Teologia del corpo, omosessualità, matrimonio: qualche linea guida.

il PENSATORE!

il PENSATORE!

Prendendo spunto da una serie di splendidi commenti apparsi nei posts dedicati al Sinodo della famiglia, ho cercato alcuni approfondimenti circa la “bomba ad orologeria” (Weigel) che risponde al nome “teologia del corpo” secondo il beato Giovanni Paolo II; approfondimenti che ho voluto inserire in una ricerca più ampia che non tralasciasse alcuni modi di intendere tale teologia da parte intuizioni filosofiche di stampo husserliano.

UN BLOG DEI BLOGS INUSUALE…

Non sono in grado in questo momento di formare un pensiero personale al riguardo poiché mi sono avvicinato a questo aspetto teologico da pochissimo, grazie ai commenti apparsi su questo blog il quale si sta configurando come un vero e proprio dono più per noi autori che per voi lettori.
Durante la prima ricerca di fonti, ho reperito su web molte ottime risorse per cominciare un percorso personale di comprensione di questi aspetti così fondamentali oggi. Questa settimana dunque, anziché il solito escursus web “blog dei blogs”, alla caccia di soliti sospetti, preferisco restare sul pezzo e condividere con voi queste prime “scoperte”.

La “teologia del corpo” del beato Giovanni Paolo II è espressione di una erotica completamente ascritta ad una teologia cristiano-cattolica, atta a parlare all’uomo contemporaneo. Per prima cosa è dunque comprendere in quali linee guida si inserisce tale riflessione teologica. Cioè: quali sono le ultime riflessioni valide che hanno cambiato il modo di intendere l’amore negli uomini?

Ma calma e sangue freddo. Dobbiamo parlare di amore. Dunque dobbiamo comprendere dove si è mossa la filosofia contemporanea intorno a questo concetto.

AMARE OGGI? LA FENOMENOLOGIA

Una breve ricerca e scopro che queste ultime sono ritracciabili nella cosidetta fenomenologia dell’amore di Max Scheler e Dietrich Von Hildebrand, filosofia fenomenologica di stampo Husserliano.
Un bel guazzabuglio da sbrogliare (almeno quanto questa mia ultima frase…).

Ecco come ho proceduto: Polymetis durante una discussione con Trianello su un forum parlò di Husserl e della fenomenologia come filosofia che gli permette di accettare senza alcun problema, da filosofo cattolico, le unioni omosessuali. Parto da qui per capire cosa si intende per “amore” oggi.
Dal “Dizionario critico dei termini filosofici” di Antonio Livi apprendo che “Fenomenologia” ha, al solito, diverse accezioni. Quella che ci interessa a noi è la terza, che Livi individua essere di tipo

“soggettivo (come procedimento logico di indagine), e allora per “f.” si intende lo studio dei fenomeni secondo un certo metodo, quello idealistico di Hegel (Phänomenologie des Geistes) o quello neocartesiano di Husserl, che tenta una «reiner Phænomenologie [= f. pura]», o quello antropologico di Heidegger, che elabora una «f. del Dasein»”

Molto bene, dunque Husserl è di stampo neocartesiano. Mmmmh… vado avanti e cerco come lavorano questi filosofi, cioè cerco il loro metodo. E scopro che in effetti esiste il “metodo fenomenologico” ascrivibile ad una sistematica filosofica antropologica. Scopro che tale metodo durante il Novecento ha arricchito notevolmente l’antropologia con nuove nozioni, come quella della “simpatia” (Max Scheler) e quella della “empatia” (Edith Steiln).

Mi soffermo sul primo, vado alla Treccani e scopro che Scheler supera il formalismo morale di Kant dando ai “valori” un “contenuto a priori originario del sentire umano” e compie una intuizione importante: mettere “al centro della sua filosofia la concezione dell’amore come rapporto essenziale della persona umana con il Dio-persona.” Scheler fu discepolo di Husserl in persona, insieme ad una serie di altri filosofi poi divenuti importanti: A. Reinach,  H. Conrad Martius, A. Pfänder, Edith Stein. Fra di loro scorgo il nome di un teologo  cattolico: Dietrich Von Hildebrand. Scatta approfondimento d’obbligo.

Termine di ricerca su Google fondamentale: “concezione hildebrandiana dell’uomo
Ed ecco i risultati che ho scovato, metto a disposizione e mi leggerò con calma.

Paola Premoli – Uomo e  relazione: antropologia filosofica di Von Hildebrand

Paola Premoli? E allora: academia.edu!

