Coronavirus: Spunti Di Riflessione Circa Le Strategie Messe In Opera

Carissimi Amici, nel nostro post precedente abbiamo messo a disposizione della vostra intelligenza tutto un arsenale di informazioni utili per capire meglio quel che sta succedendo in questi giorni a causa del COVID 19 : adesso ci sembra venuto il momento di cominciare ad avanzare delle riflessioni che, spero, spingeranno, ognuno di noi a dialogare a questo crocevia della nostra vita, tutti i punti di vista non ideologici essendo sempre ben accetti dal nostro blog, come sempre.

Ci troviamo di fronte a due grandi, e divergenti, approcci politici per affrontare questa pandemia a livello di ogni paese: la prima è quella di combattere la diffusione dell’epidemia in tale modo che, rallentandone il tasso di diffusione nella popolazione, i servizi sanitari del paese interessato possano far fronte ad ogni momento con abbastanza letti ai servizi intensivi finché la mortalità del morbo ridiventerà solo episodica; la seconda è quella di lasciare tutto andare, il che aumenterà in modo drastico il tasso di mortalità di chiunque non sia curato adeguatamente una volta che i servizi di cure intensive saranno saturi.

La prima strategia è quella scelta dalla Cina e, più in generale, quella adottata con variazioni sul tema dalle società asiatiche, e con ritardo dall’Italia. La seconda strategia è invece quella scelta dalla Germania, la Svizzera, la Gran Bretagna e la Francia.

La prima strategia ha un altissimo valore etico in quanto mette il bene comune al di sopra dell’interesse individuale , ma ha lo svantaggio di essere estremamente costoso a corto e medio termine sul piano economico. La seconda strategia politica è chiaramente contraria all’etica del bene comune nel senso che condanna a priori a morte tutta una popolazione sperando ottenere un effetto di “gregge”quando più del 60% della popolazione sarà contaminata e che il contagio si spegnerà da sé, nel frattempo alimentato dall’interesse di uccidere, almeno parzialmente, gli anziani che costano molto in pensioni e servizi finanziari, permettendo la liquidazione delle eredità alfine di reinvestire il denaro nell’economia: è quindi un piano intrinsecamente criminale in quanto condanna a morte in anticipo una parte della popolazione, ma con ottimi effetti economici a corto e medio termine.

In realtà, però, vediamo che il numero di morti dipende solo dalla qualità del sistema sanitario: come bien spiegato nell’articolo del nostro post precedente non bisogna mai che il numero di persone che hanno bisogno dei servizi di rianimazione e di cure intensive superi la media dei posti vacanti in tali servizi: quando ciò avviene la mortalità aumenta come se non ci fosse nessun nessun sistema sanitario per l’eccedente della popolazione malata coinvolta, che sia colpita dal COVID 19 o da un’altra malattia, tipo cancro o problemai cardiaci, che avrebbero in tempi normali ricorso a quei servizi.

Uno dei grafici interessanti a livello di paesi prodotto da worldmeter è quello relativo alla relazione tra persone guarite e persone decesse: è facile osservare quando un sistema ospedaliero nazionale crolla di sicuro e cioè quando esso produce più morti che guariti. Il grafico per l’Italia è interessante perché ci illustra bene quel che avviene e può essere commentato imparandone qualcosa:

Qui vediamo che fino al 26 febbraio scorso le strutture sanitarie erano ancora “capaci” di gestire i casi relativi all’epidemia il numero di morti essendo nell’insieme contenuto all’interno di quel che il sistema sanitario permetteva: si è però aspettato ancora una settimana prima di prendere i provvedimenti serî che noi conosciamo. L’effetto di questi provvedimenti cominciano già a farsi sentire dal 10 marzo, su per giù, le due curve riavvicinandosi a causa delle misure sanitarie prese e tra poco si incroceranno di nuovo quando le persone infettate prima del 4 marzo saranno tutte state dichiarate e rimarranno solo i casi saltuari malgrado il confinamento.

