Buon Natale con Maria

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Giorgione – Natività Allendale (part.)

Gli autori e i collaboratori del blog Croce-via augurano i migliori auguri di Natale ai tutti i follower e ai naviganti dell’ultima ora. Lo facciamo con un nuovo video direttamente caricato sul nostro canale Youtube, dedicato a Maria.
Ogni tempo liturgico infatti ha la sua antifona mariana appropriata e per il Natale quella più consigliata è Alma Redemptoris Mater. Nel canto gregoriano esistono due forme di questo brano: la solenne e la semplice; quest’ultima è la più conosciuta e usata.
Proponiamo quest’ultima, cantata dal sottoscritto e l’amico Franz di Radio Croce-via nello studio di registrazione Reparto Elettroacustica. Nel video scorrono immagini della Vergine insieme alla partitura in notazione moderna.
Questo video vuole anche essere un anticipo di un futuro articolo che Trianello scriverà per il blog, dedicato alla figura della Vergine, tutto incentrato sulla Sacra Scrittura.

Ancora auguri di cuore e grazie per quest’anno passato insieme!

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Categorie:Sproloqui

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42 replies

  1. Grazie per questo duetto impareggiabile: sentire la tua voce e quella di Franz è una delizia, caro Minstrel.
    Buon Natale a tutti e e due e alle vostre rispettive famiglie.
    E buon Natale 2105 a tutti gli utenti e amici!
    In Pace

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  2. UN SANTO NATALE a tutti Voi !!

    E che il Cristo Bambino nasca nella misera greppia dei nostri cuori. 😉

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  3. Buon Natale a tutti con molti ringraziamenti ai vari autori di questo blog.

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  4. Anch’io ringrazio e auguro a tutti gli autori buon Natale!

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  5. Auguro a tutti gli autori del blog e ai frequentatori un sereno e felice Natale del Signore!

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  6. Buon Natale a tutti voi!

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  7. Cari amici, buon Santo Natale a tutti voi!

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  8. Buon natale. Performance ammirevole. Davvero!!!

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    • PS

      Ad un primo articolo su Maria quale Nuova Arca dell’Alleanza, farò seguire altri articoli dedicati più specificatamente ad una illustrazione biblica della mariologia cattolica.

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  9. Beata virgo cuius viscera
    meruerunt portare Dominum Christum.
    Alleluia.

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  10. Anche se con un pizzico di ritardo… BUON NATALE A TUTTI.

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  11. Ehilà Minstrel, ti è arrivata la mail? Non voglio farti fretta eh, solo accertarmi che ti sia arrivata, che non vorrei ci fosse stato un errore. 😉

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    • Arrivata, letta e trovato un punto debole nella stessa idea storica che tu assumi come implicita e fuori discussione. Ma mi serviva confronto. Al che ho girato a… e sa cosa nasce cosa… e… dacci tempo! 😉

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      • Ottimo! Non vedo l’ora di poter, eventualmente, rimettere in discussione quanto ho assunto come vero.
        Ad ogni modo confermi che tale teoria non è contraria a nessun dogma nemmeno implicitamente, e che, pertanto, anche qualora non dovessi convincermi del contrario potrei comunque dirmi cattolico, vero?

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        • Vista cosi direi di si, senza pensarci troppo. l’importante è non scadere in una visione di Gesù come vero uomo per un pò e vero Dio successivamente o altre pericolose derive. Cosa che non mi sembra tu faccia. Comunque dacci tempo. A presto e auguri ancora 😉

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          • No no, io considero Gesù sempre vero Dio, ma ritengo che sia plausibile che, per favorire una piena, autentica e reale incarnazione, Lui abbai ripreso l’autocoscienza di essere il Verbo incarnato solo dopo la Resurrezione, pertanto la sua divinità era si presente ma latente.
            Con questo giustifico senza problemi il Sua apocalitticismo (ovvero l’attesa imminente del Regno di Dio che sarebbe venuto con potenza) e il suo errore sulla previsione della Parusia.

            Era Karl Rahner che riteneva Gesù uomo fattosi Dio (ovvero solo vero uomo prima e vero Dio successivamente) intepretazione che ovviamente rifiuto risolutamente.

            Ad ogni modo mi fa piacere aver avuto questa “anticipazione” sulla mia cattolicità, perché ti garantisco che mi sono sentito dire da dei cattolici che non potevo più definirmi tale già solo per questa tesi, perciò grazie.

            Per il resto ci mancherebbe, vi do tutto il tempo che volete, anzi grazie ancora per occuparvi di questa cosa.

            P.s: voce da paura, Minstrel. 😉

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            • “Lui abbai ripreso”

              Lui abbia ripreso, ovviamente, scusate il refuso. Ne ho fatto un altro su “sua apocalitticismo” invece che suo apocalitticismo.

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            • È quell’errore di Gesù prepasquale che desta probabilmente sospetti. È per definizione esente dal peccato, va compreso se questo esenta dagli errori. Come uomo no, ma come Dio? Necessariamente si. Basta la latenza? Sospendo il giudizio e su quello che ancora non voglio pronunciarmi. Quello che però potrebbe farci uscire dall’enpasse è chiarire l’assunto iniziale: sebbene molti storici concordino, si può fare teologia su una pura teoria storica con tutte le sue problematiche epistemiche? Vedremo.

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  12. Oh, quando ho detto “voce da paura” è da intendersi in senso positivo eh! 😀

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  13. Scusate se interrompo l’ameno duetto fra Vincent Vega e Minstrel ma in un post dedicato alla santa Vergine Maria, la madre di Dio, si discetta amabilmente sul fatto che si può essere cattolici e credere che Gesù dapprima , prima della resurrezione, era un semplice uomo, e poi è diventato Dio solo .. dopo !!!!!!
    ma logicamente se Gesù era un semplice uomo, quando è nato, allora Maria era una semplice donna, ne’ vergine , ne’ Madre di dio.
    e questo in un blog cattolico , in un post dedicato alla Vergine Maria
    la confusione teologica e dottrinale è grande sotto il cielo. E San Tommaso D’Aquino di cui vi dite seguaci starà rabbrividendo se in Paradiso si può rabbrividire!

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    • Devo chiedere scusa se il fatto di avere risposto cripticamente a Vincent, senza spiegazioni adeguate, abbia prodotto dei qui pro quo. Sospendiamo tutto rincuorando Giacomo: nessuno è in eresia qui, soprattutto così palese come lui descrive.

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    • Si, è meglio sospendere qui, Minstrel. Comunque, Giacomo, se rileggi quello che ho scritto, prima di stracciarti le vesti, vedrai che non ho assolutamente scritto quello che hai sostenuto tu. La piena divinitá di Gesù non è mai stata in discussione da parte mia, e Minstrel ha confermato che, aldilà che io abbia ragione o no (adesso ne parleremo in privato) la mia tesi è compatibile con tutti i dogmi e quindi, per definizione, non eretica.

