Gli zombie della tradizione

Non si sa mai...

Non si sa mai…

Un giovane anonimo cattolico tradizionalista (“quante mai cose può essere una sola persona!” Rodari, Gianni, La bambola a Trasistor) ci inoltra in mail privata una sua riflessione su quanto è chiamato a vivere il movimento tradizionalista con Papa Francesco. Sembra lo specchio di quanto Carradori e Colafemmina a loro modo stanno incitando a fare: fermare un’escalation di accuse e critiche al Vaticano e alla gerarchia che possono far scivolare nell’eresia tutto il movimento.
Con un ma: lo scritto si presenta con un tono a tratti inaccettabile (chi sarebbe il “santo vescovo Marcel”?!), con un tentativo di demistificazione e svuotamento di significato del Vaticano II – tentativo che si basa sulla superficiale considerazione (di nuovo?!) che tale Concilio sia solamente “pastorale” – ed con una concezione della Tradizione che, sebbene più precisa di tante lette in giro, è incompleta e scentrata.
Dunque perché pubblicare uno scritto simile?
Per due motivi:

1 – constatare come nell’alveo “tradizionalista” stiano crescendo nei giovani alcune consapevolezze:

a) che uno scisma è possibile (nonostante quel che scrive qui l’anonimo, il richiamo c’è perché il rischio è sentito!);
b) che tale scisma sia totalmente inaccettabile;
c) che molti “vecchi” tradizionalisti hanno un’idea distorta di tradizione.

2 – prendere questo scritto e insieme smontarlo, letteralmente, per far notare ai lettori gli errori che l’autore compie nell’enucleare la dottrina cattolica. Questo non per il semplice gusto di demolirlo o illogicamente smontarne l’impianto sostanziale dell’argomentazione, quanto per approfittare dell’articolo per rimettere alcune idee legate ai concetti di Tradizione, Magistero e Concilio a loro posto.

I commenti restano aperti proprio per trattare i due punti sopra riportati, non escludendo da parte nostra la redazione di uno o più articoli in futuro che, richiamando questo post, cerchino di riordinare i concetti qui trattati.
A voi dunque l’articolo.
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Il Risorto e i morti viventi

Ci sono due modi con i quali un cadavere può rianimarsi. Il primo è quello con cui Cristo è ritornato vivo dopo la crocefissione e morte: il suo corpo, pur materiale, è trasfigurato, sublimato dall’interno della sindone stessa, vivificato dallo Spirito Santo; il secondo invece è quello proprio del woo-doo e di altre pratiche sciamaniche, banalmente riprese e divulgate dal cinema horror: lo zombie. Al contrario del corpo sublimato di Cristo, lo zombie ha un corpo in decomposizione; al contrario di Cristo, che appare per annunciare il trionfo della vita sulla morte, lo zombie va in cerca di carne viva da divorare e da rendere simile alla sua.

Il cristiano è chiamato a morire a sé stesso e a farsi crocifiggere insieme alle sue passioni sregolate, alla sua superbia, all’odio per chi gli ha fatto del male, all’orgoglio, all’amor proprio, in una parola alla propria volontà. E, mentre questa resterà appesa alla croce, egli è invece chiamato a risorgere per essere parte del corpo di Cristo trasfigurato e sublimato; è chiamato, in attesa della risurrezione finale in novissimo die, a vivere già su questa terra e in questo corpo sottomesso alla caducità un’esistenza trasfigurata, con lo sguardo rivolto ai beni eterni, a far vivere dentro di sé il Risorto.

Cosa c’entra tutto ciò con il dibattito (per usare un eufemismo…) tradizionalisti/modernisti all’interno della Chiesa Cattolica? C’entra, perché, se nulla io mi aspetto da chi ha smontato tabernacoli, ha spogliato altari, ha demolito balaustre, ha declassato santi, ha abbozzato di fronte all’immoralità dilagante e ha in parte distorto i documenti di un concilio ecumenico, mi aspetterei invece un discreto livello di santità da chi si prefigge di difendere tutte queste cose. Mi aspetterei che chi si autoproclama defensor fidei, pensasse a difendere Cristo e i suoi insegnamenti, anche da eventuali distorsioni, prima ancora che preservare magnifici riti e splendidi messali dalla polvere del tempo e delle sagrestie. Mi aspetterei che chi inizia la Messa con il Salmo 42 e la termina con le orationes leoninae conosca altrettanto bene i padri della Chiesa antica e metta in pratica i loro insegnamenti. Mi aspetterei che chi ama l’organo e il canto gregoriano pratichi anche il digiuno e una vita d’ascesi e di penitenza. Mi aspetterei che chi ama presentarsi con il mantello di un ordine cavalleresco o con la mozzetta di una confraternita pratichi anche le opere di misericordia spesso connesse a detto abbigliamento. Mi aspetterei, da chi si pone in un atteggiamento ipercritico nei confronti di vescovi, sacerdoti, semplici fratelli, o addirittura nei confronti del papa, la stessa radicalità evangelica di quei santi che in passato hanno osato ammonire in maniera salutare il sommo pontefice e gli alti prelati. Mi aspetterei dunque di avere a che fare con gente risorta alla maniera di Cristo e non degli zombies, ma purtroppo molto spesso non è così.

La Tradizione e le tradizioni

Uno dei maggiori problemi di molti fedeli tradizionali è che non conoscono il vero significato con cui va cristianamente inteso il lemma “Tradizione”. La Tradizione, dal latino trado, è quella parte della dottrina della Chiesa non affidata alle Scritture, ma che è stata tramandata oralmente, o anche scritta in un periodo relativamente posteriore al completamento del canone biblico. Quindi la Tradizione non ha nulla a che fare con la sagra degli antichi sapori, con le arti e i mestieri tradizionali, con i canti popolari, con la storia e le usanze della propria famiglia e del proprio paese, con antiche ricette e le torte della nonna, con spade, armature ed alabarde, con candelabri antichi e tovaglie d’altare di pizzo, o con lo stemma del proprio casato. Tutte queste cose, seppur molto belle, non sono la Tradizione: sono semmai tradizioni. La Tradizione, a cui dovrebbero guardare tutti coloro che si dichiarano cattolici indipendentemente dalla corrente alla quale aderiscono, dalla posizione politica, dal movimento ecclesiale o dall’ordine religioso di appartenenza. La Tradizione non è nemmeno il ragguardevole numero di devozioni, seppur bellissime ed edificanti, elaborate dalla Chiesa post-tridentina, non è nemmeno una bella processione di una pregevole e venerata statua della Madonna, non è nemmeno il Rosario in latino e neanche il manipolo, il tricorno o la pianeta, seppur tutte queste cose siano altamente edificanti e assolutamente da perseguire.

La Tradizione è quel cumulo di sapienza, di esegesi delle Scritture, di regole di vita che i santi padri della Chiesa ci hanno lasciato. Le opere dei dottori della Chiesa, i documenti magisteriali dei papi, le vite dei santi, gli aforismi dei padri del deserto, la Filocalia, le opere di eminenti teologi. Questa è la Tradizione! E’ significativo che, di molte opere dei generi che ho testè citato, non esiste ancora la traduzione italiana ed è altrettanto significativo che molti tradizionalisti, che generalmente conoscono abbastanza bene il latino e il greco, non si occupino di tradurle. E’evidente dunque, che dette persone conoscono poco la Tradizione e la confondono con le tradizioni.

