Desiderio desideravi

Dopo i lunghi mesi di primavera, duranti i quali mi sono concentrato sulle cose assolutamente essenziali da bravo contadino di montagna cioè a zappare a vangare e a vivere secondo il naturale ritmo liturgico della Chiesa cattolica che così bene scandisce il “respiro” dell’universo e della nostra terra quali sono la Settuagesima, la Sessuagsima, l’Ottava di Pentecoste, le Rogazioni, le Quattro Tempora, trovo finalmente un po’ di tempo per tornare al nostro blog per condividere riflessioni e, forse, spunti per un dialogo tra persone libere, come sono davvero liberi coloro che sono stati redenti dal Cristo.

Essendo stato gaudiosamente lontano dai dettagli quotidiani delle faccende mondane è però senza gran sorpresa che ho constatato che le nostre riflessioni, pubblicate fino ad inizio aprile, sono state tutte verificate e confermate dai fatti e che non ci sia niente da aggiungere o correggere.

È però con grandissima tristezza che ho letto l’ultima fatica (Desiderio desideravi) di colui che esercita la funzione di Papa nei nostri contemporanei frangenti storici e cioè Francesco: tristezza immensa nel vedere il padre comune a noi cattolici continuare imperterrito nel peccato pubblico e nello scandalo, perseverando nella sua deriva scismatica post-cattolica con questo documento, come anche nella commissione di atti sacrileghi con la Santa Eucaristia dando pubblicamente la comunione alla Sra Pelosi, nota attiva abortista americana assieme al Presidente Biden.

Vedere un’anima, e, a fortiori, quella di colui che dovrebbe guidare la Barca di Pietro, sprofondare negli acquitrini pestilenziali della disobbedienza alla Chiesa Cattolica, Essa sempre animata dallo Spirito Santo, Quello Stesso che nel più profondo delle nostre coscienze ci fa riconoscere la Verità, cioè il Cristo, è uno strazio spirituale che ci incita a dover amarlo di più, a pregare ed a sacrificarci sempre di più per lui, affinché si convertisca prima che sia troppo tardi per la sua eternità, da lui, finora, già ben malamente gestita.

In “Desiderio desideravi“, e per l’ennesima volta durante questo pontificato, vi si sfoggia un insegnamento neanche sottilmente anti-cattolico dove, come al solito, l’Insegnamento del Cristo e della Chiesa è capovolto, il che ne firma l’origine satanica: le cose buone ricordate della sana teologia o insegnamento della Chiesa fungono solo da decoro, o da coro, mentre l’essenziale, che è “cancellation culture” alla salsa clericale, vuole essere un pratico girare le spalle, che egli vuole definitivo, alla Chiesa cattolica e alla Santa Liturgia.

Per cominciare, l’usuale presa in giro del lettore medio con citazioni stroncate e fuori contesto, ed in realtà in contraddizione sul fondo con quanto egli vuole dimostrare ed imporre: la Sacrosanctum Concilium è citata più volte in alcune affermazioni generali (tipo “dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa.”, oppure “[la liturgia è] prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano”, “la Liturgia è il sacerdozio di Cristo a noi rivelato e donato nella sua Pasqua“, etc) ma soprattutto è un documento di cui non si tiene, in realtà, conto per niente: un esempio tra i tanti, il canto gregoriano; anzi S.S. è un documento contro il quale il pontefice romano attuale si oppone proprio nella sostanza.

Dobbiamo, però, onestamente dire che Desiderio desideravi non si rivolge ai fedeli della Santa Chiesa Cattolica, i quali, quindi, non sanno che farsene di tale documento di per sé, ma solo a coloro che seguono Francesco nella sua “chiesa” post-cattolica scismatica da lui formalmente istituita in Traditionis Custodes un anno fa e che si definisce in quanto realtà che ha come “unica” lex orandi ( quindi credendi) quella del nuovo Ordo paolino a scanso esplicito della lex credendi ( quindi orandi) della Chiesa Cattolica Romana: questo punto è ribadito al paragrafo 31 e non lascia dubbi sull’aspetto post-cattolico del contesto vicino del documento. Ecco come Luisella Scrosati commenta nel suo eccellente articolo al soggetto nella Bussola Quotidiana, rinvenibile qui, rendendosi conto che siamo a fronte di un problema ecclesiologico maggiore: “Con tutto il rispetto per l’autorità pontificia, il Papa non può cancellare la realtà con una semplice dichiarazione. Perché prima o poi bisognerà rispondere ad alcune elementari domande: se i libri scaturiti dalla riforma liturgica sono l’unica espressione del Rito Romano, i libri liturgici del 1962, in uso per espressa autorizzazione anche dell’attuale Pontefice, che cosa sono? Che cosa esprimono? E prima della riforma, quei libri liturgici che cosa esprimevano? Che il Rito Romano non inizi con il Concilio Vaticano II è un fatto con cui bisognerà prima o poi far pace. E trarne anche le debite conseguenze.

