bisogna-essere-seri-enzo-bianchi-consultore-al-pontificio-consiglio-lunita-dei-cristiani-di-padre-ariel-s-levi-di-gualdo/

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          • Vorrei sottolineare che il mio “credo” combacia al 100% con quello di Don Ariel linkato qui sopra, quando afferma:

            Le parole “eresia” e “apostasia” mai sono state abusate come avviene oggi. Sono infatti parole di una pesantezza terribile e vanno usate con estrema cautela. E lei le usa con molta cautela e soprattutto a proposito, al contrario di molti altri che sproloquiano al di fuori di questo nostro pacato e controllato blog dove si cerca di ragionare, non di urlare sui pugili che si pestano sul ring.

            Posso assicurarle che i teologi più esperti, seri e affidabili sul piano della ortodossia dottrinale, sono unanimi nel fare una decisa distinzione tra “dottrina” e “prassi”.

            Mi spiego: il Santo Padre non ha mai intaccato la dottrina. Alcuni lo strillano, lo accusano di ciò, ma senza alcun valido e concreto fondamento.

            Questa è quella che in una precedente risposta chiamavo: “Emotività”.

            Gli stessi teologi sono pressoché concordi nel lamentare però che la prassi pastorale lascia a dir poco a desiderare; e qui l’elenco sarebbe lungo da fare e pertanto sorvolo.

            A questo punto, la domanda, teologicamente pertinente, è: si può correre il serio e pericoloso rischio che attraverso una nuova prassi pastorale si finisca comunque, indirettamente ma efficacemente, con l’intaccare e alterare dottrine immutabili della Chiesa fondate sulla Rivelazione?
            E questa è solo una ipotesi, pertinente e legittima, alla quale però, per adesso, la risposta è: “Sino ad oggi non è ancora avvenuto”, neppure dinanzi alle peggiori prassi pastorali.

            Altri ancora si potrebbero chiedere: “Ma potrebbe avvenire?”.
            A questo punto, la mia fides e la mia ratio, mi portano a questa decisa risposta: non avverrà, perché della Chiesa il capo è comunque Cristo.

            E Cristo, all’occorrenza, si è servito dell’Apostolo Paolo che ad Antiochia richiamò duramente il Principe degli Apostoli, senza però mai mettere in dubbio né in discussione la legittima autorità di Pietro, anche se Pietro era in errore, come Paolo gli dimostrò a faccia a faccia davanti a tutti. Si è servito del Vescovo Atanasio, di San Bernardo di Chiaravalle che mise in guardia un pontefice ingenuo e debole, di Santa Caterina, che nel XIII secolo, seppure donna e analfabeta, si rivolse al pontefice con parole durissime, invitandolo addirittura a essere uomo, a caccia fuori i suoi attributi virili e agire di conseguenza.

            E questa mia non è una vaga speranza, è proprio una certezza fondata sulla fede: et portae inferi non praevalebunt!

            E ovvio poi – ed è quasi inutile a dirsi – che nessun presbitero deve ubbidire alla legittima autorità del vescovo che soggettivamente gli imponesse in ordini o in stili di vita dei costumi o delle dottrine in oggettivo contrasto col deposito della fede, perché la sua autorità decadrebbe seduta stante.
            Non so se su un argomento così delicato e articolato sul piano strettamente dogmatico, sono riuscito a essere chiaro nel modo in cui desideravo essere.”

            Grazie don Ariel.
            In Pace

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          • @Simon. Molte grazie. Però, se non perdi la pazienza, insisto sull’ecumenismo e interpretazione di Alessandro Gnocchi su Riscossa Cristiana ripreso da Mic .Gnocchi è molto pesante. La frase incriminata è “Un dettaglio che va compreso nel quadro tracciato dal breve discorso indirizzato ai pentescostali nel quale Francesco ha detto, tra l’altro: “Lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa e questa diversità è tanto ricca, tanto bella; ma poi, dopo, lo stesso Spirito Santo fa l’unità. E così la Chiesa è una nella diversità. E per usare una parola bella di un evangelico, che io amo tanto: una diversità riconciliata dallo Spirito Santo” Per Gnocchi vuol dire che il papa mette le chiese cristiane tutte sullo stesso piano e che vi è la rinuncia al Primato pietrino. Viene criticata la frase(che non trovo) in cui il papa chiede scusa per i troppi cattolici che impediscono ai Pentecostali di espandersi… ecc.ecc. Il Pastore evangelico dice che qualche pentecostale pensa perfino che il papa sia stato eletto dallo Spirito Santo. Il papa sorride e Gnocchi lo….castiga. Possibile che Gnocchi non sappia leggere e capire il contesto e correttamente interpretare parole ed azioni del papa? Ci arrivo io ed è tutto detto! Mah