      Ciao. 🙂

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      • la “mia tesi è compatibile con tutti i dogmi”
        vedi il problema è che tu sostieni di avere una TUA tesi
        Caro Vincent se la “tua” tesi è perfettamente ortodossa non è TUA personale, ma corrisponde a quella del Magistero è è la tesi di TUTTi i cattolici.
        o appartieni a una setta esoterica segreta pù addentro ai misteri cattolici dei comuni fedeli?

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        • Giacomo, non appartengo a nessuna setta esoterica segreta, dico solo che Gesù ha profetizzato la venuta del regno di Dio (e no, non era una venuta meramente spirituale) da lì ad una generazione, e di questo abbiamo testimonianza non solo dalle Sue parole ma anche dalle convinzioni di San Paolo e dei primi apostoli che erano fermamente convinti che stesse arrivando la fine del mondo.

          Questo non è successo, ed è inutile far finta che volesse dire qualcos’altro, molto meglio semmai cercare di capire perché sia andata così, non credi?

          Saluti. 🙂

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    • Penso che sia davvero pericoloso volersi addentrare nella “psicologia” di Gesù: lo è già per una persona umana, figuriamoci per una persona con due nature , una umana e una divina!

      Sappiamo che in Gesù ci sono due volontà e che quella umana è perfettamente e naturalmente in sintonia con quella divina: questo è quello che ci insegna il dogma cattolico. Non ho mai sentito parlare di volontà divina perfettamente sottomessa a quella umana, ma, semmai, la volontà del Figlio, Seconda Persona della Santissima Trinità, perfettamente sottomessa al Padre. Quindi in tutti gli atti umani di Gesù c’è una perfetta adeguazione alla volontà della Seconda Persona, anche se là vi sarà un’adeguazione di infante quando era infante, di bambino quando era bambino, di adulto quando era adulto: se Gesù predicò in modo apocalittico, allora era era perché il Figlio voleva che questo fosse predicato e non perché era un errore “umano”.

      Il Santo Papa Pio X decise che i bambini che hanno raggiunto l’età della della ragione (circa verso i 7 anni) ed erano, quindi, capaci di distinguere un pezzo di pane e un bicchiere di vino dal Corpo e dal Sangue di Gesù Cristo consacrato sull’altare, potevano comunicarsi: se un bambino è capace di fare tale distinzione, perché Gesù Bambino stesso a 5 / 7 anni non sarebbe già stato capace di fare tale distinzione? Cioè tra un bambino e un Bambino, Lui stesso, incarnazione della Seconda Persona?

      Abbiamo appena festeggiato la Santa Famiglia e nel vangelo del giorno vi si è narrata la scappatella che Gesù appena adolescente vi fece al Tempio e la perfetta consapevolezza che aveva di avere un Padre che non era San Giuseppe e fu, per altro, lodato per la Sua saggezza.

      Per giunta, quando riflettiamo in queste materie, dimentichiamo o siamo incapaci di tener sufficientemente conto di quale sia la psicologia di un essere umano nato senza il peccato originale, le cui virtù sono perfettamente ordinate alla Carità della Trinità: ad esempio, noi non ci ricordiamo che molto raramente di quel che abbiamo vissuto prima dei nostri due/tre anni e, apparentemente, questo non perché non ne abbiamo più memoria iscritta nelle proteine del nostro cervello, ma perché siamo così vergognosi di quell’età dove avevamo bisogno di altri per pulire le nostre feci che ci rifiutiamo di ricordarcene (almeno secondo alcune teorie pedo-psicologiche); orbene, un essere senza peccato originale si dovrebbe ricordare di tutto quel che gli è avvenuto dalla nascita e forse prima, non avendo questo tipo di vergogna iscritta nel proprio essere.

      Tutto ciò per dire che ipotesi e contro-ipotesi sono tante costruzioni che non ci permettono di davvero incontrare il Cristo nella nostra vita. Se vogliamo incontrarLo il meglio è di seguire cosa ci insegna la Santa Chiesa, Sua Sposa, su di Lui e accettarne il Suo mistero che è là non per essere spiegato ma contemplato e glorificato.

      Ricordiamoci inoltre che non vi può essere contraddizione tra l’anima umana di Gesù e la sua unione colla Seconda Persona della Trinità, nella misura in cui la prima accede alla conoscenza come fa ogni umano, mentre la seconda crea la conoscenza nell’intimo dell’essere in quanto assegna esistenza alle essenze: la conoscenza divina non è declinabile nella conoscenza umana, sono di due ordini differenti, dove quella umana si nutre della divina ma non la capisce nella sua integralità. Anche a questo livello cercare di investigare cosa potesse succedere nella “testa” di Gesù è alquanto pretenzioso.

      La doppia natura umana e divina del Cristo è sempre stata uno scandalo per l’intelligenza umana e le eresie hanno sempre, tipicamente, tirato per la manica un’aspetto oppure l’altro: un Gesù completamente umano o completamente divino e questo perché Satana odia il concetto stesso di Incarnazione. Restiamo quindi sempre sospettosi di fronte a qualunque teoria che cercasse di di diminuirne uno dei due aspetti e atteniamoci agli insegnamenti teologici, catechetici e spirituali che ci incitano, invece, alla contemplazione e alla considerazione della perfetta bilancia di umano e di divino presente in Nostro Signore Gesù Cristo rendendone grazie a Dio.

      In Pace

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      • Simon, ma io non nego che Gesù fosse pienamente Dio e pienamente uomo, so perfettamente che in Lui coesistevano due volontà, semplicemente ritengo che non sia così facile capire come interagissero e, francamente, vedo un certo “stacco”, una certa soluzione di continuità tra il pre Pasqua e il post Pasqua. Ad ogni modo la volontà umana di Gesù mi risulta che fosse sottomessa alla Sua volontà divina qua c’è una bella spiegazione https://books.google.it/books?id=Am7UQAhlUYYC&pg=PA99&lpg=PA99&dq=la+volontà+umana+di+Gesù+è+sottomessa+alla+sua+volontà+divina&source=bl&ots=0eVWy6ROIR&sig=cAYZOfNsMpNptwwSCnsQybrKJR0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi-zZLg___JAhVDvBoKHUvUAikQ6AEILTAG#v=onepage&q=la%20volontà%20umana%20di%20Gesù%20è%20sottomessa%20alla%20sua%20volontà%20divina&f=false

        Questo, ripeto, credo che spieghi molte cose senza far entrare in contraddizione storia e teologia. Io non ho mai negato che Gesù fosse pienamente Dio anche da prima della Resurrezione, figuriamoci, Ègli è Dio da sempre e per sempre, semplicemente dico che postulare che Egli abbia deciso di vivere il Suo ministero terreno come uomo tra gli uomini, senza godere della visio beatifica (e quindi, per così dire, “dimenticando” di essere Dio pur rimanendolo e riacquistando la pena onniscienza e onnipotenza divina al momento della morte in croce), ma avendo la scienza acquisita e la scienza infusa come i grandi profeti.
        Questo ripeto, non significa che non fosse ontologicamente pienamenre Dio, solo che potrebbe aver scelto di limitarsi per favorire una piena, autentica e reale incarnazione, e credo che questa tesi concili senza problemi storia e teologia.