Ad esempio, ho di recente dibattuto con dei fratelli tradizionalisti che amavano la corrida, che dicevano essere tradizione. Senza entrare nel merito (personalmente ritengo la corrida uno spettacolo ignominioso e l’amore per esso da parte di alcuni tradizionalisti la dice lunga sulla durezza del loro cuore), ho ribattuto che il santo papa Pio V, di venerata memoria, ha condannato severamente la corrida, insieme con tutte le altre pratiche di spettacolo che prevedevano sofferenze e morte per gli animali, nella bolla De Salutis Gregis Dominici del 1567, minacciando addirittura la scomunica per tutti coloro che la appoggiavano. La Tradizione della Chiesa dunque in questo caso contrasta con le tradizioni, non sempre (come in questo caso) foriere di santità. Sempre a proposito di violenza sugli animali, un altro esempio significativo: non sono poco i tradizionalisti che criticano e deridono chi pratica la dieta vegana, senza sapere che molti santi della Chiesa cattolica, tra i quali diversi dottori della Chiesa, e molti ordini religiosi, hanno adottato questa alimentazione, e non solo per motivi ascetici e penitenziali, ma anche come segno di rispetto per tutto il creato, secondo il progetto originale di Dio che, in Genesi 1,29 dà all’uomo la possibilità di alimentarsi solo di vegetali, concedendo la carne solo dopo il peccato originale e il diluvio (cfr. Gen 9,3). San Girolamo ha scritto addirittura un trattato, l’Adversus Jovinianum, in cui condannava l’alimentazione carnea (a suo parere, la concessione di Dio era solo propter duritiam cordis e sarebbe stata revocata con la venuta di Cristo, come il divorzio e altre concessioni). Anche in questo caso la Tradizione della Chiesa non coincide con l’opinione di molti tradizionalisti né con quanto proposto da molte sagre degli antichi sapori. Un altro esempio lampante, rimanendo in tema di alimentazione: il digiuno, che gran parte dei tradizionalisti odia e detesta. Non che io ami i morsi della fame, ma non posso non ammettere che il digiuno è un mezzo indispensabile sia ai fini dell’intercessione che dell’elevazione spirituale. E’ inutile ricordare come sia nel Vangelo, sia nella letteratura patristica (esemplari sono ad esempio le pagine di San Basilio Magno in proposito) il digiuno è esaltato come un mezzo potentissimo di intercessione e di elevazione spirituale. Il concilio vaticano II ha purtroppo minimizzato questa straordinaria prassi ma, non molti anni dopo le riforme post-conciliari, una celebre apparizione mariana – ancora non approvata dalla Chiesa cattolica in quanto i fenomeni sono lungi dall’essere terminati – ha ristabilito il ruolo preponderante del digiuno, proponendolo ogni mercoledì e venerdì, secondo la prassi dell’ascetismo cristiano dei primi secoli. Ci sono tradizionalisti che arrivano a falsare i messaggi che la Madonna avrebbe dato in questa sede, pur di confutare forzosamente questa mariofania, onde non essere obbligati a praticare questo pio esercizio bi settimanalmente. E’ovviamente più che lecito non credere a un’apparizione mariana non ancora approvata dalla Chiesa, ma è molto pericoloso mettere in ridicolo o falsare le presunte richieste della Madonna, pena il castigo divino in caso le apparizioni si rivelassero autentiche, soprattutto se i messaggi in questione spronano alla preghiera, al Rosario, al digiuno, alla Messa quotidiana e prospettano scenari molto simili a quelli prospettati a Fatima.

 La Tradizione e la liturgia

Come ho avuto già modo di ribadire, la Tradizione non consiste dunque nell’utilizzare, nelle celebrazioni liturgiche dei bellissimi candelabri dal 50 cm invece che i soliti candelazzi postconciliari, né nell’usare la pianeta invece che la casula, e nemmeno nel celebrare coram Deo invece che, more protestante, verso il popolo, e lo dico nonostante io adori candelabri, tricorni, manipoli e palme d’altare. La Tradizione, tesoro spirituale, morale e culturale di papi, padri e dottori della Chiesa, eremiti, monaci, santi sacerdoti etc, non è altro che un insieme di dottrine extra-bibliche. Ma è proprio la Verità contenuta in questo meraviglioso quanto poco conosciuto corpus che genera la meravigliosa liturgia cattolica di sempre.

E’ per questo che i tradizionalisti non dovrebbero occuparsi tanto di liturgia quanto di diffusione della Tradizione: in questo modo, la liturgia scaturirà da sola dalle sante mani dei sacerdoti e dei ministranti che si occuperanno della Tradizione nel vero senso del termine. Ovviamente non dico che questo avverrà immediatamente, ma con estrema lentezza e gradualità. Del resto però anche una pacifica ed assennata ripresa, anche in questo caso lenta e graduale, della Santa Liturgia Tridentina, o di altri bellissimi riti tradizionali, quali per esempio quello di San Giovanni Grisostomo, può certamente invogliare sacerdoti e fedeli a riprendere lo studio della Santa Tradizione. E’un po’ come nello yoga, la disciplina tradizionale indù tanto invisa a molti gruppi cattolici e oggetto a volte di vere e proprie crociate da parte di gente che non si rende conto che, epurata dalla parte mantrica, essa si basa su principi tranquillamente condivisibili dalla dottrina cattolica, in cui si può influenzare l’anima attraverso esercizi corporei; yoga significa appunto “giogo” che dovrebbe tenere saldamente collegati l’anima e il corpo, così come la Tradizione e la Liturgia. E’significativo notare però come nello yoga qualsiasi forzatura negli esercizi fisici produce disarmonia anche nell’anima: è proprio la stessa cosa che avviene nel rapporto tra Liturgia e Tradizione: se si forza la Liturgia, si perde anche la Tradizione, e questo avviene sia in chiave progressista (la riforma liturgica, improvvisa e forzata, ha generato non pochi fraintendimenti dottrinali), sia in chiave tradizionalista (le “crociate” contro presunti modernisti spesso allontanano i fedeli tradizionali da ogni rapporto con la Tradizione). Il riavvicinamento alla Santa Liturgia deve avvenire dunque in maniera non improvvisa, ma lenta e graduale, senza alcuna forzatura, altrimenti si ridurrà a uno scontro tra fratelli che non lascerà alcun frutto positivo, né sarà capace di restaurare stabilmente quel tesoro liturgico che i Sommi Pontefici, da San Gregorio Magno al beato Giovanni XXIII hanno avuto cura, di trasmetterci quale Sigillo Regale alla Santa Tradizione.

La Tradizione, il concilio e l’Una cum Papa nostro

Se finora, nella mia rassegna dei limiti dei tradizionalisti, ho forse potuto destare la simpatia di qualche lettore progressista, temo che adesso la perderò brutalmente! Infatti ammetto spudoratamente che quando sento gente che mi ripete il solito adagio secondo il quale “… il concilio è stata la più grande grazia del XX secolo” o che “…bisogna ripartire dai documenti conciliari”, mi scompiscio dalle risate! L’albero si vede dai frutti ed è sufficiente dire che, se prima del concilio il 70% degli italiani andava a Messa la domenica, dopo il concilio la società si è scristianizzata in tempi record. Lungi da me demonizzare il concilio, che non è certo l’unica causa della scristianizzazione dell’Italia e dell’Europa, ma da qui a dire che è stata una grande grazia, mi sembra intercorra una dignitosa via di mezzo.

Al contrario di quanto molti tradizionalisti pensano, il concilio non può essere vero motivo di divisione, non è la pietra di scandalo su cui inciampa la Chiesa. E questo non per una presunta bontà del concilio, ma per il solo fatto che esso ha avuto carattere pastorale (definizione abbastanza dubbia, ma così è stato definito dai suoi stessi fautori) e non dogmatico. Dunque, la validità di un “concilio pastorale” è limitata nel tempo e non eterna, come quella di un concilio dogmatico; essa è relativa all’hic et nunc del momento in cui la riunione dei vescovi è avvenuta. Quanto al concilio Vaticano II, si può dire che il suo “programma pastorale” si è esaurito negli anni ’70 o forse nei primissimi anni ’80 del XX secolo e oggi può apparire alquanto anacronistico.

