La Buona Novella asimmetrica

Il Giovane Ricco di Mc 10,17-22

Il Giovane Ricco di Mc 10,17-22

Prologo

Definizione di guerra asimmetrica:  “un conflitto in cui le risorse dei belligeranti sono diverse nell’essenza e nel combattimento, interagiscono e tentano di sfruttare le debolezze caratteristiche del rispettivo avversario” ( da Wikipedia)

Introduzione

Dialogando con alcuni carissimi utenti del blog mi sono reso conto di un immenso qui-pro-quo culturale che mina la comprensione di cosa sia la Buona Novella e quale sia la sua articolazione colla Morale. In un blog si cerca sempre di trovare un linguaggio chiaro e semplice evitando, finché si può, di renderlo troppo accademico, perciò vorrei proporre l’esempio che discutiamo questi giorni, circa i divorziati risposati come “caso” per dimostrare l’esistenza di queste confusioni ambo semantiche e semiotiche e cercare di contemplare assieme cosa questa articolazione implichi.

Nel quadro delle religioni dette “naturali”, la relazione agli dei implica una gestualità sacra a loro propria, l’uomo pio è colui che onora gli dei come conviene loro, secondo tradizioni più  o meno stabilite: onorare il dio è celebrare la sua particolare liturgia. Certo, a volte, un Ulisse può adirare gli dei ma costoro, in generale, hanno poco interesse nel comportamento morale dell’umano quanto piuttosto nel fatto del suo essere pio. L’adoratore dà al dio quel che gli spetta ed in cambio chiede la soddisfazione dei proprio bisogni. Il problema della felicità dell’uomo non è tanto un problema religioso quanto piuttosto quello della filosofia, per la quale l’etica è l’arte della ricerca di questa felicità. Alcune religioni orientali sono religioni atee, nel senso in cui esse offrono il cammino verso la felicità, o per lo meno verso l’assenza di infelicità, anche attraverso rituali e attività sociali comuni ma senza deità. Se guardiamo all’Islam, il problema della felicità si risolve nella volontà di “al Lah”, senza alcun bisogno di razionalità da parte di questi, né di un oggettivo comportamento virtuoso da parte dei seguaci a parte il fatto di sottomettersi ai famosi “cinque pilastri”: cioè anche nell’islam, un po’ come presso i pagani, la ritualità sociale risolve la relazione con la deità. Presso gli ebrei la cosa diventa un po’ complessa: per piacere al Signore bisogna comportarsi bene e sottomettersi alla Legge, in una relazione di tipo deontologica, la quale Legge trova il suo culmine, ancora una volta, nella ritualità quotidiana e personale come anche in quella sacerdotale e sociale che si sviluppa nel Tempio. In teoria di management moderno, parleremmo appunto di stile di management transazionale come caratterizzante queste  relazioni simmetriche tra il dio ed il suo seguace.

Capitolo Primo: Buona Novella

Nel caso del cattolicesimo, ci troviamo di fronte a qualcosa di completamente diverso: ci è data una Buona Novella, il Kerygma e l’incontro reale e personale, anche se mediato dalla Chiesa,dai nostri fratelli in umanità e dalla Creato tutto, con la Deità. Il cristianesimo, non è, a propriamente parlare, una religione: non propone una ritualità che piace alla Deità e neanche una serie di regole e regolamenti per non dispiacere la stessa autorità, non ci offre nessuna filosofia per non essere infelici e non ci detta nessuna condotta per non essere condannati dal Dio. In questo senso la Buona Novella del Cristo è completamente sconcertante per l’umano e questo probabilmente “firma” la sua origine divina. Nella Buona Novella cristiana, il rito è compiuto dal Dio, l’incontro con Esso avviene realmente indipendentemente dai regolamenti e le liturgie, ci mostra come giungerLo: tutta l’iniziativa è asimmetricamente del Dio che non aspetta nulla in cambio, in quanto ha già tutto ricevuto dal Sommo Sacerdote una volta per tutte.

In un senso, per lo sguardo del filosofo, questo è perfettamente coerente: il Bene, il Bello, il Vero non hanno bisogno di quel che si oppone loro per definirsi e porsi nell’Essere, mentre invece, il male , il brutto ed il falso devono sempre rifarsi ai Primi per definirsi, in quanto Ne esprimono l’assenza, totale e/o parziale. Questa è la radice dell’asimmetria ontologica: strictu sensu, il male, il brutto ed il falso non esistono per sé ma son solo una invenzione semantica che cerca di esprimere minori perfezioni di bene, bello e vero.

