Per una difesa cristiana (e tomista) della musica rock

christianrockconcert

Uno scambio di mail fra il sottoscritto e Trinity, unita all’immane lavoro di Trianello in pubblicazione in questi mesi, ha acceso in me la voglia incontenibile di fare un’apologetica del genere musicale che più conosco, cioè quello che usualmente viene denominato, in un eccesso di generalizzazione, “rock”.

La mia vuole essere una difesa diversa da quella (ottima!) portata avanti ad esempio da altre testate, dove si dimostra – inequivocabilmente – come storicamente il rock/metal è più “musica classica” che musica voodoo” e che la chitarra è tutt’altro che uno strumento demoniaco essendo parente stretta della cetra di Davide o quella appesa ai salici… L’articolo linkato offre notevoli passaggi d’ironia verace come questo:

ci si sono messi questi esaltati di scienziati pseudo cristiani che hanno cominciato a cercare di misurare l’influenza sul corpo umano del demonio tramite la musica: è ovvio che se misuri il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e il tono muscolare (sì, misurano anche quello!) a un nonnetto melomane mentre gli fanno ascoltare death metal per la prima volta, ne viene fuori un quadro clinico terrificante; provino a fare il contrario: a mettere sotto monitoraggio un metallaro mentre lo obbligano ad ascoltare un’orda di scout che cantano (si fa per dire) accompagnandosi (si fa per dire) con la chitarra! In questo caso sì che avrebbero la prova certa della presenza del demonio nelle loro chitarre scordate: come osare paragonare quelle orribili cassette da frutta a una vera opera dell’uomo a gloria di Dio quale una Fender Stratocaster originale del ’54, questa paragonabile sì, forse anche al David di Michelangelo per perfezione ed armonia?

Oppure quando spiega da dove arriva la classica iconografia tanto cruenta quanto meramente commerciale (come quella degli Iron Maiden per dire) o che i testi spesso vengono dai più compresi male (e fa l’esempio di Holy Diver di Ronnie James Dio). Perfetto! Nulla da aggiungere al link se non una difesa più estetica, filosofica, meno storica e soggettivistica; quella cioè che cercherò di fornire qui, come un ideale “seconda parte” dell’articolo di Tancredi.

Una difesa la mia da opinioni largamente esagerate, portate avanti da molte persone (qui, qui o ancora qui), le quali mi pare abbiano di questo genere, più che una conoscenza, un vero e proprio pregiudizio, che alimentano senza remore attraverso una iconografia che risponde ad uno stilema talmente minimale nella galassia rock che è come paragonare  l’essere umano identificandolo necessariamente con i tratti caratteriali tipici dei barbuti montanari in eremitaggio estivo in una malga dell’Alta Valle Bergamasca. Riduttivo  a dir poco.
Ma non solo.

Una difesa anche contro chi si fa portavoce di una traballante esegesi biblica letteralista e determina quindi come sia necessariamente definibile una musica come “cristiana” a suon di versetti, come questa pagina dove si cerca di dimostrare, scientificamente (va beh) e filosoficamente (ovviamente con mere citazioni estrapolate dalla sistematica degli autori), che il rock (quale? Definizione mai reperibile) non solo rovina l’anima (cosa data per scontata in quegli ambienti), ma anche il fisico. No, non sto dicendo che tirar tardi e bere birra fa male, evvabeh, ma proprio per la serie: non ascoltate rock, potreste diventare ciechi. Anzi, sordi, per la cecità c’è altro…

O contro chi decide che il rock (e il jazz, mio Dio, il jazz!) è un derivato voodoo e che Mozart fa calmare mentre Burzum no. Grazieaquestoceppo! La domanda che mi sorge spontanea, da musicista, è: quale Mozart? Quello estremamente suadente (ed infernale!) del Don Giovanni che tenta la povera Zerlina nel “la ci darem la mano” oppure quello rigoroso, perfettamente inquadrabile in quell’alveo che codesti individui chiamerebbero “sacro”, della sua musica massonica?
E qui casca l’asino, letteralmente

DALL’ESTETICA ALLA METAFISICA: MATERIA E FORMA IN MUSICA

Queste ultime domande cominciano già ad entrare in medias res dell’argomento che voglio trattare. Come è possibile definire una tipologia di musica complessivamente come “cattiva”, come “male”? Eccoci nella filosofia (ramo Metafisica che sfocia nell’Estetica). Cosa è male? E’ la mancanza di bene dovuto. E cosa è “bene”? Nel tomismo è un trascendentale che, semplificando, fa rima con gli altri trascendentali, come “Uno” o “bello”. Ecco, interessante: e cosa è il “bello”? Per Tommaso è ciò che si contempla con interesse, che soddisfa e procura godimento all’anima. Il bello si contempla dunque con la vista che con l’udito, cioè in fondo con la propria ragione: il logos è bello, come lo è scorgere la Verità quando si presenta nella chiarezza e nell’armonia di un pensiero rispondente al Reale, pensiero che – appunto – acquieta l’anima.
Cosa acquieta l’anima? La pace. Ma cosa è pace per un’anima? Ricordo una bella puntata dei Simpson che vede protagonista l’iper credente Ned Flanders il quale viene consolato dalla morte della moglie grazie ad un concerto di Christian Rock. Dunque?
Dunque la strana sensazione che ho è che ci siano molti modi per acquietare un anima, per renderla partecipe della Verità. Anzi, che ci siano molti periodi diversi che una stessa anima vive, poiché la partecipazione alla Verità del Reale, del logos, cambia con il cammino di una persona. Così anche ciò che è “bello” può essere percepito all’interno di una materia musicale che ad altri sembra non veicolarlo. Eppure, richiamandomi al tanto vituperato CVII, io dico che anche in queste musiche un pezzetto di “bello”, un seme di Verità quindi, è presente.

Facciamo un esempio: è possibile pensare ad esempio che Angel of Death degli Slayer sia il “male assoluto” fattosi musica? Credo lo possa pensare solo chi:

  1. primo, ha una nozione di male completamente contradditoria;
  2. secondo, non sa godere di una batteria suonata con una onestà istintiva che fa impallidire parecchi batteristi ipertecnici;
  3. terzo, non ha bene in mente quanto “ordine ritmico” serva nella sostanzialità materica di un gruppo per formare un groove come quello del mid tempo della canzone.
  4. quarto, non ha presente che tecnica sopraffina serva per produrre artisticamente un risultato del genere, sia nella ripresa, che nel mix che nel mastering.

In breve: non è un musicista ne ha mai provato a suonare in gruppo con qualcuno qualcosa, qualsiasi cosa. E generalizza gli stilemi di un genere, stigmatizza alcune innegabili violenze verbali e diviene cieco al “bello” nascosto; bello certamente in secondo piano rispetto a tutto il resto, eppure presente perché – non so se si è capito – quella canzone è definibile tale (cioè canzone) perché “ordinata”: gli strumenti sono accordati rispetto al codice del temperamento equabile (che non è Vangelo, ma è pur sempre ordine!), la batteria è accordata, chitarre e basso procedono insieme e non “litigano mai”, l’armonia – seppur minimale – è rispettata, gli assoli seguono una serie di scale classiche (per lo più minori melodiche), la produzione artistica è di prim’ordine per l’epoca e c’è una tecnica sopraffina nella ripresa e nel mixing. Non riuscite a cogliere queste sfumature di ordine? Signori miei, è vostra ignoranza, non colpa mia. Le cogliete ma, nonostante tutto, non vi piace il risultato, non vi soddisfa? Ebbene, siete nella mia stessa condizione e vi state chiedendo, come me, “ma comunque sia, musica risibile… ma dove è il problema”? Il problema, inutile dire l’ovvio, sta in tutto il resto, dal testo a quella che io chiamo forma musicale . E infatti qui non voglio fare la difesa dell’indifendibile, cioè del rock volutamente satanico (non del “satanico” con le virgolette come i Litfiba… ridicolo), bensì – dicevo all’inizio – della materia musicale definibile “rock”.

Arriviamo dunque alla distinzione netta, tomistica, fra la forma musicale e la materia musicale. Per forma intendo l’anima che sostanzia la musica, cioè per cui quella musica è nata, l’intenzione principe del compositore; per materia intendo tutto ciò che “corporizza” tale intenzione formale. Tutto quello che spesso viene additato come satanico passa da qui: il “forte accompagnamento ritmico (batteria, basso, chitarra), che è così predominante da cancellare qualsiasi messaggio che possa essere presente” (cit) è pura materia, non forma musicale. Ma anche la stessa accordatura a 440 con temperamento equabile è materia!