Paola PremoliFelicità, bene e amicizia. Von Hildebrand legge Aristotele.
Ecco, così almeno ho un sunto gratuito! Cosa si intende per “leggere Aristotele”. Presumo il ritorno alla “persona” di tipo cristiano secondo l’ileomorfismo aristotelico-tomista. Infatti l’antropologia oggi risente di un abbandono di questo concetto fondamentale per la comprensione di “cosa sia l’uomo”! Prendo sempre dal “dizionario critico” di Livi (pag. 292-295):

La nuova psicologia “scientifi ca” di tipo positivistico si propose invece di prescindere da ogni differenza tra anima e corpo, eliminando il problema delle cause ultime dell’agire umano per rimanere nelle descrizioni dei fenomeni empirici e alla loro spiegazione immediata. […]
La psiche, che come abbiamo detto vuol essere sinonimo di “anima”, viene spesso scambiata con un altro termine che modernamente è anch’esso privo di connotazioni metafi siche: il termine “mente”, in uso anche nelle lingue neolatine per infl usso dell’inglese “mind”; da questo uso linguistico derivano problemi come ad esempio quello dei rapporti mente/corpo (“the mind/body problem”), che sostituisce il problema classico dei rapporti anima/corpo. Questo problema ha dato luogo, nel corso dei secoli, a tanti termini specifici della antropologia. Uno di questi è il termine “dualismo”, che vuole indicare quella dottrina fi losofi ca nella quale l’uomo è concepito come il punto d’incontro di due sostanze diverse, in qualche modo unite tra loro ma di origine del tutto diversa e destinate a una diversa sorte finale. […]
Il termine contrapposto a”dualismo” è il termine schiettamente aristotelico di “ilemorfi smo”, ossia la concezione dell’anima come “μρφ [morphé (= forma)]” del corpo; in questa concezione, dunque, non esistono di per sé né l’anima né il corpo, ma esiste l’uomo. […]
solo con l’adozione delle categorie metafisiche aristoteliche che la filosofia cristiana raggiunge un perfetto equilibrio teoretico nella sua concezione antropologica: Tommaso d’Aquino, infatti, ricostituisce l’unità della natura umana sulla base aristotelica dell’ilemorfismo, e riesce a elaborare anche la giustifi cazione metafisica dell’incorruttibilità dell’anima umana, che – pur essendo destinata per natura a essere forma del corpo – può “sussistere” anche separata dal corpo in quanto dotata di una sua propria “sussistenza”.

Dunque ecco un primo punto fermo: il dualismo postcartesiano ha portato alla ricerca di soluzioni similari all’ileomorfismo, ma tutte precarie e inconsistenti. A queste scemenze filosofiche risponde l’ottocento in modo opposti: l’idealismo cristiano di Hegel, l’idea del “singolo” di Kierkegaard, la rinascita del tomismo (deo gratia) e infine la fenomenologia.

DALLA FENOMENOLOGIA A QUEL FENOMENO DI GPII!

Dunque la teologia del corpo di Giovanni Paolo II si insinua queste riflessioni e cerca di scardinarle, superarle, “ripensando in senso cattolico” le conquiste filosofiche della fenomenologia, elaborando “una riflessione sistematica su un tema che solo in questi ultimi anni è stato percepito in tutta la sua centralità, e cioè come rendere nuovamente udibile la visione cattolica dell’amore umano proveniente dalla rivelazione cristiana a un mondo che pare averne smarrito il senso profondo.”

Ma chi sto citando? Scopertona presso Academia.edu:

Giacomo CoccoliniTeologia del corpo in Giovanni Paolo II

E’ una breve, succinta e chiarissima somma (datata 2013!) di quello che intende essere questa teologia. Analizza in breve i tre punti centrali (matrimonio, verginità, procreazione) mediante una comprensione dell’essere “umano” in quanto tale.
Cito dalla fine del breve illuminante articolo:

“il matrimonio ha un valore sacramentale in quanto dice un riferimento profetico all’unione di Cristo e della sua Chiesa, per cui esso – Afferma Giovanni Paolo II in riferimento al capitolo 5 della lettera di Paolo agli efesini – «come sacramento primordiale, viene assunto ed inserito nella struttura integrale della nuova economia sacramentale, sorta dalla redenzione in forma, direi, di prototipo»” […] E’ il linguaggio del corpo che qui viene ricercato il fondamento, perché «per la sua intima struttura, l’atto coniungale, mentre unisce profondamente gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritti nell’essere stesso dell’uomo e della donna».

Sembra di leggere Simon!

Altri contributi chiari e semplici li ho reperiti su questo blog dedicato alla pastorale, autore ahimé sconosciuto chiamato borgosotto, ma di contenuti perfettamente cattolici. Prova ne è una breve riflessione sull’omosessualità.

CONCLUSIONE CIRCOLARE: GLI ARGOMENTI DEI “PROGRESSISTI”

Ma tornando all’inizio dopo tutto queste nuove consapevolezze, come fa un Polymetis, quale filosofo e insieme cattolico e insieme antitomista (diventato a suo dire dopo un percorso da tomista convinto!), ad accettare l’omosessualità? Che metafisica segue dunque? Copio dal forum già citato una parvenza di risposta: può aiutarci a comprendere quali sono gli argomenti dei teologi morali che spingono verso un superamento di quanto finora espresso dal Magistero ordinario e straordinario della Chiesa. In breve: una metafisica post-Husserliana che prevede che il tomismo, con le sue categorie cardine di potenza e atto, sia bello che defunto. Ma è vero? Lascio la domanda a voi.

