Se basta seguire la propria coscienza a che serve essere cristiani ?

ll Redentore e due famosi corredentori

ll Redentore e due famosi corredentori

Quella del titolo è una domanda che si legge qui e li in queste ore dopo che il Santo Padre Francesco abbia ricordato al Dott. Scalfari il bimillenario insegnamento della Chiesa. Rimembriamoci la sua risposta “Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va  contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.”

 

Vorrei far a partire da questa frase due brevi riflessioni da “blog” : una più filosofica e una più spirituale.

Comincerò con il notare che questa risposta del Papa stabilisce qualcosa di importante: condanna il relativismo da un lato e l’assolutismo dall’altro lato.

 

Un approccio relativista è di considerare che non c’è modo di attingere a nessuna verità che non sia circostanziale, variabile, effimera, che non c’è bene e non c’è male e che, quindi, il giudizio morale ha da seguire lo sfizio del momento, l’interesse personale, la goduria a corto termine.

Molte persone difendono un approccio relativista perché pensano che esso sia quello più atto a difendere valori considerati universali come la tolleranza e la legittima diversità di opinioni e di gusti alla quale gli esseri umani hanno diritto, ma si dimenticano che difendendo il relativismo essi distruggono la nozione stessa di universalità dei valori di tolleranza e di diversità ai quali tengono tanto, visto che, in quanto relativisti, chiunque la pensi al contrario circa questi valori ha tanto ragione quanto loro: la sola soluzione che rimane per averli accettati è l’eliminazione, anche fisica se necessaria, di chi non la pensa allo stesso modo entrando così in piena contraddizione.

L’antitesi del relativismo è l’assolutismo morale, l’approccio puramente deontologico: ci sono regole che debbono essere seguite in qualunque circostanza e lo debbono essere a prescindere da ogni situazione concreta in quanto buone in sè: come trovarle Kant ne dà, ad esempio qualche regola. L’assolutismo morale in teoria potrebbe definire ed imporre in un quadro definitivo le nozioni di tolleranza ma al costo di arrivare ad una contraddizione anch’esso: essere assolutamente intollerante cogli intolleranti.

L’approccio che ci offre il Cristo attraverso la Chiesa non è né relativista né assolutista: è “oggettivista”.  Oggettività che rifugge l’evanescenza del relativismo ed il fissismo idealista dell’assolutismo e che affonda le proprie radici nel Reale. La tolleranza e la legittima diversità di opinioni, ad esempio,  trovano il loro fondamento nella realtà antropologica ma sono realisticamente inquadrati dalla stessa natura umana in atto: non sono né valori assoluti, né valori relativi, ma  modalità di relazioni ridimensionate nell’oggettività del Reale. Ogni atteggiamento virtuoso è come una cima tra due valli di vizi, così chi si incammina sulla via stretta dell’Oggettività sarà sempre tentato dalle due voragini del relativismo e dell’assolutismo: due strade larghe per l’Inferno.

La risposta del Santo Padre è magnifica nella sua semplicità: rinvia chi non crede lontano da un relativismo facilone, visto che non gli dice “fai quel che vuoi” e sarai salvato, ma  non  lo condanna ai ferri di una logica astratta ed assolutizzante di un  “obbedisci alla Legge” che, S.Paolo docet,  in finis condanna.

Il Santo Padre, come Cristo stesso, dà un’ancora ferma nel reale: “ascolta e obbedisci alla tua coscienza”, non obbedire alle proprie emozioni e sentimenti sensibili ed evanescenti, e non ascoltare le sirene delle idee e ideologie che tutto giustificano ed il suo contrario e che non hanno relazione colla Realtà, ma obbedire a qualcosa di reale che si sperimenta per davvero: la propria coscienza dove, nella relazione di ascolto e di obbedienza con questa, vi si esperienza l’oggettività, la quale non è relativista sebbene tenga conto delle circostanze e non è assolutista sebbene conosca quel che è bene e male.

Adesso ci possiamo porre la prima, seguente, domanda: “ma, allora, a che serve Cristo se basta a tutti, per essere salvati,  di “giusto” seguire la propria coscienza?”

Seguire sempre la propria coscienza e scegliere il bene che essa ci detta vorrebbe dire che abbiamo una natura perfetta, invece sappiamo che anche il giusto pecca, al minimo, sette volte al giorno: quindi il solo seguire questa regola non salverebbe nessuno. Come ricorda il Santo Padre ci vuole tutta la Misericordia di Dio ad ogni modo: per questo c’è voluto il Riscatto offerto da Gesù Cristo, che permette, nella Misericordia di Dio, di salvare tutti coloro che cercano questo cammino della retta  coscienza, i quali non si salvano per la bontà dei loro atti, che mai ci saranno per  giustificarli, ma per la grazia della Morte e Resurrezione di N.S.G.C.  e questo anche se non ne sono coscienti.