A dimostrazione di quanto affermo, adduco che il concilio Vaticano II non ha prodotto alcuno scisma, né avrebbe potuto produrne, in quanto di natura pastorale. Se il santo vescovo Marcel è stato esasperato, questo è dovuto agli abusi che Montini e i suoi fecero in nome del concilio, abusi che, per quanto abietti e meschini, non crearono però, grazie alla fede e alle virtù eroiche del prelato francese, un vero e proprio scisma, che avrebbe dovuto, per essere tale, prevedere l’elezione di un antipapa o comunque di un altro Sommo Pontefice, riconosciuto dagli eventuali scismatici. Ma così non è stato e, a parte pochi matti auto referenziati, non è stato eletto alcun altro papa o antipapa.

Suggerisco dunque di mettere una bella pietra sopra l’argomento “concilio” e di non lasciarsi fuorviare da esso, né tantomeno abbandonare la Barca di Pietro per questo falso problema. Se infatti fino al Summorum Pontificum un grosso problema per il fedele tradizionale avrebbe potuto essere costituito proprio dall’interdetto di Montini che, illegittimamente, negava, nonostante l’anatema previsto in questi casi dal Concilio di Trento, la possibilità di celebrare con il Messale di San Pio V, da dopo il 2007 questo problema non esiste più e quella parte della Chiesa legata alla Tradizione può essere tranquillamente Una cum Papa nostro: non vale la pena occuparsi del concilio vaticano II e ci sono cose molto più interessanti da studiare nella storia della Chiesa.

Epilogo

Purtroppo, soprattutto a partire dalla fine del pontificato di Benedetto XVI, la proverbiale diffidenza dell’episcopato nei confronti dei fedeli tradizionali sembra aumentata. E’ora però, per noi amanti della Tradizione, prima ancora di dare dell’antipapa al pontefice felicemente regnante o del massone a questo o a quel vescovo, di fare un bell’esame di coscienza! Provate a osservarvi dall’esterno e a dirmi cosa vedete. Io personalmente vedo che i gruppi tradizionali sono spesso composte da persone estremamente polemiche e critiche, quando non guerrafondaie (in genere per l’appunto amanti delle armi e della caccia), poco disposte a cercare la trave nel proprio occhio ma sempre attenti a cercare e a far notare la polvere sui mobili dell’episcopio. Poco propense a vedere se una nuova realtà ecclesiastica è un frutto della Santa Tradizione, ma molto propense a condannare tutto quanto non è a loro immediatamente comprensibile. Poco propense a guardare se una strada, anche se apparentemente non “tradizionale”, porta a Gesù Cristo, ma molto propense a valutare i pizzi e i merletti della cotta, onde scovarne eventuali eresie.

Il mio invito è questo, o fratelli legati alla tradizione: alzatevi, rivestitevi di luce (Is 60,1) per mostrare al mondo la bellezza della dottrina, della Tradizione e della liturgia che da esse scaturisce. Non soffermatevi sulle pagliuzze, piccole, grandi o enormi, presenti negli occhi dei vostri fratelli modernisti, ma illuminateli con lo splendore della Verità e con la bellezza che ne è il frutto. Non limitatevi alla sola liturgia, per quanto santa e divina, ma inseritevi più pienamente e più profondamente in questa Chiesa, che, seppur martoriata, deturpata e violentata, rimane pur sempre l’unica Sposa di Nostro Signore, l’unica a cui Egli ha promesso la vittoria finale. C’è tanto bisogno, in questa Chiesa, della presenza di una Tradizione viva e antica quanto attuale, vero tramite con l’Eterno; c’è tanto bisogno di un’anima tradizionale che non si limiti a organizzare bellissime celebrazioni, ma che faccia scaturire queste da un intenso impegno dottrinale, patristico, culturale, sociale. Sforziamoci di essere esempi di carità, di disponibilità, di compassione, di umiltà, di aiuto fraterno, sforziamoci di praticare le opere di misericordia sia corporali che spirituali. Cerchiamo Dio in un sincero percorso d’ascesi, consapevoli che più liberiamo il nostro cuore da attaccamenti, passioni, collere, rivalità, screzi, gelosie etc. tanto più ci sarà posto per Colui che anela solo al nostro Amore e che proprio sull’Amore ci giudicherà. Diveniamo, all’interno della Chiesa, quel sale della terra (Mt 5,13) che non deve perdere il suo sapore se non si vuole correre il rischio di far diventare insipida la più bella fra le Tradizioni.

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Categorie:Sproloqui

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42 replies

  1. Innanzitutto una precisazione. Mi sembra che i primi cristiani e alcuni Padri della chiesa seguissero una dieta vegetariana e non vegana. Mi posso sbagliare. Sul concetto di tradizione da come è stata definita, se è valida la distinzione tra Tradizione e Tradizioni per sgomberare il campo da troppi fraintendimenti, non ci siamo proprio. La tradizione è prima di tutto quella apostolica che è stata conservata oralmente riguardante la fede e la morale e fa parte integrante della Rivelazione perché integra i Vangeli , da cui per altro deriva. Il tutto principalmente si concretizza nel depositum fidei, ossia insegnamenti di fede e morale sempre di derivazione apostolica che è conservato nei fedeli e che viene tutelato e qualificato dai vescovi e papa. Un esempio chiaro di quanto sempre creduto (depositum fidei) e mai definito è l’ascensione di Maria. Successivamente rientra anche a pieno titolo nella Tradizione quanto viene definito in fede e morale sia dai Concili e dal papa quando viene espressamente detto. Fine del discorso. Da tenere presente quanto scritto dai Padri Apostolici i quali però non aggiungono nulla al discorso evangelico. Nei padri della Chiesa ,dai massimi teologi, come da tanti grandi Santi possiamo trovare tracce del depositum fidei . Mentre la loro spiritualità oppure la loro teologia è da tenersi in massima considerazione e nulla di più. Non confondiamo i ruoli e l’importanza. Interessante successivamente discutere del Magistero, cavallo di battaglia sgangherato dei tradi-protestanti. Prego integrare e correggere. grazie.

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  2. Ringrazio Minstrel e l’anonimo autore di questo post in quanto ci danno alcuni elementi di riflessione che, spero , saranno alimentati da vari interventi.

    Direi che sarebbe cosa buona che i veri cattolici detti tradizionali ( non tradizionalisti), cioè, in fin dei conti, cattolici “tout court” avessero il coraggio di darsi una mossa e di liberarsi dagli spettri fascistizzanti e a volte anche eretizzanti dei varî De Mattei, Palmaro, Gnocchi e altri Siccardi come anche della nefasta influenza della chiesuola lefebvriana il cui sentimento veritiero rispetto alla Santa Chiesa cattolica e al Suo Sommo Pontefice si è fatta particolarmente notare nel loro intervento pieno di processi di intenzioni negativi la veglia della giornata di preghiera e di digiuno indetta dal Santo Padre per la pace qualche settimana fa e seguita da tutto l’orbe cattolico ed orante con fervore e riconoscenza: insomma, cattolici tradizionali, “sursum corda” e alzatevi e scuotetevi via questo giogo pseudo-intellettuale ma schiavizzante della critica per la critica, della ricerca della pagliuzza nell’occhio altrui, dal filtrare il moscerino, della disobbedienza sempre satanica nella sua essenza.

    Leggendo questo testo pieno di buona volontà vedo però una gran incomprensione su cosa sia la Chiesa e quale sia la relazione tra Tradizione, Scritture e Magistero: vi è pochissima contemplazione di questo Mistero eppure ben descritto nei documenti conciliari. Esse sono come un’immagine trinitaria : la Tradizione genera le Scritture, che trovano nella Prima la loro ragione di essere e la loro giustificazione, e il Magistero con amore contempla la Tradizione e le Scritture e le spiega e le svela . La Tradizione ha come sostrato la Rivelazione, il famoso Depositum Fidei, le Scritture quello della Tradizione, e il Magistero quello della Chiesa Stessa viva , hic et nunc, la Cui Anima Increata è lo stesso Spirito Santo, il cui Vicario di Cristo, in cielo come in terra, è il Vescovo di Roma, oggi Papa Francesco, e la cui gerarchia sono i vescovi uniti al Papa: ad essi è stato dato potere nei cieli e sulla terra, a lui le chiavi.