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          • Volevo rispondere, un poco forse OT a Vincenzo da Torino (faccio però presente che sono e voglio restare estraneo alla discussione sull’altro blog, non è quello che mi interessa).
            1 la frase che il papa attribuisce a S. Francesco d’Assisi:
            “Cominciate a fare il necessario, poi fate ciò che è possibile e all’improvviso vi scoprirete a fare l’impossibile”
            riportata nel discorso agli evangelici, allo stato attuale a me risulta, dopo aver cercato e ricercato in tutte le fonti, MAI pronunciata dal Santo di Assisi (dell’identico parere sembra sia Cantuale), ed è pertanto una imprecisione (bella grossa poichè a quanto pare è una estrapolazione internettiana senza fondamento) dell’estensore del discorso.
            2 la frase del papa “Lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa e questa diversità è tanto ricca, tanto bella; ma poi, dopo, lo stesso Spirito Santo fa l’unità. E così la Chiesa è una nella diversità”
            presa per quello che è, così come è (sbagliare è umano e può farlo anche il papa), è un errore, che contraddice la “Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium”.

            Questo lo penso IO, ne ho fatto un post, non ha e la/vi prego, cercate di non cercarvi attinenze con l’articolo e il blog su cui parlate (infatti il post sul tema sul mio blog è in data antecedente.

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          • Correggo: la frase al punto 1 è del Signor Traettino (che in ossequio alla mia fede, quella cattolica, non appello pastore, in quanto “pastori” sono solo i successori degli Apostoli, in proposito si veda la “Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium”) e non del Papa.

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          • Come rispondere a voi due?.

            Io dico solo che quando si legge il discorso nella sua interezza e poi nel contesto quella frase, benché chiaramente imprecisa, non mi ha scioccato più di tanto in quanto può benissimo essere interpretata rettamente.

            Che il Santo Padre si sia fatto un po’ troppo “commerciale” in quel discorso, cioè forse un po’ troppo proselita (si, si), penso che sia pacifico: cercava di far ingoiare una nozione di unità colla Chiesa a un gruppo di pentecostali che solitamente davvero odiano il cattolicesimo ed il Papa, che vedono come l’anti-Cristo ( in questo simili agli utenti dei blogs tardi-protestanti citati più sopra): ecco, ha applicato epikeia, non ha fatto dottrina in sé. Quel che ha detto era giusto, ma non davvero completo.

            Di certo non poteva dire loro: “signori non vi chiamo fratelli perché non siete manco sacerdoti e neanche pastori e, vi avviso prima di iniziare, che non avete il diritto di chiamarvi chiesa in quanto siete solo comunità ecclesiali. Ecco adesso parliamo di unità.”

            Ha fatto il gesuita.

            E’ Papa Francesco un gran teologo come Benedetto XVI o un gran filosofo come San Giovanni Paolo Magno? Per adesso, non sembrerebbe. Ma chi se ne importa: lui deve essere un Pastore e questo lo fa molto bene finora.