Capitolo Secondo: Asimmetria

Non c’è un comportarsi bene che salvi o che renda felice nel cristianesimo, non c’è un saper fare liturgico che ci rende gradevole alla Deità, non c’è una regola o un insieme di regole che ci giustifichino: niente di tutto ciò. C’è solo il Dio che prende l’iniziativa di incontrare l’uomo ed è questo incontro che é beatitudine, giustizia, verità, giustificazione, liturgia.

Ad illustrare questo c’è la famosa parabola di Gesù con il giovane ricco, ad esempio in Mc 10,17-22.

“Maestro buono, che cosa devo fare
per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi
chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere,
non commettere adulterio, non rubare,
non dire falsa testimonianza, non frodare,
onora il padre e la madre”.

Ecco, la Bontà è solo di Dio, vivere di questa bontà, cioè avere la vita eterna, ha luogo nell’incontro con Cristo, solo questo può risolvere il desiderio del giovane ricco di vita eterna. Uccidere, commettere l’adulterio, frodare sono mali, cioè sono diminuzioni della Bontà di Dio ma le leggi che li impediscono, cioè non uccidere, non commettere adulterio, non frodare non esauriranno mai l’incontro con Cristo, che, Solo, dà la vita eterna: la deontologia non salva di per sé perché non sarà mai altro che “casistica”: la legge sarà sempre asimmetrica rispetto all’incontro. Infatti Cristo ama il giovane ricco per aver osservato tutte, ma proprio tutte, le leggi, però l’incontro con Lui trascende codeste sebbene senza contraddirle:

“Una cosa sola ti manca:
và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro
in cielo; poi vieni e seguimi”.

Ecco, non la guerra asimmetrica, ma la Pace asimmetrica: Cristo non dice che non è importante seguire tutte le leggi, anzi sottolinea che seguire tutte le leggi ci vale il Suo amore, ma incontrarLo è qualcosa di più che rompe la simmetria legalista ed è l’incontrarLo che dà la vita eterna.

Capitolo Terzo: Applicazione

Le coppie che vivono della Buona Novella, vivono di questi due piani di simmetria e di asimmetria al contempo, che ne siano pienamente coscienti o no, quando ci sono gioie e quando ci sono croci. Nella coppia sacramentalmente sposata non si parla di regole, di comportamenti giusti  o sbagliati, di deontologia, dei dieci comandamenti o altro: vi si parla qui dell’incontro reale tra gli sposi con il Cristo nella loro Chiesa domestica, che, come Chiesa, riceve il Cristo stesso come dono.

Questa è la Buona Novella che ci annuncia la Chiesa circa il matrimonio.

Ma l’uomo vecchio, come lo chiama San Paolo, ha molta difficoltà a relazionare asimmetricamente e direttamente con il Bene, il Bello ed il Vero , come nel caso del giovane ricco: gli è più consono capire queste categorie, riducendole ad un livello simmetrico, come essendo il “non male”,  il “non brutto”, il “non falso”, il che non è errato ma non esplicita la totalità e l’essenza dei primi tre. E guardando il “non male” , dirà che non bisogna essere adulteri, che non bisogna impedire la fecondità, che non bisogna lasciare lo sposo in difficoltà da solo, eccetera: questa ricerca di simmetria ha bisogno di un decalogo, di una deontologia, che non sono errati, anzi, sono necessari, ma non possono intrinsecamente circoscrivere cosa sia il Mistero del Santo Matrimonio che è Vita di Cristo.

Quando si considera la problematica del divorziato risposato, si tende  a porsi a livello di persone che non vivono più, se mai hanno vissuto, quella Buona Novella del Santo Matrimonio: il loro mondo reale è ridotto dunque a quel che si è fatto di male nel passato e nel presente e la loro semantica, come anche quella di chi cerca di interagire con loro, tende ad essere una semantica di tipo deontologico, quella dell’uomo vecchio. Non sei stato fedele, non hai aiutato il tuo coniuge, non hai lasciato la porta aperta alla vita, etc.