Siamo a fronte di un documento che è intrinsecamente incapace di riferirsi genuinamente al Magistero della Chiesa Cattolica, a parte qualche labile referenza alla Sacrosantum Concilium, mentre le soventi referenze fatte a Guardini, il quale, per quanto eminente sia il personaggio, non è Magistero Autentico , non permettono di cancellare l’impressione di autoreferenzialità tipica di tutti i documenti bergogliani. La presa in giro convince solo chi vuole essere convinto perché vivere in quanto membro di una chiesa post-cattolica non implica nessuna necessità di conversione personale concreta ma sola verbosità.

Quanto a noi, cattolici, laici e non, continuiamo a studiare, ad approfondire, a trasmettere alle nuove generazioni quel che la Chiesa insegna e a promuovere, indefessi, la Liturgia Cattolica con lo stesso spirito della lex orandi da duemila anni in qua.

Da quarant’anni il Signore ha in disgusto questa generazione ed in Francesco ha il Suo angelo quale flagello apocalittico per assicurarSi che questa non entrerà nella Terra Promessa.

Sempre amiamo la Volontà di Dio che pienamente si svela nella Sua Chiesa.

In Pace



Categorie:Attualità cattolica, Liturgia e Sacra scrittura, Magistero, Simon de Cyrène

23 replies

  1. Mi permetto di proporre questo pezzo di Kwasniewski, perché riassume efficacemente la prospettiva autenticamente cattolica su dei punti fondamentali.
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2022/06/kwasniewski-i-tre-pilastri-del.html?m=1

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    • La tensione è fra istituzione quindi magisterialismo e carisma quindi il monachesimo. Scrittura e Tradizione sono invece le due facce della dottrina, della liturgia e della morale ad esser più seri.
      Il professore polacco dovrebbe osare di più

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  2. Alcune brevi considerazioni, spero di trovare altri minuti per altre poi:
    1 – Grazie di questa tua disamina!
    2 – pare che il Papa se ne sia andato prima della comunione data alla Pelosi. Questo cosa significa? Nella pratica che non c’era, ma che comporti innegabilmente la sua contrarietà al fatto è un volo pindarico e un non sequitur palese.
    3 – Non ho voluto leggere la lettera papale apposta, perché dicono che gli ignoranti vivono meglio. Però la questione mi va stretta quindi mi prenderò il tempo per una rapida lettura, soprattutto del passo incriminato sull’art. 1 di T.C. in cui per mettere una pezza al buco il Papa (ma lo fa apposta?!) allarga il buco stesso.
    4 – Sempre più convinto della mia lettura di T.C. e del suo articolo. La tua lettura Simon è troppo letterale e fa a pugni con l’evidenza che il V.O. è ancora possibile ed è valido. Non potrebbe esserlo se la vostra lettura fosse reale. Cioè, magari è nelle intenzioni papali (e chi sono io per dire si o no), ma non lo è nella realtà delle cose. Ergo il Papa ha calcato la mano solo per dire che per lui il V.O. è diventato N.O. Come fosse una continuità completa, come se tutte le differenze non esistessero. Esiste la continuità data dall’ “OK mi piace” della Chiesa Cattolica e quindi è come se il rito fosse restato quello e la forma poco importa perché è la chiesa a stabilire che quello è il rito e che si officia in quella forma. Stop. La continuity è data dall’ok ecclesiale, non dalle forme che si susseguono in una sorta di evoluzione darwiniana. In altre parole: c’è stato un vero e proprio salto qualitativo, ontologico quasi? Ma che vi frega? La Chiesa dice OK, fidatevi e via. Ovviamente, conclusione da cestinare questa mia da quanto semplifica la questione, ma nel sorriso beffardo che lascia, lascia anche qualche traccia di dubbio. A me però sembra bene una cosa e cioè:
    5 – l’idea di liturgia di Francesco è opposta a quella ratzingeriana e non si fa problemi a dire “comando io, ora seguite la mia”. Non esiste VO e NO come forme incompatibili e ontologicamente diverse. Esiste il RITO che si esplica nella FORMA che la Chiesa di questo momento decide sia la forma stessa. Quella forma è – nel linguaggio deficitario di T.C. – sempre UNICA perchè il rito si officia SEMPRE con l’UNICA FORMA ACCETTATA. Fine. Se domani il NO cambia e diventa NNO quella sarà (D’ORA IN POI!) l’UNICA FORMA per il rito romano. Quel d’ora in poi non è scritto, ma è implicito. A meno di pensare che nella disputa degli universali possano mai vincere il nominalismo. Non fatemi ridere: la parola non cambierà mai la realtà dei fatti, anche se può distorgerne la narrazione. Prendiamone atto come realisti e non facciamo noi il possibile errore che ha compiuto l’estensore dei documenti pensando di poter forzare il futuro semplicemente tralasciando di scrivere per bene la realtà e quindi lasciando tutto e tutti in balia della classica confusione che è la cifra di questo momento storico.
    6 – si, perché per me questa è la parola chiave. Dopo “relativismo” e “post-verità”, per me la vera parola chiave ora è “Caos”. Giusto per farvi capire chi sta davvero dominando qui e ora.