            Così la vedo io: Papa Francesco sarà vagliato dalla storia in funzione delle sue riforme strutturali e da Dio nella sua capacità a fare l’unità e a non generare scismi, come potrebbe succedere con i Sinodi sul Matrimonio dovesse egli spericolarsi troppo … o non abbastanza.
            In Pace

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          • Simon, Simon … scindiamo i piani, e cerchiamo di intenderci per quello che siamo…
            credo che hai capito benissimo che io non provo nessun gusto a fare il censore di Papa Francesco.
            Però qualcosina tra noi ce la dobbiamo dire.
            Tu conosci certamente il Detto del Padre Macario l’Egiziano (S. Macario il Grande) “Una parola cattiva rende cattivi anche i buoni e una parola buona rende buoni anche i cattivi” come lo conosco io:
            http://vivificat.wordpress.com/2011/01/11/detti-dei-padri-del-deserto-san-macario-il-grande-%E2%80%9Cuna-parola-cattiva-rende-cattivi-anche-i-buoni-e-una-parola-buona-rende-buoni-anche-i-cattivi%E2%80%9D/

            Ora figurati se io pretendo che il Papa chiamasse Signor Traettino, e facesse discorsi su “solo noi siamo” ecc.
            Però di fronte a troppe imprecisioni di stampo “commerciale” (insomma, in un certo qual modo il prodotto cattolico si deve pur piazzare) del Papa, fatte perchè ci si trova in un certo contesto che hanno la loro motivazione, la stampa e tutti i mass media “progressisti”, nonchè i progressisti nella Chiesa, ci sguazzano per tirare acqua al proprio mulino.
            Va a finire che poi quelle parole “buone” del papa dette ai cattivi per farli diventare buoni”, dicevo, visto l’uso improprio fatti da quelli di cui sopra dicevo, fanno diventare “cattivi” alcuni di noi che si suppone buoni, e allora si fa un discorso di massima che si “puntualizza”.
            Ma non per il gusto di fare i censori, ma per render chiaro a certo “progressismo” che se loro vogliono poi strumentalizzare parole che possono anche avere una certa normalità in un contesto, troveranno poi chi “sa” e puntualizza. Noi lo sappiamo benissimo che la Chiesa è “una santa cattolica apostolica”, e lo sa anche il papa anche se in quel contesto per “proselitizzare” un poco glissa.
            I progressisti invece vorrebbero che quel “contesto” si espandesse a tutta la Chiesa. E allora uno “puntualizza” per non indurre a conclusione sbagliate o errori il pubblico che legge e magari non “sa” …

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          • Caro Ubi,
            guarda che capisco quel che intendi: se tu mi chiedi cosa farei io se fossi papa, allora ti risponderei non farei così come Papa Franceesco; ma, c’è un big MA, non sono e non sarò mai papa, appunto perché lo Spirito Santo non può sbagliarsi fino a questo punto. 🙂

            Quando Gesù insegnò sul Suo Corpo dato da mangiare, scandalizzò la maggioranza dei Suoi discepoli che Lo lasciarono: avrebbe dovuto tacersi?
            Quando si lasciò lavare i piedi da una prostituta si fece criticare; quando mangiava e beveva coi beoni e altri pubblicani c’era sempre chi gli tirava la manica.
            Questa è la storia di Gesù, a guardarci bene e Lui stesso ci ha spiegato bene colle varie parabole agricole quali narrava dei semi cascano in una terra più o meno buona o cattiva.
            Il problema non è la Parola data, ma chi la riceve: non quello che entra ma quel che ne esce dal cuore dell’uomo. Avrebbe Gesù dovuto zittirsi? Essere più prudente? Non parlare alla samaritana? Non dare botte da orbi ai mercanti del tempio: non sarebbe stato questo più prudente?

            Tutto questo per dirti che il Papa non si deve tacere finché lui stesso, in anima e coscienza, pensa annunciare la Buona Novella: quel che i progressisti ne fanno è il loro problema. Quel che ne facciamo noi è vedere quanto quel che dice è buono visto che esprime quel che la Chiesa ha sempre insegnato e ne prediamo i spunti per migliorarci noi invece di voler migliorare il Papa cme fa la sponda avversa, ma speculare, ai progressisti, i tradizionalisti ( che come ogni “isti” non han capito cosa sia essere tradizionali).

            I progressisti si fregano le mani perché storcono le intenzioni del Santo Padre? Problema loro: hanno già trovato la loro ricompensa.

            Ti dirò di più: ammesso per lo scopo della discussione, ma assolutamente non concesso, che il Santo Padre avesse gusti personali “progressisti”, questo non cambierebbe niente al fondo del discorso: infatti essere progressisti , qualunquisti, tradizionalisti è del livello dell’ideologia e non della fede. Mai sentito parlare di “cattolicisti”.