E qui si capisce, il dilemma delle discussioni che hanno avuto luogo in questi giorni: il Card. Müller ci ricorda e ci annuncia la Buona Novella sul Matrimonio mentre il Card. Kasper e Mariadaga restano a livello di messa in discussione della deontologia, volando a filo colle margherite,come soffocati nella simmetria, notando, con una certa giustezza, bisogna ammettere,  quanto questo discorso sia insufficiente , però non capiscono che questo loro approccio non è sufficiente semplicemente perché non può, intrinsecamente, rendere conto della pienezza e della specificità della Buona Novella di Cristo sul Santo Matrimonio ma, erroneamente, vogliono cercare di “re-interpretare” quest’Ultima alla salsa del pensiero mondano occidentale contemporaneo non rispettandone più il “Mistero”, come “schiacciando” la divina asimmetria contro la troppo umana simmetria.

La Misericordia di Dio, tanto ricercata,  rileva della Buona Novella stessa ed è asimmetrica, mentre la “giustizia” ecclesiastica (per fare molto semplice) di quello della discussione deontologica simmetrica: adattamento di quest’ultima deve avvenire nel quadro di una maggiore assimilazione della Buona Novella sul Matrimonio e non per via di un “adattamento” di Questa alla “casistica” e alla “giurisprudenza”, ma, al contrario, adattando le umane simmetrie all’asimmetria evangelica. Cioè la prima tappa è capire meglio cosa sia il Santo Matrimonio eppoi adattare la legislazione a questa più profonda comprensione: non il contrario. Ad esempio, se si implica che la fede è strumentale per la validità del sacramento, allora la legislazione può richiedere la sua dimostrazione o a contrario usare la sua assenza per dichiararne la nullità. Altro esempio: se si conclude che è un cammino vocazionale specifico , allora obbliga un discernimento particolare della Chiesa locale, ma può forse aprire nuove strade per dei matrimoni non “vocazionali” ma secondo la sola natura. Dall’approfondimento del Mistero possono sorgere nuove vie canoniche e pastorali, ma non dalla riduzione e deformazione di Questo. Il fatto stesso che il Card. Kasper non sia stato capace nella sua prolusione di stabilire un nesso tra la teologia del matrimonio da lui presentato e le sue proposte è indicativo del fatto che i due aspetti sono tuttora sconnessi.

Conclusione: Asimmetria della Chiesa Domestica.

Aldilà degli esempi portati, la contemplazione del Santo Matrimonio ci indica che codesto è Chiesa domestica nel senso proprio dell’accezione del termine. Quel che è interessante è che è il luogo privilegiato dell’incontro del Cristo con il marito, la moglie ed i figli. E cosa ci dice Lumen Gentium sulla Chiesa? “così pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo” …  “la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento”… “Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui…” …” Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita.”

Allora perché non estendere questa riflessione della Lumen Gentium sulla Chiesa universale a quella Chiesa particolare che è la Chiesa domestica, anche quando “umanamente” parlando fallita? Perché non cercare di vedere nella natura intrinsecamente differente nella sua asimmetria il sacramento sempre oggettivamente valido del primo ( e solo) matrimonio (sacramentale) quel che svela “in mezzo al mondo anche se non più perfettamente” l’incontro con Lui, dove il “non più perfettamente” potrebbe essere un secondo matrimonio (civile), ma stavolta ben vissuto, umanamente parlando, e portatore anch’esso di “semi di verità”, malgrado tutti i malgradi? Perché non cercare di riflettere come, basandosi sulla coppia iniziale ormai civilmente divorziata, ma la sola sposata sacramentalmente, nel perdono  e in una carità ritrovata reale reciproca, sia possibile “condurre una vita retta” nella penitenza, certo, ma in analogia a tutti coloro che si salvano nel mondo per la grazia dell’esistenza dell Chiesa cattolica, Sacramento del Cristo per il nostro mondo, anche quando non ne fanno parte esplicitamente?