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    • Eviterei di interpretare quel che scrive Bergoglio per fargli dire l’opposto di quel che scrive e l’opposto di quel che fa. Queste sono già le brutte abitudini clericali quando interpretano Gesù facendogli dire il contrario di quel che insegna.
      😉
      In Pace

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    • L’unica lex orandi è quella statuita come ufficiale. Un indulto non è lex orandi della Chiesa a norma del diritto.

      Il problema non è la statuizione di norme e l’abrogazione delle leggi che tenevano in vigore ( non si sono mai abrogati i messali ergo Ratzinger fece il furbacchione con quella frase ) i riti precedenti, ma l’invenzione ex abrupto di un rito che non ha nulla di aderente alla tradizione liturgica romana.
      E se non si volesse parlare della creazione a buffo del rito paolino ugualmente il rito del 62 costituendo un rimaneggiamento simulatorio del rito apostolico romano è nell’illusione di mantenere Fede alla scuola romana e difendere il deposito liturgico della stessa e la sua continuitá divenendo infine paradossalmente pure peggio.

      Perchè appunto si può statuire quel che si vuole, ma bisognerebbe vedere se ciò fosse legittimo.

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      • La lex orandi non può andare contro la lex credendi della Chiesa cattolica: non ci può essere soluzione di continuità. Ergo, una tale lex orandi sarebbe illecita e peccaminosa perché eretica come minimo se non addirittura apostatica. Quindi non sarebbe lex ma abuso da combattere positivamente.
        In Pace

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        • Cioè secondo te non è un abominio avere due riti per una medesima scuola liturgica per giunta paralleli l’uno all’altro che abbiano diverso calendario, lezionario e messale?

          Abbiamo giá scritto che la straordinarietá del rito ha senso solo alla maniera bizantina laonde il rito di Basilio o quello Giacobita in determinate circostante speciali appunto sostituiscono e si integrano al rito ordinario di Crisostomo mica sono una cosa avulsa dal resto dovendo garantire continuitá nelle letture, nei graduali, elle suppliche dunque nel calendario.

          Benedetto XVI ha detto na cazzata, te la prendi co Francesco perché ha esplicitato Paolo VI mentre Ratzinger lo scusi quando invece fa cose stupide prima che dannose, giacché ora i tradizionalisti se sò fomentati pe colpa sua.