    Il problema delle movenze tradizionalisti è, in realtà, un deficit di fede e di comprensione del mistero della Chiesa: non per niente si sforzano di voler qualificare l’ultimo concilio chiamandolo “pastorale” some se tutti i concili non fossero stato pastorali a cominciare da quello di Gerusalemme negli Atti degli Apostoli, visto che la Chiesa è qui per Pascere e non per fare teologia o filosofia. Quel che non percepiscono è che sul piano dogmatico il Concilio Vaticano II è stato il Concilio dell’ecclesiologia, del discorso della Chiesa su se stessa, cioè di noi.

    Ultima riflessione: di certo tutti gli insegnamenti conciliari nelle materie relative alla fede ed ai costumi, in quanto Magistero Autentico, rilevano come minimo del famoso “terzo comma”: si deve ai Suoi insegnamenti religioso ossequio dell’intelligenza e della volontà . Si leggano bene le parole, è dovere del cattolico sottomettere la propria volontà a quest’insegnamento e conformarvisi la propria intelligenza : questa è la perfetta obbedienza che imita il Cristo a Getsemani. Se in anima e coscienza uno non può farlo, il che è sempre possibile, allora ne discute privatamente con i suoi confessori o a chi di dovere ma mai crea scandalo pubblico, che in questo caso sarebbe un’ingiustizia inverso i Diritti dello stesso Spirito Santo che ci insegna attraverso il Magistero: “Chi ascolta voi , ascolta Me. Chi vi disprezza disprezza me” è il monito di N.S.G.C. in Luca.
    In Pace

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    • conformarvisi la propria intelligenza

      Questo è un punto su cui non ho mai visto queste persone riflettere! Il percorso personale conforma il giudizio personale, lo distorce, lo devia.
      Un percorso che sfiora l’errore, l’eresia, non fa che conformare il proprio giudizio personale e l’intelligenza verso l’errore e l’eresia, percepita soggettivamente come unica strada possibile di chi sa ragionare.
      Ma è il contrario.
      E per compiere questo gesto è necessaria fin dall’inizio la virtù straordinaria dell’umiltà.
      E più si segue un cammino di allontanamento, cioè più ci si conforma a quel cammino, e più servirà umiltà per riconoscerlo.

      Naturalmente nulla è impossibile alla grazia. E questa svolta di molti (ri)conosciuti tradizionalisti a cui ora stiamo assistendo ne è la palese dimostrazione.
      Magari diranno che in realtà nulla è cambiato. Eppure ora i toni si abbassano, nasce un silenzio costruttivo.

      Fai tutto tu Dio, noi ci affidiamo.

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  3. Ora devo già scappare, ma all’inizio di settimana voglio tornare sul post presente, su quello di Andrea e sulla riflessione che ha aggiunto in coda SImon in risposta a Vincenzo. riflessioni a mio dire straordinarie perché contengono l a chiave di lettura per molti tradizionalisti per capire quale può essere il percorso per riavvicinarsi e riappropriarsi del tesoro della Chiesa.

    Ricordo che DOn Pietro Cantoni scrisse in “Può la Chiesa variare veramente? Tradizione, trasmissione, cambiamento”, continuità, 9 novembre questa frase: « L’autorità ha uno scopo soltanto pratico. L’ultima istanza non è l’autorità estrinseca ma Dio, cioè il proprio giudizio. Al posto del “sola Scriptura” c’è semplicemente il “sola Traditio”.»

    Correggerei, dopo questi primi commenti, con «c’è semplicemente il “sola PSEUDO Traditio”»
    Grazie a tutti!

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  4. Salve a tutti, sono l’anonimo autore! Vorrei innanzitutto ringraziare i gestori del blog per aver pubblicato l’articolo. In seguito alcuni chiarimenti. Personalmente, con questo articolo, non voglio minimamente entrare nella polemica interna al mondo tradizionale tra i “conciliaristi” e gli “oltranzisti”, ma solo aiutare a definire un nuovo profilo di fedele legato alla tradizione.
    Il mio non è un tentativo di arginare uno scisma che, qualora il papa felicemente regnante confermasse in documenti magisteriali posizioni eterodosse espresse in interviste per quotidiani e altri giornali, riterrei invece inevitabile e anche auspicabile.

    Quanto al “santo vescovo Marcel”, come molti di voi avranno capito, intendo S. Ecc. Rev. Marcel François Lefebvre (Tourcoing, 29 novembre 1905 – Martigny, 25 marzo 1991), un vescovo che non ha trascorso il suo ministero a organizzare la campagna elettorale a Mario Monti o ad avvallare la pratica della S. Comunione in mano, ma nella strenua difesa di Una Dottrina, di Una Tradizione e di Una Liturgia che, senza l’operato di questo Vescovo e della Fraternità da lui fondata, la cui ingiusta scomunica fu revocata alla sua persona sul letto di morte e alla sua Fraternità dal Santo Padre Benedetto XVI, oggi con ogni probabilità non avremmo avuto il Motu Proprio Summorum Pontificum a noi tanto caro. Se c’è un ambiente legato alla tradizione che è scevro dalla presenza di zombies tradizionalisti è proprio la Fraternità San Pio X, i cui sacerdoti sono sovente esempi di carità, di pazienza e di tolleranza, al contrario di altri sacerdoti, tradizionali e non, che vantano riconoscimenti canonici e comunioni perfette.

    Circa la dieta vegana o vegetariana, il punto di riferimento dei padri della Chiesa antica era Genesi 1,29, in cui Dio comanda all’uomo e alle altre creature quella che oggi si chiama dieta vegana:

    <>.

    Molti padri della Chiesa praticavano questa dieta sia per motivi ascetici sia per guardare a quella armonia primigenia in cui l’uomo, prima del peccato, viveva nei confronti dei suoi simili e delle altre creature a lui inferiori. Ovviamente, anche per motivi di conformazione fisica, non tutti riuscivano a praticare questa dieta e alcuni ammettevano dunque i derivati animali dei latticini e delle uova (dieta vegetariana), altri ancora anche alcune carni, come ad esempio il pesce o i volatili.

    Riguardo al Concilio Vaticano II, esso è stato giustamente definito “pastorale” dagli stessi padri conciliari. Se si dubita di questa definizione, mi si citi verbigrazia qualche dogma stillato in occasione di tale concilio.

    Infine vi chiedo scusa per errori e incomprensioni circa le definizioni di Tradizione e Magistero, che sono dovute in parte a ignoranza (e per questo vi ringrazio per avermi chiarito alcuni concetti) in parte alla mia scarsa capacità di espressione. Per tradizione orale extrascritturale intendevo ad esempio quelle disposizioni che Cristo diede circa la celebrazione dell’Eucarestia durante l’Ultima Cena, delle quali non vi è traccia nelle Scritture. Ovviamente quella orale extrascritturale non è certo l’unica Tradizione della Chiesa, e c’è anche e soprattutto quella Tradizione che, come giustamente aggiungeva uno dei commentatori, ha generato la Scrittura

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    • Ciao, grazie a te dello scritto, del passaggio e del commento.
      Quanto al “santo vescovo Marcel”, come molti di voi avranno capito, intendo S. Ecc. Rev. Marcel François Lefebvre
      Si era capito ovviamente. Perché santo? Santo al Vescovo che avviò quello che potrebbe scatenare uno scisma che ritieni per certi versi “inevitabile e anche auspicabile”? Sarei stato quanto meno mooooooooooo(ooo)lto più cauto.