Guardiamo adesso il caso della Cina e quello della Germania:

Della Cina non si hanno i dati precedenti al 2 febbraio, ma vediamo che ormai da 6 settimane il loro sistema sanitario ha ripreso il controllo della situazione e che i casi mortali diminuiscono mentre il numero delle persone guarite aumenta in termini percentuali. Per la Germania vediamo che ancora non hanno raggiunto il punto in cui il loro sistema sanitario non è più capace di sostenere l’epidemia benché le due curve hanno tendenza a raggiungersi : la questione è sapere se le misure prese queste ultime 24 ore avranno un effetto prima dell’incorciarsi delle due curve oppure no, il prossimissimo futuro ce lo dirà.

Il caso inglese è interessante in quanto dovrebbe essere l’espressione “pura” del secondo comportamento descritto più sopra:

Allora vediamo la causa del perché delle smargiassate politicheggianti di Boris Johnson fino a qualche giorno fa quando il sistema inglese era capace di sostenere i casi di COVID 19 ed il loro subitaneo cambiamento di discorso ufficiale da un paio di giorni.

Il caso il più straordinario e (tragicamente) divertente è quello dei francesi: appena hanno messo in pratica il confinamento, il loro sistema sanitario è andato benissimo, a comprova che il regime macroniano è davvero eccezionale :

Ci è possibile adesso paragonare la resilienza iniziale tra i varî sistemi sanitarî nazionali misurando il periodo tra il momento dove i primi casi mortali sono stati dichiarati e il momento in cui le due curve curve si sono incrociate, più la durata è lunga migliore è il paese: Italia 5 giorni ( tra il 22 ed il 27 febbraio), Germania >9 giorni, UK 8 giorni, Francia >19, la Spagna 2 giorni. Qui valutiamo i sistemi sanitarî nel loro insieme senza distinguere tra la loro capacità di evitare il contagio all’inizio e quella di trattarne i casi sul piano sanitario. Nel caso della Francia può essere che sono stati molto bravi nel depistaggio, nella quarantena dei primi casi riscontrati e nella susseguente presa in carica, fin dall’inizio dell’apparire della contagione , mentre sappiamo che paesi come la Germania, la Svizzera, gli UK non hanno fatto nessun depistaggio preventivo proattivo seriamente, in quanto sostenitori della teoria di Boris Johnson nei fatti.

Nella practica vediamo quindi che negli effetti concreti il comportamento etico poco economico ed il comportamento anti-umano a fini economici combaciono: quel che discrimina, aldilà delle intenzioni ed ideologie, è la capacità stessa del sistema sanitario. L’ideologia interviene solamente nella decisione più o meno rapida del quando mettere in opera misure che alleviano un sistema sanitario dato e quindi il numero di morti che si accetta di avere in cambio di un’economia che funzioni più a lungo: qui è interessante vedere il tempo totale tra il momento in cui il virus si è dichiarato in un paese e il quando le misure che conosciamo sono state prese, più la durata è lunga più il governo non agisce eticamente: Italia 11 giorni (tra 22 febbraio ed il 4 Marzo), Germania 19 giorni, UK 10 giorni, Francia 19 giorni, Spagna 17 giorni.

Nei fatti , per sapere quali sono i paesi che hanno agito il più eticamente, guardiamo al ratio tra rapidità di decisione divisa dalla resilienza del sistema sanitario , più piccolo è il numero più “praticamente” etica è stata la governanza di un dato paese: Italia 2.2, Germania <2.1, UK 1.25, Francia <1 , Spagna 8.5. La palma della decisione etica “pratica” va quindi alla Francia e agli UK che, nell’insieme, hanno avuto una reattività al virus , anche se molto lunga, comunque sempre all’interno delle capacità sanitarie nazionali.

Ma essere i migliori eticamente nella rapidità della presa di decisione non vuole dire essere etici di per sé, in quanto ogni due giorni che passano senza prendere una decisione vuol dire un raddoppiamento di casi e, alla fine, di morti: in Italia alla fine ci saranno >32 volte più morti che se se il governo avesse reagito immediatamente, Germania 246 volte, UK 32 volte, Francia 246 volte, Spagna >246 volte.