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          • Ormai per me è chiaro, e ringrazio Francesco per questo, che esiste un solo rito cioè quello della Chiesa cattolica romana, a scanso del rito di Francesco che sembra, formalmente, essere quello di P.VI, ma non lo è, perché l’ermeneutica paolina che garantiva l’unicità la continuità e l’armonia delle leges credendi e orandi, non esiste più nella chiesa post-cattolica.
            In Pace

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  3. Nella cerchia di Santa Marta hanno un problema ( Huston abbiamo un problema) : credete che sia la piaga della corruzione ai livelli piu’ alti, gli scandali finanziari e sessuali, il deficit economico, il rischio scisma , le eresie della conferenza episcopale tedesca ?
    No , il problema e’ la Messa Tradizionale , che inspiegabilmente ( inspiegabilmente per loro !) non riescono a debellare. Il moltiplicarsi dei documenti e delle iniziative papale volte a proibire e se possibile annientare del tutto la Liturgia Tradizionale , mostrano un affanno , un problema , perche’ si stanno accorgendo che non e’ facile come sembra . Non e’ affatto facile sradicare nel cuore di molti fedeli ( e anche sempre piu’ giovani ) l’ amore per la Santa Messa Vetus Ordo, come non sarebbe facile per un giardiniere estirpare tutte le radici di una millenaria ed enorme quercia. Certo ci stanno provando con grandi sforzi da quando si e’ dimesso ( o hanno fatto dimettere) Ratzinger , l’ unico che ha capito che il coesistere dei due Riti poteva essere una soluzione dell’ annoso problema. Ma la complessita’ a cui sono di fronte , il Rito di Santa Romana Chiesa, e’ troppo profonda per menti superficiali e arroganti, che credono di saper tutto e ignorano tante cose, e che soprattutto dimostrano un autoritarismo ( si decide che si fa cosi’ e si deve fare cosi’ ) poco efficace.
    Non basta comandare ai fedeli di non andare piu’ alla Messa Tradizionale, ai sacerdoti di non celebrarla, ai seminaristi, futuri sacerdoti, di non interessarsene neppure pena la sospensione delle ordinazioni. Non bastano i diktat, i documenti , il loro ribadire che proprio desiderano, sul serio ( desiderio desideravi) che nessun piu’ mai in nessun luogo segua la Messa Vetus Ordo.
    La Liturgia e’ qualcosa di vivo e di radicato nel cuore dell’ uomo : ogni generazione di fedeli ha in eredità un insieme di simboli, di gesti che ripete a livello pre-conscio ( inginocchiarsi, farsi il segno della Croce con l’ acqua benedetta, giungere le mani in preghiera , accendere una candela nella cappella della Vergine o dei santi , ) dall’ oggi al domani non puoi cambiare tutto questo A TAVOLINO : come imporre non dite piu’ certe parole ( non indurci in tentazione) nelle preghiere tradizionali come il Padre Nostro .
    l’ errore del Novus Ordo e’ che e’ stato creato freddamente , cerebralmente . Da qui il suo evidente fallimento. Non scalda il cuore dei fedeli. I novelli liturgisti alla Grillo credono che qualcosa di enormemente piu’ grande di loro, piccoli uomini, possa essere incanalato ed addomesticato in schemi “ moderni “
    Comunque il problema e’ loro, dei modernisti : noi fedeli del Rito perenne di Santa Romana Chiesa , che puo’ cambiare qualche particolare si nel corso dei secoli ma mai nell’ essenziale , possiamo essere “ umiliati e offesi” ma non annientati.Ci possono negare le sedi e i seminari , ma continueremo lo stesso . In Francia celebrano la Messa DAVANTI alle chiese sbarrate in faccia ai tradizionalisti
    La continuita’ e’ la forza della fede cattolica , il suo risalire alle radici , che affascina ogni generazione .
    Se ne facciano una ragione a Santa Marta.

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    • Due riti per una medesima scuola liturgica sono obbrobrio e non senso. Una forma straordinaria non può avere lezionario, calendario, rifferenti e muoversi parallelamente all’altro rito ordinario. Questa è una frode degna dell’infingardo Ratzinger.
      Lex orandi della Chiesa è il rito statuito. Lo era il rito tridentino ora lo è il rito paolino, giacché un rito indultato non può essere liturgia ufficiale della Chiesa in questo caso romana. Francesco non ha fatto che ribadire l’ovvio.
      Si ricorda che i tradizionalisti in massima parte seguono il rito del 62 che è una manipolazione del rito romano oltre ad esser stato un esperimento prodromico al 69.
      Il messale del 62 oltretutto non è mai stato abrogato come non sono stati abrogati i messali pre Pio V. Si abrogano le leggi e come Pio V vietò i messali non da lui emendati precedenti, così ha fatto Paolo VI. Ratzinger non ha permesso nulla essendovi giá stato l’indulto del papa polacco. Ratzinger ha liberalizzato, Bergoglio ha stretto, ma la continuitá è totale e la lunghezza d’onda la stessa.

