De Moncis OP – Eden

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“Prima del peccato originale, Adamo ed Eva non erano nudi per questo non avevano bisogno di vestiti”

estratto da ” L’evanescence du temps comme appropriation de l’espace dans la liturgie post-moderne “ di P. Rèney De Moncis O.P., pubblicato in Acta Theologica Vaticanensis , Annum MCMLVIII, Vol. 3, op. cit. da Mons. Armando Giudi alla conferenza “Tempora et Mores post S.S. Concilium Vaticanum II” presso l’Università Domenicana di Tolosa organizzata in memoria di P. De Moncis, 12-15 luglio 2015

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Categorie:Aforismi

27 replies

  1. Bisognerebbe approfondire il senso, perché la frase di per sè “non erano nudi”, sarebbe in perfetta contraddizione con la Scrittura:

    Genesi 2,25

    «Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.»

    e Genesi 3,7

    «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.»

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  2. Forse si può intendere che l’accorgersi della nudità è una conseguenza del peccato,dunque anche il concetto di nudità è assente prima come lo è quello del male essendo il male una mancanza di bene.Una nudità incoscente, una non nudità ,una condizione originale come il bene.

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    • Secondo me hai centrato, ma non desidero intervenire troppo, per lasciare libera la discussione circa quest’apparente ossimoro.
      In Pace

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    • @Daniele, certamente “l’accorgersi di essere nudi” è una diretta conseguenza del peccato, ma resta il fatto che la Scrittura afferma: «Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.»

      Ad affermare una purezza dello sguardo e del cuore, ma anche la non-necessità di un vestimento dato da esigenze di una qual si voglia necessità fisica (protezione o altro).

      Tant’è che è lo stesso Signore Dio che prima di allontanarli dall’Eden, con paterno amore si preoccupa di questo aspetto:

      Genesi 3,21

      «Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.»

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      • Potremmo anche affermare che nell’Eden erano interamente rivestiti della “Grazia di Dio”, perciò non necessitavano di vestito alcuno… potremmo andare a Paolo:

        Galati 3,27

        poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.

        Ciò non toglie che i due, Adamo ed Eva erano nudi nell’Eden.

        Genesi 3,10-11

        Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

        Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

        Interessanti anche i passaggi di Ecclesiaste 5,14

        Come è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portar con sé.

        e Giobbe 1,21

        «Nudo uscii dal seno di mia madre,
        e nudo vi ritornerò.
        Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
        sia benedetto il nome del Signore!».

        che rimandano al “ritorno” ad una originaria nudità della Creatura.

        Personalmente quindi ritengo che è perfettamente corretto parlare di una NON-nudità per come la intendiamo immediatamente legata alla concupiscenza, retaggio del nostro peccato originale, ma non si deve andare oltre al significato allegorico o simbolico.

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        • Ma questo è implicito nel finale della frase Bariom. Dire “non erano nudi per questo non servivano vestiti” significa che non erano vestiti punto. 🙂

          PS: grazie delle rapide ricerche bibliche, ottime!

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      • Non possiamo intendere però la nudità come mancanza di vesti, dovremmo altrimenti ammettere l’essere vestiti come un bene originario, ma tale non è, avendoli ricevuti dopo da Dio

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    • Daniele becca il punto di vista filosofico che è una meraviglia!
      Un altro modo di intenderla è che la frase è una provocazione artistica pertanto gioca, come sanno fare i letterati moderni, con le parole e i loro significati.
      Parlare di nudità fine a sé stessa, cioè mancanza di vestiti, è un modo riduttivo se pensiamo a cosa potrebbe voler dire “mettersi a nudo”, spogliarsi.
      Il primo “non erano nudi” non si riferisce al non avere vestiti, ma al fatto di essere pieni di qualsiasi cosa sia concessa alla natura umana. Quindi il non avere vestiti è una delle TANTE cose che essi potevano permettersi, proprio per la mancanza di malizia, la quale nasce da una mancanza di virtù.
      Da qui ci porta ad una altra visione, teologica: Adamo ed Eva erano rivestiti della grazia, dunque non avevano bisogno di banali “vestiti”.