Bene, ma visto che Cristo è venuto salvare tutti gli uomini di buona volontà anche se non ne sono coscienti, perché diventare cristiani? A che pro ?

Essere cristiani è una chiamata particolare a seguire il Cristo in quanto Sacerdote, Profeta e Re e diventare come Lui nel nostro essere qui:  è un onore ed è un servizio, siamo chiamati ad essere corredentori assieme a Lui, corredentori dei nostri fratelli umani nel nostro secolo, anche di quelli che non ne sanno niente. All’onore corrisponde una responsabilità e una conseguenza: noi, scelti da sempre dal Padre, ci salviamo nella misura in cui siamo veramente corredentori dei nostro fratelli, ciascuno secondo le proprie capacità e competenze. Alla gratuità della vocazione divina corrisponde il nostro obbligo di servire e di corredenzione.

In quanto corredentori agiamo da Sacerdoti offrendo la nostra vita in unione alla Sua sull’altare del Sacrificio che riscatta; agiamo da Profeti annunciando questa buona notizia, invitando tutti a quest’opera di Redenzione, richiamando quanto si debba seguire la propria coscienza anche a chi non sente la vocazione di essere corredentore; agiamo da Re cercando sempre ci accrescere e compartire il vero bene comune con tutti gli esseri umani.

Magistrale lezione questa di Papa Francesco in appena tre righe!

Grazie Santo Padre

In Pace

P.S.:  Per rispondere alla domanda del titolo a che serve essere cristiani, la risposta è, quindi, che serve “solo”  per prendere parte all’Opera divina di  Redenzione con Dio  per la Sua Sola Gloria.

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica

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11 replies

  1. Questo post meraviglioso mi ha sollevato tantissime riflessioni. Potrei scriverne un post, ma mi piace l’idea che tutto sia in commento a questo. Cercherò per questo di essere stringato, per quanto mi è possibile…

    in quanto relativisti, chiunque la pensi al contrario circa questi valori ha tanto ragione quanto loro
    io di solito questa contraddizione la spiego così: se la tua idea sulla giustizia vale quanto l’idea opposta e in buona fede sulla giustizia di uno schiavo del seicento o di un generale spartano che uccide un disabile neonato, nessuno dei tre può vantare che la propria idea sia la giustizia, poiché con il termine giustizia si evocherebbe tutto e il suo contrario, cioè una contraddizione. La contraddizione è nulla per l’uomo? Dunque la giustizia è nulla per l’uomo e il diritto non è che un’illusione. E allora perché si continua a parlare di “giusto concedere le nozze gay” ad esempio? Non è giusto nulla, oggi semplicemente le nozze gay esistono punto.
    Ne parlai anche nel blog di Luis con l’ottimo felsineus (da quello che capisco è un Avvocato) che a questo argomento rispose con l’ovvio e classico nichilismo: «Non si può capire “cosa è giustizia”. È qui che ti sbagli. Non c’è nulla da capire: nessuno ti darà la chiave che apre tutte le porte. Questa chiave non c’è. Devi, invece, DECIDERE che cosa è giustizia. Questa è la tua (nostra) responsabilità. Ci sono tante idee di giustizia? E allora dovrai scegliere. O inventarne una tua. E se sceglierai sinceramente un’idea angusta di giustizia non ti accorgerai di nulla e vivrai e morirai senza capire nulla, come accade a tantissimi.»
    Al che io gli ho replicato: «Io posso scegliere felsi perché per me la giustizia esiste. Tu non puoi decidere il nulla. Se la giustizia è contradditoria la giustizia è nulla poiché il contradditorio è nulla. Il cerchio quadrato è contradditorio, il cerchio quadrato è un assurdo, il cerchio quadrato è nulla.
    La tua metafisica impone che la giustizia sia tutto e il suo contrario, anche se tu ti imponi di non accettare che tutti abbiamo idee che ricadono nella metafisica.
    Cioè la tua giustizia è dunque contradditoria. la tua giustizia è un assurdo. La tua idea di giustizia è nulla. Decidere nulla è non decidere.
    – Cosa stai facendo?
    – Sto decidendo.
    – wow, Cosa?
    – nulla
    – Scusa?!
    – Sto decidendo nulla!
    – ah… va beh, fai te.»