In Pace ( asimmetrica)

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Sinodi della famiglia, Sproloqui

24 replies

  1. Ok, allora… Io ti prometto di rileggere per la terza volta questo strabiliante studio, per cominciare a comprenderne è veramente l’essenza e poter eventualmente dire qualcosa di intelligente, ma tu almeno rifletti sulla possibilità di trasmetterlo a Müller in persona! 🙂

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    • la vita l’abbiamo illuminata o meno dal Vangelo senz’altro siam battezzati confessati comunicati cresimati poi occorre anke po’ di fortuna forse per poter fare diversamente
      anke se tendiamo alla gioia mankan spesso certezze terrene
      ke non si esplicano perkè egoismi stravincono pure supportati da società varia anke religiosa

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  2. Secondo me voli un po’ troppo alto e… ti perdi tra le nuvole. Ritrovare, nel perdono e nella carità concretamente vissuta con la moglie da cui si è ormai separati, la via per una vita retta: va bene. Ma non vedo come reciproco perdono e carità possano giustificare un secondo matrimonio.

    Ragazzi, è inutile tentare l’arrampicata sugli specchi, convivere con una donna che non è tua moglie è adulterio.

    C’è una sola strada per superare il problema del divorzio: rientrare in se stessi e smettere di guardare al proprio matrimonio come ad un fallimento. Chi lo dice che un matrimonio è fallito? Un matrimonio può essere difficile, pesante da sopportare, una vera e propria croce. Come il mio, ad esempio. Ma è e resta un matrimonio fecondo di grazie di ogni genere. Dove sta scritto che il matrimonio debba essere solo e soltanto fonte di gioia, di pace, di serenità, di piacere? Il matrimonio, a quel che ne so, è la strada per la santità e, sempre per quel che ne so, non è agevole diventare santi. Anzi, è piuttosto faticoso. E se qualcuno ritiene il proprio matrimonio una croce troppo pesante da sopportare, si faccia un giro in un reparto di oncologia pediatrica prima di optare per il divorzio e rifletta sul fatto di come il suo matrimonio, tutto sommato, non è quella croce così pesante.

    Nel corso della vita può toccare di portare croci ben più pesanti, che non prevedono la scappatoia del divorzio. Occhio!

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    • Ti ringrazio, gentile Giancarlo, di esserti dato la pena di leggerti questo “pezzo” in intero e di commentarlo.

      Che sia ben chiaro: l’obbedienza al decalogo non può essere cortocircuitata: nell’incontro con il giovane ricco , Gesù lo ama appunto a causa di questo. Eppoi che razza di ragionamento sarebbe il mio se partendo da premesse molto chiare contro l’adulterio ne venissi a giustificarlo in finis!

      Concordo con tutto il tuo commento sulla croce nel matrimonio e questo l’ho espresso nero su bianco in tanti miei altri interventi: su questo non ci piove. E la separazione fisica può anche essere una di queste croci come lo può essere un incidente o una malattia grave.

      Quel che intendo dire nella mia conclusione non è di benedire un adulterio, il che non può essere concesso, come non può essere concessa un’attività omosessuale, o una convivenza prematrimoniale.

      Cerco piste che permettano a chi vive bene in un secondo matrimonio, secondo le leggi della natura, dopo che gli anni siano passati e quando è impossibile rimettere i cocci iniziali a posto senza creare nuove addizionali ingiustizie, evitando con spirito penitenziale l’adulterio fisico, senza “benedizione” alcuna del nuovo matrimonio, di trovare un cammino/una teologia di redenzione che sempre e solo sarebbe basata sul solo matrimonio sacramentalmente valido.

      E comunque, qualunque cosa io dica o scriva, se fosse contraria al Magistero Autentico, non ha da essere tenuta in conto, il mio fine non essendo di andare contro Esso ma di approfondirLo con coerenza come ogni cattolico ha il diritto di fare.
      In Pace

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      • Ok.

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      • Ti ringrazio per il tuo scritto Simon, scritto che nella prima parte ho trovato molto bello e utile, pur con i miei limiti in campo teologico.

        Ti devo pero’ confessare che non ho trovato pertinente l’ultimo periodo, mi sembra come appiccicato al testo: non ne capisco la consequenzialita’ con il resto. Certo con le migliori intenzioni, mi sembra pero’ che apra le porte a una visione in cui il matrimonio sacramentale sia cosa per pochi, o che comunque la scelta della larga maggioranza di non riconoscersi piu’ in legami indissolubili sia ormai questione che non puo’ essere affrontata se non trovando qualche tipo di escamotage, che francamente a me sembra solo verbale.