      Circa la dieta vegana o vegetariana
      Peccato che va letto insieme al versetto 28 e se proprio dobbiamo dirla tutta inserirei nell’esegesi anche Atti 10,9 (anche se è forzata in termini simbolici) e tutte le pasque festeggiate da Gesù, con ovvi e relativi agnelli macellati.
      E se restiamo in ambito ebraico addio sogni di gloria… la Bibbia contiene innumerevoli TEOLOGIE ebraiche DIVERSE per cui trovare il bandolo della matassa è pressoché impossibile. Per non parlare che poi il cristianesimo ha superato la legge.
      Per il resto ognuno è libero di perdersi tutte le prelibatezze che vuole. 🙂

      Se si dubita di questa definizione, mi si citi verbigrazia qualche dogma stillato in occasione di tale concilio.
      Nessuno dubita di questa definizione, sei tu che probabilmente dubito che ogni Concilio sia anche pastorale. Nessun NUOVO dogma, ma certamente una costituzione dogmatica. Mica poco.

      Grazie ancora di tutto e a presto! Buon cammino!

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    • Occhio poi a non confondere il regime penitenziale da quaresima perpetua di alcuni certosini con la scelta di un vegetarianesimo voluto perché biblico (che non esiste).

      Personalmente ne parlerei volentieri davanti ad una grigliata innaffiata da Bricco della Bigotta! 😛

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    • And again: 2. Secondo alcuni, quegli animali che ora sono feroci e uccidono gli altri animali sarebbero stati in quello stato mansueti non soltanto verso l’uomo, ma anche verso gli altri animali.
      Ma questa opinione è del tutto irragionevole.
      Infatti la natura degli animali non subì per il peccato dell’uomo trasformazioni tali da ridurre quegli animali che ora sono portati dalla loro natura a cibarsi delle carni degli altri animali, come il leone e il falco, a vivere di erbe.
      E nemmeno la Glossa di S. Beda [Gen 1, 30] afferma che gli alberi e le erbe erano dati in cibo a tutti gli animali e a tutti gli uccelli, ma solo ad alcuni di essi.
      S. Th. I Q96 a I Ad II
      http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I%5CQuestione%2096.html

      Va beh, punti di vista.

      La mia idea è che una decisione del genere è personale e totalmente sganciata dal cristianesimo e dalla Bibbia. Cercare agganci in tali ambiti è come forzare (cioè in qualche modo tradire) tali strumenti per esigenze personali (tipo cercare nuovi argomenti morali per la scelta).

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  5. Sul Concilio “Pastorale” ha già scritto qualcosa Simon dicendo che tutti i concili sono sempre stati pastorali, avendo come obiettivo la cura pastorale dei fedeli; snobbare un concilio perché “essenzialmente” pastorale significa non riconoscere il compito della Chiesa che si fa pastoralmente vicina a ciascun uomo (ruolo dinamico) e non si propone anzittutto e soprattutto come la custode di un deposito (ruolo statico di conservazione). Il Vaticano II non ha voluto aggiungere nuove definizioni dogmatiche ritenendo, con Giovanni XXIII, che la montagna di definizioni fosse già volminosa al punto che, semmai, si sentiva la necessità di scavare un tunnel. Non si può presentare il Cristo utilizzando il linguaggio dei dogmi; i dogmi non sono le tesserine che possono ricomporre un puzzle; la Chiesa può mostrare il Cristo solo mostrando di vivere le beatitudini (povertà, servizio) che sono alternative alle beatitudini secondoil mondo (ricchezza e potere). Non serve tanto lodare Dio (che sa di “Signore, Signore …”) quanto fare avanzare il suo modo di pensare (fare la sua volontà).

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    • Amen.
      E’ assurdo pretendere che una persona aderisca oggi (sottolineo oggi!) a tutti i dogmi in toto prima di iniziare un cammino di fede perché è il dogma stesso ad essere un percorso e un cammino!
      Il dogma è per definizione (significa “credenza” in greco) estraneo alla logica e alla dimostrazione razionale, se non fosse tale non avrebbe avuto bisogno di definizione sotto tale forma poiché sarebbe semplicemente stato una realtà inconfutabile, non una Verità di FEDE. Se dunque il dogma è verità che non dimostrabile nè con l’osservazione oggettiva nè con la logica, tale verità deve necessariamente attingere ad una esperienza vitale, esistenziale e, pertanto, solo chi la fa può conoscerla e aderirvi.

      Il dogma non può essere punto di PARTENZA, bensì altissimo punto di arrivo di un cammino che varia da persona a persona. E chi vede il dogma come baluardo da difendere in realtà sta solo difendendo il suo ingenuo ed ideale porticciolo sicuro dalle tempeste che il cristiano DEVE vivere in prima persona! Il dogma si difende da solo perchè referenziato dalla fede vissuta, non si può difenderlo con la storiografia, con la logica o con quella che si definisce “tradizione” che spesso viene confusa proprio con l’unione della logica (del diritto romano) e la storiografia (applicata ai documenti magisteriali).

      Per lo meno questo è il nostro punto di vista da fedeli. Noi siamo chiamati a vivere in questo modo i dogmi e come tali a passarli agli altri.

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      • Ci andrei piano a parlare di dogmi solo o quasi come conseguenza o cammino del vivere secondo Cristo. La fede in Cristo parte proprio dai due dogmi principali del cristianesimo: unità e trinità di Dio, per cui si crede in Cristo come seconda persona della Trinità che con il suo sacrificio ci riconcilia con Dio e ci salva, diversamente Gesù diventerebbe un uomo straordinario e poco più; Incarnazione , morte e resurrezione di Gesù, fondamento del cristianesimo. Su questi due dogmi poggia la nostra fede e senza di essi non saremmo cristiani. O no?

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        • Ritengo personalmente che questo cammino sia totalmente soggettivo. Se ascolti tre studiosi che ti parlano su cosa sia l’essenza del cristianesimo e dove nasca il cammino di fede (quindi quali siano quindi i dogmi da cui nasce il cammino) e avranno tre pensieri diversi. Per Livi ad esempio potrebbe essere l’accettazione della logica di testimonianza insita nella credibilità degli apostoli (e si aggancia alla logica), per Ottaviano è la resurrezione quale atto storico (e si aggancia alla storiografia), per Barzaghi è la partecipazione alla vita divina per grazia (dunque si aggancia alla metafisica tomista). Per ogni “avvio” si aggancia una visione dell”essenza del cristianesimo” che si aggancia a dei “dogmi”. Ma generalizzare come si fa? Ad esempio personalmente ho intrapreso un cammino togliendo “l’impiccio” dei dogmi mariani all’inizio. Ho semplicemente detto: “io non riesco a crederci ora, ma non voglio nemmeno pensarci. Cominciamo a camminare con la consapevolezza che FORSE Gesù era più di un uomo e questo perché ci sono delle persone che su questo pensiero assurdo sono morte”.
          Capisci che se avessi dovuto attendere di credere a tutti i dogmi, mariani compresi, prima cominciare a camminare verso la fede cristiana, sarei ancora agnostico?
          L’ignoranza dell’uomo che si avvicina al cristianesimo è immane. Di ogni uomo. Parlo per me: la mia ignoranza era quasi invincibile per i dogmi mariani e solo l’impianto teorico e logico mi permette oggi di “crederci”. Ma anche oggi molti di quei dogmi sono da me “creduti” in forza della logica e non per di un sentire profondo interiore. Sentire che nasce dall’incontro con quella Verità. Per questo sento che il mio cammino è ancora lungi dall’essere anche solo accettabile, è solo all’inizio. Ed è per questo che sento questo discorso sul dogma molto vero, sentito. E’ quello che sono, è quello che son chiamato a vivere e vivo.
          Ognuno poi ritengo abbia le sue certezze e i suoi dubbi. Legittimi entrambi. Difficilmente generalizzabili. Certamente non giudicabili in sede interna.