        Spesso gli atei mi portavano libri scritti da storici dove veniva scritto che Gesù aveva sbagliato profetizzando la Parusia imminente, la venuta del regno, e io con la mia tesi li lasciavo col culo per terra, perché permette di ammettere l’errore senza per questo negare nessun dogma.

        Magari sbaglio, ma negare alcuni dati porta alla celeberrima “frattura” tra il Gesù della storia e il Cristo della Fede, frattura che per me non sussiste assolutamente.

        Certo, se poi mi viene detto che, in quanto cattolico, andrebbe negata la previsione di Gesù sulla fine del mondo imminente (cosa che non so come possa essere fatta, dato che la previsione è, all’unanimità per gli storici da ascrivere a Gesù, nel senso che sono sue ipsissima verba ) allora la frattura c’è, e bella grossa anche, a tutto vantaggio di chi straparla di una dicotomia (ripeto, per me inesistente) tra il Gesù della storia e il Cristo della Fede.

        Ora, da quello che so la mia tesi non è in contrasto con nessun dogma, e almeno che non mi venga smentita con argomenti cogenti a me piace perché permette di conciliare storia e teologia senza frizioni.

        So bene, poi, che ci sono molti passi del Vangelo Giovanneo dove Gesù mostra una chiara autocoscienza divina, il punto è che quei passi sono stati riconosciuti come non provenienti dalla bocca di Gesù già da molto tempo ormai (d’altronde è risaputo che nel quarto Vangelo il materiale redazionale abbonda, soprattutto nella tradizione dei detti).

        Tra l’altro ho trovato questo, su Cathopedia

        http://it.cathopedia.org/wiki/Autocoscienza_di_Gesù

        “Tutti i teologi tomisti sono d’accordo sul fatto che, se Gesù avesse solo la scienza acquisita, sarebbe Dio ma non lo saprebbe. In ciò non vi sarebbe nessuna contraddizione: tale situazione sarebbe compatibile con il dato rivelato dell’incarnazione; certamente, però, avremmo una certa illogicità nella sapienza del disegno di Dio.”

        Ora, questa tesi si da il caso che sia esattamente la stessa che sostengo io (ovvero che Gesù, nel suo ministero prepasquale, era DIO ma non lo sapeva) e devo dire che leggere questa cosa mi ha molto rincuorato, perché se non altro conferma (e qui mi rivolgo a Giacomo) che tale tesi è sostenibile senza incappare in nessun tipo di eresia.

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      • Simon scrive

        “Abbiamo appena festeggiato la Santa Famiglia e nel vangelo del giorno vi si è narrata la scappatella che Gesù appena adolescente vi fece al Tempio e la perfetta consapevolezza che aveva di avere un Padre che non era San Giuseppe e fu, per altro, lodato per la Sua saggezza.”

        Assolutamente, ma io non ho mai negato che Gesù, già prima della morte in croce, sentisse di avere un rapporto speciale col Padre celeste, che chiamava Abbà.

        Il punto è che secondo me questo non dimostra che fosse consapevole di essere la seconda persona della Trinità, ovvero Dio ègli stesso.
        Certamente lo era, ma se si abbraccia la tesi della divinità presente ma in latenza poteva benissimo non esserne cosciente, senza per questo generare nessuna contraddizione.

        È qui che volevo arrivare. Per me il Cristo Risorto che dice “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” non è del tutto uguale al Cristo che diceva “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.”
        Non diverso in senso ontologico, ma in senso di consapevolezza personale.

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        • La consapevolezza dell’adolescente Gesù è quella di un adolescente nato senza peccato originale e quell’affermazione la fa in quanto Seconda Persona mossa dalla Carità dello Spirito Santo per il Padre.
          Permettimi poi di sottolineare di memoria e senza fare ricerche sistematiche il Gesù che afferma in Giovanni 8 “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”, oppure “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo”
          Penso che si stia facendo qui una confusione: sono i discepoli che capirono chi era pienamente e veramente Gesù dopo la sua morte e Risurrezione, mica Gesù che lo instancabilmente annunciato: anzi proprio questa è la Buona Novella: il Regno dei Cieli è tra di noi e lo è nella persona di Cristo stesso.
          Gesù era perfettamente cosciente di essere Dio e i qualche accenni alla sua vita spirituale mostrano una grande intimità con il Padre: come sottolineato sopra, se un bambino peccatore sa distinguere tra un pezzo di pane ed il Corpo di Cristo, a maggior ragione un bambino nato senza peccato originale, avente la la doppia natura umana e divina non può non essere capace di tale distinzione.
          In Pace

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          • Simon, di principio sarei d’accordo con te, il problema è che, per quanto riguarda il Vangelo Giovanneo, è ormai risaputo che detto Vangelo ha “riplasmato” la tradizione dei detti della fonte Q e di Marco per le proprio finalità teologiche.

            Questo non vuol dire che tutte le parole attribuite a Gesù nel Vangelo di Giovanni non provengano da Lui eh, ma mi risulta che per molte sia così, che siano una creazione redazionale (mi riferisco ai passi dove Gesù si autottribuisce la divinità, “io sono”, “io e il Padre siamo uno” e così via).

            Nei sinottici la mano del redattore è molto meno presente (e infatti sono pieni di detti importanti provenienti dalla bocca di Gesù) ma, per esempio, sempre da quello che mi risulta le profezie che ègli fece sulla Sua morte e Resurrezione sono profezie post eventum (non così per la profezia sulla distruzione del tempio in Marco, che è considerata autentica e non post eventum), infatti la Resurrezione colse completamente di sorpresa i discepoli.

            Insomma, non dico che l’argomento sia conclusivo, ma dai detti originali di Gesù non è possibile dedurre la Sua autocoscienza divina prima della Resurrezione

            È comunque possibile, teoricamente, che Ègli sapesse di essere Dio ma che abbia deciso volontariamente di attingere le conoscenze solo dalla Sua natura umana (questo, al pari della mia tesi, giustificherebbe l’apocalitticismo), questo è certamente possibile ma non c’è modo di dedurlo dai testi.