Trianello ha scritto: “Invece io sostengo che i concetti di sostanza ed accidente (affondando le proprie radici in quello che viene detto senso comune, sul tema J. Haldane, A Thomistic Methaphyscs in The Blackwell Companion to Methaphyiscs, pp. 87-109) siano irrinunciabili onde pensare coerentemente il mondo. Ma non è questo il luogo dove poter difendere una tale tesi.

Già, il luogo rende impossibile discutere di tale tesi, ma visto che Trianello ha dato della bibliografia ed un utente la chiedeva, posso dire a ministrel che la mia bibliografia è banalmente tutta la filosofia europea dopo il ‘600. Trianello certo non ti vorrà celare di appartenere ad una setta di minoranza, e che se provi ad andare in un dipartimento di filosofia odierno mettendoti a parlare di sostanza ed accidenti potrebbero guardarti strano, come se tu fossi un forsennato.
Non che ovviamente sia impossibile che tutta la civiltà occidentale prenda un abbaglio: la maggioranza non è un criterio di verità. Tuttavia, se è vero che essere in molti non significa avere ragione, tuttavia il fatto che una tesi sia minoritaria dovrebbe far sì che sia impossibile usarla in maniera gratuita in un dibattito come fosse una premessa ovvia e scontata. Quanto più una tesi è in discredito, tanto più essa andrebbe dimostrata prima di utilizzarla in un dibattito. Ma Trianello ci tiene a precisare che non vuole discutere a partire da questo presupposto, e che egli avrebbe argomentato in maniera diversa, quindi non è il caso di insistere. Sebbene io invece veda chiaramente che una distinzione tra fattori primari di sterilità, e fattori secondari, non è altro che un tentativo camuffato di reintrodurre la vecchia distinzione tra essenza ed accidenti non essenziali. C’è poi un’altra coppia terribile, che speravamo fosse finita nel dimenticatoio, perché davvero non significa nulla, e che ancora continua ad alimentare la teologia cattolica. Ecco ad esempio come un professore cattolico spiega, ricorrendo alla potenza e all’atto aristotelici, il perché sarebbe lecito far sesso nella menopausa della donna:

“Dio stesso, che è Creatore della natura, ha voluto che nella donna esistessero dei periodi di non fecondità: i coniugi che, per seri motivi, esercitano la sessualità durante i naturali periodi infecondi, fanno uso di una disposizione naturale voluta da Dio. Essi non peccano, come non peccano i coniugi che esercitano la sessualità dopo la menopausa della moglie, quando il materiale procreativo della donna – gli ovuli – è terminato. La finalità procreativa, in questi casi, resta potenzialmente intatta: resta potenzialmente presente e nella disposizione naturale della donna e nelle stesse intenzioni dei coniugi che, se le circostanze lo consentissero, darebbero origine ad una nuova vita, facendo passare la capacità procreativa dalla potenza all’atto.” (Bruto Maria Bruti)

Si tratta di deliri. Non c’è alcuna “potenza” che si possa tradurre in atto nel periodo infecondo, né tanto meno nella menopausa. Ogni cosa è ciò che è, e un periodo sterile è un periodo sterile, non un periodo potenzialmente fecondo, ma solo in potenza… Queste formule non hanno alcun significato, e sarebbe il caso si trarre la debita conseguenza che se il sesso è solo in vista della procreazione, fare sesso durante periodi infecondi dovrebbe essere proibito. Si fa sesso in un periodo sterile sapendo perfettamente che non si concepirà… e dunque, non è forse questa una dichiarazione che si ritiene valido quell’atto, e moralmente elevato, anche a prescindere dalla potenzialità procreativa, che infatti sappiamo bene è presente?

Bisognerà dunque arrivare, visto che come stanno così le cose non hanno senso, ed anzi, per reggersi in piedi si basano su cose inesistenti come “l’atto e la potenza”, giungere ad un pieno riconoscimento della validità dell’atto sessuale, a prescindere dalla fecondità del medesimo, vale a dire che si arriverà senz’altro a riconoscere che la funzione donativa e comunicativa dell’amore tra i coniugi può esser buona anche considerata in se stessa, anche perché la procreazione, dopo Darwin, non può più essere considerata un fine del rapporto sessuale, in quanto i fini in natura non esistono. Potrà essere un fine posto dall’uomo, se ci tiene, senza che ciò precluda la bontà dell’atto sessuale che voglia prescindere dalla procreazione. Paolo VI nelle Humanae Vitae scriveva “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. “ (HV 11)
Qui ovviamente Paolo VI parlava di atti nei periodi infecondi dei coniugi etero, ma in queste parole si può leggere in filigrana il meccanismo che, tra qualche anno, scardinerà inesorabilmente le resistenze di quella morale che invece vuole l’aspetto comunicativo del matrimonio solo come secondario, e sottomesso al fine primario della procreazione, con l’inesorabilmente conseguenza, che i documenti del magistero si vergognano di dedurre, che dunque anche gli atti sessuali tra coniugi fatti nella menopausa della donna mancano il loro fine primario.

L’intera risposta di Polymetis può aiutare a tracciare il quadro generale dove si muovono alcuni teologi morali come Giannino Piana.