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          • Mettendo l’accento sul cammino di fede hai perfettamente ragione. Ognuno ha un suo percorso fatto di tappe successive prima dell’accettazione piena del Cristo, se non si ferma prima. Un bel esempio ce lo da proprio papa Francesco, il quale si adatta all’interlocutore nella comprensione della figura di Gesù, quando a Scalfari dice che Gesù è venuto per insegnarci la fratellanza. Questo modo di presentazione sappiamo che ha fatto infuriare Mic e tanti suoi compari. Eppure Scalfari in quel momento non avrebbe compreso altro di Gesù, considerando che già egli era ed è affascinato dalla figura di Gesù. — Sull’essenza o meglio sul punto fondamentale su cui si fonda la credibilità del cristianesimo sono perfettamente d’accordo con Don Ottaviano e S.Paolo. Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. Infatti Don Ottaviano diceva sempre che Cristo è credibile perché è risorto è ha dimostrato di essere Dio. Nessuno può dimostrare la stessa credibilità(sempre se si crede alla chiesa) e dare una tale prova. La sua frase classica era ” Perché devo credere in Gesù? Perché è risorto” Infatti appare chiaro anche nei Vangeli. Gli Apostoli, chi più chi meno, pur amando Gesù , erano molto confusi (salvo Giovanni che con Gesù aveva un rapporto intenso di amicizia e affinità spirituale). Confusione aumentata a dismisura durante la passione. Fu l’apparizione di Gesù a loro che li rinforzò nella fede e diede a loro la certezza. La pentecoste semplicemente rinsaldò la loro fede e diede ad essi la grazia della fortezza per testimoniare il Cristo Risorto. Mi ricordo che Don Ottaviano raccontava che spesso parlando con studiosi o Vescovi a cui ricordava che il cristianesimo si basa (prova) sulla resurrezione di Gesù costoro rimanevano sconcertati e ben poco convinti. Si rammaricava molto per questa che egli chiamava ignoranza abissale anche di Vescovi.
            Don Ottaviano era persona dolce quanto duro di fronte a certe manifestazioni di inadempienza ministeriale soprattutto dei sacerdoti e dei Vescovi. Una volta si presentò in arcivescovado chiedendo di essere ricevuto con urgenza per una causa urgentissima dal Vescovo. Gli fu risposto che non poteva essere ricevuto e di rivolgersi ad altri.
            Non si scompose. Fece dire al Vescovo che era suo dovere di vescovo ascoltare le richieste di un sacerdote nei tempi e modi che lo stesso ritenesse necessario. Avrebbe aspettato finchè non fosse stato ricevuto. Immediatamente fu ricevuto!

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  6. Pio V paragonava la corrida al duello… il discorso è incentrato sulla possibile morte umana e non sulla sofferenza e morte degli animali come traspare dall’articolo; in caso contrario Pio V avrebbe dovuto bandire anche le macellerie…

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    • Anche perché “l’antropologizzazione” degli animali non è esattamente quello che si intende in Genesi. Genesi nella rilettura della tradizione cristiana non è sminuire l’uomo ad animale evoluto e nemmeno innalzare gli animali a enti che possiedono la coscienza e l’autocoscienza simbolica. E difatti non per niente l’uomo non solo “dominerà sugli animali” ma addirittura “da il nome” alle cose e agli animali. E voi sapete quale è il significato nella Bibbia di “dare il nome”.
      “EHI! Ma da il nome anche ad Eva!… Accidenti quindi deve dominare su Eva?!”
      Macché, il “possesso” e il “dominare” sui soggetti a cui si danno i nomi non significa affatto possesso senza limiti, bensì significa PIENA RESPONSABILITA’ nei loro confronti, con tutto quello che comporta.

      Concludo dichiarando che ognuno è libero di perdersi qualsiasi prelibatezza che la vita moderna ci permette. Personalmente ad una amatriciana in un vicolo di Roma a Campo de’Fiori o al salame di Norcia o ad una bolognese a Modena o ad una fetta di bresaola in Valtellina e all’incontro annuale del club della porchetta non voglio rinunciare.
      Il giro di Italia in maglia “rossa”!
      Il giro d’Italia in ottanta piatti!
      Aaah, che buontempo!

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      • La possibilità di mangiare carne fu data da Dio all’uomo solo dopo il Diluvio: cfr. Gen 9,3. Quanto alle opinioni su Gen 1,29, apprezzo molto la Sua, ma preferisco seguire quella dei santi e dottori della Chiesa Girolamo, Basilio Magno, Giovanni Grisostomo, Gregorio Nazianzeo, che consigliavano di non attenersi tanto alla concessione post-diluviana ma alla idea iniziale di Dio. Tra l’altro, anche l’allora cardinale Joseph Ratzinger spiegò bene questo concetto nel suo libro “Dio e il mondo”. Ovviamente il vegetarianesimo (e non il regime penitenziale) non è affatto obbligatorio per un cammino cristiano ma può semmai costituire un istituto di perfezione, come conferma anche la presenza della voce VEGETARIANESIMO sul DIZIONARIO DEGLI ISTITUTI DI PERFEZIONE.

        Quanto al Santo Vescovo Marcel, egli non è ovviamente canonizzato, ma credo che il suo ministero sia stato assai più santo di molti altri vescovi e anche pontefici in odore di canonizzazione

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        • quanto a Gen 1,28 è giustissimo fare il riferimento. Infatti l’uomo è chiamato da Dio, nel suo progetto originario, a essere il Signore di tutte le altre creature. Ma in che senso si deve intendere detta signoria? Essendo l’unico essere a immagine e somiglianza del Suo creatore (e per questo è necessario prendere le distanze da tutte le teorie dell'”antispecismo”, spesso promosse da molti vegani) egli dovrebbe somigliarGli anche come Signore. E Gesù ci ha illustrato, con la lavanda dei piedi, qual è il ruolo del Dominus: quello di servire e non di essere servito. Ora non dico certo che bisogna servire le altre creature, ma da qui a sopraffarle, ucciderle etc. spesso per un capriccio, ce ne corre! Poi, col peccato originale, il ruolo del Dominus umano è cambiato ed ha usato la sua indiscussa superiorità per sopraffare le altre creature, che prima del peccato non erano feroci: approfondite bene questo argomento Quale Dio Buono del resto può creare delle creature che si mangino e si opprimano fra di loro?

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          • Quanto allo scisma: se un giorno apparirà un documento magisteriale in cui si invita a seguire la propria coscienza e a fare “quello che si ritiene essere il bene”, mi auguro che alcuni fra i cardinali vogliano riunirsi nuovamente in conclave ed eleggere un nuovo Sommo Pontefice. Sarebbe l’unico modo perché la Chiesa possa continuare a esistere.

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          • Sul concilio: certo che ogni concilio è an che pastorale: anche il Concilio di Trento è stato anche pastorale, ma nessun concilio è stato prima definito “pastorale”

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      • Sicuramente lo è, ma è tale per una concessione successiva: Gen 9,3. Se non avessimo peccato, avrebbe dovuto rinunciare alle sue leccornìe 😉

        Comunque, io non pretendo certo di imporre il vegetarianesimo a tutta la Chiesa, criticavo solo quegli zombies tradizionalisti che deridevano questa pratica, invece propria di molti santi e comunque compatibile con il cattolicesimo, purchè scevra da contaminazioni gnostiche o antispeciste

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    • mi cita per favore il passaggio in cui questo avverrebbe? Pio V non ha bandito la macelleria, perché forse riteneva necessaria la morte dell’animale per la nutrizione umana (anche se pare che lui personalmente non mangiasse carne), ma non certo per uno spettacolo perdipiù cruento e violento

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      • In spagnolo:
        http://es.wikisource.org/wiki/De_salutis_gregi_Dominici

        A Pio V interessa la salute dell’anima…

        Il non mangiar carne è una pratica ascetica… quindi esula dal “non mangio carne perchè povero animale non voglio che muoia”..

        Cristo permise a dei demoni di possedere un branco di maiali che morirono gettandosi in mare…

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        • E’ vero infatti che il fine della Chiesa è la salute dell’anima e non mi stupisce che la prima motivazione del divieto sia proprio questa. Però non mi sembra (non leggo benissimo lo spagnolo…) che san Pio V dia una motivazione del perché vieti la corrida, dice solo che è diabolica….