            Avere un’ideologia particolare non intacca in niente l’essere cattolico, vescovo, papa: si necessita solo una più grande purificazione delle intenzioni dalla parte del soggetto: si può essere un santo papa progressista o tradizionalista, ma non in virtù degli accidenti progressisti o tradizionalisti, ma in virtù dell’opera della grazia che fa si che le sue intenzioni siano sempre purificate e che l’essere cattolico, cristiforme, sia quel che lo definisca in pieno.

            Non so se sono stato un po’ più chiaro.
            In Pace

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  13. Condivido al 101% l’ottica del matrimonio cattolico come compimento di un cammino di fede.

    A tal proposito, non sarebbe ora di smetterla con i matrimoni concordatari? Lo scioglimento dei concordati laddove ancora esistono sarebbe un segnale forte, che farebbe capire ai nubendi che il matrimonio che si celebra in Chiesa non consiste nella semplice stipulazione di un negozio giuridico, ma è molto di più.
    Del resto, è ormai evidente che il matrimonio secondo lo Stato è cosa ben diversa dal matrimonio secondo la Chiesa. Agli occhi dello Stato il matrimonio ha ormai perso la funzione di edificazione della società, riducendosi al mero riconoscimento di un legame sentimentale; agli occhi della Chiesa invece il matrimonio è un Sacramento, quel Sacramento che insieme all’Ordine permette l’edificazione e la continuazione della Chiesa.
    Se un tempo matrimonio civile e matrimonio canonico viaggiavano su binari paralleli, bisogna ormai prendere atto che oggi viaggiano su binari divergenti.

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    • Caro Franceschiello,
      dove vivo io, la Svizzera, è sempre stato così, quindi visto dal mio punto di vista you’re preaching to the choir!

      Ad ogni modo, per un cattolico in quanto è, per definizione, sottomesso al diritto canonico, il matrimonio “civile” non ha nessun effetto canonico, cioè non avrà mai nessun valore sacramentale: il cattolico, anche se sposato civilmente per assicurarsi delle protezioni sociali che tale contratto civile prevede, sa che è “veramente” sposato solo quando riceve il sacramento.

      In effetti, la nozione stessa di matrimonio nei nostri stati occidentali, colla forzata equiparazione delle “unioni” omosessuali e nell’attesa dei “matrimoni” poligami, poliandrici, di gruppo e quelli caligulini con il proprio cavallo, cane o altre tartarughe non corrisponde più neanche ad una nozione naturale di matrimonio.

      Nel mio ambiente conosco diversi casi di francesi che hanno preferito sposarsi civilmente in Isvizzera dove ancora per ora vige una nozione di matrimonio passabile invece di farlo in Francia dove il “matrimonio” omosessuale è entrato in voga snaturando così il senso stesso del matrimonio giuridico, e poi si sposano in Chiesa in Francia con il certificato civile svizzero.

      Sono binari divergenti, ma ci saranno effetto positivi: almeno chi si vuole sposare in Chiesa sà la differenza…. !!!
      In Pace

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      • Simon Ah ecco perché una volta mi hai dato una risposta dicendomi che non capivi bene che cosa ti chiedevo….. Nella vostra testa (di Svizzeri) non capite al volo la valenza italiana del matrimonio civile.
        Qui, quando qualche anno fa, qualcuno iniziò a sposarsi solo civilmente c’era una specie di presupposto: voleva dire che rifiutava in qualche modo il matrimonio in Chiesa. Per alcuni genitori di sposi poteva essere ad esempio un grosso dispiacere. Oggi è un pò diverso. Oggi tutti, la maggioranza, prendono direttamente la Chiesa per municipio senza chiedersi niente, dato che in quello religioso è compreso il matrimonio civile.
        Interessante il punto di vista Svizzero….