Materia

Ma è la materia a “satanizzare” una musica, citando all’uopo versetti ad uffa della Bibbia? Ma come è possibile citare la Bibbia per dire se una musica è cristiana oppure no e non sapere che la musica di quei tempi non sapeva nemmeno cosa fosse quella che oggi viene chiamata “armonia” o “melodia”? Nemmeno esisteva il temperamento delle note o la suddivisione in scale maggiori o minori, come si può notare dal primo capitolo del Cantico dei Cantici cantato da père Abraham Shmuelof o da qualsiasi pezzo di gregoriano.

Allora come può Ernest Pickering (cattolico fondamentalista americano naturalmente…) scrivere nel suo tomo The Kind of Music that Honors God (Il genere di musica che dà onore a Dio) che una musica deve essere “libera da legami con gli stili musicali del mondo” quando il primo “stile mondano” è l’accordatura a 440 hz di qualsiasi strumento contemporaneo, o l’uso del temperamento di cui sopra, oppure l’uso di un’armonia complessa nata grazie appunto al temperamento e a compositori straordinari che hanno osato l’inosabile (e qui non penso solo al solito Bach, ma anche al Gesualdo più sfrenato che nei madrigali più sordidi ha compiuto prodigi oggi richiamati da migliaia di composizioni “sacre”)!
Come può scrivere che “Deve essere caratterizzata da precisione musicale, e finezza di tecnica poetica ed evidenziare una struttura di armonia e ordine” quando tale caratteristica è il minimo sindacale di OGNI composizione musicale degna di tale nome, per altro caratteristica da sempre poco presente in qualsiasi coro parrocchiale (che non fa rima con precisione e finezza!) e praticamente assente nelle schitarrate di quelli che studiano da due mesi e si improvvisano solisti dietro l’altare?
E vogliamo parlare della relativissima finezza tecnica di un Frate Alessandro?
Per non parlare che le 10 regoline del menga del nostro Pickering presuppongono necessariamente un messaggio testuale, cantato, come se la musica da sola non potesse veicolare nulla di proprio. Mi piacerebbe fargli sentire questo capolavoro di Mozart, decantandolo come musica scritta per il Dio cristiano, e poi lasciarlo mentre lui lo osanna, con la frase: “si intitola Musica Funebre Massonica”.
Ghigno malefico nel pensare al suo viso.
No, qui non si sta rasentando il fondamentalismo, qui si porta sfonda la porta all’ignoranza nella materia musicale, sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista filosofico-estetico.

Forma

E’ dunque la “forma” a rendere “satanica” una musica? Oserei dire di no poiché per quanto un compositore tenti di esprimere temi peccaminosi, è a mio avviso l’animo di colui che la ascolta a coglierne l’eventuale portata “malefica”. Citando San Paolo della lettera a Tito: Omnia munda mundis. Così saper riconoscere che la musica funebre di Mozart è e resta un capolavoro anche se ha una forma musicale contraria al cristianesimo, poiché scritta per la loggia massonica cui Mozart faceva parte, diventa semplicemente la normalità per colui che sa “sempre distinguere“. E ti può educare per capire come formulare un passaggio armonico di sapore classico che puoi usare per lodare il Dio Vero!
Oppure ascoltare una traccia dei Guns and Roses (o dei Litfiba…) non ti fa vomitare la colazione (cit. una domanda che… sigh), ma può essere educativo del modo, del logos, in cui si deve tecnicamente si deve riprendere e mixare una batteria in un dato genere musicale per fare in modo che funzioni sul mercato o di produrre un arrangiamento degno di questo nome.

LA DIAVOLETTO DI CRISTO!

E qualcuno potrebbe dirmi: «funzionare? E perché mai dovrebbe funzionare quella “materia musicale” così caotica, così “adatta” a codificare messaggi diversi da quello che per molti è il messaggio cristiano?».
Risposte:

  • Primo: ora sapete che è solo apparentemente caotica; a volere vedere, da un punto di vista di codice, è più “caotico” Mahler quando nella seconda parte della settima sinfonia (la prima parte è un inno sacro, non vorrei dire…) scrive al violino solista di prendere un tempo tutto suo rispetto al direttore e al resto dell’orchestra!
  • Secondo: perché non per tutti il messaggio cristiano va trasmesso con l’arpa sotto un tappetino di strings sintetizzati pieno di quinte parallele, cantato da gente calante. Per alcuni anzi quello sarebbe il modo migliore per demolirne la portata eroica o la gioiosa partecipazione alla vita del Cristo, in una melensa raccolta di note spesso cretidiote, scritte per alimentare un mercato fatto da gente con poca conoscenza di quel che acquista, come il mercato della musica pop. Mercato multiforme nel quale iscrivo senza remore anche il Gen multicolore, le composizioni di Kiko e il Frate Alex di cui sopra. Intendiamoci, possono piacere, alcune cose poi non sono male, ma vi prego non dite che quella è l’unica musica possibile per cantare al Signore!
  • Terzo: la “materia musicale” rock è, come si diceva all’inizio, una banale generalizzazione di un genere che può partire da Bob Dylan e i Beatles e finire nel death metal più cruento. In mezzo c’è di tutto: dalla raffinatezza strepitosa degli Emerson Lake & Palmer fino ai testi demenziali di Zappa e Elio e le storie tese, passando per la matematica applicata dei Tool e le highway di Bruce Diol’abbiaingloria Springsteen.

“Può esistere un rock cristiano?”, si chiede questo articolo infarcito di errori che qui ho cercato di chiarire. La risposta non è solo “si”, bensì è “esiste eccome e funziona”. E non parlo solo dei fin troppo osannati The Sun o delle musiche banalotte e spesso imbarazzanti di Fratello Metallo, parlo di un filone di metal rock che percorre gli anni 80-90 (dagli Stripers fino ai Savior Machine) e arriva fino ad oggi, passando anche da mani insospettabili come il Bob Dylan di “Oh Sister”. Ma non solo: parlo di una ricerca spirituale varia che molti gruppi hanno sempre cercato; e penso alle digressioni musicali di certi Pink Floyd meno sociologici, allo Springsteen tutt’altro che ateo, il richiamo mitico al trascendente dei Manowar di Master of the wind o alcune riflessioni metafisiche di Claudio Rocchi.

TESTIMONY DI NEAL MORSE

Infine un esempio concreto di musica che ascolto volentieri, ben sapendo che ascolto di tutto e non mi faccio alcun problema, né di forma né di materia, perché so che i miei peccati non derivano dalla musica che ascolto visto che non cambiano mai, nonostante io ascolti per 3 settimane Palestrina o 3 ore di Kayne West o Steven Wilson.

Ecco il consiglio per l’ascolto: Testimony di Neal Morse.
Cantante e polistrumentista americano, Neal si converte al cristianesimo nel 2002 e l’anno successivo sforna questo album dove narra la vicenda della sua conversione e lo fa attraverso una materia di rock metal progressivo davvero encomiabile, credibile, viva, onesta, BELLA.

L’album inizia con voci di bambini che giocano (perché chi non sarà come…) e l’autore che sogna la “terra dove ricominciare di nuovo” (non è quello che offre la continua misericordia di Dio tanto amata da Francesco?), prosegue con il rock blues californiano di California Nights e la rapida, rocciosa, “Colder in the sun“. Ecco un breve verso: “Like a lock to the door, like a latch to the window, Closed to everyone, Like a lock to the door, like a latch to the window I was growing colder in the sun“. Intesi? Non è anche questo un modo per evangelizzare, descrivere poeticamente una situazione di vita nel peccato? E non è più bello e pastoralmente più provocante scrivere “I was growing colder in the sun” che “Vivevo nel peccato”, che è un gergo comprensibile a pieno soltanto per chi è già evangelizzato?
L’album prosegue: anche in quello squallore, nel cuore dell’autore… “Sleeping Jesus“, cioè colui che è il principe del potere dell’aria. Poi arriva la Promessa e quindi, pian piano, una nuova vita.
Avanti avanti fino al bellissimo rock di “Power of the air” che ripiglia temi melodici e armonici già sentiti in precedenza mentre Neal canta “While I was playing Rock ‘n’ Roll, He began to fill the silence in my soul“, che mi pare il verso migliore per far capire come Dio sia più forte di qualsiasi musica.
Ancora avanti fino allo splendido ritornello di “oh, to feel him” nel quale Morse dimostra quale grande melodista è: “And I knew it was him I knew it was Jesus The beauty of his love inside Letting all my pain be crucified And I knew it was him I knew this was Jesus There my heart was cleansed of sin I could have the world but oh, to feel him“.
Conclude l’album: la bella cavalcata “Oh Lord my God” dove la batteria di Portnoy potrebbe per alcune anime belle (?!) “oscurare e soffocare” la melodia nel rock “cristiano” (cit. + sigh) e invece la esalta in una emozionante corsa verso un ritornello hard rock che lévati; la strumentale God’s theme dove Neal Morse si lascia scappare un “thank you” che è tutto un programma; la ripresa della prima song.
Vi lascio con i versi conclusivi di quest’opera, con i quali chiudo anche il mio lungo intervento mediante il quale spero di aver chiarito quanto meno la mia odierna posizione sul tema:

  1. Né materia né forma musicale possono essere in sé male assoluto ne tanto meno trasmetterlo,
  2. “rock” è una generalizzazione di una serie disparata di “materiali” musicali che possono avere molte forme,
  3. esistono veri capolavori di rock dove il nostro Dio viene osannato; lasciarseli sfuggire è il vero peccato!