Quindi sì, anche se tenenti di due approcci teorici totalmente opposti, dal punto di vista sanitario, la qualità etica delle prese di decisioni di un Boris Johnson sono equivalenti a quelle del governo Conte: ambo avranno sulla coscienza “solo” 32 volte il numero di morti che si avrebbero dovuto avere.

Le conseguenze economiche delle decisioni prese saranno quindi equivalenti e solo dipendenti dalla robustezza economico-finanziaria di ogni paese dato: un paese forte economicamente benché indebolito ne uscirà forte, un paese debole economicamente ancor più indebolito ne uscirà … debole.

La morale di questa storia: l’etica, in quanto ideologia, in questa faccenda c’entra poco, la natura biologica ed economica seguirà il suo decorso naturale seguendo le leggi dell’entropia come ha sempre fatto, in quanto non sono le idee che cambiano la realtà, ma la realtà che obbliga a cambiare le idee.

Se vogliamo impattare il mondo reale, dobbiamo capire la supremazia di questo reale e agire in conseguenza, ottenendo effetti di leva dalle disparità che tale reale ci offre da osservare. In pratica vediamo qui che due popoli molto pragmatici quali sono da sempre quelli degli UK e dell’Italia, anche possedendo un sottofondo culturale praticamente opposto, i primi utilitarianista protestante, i secondi cattolico, alla fine saranno coloro che avranno meno morti sulla coscienza, anche se ne avranno, sempre, troppi.

Quanto ai vincitori sul piano economico, saranno quelli che sono già vincitori sul piano economico: la Germania in primis. E questo perché non c’è nessuna ragione oggettiva conosciuta che dia un premio economico a chi si comporta in modo etico.

La morale di questa morale, per adesso, è che, durante le annate con vacche grasse, bisogna preparare le annate con vacche magre, ma , questo, gli Egizi, impero economico dell’epoca, lo avevano già capito fin dai loro tempi (grazie a Giuseppe).

In Pace



Categorie:Simon de Cyrène

5 replies

  1. Tutto il discorso parte dal presupposto che il taglio alla sanità , che è bene primario, ci sia già stato. LA posizione dell’Italia se i tagli non ci fossero stati, se davvero si avesse avuto cura della sanità, sarebbero molto migliori.
    Il che dovrebbe mettere in imbarazzo gran parte del mondo cattolico che si riscopre tale quando c’è un’emergenza, pompata o meno, e dimentica la denuncia o l’azione se non sui temi bioetici.

    Fermo restando che si sà che i medici stanno già operando con il motto “salviamo chi puù possibilità ha” e che nessuna statistica potrà dimostrare.

    Per il resto non gli Egizi ma Giuseppe, e mi sembra che continui a sfuggire il problema della superstizione della vita naturale.
    D’altronde infatti il risultato reale si vedrà solo se la crisi economica comporterà crisi imponenti o guerre civili cosicché parrebbe che il comportamento utilitarista sia ben più fondato , il che creerebbe un paradosso ( in realtà risolvibile criticando la superstizione di cui sopra ), e la possibilità che ciò accada in Inghilterra è minore che in Italia.

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    • Quest’ultima ipotesi basantesi su di un ingente prolungamento dei provvedimenti ed alla luce delle reazioni politico-economiche del nostro governo…anche se il paragone potrebbe essere falsato dalla Brexit per quanto riguarda i britannici

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  2. Bel approccio, lo rivisiterei a pandemia finita. Mi pare che manca l´inclusione del problema della conoscenza del reale. La mia idea di cosa era e come affrontare il COVID-19 é variata fortemente in questi due mesi. E lo stato della conoscenza che avevano i governanti al momento dell´arrivo al propio territoria sicuramente ha influito nelle loro decisioni. Nonché la soppra/sotto valutazione dei propri sistemi sanitari

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  3. Sono possibili i grafici dell’approccio Coreano al COVID-19?
    https://www.agi.it/estero/news/2020-03-15/coronavirus-modelli-contenimento-7533583/

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