        Poi, per carita’, dal punto di vista dei fatti le cose sono oggettivamente drammatiche: solo una minoranza si accosta al matrimonio come sacramento, di questi solo (temo) un’infima minoranza realmente si sposa con l’assoluta convinzione che il matrimonio sia indissolubile, questo solo bastando a render nullo lo stesso di fatto, se non de jure. Ma di fronte a questo che fare: trovare dei modi per affrontare i dolorosi problemi di chi egualmente cerca di esser cristiano pur in condizioni oggettivamente di peccato (e tutti siamo in qualche situazione del genere, peraltro) dicendo loro che, insomma, c’e’ un modo per essere indissolubilmente sposato a quella di prima, ma (scusate la franchezza) di andare lo stesso a letto con quella di adesso, cioe’ di essere sia bianco che nero nello stesso tempo, oppure mantenere le persone in un cammino di misericordia e di penitenza insieme, dicendo che e’ male cio’ che e’ male, ma che il male non ci condanna di per se’ se almeno ci perpepiamo come peccatori bisognosi di perdono?

        E poi: ci si rende conto di quanto male si faccia alla famiglia dando anche solo l’impressione che su questa faccenda ci sia da discutere? Il messaggio che passa e’ disastroso: eran tutte storie, le cose vanno come vanno, e noi cattolici ce ne accorgiamo come al solito con mezzo secolo di ritardo, facendo qualche acrobazia verbale alla Kasper per giustificare la frittata. Facciamo invece vedere la bellezza del matrimonio cristiano, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella felicita’ e nella croce di cui parla Giancarlo (a proposito: grazie per quel che dici). Il mondo ha bisogno di questo, di un messaggio radicalmente diverso da quello che passa oggi: certo misericordioso verso i singoli (come gia’ dovrebbe essere) e pronto nelle decisioni (nei purtroppo frequentissimi casi di nullita’): ma che non ceda a nessun compromesso sull’essenziale, non certo perche’ si tratti di una regola disumana da applicare comunque, ma perche’ quello e’ cio’ che Dio ha voluto (“in principio non era cosi'”) e dunque e’ il bene di ciascuno di noi.

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        • Caro “gg”,
          accolgo volentieri le tue osservazioni in particolare il fatto che questo punto di vista potrebbe essere percepito come elitista e il matrimonio elitista non è di certo quel che desidera lo Spirito Santo.
          D’altro canto nessuno può giudicare della fede dei futuri sposi in quanto essa rileva del foro il più interno che sia.
          Il mio approccio sarebbe quello di dire che è un appello vocazionale dello stesso stampo di quello alla cresima: universale, ma richiesto con un atto di foro esterno esplicito dove si mostra aver capito cosa sia questo matrimonio cristiano, forse per iscritto e chiedendo alla Chiesa di testimoniare di questa unione e benedirla.
          Quanto all’ultimo punto, davvero vale il mio commento a Giancarlo: non è questione di consumare sessualmente l’adulterio ed esserne benedetto, figuriamoci!
          La logica è una logica di asimmetria dove l’incontro con Cristo nel matrimonio sacramentale salva anche quando non si vive più assieme a causa degli errori personali.
          Grazie per questi commenti pertinenti.
          In Pace

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          • Grazie a te per averli considerati, e grazie anche per le spiegazioni. Sono d’accordo sulla procedura che proponi per verificare un consenso chiaro ed esplicito alle conseguenze dei propri atti. Quel che continuo invece e’ non capire e’, nella pratica, cosa tu proponga nel caso specifico dei divorziati risposati, magari a valle della procedura di cui sopra. Perche’, ad esempio, quando dici “evitando con spirito penitenziale l’adulterio fisico” mi sembra tu dica quanto viene previsto gia’ ora (non si chiede di abbandonare una seconda famiglia che, a seguito magari di mille errori, si e’ formata e non si puo’ abbandonare senza maggior danno: ma si chiede la castita’ in tali casi).