E ora la parola a Neal:

I wish there was a way to start again
To wake up among friends
In the land of beginning again

There is a land of beginning again…

Noi che sappiamo esistere questa nuova terra, cantiamola attraverso tutti i “materiali” musicali possibili!

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Categorie:Sacra Arte

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160 replies

  1. No dico! E Giovanni Lindo Ferretti?! Ex CCCP – CSI – PGR ex anarchico social nichilista !?
    La sua conversione grazie a Ratzinger la vogliamo dimenticare?

    E Ben Weasel, guru del punk convertito da Santa Caterina da Siena?!
    http://www.tempi.it/intervista-esclusiva-a-ben-weasel-guru-del-punk-artista-di-lotta-e-di-redenzione#.Vm54u_nhB9M

    Per non parlare di Dave Mustaine dei Megadeth convertito al cristianesimo…

    Io che suono tutt’ora in un gruppo hard-core con la mia gibson diavoletto penso che la musica satanica sia quella che vuole promuovere satana e si ispira esplicitamente ad esso o che punta esplicitamente all’auto distruzione (degli altri). Purtroppo dentro ci sono un sacco di nomi artisticamente fenomenali a partire dai Black Sabbath passando per Slipknot e compagnia bella.

    Ultimamente a Udine sono passati i Metallica, ad un certo punto del concerto mi sono girato verso il pubblico per guardare centinaia di facce adoranti verso il palco e non potuto fare a meno di pensare che fosse in corso una cerimonia, una catarsi, il problema è appunto, verso dove? Pensare che in realtà tutte quelle persone e anche io, inconsapevolmente, cercavamo Cristo nei Metallica è decisamente impressionante.

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    • Ho parlato in modo molto generale all’inizio e poi fatto un solo esempio molto particolare, in effetti a volerne parlare diffusamente si farebbe un vero e proprio libro.
      Per questo ti ringrazio dei tuoi rimbecchi, perfettamente in tema!
      Personalmente comunque per il metal estremo preferisco il suono delle jackson (gli opeth le fanno suonare come pochi!) e per il rock l’intramontabile Fender. Nulla da eccepire ovviamente alla chitarra dei sempiterni AC/DC! 😉

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      • Per il rock estremo la Jackson è d’obbligo ma anche le ESP possono andare oltre ovviamente alle Ibanez. La Diavoletto permette di esplorare vasti territori, in passato avevo trovato la Chitarra definitivainfilando un pickup attivo EMG in una Eko da 80mila lire, un suono alla Sepultura da paura 🙂

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  2. E Jhonny Cash??!! Signori Jhonny Cash!! Altro “Rocker” cristiano

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  3. Ti dico in che modo per me il rock puo` essere cristiano: se vivessimo in un mondo esattamente come questo, ma con solo musica colta o popolare, io potrei al limite sopportarlo perche` ogni tanto, ballando la furlana o il minuetto, avrei un sollievo estetico dalle brutture che me lo renderebbero quantomeno tollerabile; la diffusione capillare di codesta musica invece mi fa capire pienamente di non appartenere a questo mondo (Gv 15,19).

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    • Non so se ti ho compreso completamente Lovinski.
      Dico solo che la forma “minuetto” (forma qui intesa accademicamente, non filosoficamente) a me pare molto più conosciuta nel mondo (anche solo come nome) di molte “forme” di rock citate da Alèudin qui. Se la diffusione di una musica, anche solo per sentito dire, rende o meno una musica “del mondo”, a questo punto seguendo la medesima logica, la forma musicale “minuetto” o “walzer” è più del mondo del black nordico, del quale i concerti del più famoso gruppo riuniranno si e no meno di un decimo dei telespettatori della sola Lombardia che il primo dell’anno ascolta il concerto di Capodanno di Vienna per tv.

      E se mi si prende la “Classica” in generale allora dico che è molto più “del mondo” il pop melenso di Adele, tutto pianofortini, melodie banali e voci lamentose riprese con un U47 vintage e passate nel fat plate del Bricasti M7. Ma non ho mai letto di gente che voglia chiedere all’Unione Europea la messa al bando di Adele.

      A me la diffusione davvero capillare DI UN CERTO rock invece (e qui penso ad esempio ai Metallica, comunque oramai tramontati dai grandi fasti del black album, o ai Green Day che anche loro hanno avuto momenti migliori rispetto ad oggi), fa pensare al fatto che, in quei dati particolari momenti, i produttori hanno compreso perfettamente cosa voleva il mercato in quel momento e hanno sfruttato questa comprensione producendo spesso anche lavori degni di nota e creando un unicum artistico davvero inusuale.

      Quel che vorrei far passare in questo mio commento è che stiamo parlando di una forma d’arte che si scontra con esigenze industriali e un mercato ad oggi formato da parecchi incompetenti, ma anche da gente davvero colta e che sa cosa vuole quando ascolta la musica. E di solito, per assurdo, questa consapevolezza nasce dall’aver ascoltato gruppi di nicchia come quelli che esistono all’interno della galassia rock.

      Poi ripeto, probabilmente non ti ho compreso caro Lovinski.

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      • Scrivi:

        “Ma non ho mai letto di gente che voglia chiedere all’Unione Europea la messa al bando di Adele.”

        Propongo: iniziamo una petizione su internet. 🙂

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      • Non distinguo molto tra pop e rock, li metto nello stesso calderone della musica ne` colta ne` popolare (a parte forse il rock degli anni 50). Il discorso nasce da una prospettiva personale: se uscendo di casa trovassi della gente che balla il saltarello, o se trasmettessero al supermercato o a radio/tv generaliste solo musica colta, potrei avere l`illusione di vivere nel mio mondo, cosi` come assistendo a spettacoli di balli tradizionale ho l`impressione di perfetta aderenza tra i movimenti delle persone, i costumi indossati, il territorio e la musica; mentre ascoltando musica sacra ho l`impressione che non appartenga a nessun posto esistente sulla terra, un posto pero` che mi piacerebbe abitare.

        Il rock/pop non lo percepisco ne` popolare e chiaramente neanche colto o sacro, cioe` e` musica che per me non appartiene a nessun popolo in particolare ma nondimeno e` parte integrante dell`estetica di questo mondo, forse ne e` il riassunto piu` efficace.

        Per riassumere le mie sensazioni: musica popolare -> aderenza al territorio, musica sacra -> idea del pellegrinaggio su questa terra con la prefigurazione di un altro mondo piu` aderente alla vera natura umana, musica pop/rock -> alienazione, idea che questo mondo non sia abitabile ma nessuna alternativa prospettabile.

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      • Per spiegarmi meglio: la mia musica popolare, cioe` quella del mio territorio, della mia gente, e` scomparsa per sempre, e se ancora si dovesse suonare e` solo per interesse antropologico o folkloristico: si e` perso definitivamente il legame tra questa e il particolare mondo che l`ha prodotta.

        Per ascoltare invece musica colta o sacra mi devo isolare o frequentare posti che non hanno nulla a che fare con l`estetica attuale.

        La musica pop/rock e` invece quella che attualmente permea costantemente il mondo: televisione, radio, pubblicita`, supermercati, fiere, manifestazioni, luoghi pubblici, ecc…

        In senso cristiano quindi, forse, la musica popolare e` piu` diabolica perche` crea un legame nostalgico con il “terreno”, mentre quella sacra la nostalgia e` verso un`altra dimensione, e almeno su di me, l`effetto della musica pop/rock e` di rigetto.