      Quante cose in una riga eh?! Anvedi ‘sto De Moncis…

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  3. E’ una frase fatta apposta per dare spunto di discussione. Ovviamente la nudità non è intesa in relazione ai soli vestiti, ma a qualcosa di molto più profondo ed esistenziale, che va dalla malizia alla paura alla povertà interiore. L’uomo col peccato assume consapevolezza di tutte queste cose, che ovviamente non potranno essere risolte soltanto vestendosi.

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  4. «Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.» Questa premuta del Signore mi ha sempre fatto pensare molto e sono arrivato a una mia interpretazione che vorrei proporvi.Mi sono sempre chiesto che significato potessero avere quelle vesti di pelli, sembra che si tratti di pelli di animali.Sembra che Dio vedendo l’uomo che comprende la sua nudità, la sua fragilità, lo voglia in qualche modo proteggere da se stesso e allora lo ricopre con delle pelli di animale, lo pone in una codizione in cui i suoi istinti animali per i quali farà fatica a padroneggiare le le proprie azioni con con totale libertà, diventeranno un alibi di fronte ai comandi di Dio. Come a dire; uomo la tua libertà è per così dire ridotta a causa dei tuoi istinti animali, quindi anche la tua colpa difronte a Me sarà meno grave…Non so se mi sono spiegato.
    Siate spietati nei vostri commenti….
    In pace

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    • O anche vedendo che l’Uomo si nascondeva da Lui, perché la sua svelata nudità lo faceva temere (“ho avuto paura” …interessante…), provvede a che l’uomo possa ancora rivolgersi e presentarsi al suo Creatore, seppure con “nuovi limiti”, ma non con questo…

      Interessante poi come da una nudità del tutto casta nell’Eden, oserei dire segno di intimità con Dio, che diviene un bene perduto, come sappiamo divene un segno di debolezza e di vergogna (è lo è tutt’ora e chi vuole schiacciare psicologicamente, moralmente l’altro, lo denuda…).

      Così questo troviamo in tanti passi dell’ AT, esempio Lamentazioni 1,8 (part):

      «Gerusalemme ha peccato gravemente,
      per questo è divenuta un panno immondo;
      quanti la onoravano la disprezzano,
      perché hanno visto la sua nudità…»

      ma San Paolo nel suo elenco di cose che NON possono più separarci da Cristo, elenca anche la nudità:

      Romani 8,35

      «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?»

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      • Si è vero togliere i vesti corrisponde a rimanere indifesi, sembra per certi versi che nel uomo il vestito sia costitutivo del suo essere, e contemporaneamente estraneo.Leggendo Genesi resto sempre colpito dalla conoscenza intima dell’umanità che dovevano avere gli autori del testo. Anche nel rapporto di coppia, chi è sposato da un po’ di tempo, ed è attento può vedere una corrispondenza profonda con il testo biblico.
        A questo proposito vi propongo un’ altro spunto di riflessione.
        Sul perché il serpente tentò la donna e non l’uomo.
        È curioso vedere come il serpente in Genesi 3 tenti la donna, a questo proposito, proviamo a “riscrivere” il versetto in questione per capire come sarebbe andata se fosse stato l’uomo a essere tentato per primo.
        Genesi 3
        1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse all’uomo: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose l’uomo al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse all’uomo: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 6 Allora l’uomo vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche alla moglie, che era con lui, e ella disse all’uomo: «ma sei scemo?».7 Allora si aprirono gli occhi dell’uomo e si accorse di essere stato ingannato; sputò il boccone buttò la mela nell’umido, e da quel giorno vissero per sempre felici e contenti.
        Si tratta di una ricostruzione scherzosa ma che rivela più di altri discorsi seriosi quale sia il nocciolo della questione. Nel testo originale il serpente tenta la donna perché ella è la più forte la più impermeabile alla tentazione, superata questa barriera, la strada è tutta in discesa per il tentatore, infatti si vede che l’uomo non dice nulla “ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò”. Per capire quanto sia vera questa proposizione è sufficiente osservare la realtà dei rapporti fra la donna e l’uomo, dove quest’ultimo ha la necessità psicologica di piacere nelle sue azioni alla propria donna, spesso accade che l’uomo tenda ad adattarsi nel bene e nel male ai desideri della donna. La donna dal canto suo ha una maggior capacità critica verso il suo compagno, e in un rapporto sano ha la necessità di avere con lui un rapporto mentale intimo molto più dell’uomo. Il tentatore sa che l’uomo ascolterà la sua donna molto più acriticamente e quindi colpisce nel punto più resistente della coppia. Tutto questo è in contrasto con il luogo comune che vede l’uomo più forte e la donna come poco intelligente.