Concludo con gli scan messi dallo stesso Polymetis del libro di J. McNeill “La Chiesa e l’omosessualità” pp. 85-91 nei quali si sviluppa il discorso biblico non c’è dunque nessun esplicito accenno al fatto che la sregolatezza di Sodoma e Gomorra sia nell’omosessualità. Argomento correlato a quello di questo post.

Già da questo breve sunto non si può che constatare comunque che la “teologia del corpo”, con relativo magistero, dovrà essere assolutamente citata nel Sinodo che verrà; aggiungo che forse sarà proprio il Sinodo a comprendere pienamente tutto ciò che il grande contributo di questo Papa Beato ha donato alla Chiesa nella riflessione continua sulla rivelazione che l’uomo compie durante il suo cammino.

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica

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40 replies

  1. La cosa interessante è vedere che Polymetis, per arrivare alla sua tesi, deve prima affermare che “l’atto e la potenza” sono cose inesistenti: caspita, tutta la fisica la più moderna, quantistica inclusa, descriverebbero cose “inesistenti” ! Si direbbe che siamo tornati a Parmenide. Eppure un qualunque stato fisico, per quanto complesso che sia da descrivere, è rappresentato da una parte soltanto dello spazio di fase e non da quello che gli è ortogonale in tempo dato…

    Aldilà di ciò è la struttura logica nella quale ascriviamo il nostro discorso stesso sulla natura che si basa sul principio di non contraddizione che rispecchia l’osservazione sperimentata.

    Sembrerebbe davvero essere tornati indietro di 2500 anni: il cane è sempre lo stesso cane eppure non nello stesso posto e fa cose differenti , allora non è proprio lo stesso cane, è un altro cane, ma il buon senso mi indica che è lo stesso cane. C’è quel che esiste e c’è quel che è in atto: ci sono cose che esistono e che non sono in atto, e quindi esistono potenzialmente: il pianista è sempre un pianista anche quando non gioca del piano, ma se vuole può giocare del piano. Uno che non è pianista non giocherà mai del piano.

    Mi sembra che prima di decretare che atto e potenza sono inesistenti, Polymetis dovrà distruggere la nozione di logica aristotelica, ma quello steso giorno dovrà tacersi, perché non avrà nessun diritto di cercare di convincere su basi logiche altrui. D’altronde chi rifiuta la logica di solito non cerca di convincere ma cerca di sopraffare con violenza ( non dico che sia il caso di Polymetis).

    Per tornare alla problematica dell’atto sessuale in periodo infecondo, vorrei fare un paio di considerazioni: quel che la Chiesa condanna è l’atteggiamento contraccettivo e quest credo che sia sfuggito nella discussione da te citata, Minstrel. “Contra-concettivo”, vuol dire avere un atteggiamento che si oppone alla concezione della vita. L’atteggiamento contraccettivo si oppone alla natura stessa di Dio , di cui siamo immagine, uomo e donna, perché Dio stesso è fonte di vita e di creazione .

    Utilizzare metodi naturali di controllo delle nascite con scopo contraccettivo è tanto perverso quanto utilizzare condoms o pillole, in quanto si svia il dono totale dei corpi che deve per forza rimanere aperto alla vita, perché questa è la natura di Dio di cui siamo immagine: Dio si dà totalmente nelle Sue creature con purezza, cioè senza tenere niente per sé. Così ne dovrebbe andare nella coppia, immagine di Dio: si danno l’un l’altro con purezza, senza ritenere niente per sé, lasciando che il loro dono mutuale si trasformi in quel che naturalmente ogni dono: fecondità.

    Il seme bisogna che muoia in terra, che si dia completamente, cioè con purezza,, che si perda se stesso, al fin di dare vita all’albero gigantesco: nel seme tutta la potenza di quel che sarà un giorno un albero in atto.

    Il problema posto da Polymetis è quindi posto male o perlomeno non nell’ottica di quel che la Chiesa insegna: fare l’amore con la moglie “anche” durante i suoi periodi infecondi o dopo la menopausa non può essere una cosa cattiva di per sé, se lo si fa senza spirito contraccettivo , cioè senza scopo di opporsi ad una possibile vita nuova.

    Utilizzare i metodi naturali in quest’ottica, non contraccettiva, non può essere condannabile: in quanto in questo caso la coppia resta aperta alla possibilità di una nuova vita, dovesse questa presentarsi.

    Usare di metodi contraccettivi implica rendere intrinsecamente impossibile la fecondità del dono di sé allo sposo e ciò è contro la natura stessa di Dio di cui siamo immagine. Lo stesso vale nella relazione omosessuale o in quella auto-erotica. che sono intrinsecamente opposte alla fecondità di per loro propria natura: cioè non hanno neanche in potenza la possibilità dell’apertura alla vita.