    Il Santo Padre, come Cristo stesso, dà un’ancora ferma nel reale: “ascolta e obbedisci alla tua coscienza”
    La chiave delle difficoltà interpretative e degli errori ermeneutici delle parole del Papa naturalmente dipendono dai presupposti di ognuno. Scalfari presumibilmente sarà in piena contraddizione sposando la metafisica relativista. Leggendo quindi che ognuno è tenuto ad “agire secondo la SUA coscienza” capisce in pratica “fa ciò che vuoi”, il tutto all’interno di un quadro teoretico personale che pretende che OGNI COSCIENZA sia diversa! Questo è il punto. Per Scalfari il “segui la coscienza” è slegato dal giusnaturalismo e quindi è slegato dal finalismo, premessa del giusnaturalismo stesso. Dire “segui la coscienza” in un ambito relativista è praticamente ammettere tutto e il suo contrario. Il problema quindi è che un’ermeneutica della lettera del Papa PRESUPPONE (e lo dico a tutti, da Scalfari ai criticoni di Mic!) l’inserimento della stessa nel suo contesto. Questo impone il metodo! Questo insegnano a mio figlio in seconda elementare! Scrive il Papa ragazzi, non si può leggerlo con impianto relativista né assolutista, come perfettamente scrive il caro Simon.
    Chiariamo a tutti questa posizione metodologica. Cioè chiariamo a tutti come si legge un testo.
    II elementare, terza ora, comprensione del testo.

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  2. Per intenderci: i presupposti sono TUTTO!
    Se c’è un finalismo e per l’uomo è, semplificando, creato (va beh, mettiamoci anche la teoria di creazione) per il bene e la misericordia, “fà ciò che vuoi” significa segui il tuo essere che naturalmente ti porterà verso il bene, cioè non contrastare ciò che sei o ciò che intimamente è già scritto in te. Ad esempio “fà ciò che vuoi” è scritto il retro del gioiello dell’infanta imperatrice Auryn de la “Storia infinita” di Micheal Ende, storia che reputo teologicamente e filosoficamente ricchissima di spunti assimilabili alla dottrina cristiana. Bastian capirà che “fà ciò che vuoi” non è una via facile all’egoismo, ma la compresione del proprio essere al mondo!
    Se non c’è finalismo oppure c’è un finalismo legato al caos, al narcisimo puro, all’illusione o al nichilismo della non comprensione (alla felsineus) allora “fà ciò che vuoi” significa seguire l’istinto brado, legarsi all’emozione e non al sentimento, cioè non costruirsi per nulla in quanto l’emozione non custodisce nulla di noi. Infatti, con questi presupposti, “fà ciò che vuoi” diventa il motto del satanista Alister Crowley.

    Medesima frase, risultati opposti.
    E poi mi dicono che i preconcetti non esistono. E che l’ermeneutica non esiste. E che tale ermeneutica non vive di preconcetti…

    Chiudo con una curiosità: trovo geniale l’idea che ebbe il celebre Randy Rhoads, chitarrista di Ozzy Osbourne, nello scrivere l’assolo centrale e finale della canzone “Mr. Crowley” presente nel primo album solista del pazzo Sabbath. Usare per descrivere un occultista un impianto armonico e melodico di puro stampo bachiano con un armonia semplice, ma perfettamente inquadrabile nell’armonia classica crea un contrasto fantastico. Naturalmente non so se tale idea fosse perfettamente lucida o solo accennata nella sua mente, ma il risultato è straordinario: una sorta di esorcismo pratico delle idee cretine di Crowley di esaltazione della propria personale volontà umana. Si descrive la vita di uno che credeva nella contraddizione degli istinti mediante la più perfetta organizzazione non caotica dei suoni mai concepita dall’uomo (l’armonia classica, appunto).

    Perché è contradditorio pensare che ognuno ha la propria volontà? Perché se l’idea di “volontà umana” è un’idea che TUTTI possiedono, ma si sostanzia in me in A e in te in B, come è possibile dichiarare che A=B? Dunque se per “volontà umana” implicitamente dichiariamo che A=B siamo in antitesi rispetto al principio di non contraddizione. Dunque “volontà umana” è contraddizione pura. Dunque “volontà umana” significa nulla. Cioè “volontà umana” è nulla. Cioè la “volontà umana” non esiste. Dire “fa ciò che vuoi” dunque è dire “fai nulla”, cioè non agire, cioè annullati, cioè resettati, cioè muori!

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  3. Ecco qui.
    Non trascrivo queste parole perché perfettamente cristiane o per aumentare la confusione o per farne un neovangelo. Solamente per provare con fonte quanto scritto prima circa “la storia infinita” di Ende.