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            • Certo, sono cosciente della differenza tra i Sinottici probabilmente impastature di Q e di Marco e Giovanni: ma, ancora una volta, queste sono costruzioni a posteriori di ricercatori del XX secolo anche se fin da sempre i Padri della Chiesa e i Dottori posteriori erano perfettamente coscienti che l’Epistola agli Ebrei non era stata scritta dallo stesso autore che l’Epistola agli Efesini.
              Non importa niente, quanto alla fede, quel che una scienza dice sulle Scritture e questo per la semplice ragione che una scienza, che è sempre e solo una costruzione umana, non potrà mai essere metro del fede di chicchessia.

              Quel che conta per la fede è l’insegnamento della Chiesa, stesso insegnamento che ci dice anche quali siano le Scritture da ritenere ispirate dallo Spirito Santo e ce le spiega: è dogma che queste Scritture siano inerrabili, cioè non possano contenere nessun errore in materie di Fede e di Costumi. L’autorità della Chiesa si fonda storicamente nel suo incontro con il Risorto e di ciò Essa testimonia e noi La crediamo, in materia di fede e di morale, in virtù di questa Sua capacità reale di testimoniare di questo incontro: il resto sono corollari.

              Quindi il fatto che questo sia scritto prima di quello o dopo quell’altro ci mostra, al massimo, solo il cammino compiuto dalle prime comunità cristiane ma non influenze in niente la Buona Novella stessa che la Chiesa annuncia al seguito del Suo Sposo. Gesù non era un superuomo, ma era un uomo senza peccato originale, e Gesù è nella Sua Persona, Uomo e Dio senza nessuna divisione: che non conoscesse la matematica questo è sicuro in quanto non era stata ancora inventata, che conoscesse la geometria invece di sicuro sî perché in quanto carpentiere doveva per forza averne i rudimenti necessari al Suo mestiere; che Gesù lavorasse perfettamente ed viveva pienamente tutte le virtù umane anche questo è certezza, in quanto non si vede bene come la volontà umana perfettamente in sintonia con quella della Seconda Persona della Trinità che Lui stesso era, non avrebbe potuto fare altrimenti; che lui fosse perfettamente cosciente della Sua differenza morale con gli altri umani doveva anche saltargli agli occhi, come anche la perfetta coscienza della Sua missione come quando lo dichiarò alla sinagoga di Nazareth. Gesù è differente ed era cosciente di essere differente fino al punto di dichiarare Io Sono, il nome di YHVH il che fu ben capito dai suoi contemporanei…

              Non vedo nelle Scritture nessun argomento a favore del fatto che Cristo abbia volontariamente recidere il Suo legame divino e limitarsi all’umano, salvo quando, al momento di morire, chiede al Padre perché l’abbia abbandonato: tutto, nei Vangeli, è il mostrare progressivo e sempre più intenso della sue capacità divine con il culmine della rianimazione di Lazzaro morto qualche giorno prima al punto di puzzare.

              In Pace

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              • Quanto poi alla angosciata frase di Cristo sulla croce, questo è il primo versetto del Salmo 21 (Esaudimento del giusto provato dalla sofferenza).
                Per ogni buon Ebreo – come Gesù era – recitare anche solo un piccola parte di un Salmo nel momento della prova equivaleva a recitarlo tutto per intero (è un pò lungo ma vale la pena riportarlo per intero e notare la sua conclusione):

                «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
                Tu sei lontano dalla mia salvezza»:
                sono le parole del mio lamento.
                Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
                grido di notte e non trovo riposo.

                Eppure tu abiti la santa dimora,
                tu, lode di Israele.
                In te hanno sperato i nostri padri,
                hanno sperato e tu li hai liberati;
                a te gridarono e furono salvati,
                sperando in te non rimasero delusi.

                Ma io sono verme, non uomo,
                infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
                Mi scherniscono quelli che mi vedono,
                storcono le labbra, scuotono il capo:
                «Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
                lo liberi, se è suo amico».

                Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
                mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
                Al mio nascere tu mi hai raccolto,
                dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
                Da me non stare lontano,
                poiché l’angoscia è vicina
                e nessuno mi aiuta.

                Mi circondano tori numerosi,
                mi assediano tori di Basan.
                Spalancano contro di me la loro bocca
                come leone che sbrana e ruggisce.
                Come acqua sono versato,
                sono slogate tutte le mie ossa.
                Il mio cuore è come cera,
                si fonde in mezzo alle mie viscere.
                E’ arido come un coccio il mio palato,
                la mia lingua si è incollata alla gola,
                su polvere di morte mi hai deposto.

                Un branco di cani mi circonda,
                mi assedia una banda di malvagi;
                hanno forato le mie mani e i miei piedi,
                posso contare tutte le mie ossa.
                Essi mi guardano, mi osservano:
                si dividono le mie vesti,
                sul mio vestito gettano la sorte.

                Ma tu, Signore, non stare lontano,
                mia forza, accorri in mio aiuto.
                Scampami dalla spada,
                dalle unghie del cane la mia vita.
                Salvami dalla bocca del leone
                e dalle corna dei bufali.
                Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
                ti loderò in mezzo all’assemblea.

                Lodate il Signore, voi che lo temete,
                gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
                lo tema tutta la stirpe di Israele;
                perché egli non ha disprezzato
                né sdegnato l’afflizione del misero,
                non gli ha nascosto il suo volto,
                ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.

                Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
                scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
                I poveri mangeranno e saranno saziati,
                loderanno il Signore quanti lo cercano:
                «Viva il loro cuore per sempre».
                Ricorderanno e torneranno al Signore
                tutti i confini della terra,
                si prostreranno davanti a lui
                tutte le famiglie dei popoli.
                Poiché il regno è del Signore,
                egli domina su tutte le nazioni.
                A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
                davanti a lui si curveranno
                quanti discendono nella polvere.

                E io vivrò per lui,
                lo servirà la mia discendenza.
                Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
                annunzieranno la sua giustizia;
                al popolo che nascerà diranno:
                «Ecco l’opera del Signore!».

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            • Simon scrive

              ” Èdogma che queste Scritture siano inerrabili, cioè non possano contenere nessun errore in materie di Fede e di Costumi”.

              Assolutamente si, mai messo in dubbio questo, ma appunto una verità teologica non è detto che sia anche una verità storica, come ho scritto nell’ultimo, lungo commento a fondo pagina.

              Simon scrive

              “Gesù è differente ed era cosciente di essere differente fino al punto di dichiarare Io Sono, il nome di YHVH il che fu ben capito dai suoi contemporanei…”

              Concordo col discorso che precede questa citazione (sulla differenza morale e spirituale e carismatica di Gesù rispetto agli altri) ma purtroppo non posso concordare con queste due righe, per il semplice motivo che ormai i discorsi di Gesù sull’auto attribuzione della divinità (“io sono”, “io e il Padre siamo uno”, “se non credete che io sono morirete nei vostri peccati eccetera eccetera) sono considerati da TUTTI i biblisti (anche cattolici e ortodossi) come attribuzioni posteriori della comunità giovannea e della loro riflessione teologica.