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        • Beh nella nostra testa elvetica la differenza è chiara e tonda tra “matrimonio” civile e matrimonio religioso: comunque da noi è ancora richiesto che il matrimonio civile sia celebrato prima di quello religioso, questi sono i “nostri” concordati, ma nella società a catafascio nella quale siamo, secondo me, queste nozioni saranno destinate a sparire. C’è anche chi ipotizza a livello politico di semplicemente abolire la nozione di matrimonio civile in quanto tale: o quando la società si suicida da sola …
          In Pace

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    • non è compimento del camino di fede ma cercare continuamente di vivere nella stretta via della verità ke è quella indicata da Dio

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    • mi spiace date credito ai soliti lupi vestiti da agnelli, il loro ravvedimento eventuale arriverà solo da loro se e quando capiranno quanto siano nell’errore presupponendo di avere loro molto + del Papa la verita’ in tasca
      per me son solo farisei al 101 per cento
      son superbi nonostante il loro genuflettersi dando apparenze rispetti a fatti inesistenti, prima pensan se’ stessi, poi magari briciole potrebbero cadere dalle loro mense per i poveri esterni loro cerkia
      le loro calunniose parole distruttive allontanano loro simil pensanti dalla verità e non ditemi son teologi studiosi, son sepolcri imbiancati………………….

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  14. comunque credo ke nella miseria ci siamo tutti, non solo ki si ritrova solo dopo aver magari incontrato follia ingestibile………………….

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  15. @Gaspare
    Quale coccarda e quale investitura con la spada? 😀 Troppo ridere…. io sono il tipo che evita perfino le magliette con le scritte evidenti dei marchi di moda e strappo le targhette del brand dai jeans rischiando ogni volta di rovinare i pantaloni. E tra un pò vado a sposarmi in Birkenstock (sandalotti tipo tedesco) da quanto allergica sono a troppa “cerimonia”. No Gaspare lei è fuori strada. Io parlavo di SOSTANZA.
    Sostanza. Sostanza 🙂
    L’interpretazione di Law è giusta e per me era l’unica possibile, ma dato che Gaspare non ha ben compreso, ripeto:
    non voglio riconoscimenti alla mia persona da parte della Chiesa, bensì voglio che la Chiesa ritrovi dei segni distintivi che siano esempi per il mondo e questo si fa (a mio parere) anche curando la preparazione dei laici.
    Certo che faccio fin da oggi quello che voglio fare e testimoniare! E non è nemmeno necessario essere coniugati per farlo, guarda un pò
    (se non me lo diceva lei Gaspare non ci arrivavo)

    Sui punti fondamentali del cattolicesimo: io dicevo che oggi andrebbero ribaditi, dato che molti cattolici li hanno trascurati (e in questo caso mi riferivo a molte coppie di sposi) e così facendo fanno mancare testimoni alla Chiesa di Gesù.
    Riassumendo: chi mi incontra lo deve capire da quello che faccio che sono cattolica, non dal brand stampigliato sui vestiti 😉

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  16. P.s. Gaspare, passi pure al TU, non si formalizzi. Prima di inviarlo ho corretto tutto il post precedente passando al LEI per rivolgermi a te….non mi far fare più certe fatiche, dai 😉

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  17. @ Ubi. Ben venga che tu ti possa inserire nella discussione. Quello che a me personalmente interessa, e credo sia di fondamentale importanza per ogni cattolico, è riuscire a comprendere il linguaggio, il modo di proporsi ai fedeli di papa Francesco che, uscito e formato in una chiesa con popoli di mentalità e situazione religiosa diversa da quella europea ,va analizzata e compresa anche da noi ed evitare fraintendimenti, come troppo spesso succede, pane quotidiano dei tradi-protestanti. Il papa vuole dire una cosa e noi ne possiamo capire un’altra. Per questo è fondamentale entrare presto in sintonia tutti con papa Francesco. E per questo sto insistendo, anzi mi piacerebbe che ogni volta che le parole del papa vengono o possono essere mal interpretate in questo blog, con assenso dei Fondatori, se ne possa liberamente parlare per una corretta esegesi aiutati da commentatori autorevoli e di sicura fede cattolica romana . Sarebbe di grande utilità, credo. Anche correggere gli errori eventuali da altri blog, letto da altri cattolici, può essere utile a patto che si usi un linguaggio pacato e non di scontro. Quei blog non ci interessano molto o ben poco, fatta salva la libera volontà delle persone, finché non denigrano il papa ed il Concilio e sviano tanti cattolici in buona fede. Su quanto richiesto nell’ultimo mio post a Simon ho la mia versione. Mi piacerebbe la versione e parere di altri. grazie.