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        • @Daniele è una interessante e “simpatica” ricostruzione con inversione dei ruoli la tua, ma a costo di tirarmi addosso gli strali delle (poche pare) frequentatrici di questo blog, la supposta forza della donna (“ella è la più forte la più impermeabile alla tentazione”) diviene proprio il suo tallone d’Achille, che il Serpente, il Tentatore, Lucifero (portatore di luce), spirito con una intelligenza e astuzia ben superiore alla nostra se sganciata dallo Spirito Santo, sa come mettere a frutto…

          E’ per quella supposta intelligenza che la Donna accetta di entrare in dialogo con il Serpente… e il Serpentre “la mette in buca”!

          Stando alla famosa teoria dei milioni di neuroni della Donna, contro l’unico dell’Uomo solitamente sonnecchiante ( 😀 😀 😀 ), forse l’Uomo dotato di sola “stupida” forza, avrebbe immediatamente randellato il Serpente vedendolo come una minaccia 😀
          Forza che non ha usato verso la proposta della Donna (mi si comprenda bene, che oggi la violenza e non la “forza” è ai tristi onori della cronaca!), per i motivi psicologici che hai brevemente riassunto.

          Visto che giustamente citi le “realtà dei rapporti di tutti i giorni”, sono costretto ad osservare come spesso la Donna cada nella stessa tentazione del “dialogo” anche quando questo è deleterio anche per se stessa… ad esempio nella sciagurata idea di poter “cambiare” un Uomo, fargli cambiare mentalità o atteggiamenti, lanciandosi a volte in “cause perse” che, come ho detto la vedono sconfitta quando non addirittura vittima.

          Può sembrare io voglia far ricadere ogni responsabilità sulla Donna, o peggio veda solo limiti o difetti…
          Non è così. Sono ben consapevole e grato a Dio per le Spose che mi ha messo al fianco (la prima già salita la Padre e l’attuale che ancora mi sopporta), che tanto hanno fatto e fanno per la mia formazione di Uomo, Marito, Padre e Cristiano, nella consapevolezza che questa è la mia Vocazione e che solo sarei perso!
          Sono anche ben consapevole dei limiti dell’Uomo come maschio, ma tralascio per evitare l’ “auto-lesionismo” 😀

          Ciò detto, è chiaro che in questo racconto del Genesi, abbiamo tutti da imparare al di là della appartenenza di sesso e che qui l’Uomo è ben “riassunto” in entrambe le realtà maschio e femmina.

          Prima di tutto e per non allargare troppo il tema, che difronte alla tentazione, al tentativo di Satana di “entrare in dialogo” con noi, si risponde come ha risposto Cristo nelle Tentazione del Deserto!