              E qui veniamo al punto: Giovanni in realtà è quello che parla del Gesù più vero di tutti, che ha penetrato (insieme a Paolo) più in profondità il Suo essere, ma ciò non toglie che abbia operato una pesantissima “rilettura’ della vita di Gesù alla luce della Resurrezione, applicando retroproiezioni sul ministero prepasquale di Gesù parecchio pesanti.

              Non è un caso, infatti, che quelle parole che Giovanni mette in bocca a Gesù, oggi non siano più riconosciute da nessuno come provenienti dalla Sua bocca.

              Pertanto non possiamo prendere il Vangelo di Giovanni per fare queste valutazioni, sebbene sia il più prezioso in assoluto per parlare di Verità teologiche e ontologiche (riguardo al Cristo).

              Simon scrive

              “Non vedo nelle Scritture nessun argomento a favore del fatto che Cristo abbia volontariamente recidere il Suo legame divino e limitarsi all’umano, salvo quando, al momento di morire, chiede al Padre perché l’abbia abbandonato: tutto, nei Vangeli, è il mostrare progressivo e sempre più intenso della sue capacità divine con il culmine della rianimazione di Lazzaro morto qualche giorno prima al punto di puzzare.”

              Ma le Sue capacità divine non si vedono certo dai miracoli che ha fatto in vita. Paolo, se leggi gli Atti, ha compiuto miracoli di portata non inferiore a quelli di Gesù. Ciò che ha fatto capire ai discepoli di avere di fronte Dio incarnafo è stata la Sua resurrezione dai morti. Mai nessuno era mai resuscitato da solo, e soprattutto mai nessuno era mai resuscitato per non morire più, come il Cristo. Gli ebrei si aspettavano la Resurrezione, certo, ma alla fine dei tempi, col compimento dell’escathon, non prima.

              Fu la Resurrezione la prova della Sua divinità, non i miracoli prepasquali, anche Paolo, Elia, Eliseo eccetera fecero miracoli portentosi.

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      • Tra l’altro, Simon, ho trovato questo

        http://it.cathopedia.org/wiki/Autocoscienza_di_Gesù

        “Tutti i teologi tomisti sono d’accordo sul fatto che, se Gesù avesse solo la scienza acquisita, sarebbe Dio ma non lo saprebbe. In ciò non vi sarebbe nessuna contraddizione: tale situazione sarebbe compatibile con il dato rivelato dell’incarnazione; certamente, però, avremmo una certa illogicità nella sapienza del disegno di Dio. ”

        Che poi è esatfamente ciò che sostengo io.

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        • Si, ma con questa frase siamo tutti d’accordo: se fosse solo scienza acquisita il Cristo non saprebbe essere Dio, ma in Cristo in quanto anche Seconda Persona della Trinità vi è per forza scienza infusa e frequentazione personale con Il Padre come la Sua vita di preghiera indica ed è in forza di questa che sa essere Dio e agisce e parla non come uno scriba o un dottore della legge i quali hanno solo scienza acquisita.
          Per altro l’uomo Gesù non sa di scienza acquisita nulla che non fosse accessibile alla scienza umana del suo tempo, il che è normale in quanto umano e non extra-terrestre: ma la conoscenza di sé che Lui ha, come anche la nostra propria, non è trasferibile ad altri tale e quale ma solo simbolicamente con gesti e parole e non è “oggetto” di scienza.
          In Pace

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      • Ho appena trovato un post di un utente, Polymetis (lo conosci Minstrel?), in un forum di studi sul cristianesimo primitivo che evidentemente ha maturato le stesse conclusioni che ho maturato io http://cristianesimoprimitivo.forumfree.it/?t=59800177#entry486673781

        Posto la parte più significativa, che esprime in pieno il mio pensiero:

        “Quanto poi al problema della continuità tra Gesù e la CHiesa, dal punto di vista della fede non fa alcun problema un’eventuale carenza del messaggio del Gesù storico rispetto al messaggio della Chiesa. La teologia infatti dà per scontato, anche grazie alle parole di Luca che ci informano come Gesù crescesse in sapienza, che l’autocoscienza di Gesù sia stata progressiva. Si può addirittura ipotizzare che la piena consapevolezza di sé sia stata raggiunta solo dopo la resurrezione, e ovviamente credere o meno che essa sia davvero avvenuta è un atto che separa lo storico laico da quello credente. I contenuti essenziali della fede, e la stessa missione verso i gentili, potrebbero cioè essere tranquillamente il lascito della piena consapevolezza post-pasquale di Cristo.
        Ma c’è di più: i Vangeli stessi ci dicono che la rivelazione è qualcosa di dinamico, perché l’idea è che Cristo abbia promesso lo Spirito Santo alla sua Chiesa, capace di ispirarla nei momenti in cui dovrà prendere decisioni.
        Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.” (Gv 16,12-13)

        Da questo punto di vista, una decisione ecclesiastica che “aggiungesse” qualcosa alla predicazione gesuana, non sarebbe comunque una vera aggiunta, perché l’assunto base è che comunque quell’aggiunta sarebbe gradita a Cristo in quanto ispirata dallo Spirito Santo da Lui mandato col compito di guidare la Chiesa, che si ispira al messaggio originale di Gesù per trovare soluzioni a nuovi problemi. La Chiesa cioè farebbe dedurrebbe quello che c’è di implicito nella predicazione di Gesù esplicitandolo, cioè deducendone tutti i corollari, che magari anche al Gesù terreno erano sfuggiti, e questo sotto la guida dello Spirito Santo.
        Può darsi benissimo che questo Apirito arrivi a far scoprire cose su Gesù vere, ma che, anche se vere, non erano state concepite da Gesù stesso a proposito di sé, proprio perché la sua autocoscienza era progressiva.
        Assumiamo per ipotesi che sia vero che Gesù non fosse cosciente di morire per i peccati altrui. Ebbene, ciò non implica che non sia morto davvero per i nostri peccati. Paolo potrebbe saperne più su Gesù di Gesù stesso, se fosse il Gesù risorto, cioè quello della piena consapevolezza di sé, ad ispirargli questi pensieri”

        Ecco, direi che queste righe riassumono bene quello che è anche il mio pensiero (e di una parte consistente della teologia moderna) sull’argomento, ho trovato quel post praticamente per caso girando nel web e non ho potuto fare a meno di postarlo, perché rappresenta in pieno ciò che penso, ad oggi.
        Giacomo ha parlato del Magistero e ok, ma mi risulta che, dogmi a parte (che non possono ovviamente essere messi in discussione, ci mancherebbe), sul resto della teologia ci sia una certa libertà di manovra, e che si possano coltivare pensieri autonomi senza appiattirsi sulla linea ultraconservatrice.