    Qualche giorno più tardi ebbero un altro colloquio molto importante.
    Bastiano aveva mostrato al leone la scritta sul rovescio dell’amuleto. «Che cosa può significare?» domandò. «FA’ CIO’ CHE VUOI, questo vuol dire che posso fare tutto quello che mi pare, non credi?» Il volto di Graogramàn assunse d’improvviso un’espressione di terribile serietà e i suoi occhi divennero fiammanti.
    «No», esclamò con quella sua voce profonda e tonante, «vuol dire che devi fare quel che è la tua vera volontà. E nulla è più difficile.»
    «La mia vera volontà?» ripeté Bastiano impressionato. «E che cosa sarebbe?»
    «È il tuo più profondo segreto, quello che tu non conosci.»
    «E come posso arrivare a conoscerlo?»
    «Camminando nella strada dei desideri, dall’uno all’altro, e fino all’ultimo. L’ultimo ti condurrà alla tua vera volontà.»
    «Ma questo non mi pare tanto difficile.»
    «Di tutte le strade è la più pericolosa», replicò il leone.
    «Perché?» domandò Bastiano. «Io non ho paura.»
    «Non è di questo che si tratta», ruggì Graogramàn, «ciò richiede la massima sincerità e attenzione, perché non c’è altra strada su cui sia tanto facile perdersi definitivamente.»
    «Vuoi dire forse perché i desideri che si hanno non sono sempre buoni?» volle sapere Bastiano.
    Il leone frustò con la coda la sabbia su cui era sdraiato. Appiattì le orecchie e increspò il naso, mentre i suoi occhi sprizzavano scintille. Involontariamente Bastiano si scansò spaventato, quando Graogramàn con una voce che faceva vibrare la terra esclamò: «Che ne sai tu di ciò che sono i desideri! Che ne sai tu di ciò che è buono!»

    Ende, Micheal, Die unendliche Geschichte, Thienemann Verlag, Stuttgart, 1979 (tr. it. A. Pandolfi, la storia infinita, Longanesi, Milano, 1981) pp. 157 – 158

    Leggere questa parte insieme a mio figlio e spiegargli cosa è “la coscienza” è stato illuminante.

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    • Dici bene, caro Minstrel.
      Felsineus e tutti coloro che negano l’esistenza di una coscienza oggettiva, che io identifico con la la legge morale naturale comune a tutti gli uomini, non si rendono di ciò che la loro visione comporta: l’inesistenza logica dei valori umani. Qual è il mondo che, a questo punto, descrivono? Hitler e Stalin in fondo seguivano la loro coscienza, si potrà ancora considerarli dei criminali?

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  4. Penso sia utile procurarsi questo libro: http://www.gbv.de/dms/sub-hamburg/478952511.pdf

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    • Di sicuro me li leggo, visto che tra gi autori, non solo c’è anche Mons Livi, ma nche il card. G. Cottier che fu mio direttore spirituale durante i miei anni di università.
      Lycopodium, potresti farne un reader’s digest di qualche riga che pubblicheremo volentieri per dare l’acquolina in bocca ai nostri lettori?
      Tra l’altro bisogna anche togliere nomi come Livi e Lanzetta dalle “grinfie” manipolatrici di chi vorrebbe fare loro dei “vessilli” alle loro disobbedienze: questo anche è ripareggiare la verità.
      In Pace

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      • E’ una splendida idea e sarebbe bello avere uno scritto di lycopodium nel blog formato post e non solo in commento, vero che le sue chicche le mettiamo al volo nella biblioteca, ma non vorrei si disperdessero comunque.
        Pensaci su, a noi farebbe davvero molto piacere!

        Quoto ovviamente alla grande l’ultima affermazione di Simon. Siamo qui anche per questo.

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  5. Oppure leggere i due articoli di Roberto di Ceglie (allievo e collaboratore di Antonio Livi) qui: http://www.passiochristi.org/upload/media/documents/1/Riviste/gloriacrucis/AppTeol-01.pdf

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  6. Grandissimo lycopodium! Aggiungo al volo questi link favolosi alla biblioteca del blog.
    Grazie!

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    • Non essendo un assiduo frequentatore di blog, giungo sempre un po’ in ritardo.
      Faccio solo notare che nella citazione del valore della cosciena di papa Francesco si e’ dimenticato un aspetto che il papa non poteva ignorare: la coscienza puo’ essere erronea. Ma non c’e’ alternativa alla coscienza, se non il rinvio “in coscienza” alla guida di chi e’ piu’ saggio. Il cd peccato originale ha colpito non solo la volonta’ ma anche l’intelligenza, per cui la rivelazione, l’intervento divino, la Chiesa, sono piu’ che necessari per portarci fuori, poco alla volta (La storia infinita), dalle storture della nostra condizione. La redenzione del mondo richiede le doglie del parto.

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  7. l’erroneità eventuale della coscienza è passione incoscienza io questo ho imparato a catechismo all’oratorio
    dove alcuni retro dicono ke viene insegnato male catechismo
    di qua derive presso crikke ancien regime e confessioni e comunione figli private fuori dalle comunità dei credenti + coerenti e concreti

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