    Però, vorrei aggiungere ancora qualcosa che forse non è facile udire in questi tempi: l’attività sessuale dovrebbe sempre essere quella di un uomo libero. Un uomo è libero quando fa quel che pensa essere giusto, buono e bello per sé, per la propria, moglie, per la propria famiglia, per la società nella quale vive. La libertà non è fare quel che passa per la testa perché così pare o solletica. Una sessualità adulta è una sessualità di uomo libero
    In Pace

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  2. Sulla contraccezione e aborto consiglio l’ascolto di questa bella conferenza di Padre Giorgio Carbone o.p. con il Dott. Riccardo Cascioli.
    Meeting di Rimini 2013 – Contro L’uomo. Aborto, contraccezione, ideologia del genere.
    http://www.accademiadelredentore.it/blog-it/Contro-L%27uomo.-Aborto,-contraccezione,-ideologia-del-genere.-906.html

    E’ la presentazione di questo libro: Pillole che uccidono dello stesso Carbone OP
    http://www.edizionistudiodomenicano.it/Libro.php?id=448

    Domanda secca.
    Tu Simon scrivi: “Utilizzare i metodi naturali in quest’ottica, non contraccettiva, non può essere condannabile: in quanto in questo caso la coppia resta aperta alla possibilità di una nuova vita, dovesse questa presentarsi.”

    Ma come si fa a sapere che non sia contraccettiva? Usare “metodi naturali” significa che ovviamente si sa che quel giorno è quasi sicuramente un giorno “out” per una gravidanza. Farlo è ovviamente pura voglia di far l’amore con la propria moglie senza aspettarsi belle sorprese. Ovviamente se arrivano belle sorprese si accettano (e alla grande), ma non era certo l’idea iniziale di quella bella seratina! Il sesso è o non è una delle componenti importanti di un rapporto di coppia? A mio dire: YES! SI! OUI! DA! Come se ne esce? Cioè bisogna sempre farlo sperando che arrivi un bimbo?
    Addio… 😛

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    • Beh come ti ho già detto e scritto anche qui, il sesso tra marito e moglie è preghiera: è dono mutuale che vive, nel quadro del sacramento, dello stesso Dono di Cristo per la Sua Chiesa, sul Calvario, Morte e Risurrezione.

      Se tu fai l’amore un giorno infecondo non è che ti impedisci di avere un bambino, che sei “contro” l’apertura alla vita del tuo dono a tua moglie: non fai sviare questo dono mutuale! Sempre preghiera è.

      La questione è sapere se fai male ad astenerti dall’aver sesso durante periodi fecondi, non se lo fai durante periodi infecondi. La gente capisce l’insegnamento della Chiesa alla rovescia.

      Riprendo il ragionamento semplicissimo della Chiesa:
      (1) Il dono mutuale di sé nella coppia deve essere aperto alla possibilità di vita
      (2) Il cristiano non può avere una mentalità contro la possibilità di vita, “contra-concettiva”
      (3) Fare l’amore durante periodi non fertili senza mentalità contraccettiva è cosa buona, anzi buonissima, visto che anche di preghiera si tratta
      (4) Impedire che l’atto d’amore possa raggiungere i suoi fini naturali è impedire il dono mutuale di essere fecondo e questo è mentalità e atto contraccettivi, che rendono impuro il dono di sé ( impuro vuol semplicemente dire che il dono non è fatto totalmente e con trasparenza ma chi lo ha fatto si trattiene o si riprende quel che si era supposto dato)
      (5) Impedirsi di avere relazioni durante periodi fecondi non è commettere nessun atto sviato, visto che non c’è questo dono mutuale dei corpi. Però qui due considerazioni sono da essere considerate dalla coppia di fronte a Dio: questa scelta rileva di un atteggiamento contraccettivo o di un atteggiamento di responsabilità paterna?
      (5a) Se la ragione per la quel si pratica tale astinenza è per evitare bambini ad ogni costo allora siamo in un’ottica contraccettiva e quel che sembra un atto di virtù diventa in realtà fondamento di un atteggiamento vizioso.
      (5b) Se la ragione è che dopo aver avuto un certo numero di figli si ritiene per il bene della famiglia dover scaglionare o distanziare future nascite allora quest’astinenza è cosa virtuosa.
      (5c) Se la coppia sceglie astinenza completa per la gloria di Dio allora può anche essere cosa virtuosa asseconda delle circostanze concrete.

      In Pace

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  3. «Dio si dà totalmente nelle Sue creature con purezza, cioè senza tenere niente per sé. Così dovrebbe accadere nella coppia, immagine di Dio. Si danno l’un l’altro con purezza, senza ritenere niente per sé, lasciando che il loro dono mutuale si trasformi in quel che naturalmente ogni dono: fecondità».
    Già, così dovrebbe accadere …
    Una straordinaria visione idilliaca della vita di coppia, da vero eden. Peccato mal si adatti alla necessaria consapevolezza genitoriale e alle difficoltà del vivere quotidiano.
    Se così non fosse, non si comprende il perché perfino i cattolici, non tengono conto di questo invito.
    Il motivo è semplice. Alla visione idilliaca si contrappone una domanda piuttosto cruda che di quell’eden non conserva nulla. Ci si chiede con grande preoccupazione e responsabilità chi sarà poi a occuparsi dei frutti di quel dono, chiamato fecondità, se lasciato a briglie sciolte?