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      • Francesco stesso ha detto che non c’è continuità (cf art1 di TC riconfermato in DD) tra il rito cattolico romano ed il suo.
        In Pace

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        • Paolo VI volevi dire…almeno Francesco palesa, e non fa il meschino, quel che giá era.

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          • No, proprio Francesco: né a Paolo VI né ai suoi immediati successori è mai passato per la testa che la lex orandi sarebbe stata differente, ma sempre in continuità e armonia.
            In Pace

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            • Paolo VI negli atti ha sostituito e revocato messali e breviari precedenti. Se la lex orandi è quella ordinaria ed ufficiale statuita, fermo restando l’indulto dell’84, egli ha fatto esattamente l’articolo 1 di TC che Francesco ha soltanto reso palese.

              Non ci vuole tanto eh, è na questione giuridica.
              Lascia perde la liturgia che se dovessimo appunto stare appresso ad essa manco il rito del 62 sarebbe regolare in base all’intangibilitá liturgica e la conservazione rituale

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              • Quello che non percepisci, Daouda, è che ad un testo (messali, il corano, il decamerone..) va sempre associata un’ermeneutica.
                Quando Paolo VI creò ex nihilo il suo rito ne dava, però, un’ermeneutica ecclesiale: cioè i testi del suo rito avevano sempre da essere capiti nel quadro della sola legge orandi e credendi della Chiesa cattolica romana; nella sua testa e volontà non c’era cesura né nessuna dottrina contraddittoria con quel che la Chiesa cattolica insegna dalla Pentcoste: questo punto di vista fu esplicitato da B.XVI nella SP con la formula “un solo rito e due forme”, e cioè una sola e stessa lex orandi e credendi , uno stesso quadro ermeneutico, per due versioni differenti. Con Francesco, invece e all’opposto, abbiamo chiaramente una definizione nominalistica della lex orandi e, quindi, di quella credendi: dove prima, ai tempi di P.VI, G.P.II e B.XVI, se c’era una discordanza ci si riferiva sempre alla lex credendi della Chiesa per risolverla, adesso le incogruenze, le mancanze di armonia, gli errori e varî orrori diventano la pietra di paragone (art 1 della TC) con la quale si dovrebbe giudicare la lex credendi della Chisa cattolica, cioè Francesco ha creato formalmente una nuova chiesa non più cattolica ma post-cattolica.

                In Pace

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                • Se non vuoi capire che Benedetto XVI è stato un paraculo e che Francesco non ha che esplicitato Paolo VI per quanto riguarda la statuizione ufficiale della regola di preghiera a norma del diritto, volendo tu trovarvi deviazioni teologiche dove non ci stanno, che posso fa io se non continuare a dirti che stai a pijá n’abbaglio e che l’indulto rimane una concessione provvisoria che non vale per l’intera ecumene di rito romano?
                  Fosse per me tornerei almeno alle rubriche del 1920 ( senza addizioni ) con una riforma del calendario e del santorale che sarebbero adeguamenti necessari ed ugualmente applicherei quei messali secondo i vernacoli locali così la faremmo finita una volta per tutte.

                  Vabbè quando morimo s’abbracciamo. Sei de coccio

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                • Non è una questione di rubriche, il che sarebbe un atteggiamento legalista/nominalista: è una questione di sguardo di fede, e cioè cosa ci garantisce che abbiamo la stessa fede degli apostoli se non ne abbiamo la stessa lex credendi e per tanto, orandi?
                  Ti ricordo l’argomento con il quale il secondo Concilio di Nicea negò l’ecumenicità del concilio di Hieria (754): “Come può essere settimo [Concilio, NdR] quello che non è in armonia con i sei santi concili ecumenici prima di esso? Infatti quello che sarebbe stato celebrato come settimo, deve essere coerente con il novero delle cose decise prima di esso. Ciò che non ha niente a che vedere con le cose computate, non deve essere computato. Se uno per esempio mette in fila sei monete d’oro e poi aggiunge a queste una monetina di rame, non può chiamare quest’ultima settima, perché è fatta di materia diversa. L’oro infatti è prezioso e di grande valore, mentre il rame è materiale a buon mercato e senza valore.
                  Come per i concili così per la lex orandi
                  In Pace

