L’ultima erculea fatica di Enrico Maria Radaelli: reazione

Beato Pio IX

Beato Pio IX

Cari amici,

desideravo cimentarmi in un’analisi dell’ultima fatica di Enrico Maria Radaelli dove egli vorrebbe fare una critica della Lumen Fidei … a  parte il fatto che definire se stesso  solo in quanto critico,cioè funzionalmente in opposizione a qualcosa o qualcuno, la dice lunga sulla portata e l’opinione che si ha di sé rispetto agli altri.

Mi sono quindi dato la pena di cominciare a leggere il testo dell’”allievo” di Mons. A. Livi e R.  Amerio sorbendomi pazientemente una prima lunghissima disquisizione sul plurale di maestà utilizzato nelle encicliche e le loro possibili valenze, soggetto nel quale le solite dolenti lamentatrici maschi e femmine  del web  troveranno la giusta carne da masticare per i loro denti anche se con quel sapore ebraico della notte della loro pasqua prima di fuggire via dall’Egitto di Faraone.

Stavo prendendo  pazientemente  appunti quando, sorpreso,  leggo Radaelli citare la frase del Syllabus di abbiamo parlato già in questo post del blog opponendola ad una frase simile pronunciata dal Beato Giovanni Paolo II senza tenere in conto, in modo alcuno, della dimostrazione e argomentazione fatta dal nostro Papa Emerito nel 2005.

Aggiunto al fatto che, nello stesso testo, il Sig. Radaelli, sempre pomposamente molto attento alle varie declinazioni nell’uso dei pronomi,  usa con dovizia il il titolo di Beato per Pio IX ma omettendolo volontariamente nel caso di Giovanni Paolo II:  i diavoli non facendo le pentole, svela troppo presto, così , il succo del  suo filamentoso discorso,  il quale,  lungi dall’essere una, certo pretenziosa, ma  genuina ricerca di verità , è semplicemente una spaghettata ideologica con una salsa che si vorrebbe sanguigna e carnosa ma il cui sapore sa solo di pomodori.

Beato Giovanni Paolo II

Beato Giovanni Paolo II

Ho, allora, capito qualcosa del Sig Radaelli : questo studioso non pensa come uno studioso, la sua ricerca non si focalizza su quel che è, ma su quel che egli vorrebbe che fosse, obliterando dal suo ragionamento quel che lo disturba, non prendendo frontalmente quel che non asseconda la propria tesi, mostrando in pratica un anti-tomismo metodologico, anche se nascosto ed abbellita da una voluta proliferazione verbosa.

Certo, se avesse dovuto tener conto della dimostrazione di Benedetto XVI circa il significato di libertà religiosa al tempo del Beato Pio IX ed in quello del Beato Giovanni Paolo II nel contesto di Dignitatis Humanae, avrebbe dovuto (1) o cercare di confutare il Papa Emerito, (2) o…. tacere.

Allora, mi sono detto che non valeva più la pena di perdere il mio tempo per  fare un’analisi più dettagliata di questo discorso che non ricerca la verità, ma solo di fare rumore con effetti psichedelici  ripetendo, in un modo che si pretende dotto, un profondo disgusto per il reale e per il dialogo intellettuale, impaurito, in realtà, di scontrarsi con il pensiero di reale altissima levatura intellettuale, teologica e morale come quello di Benedetto XVI.

Allora, mi sono detto che tutta la dimostrazione che voleva fare in quell’articolo doveva essere della farina dell stesso sacco: verbosità e inconsistenza.

Allora, mi sono detto che, in quell’articolo del Sig Radaelli, non c’era probabilmente più alcuna dimostrazione intellettualmente valida ,visto che un punto cruciale sul quale il suo castello ideologico si era basato era rimasto non solo  volontariamente indimostrato ma , addirittura , provato falso da un’argomentazione precedente del Papa Emerito.

Eppure, il Sig Radaelli, studente del Prof. Mons. A. Livi, dovrebbe sapere di più e meglio. Soprattutto  quando il suo proprio Maestro è in consonanza colla Chiesa cattolica circa l’ermeneutica della  riforma nella continuità e la difende come si deve come lo ha scritto nella Nuova Bussola Quotidiana il 5 dicembre 2012.

In Pace

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Categorie:Risposte a critiche web

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11 replies

  1. Ti credo sulla logica della testimonianza.
    Mi risparmi la fatica di leggermi quel popò di roba, calcolando le migliaia di pagine in pdf che voglio leggermi e le centinaia in carta che voglio comprare per studiare criticamente meglio la storia della filosofia.

    Non sarebbe comunque male se tu rintracciassi nello scritto le parole precise di Radaelli in cui lo stesso prende il Syllabus e lo oppone alle parole di Giovanni Paolo II, citandole oppure (visto che saranno sicuramente coperte da copyright) citando il paragrafo dove si trovano. Questo in modo da avere in primis la fonte originale a portata di mano per tutti e poter capire se la tua lettura è irrispettosa nei confronti dello scritto di Radaelli oppure perfettamente focalizzata.
    Ripeto: in questo periodo non ho tempo di controllare pertanto mi fido di quanto scrivi e ti ringrazio della disamina. Certo che è un peccato.