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  7. “L’autore” ci mette il meglio di sé ed è encomiabile per questo, ma la sua definizione di Tradizione non mi pare adeguata, anche solo a livello fenomenologico.
    Fenomenologicamente parlando, ogni identità/appartenenza religiosa origina da un Evento.
    In rapporto a questo Evento, la Tradizione si pone come il modo di perpetuazione nel tempo.
    Modo che è articolato in una “narrazione” (religionisticamente parlando si direbbe Mito) e correlativamente in una celebrazione/reiterazione (religionisticamente parlando si direbbe Rito).
    Mito & Rito sono custoditi per mezzo di Soggetti depositari autorevoli e legittimati.
    Il cristianesimo nella sua forma cattolica è certo “più” di questa fenomenologia, ma mai è “meno” e mai è “senza”.
    Cosa di cui troppo barthismo inoltratosi nel cattolicesimo (con la buona intenzione della purificazione, ma si sa che pure la virginitas può essere diabolica…) ama scordarsi.

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  8. Sul concilio: certo che ogni concilio è an che pastorale: anche il Concilio di Trento è stato anche pastorale, ma nessun concilio è stato prima definito “pastorale”

    Cominciamo da qui: chi ha definito il Concilio “pastorale”?
    Lo stesso Magistero che ora impone l’ossequio e l’imprescindibilità del Vaticano II stesso.
    Dunque il concetto di “pastorale” per il Magistero è molto diverso dal tuo concetto di “pastorale”.
    Problema: se ti appoggi a tale Magistero per indicare un Concilio come “pastorale” (cioè ti affidi a quell’autorità, riconoscendola) allora logicamente devi accettare il concetto di “pastorale” proprio di quell’autorità, che è diverso dal tuo che prevedi il Vaticano II quale Concilio di serie B (per non dire di Seconda Categoria…).

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    • non dico che è di serie B, ma che è un concilio pastorale e che le sue deliberazioni non hanno valenza dogmatica. In pratica è più che altro relativo alla sua epoca, ormai tramontata

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      • Pertanto tu ritieni che un qualsiasi futuro Concilio quando parlerà della libertà dell’individuo non prenderà nemmeno in considerazione i risultati delle riflessioni del Vaticano II?
        Qui trovi dei posts che approfondiscono questo argomento: ti accorgerai che “tornare indietro” nella comprensione filosofico-teologica della rivelazione in questo campo è non solo non auspicabile, ma francamente – a par mio – impossibile.
        https://pellegrininellaverita.wordpress.com/ermeneutica-della-continuita-dimostrata/

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        • assolutamente no, temo che il vaticano II sarà ancora troppo a lungo citato e sproloquiato. Dico solo che le sue deliberazioni non sono dogmatiche e quindi potrebbero essere avvallate da un successivo concilio

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          • Vedi il bello della Chiesa? l’ Et – et!
            Ci sono infatti teologi come Gh. Lafont che hanno detto che il XXI Concilio ecumenico ha avuto, sotto il profilo del linguaggio e dello stile ecclesiale, un valore pari al Concilio di Nicea. 🙂

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  9. Quanto alle opinioni su Gen 1,29, apprezzo molto la Sua, ma preferisco seguire quella dei santi e dottori della Chiesa

    Ovvio.
    Infatti qui nessuno ti impone la carne, ma al massimo di non leggere la Bibbia a senso unico perché in Genesi si sono sempre riconosciute almeno 3 teologie bibliche differenti (jahvista, sacerdotale e blablabla); gli ultimi studi stanno addirittura superando anche questa visione vedendo Genesi come uno degli ultimi libri scritti dalla Tradizione ebraica: una sorta di ouverture che illustra l’elezione di Israele e le motivazioni delle sue disgrazie descritte fino a II Re.
    Detto questo ovvio anche che le Scritture dell’AT sono RIlette dalla tradizione cristiana andando oltre le esegesi ebraiche perché la nostra tradizione parte da un “mito” (come dice il sempre ottimo Lycopodium, e ti prego di attenerti al suo scritto nell’interpretare questa parola in questo contesto) differente, cioè l’evento resurrezione di Cristo.
    Ma come ha letto queste scritture la Tradizione? Beh, dipende. C’è chi dice come te e chi dice come me.
    “Tutto è puro per i puri”. Il problema è scindere gesto e motivazioni interiori.
    Essere vegetariano per motivi gnostici (“perché io così son più figo di tutti e mi innalzo verso Dio grazie alla mia forza di volontà e blablabla”) è ovviamente peggio in chiave cristiana che mangiare carne in modo morigerato e senza farsi tanti problemi.
    Questo a mio avviso ovvio.

    Tra l’altro, anche l’allora cardinale Joseph Ratzinger spiegò bene questo concetto nel suo libro “Dio e il mondo”.

    Interessante. Ci posti una citazione? Grazie!

    Ovviamente il vegetarianesimo (e non il regime penitenziale) non è affatto obbligatorio per un cammino cristiano ma può semmai costituire un istituto di perfezione, come conferma anche la presenza della voce VEGETARIANESIMO sul DIZIONARIO DEGLI ISTITUTI DI PERFEZIONE.

    la quale è reperibile qui:
    http://www.cattolicivegetariani.it/content/docs-scaricabili/doc_details/27-voce-qvegetarianesimoq-da-qenciclopedia-degli-istituti-di-perfezioneq.html
    E naturalmente essendo una voce enciclopedica, essa si dedica totalmente all’analisi di chi segue questa pratica, trascurando (giustamente!) il resto. E difatti dell’opinione di San Tommaso d’Aquino non c’è nemmeno l’ombra.

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    • Tutta questa discussione a proposito della carne è interessante: ma forse bisognerebbe aprire un post sulla gotta, il colesterolo e altri trigliceridi. Non vorrei che chi avesse arteriosclerosi o altre artrosi finisse in inferno.
      🙂 🙂 🙂
      In Pace

      P.S.: Scrivere un articolo Intitolato : “Pelagianesimo o veganesimo? Alla ricerca dell’ultimo segreto di Fatima che Bertone ci ha nascosto.”

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    • non mi risulta San Tommaso abbia espresso opinioni in merito, o almeno non in opere teologiche.

      Ecco la citazione di “Dio e il mondo” di Ratzinger:

      Domanda: Una buona occasione per parlare anche degli animali, i nostri compagni più prossimi. Adamo diede loro un nome ad ognuno di loro. Possiamo usare gli animali, o addirittura mangiarli?

      Risposta (Ratzinger): E’un interrogativo molto serio. In ogni caso è chiaro che ci sono stati dati in custodia non possiamo agire con loro a nostro piacimento. Anche gli animali sono creature di Dio, anche se non hanno il rapporto diretto con Dio che caratterizza l’uomo; sono comunque esseri che Lui ha voluto e che noi dobbiamo rispettare poichè accompagnano e sono elementi essenziali della creazione.

      A proposito della domanda se si possano uccidere e mangiare gli animali, nelle Sacre Scritture è contenuta una disposizione significativa. Vi si legge che all’inizio solo le piante sono menzionate come nutrimento per l’uomo. Solo dopo il diluvio, quindi dopo la nuova frattura apertasi tra Dio e l’uomo, viene concesso all’uomo di nutrirsi di carne. Questo significa che viene creato un ordine di valore subordinato e di cui viene comunicato il valore subordinato. Comunque dobbiamo evitare, per quanto è giusto che ci ferisca il modo con cui vengono usati gli animali di procedere secondo una specie di settario culto degli animali. All’uomo è data anche questa possibilità. Deve conservare sempre il rispetto per queste creature ma sapere anche che non gli è vietato nutrirsi di loro. Certo, le modalità di utilizzo industriale che spingono ad allevare le oche in modo tale che il loro fegato si ingrossi il più possibile o accasermare i polli fino a trasformarli in caricature di animali, conducono a un degrado dell’essere vivente che mi sembra effettivamente in stridente contraddizione con il corretto rapporto tra uomo e animale che traspare dalla Bibbia.