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  4. Un genere musicale non può essere “satanico” in sé, ovviamente. Tutto dipende dai valori gli autori che si esprimono attraverso di questo vogliono esprimere con le loro opere. Ci sono gruppi anche metal ed hard rock di buon livello che hanno cercato di veicolare dei messaggi cristiani attraverso la loro musica. Tralasciando il citato Fratello Metallo (del quale, però, salverei il brano Maria Maiestatis), ci sono i POD o i Demon Hunter, per esempio, musicalmente tutt’altro che disprezzabili. Più tanti altri gruppi o progetti musicali di nicchia che non sono male.

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  5. Vorrei ringraziare Minstrel per, finalmente 😉 affrontare questo tema con perizia certa.
    Purtroppo non essendo io un grande intenditore non posso dire la mia sul fondo della questione rock potendomi solo limitare al “mi piace” o “non mi piace” epidermico relativo alla reazione dei miei timpani.
    Non sô bene cosa voglia dire musica cristiana e non cristiana: direi che è cristiana quando il tema tratta positivamente delle verità cristiane e che questo sia indipendente dagli strumenti e della musicalità.

    Se una cosa la lettura della Divina Commedia mi ha insegnato per analogia, è che le forma artistica deve adattarsi alla materia trattata: il linguaggio grafico usato nell’Inferno è differente che quello angelico e sublimemente intellettuale del Paradiso anche se la tecnica poetica di base è la stessa, ma i materiali utilizzati sono differenti. Possiamo dire che i primi 34 libri della Divina Commedia siano satanici? Un Dies Irae di Verdi è di una potenza e di una violenza musicale che mi ha, da sempre, positivamente stravolto: lo stesso pezzo avrebbe potuto essere utilizzato con parole sataniche? Penso di sì.

    Un altro punto di riflessione è la differenza tra musica cristiana e musica liturgica: i miei gusti personali mi portano ad una sensibilità vicina ai nostri fratelli ortodossi per il quali, in generale, i soli strumenti ammissibili siano… le corde vocali umani da dove la mia assoluta preferenza per il canto gregoriano senza alcun strumento. Mi è capitato assistere a messe con musiche più sofisticate e strumentazione ad hoc come l’organo, eppure è molto raro che trovi tale musica davvero “liturgica” e al suo posto durante la Santa Messa.

    Personalmente spero che su Croce-Via questa discussione avanzi, susciti reazioni e riemerga regolarmente e che Radio Croce-Via si sviluppi in parallelo.

    In Pace

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    • Sarebbe molto bello in effetti che questo argomento continuasse, caro Simon. Come vedi molti dei nostri lettori sono musicisti o appassionati rock e praticamente tutti noi ascoltiamo musica, volenti o nolenti. Credo sarebbe un bene per tutti quindi creare una sorta di acculturazione e di scambio di pareri che abbiano il “coraggio” di scontrarsi con le prerogative della musica come arte, senza quelle becere generalizzazioni che creano solo confusione.

      Tutto spesso nasce dal fatto che si tende a dare la patente di universalità ad un proprio codice particolare. Cosa che invece non hai fatto tu qui, ben dicendo che PER TE e per i tuoi gusti personali la musica liturgica necessita di sole voci all’unisono, poiché anche un organo sembra interrompere la “magia”. Lecito, anzi bellissima opinione, ma tale rimane e come tale è intoccabile. Chi sono io per dire che invece quel che senti è errato o che devi trovare la medesima magia anche ascoltando “The Lord bless you and keep you” di Rutter?

      Diverso è chi si mette a pontificare dicendo che non va bene la chitarra e non va bene la batteria e non va bene il basso perché si fa musica liturgica solo con l’organo, non sapendo che in realtà l’organo stesso fu per anni osteggiato da tutti. O che molte voci oggi reperibili negli organi, usate usualmente, sono state aggiunte nell’800 per esigenze puramente operistiche, poiché durante le messe si eseguivano i canti lirici, con tanto di marcia di Aida a fine funzione. Pontificare su queste cose è come universalizzare il proprio sentire. E il fatto che ci sia un certo comun sentire, non significa nulla sul fatto che questo “sentire” sia in qualche modo più cattolico di un altro, magari nato in Uganda e cresciuto a pane e battimani a tempo su canzoni locali. Questa è una banalità Simon, ma per molti a quanto pare non lo è affatto.

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      • premetto che non sono esperto di musica rock, e non ne sono avverso (omnia munda mundis). Però mi permetto di rispondere sul punto di quelli che si mettono a “pontificare dicendo che non va bene la chitarra e non va bene la batteria e non va bene il basso perché si fa musica liturgica solo con l’organo”. Questi hanno dalla loro il Magistero, in particolare il magistero di Pio X che da pontefice ha pontificato eccome sull’organo liturgico! E sessant’anni dopo il CVII non ha fatto altro che confermare quanto espresse Pio X.
        Ad oggi, l’organo è l’unico strumento musicale che gode del pieno riconoscimento del Magistero.

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        • All’uopo ti rimando al Feser che Chiesa e Post Concilio ha pubblicato in questi giorni (ne scriverò in un blog dei blogs 🙂 ). Questo non per dire che il Papa sbagliava, bensì per dire che a me va benissimo l’organo (che ricordo fu osteggiatissimo quando entrò nella liturgia), Simon preferirebbe non ci fosse e altri preferiscono la chitarra (io solo se suonata come si deve e non per suonare il Gen, ma per accompagnare i canti polifonici a mò di liuto!). A tale proposito infatti Pio X pontificò sull’organo soprattutto perché gli premeva dire che non si poteva fare l’Aida durante messa, non volendo demolirlo del tutto ed essere chiaro sul suo continuo utilizzo, richiamò quella che era oramai da secoli la tradizione musicale della Chiesa e che naturalmente non fu la tradizione sempiterna della stessa.
          Detto questo Franz è un organista, mi piace l’organo e altri blabla. Ma personalmente se dovessi scegliere fra un organico di solo organo e un’orchestra d’archi (a corde, come la chitarra…) io metterei l’orchestra tutte le domeniche in Chiesa. 😉

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          • Sono andato a vedere Feser tradotto su C&CP: non ho capito perché la mic lo abbia pubblicato, la posizione di Feser è uguale pari pari alla nostra da sempre che poi è quel che la Chiesa insegna! LOL
            C’è gente che ha gran casini nella testa!
            In Pace

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          • Beh, poi dipende dall’organo. Certamente meglio la chitarra ben suonata di certi “pornofoni” che vengono spacciati per organi (vedi quelli orrendi elettronici da studio). L’organo, storico o nuovo, deve essere costruito bene e bene manutenuto, cosa in se costosa, e in più suonato con competenza (non come semplice “tastiera”). E’ piuttosto raro che queste circostanze si diano contemporaneamente in una parrocchia; a volte non c’è o c’è un orrendo succedaneo, spesso non è tenuto in buone condizioni, e se c’è ed è ben tenuto viene usato da volenterosi amatori che però non conoscono le caratteristiche dell’organo.

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            • Eh cara Lidia, succede spesso anche quello. Solo un appunto: non confonderei gli organi elettrici che hanno fatto la storia (come gli Hammond B3, che sono letteralmente un nuovo modo di intendere l’idea di organo), con le tastierine che cercano di rifilare agli astanti una parvenza di suono d’organo senza ovviamente poter competere con quel che mantice e ance riescono a ricreare nella navata. In fondo è l’effetto surround (di riempire l’ambiente, di colmarlo in ogni sua parte) quello che dell’organo colpisce e piace.

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      • Secondo me, e leggendo anche le altre risposte, mi sembra che un’opera di chiarezza deve essere fatta.
        Propongo la struttura seguente:
        (a) Cos’è la musica
        (b) Cos’è una bella (brutta) musica
        (c) Cosa fa che una musica sia cristiana
        (d) Cosa fa che una musica sia liturgica
        (e) Perché belle musiche cristiane non sono per forza liturgiche
        (f) Può una musica liturgica essere brutta?
        In Pace

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        • Eh, mica male. Mi servirebbe oltre ad un ripasso di filosofia della musica anche un vero e proprio approfondimento che non ho mai fatto… però con il tempo… 🙂

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        • Ad esempio una cosa che ho sempre voluto approfondire, ma non ho mai avuto il tempo di trovare bibliografia adatta (se esiste) è l’idea che scrivere musica, fare arte in generale, è un momento in cui tu ricrei in un qualche modo parte della creazione, non solo: è come se tu fossi mero strumento nelle mani del Creatore unico. All’estremo: tu non crei nulla se non quello che esiste già nella mente di Dio e divieni quindi veicolo per ridipingere una astrazione personale della creazione mediante una creazione nuova, che prima non c’era in atto, ma in potenza esisteva già. E questo mi pare pacifico. Ma cosa comporti questa idea non sarebbe male studiarlo. Per ora vi lascio con un grande Boh… 🙂

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  6. complimenti a Minstrel per l’articolo pieno di spunti!