    PS: due parole ai lettori. Non è che stanno parlando due perfetti sconosciuti ora. Simon conosce me e viceversa. Quindi potrebbe venire il dubbio che il sottoscritto non si fidi di nessuno, nemmeno di sua madre, novello Tommaso di bassa lega. No, il problema è che quando si discorre e si critica, cercando di farlo in modo serio e autorevole, è necessario andare OLTRE SE’ STESSI e mettersi nei panni di chi non conosce Simon e la sua professionalità e competenza. Per questo ora faccio una richiesta simile. Pensiamoci: se tutti facessero questo pensiero e queste richieste ai collaboratori dei propri blog prima di seguire a spron battuto quanto questi scrivono, non ci sarebbe un dibattito più sereno, più rigoroso e meno soggetto ai misunderstanding del classico telefono senza fili?

    Ci giocavo all’asilo e MAI UNA VOLTA che alla fine l’ultimo dicesse perfettamente la frase del primo. Figuratevi.
    Tu Simon ci hai mai giocato? 🙂

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      • Grande, grazie!
        Certo che scritta così Simon sembra proprio che dicano due cose opposte. Però come dici tu bastava leggersi Ratzinger. Come si potrebbe spiegare ad uno che legge una frase del genere che in realtà si intendono concetti diversi quando si parla di “libertà religiosa”? Ad esempio basta dire che per Pio IX la libertà religiosa era libertà dalla verità e per Giovanni Paolo II è più “libertà di professare una religione erronea”.
        Ma per poter leggere in questo modo bisogna capire come si giunge a questo cambio di paradigma ed è sempre questo che finora non ho mai compreso a pieno. Cioè: il cambio di paradigma su cosa significhi “libertà religiosa” è spiegabile in termini storici, sociali oppure è solo per interpretazione successiva che deve necessariamente essere in continuità? Io non ho dati in mio possesso per spiegare il cambio di paradigma in termini culturali (non ho fatto studi approfonditi di storia moderna ad esempio), ma ho molti indizi che questi dati esistano.
        Credo che se riuscissimo a spiegare per bene COME sia cambiato questo PARADIGMA culturale avremmo smontato in modo definitivo questo mantra!

        Secondo me nella conferenza di Don Sirico che ti inviai potresti trovare parecchio materiale. E poi secondo me è disponibile anche ad una intervista su queste cose. Non sarebbe bello? 🙂

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        • Se rileggi il testo stesso di Benedetto XVI, ma anche Mons Negri e P. Basil vedrai che l’evoluzione del concetto di libertà religiosa è esogena cioè il cambio di paradigma al quale la Chiesa ha dovuto portare risposta, e lo slittamento del significato stesso di libertà religiosa, è, come dici tu, in primis storica, sociale e culturale: su questo non ci piove.
          Al XIX secolo la libertà religiosa era concepita come mezzo per affrancarsi dalla ricerca della verità offerta dalla Chiesa cattolica e, in quanto tale, verità invisa dai governi mondani.
          Oggi la problematica è differente, la libertà religiosa è concepita come mezzo per gli individui per raggiungere la verità, spesso manipolata e offuscata dagli stessi poteri mondani.
          Non è bello vedere qualcuno della levatura culturale di Radaelli non tener conto della realtà in questo campo nelle sue analisi: quanto gran bene farebbe alla Chiesa se cercasse di mettere le sue competenze nella pars costruens e non solo destruens.
          Certo, bello anche invitare Don Sirico: avere più punti di vista è …. metodologia tomista.
          In Pace

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        • Il paragrafo sulla libertà religiosa e sul Principato di Pio IX hanno creato discussioni e scandalo prima e anche dopo il Concilio Vaticano Secondo. Ne sono testimone in quegli anni (dopo). Si respirava notevole disagio tra i cattolici al solo nominare il Sillabo appunto per alcuni paragrafi che presi letteralmente e non contestualizzati ( qui finalmente la parola ha senso! Bisogna dirlo a Fisichella!) sono inaccettabili. Certamente intendendo libertà dalla Verità il problema è risolto. Credo però che Pio IX ragionasse diversamente. Ossia: poiché l’unica vera religione è quella cattolica, chi non la segue erra e va contro la Verità e dannazione oppure è un testone. Riflette ancora e solo la mentalità del tempo per cui non si doveva concedere nulla di valido a chi non era cattolico, pena la messa in discussione della propria fede. Era forse anche necessaria questa netta presa di posizione per aiutare i cattolici a non indietreggiare di fronte all’illuminismo-massoneria di quel tempo. Come si spiega diversamente l’obbligo che veniva fatto agli Ebrei, relegati nel ghetto, di studiare forzatamente il catechismo? Pio IX, la cui santità non è in discussione, pensava che fosse suo dovere anche fare forzature per la fede contro la coscienza, concetto allora poco chiaro e in disuso. Forse non leggevano bene qualche padre della chiesa?.

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          • Bel commento vincenzo. Qui entrerebbe prepotentemente la riflessione sul cattolicesimo liberale che fa Don Robert Sirico e che presto linkeremo su queste pagine, ma tempo al tempo. Intanto teniamo qui queste chicche in modo che chiunque passi, possa avere anche solo un valido contraltare alle frasi consuete leggibili su millemila blog. 🙂

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  2. Spero che Radaelli replichi a quanto avete scritto, siete illeggibili.

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    • Beh visto che Radaelli non ha replicato reputandoci illeggibili ritengo che questa opinione sia tua e che essa sia motivata da TUE personali considerazioni, magari anche profonde. Se fossi così gentile da aggiungerle come premessa a questa tua conclusione cui ci hai degnato, non renderesti questo commento una pura fallacia argomentativa, ma un valido contributo degno di un bel dibattito (anzi di una bella disputa!).
      Per ora dunque grazie del passaggio e della conclusione senza premesse, cioè della conclusione di un nulla, cioè nulla come conclusione. Beh, ad maiora!

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