        Pertanto, per tranquillizzare Giacomo, se un’idea non è contraria ai dogmi è sostenibile senza per questo essere eretici e sul discorso dell’autocoscienza di Gesù, non essendo stato dogmatizzato, c’è una certa libertà di pensiero, ovviamente il mio pensiero è influenzato anche dal fatto che da tempo mi sono avvicinato allo studio storico-critico del Nuovo Testamento e non mi sono fermato alla mera esegesi confessionale, il punto è che volevo mettere in chiaro la differenza che sussiste tra il dogma (che non è in nessun modo discutibile se uno vuole essere cattolico) e l’esegesi confessionale ultraconservatrice.

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        • Conosco un po’ Polymetis per via di Minstrel e sebbene sia una persona colta ed intelligente è qualcuno che ha un pensiero “torto”, probabilmente per via di comportamenti moralmente “torti”: come ben sai per pensare correttamente bisogna almeno tentare di comportarsi moralmente in modo retto.

          (a) Il fatto che Gesù, o chiunque, crescesse in sapienza non ha nessuna relazione con l’auto-coscienza di Gesù o di chicchessia: al massimo la sapienza umana di Gesù crescendo la Sua Persona divina si svelava agli altri in modo sempre più evidente. Ancora una volta: non confondiamo la percezione di chi è intorno a Gesù con quella che Gesù ha di Se stesso. Anche noi quando eravamo bambini piccoli eravamo perfettamente coscienti di noi stessi anche se la nostra sapienza era praticamente nulla

          (b) Polymetis può fare tutte le ipotesi che vuole, ma dato che Lui non è mai stato nella testa di Gesù meglio è per tutti noi attenersi all’insegnamento stesso della Chiesa e sulla testimonianza, indubbia, quando letta come la Chiesa la legge, dei Santi Vangeli.

          (c) Tutto il blabla dello stesso Polymetis sul fatto che la Chiesa possa aggiungere checchessia all’insegnamento del Cristo va direttamente contro l’insegnamento della Chiesa stessa che da sempre ha professato che la Rivelazione si è chiusa con la morte dell’ultimo Apostolo e che ha sempre considerato il proprio ruolo come quello di Custode e Maestra dell’insegnamento divino e non si è mai espressa come avente questo potere di aggiungere niente.Infatti la Chiesa non ha nessuna autorità di per se stessa ma solo in virtù del fatto di essere fondata sul Cristo, la Sua Pietra angolare.

          (d) E Gesù era perfettamente cosciente di morire per i peccati altrui…

          (e) Per la teologia c’è indubbiamente una libertà di manovra: essa è ben descritta nella Domum Veritatis del 1990. Comunque non è nella negazione surrettizia della piena doppia natura umana e divina di Gesù che essa trova le sue lettere di nobiltà….

          (f) Non si può separare la lettura del Vangelo da quel che la Chiesa ha da sempre insegnato su Esso e in particolare sulla Persona di Gesù.

          Come già scritto in un commento più sopra quando contempliamo la figura di Gesù Cristo in ogni sua manifestazione umana ci dobbiamo sforzare di guardare il divino che lo sottende e in ogni manifestazione divina (miracoli, insegnamento, teofanie,..) dobbiamo sempre cercare l’umano: in altre parole fare, intellettualmente, esattamente il contrario del percorso che sembri proporre (ma forse sono io a non aver ben capito) e cioè quello di voler separare quel che è inscindibilmente unito in Gesù: il divino e l’umano.

          In Pace

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          • Simon scrive

            “Conosco un po’ Polymetis per via di Minstrel e sebbene sia una persona colta ed intelligente è qualcuno che ha un pensiero “torto”, probabilmente per via di comportamenti moralmente “torti”: come ben sai per pensare correttamente bisogna almeno tentare di comportarsi moralmente in modo retto.”

            Simon, mi sei simpatico, però non ti sembra che siano giudizi poco piacevoli, questi? Su quali basi parli di comportamenti moralmente “torti”?

            Simon scrive

            ” il D atto che Gesù, o chiunque, crescesse in sapienza non ha nessuna relazione con l’auto-coscienza di Gesù o di chicchessia: al massimo la sapienza umana di Gesù crescendo la Sua Persona divina si svelava agli altri in modo sempre più evidente. Ancora una volta: non confondiamo la percezione di chi è intorno a Gesù con quella che Gesù ha di Se stesso. Anche noi quando eravamo bambini piccoli eravamo perfettamente coscienti di noi stessi anche se la nostra sapienza era praticamente nulla.”

            Si ma nessuno di noi ha due nature e due volontà, umane e divine, Gesù in questo è un unicum, e capire come interagissero non è affatto semplice.

            Simon scrive

            ” Polymetis può fare tutte le ipotesi che vuole, ma dato che Lui non è mai stato nella testa di Gesù meglio è per tutti noi attenersi all’insegnamento stesso della Chiesa e sulla testimonianza, indubbia, quando letta come la Chiesa la legge, i Santi Vangeli”.

            Il punto è che non sempre una realtà storica corrisponde ad una realtà ontologica e teologica.
            Come ti ho detto, ormai è risaputo che i grandi discorsi del Vangelo Giovanneo non sono mai stati pronunciati da Gesù stesso, ma il fatto che non abbia, con ogni probabilità, mai detto di essere “uno con il Padre” che “se non credete che Io sono morirete nei vostri peccati” eccetera non implica che queste cose non siano vere.
            Giovanni (che ti ricordo non conosciamo, in realtà, le identità reali di nessuno degli evangelisti) applica una pesante retroproiezione su Gesù alla luce della Resurrezione, che l’ha portato (e in parte, ma solo in parte -nel senso che li il materiale redazionale e le retroproiezioni sono infinitamente inferiori- anche nei Sinottici) a trasferire sul ministero prepasquale di Gesù le conoscenze acquisite dai discepoli dopo la Resurrezione.

            Simon scrive

            “Tutto il blabla dello stesso Polymetis sul fatto che la Chiesa possa aggiungere checchessia all’insegnamento del Cristo va direttamente contro l’insegnamento della Chiesa stessa che da sempre ha professato che la Rivelazione si è chiusa con la morte dell’ultimo Apostolo e che ha sempre considerato il proprio ruolo come quello di Custode e Maestra dell’insegnamento divino e non si è mai espressa come avente questo potere di aggiungere niente.Infatti la Chiesa non ha nessuna autorità di per se stessa ma solo in virtù del fatto di essere fondata sul Cristo, la Sua Pietra angolare.”