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    • Vedo ora che Simon ha già dato una qualche risposta da…gesuita. ah,ah!

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    • Caro vincenzo notocon piacere che lei oltre ad usare i termini “linguaggio pacato e non di scontro”, interloquisce anche con “linguaggio pacato e non di scontro” nei miei confronti. Mi fa sommamente piacere. Se a lei e a Simon, come ad altri, fa piacere vorrei fare un discorso più ampio su quanto detto e non, che potrebbe essere di qualche utilità.
      Vengo al sodo, partendo da qualche, pur se vetusta, premessa:
      certo “tradi-protestantesimo” di cui lei parla oggi – e che all’epoca parlo del 2008-2009 strabordava su blog a lettura nazionale, uno su tutti quello di Tornielli- è confinato oggi in poche “riserve indiane”, e questo un poco grazie al volgere degli eventi, un poco grazie a un gruppo di volenterosi blogger che gli hanno “dato la caccia” e hanno avuto molta “perseveranza in tal senso (qui si ricordi il senso delle parole di un mio post “si combatte contro fantasmi una battaglia che altri già hanno vinto”).
      Ora a questi confinati nelle “riserve indiane” una “parola buona” per recuperarli (proprio come fece Macario il Grande) vogliamo dirgliela ? Col continuo dargli del “tradi-protestante” probabilmente li induriamo ancora di più e ne otteniamo solo “legnate virtuali”, oltre a infierire su un nemico già sconfitto. Dargli ragione nemmeno, non si può non ne hanno. Allora cerchiamo un altro metodo, un “linguaggio pacato e non di scontro” anche con loro, dicendogli con carità la verità.
      Hanno buone energie e buoni propositi lcuni di essi, anche se incanalate in un verso che è negativo.
      Dalla continua polemica non ne esce niente, da una continua e caritatevole attività di “correzione” possono nascere buoni frutti.
      Non dimentichiamo poi, e questo per pari opportunità, di sottolineare che è anche pane quotidiano dei progressisti VOLUTAMENTE usare dei fraintendimenti di cui può esser fatto papa Francesco.
      E qui mi ripeto, ora, oggi, il nemico da abbattere è il progressismo; certo “tradi-protestantesimo”, ormai sconfitto, è da “recuperare a migliori consigli e migliori propositi.
      Usiamo argomentazioni e non etichette.

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      • Sostituisco il lei col “tu”, e mi scuso per “Vincenzo” dove l’ho scritto col minuscolo.

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      • @Ubi. I termini tradi-protestanti come cripto-lefebriani fanno arrabbiare molto costoro. Accettano solo il termine Tradizionalisti nelle più diverse sfumature. Ma per noi è utile per capire di chi si vuole parlare, oltre ad avere un preciso significato. Tanto nei loro blog entri raramente anche se sei pacato e disponibile alla comprensione. Però hai ragione. Allora come li identifichiamo? – E’ vero che oggi il pericolo maggiore per la Chiesa viene dai progressisti o modernisti. Ma, come affermato da Mic, se il Vaticano è modernista come facciamo a criticarlo senza darci la zappa sui piedi? Sarà perché criticare aspramente i..quelli “costoro”, è sparare sulla croce rossa? Mi viene in mente quanto letto sul blog Cordialiter. Nella lettera di risposta dell’autore del blog ad un seminarista che lamentava la poca preparazione alla vita sacerdotale, gli studi rabberciati e soprattutto un disagio per un certo progressismo, gli faceva due raccomandazioni. La prima quella di cambiare seminario e la seconda assolutamente non dire il vero motivo per non avere delle grosse grane, come era successo ad altri! Ne tragga utile deduzioni.
        Ha ragione, ma…La ringrazio e saluto.