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  7. Come contraltare tomista all’articolo di Minstrel, segnalo i commenti di athèos=a-éthos (Alessandro Sanmarchi) in calce a QUESTO articolo, specialmente a partire da QUI.
    In consonanza (è il caso di dirlo) o meno che si sia, credo che la voce del Sanmarchi sia da esser presa seriamente e serenamente in considerazione, evitando se possibile di irrigidirsi aprioristicamente sulle proprie posizioni.

    Personalmente non mi sbilancio, non è argomento su cui ho avuto modo (e voglia) di riflettere a dovere, tantopiù che sono ormai anni che non “ascolto musica” (scelta che mi ha recato indubbio beneficio), al più concedendomi saltuariamente una mezz’ora di full immersion nel canto liturgico romano antico o bizantino che, per una mia convinzione puramente personale, reputo essere le uniche forme musicali in grado di magnificare adeguatamente la Causa Prima dell’Universo e riconciliare lo spirito.

    E tutto il resto è baccano infernale…

    …scherzo eh!

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    • Mi metto in sottofondo Santa Lucia di De Gregori e mi fiondo sul Sanmarchi.

      “Santa Lucia,
      il violino dei poveri è una barca sfondata
      e un ragazzino al secondo piano
      che canta ride e stona
      perché vada lontano fa che gli sia dolce
      anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine.”

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    • Il Sanmarchi non me lo apre per ora accidenti!

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    • Adesso sparo la mia provocazione 🙂 Premetto anzitutto che non sono un esperto di canto romano antico nè di canto bizantino (due facce della stessa medaglia). Ho ascoltato giusto qualche video su youtube come questo https://www.youtube.com/watch?v=VMN3GFAXkbA
      e sinceramente, sono rimasto molto sorpreso: siamo lontani anni luce dal rock, lontani anni luce anche da Frisina, da Perosi, da Mozart, da Palestrina, e dal gregoriano*.
      Immagino dire che questo tipo di musica sia scomparso dall’Occidente da circa mille anni (mooolto prima dell’avvento delle chitarre postconciliari)

      *intendo quel gregoriano più diffuso e “popolare” come la missa de angelis e il tantum ergo, confesso di non conoscere granché il gregoriano “hardcore” dei graduali e degli offertori.

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      • Quel canto è bellissimo!!!
        Anche questo è il mio genere. C’è quella voce/i sotto, quella bassa, che… è terapeutica, direi. Assomiglia anche a certi esercizi vocali che fanno i buddisti….
        Uhm …ma come fanno a sapere che anticamente lo eseguivano così? Sono ipotesi?

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      • Per quanto il titolo dica “Old Roman”, non sono sicurissimo che quel brano che hai linkato lo sia, più che altro perché – da quel che mi risulta l’OR è cantato esclusivamente in latino e da quel che sento (ma è pur vero che sto usando uno speaker ignobile) non riconosco una parola, a parte Kyrie Eleison, che è greco appunto. Ma potrei sbagliare.

        Questo invece è sicuramente OR: https://www.youtube.com/watch?v=xFzgfCzfSQg#t=23

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  8. Così saper riconoscere che la musica funebre di Mozart è e resta un capolavoro anche se ha una forma musicale contraria al cristianesimo, poiché scritta per la loggia massonica cui Mozart faceva parte, diventa semplicemente la normalità per colui che sa “sempre distinguere“. E ti può educare per capire come formulare un passaggio armonico di sapore classico che puoi usare per lodare il Dio Vero!

    Scusa ma secondo me qua ti sbagli, e` proprio la forma (o la mancanza di essa, come nel pop/rock) a rendere “satanica” la musica: nel caso della messa di Mozart la forma e` quella canonica della musica sacra cristiana, non e` diabolica di per se` ma solo in ragione delle intenzioni di chi la canta o delle parole eventualmente associate.

    Non so se Weber sia un massone, (“il Franco Cacciatore” e` un opera con al centro un rituale satanico), ma ascoltando quest`aria che parla dell`occhio di Dio, il testo e le intenzioni primarie, sempre che esistano, scendono in secondo piano, a meno di non essere educati o preparati (cioe` iniziati), cioe` non puo` propagandare nessun sentimento anticristiano ad un ascoltatore occasionale:

    (C`e` da dire che questa aria/preghiera potrebbe essere anche vista come un inno antidarwinista: Nicht blindem Zufall dient die Welt!)

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    • nel caso della messa di Mozart la forma e` quella canonica della musica sacra cristiana, non e` diabolica di per se` ma solo in ragione delle intenzioni di chi la canta o delle parole eventualmente associate.

      Temo di non essermi spiegato Lovinsky in questo caso. Qui citavo la marcia funebre della musica massonica di cui avevo già scritto, non il Requiem kv 626. E la forma di quella marcia è per altro severissima, con tanto di contrappunto ad un cantus firmus di chiara impronta gregoriana. Per questo la usava come esempio ad un ignaro che potrebbe vederci una meravigliosa ode al Creatore cattolicamente inteso.
      Detto questo resta chiaro che l’affiliazione di Mozart alla Loggia fu per molti storici più un affare (per altro di bassa resa…) fatto dal compositore in cerca di commissioni che una vera e propria fede. Si tende a dare per scontato che in questi casi coloro che “scrivono per” necessariamente siano dei gran maestri o dei profanatori di tombe. Spesso invece i fattori che entrano in gioco sono molto terra terra, al pari di scrivere determinate note e non altre perchè hai a disposizione quel cantante con quei limiti e non altri (successo anche questo ovviamente).

      Circa Weber fu il padre della bella che sposò Mozart. Non ti so dire ora se fosse affiliato o meno, dovrei riguardarmi gli appunti di storia della musica, quel che è certo è che tu mi parli di un’aria scritta per un’opera lirica che ha un preciso target e precise esigenze sceniche da coprire per aver successo, ovviamente il tutto basandosi sul codice accettato per quel tipo di mercato che era il mercato liirico ottocentesco preromantico.
      Per dire: la scena del maleficio nella Valle del Lupo ad inizio secondo Atto è una delle pagine più straordinarie del teatro ottocentesco. Strepitosa nella resa sonora, nel timbro inusuale e tanto moderno insieme dell’orchestra, nell’uso del recitato sotto la musica (idea talmente straordinaria che poco può essere compresa oggi poiché è semplicemente la realtà delle OST cinematografiche!). Un vero capolavoro di gusto teatrale! Poco importa cosa stia dicendo in quel momento capisci? Perché quel che sta dicendo è utile per QUELLA STORIA e all’interno di quel contesto, non si può trasportarla all’esterno dicendo che quel pezzetto di opera è paradiso e quello è inferno a mio avviso. No, al massimo quel pezzetto è azzeccato o meno per quel che serve all’opera in quel momento. AL massimo si può dire: sarà anche azzeccato, ma a menon dice niente o mi inquieta.
      Per di più c’è il rischio non solo di riduzionismo, ma anche di “fondamentalismo” poiché si da importanza a quel passaggio come se fosse reale senza guardare il complesso dell’opera. Il rituale (per altro penso inventato di sana pianta…) non porta ad un finale in cui il male vince. E anche se portasse lì ci sarebbe sempre da imparare, perchè noi sappiamo che “ha vinto” il male perché sappiamo cosa è bene, non viceversa! Al solito il male assoluto non esiste. Pertanto è nella mente di colui che osserva questo finale “malefico” il cogliere gli eventuali errori dei personaggi che hanno portato a quel finale. Spero di essermi in qualche modo spiegato. 🙂

      Poi può essere che queste siano mie opinioni per altro contestabili. Ora vedo di capire cosa diceva Alessandro al proposito.

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  9. Ok, Vianegativa è stato gentile e mi ha mandato un pdf con il Sanmarchi.
    Ragionamenti naturalmente sensatissimi, vediamo se riesco a rispondervi

    Basterebbe avere un minimo di contezza della storia culturale recente, per rendersi conto di quanto la musica moderna sia stata strumento essenziale alla “rivoluzione del 1968”, che
    ha devastato moralmente la gioventù mondiale. Suor Cristina si dimenava eccome, perché ciò è intrinseco alla musica che ha deciso di cantare, tutta basata sul ritmo e
    sull’esaltazione dei sentimenti più rozzi, basici e superficiali. Non si può assolutamente comunicare un vero messaggio di fede, attraverso uno strumento che implica, per storia e per
    natura propria, lo scatenarsi di passioni irriflessive (ossia “anti-teoretiche, dove la “teoresi” va qui intesa nel senso di “otium” secondo la spiegazione datane da Joseph Pieper ad
    esempio nel suo “Otium e culto”), che da sempre hanno favorito lo sdoganamento della disinibizione e della perdita di controllo morale. Diamoci una svegliata!