            Certamente, ma questo cosa c’entra? Io, da cattolico, credo in dogmi come l’immacolata concezione, l’assunzione di Maria e l’infallibilità Papale che non solo non sono minimamente presenti nella Scrittura ma non sono nemmeno presenti nella Tradizione primitiva, che ha creato e precede la Scrittura.
            Perché ci credo? Perché, da cattolico (e su questo non posso che concordare con Polymetis) credo che lo Spirito Santo assista la Chiesa nel suo cammina aiutandola a svelare delle verità di Fede, che se sono vere da sempre non possiamo altrettanto dire che siano da sempre conosciute.
            Questo credo che fosse il discorso di Polymetis.

            Simon scrive

            “Come già scritto in un commento più sopra quando contempliamo la figura di Gesù Cristo in ogni sua manifestazione umana ci dobbiamo sforzare di guardare il divino che lo sottende e in ogni manifestazione divina (miracoli, insegnamento, teofanie,..) dobbiamo sempre cercare l’umano: in altre parole fare, intellettualmente, esattamente il contrario del percorso che sembri proporre (ma forse sono io a non aver ben capito) e cioè quello di voler separare quel che è inscindibilmente unito in Gesù: il divino e l’umano.”

            Io non voglio separare nulla, cerco solo di capire (per quanto è possibile) come siano andate davvero le cose, tutto li. 🙂
            Non separo il divino e l’umano, ho sempre scritto, infatti, che Gesù, in quanto Verbo incarnato, è sempre, ontologicamente, Dio, ma che, per favorire una piena e reale incarnazione, ritengo plausibile che la Sua natura divina sia rimasta appunto “in latenza” fino alla Sua morte, per poi ritornare alla piena autocoscienza e onniscienza.

            Gesù, prima di incarnarsi, era nell’eternità, e dalla dimensione dell’eternità sapeva perfettamente ciò che sarebbe successo, pertanto è possibilissimo che abbia deciso, nella sua Kenosi (lo “svuotamento” che troviamo nell’inno di Filippesi, che è antecedente a Paolo, addirittura) di vivere la Sua vita terrena come uomo tra gli uomini per recuperare la piena autocoscienza solo alla Sua morte.
            Divinitá pienamente presente ma in latenza, appunto.

            Simon scrive (riprendo un tuo commento sopra, al quale non ho ancora risposto)

            “Si, ma con questa frase siamo tutti d’accordo: se fosse solo scienza acquisita il Cristo non saprebbe essere Dio, ma in Cristo in quanto anche Seconda Persona della Trinità vi è per forza scienza infusa e frequentazione personale con Il Padre come la Sua vita di preghiera indica ed è in forza di questa che sa essere Dio e agisce e parla non come uno scriba o un dottore della legge i quali hanno solo scienza infusa.
            Per altro l’uomo Gesù non sa di scienza acquisita nulla che non fosse accessibile alla scienza umana del suo tempo, il che è normale in quanto umano e non extra-terrestre: ma la conoscenza di sé che Lui ha, come anche la nostra propria, non è trasferibile ad altri tale e quale ma solo simbolicamente con gesti e parole e non è “oggetto” di scienza.”

            Beh Simon, che il Gesù prepasquale sentisse di avere un legame speciale col Padre è sicuro, tuttavia io non trasferirei le nostre categorie di cristiani del XXI secolo su un ebreo di 2000 anni fa, e inferire che dalle sue preghiere Egli considerasse la Sua figliolanza col Padre come ontologica (e ripeto, in questo, cioè per quanto riguarda il rapporto del Gesù prepasquale col Padre NON possiamo usare il Vangelo Giovanneo) è fare il passo più lungo della gamba.
            Certamente si riteneva il Messia, che avrebbe restaurato Israele per la venuta imminente del Regno, ma questo non implica che Ègli intendesse la Sua figliolanza verso il Padre in senso ontologico.

            Potrebbe benissimo (parlo del Gesù uomo) aver avuto la scienza infusa come i grandi profeti Elia o Isaia senza per questo essere a conoscenza di essere la seconda persona della Trinità (pur essendolo). Non c’è nulla che lo vieti.

            Di certo non si è mai proclamato Dio prima della Resurrezione, perché se avesse detto le parole che Giovanni gli mette in bocca non sarebbe arrivato alla croce, sarebbe stato lapidato prima.

            E non nascondiamoci dietro un dito, gran parte della teologia sull’autocoscienza di Gesù (addirittura in certa teologia ultraconservatrice si arriva a dire che Gesù ebbe piena coscienza di essere Dio fin dal primo istante del concepimento) si reggeva sui passi del Vangelo Giovanneo, che oggi però qualunque biblista (anche cattolico) sa che non provengono dalla bocca di Cristo.

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            • Non importa che le parole specifiche del Vangelo di Giovanni provengano dalla bocca di Cristo: importa che la Chiesa abbia detto che il Vangelo di Giovanni è stato ispirato dallo Spirito Santo e che sia, quindi, inerrabile: se non prendi in conto questo elemento non puoi comprendere le mie obiezioni alle tue affermazioni.

              Per giunta è pericoloso, da un punto di vista sistematico, voler separare un Gesù uomo da un Gesù divino: vi è una sola sostanza di Gesù, una sostanza che ha due nature, non ci sono due persone, una umana e una divina, ma un solo Cristo, in questa unica Persona vi sono due volontà, il che è proprio di una sostanza che possiede una natura divina ed una natura umana e vi sono due modi di conoscenza una umana e una divina, ma un solo “Io” cioè, più precisamente, una sola Persona.

              La cosa può sembrare strana, e lo è, ma esistono qualche analogie: ad esempio in noi umani c’è una natura umana, ma c’è anche una natura animale, una natura vegetale ed una natura minerale e benché ci siano queste quattro nature ognuno di noi è una sola persona e le nature “inferiori” sono in sintonia con le nature “superiori” senza soluzione di continuità.

              Cristo e la vita di Cristo è da contemplare, non da spiegare “scientificamente”.
              In Pace

              P.S.: quanto a Polymetis le mie affermazioni si riferiscono alle sue posizioni omosessualiste in materia di teorie del gender: visto che è errato in quel campo, e visto che non è un imbecille, ne deduco semplicemente che c’è un flaw morale da qualche parte che gli impedisce di ragionare rettamente. Tutto lì.

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            • Simon scrive

              “Non importa che le parole specifiche del Vangelo di Giovanni provengano dalla bocca di Cristo: importa che la Chiesa abbia detto che il Vangelo di Giovanni è stato ispirato dallo Spirito Santo e che sia, quindi, inerrabile: se non prendi in conto questo elemento non puoi comprendere le mie obiezioni alle tue affermazioni.”

              Assolutamente, ma il fatto che il Vangelo di Giovanni sia divinamente ispirato non è in alcun modo nè sarà mai messo in discussione, da me.