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    • Ma la Chiesa non parla di briglie sciolte, ma di paternità responsabile: ogni coppia decide, davanti a Dio e senza l’intromissione di alcun terzo, di cosa può e non può.
      In Pace

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      • E infatti, caro Simon, davanti a Dio e senza l’intromissione di alcun terzo, la stragrande maggioranza delle coppie si affida responsabilmente a un metodo contraccettivo. Pare che ultimamente anche la Chiesa se ne sia accorta.
        Questa è la realtà, poi ognuno è libero di raffigurarsela come meglio crede.

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        • scusate ma allora quando la donna non è più fertile non ha senso far sesso. Se invece lo ha , il discorso è mera ipocrisia…

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          • credo ke ste tematike le conoscono gli sposi in via diretta
            i religiosi son piuttosto fuori dal tema nel senso provare per capire
            x questo concordo ke coppie di sposi realistike, vari ceti possan meglio di tutto parlare di simili prblm
            mi sembrate irreali per certi aspetti
            i valori son quelli ma si fa quel ke si può ove prblm economici assorbono tutte energie

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          • Spero ancora vivamente di non suscitare un vespaio. Volevo rimanere in silenzio: tuttavia non posso esimermi dal fare alcune considerazioni, dato che seguo la vicenda teologico pastorale da 35 anni

            1. Crescete e moltiplicatevi
            Questo è l’ordine espresso nei capitoli della creazione e mette in evidenza la funzione della sessualità per la generazione di figli. Anche nell’Antico Testamento questa esigenza è primaria: vedi Onan e la legge del levirato (ovviamente non ho sbagliato a scrivere….). Questa priorità della sessualità è stata presente fino al secolo scorso sia a motivo della mortalità infantile che della massima fascista che “il numero è potenza” e quindi si chiedevano (almeno dalle nostre parti) 4 figli per coppia. Ora la situazione demografica e i costi di mantenimento non permetton più un aumento esponenziale del numero degli abitanti della terra. Pertanto, al di là dei metodi più o meno corretti che vengono imposti o proposti dai poteri forti mondiali, da alcuni decenni si parla di maternità e paternità responsabili: occorre con responsabilità partecipare del dono dell’essere cooperatori della creazione. Non c’è niente di male in questo e non viene messo in dubbio dalla humanae vitae.

            2. Il cristiano come si comporta allora se, responsabilmente, non può compiere la scelta di procreare? Nel corso dei secoli è sempre stata presente l’idea della peccaminosità della sessualità: poi ci sono stati dei lodevoli tentativi di vederne la positività nel piano di Dio. Tuttavia molti hanno comunque pensato che una sessualità slegata dalla procreazione fosse intrinsecamente negativa e peccaminosa. Addirittura nei miei primi anni da confessore mi capita spesso di persone che si accusavano di peccato a motivo dell’esercizio della sessualità DOPO la menopausa. D’altra parte ii moralisti e i vescovi da me conosciuti e che (come già scritto) hanno contribuito fisicamente alla stesura dei testi finiti nelle varie encicliche hanno sempre affermato la perfetta liceità dell’utilizzo dei metodi naturali….

            3. In una tale impostazione tuttavia ci si dimentica che la sessualità, nel piano di Dio, non ha solo la finalità procreativa. Esiste anche l’altra affermazione della Genesi che non può essere arbitrariamente tralasciata: …. i due saranno una carne sola. Non esiste solo la finalità procreativa, ma anche quella unitiva: essa si esprime e prende origine dall’atto sessuale per poi confluire in tutte le altre azioni della coppia. Questa finalità unitiva non può essere arbitrariamente eliminata: dalle nostre parti si parlava del “dovere del matrimonio”. A questo livello si esprimeva il giudizio del confessore che in confessione valutava caso per caso.

            4. La sessualità ha ovviamente anche altre importanti valenze che devono essere approfondite, ovviamente non da noi…

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          • Hai proprio ragione, cara Lieta.
            Il bello della favola, se così si può dire, è che a pontificare sulla vita di coppia, non parlo di famiglia, sono di solito uomini celibi, piuttosto avanti negli anni, che dei problemi di coppia hanno sentito parlare per interposte persone.
            Mia figlia, 28 anni, ingegnere, ha iniziato a capire il vero significato della parola genitore e la responsabilità che ciò rappresenta, soltanto dopo aver partorito una creatura. E soltanto ora comincia a rendersi conto delle vere difficoltà che s’incontrano nel gestire una famiglia, dovendo pensare al marito, alla bambina e al lavoro.
            Le favole sono tutte belle, ma la vita, quella vera è un’altra cosa, soprattutto è terribilmente seria.

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          • @Manuel2014 delle 16:38
            Personalmente condivido quanto hai scritto anche perché non vedo opposizione con quanto ho cercato di spiegare.
            Niente vespai quindi: almeno non da parte mia.
            In Pace

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        • E dirò di più.
          Se davvero, come si vuol velatamente far intendere, il messaggio della Chiesa è chiaro, comprensibile e a portata di mano, e la colpa a non volerlo accogliere è insita soltanto nella scarsa volontà di chi ascolta, è necessario soffermarsi e valutare alcune semplici circostanze.
          Se uno non capisce la lezione, la colpa è senz’altro sua; se sono in due a non capire la lezione, la colpa può esser di nuovo attribuita a quei due, ma se è l’intera classe a non capire la lezione, allora qualcosa non ha funzionato a dovere ed è compito di chi sta sulla cattedra porsi qualche domanda.
          Valutare cioè, fatta salva la preparazione del docente, se per caso si è in presenza di una comunicazione inadeguata.
          Altre strade per giustificare l’incomprensione di una intera classe non ve ne sono, a meno di voler ammettere il totale disinteresse verso l’argomento.