            Questo detto, chiedo scusa per la ripetizione ma vorrei ribadire una cosa.Sembra che il problema principale sia trovare soluzioni che facciano sentir bene alcune coppie divorziate e risposate civilmente, che pero’ desiderino non sia vista come cattiva la loro scelta, che pero’ continua a esserlo, pur con tutta la possibile comprensione per i drammi dei singoli perche’ peccatori siamo tutti, magari non su quello ma lo siamo tutti. Il problema e’ che del matrimonio sacramentale, per cio’ che esso e’ e per cio’ che comporta, non lo desidera piu’ nessuno o quasi, e che tra quelli che ancora vi si accostano, molti non sanno cio’ che fanno. Non credo che sia un caso che certe spinte vengano dal mondo morente dei cattolici nord-europei, quasi completamente protestantizzati. Si sta facendo un danno enorme. Due giovani fidanzati con magari ottime intenzioni sono gia’ circondati da un mondo per il quale la fedelta’ per tutta la vita e’ una pura e semplice assurdita, e in questo clima non so se ormai ve ne siano due in tutto il mondo ai quali, almeno una volta, non sia venuto in mente che, male che vada, una qualche via di fuga si trovera’. Il fatto stesso che se ne parli cosi’ tanto anche a livello ecclesiale fa un danno: manda il messaggio che, vabbe’, stiamo cercando anche noi di trovare delle vie d’uscita per fare, con qualche se e ma e tante chiacchiere, piu’ o meno come tutti. (ovviamente non sto parlando di quanto dici tu Simon).

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          • Aldilà della ovvia castità necessaria, c’è un bisogno psicologico e spirituale per chiunque abbia commesso errori di essere guardato con amore e di aver riconosciuto quel che si è fatto di bene e non solo con una pacca paternalistica sulla spalla.
            Un divorziato risposato che ha ricostruito una famiglia che faccia senso, che si è occupato della sua famiglia e che, quindi, ha cercato di fare umanamente parlando “bene” deve poter trovare, questa è Misericordia, elementi santificanti in questo suo operare, elementi di incontro con Cristo stesso: questa è la mia preoccupazione. Ma contrariamente ad un Kasper che propone di girare le spalle al matrimonio sacramentale, proponendo de facto un divorzio cattolico, sostengo che quel che c’è di buono deve affondare le sue radici nell’unico matrimonio sacramentalmente valido, in analogia colle chiese separate da Roma che compiono quel che fanno di buono in quei elementi che la Chiesa cattolica vive pienamente.
            In parole povere, bisogna riconoscere in queste famiglie ricostruite quel che c’è di buono in esse e anche se questo non conduce alla riammissione alla comunione ( salvo castità vissuta che tanto viene sempre cogli anni, più o meno velocemente) almeno possono trovare il loro posto come tutti i peccatori che noi siamo.
            Guarda, caro “gg”: non pretendo avere le risposte per tutto e lungi da lì. Al limite prendiamo tutto ciò come un esempio di ragionamento teologico che cerca,senza niente tradire della Dottrina, di aprire nuove vie rispettose delle problematiche. Ben vengano altre proposte, ma non à la Grillo o à la Kasper: ma proposte fedeli senza complessi alla dottrina del Cristo sul matrimonio.
            In Pace

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          • Grazie della replica, su cui concordo quasi interamente (per quel che vale la mia opinione :-)). Il “quasi” si riferisce al riferimento alla prassi ortodossa, che di fatto e’ proprio una sorta di divorzio all’ecclesiastica, senza se e senza ma. Questo tipo di prassi e’ definito nel documento dell’allora cardinal Ratzinger uno dei piu’ seri ostacoli al cammino ecumenico e, in effetti, pur essendo io per indole un grande estimatore della spiritualita’ ortodossa, trovo quel punto uno dei pochi davvero non condivisibile nella loro visione ecclesiale, assieme alla mancanza di consenso sul primato.

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          • Caro “gg”, c’è un piccolo quiproquò quando cito le Chiese separate da Roma. Non le cito per dire che bisogna fare come loro sulla questione delle seconde nozze: no, per me sono nell’errore in questa materia e non per niente considero il fatto che restino separate da Roma come il segno visibile di questa loro infedeltà rispetto all’insegnamento del Cristo sul matrimonio.
            Ho citato le Chiese separate in un altro contesto per stabilire un analogia: allo stesso modo che quel che c’è di buono nelle Chiese separate proviene dalla Chiesa cattolica, l’unica nella quale sussiste pienamente la sola Chiesa di Cristo, così quel che c’è di buono nella vita di sposi separati proviene dal sacramento valido del matrimonio anche se non più visibile.
            Nelle Chiese separate c’è del buono e del meno buono, ma quel che c’è di buono lo hanno in comune con la Chiesa cattolica; c’è anche del non buono e questo non l’hanno in comune.
            Nel caso dei sposati risposati ci sono cose buone come ad esempio l’aiuto mutuale e l’educazione dei bambini, questa bontà prende senso, “ecclesia domestica supplet” nel sacramento valido e sono strumenti di santificazione per via di questo, mentre cose meno buone come il consumo dell’adulterio ovviamente no.
            Spero essere stato più chiaro.
            In Pace