    Non ci siamo a mio avviso. A me pare parli di “natura” di un genere musicale mediante una generalizzazione di una nozione che si demolisce appena i beach boys intonano Our prayers o Emerson improvvisa un giro armonico.

    L’idea poi non è l’esaltazione del rozzo, ma forse al massimo vivere completamente tutto ciò che ci è concesso di vivere senza l’idea che esista un modo galante di viverle! E nemmeno per tutti ovviamente, quindi anche questa potrebbe essere un’altra generalizzazione.

    Inoltre è palese che Alessandro non sia un musicista altrimenti saprebbe che in ogni momento un musicista, di qualsiasi razza e stirpe e genere, deve avere perfetto controllo di quanto sta facendo, anche automatico se egli ha esperienze e bravura, altrimenti il rischio è praticamente scadere in un becero cantarsi e/o suonarsi addosso senza arte ne parte. Succede anche questo, ma dire che “è cosi” mi pare una generalizzazione.

    Io nei concerti rock salto e canto 4 ore e alla fine la voce c’è ancora. Patto con il diavolo o semplicemente so divertirmi applicando una tecnica classica di canto che non mi fa urlare senza riflettere esaltando i sentimenti più rozzi che mi escono?! Per non parlare che gli acuti migliori sono quelli pieni di adrenalina! Ah no, non sto parlando di quelli rock, sto parlando di quando canto le messe.
    Non ci sono differenze. E andiamo avanti nel pdf.

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    • Credo che per tentare una difesa d’ufficio bisognerebbe puntare proprio su una linea del tipo “cosa intendiamo come rock?” etxc. La chiave di volta però è capire che indipendentemente da quel che uno voglia considerare “rock”, ci sarà un punto – delimitato da un confine preciso, per quanto difficile da cogliere – in cui la critiche di Alessandro si applicheranno inevitabilmente. Non chiedetemi quale sia quel punto, non saprei identificarlo, ma di certo posso dire che “Angel of Death” degli Slayer lo ha sorpassato alla grande.

      Per quanto rigurada il discorso “bravura tecnica”, copioincollo semplicemente quel che già ha risposto in quei coomenti, ognuno valuti da sé:

      “Essere tecnicamente bravi o addirittura maestri, è cosa totalmente separata dal fatto di essere moralmente a posto. Certo erotismo pornografico, può prospettarti fotografie indubbiamente tecnicamente ben fatte, ma dove starebbe il bene morale di cose del genere? Non cadermi nel tranello più banale, appiattendo totalmente il bello estetico, musicale o meno, sull’etico e giungendo infine a confonderli…”

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      • Mai confusi. Infatti quando ascolto certa musica, io non ascolto l’artista, ma ascolto il tecnico che c’è dietro. E’ una cosa automatica che fanno quasi tutti i musicisti e tutti (TUTTI!) i fonici e i tecnici con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Direi piuttosto il contrario: sono gli altri che non riescono a non confondere le due cose e quindi non percepiscono il bello estetico, il logos dietro a certe idee artistiche, perché sentono che è mischiato con qualcosa di moralmente riprovevole. Io ad oggi con Angel of Death sento Rick Rubin dietro al banco Neve, chissene del resto! Ma letteralmente. Oppure a fine brano di un Steven Wilson alzo gli occhi al cielo e dico “Zio Alan Parson, come hai fatto a fare ‘sta batteriaaaaa!?!”
        Ovvio che a 15 anni non è così, ma… omnia… ecc ecc

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        • L’ascoltare il “tecnico che c’è dietro” credo che sia una pratica riservata a pochi in relazione al numero di persone che ascoltano musica, cioè la quasi totalità dell’orbe terracqueo. Tra l’altro mi sembra pure una forma di riduzionismo musicale, per così dire.
          Ora, se la musica è foma più materia, e se l’essenza del rock è in ultima analisi rivoluzione, allora sarà la stessa “forma del rock” (in quanto “contenitore” inscindibile dal contenuto) ad essere espressione estetica di un’etica errata. Rimane il punto: qual è la musica da intendersi a tal modo? Ripeto: non saprei riconoscere personalmente il confine, ma di alcune forme non ho dubbi.

          Ad esempio non ho dubbi su QUESTO… io là non vedo degli estimatori “del tecnico che c’è dietro”, vedo solo comportamenti che con il messaggio cristiano sono inconciliabili, dettati da una musica che tutto può ispirare meno che una vita ad esso improntata.
          Riporto ancora dai commenti di Alessandro:

          “in generale non c’è azione, specialmente se pubblica, specialmente se sotto i riflettori, che si possa compiere che non corrisponda a dare un esempio di vita e se la vita che conduciamo è ostentata nei propri aspetti di grave devianza dalla verità, costituisce testimonianza del falso e del male”

          Come non concordare…

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          • Per me la forma della musica colta o sacra e` quella che riecheggia un mondo ideale o idealizzato, mondo che mi piacerebbe abitare, dove i comportamenti sono stilizzati e armonizzati, ad esempio in questo duetti di una coppia che “bisticcia”:

            Possiamo portare Il limite dell`idealizzazione al cosiddetto verismo:

            Mentre la forma della musica popolare e` quella caratteristica del territorio, quindi non attinente ad un mondo ideale, ma piuttosto “ritualizzato”.

            Nella musica pop/rock invece non riesco a percepire ne` una forma riferibile ad un mondo particolare ne` tantomeno ad uno ideale, ma ad un mondo che personalmente vorrei evitare di abitare.

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            • Grazie della tua opinione Lovinsky. Personalmente non saprei vivere in un mondo senza rock. Ma vedi? chissà che bello il paradiso se (sperando di esserci) sarò beato io con il mio rock e pure te con il tuo antirock! 😀

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            • @minstrel

              Io sono esattamente il contrario cioe` non posso vivere con il rock, o meglio e` il mio personale indicatore che il mondo e` in preda all`avversario: non te la prendere troppo, lo penso anche delle rotatorie stradali e dei tappi in plastica nel vino 😉

              Sono cosi` fin da piccolo, soffro di misofonia acuta, non e` questione di educazione musicale, che non ho ricevuto, o pregiudizi.

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          • Ripeto quanto detto nell’articolo: non ho l’esigenza di difendere l’indifendibile al massimo quella di far vedere come sia possibile trovare qualcosa di sensato in tutto questo. Per pochi eletti? Allora mi ritengo fortunato ad essere uno di quei pochi. 🙂 ritengo inoltre sia più rivoluzionario Monteverdi di Elvis Presley e la storia della musica occidentale a me pare mi dia ragione. Dunque posso continuare ad ascoltare la Messa per quattro voci di Claudio oppure no? 😉

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            • Secodo me comprendi meglio i termini della questione quando leggi i commenti lasciati dai ragazzetti (almeno spero siano tali) a certi video di gruppi “christian metal”: non rendendosi evidentemente conto di quale sia il messaggio della band (perchè magari non capiscono la lingua) lasciano commenti di “apprezzamento”, per dir così, con chiose finali tipo “hail satan”, emoticon con le corna etc.

              Questo mi dice che è in qualche modo vero che il contenuto non puoi scinderlo dal contenitore, o quantomeno meno è difficile o che ancora un certo genere musicale è legato profondamente a un certo modo di concepire la vita…

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            • Per quello che ho ascoltato il compositore che piu` si allontana dal satanismo e` Piccinni (che pure era massone, forse all`epoca questa musica era sconvolgente ?):

              Io non posso immaginare questa musica associata a niente che non sia un inno alla vita.

              Un test potrebbe essere anche questo: fareste ascoltare certa musica ad un bambino, anche piccolissimo ? O alle vostre mucche da latte ?

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            • Il mio terzo (10 mesi) passa senza remore dalla Turandot di Puccini o dalla V di Beethoven fino a ballare Tarkus degli EL&P, passando in questo periodo per Uri Cane e Bandabardò o (uff) Jovanotti. Semplicemente gli capita di ascoltare quel che ascolta il papà o la mamma.
              Mai creduto che ad un bambino di 3 anni si debba far ascoltare solo le cavolatine in stile Zecchino d’oro scritte di corsa da autori che aspettano solo la fine mese per il conto SIAE. Scritte bene eh, ma con perizia minima e gran senso degli affari, non della musicalità.
              Il minimo sindacale sono le grandi canzoni scritte sui testi di Rodari per la musica di Endrigo per dire. Da lì, passando per l’arca di Noè, si sale!
              Ovviamente non censuro lo Zecchino d’oro o simili, solo farcisco questo cioccolato al latte di seconda mano con fondente nero 90% originale del Brasile.