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          • credo cmq ke il nostro essere in società ondivaga dipenda da mancanza di esempi, amoralità pubblica tutti livelli da sesso a rubare e tutti comandamenti
            gli esempi anke di certe persone di Kiesa disoneste con talari e senza
            Papa Francesco mi piace perkè lo trovo semplice e a disposizione primariamente dei deboli
            senza lussi
            il suo vestire per essere a suo agio, l’abitare in Santa Marta per me indice vicinanza dei veri disperati di oggi
            ke certo non son quelli ke si straccian vesti per questi suoi modi di vivere anke se Papa
            quelli ke lo giudicano ma non giudidicano burke coi 12 mt di coda rossa
            quelli ke quando economia è a rischio corron kiedere avanzamenti in carriera a ente comunista ove lavorano…………………

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          • @Gaspare delle 16:29
            La questione è posta male: il problema non è sapere se la gente capisce ma se la gente che ha capito vive un percorso di vicinanza al Cristo ( cioè si santifica). Onestamente conosco mica poche coppie che hanno 4, 6, 8, 10 , 12 figli anche tra le generazioni più giovani delle nostre, senza escludere le nostre, gente spesso con lavori semplici, mica solo riccastri, o solo pveracci, gente che hanno sentito l’appello specifico del Cristo nella loro coppia come essendo apertura alla vita. Ne incontri dappertutto, ma anche all’Opus Dei, al CNC, al Regnum Christi, al RnS, in tantissimi movimenti che sviluppano una spiritualità matrimoniale cattolica , come le Equipes Notre Dame, ed in tante realtà ecclesiali. Da queste famiglie sorgono le attuali vocazioni religiose e sacerdotali ( non solo da lì, in quanto il Signore chiama dove vuole, ma molte da lì).
            L’analogia dell classe non è valida: sono duemila anni che lo Spirito Santo insegna a non peccare eppure tutti pecchiamo: non è un ragion sufficiente per smettere di insegnare do non più peccare.
            Quel che manca nella tua classe, sai cos’è: professori e studenti che pregano di più…
            A mio umile parere.
            In Pace

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          • grazie Gaspare, credo ke le durezze della vita familiare non si possan definire bene senza viverle

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          • Caro Simon, grazie dell’attenzione e delle cortesi riposte.
            Non che mi senta soddisfatto, ma non mi lamento per questo. So bene che a questo mondo ognuno cerca di svolgere il proprio ruolo in coscienza e nel migliore dei modi. Lei ha scelto di fare il sacerdote e in risposta a quanto da me esposto, oltre a “pregare di più” non avrebbe potuto suggerirmi.
            Ciò che ho sempre trovato stupefacente fin da ragazzo e che ovviamente non ho mai compreso, ma certo non me ne dolgo, è il perché molte persone sentano l’esigenza di chiedere ai preti che cosa possono fare o non fare in camera da letto, il come, il quando e magari anche il perché, quasi cercassero una specie di rassicurazione, un modo forse per sentirsi più sicuri, non saprei. Se c’è qualcuno cui rendere conto è la propria moglie, punto.
            Le dirò invece qualcosa sulle famiglie numerose, che le farà piacere. Mio nonno, capitano di lungo corso, autentico lupo di mare marchegiano, di figli ne ha fatti undici, l’ultimo fu mio padre, ma era il 1916!
            Mio padre, forse stufo della troppa confusione in famiglia, ci ha pensato su e ne ha messi al mondo soltanto due.

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        • @Gaspare delle 13:48
          E infatti … la stragrande maggioranza delle coppie si affida responsabilmente a un metodo contraccettivo : due commenti brevissimi
          (1) un fine buono (paternità responsabile) non giustificherà mai mezzi cattivi (metodi contraccettivi
          (2) la stragrande maggioranza dei cattolici pecca di golosità, ciò non vuol dire che la Chiesa debba chiamare questo vizio buono e come conducente alla santità
          In fin dei conti il problema non è di lasciare i cattolici su un guanciale di indolenza lasciandoli falsamente beatamente felici, ma spingerli verso la santità il che implica un minimo di coerenza.
          In Pace

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          • @ Simon
            Sii buono…. potresti usare il principio del duplice effetto anziché quello del male minore… 🙂
            A riguardo della “misericordia” di Paolo VI non puoi negare che ci sono state interpretazioni allucinanti. Ovviamente non agisco per sentito dire. Tanto per fare esempi ti posso citare casualmente quei frati di Monza che si rifiutano di dare l’assoluzione e la comunione a chi fa uso dei metodi contraccettivi apportando la scusa che si trovano in “situazione di peccato” perché ovviamente non li usano una volta sola. A costoro come unica soluzione prospettano l’astensione perpetua dagli atti matrimoniali portando come esempio il loro comportamento (ovviamente il comportamento dei frati…). Pertanto poi i fedeli si rivolgono a noi che pensiamo diversamente a riguardo della misericordia di Paolo VI oppure pensano di fare a meno della Confessione di fronte a tale sapienza. Ma i frati poi si fanno portare le foto del matrimonio e trovano “strane” macchie sull’abito da sposa che giustificano il malocchio e il malefecio ricevuto che naturalmente solo loro possono scacciare… Ma tanto poi ci siamo ancora noi: misericordia io voglio, non sacrificio, diceva Qualcuno…