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      • ma ki sei te per correggere, non è ke devi esser corretto pure te come il caffè…………………..devo darLe del Lei…………….

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  18. La mia opinione riguardo a Papa Francesco nella discussione Vincenzo-Simon-Ubi. Per me, negli anni, scoprirete che l’attuale Papa in tema di teologia ne sa di più di quello che pensate ora. In questo senso: affonda così profondamente le radici nella Fede e le riporta nell’incontro quotidiano con l’altro – che gli occhi dell’osservatore esterno non possono riconoscere quella radice profonda se sono occhi di un osservatore senza quella stessa fede.

    Teologia in ginocchio?…… Sì, in ginocchio di fronte all’Altro.

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    • Se papa Francesco piace a tantissimi e incanta fino a produrre anche conversioni nell’animo di cattolici e non è solo perché vive di fede nella mente , nel cuore e nel contatto con gli altri. Questo perché prega( lo ha ribadito ai sacerdoti di Caserta come azione distintiva senza la quale vi è solo tiepidezza, arrabbiatura e…) e vive costantemente in unione spirituale con Dio, cosa augurabile, fattibile e necessaria per ogni cattolico Nella mia vita ho incontrato alcune persone straordinarie per impegno e santità. Una nota in comune: la dolcezza che rapisce. Uno in particolare era di una razionalità incredibile e di una fede semplice e disarmante nello stesso tempo. Allora non lo capivo, ora si. Papa Francesco crea empatia che per sua stessa ammissione è la premessa per parlare del Cristo. Ha un suo modo di relazionarsi e di esprimersi che sconcerta a volte, ma si comprende che lo fa per stile personale e per meglio creare empatia, rischiando un poco. E’ cosciente di questo? Ormai lo avrà capito(vedi la telefonata a Palmaro ammalato, quello del “questo papa non mi piace”), ma non cambia, credo. La teologia? E’ impensabile che non la conosca bene nell’essenziale, ma ama la teologia comprensibile a tutte le persone, soprattutto apprendendola dalla lettura e la meditazione del Vangelo e scritti dei Padri. E questa trasmette costantemente. Da qui la mia voglia di capirlo bene. Una domanda provocatoria:dal Vangelo si capisce che Gesù era un grande Teologo?

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    • se permette quando leggo di esseri ke vogliono docere e mancano di umiltà e sapienza mi scusi ma mi urtano queste presunzioni e certo lei non si puo’ permettere dirmi cosa devo fare, manca di tattoo…………
      ,

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  19. cmq il vissuto, anke matrimoniale deve essere vero sulla propria pelle non da esterni conclamanti sentenze improprie e impersonali,
    la vita è tutta fatta di carne anima spirito, vivetela a fianco di ki non la vive da pulpiti insulsi, unite la verità alla presunzione d’intenti
    ki giudica Papa Francesco, ke si spende in toto vicino a tutti, è geloso della vicinanza ai presunti deboli, ke vivono la vita apertamente senza infingimenti, mascheramenti
    credo ke il nominato sopra gnokki non perda il vizio del ,facile giudizio senza permearsi al solito di vera vicinanza comprensione
    le azioni della vita saranno imperfette ma di certo non farisaike come quelle di tanti ke blaterano a peli nell’uovo
    mi spiace vedere qualcuno prendere piede in modo scorretto presupponendo studi veraci
    comunione non è solo prendere Cibo Divino ostentamente è partecipazione di vita generale………..
    la stretta osservanza spesso è indurimento di cuori formalizzazione possibile date agiatezze generali………….

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  20. Ho trovato un’analisi molto interessante e pertinente sull’incontro coi pentecostali a Caserta e che tenderei davvero a condividere, firmata da P. Dwight Longenecker, parroco cattolico romano statunitense, e che consiglierei agli utenti interessati di leggere nella totalità.

    Qui un paio di citazioni:

    Quelli che ritengono papa Francesco un riformatore dovrebbero vedere nei suoi rapporti con gli evangelici quale sia il cuore della sua riforma. Non è semplicemente un tentativo di ripulire la banca vaticana o di spazzare via dalla Chiesa i pedofili. Non è semplicemente il simbolismo di vivere nella Casa Santa Marta, mangiare nella caffetteria e andare in giro su una macchina modesta. La riforma che ha progettato è ben più radicale. Vuole che i cattolici seguano Gesù Cristo in modo gioioso, radicale e dirompente.