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            • Per molti ovviamente è difficile scindere contenitore da contenuto. Ma perché mancano della maturità necessaria. Ovviamente a 15 anni quella maturità non c’è quasi mai, ma da lì a condannare tour cour il contenitore “rock”, senza per altro saper distinguere il contenuto o non notare la bellezza di un suono di chitarra che passa dentro ad un Millennia… beh, ci andrei cauto ecco.
              Non dico che Alex lo faccia, sto ancora leggendo il pdf che mi hai mandato. 🙂

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            • MI fa pensare alla marcia nuziale di Mendelssohn che si sente dappertutto nelle chiese per le nozze…. se sapessero che il titolo era qualcosa come “Marcia Nuziale per un Asino (e una Fata)”… (se mi ricordo bene)
              In Pace

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            • Eheheheh, e il coro nuziale di Wagner che è preso dal Lohengrin quando Elsa entra in processione nella catedrale? La vicenda, come ben si sa, è un melting pot fra miti nordici vichinghi, Sacro Graal e teologia pseudocristiana misterica. Però che musica…

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  10. Nel proseguio Alessandro fa una bellissima domanda:
    se vi fosse un papa tanto vocalmente dotato, veramente riterresti appropriato che si esibisse regolarmente in programmi e shwos televisivi di tal fatta, come modo per evangelizzare? Non ti sembrerebbe in alcun modo inappropriato?

    Lascio stare il fatto che parla di “show” perchè lì si parlava del talent x factor e personalmente non mi andrebbe che un Papa cantante andasse a cantare a x factor perchè è una trasmissioncella provinciale rispetto all’eco di un Papa. Ma se facesse un concerto rock a mò di live aid (non cito woodstock altrimenti c’è chi sviene 🙂 ) non avrei alcun problema.
    Il problema piuttosto è che i papi hanno sempre dai 70 anni in su. Anche solo pensare di “dimenarsi” (uno dei verbi prediletti da Alessandro qui) fa nascere problemi di schiena non indifferenti… ahahah

    TAnt’è che comunque più avanti Alex dice:
    il punto è proprio che per te un papa “freakettone”, che va agli show televisivi “per divertirsi” (nemmeno per convertire, che sarebbe almeno un motivo nobile, pur se attuato tramite mezzi sbagliati) non sarebbe in alcun modo, se riuscisse a non venire meno ai suoi tanti doveri, un problema. Cosa vuoi che ti dica? Io sono del parere esattamente opposto, proprio perché, in ragione di tutto quanto ho cercato di esporre, non ritengo sia possibile che un papa
    possa “svolgere il compito affidatogli dallo Spirito nella maniera più adeguata” facendo cose del genere (che, anzi, costituirebbero esattamente l’opposto di quello che un papa dovrebbe fare per custodire una vera fede).

    E infatti posso capire la differente posizione. Qui comunque si parla di laici che fanno del sano rock con i contromaroni, non del fatto che il Papa con una verve teatrale come quella di Giovanni Paolo II dovesse fare teatro sacro a tutti i costi. 😉

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  11. Parliamo anche della lingua, io non capisco come possa piacere l`inglese cantato, se si escludono forse i cori, a me pare una lingua adatta appunto a invocazioni poco piacevoli:

    Per un confronto, stessa aria in tedesco:

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    • Pensa invece che al sottoscritto è servito Il flauto magico di Mozart, peraltro opera massonica , per fargli apprezzare la musicalità del tedesco 🙂 forse non hai ancora trovato l’opera musicale adatta a te per farti cogliere la bellezza del inglese cantato

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      • Peggio dell` inglese non ho trovato nulla, anche il russo e` molto meglio:

        Rossini sovietico:

        Rossini americano:

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        • Certo che Rossini in inglese non si può proprio sentire. Bisogna considerare, però, che i compositori di opera lavoravano su dei libretti preconfezionati. Costoro avevano già il testo, per il quale dovevano scrivere la musica. Quindi la musica veniva sviluppata a partire dal testo in italiano. Le opere di Mozart e Wagner in tedesco sono bellissime, ma se le traduci in italiano non rendono, per lo stesso identico discorso.

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          • In russo pero` non e` cosi` male (per me poi la Dolukhanova e` straordinaria, la amo alla follia), piu` in alto puoi ascoltare l`opera inglese di Weber cantata dalla Sutherland, per me e` orribile comunque, sembra la lingua degli orchi di Tolkien, nonostante sia il libretto originale.

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            • Anche li temo sia questione di gusti personali. Io il russo non l’ho mai digerito, nemmeno in quel capolavoro che è il Boris. Figurati che non riesco a sopportarlo neppure quando sento parlare le splendidissime ballerine russe… ahahah 😀
              Sull’inglese invece, da malefico rockettaro, altro mondo. Leggere Shakespeare per me è come ascoltare musica senza note. E l’oratorio del Messiah di Haendel? Ha dei momenti di vivida luce divina. E pure questo mottetto a me pare dolcissimo nonostante (o grazie?) la lingua di sua Maestà.

              Insomma de gustibus. 🙂

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            • Per il Messiah ci si puo` rivolgere alla traduzione mozartiana:

              Qesto poi per me e` il massimo, cioe` il minimo:

              Anche se ci fosse dell`esoterismo sarebbe del tutto depotenziato: quale divinita`, per quanto malefica, puo` essere invocata usando parole simil-dialettali come tribulescion ?

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            • Buahahahahah, strepitoso! Aria per basso in fa maggiore! Per motivi? Niente, soprattutto perché serviva al basso, scelto da Schikaneder, di fare notare la sua bravura nel sostenere il fa grave finale. 😀

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            • @minstrel

              E la tromba (Posaun) e` diventata un corno …

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      • Proporrei un po’ di Britten…
        Ma anche questo Purcell può andar bene…:

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  12. Ricordate cosa disse Platone della musica? Tanto bella quanto pericolosa

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  13. Piccinni “anti-gender” 🙂

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  14. io non distinguo una chitarra elettrica da un basso (semmai potrei andare a ripassarmi la 7^ mahleriana… potrei, nel senso che non assicuro quanto riesca oggi a sopportare il voluto volgare del raffinatissimo Gustavo). Quindi, ammessa la mia totale profanità, non riesco a cancellare da me l’idea che la sovrapposizione, ignoro se reale o mediatica [frequentissima cosa, oggi…], tra il suono rock al Bataclan, kiss compreso, che fa ta ta ta ta… e il suono di altri strumenti, che nello stesso posto sempre ta ta ta ta facevano.

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    • Riporto il commento di Franz di Radio Croce-via che ha postato su Facebook a risposta che condivido nel succo:
      “Al Bataclan in quella (in)famosa serata suonavano gli “Eagles of death metal”, gruppo che è tutto tranne death metal. Il nome (considerato che gli Eagles “originali” sono un gruppo country-AOR) suona molto satirico, come se in Italia ci fosse un gruppo che si chiama “I Gianfranco d’Angelo del Punk”.
      Non confondiamoci [o “lasciamoci confondere”] dai polpettoni mediatici, non c’era sicuramente nulla di satanico in quella serata al Bataclan, prima del ta ta ta ta degli “altri strumenti”!!!”

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  15. Benritrovati e che gran dibattitone! a mio modesto avviso:

    1) il rock storicamente nasce dal blues; quindi e’ un po uno sfogo, un po una desrizione di alcune realta’ piu’ o meno dei bassifondi, un po rivolta contro uno stato di cose che si percepisce come oppressivo ( a volte a ragione, come nel caso dei neri americani , a volte meno). In se dunque, non ha niente ne di cristiano, ne di anti cristiano; dipende dai contenuti che ci metti; sopratutto che spesso non celebra alcune realta’ (droga sesso alienazione etc); le descrive, spesso a tinte fosche.

    2) Ogni cosa ha la sua musica; se devo fare una serenata all’innamorata, usero’ un certo tipo di musica; se devo lodare Dio, un’altra, per esprimere rabbia verso certe situazioni -descrivere l’alienazione un’altra ancora, etc. Per questo, il ‘rock cristiano’ – le chitarre in Chiesa -e le canzuncelle varie per quanto mi riguarda sono impropri come fare una serenata all’innamorata facendo le pernacchie con le ascelle. Ma al tempo stesso, non riesco a considerare anti cristiano a priori un gruppo-artista che mi descrive la sua rabbia-il suo malessere etc.