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          • Eh eh, Caro Manuel2014,

            Ma tu non mi parli qui di dottrina della Chiesa, ma del giudizio che il sacerdote porta in quanto giudice su una situazione particolare: qui entriamo nella casistica. La casistica non può essere dottrina e buona novella.

            In quanto confessore, nel tuo foro interno, tra te e Dio, giudichi di una situazione umana particolare dove si incontrano il vissuto specifico del peccatore da un lato e dall’altra la Buona Novella,che è la dottrina della Chiesa, e devi emettere un giudizio che sia al contempo giusto e misericordioso.
            Sei insindacabile nella tua scelta.
            E come insegna San Tommaso, devi fare mostra di buon senso e di epikeia.

            Ci sono casi dove chiaramente il ricorso alla contraccezione è un male minore che eviterà a tale donna di cadere nella depressione o a tale coppia di soffiare un poco, mentre in tale altro caso essa sarà solo l’espressione di un egoismo all’interno di tale coppia: ci sono tanti casi differenti quante sono le persone e le coppie.

            Mai potrai dire che quella contraccezione è buona di per sé, ma puoi assolvere e dare speranza affinché in futuro le cose si rimettano a posto e affinché il dono tra sposi sia come Dio comanda. Non importa cadere, l’importante è avanzare, ma non credo che bisogna mai fare finta che la Croce non ci sia o non ci debba essere.

            Eppoi a volte sono sicuro che quella Croce, spiritualmente, la prendi anche te sulle tue spalle e che compi penitenze a nome di queste persone, anche se non lo sanno.

            Nei fatti è tutta la difficoltà di questi dialoghi nei blogs, ma forse anche è la difficoltà del Card. Kasper e altri Marx: da un lato si parla della Dottrina che è Buona Novella anche se via stretta ma dall’altra le persone la applicano brutalmente a loro stessi e con una tentazione “pelagiana” non si vedono all’altezza e si demoralizzano eppoi vogliono entrare nel “giudizio”: ma il giudizio non è Dottrina, almeno non lo è nel cattolicesimo.

            Aver voluto fare dei giudizi Dottrina è la tentazione della casistica, il cui scopo non potrà mai essere raggiunto, in quanto nessun essere umano può essere ridotto a casi prestabiliti, Ma ogni essere umano può essere affascinato dalla Buona Novella e lasciarsi motivare ed attrarre da Essa. E la Buona Novella non è un “caso”.
            In Pace

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  4. @pomata
    scusate ma allora quando la donna non è più fertile non ha senso far sesso. Se invece lo ha , il discorso è mera ipocrisia…

    Trovo una risposta se si allarga il contesto di questa frase di Simon: La questione è sapere se fai male ad astenerti dall’aver sesso durante periodi fecondi, non se lo fai durante periodi infecondi.

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  5. non credo essere ne mosca ne vespa
    cmq quando sacerdote qui mi ha detto ke mio matrimonio raffreddore
    bè non è stato per nulla caritatevole
    sto indagando in primis dei motivi sulla mia pelle
    a volte sto qua perkè suppongo sia modo comunicare po con qualcuno
    SERENA MENTE

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  6. cmq non si può essere talmente pignoli nel senso ke nel matrimonio con le dure competenze ke lo compongono, è solitamente a un certo punto purtroppo parte infinitesimale il sesso, i metodi sistemi dell’amore coniugale saran competenza degli sposi
    e tutto sarà gestito nella reciprocità
    ove manca si fa quel ke si può sempre sperando maggiori lumi nel cieko ke non vuol vedere il buon cammino della famiglia, della vita
    abbiam stankezze cronike in atto, non siam sotto il giogo di nessuno, Dio in primis ha fiducia in noi
    respiriamola la libertò ke Lui ci dona senza scrupoli assurdi

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    • bella gaspare, noi siamo stati 8 figli e oltre laboriosità genitori e aiuto Dio siam arrivati a essere genitori anke noi, di meno figli date maggiori complicanze della vita odierna
      a fronte di ki non vive genitorialità diretta, la continua onesta’ cercata di vivere nel modo + giusto possibile ke si riesce è gravosissima anke perkè i figli non crescono da soli occorre sostenerli sempre, educarli, dare esempi e alla mia stagione dare aiuto facendo nonni disponibili
      concordo ke le figlie femmine oggi han maggiori doveri di noi donne generazione passata
      perkè devon subire il lavoro per aver futuro personale po’ sicuro
      oltre il dovere di far continuare il mondo, maternità ke è carico pesantissimo anke se soddisfacente se va abbastanza bene

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