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  3. gli esempi di premier adulteri pedofili e comunione in diretta tv ricevuti alte sfere kattolicità e anke supportati elemosine rubate ai poveri per fingere dazioni a Kiesa

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    • non credo ci si accosti matrimonio religioso senza discernere indissolubilità
      ove dissolva violenze varie e tutte
      non si tiene piede in 2 scarpe con regole a secondo epikeia dite
      gli emedamenti ai sacramenti
      a simpatia parroci e c.
      gli annulli e dispense come per i sacerdoti ke tornan laicità devon essere meglio vagliati senza costi eccessivi e esagerate incomprensioni e lunghezze di tempi

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  4. certi signori mi paion dati letteralmente ad alti voli
    poi nella reale concretezza kissà ke vissuti hanno

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  5. i miei sono impertinenti ahaahah ciao prossimi lontani dal reale

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  6. In parole povere, bisogna riconoscere in queste famiglie ricostruite quel che c’è di buono in esse e anche se questo non conduce alla riammissione alla comunione ( salvo castità vissuta che tanto viene sempre cogli anni, più o meno velocemente) almeno possono trovare il loro posto come tutti i peccatori che noi siamo.

    Andiamo al reale che chiede lieta. Scusate se uso un modo di scrivere simile al suo, ma son di corsissima oggi!

    Conosco una famiglia che risponderebbe perfettamente al caso ascritto.
    IN breve: lui, molto credente, sposato in chiesa e per non so quali motivi divorziato. La ex non so quanto credente. Dopo il fattaccio, lui incontra una amica – ad un incontro di preghiera – e si accorgono di piacersi. Si risposano,con gran dolore solo in comune, dopo un cammino personale seguiti da preti, ora vivono in modo cattolicissimo crescendo 2 splendidi bambini.
    Precisazione: non so per quali motivi sia fallito il primo matrimonio e nemmeno so se hanno avvito pratiche presso la Sacra Rota; so che a quanto pare la colpa sia completamente ascrivibile a lei.

    Ora: fattore castità. Con due bambini è dura crederci. Anche ad oggi che cercano il terzo…
    Eppure a parlare con entrambi c’è una volontà di credere, lui consapevole di annunciare il kerygma, di dare speranza ai propri figli (la prima relazione fu infruttuosa). Faccenda della comunione non è dunque del tutto estranea dalla loro speranza, soprattutto per lei che è invece al primo matrimonio.
    Dunque lui ha il sacramentale valido al primo, ma lei si sente sacramentalmente unita a lui e la pratica lo conferma alla grande.
    Il suo impegno benevolo di oggi non può contrastare con l’errore iniziale che ha creato male?
    Cioè, in questo caso tu cosa prevederesti Simon?
    Mettendola sull’ironico, me ne scuserai – mi conosci -, devono solo sperare di arrivare a 80 anni entrambi, dopo una bella vita passata a vivere da cattolici e a far l’amore come veri sposi, ad essere impotenti così da poter dire al confessore che quelle belle nottate erano peccati di gioventù e che oramai oggi è tutto un (bel) sogno anche solo pensarci?
    E se il sogno, disgraziatamente, si interrompe a 60 e passa anni quando il signore è ancora, come dire, vigoroso?

    Probabilmente sono davvero estraneo alle complicante di questo istituto sacramentale, nonostante lo viva tutti i giorni nel reale con le sue gioie e le sue fatiche, per questo ho bisogno di una esemplificazione che mi faccia cogliere l’ortoprassi che la tua ortodossia “reinterpretata” così aulicamente prevede(rebbe).