      Domanda: Lo stesso mondo degli animali è del resto notevolmente crudele. Tutti sanno che i gatti in amore si tramutano in un attimo in cacciatori, aguzzini, uccisori dei loro smili. Sopravvive solo quello che ha maggiori chances di annientare gli altri.

      Risposta (Ratzinger): Effettivamente uno degli enigmi della creazione è proprio che sembra sussistere in essa la legge della crudeltà. Lo scrittore cattolico Reinhold Schneider, che aveva una tendenza alle crisi depressive, ha messo a nudo tutto ciò che di terribile c’è nella natura e nel mondo degli animali con la lente di ingrandimento tipica di chi soffre. Proprio per questo giunse a disperare di Dio e della creazione. La Chiesa ha sempre pensato che anche nella natura si ripercuotesse la distorsione del peccato originario. La creazione non rispecchia più la pura volontà di Dio, tutto è in qualche modo stravolto. Ci troviamo di fronte a degli enigmi. I pericoli che incombono sull’uomo sono già delineati nel mondo degli animali.

      ___

      Tratto da Joseph Ratzinger, Dio e il Mondo, essere cristiani nel nuovo millennio, San Paolo, 2001, pagg. 70-71.

      Come vedete Ratzinger ammette la possibilità di nutrirsi di carne (Gen 9,3) ma dichiara che non era previsto nel progetto originario di Dio (Gen 1,28)

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      • Ecco l’opinione di Tommaso circa la “crudeltà” animale:
        “Infatti la natura degli animali non subì per il peccato dell’uomo trasformazioni tali da ridurre quegli animali che ora sono portati dalla loro natura a cibarsi delle carni degli altri animali, come il leone e il falco, a vivere di erbe.
        E nemmeno la Glossa di S. Beda [Gen 1, 30] afferma che gli alberi e le erbe erano dati in cibo a tutti gli animali e a tutti gli uccelli, ma solo ad alcuni di essi.”
        S. Th. I Q96 a I Ad II

        Grazie per la citazione del libro di Ratzinger. Ti rispondo sotto riguardo lo stato dell’uomo in paradiso. O meglio… provo a delineare i problemi teologici di uno studio di quello stato… 🙂

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  10. Quale Dio Buono del resto può creare delle creature che si mangino e si opprimano fra di loro?

    Qui sei tu a stabilire cosa sia “buono” e quindi è come se tu comandassi a Dio quello che deve fare. Non sei tu a dire cosa è buono e cosa no in Dio. Qualcun’altro , con medesima logica, ti potrebbe chiedere: “quale Dio buono” ha praticamente distrutto la natura di TUTTO il Creato per l’errore di una parte del Creato? Se ha sbagliato l’uomo perché far decadere gli animali in una condizione che tu vedi come oggettivamente cattiva? Se ha sbagliato l’uomo cosa centra la povera pecora che ora è mangiata con grande goduria (visto che antropologizziamo, facciamolo fino in fondo) dal lupo?

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    • per coerenza: ha nominato l’uomo Signore del creato e delle altre creature? Caduto il Signore è ovvio che cadano anche i suoi sottoposti… Dunque, come posso sapere se Dio è buono o meno? E’ una domanda, non una provocazione 🙂

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      • Coerenza? Come hai letto, per il medesimo principio di coerenza, San Tommaso dice che è impossibile pensare che la natura degli animali subì trasformazioni per errore dell’uomo. D’altra parte l’errore parte dal aver “assaggiato” il frutto del discernimento fra bene e male e questo assaggio (di conoscenza) è solo per l’uomo.
        La questione è squisitamente filosofica in realtà: la natura dell’uomo cosa è? Quali sono le sue qualità? E quali sono le qualità della natura di un lupo? Un lupo che non mangia carne sarebbe un lupo? Per Tommaso e la sua metafisica no.
        E allora? Beh, va prima stabilita cosa significa “natura” di una sostanza e capire se tale “natura” non è contradditoria. E oggi, con tutte le filosofie che hanno montato e smontato questo concetto, oramai è difficile intendersi su cosa sia “natura”. Se stiamo al portato aristotelico riletto dal tomismo è più coerente la posizione di Tommaso.
        Dunque in paradiso il lupo mangia la pecora? E chi l’ha detto: in teoria la logica potrebbe anche pensare che il paradiso non c’è nemmeno la fame. E uno potrebbe chiedermi: “ehi, ma è assenza di qualche cosa, come può essere somma gioia l’assenza?”. Ma capisci che è una questione terminologica. Potrei infatti dire che quella che tu chiami “assenza di fame” io la chiamo “presenza continuativa della fame soddisfatta”. Non hai bisogno di mangiare perchè non hai nemmeno fame? Ma nemmeno; a ben pensarci la gioia del godimento in questa vita terrena si ha spesso e volentieri nel soddisfacimento COMPLETO dei BISOGNI.
        Allora la gioia in Eden non era godimento?
        Perdonami, ma significa che buona parte della gioia di un uomo qui in terra in Eden nemmeno esiste. E allora che “somma” gioia è se non contempla una bella fetta di gioia che l’uomo qui comprende e cerca?
        Bel guazzabuglio eh? Eh, infatti stiamo cercando di comprendere uno stato che somiglia per analogia alla vita che viviamo ora, ma che sarà per sempre incomprensibile alla logica puramente filosofica e pertanto anche teologicamente sarà soggetta a molte possibili interpretazioni.
        Come la si risolve? Beh… procediamo ad estremi: ha ragione chi dice che qualsiasi atto di godimento è totalmente satanico e quindi ci si toglie una bella fetta di gioia hic et nunc? O chi ritiene la gioia legata a doppio filo con il godimento e dunque cerca il puro godimento ovunque e sempre, come se la vita fosse anticipo di un paradiso a luci strobo e cocaina?
        Io sto con gli ippopotami, o meglio con il “bue”.
        San Tommaso.
        Via mediana.
        Vado al sodo: in paradiso si gode e anche alla grande. Ma… come direbbe un caro amico “con due dita di testa sulle spalle”.
        Leggiti il volo pindarico contenuto in questo mio post tanto scurrile quanto onestissimo.
        https://pellegrininellaverita.wordpress.com/2013/10/04/la-stampa-il-papa-e-quel-silenzio-indicibile-al-crocevia/
        Intuirai credo quella via mediana dell’Aquinate e quindi anche come leggere quel passo della lettera a Tito nella quale Paolo dice che “tutto è puro per i puri”.

        Sulla domanda sulla bontà di Dio servirebbe un post come si deve. Se ho tempo lo faccio. Altrimenti mi prendo ancora due minuti e ti rispondo fast and furious qui. 🙂

        Grazie per la bella chiacchierata!

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        • personalmente, pur apprezzando spesso l’Aquinate, non sono tomista. Credo comunque che, per quanto San Tommaso era un dottore della Chiesa né più né meno di San Girokam, San Basilio, San Grisostomo etc. la posizione di questi ultimi sia più vicina al passo biblico della creazione.

          D’accordo con me è la Pontificia Commissione Biblica: “La coppia prototipo, prima del peccato, si vede affidate quattro consegne: essere fecondi, moltiplicarsi, riempire la terra, sottometterla, allorché Dio le assegna un regime vegetariano”(Gn 1,28-29). In “Bibbia e morale” radici bibliche dell’agire cristiano, della Pontificia Commissione Biblica.
          http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_20080511_bibbia-e-morale_it.html

          Grazie comunque per gli interessantissimi spunti di riflessione, su questo e su altri argomenti

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          • Ma grazie a te!
            Giuro che poi se nel Paradiso terrestre una mela ha il gusto della tagliata al sangue mi faccio ultravegano! 😛

            Posso chiederti che metafisica segui se non sei neotomista? Grazie.

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  11. no, non sono neo tomista: apprezzo l’Aquinate, ma preferisco S. Girolamo, i padri del deserto etc.

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  12. autore guarda ke coscienza porta solo al positivo al bene.
    se non la segui adotti il male ke la coscienza ti sconsiglia

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