              Dico di più: Giovanni (e Paolo, non dimentichiamo le importantissime lettere paoline, addirittura antecedenti a Marco) è quello che ha compreso meglio di tutti il mistero di Gesù, grazie all’ispirazione del Paraclito, ma appunto la Sua inerranza è in materia di Fede e di Morale, non in materia storica, il che significa che se Lui mi retroproietta la Sua riflessione teologica sul Gesù prepasquale (quando Lui quelle parole non le ha mai dette) sbaglia, ma sbaglia storicamente, non in materia di Fede.

              Pertanto Gesù è certamente il Verbo divino esistente da sempre e per sempre, l’alfa e l’omega, uno con il Padre eccetera, ma il fatto che per me queste siano tutte Verità (non uso la maiuscola a caso) incontestabili non implica che debba assumere che Giovanni non sbagli storicamente mettendole in bocca al Gesù prepasquale.

              Come hai giustamente detto “non importa che non provengano dalla bocca di Gesù” e su questo sono perfettamente d’accordo, dopotutto il Paraclito assiste la Chiesa proprio per permettere di penetrare sempre più in fondo i divini misteri.

              Dell’Assunzione di Maria, la Madre di Dio, non abbiamo notizia non solo nella Scrittura; ma nemmeno nella Traditio che sta alla base della Scrittura, eppure, da cattolico, ci credo.

              Simon scrive

              “Per giunta è pericoloso, da un punto di vista sistematico, voler separare un Gesù uomo da un Gesù divino: vi è una sola sostanza di Gesù, una sostanza che ha due nature, non ci sono due persone, una umana e una divina, ma un solo Cristo, in questa unica Persona vi sono due volontà, il che è proprio di una sostanza che possiede una natura divina ed una natura umana e vi sono due modi di conoscenza una umana e una divina, ma un solo “Io” cioè, più precisamente, una sola Persona.”

              Assolutamente, ma io infatti non separo il Gesù uomo dal Gesù divino. Gesù è Dio da sempre e per sempre, ma ciò che non è affatto banale è capire (perlomeno cercare di capire) come le due nature abbiano interagito.

              E quando Paolo parla di Kenosi, di svuotamento, a mio avviso spiega molte cose, e lo “svuotamento” lo vediamo proprio sulla Croce, quando Gesù appunto grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” E quelle sono appunto le parole di Gesù sulla croce, le Sue parole.

              Invece il Gesù di Giovanni, che l’evangelista dipinge come pienamente consapevole di essere Dio fin dall’inizio (applicando quella pesante retroproiezione storica di cui ti parlavo) lo fa spirare mettendogli in bocca un trionfante “È COMPIUTO!”, espunge il battesimo ad opera di Giovanni il Battista (perché “imbarazzante” per lui e la sua comunità), parla di un Gesù che porta la croce da solo senza farsi aiutare da Simone di Cirene, insomma, tanto Giovanni è inestimabile dal punto di vista teologico tanto va preso con le pinze dal punto di vista storico.

              Simon scrive

              “Cristo e la vita di Cristo è da contemplare, non da spiegare “scientificamente”.”

              Certo, ma io mi sono interessato molto al Gesù storico, per cercare di capirLo sempre di più, e ritengo che abbinare il metodo storico critico all’insegnamento della Chiesa (non un aut aut quindi ma un et et) sia la cosa migliore.

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            • Con l’ultimo commento volevo quindi specificare la distinzione dei due piani, quello storico e quello teologico, per evitare di fare inferenze indebite.
              Se infatti teologicamente siamo sicuri della correttezza delle informazioni del Vangelo di Giovanni altrettanto siamo sicuri (oggi) del fatto che certi discorsi che mette in bocca a Gesù non siano stati da Lui pronunciati, perlomeno durante il Suo ministero prepasquale, pertanto dare a Giovanni un’inerranza storica che non ha (mentre ha invece quella in Fede e Morale) ci porterebbe a conclusioni scorrette, perché dedurremmo che già prima della Croce Gesù aveva proclamato la Sua divinità , quando sappiamo che non è cosi, e che i discepoli capirono la Sua divinità solo alla luce della Resurrezione e delle apparizioni del Risorto, che si fece vedere e toccare e diede loro l’ordine di diffondere il Vangelo a tutto il mondo (mentre prima diceva di non andare tra i pagani ma solo tra gli ebrei)

              Sicchè non possiamo, come Tommaso, costruire un’impalcatura teologica sull’autocoscienza di Gesù come Dio prima della Croce basandoci sul Vangelo di Giovanni, perché se Giovanni ha ragione, in quanto divinamente ispirato, a scrivere che Gesù era il Logos, sbaglia storicamente ad attribuirgli queste parole nel Suo ministero prepasquale, che pertanto non possono essere usate per inferire con certezza che Gesù sapesse di essere Dio.

              Pertanto rimane possibilissima (e, dal mio punto di vista, altamente probabile) la mia chiave di lettura secondo la quale Gesù aveva solo la scienza acquisita, o al massimo una scienza infusa limitata solo alla previsione (talvolta giusta, come nel caso della distruzione del tempio, talvolta sbagliata come nel caso della Parusia imminente, come del resto avevano gli antichi profeti, che non sempre ci azzeccavano in pieno con le profezie) di eventi futuri.

              Si può avere la scienza infusa senza per questo avere una rivelazione totale riguardante il proprio mistero, e secondo me è proprio ciò che è successo a Gesù dall’incarnazione alla croce.

              In questo modo, lo sottolineo nuovamente perché non voglio essere frainteso su un argomento così importante, io non nego assolutamente la doppia natura umana e divina di Cristo, ma ritengo che la Sua natura divina, benché pienamente presente, sia rimasta latente fino alla morte in croce (come dimostra il grido di dolore sulla croce “Eloì, Eloì, lama sabactàni?, dal momento che uno che sa di essere Dio e che sta morendo per i peccati del mondo difficilmente avrebbe avuto questo crollo umano, ma avrebbe agito come in Giovanni, proclamando trionfante e senza paura “È COMPIUTO!”) per permettere all’incarnazione di essere il più possibile vera ed autentica.

              Dio ha deciso di farsi come noi per farci come Lui, come recita un nostro canto liturgico, dopotutto, per farsi come noi, assumendo la natura umana, la natura divina, benché presente, è del tutto probabile che abbia decido di operare una “ritrazione”, di rimanere latente. Questo, come già detto, in nessun modo nega il dogma delle due nature in una sola Persona, e rende ragione di alcune cose che altrimenti rimarrebbero inspiegabili, come il grido di dolore sulla Croce, l’errore sulla previsione della Parusia eccetera, in una perfetta armonia tra Storia e Fede, tra Storia testimoniata e ricostruita coi moderni metodi storico critici.

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