    Ciò vuol dire che i cattolici devono essere più esuberanti nell’adorazione, parlare lingue e abbracciare un calvinismo smorzato e utilitaristico? Francesco vuole protestantizzare la Chiesa cattolica? Assolutamente no. Penso che voglia che i cattolici siano non più protestanti, ma più cattolici. In altre parole, vuole che i cattolici tornino allo zelo e alla passione dei santi e dei martiri. Vuole che i cattolici reimparino la vita semplice degli apostoli e godano dei livelli più elementari della fede – una vita piena dello Spirito Santo in un rapporto quotidiano con Gesù Cristo.

    Leggendo la frase “penso che voglia che i cattolici siano non più protestanti, ma più cattolici” immediatamente connetto al male che ha fatto e tuttora fa il giansenismo che è la versione “cattolica” del protestantesimo il più triste, protestantesimo dal quale, in fin dei conti, i movimenti pentecostali si distaccano con forza e successo.
    In Pace

    http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/francesco-e-gli-evangelici-5883617028866048

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    • Sono perfettamente daccordo con te
      In particolare l’altro giorno a Caserta il Papa ha messo bene in luce quale deve essere lo stile della evangelizzazione e del dialogo
      C’è chi pensa che l’evangelizzazione consista nel mettere in evidenza le differenze con gli altri, di esprimerle in modo chiaro ed urlato e nel trovare il modo di farle approvare da un punto di vista “legale” in modo che tutti debbano osservarle per paura di qualche punizione. Così si pensa di ottenere l’unità perché tutti la pensano allo stesso modo.
      Il Papa non si comporta così, ma usa un altro metodo. Incontra chi la “pensa diversamente” e cerca di mettere in evidenza quello che unisce anziché quello che divide. Cerca un “minimo comune” oppure “un massimo possible” sulla base del quale accordarsi. Nel caso specifico poi, il minimo comune non mi pare proprio “minimo”. Infatti la fede concreta nel “medesimo Cristo” e nello “stesso Spirito” non mi sembrano cose di poco conto! Certo le difficoltà rimangono ma è importante non solo convivere nonostante le diversità ma anche collaborare per la costruzione del bene comune e di un mondo migliore.
      Comprendo bene che scegliendo questo metodo il Papa si sia attirato profonde critiche. Ma anche Gesù non era da meno. Nei pubblicani e nei peccatori faceva fatica a trovare qualcosa “in comune” ed allora si è accontentato di andare a tavola da loro perché un piatto di pasta (anche se allora non c’era) non si nega a nessuno: qualche risultato lo ha ottenuto! Tuttavia c’è chi l’ha scambiato per un “mangione e beone” perché mangiava e beveva troppo e per questo lo ha criticato. Permettimi una battuta (anche se non so se in Svizzera si riesce a capirla): chi criticava Gesù perché mangiava e beveva troppo e diceva che quindi era un mangione e un beone, doveva stare attento a non “cogliere” troppo…
      Comprendo benissimo il dolore del Papa di fronte alla “cordata di Cardinali” che lo sta osteggiando così apertamente e che lo costringe molto spesso ad intervenire duramente. Non è solamente un problema di simpatie personali ma di modi per vivere in cristianesimo
      Non faccio nomi per non ingarbugliare ulteriormente la matassa: basta leggere sul sito di Tornielli l’articolo del 28/7 di Giacomo Galeazzi. Non voglio dire con chi sono o non sono daccordo e non entro nel merito della questione: si nota anche nell’articolista il confronto tra due metodi di agire di fronte ad una problematica.
      Da che parte sto? Ovvio: sempre col Papa! 🙂

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  21. Vi ho letti e non ho più tempo a disposizione per scrivere.
    Comunque sono d’accordo e condivido quanto detto da Vincenzo, Lieta, Simon, Manuel. Grazie per i ragionamenti molto ricchi, fecondi e che vanno dritti al punto 🙂

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