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  4. Tutte le forme liturgiche precedenti alla riforma seguita al CVII, inclusa quest’ultima (senza dimenticare tutti i riti delle Chiese in comunione con Roma), sono necessariamente espressione della medesima ed immutabile Lex Credendi della Chiesa di sempre. Ciò detto, ne discende che, necessariamente, le forme liturgiche possono cambiare, ma l’equivalenza Lex Orandi = Lex Credendi rimane immutabile. Asserire, dunque, che “bla-bla… sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano” (cfr TC, art. 1), se le parole hanno un senso, manifesta la volontà di usare il linguaggio in modo obliquo per marcare nella struttura cognitiva una cesura tra il prima e il dopo che non c’è mai stata, né potrebbe esserci. Per la suddetta equivalenza tra le due “Lex”, introdurre d’artificio – lasciandola intendere – una discontinuità ontologica sul piano liturgico tra il pre e il post Concilio, attiva un salto quantico virtuale anche nel corpus della fede di sempre, non ancora definito, ma definibile “ad libitum” (i vari abusi liturgici, divenuti ormai prassi liturgica, non sono altro che l’espressione visibile di questa “fede nuova” che si vorrebbe far passare come “dono del Concilio” e come “Nuova Pentecoste”). A mio avviso si viene a configurare una vera e propria contraffazione, una mistificazione della realtà immutabile della Chiesa attraverso l’appropriazione indebita di una forma liturgica successiva da contrapporre a quella precedente, “come se” espressioni di fedi diverse. Se lo scopo ultimo del TC fosse stato quello di disciplinare gli indisciplinati, logica vuole che si sarebbe dovuto vietare l’uso del vecchio Messale (come era prima di BXVI), non dichiararlo invalido con circonlocuzioni ambigue, salvo tenerlo ancora in vigore con restrizioni aggiuntive, creando una riserva indiana per isolare gli appestati. Ciò che è stato veramente abrogato attraverso il metalinguaggio di documenti come AL e TC è l’evangelico Sì, Sì – No, No, che realizza nei fatti la tanto attesa codificazione canonica della contraffazione modernista del post-Concilio. Come aveva ragione nostro Signore quando ci ammoniva che Tutto il resto viene dal Maligno!

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  5. G.K.Chesterton :
    “ Il vero sviluppo non consiste nel lasciarsi qualcosa alle spalle, come lungo una strada, bensi’ Nell’ estrarne la vita come da una radice . Il progresso, una metafora tratta dalla strada, implica difatti che l’ uomo si lasci alle spalle la propria casa , mentre il miglioramento comporta che egli innalzi le edifici o estenda i giardini della propria dimora “

    In altre parole il mito del progresso implica che si taglino le radici dei vecchi alberi e se ne piantino di nuovi, mentre la continuita’ nel miglioramento implica che ci si prenda cura di rendere piu’ rigoglioso e pieno di frutti l’ albero gia’ esistente .
    Adesso si sono inventati il neologismo dispregiativo “ indietrismo” per chi vuole rimanere in continuita’ col passato . Come se la vita, la fede , fossero una folle corsa sempre in avanti senza guardarsi indietro . Come se anche loro stessi non potessero diventare rapidamente superati e “ indietro” per quelli che verranno fra cent’anni e che potrebbero dire “ indietro alla TC e alla Amorim Laetitia” non si torna “.