          Con “virile” (you remember “for men only” su questo blog) e ferma decisione e ribattendo con la Parola di Dio e non con i nostri (patetici) tentativi di ragionamento…

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  5. Una semplice riflessione: gli animali che sono rimasti in uno stato di innocenza edenica, cioè che sono esattamente come Dio li ha creati, sono in effetti nudi, non hanno vestiti, ma nessuno si sognerebbe di dire che un animale è nudo. Non ci viene neppure in mente di dire di un cane, di un gatto, di un uccellino che è nudo. L’ uomo originale , l’Adam edenico prima della caduta, era nello stato di innocenza in cui si trovano oggi gli animali o i bambini molto piccoli. anche un infante di tre-quattro mesi non da di essere nudo..
    L’Adam primordiale , nel paradiso, era nei suoi rapporti con Dio , come noi siamo nei rapporti con un infante appena nato. certo lo forniamo di vestiti per riscaldarlo. Ma l’infante non sa che è nudo. Vive ( per ora) ad un livello in cui la parola nudità non potrebbe neppure essere compresa.

    PS fra l’altro chi abbia in casa un bambino piccolo o un cane o un gatto sa benissimo che sia gli animali che i bambini odiano essere “vestiti” !

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  6. non trovo corretto “l’Adam edenico prima della caduta, era nello stato di innocenza in cui si trovano oggi gli animali o i bambini molto piccoli.”perchè tutto il creato ha subito le conseguenze del peccato,secondo le scritture, e i bambini in quanto appartenenti alla stirpe umana sono nella stessa condizione degli adulti.Si dovrà considerare anche la differenza ontologica del uomo rispetto all’animale.Bella l’immagine di Dio che ha un rapporto con l’uomo come con un infante.

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    • E se noi avessimo concretamente l’attitudine e la confidenza dei figli (infanti, piccoli, bambini) con Dio Nostro Padre, molte cose sarebbero diverse…

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      • infatti Bariom : ho sempre pensato che le parole di Gesù “se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli” volessero dire proprio questo ( e non certo che dobbiamo far finta di essere dei pargoletti o peggio pargoleggiare, perchè questa sarebbe ipocrisia!) : il nostro rapporto con Dio per entrare “nel regno dei cieli” cioè per accedere alla vera vita , quella spirituale, deve tornare ad essere il rapporto del primo Adamo , prima della caduta, che con Dio aveva il rapporto ingenuo e sincero che un bambino ha col Padre.

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    • Tutto il Creato ha subito le conseguenze del peccato, e i bambini in quanto appartenenti alla specie umana sonop nella stessa condizione degli adulti , è vero Daniele.
      Ma diciamo che gli animali e i bambini piccoli piccoli nulla sanno di tutto questo: sono inconsapevoli del peccato originale . Ed essendo inconsapevoli, anche se anche per loro c’è stata la caduta, è come se loro ancora non avessero la “conoscenza del bene e del male” che poi è il frutto dell’Albero Proibito e dunque è alla base del peccato originale.
      Il bambino fino ad una certa età ( molto precoce, certo perchè già un pargoletto di tre anni può fare con vero godimento ciò che lui sa essere male) il bambino molto piccolo ( diciamo fino ad un anno) nulla sa o capisce di peccato bene o male e in ciò è simile all’animale .
      La caduta dell’uomo ha certo portato con se’ la caduta di tutta la creazione, però resta il fatto che i livelli di “consapevolezza” sono diversi.
      Per questo l’animale non sa di essere nudo e non vuole vestiti se glieli mettono a forza come i poveri cagnolini costretti dalle padroncine ad indossare impermeabili e cappottini cerca di ribellarsi.
      così fa il bambino piccolo . faccio di mestiere il pediatra e so quello che dico quando osservo che la repulsione dei bambini piccoli per le “scarpette” e il loro godimento a camminare a piedi nudi è molto simile alla repulsione del barboncino per il cappottino.

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      • mi viene da pensare che forse l’infante non ha l’esperienza per declinare in azioni la sua intenzionaità, che è comunque limitata dalla sua condizione di figlio di Eva.Lascerei fuori dal discorso gli animali data la loro ontologica differenza (anima razionale).la consapevolezza delle cnseguenze delle proprie azioni cambia con l’età, ma l’intenzionaltà non credo.

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