    Grazie ancora Simon delle tue riflessioni che riconosco essere al limite di un Magistero che riconosci e presso al quale ti inginocchi per umiltà (e non per umiliazione!). Riflessioni che aiutano tutti noi (me soprattutto) a dipanare una matassa complessa, aiutano a comprendere il reale e che nascono da un tuo abbandono nei confronti del desiderio affascinato, tutto umano, di comprendere meglio ciò che lo Spirito Santo “ha in serbo” per noi peccatori.

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    • Caro Minstrerl, ti ringrazio per l’ultimo paragrafo, perché, in verità, mi hai capito.

      Quanto alla tua domanda ti direi che quei preti che hanno seguito i tuoi amici hanno fatto esattamente quel lavoro di ospedale da campo che Papa Francesco vuole sia fatto.

      E quel che prevederei è la consolazione che solo chi ama può dare: i cocci rotti sono rotti, ma bisogna trovare consolazione e sapere che in quella croce c’è il cammino della salvezza. Questo sembrano aver fatto quei sacerdoti e questo sembra esser stato assimilato dai tuoi amici da come racconti tu.

      Giusto dal punto di vista teologico eppoi pastorale sottolineerei che quel che c’è di buono nel secondo matrimonio è, paradossalmente, santificante per la grazia del matrimonio sacramentale e che, quindi, il perdono genuino tra gli sposi originali è primordiale anche se quel primo matrimonio può essere soggettivamente vissuto come una croce ingiusta ( ma conosci tu croci giuste?).

      In Pace

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    • @ Minstrel.
      «Mettendola sull’ironico … devono solo sperare di arrivare a 80 anni entrambi, dopo una bella vita passata a vivere da cattolici e a far l’amore come veri sposi, ad essere impotenti così da poter dire al confessore che quelle belle nottate erano peccati di gioventù e che oramai oggi è tutto un (bel) sogno anche solo pensarci …».
      Beh, tanto ironico poi non direi, caro Minstrel.
      Se guardassimo con attenzione la vita di molti santi della Chiesa cattolica, alcuni perfino elevati al rango di “dottori”, scopriremmo che il loro periodo giovanile è stato diciamo pure un pò “disordinato”. E tuttavia, ciò che infine ha avuto rilievo è la loro conversione in corso d’opera, dopo aver partecipato e compreso le dinamiche del mondo, grazie proprio a quei “peccati di gioventù”, vissuti con grande passione e coinvolgimento. Altrimenti che cosa avrebbero mai potuto insegnare, se non si fossero immersi loro per primi nelle “miserie” umane?
      C’è un proverbio napoletano che rende in modo straordinario questo concetto: «Tant’anne dint’ê saittelle… e quanno addiviente zoccola?». Tanti anni (trascorsi) nelle fogne… e quando diventerai una zoccola?
      In napoletano la parola “zoccola” può avere diversi significati. Massimamente offensiva se diretta a una donna; se rivolta a un uomo vuol dire persona di grande esperienza sul campo, che ha capito come gira il mondo.

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  7. Il problema è prima ancora della castità la convivenza, e non ci si può far niente, se è valido sacramentalmente il primo matrimonio, sono due adulteri.
    Dovrebbero trovare il proprio posto tra i penitenti, ossia con i catecumeni, come una volta era nella Chiesa.
    Lì si vedrebbe se hanno fede, giacché 3 sarebbero state le possibilità iniziali, riducentesi a 2 successivamente: 1 andarsene perché ci si sente discriminati 2 rimanere in tale condizione innanzi alla Chiesa potendo partecipare ad essa solo con tale ruolo 3 convertirsi e rinunciare alla propria situazione.
    La posizione numero due non può durare in eterno.

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    • Infatti, Daouda, per fare spicciolo sono d’accordo: ma circa il punto 2 si deve poter valorizzare questo desiderio negli aspetti umanamente positivi ad esempio quelli legati all’aiuto mutuale e all’educazione della prole.
      In Pace

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  8. il Giudice cmq è solo lassu’
    credo ke ki si accompagni divorziati sappia ke erra
    la maturità, scusa minstrel non è mutuata da alcun gruppo di preghiera
    cmq c’è un libero arbitrio del quale renderemo conto lassu’

    favoloso il dies irae ke mi ricorda film del regista svedese ke mi sfugge nome (senescenza)

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