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  6. Ho letto il documento più di una volta e debbo dire che vi ho trovato passaggi sulla Sacra Liturgia che sottoscrivo in pieno.
    Premesso questo, credo che le maggiori « amenità » di DD siano le seguenti:
    – Si afferma che « Il contenuto del Pane spezzato è la croce di Gesù… ed è ciò di cui facciamo memoria in ogni Eucaristia (7) » e non si chiarisce mai esplicitamente che, dopo la Consacrazione, il Pane ed il Vino sono realmente il Corpo ed il Sangue di Cristo e non pane e vino in cui è presente, in maniera non ben specificata, il Corpo ed il Sangue di Cristo.
    – Mentre nella Sacrosanctum Concilium si auspica una maggior partecipazione dei fedeli alla Santa Messa che viene celebrata dal Sacerdote in Persona Cristi, nella DD si parla di celebrazione dei fedeli e si afferma che « Il presbitero vive la sua tipica partecipazione alla celebrazione in forza del dono ricevuto nel sacramento dell’Ordine: tale tipicità si esprime proprio nella presidenza (56) », e si precisa che « È la celebrazione stessa che educa a questa qualità di presidenza… Il presbitero è, dunque, formato alla presidenza dalle parole e dai gesti che la liturgia mette sulle sue labbra e nelle sue mani… Non ruba la centralità all’altare, segno di Cristo dal cui fianco squarciato scaturirono l’acqua e il sangue fonte dei sacramenti della Chiesa, e centro della nostra lode e del comune rendimento di grazie (60) ».
    – « l’uomo moderno è diventato analfabeta, non sa più leggere i simboli, quasi non ne sospetta nemmeno l’esistenza. Ciò accade anche con il simbolo del nostro corpo. È simbolo perché intima unione di anima e corpo, visibilità dell’anima spirituale nell’ordine del corporeo e in questo consiste l’unicità umana, la specificità della persona irriducibile a qualsiasi altra forma di essere vivente (44) ».

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  7. L’ ermeneutica della continuita’ , predicata da Joseph Ratzinger aveva questo di positivo : era logica . Perche’ e’ ovvio che in una religione rivelata , come quella cristiana, non ci possono essere rivoluzioni, salti, non ci possono essere strappi, non ci possono essere ribaltamenti . Cio’ non sarebbe logico . Se Dio si e’ rivelato nell’ Incarnazione di Gesu’ e questo ci e’ stato tramandato dai Vangeli , come si puo’ presumere di “ rivoluzionare” , ribaltare la Chiesa testimone alle generazioni future di tale messaggio ? Facendolo si distrugge ogni pretesa che sia “ Parola di Dio “ . Perche’ Dio non si puo’ contraddire , ne’ la sua verita’ evolvere e ribaltarsi. non puo’ voler fare strappi e rivoluzioni verso la propria rivelazione, e la Chiesa del XXI secolo d. C. non puo’ dire il contrario della Chiesa del III secolo d. C.
    La natura non fa “ salti” , la Liturgia non procede per “ strappi” , la vita stessa della Chiesa si manifesta come un fluire continuo , non come dei picchi .
    La mentalita’ del tutto sbagliata di Bergoglio e dei progressisti
    sta nel disprezzo e svalutazione di quello che e’ passato , come se la Chiesa , la fede , la vita stessa “ iniziassero” con uno strappo , dal Concilio Vaticano II in poi. Il Concilio stesso peraltro non aveva affatto chiesto questo , anzi, i padri conciliari raccomandavano la continuita’ nella Tradizione.
    Il Concilio e’ stato okkupato e strumentalizzato da una parte ecclesiale estremista che ha fatto passare le proprie tesi, estremiste, come volontà ’ comune dei padri conciliari. Basta leggere la testimonianza di Joseph Ratzinger per capirlo.

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    • Non ci sarebbe neppure bisogno di raccomandare la continuità nella Tradizione, perché la discontinuità nella Tradizione è un ossimoro, così come la continuità nella Tradizione è una tautologia. La Tradizione, o la tramandi (tradere), o la tradisci (tradere), due verbi con la stessa radice da cui però si dipartono rami e frutti molto diversi. Sta al Magistero perenne della Chiesa tramandare la Tradizione facendola crescere senza tradirla fino al giorno ritorno di Cristo.

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  8. Il Signore, capace di ammorbidire anche i cuori più induriti, converta Papa Bergoglio e lo riporti sulla via della salvezza, visto che sta manipolando la Santa Chiesa Cattolica come una sua personale proprietà.
    Non ci resta che pregare e sperare, anche per la salvezza di Bergoglio, Papa Funesto…
    Marino

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