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    • Come si diceva privatamente Claudio, il problema è che descrivere la rabbia non significa sposarla.
      Il mio terzo album prog narra le vicende del Capitano Ahab e la vicenda, come quella di Melville, è di un nichilismo da paura. Volevo forse farne l’apologetica o invece narrarne la pazzia? La domanda ci sta e la risposta è cortesia: la seconda. E se anche avessi voluto farne l’apologetica, chiunque potrebbe leggere in questa mia pretesa, la pazzia del falso e trarne motivo di giovamento. Omnia munda mundis come si diceva.

      Comunque il mio terzo album è qui:
      http://www.amazon.it/Ahab-Minstrel/dp/B002V9L55M

      La copertina parla chiaro mi pare e la musica, teatrale come poche, parla ancora meglio. E’ una botta di metal prog che cozza (volutamente) contro il prog rock del secondo album Faust, ad oggi introvabile a quanto pare visti i prezzi da capogiro che girano! 😀
      http://www.amazon.it/Faust-Minstrel/dp/B0019KLTWS/ref=sr_1_1?s=music&ie=UTF8&qid=1450170927&sr=1-1&keywords=minstrel+faust

      Ahahahah

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    • Espongo qua un riordino di considerazioni, senza alcuna pretesa di esaustività o verità certa.

      Quello che dice Claudio è esatto: il rock nasce come forma di sfogo e di ribellione (all’autorità) ed infatti è una musica che ben si presta a veicolare messaggi “arrabbiati”, a fare da colonna sonora a certi momenti etc. ma anche alla riflessione e al puro intrattenimento, non c’è dubbio.

      Ora però io credo che sarebbe un errore voler considerare la musica o un genere musicale (ma ogni cosa in realtà) “newtonianamente”, alla stregua di un corpo isolato nel vuoto meccanico, perché nulla è tale. E infatti, nello specifico, il rock e la sua estetica sono indissolubilmente legati a certe immagini, modelli culturali, modi di vivere, sentimenti, idee politiche etc. Quali questi siano non è difficile da intuire e lo si evince pure dal fatto che non si è certamente soliti dire “Castità, Particole e R&R” (e non mi si obietti che il R&R tecnicamente non è rock, perché saremmo al puro sofisma).

      Si dirà che si può distinguere contenuto e contenitore, il che è vero. Ma distinto non significa che sia anche separabile. E se anche lo fosse sul piano ontologico, non è detto che sia così semplice farlo sul piano psicologico. Che un esperto di musica, un musicista, un musicologo etc. dica di poterlo fare non risolve certo la questione perché come dicevo tali categorie sono una percentuale infima dei soggetti coinvolti ed è il fenomeno sociale che dovrebbe interessare e non il fatto che esistano mosche bianche in grado di.

      Si potrà dire ancora che non c’è relazione di causa-effetto tra ciò che la musica narra, esprime /sarcasmo-mode-onasetticamente e acriticamente, è risaputo… /sarcasmo-mode-off e l’adesione a certi (dis)valori. Noterei che una correlazione però esiste e questo è un fatto e contra factum non datur argumentum. Motivo questo (uno dei tanti ovviamente, sarebbe disonesto o stupido dire che è l’unico) che dovrebbe contribuire al risveglio della sopita virtù di Prudenza.

      Insomma, come dicevo, la realtà è complessa e chi offre risposte troppo facili, è facile che offra risposte sbagliate. Sia nell’eccesso sia nel difetto.

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      • Mi sta anche bene se il discorso vuole frenare una deriva opposta e uguale a quella che io stigmatizzo e che ho già frenato io nell’articolo, cioè quella di dire che ascoltare angel of death a 15 anni non può che far benissimo. Mai detto questo. Al soggetto ricordo solo che non è che chi ascolta a 15 anni solo rap americano underground non sia soggetto ad eventuali tentazioni, così come il quindicenne che va a cantare all’oratorio il gen rosso o a coro, così esce di casa e al ritorno in pace si può fare una canna. A quindici anni la virtù della Prudenza non esiste nel 99% dei casi, anche a vedere capolavori immani come il Nosferatu di Murnau, e io sono quello che sono perché ho vissuto tutte queste esperienze, come già ti dicevo io ieri via chat. Da lì l’omnia di San Paolo.

        Il mio discorso è prettamente questo: è possibile descrivere una esperienza divina o parlare di Gesù utilizzando gli stilemi del rock? La risposta a mio avviso è SI. Perché se il rock è nato per rivoluzione questo non significa che abbia voluto rivoluzionare l’intero sistema, ma trovare un modo diverso per comunicare quel che di solito si comunicava comunque. La rabbia mica manca nella musica classica. E il terrore anche. Poi è nato il resto. 😉
        Grazie dei tuoi interventi!

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        • Io ho fatto riferimento al rock, perché del rock parla il tuo articolo, non perché penso che sia l’unico fenomeno al mondo che rechi dei “rischi” intrinseci.

          E la Prudenza dovrebbe essere esercitata dal genitore nel caso dei ragazzi giovani.

          Se poi lo stilema del rock possa impiegarsi o meno per etc. etc. potrei notare che se il rock nasce per un fine (=sfogo/ribellione), ebbene è questo che determina la sua forma e materia. Mi verrebbe quindi da pensare che quello che tu chiami “stilema del rock” non è rock in essenza, ma qualcosa che gli somiglia solo accidentalmente, nello stile appunto.

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          • Ho capito via, ma il rock è un nome dato ad un genere che non sostanzia una sostanza immutabile come il cavallo, bensì materiale musicale soggetto alle mode e al tempo. Mi si può dire che l’atteggiamento rock è dannoso, ma anche li chiederei se intendono l’atteggiamento dei Rolling Stones colmi di ero ai tempi d’oro o di Springsteen notoriamente in grado di fare 3 ore sul palco a 50 anni perché va avanti ad acqua, professionalità e sorrisi. E poi ci si può ribellare anche al male, mica solo al bene. E quello si che può essere un soggetto rock! Neal Morse infatti quello narra: la sua ribellione al male. Rock in essenza pura. Questo se accettassi questo discorso ovviamente. Cosa che non faccio. Ora sono a lezione e sto ascoltando un pianista jazz in erba fare blue in green. Il jazz che origini ha? Eppure per me questa musica è celestiale. Immaginatela mentre la riprendevano con gli u47 nella chiesa ortodossa sconsacrata. Non ci sarà stato più il tabernacolo però a mio avviso per qualche minuto Dio si è fermato a sentire cosa stavano combinando quei 6 pazzi…

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            • Scusa ma ti devo contraddire, perché un’essenza, propriamente parlando, se è “è per sempre”.
              Si dovrebbe capire piuttosto se la forma di cui hai parlato nell’articolo è accidentale o meno, insomma se il rock ha una “anima”, come si è soliti dire, oppure no.

              E se non ce l’ha, se non ha un’ essenza, allora è qualcosa di puramennte accidentale con cui si definisce un “genere musicale” in base a una codifica totalmente convenzionale che però può variare enormemente, tanto da non riuscire bene nemmeno a identificare cosa è rock e cosa no (o identificare qualsiasi cosa come rock.)

              Ma se così è, che senso ha la difesa tanto generalizzata di qualcosa che manco si è in grado di identificare con precisione? Potrai difendere al più dei casi particolari e questo è lecito e possibile.
              La difesa (così come l’accusa) generalizzata dico di no.

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            • Direi che ci siamo. A mio avviso è un genere senza nessuna vera e propria essenza se non data da una mitologia soggettiva che ogni persona può mettere in campo. Si è soliti dire che è “rock” solo perché in molti la distinguono così e degli storici, con tutti i se e ma della storia, hanno messo alcuni paletti. Ma di storie del rock ce ne sono parecchie, alcune anche molto alternative, alcune per dire che vedono i Beatles come fumo negli occhi (vedasi quel che scrive Scaruffi per il quale i Beatles non sono che una manica di furbi che hanno rubato idee a gente sconosciuta che ha fatto la vera storia di quello che lui chiama Rock).

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            • Secondo me per niente. Cosa dovevo difendere invece? La tua idea di essenza di rock che non condivido?

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          • Quindi per te il rock è uno scatolone in cui puoi metterci dentro un po’ tutto. Ma allora difenderai ciò che di buono vi trovi di volta in volta, scartando il pattume. Tu però… hai scritto l’aspologia di uno scatolone!

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  16. Grazie Minstrel, questo post è davvero interessante e invita alla riflessione.
    La prima cosa che mi viene in mente è che ai vari “demonizzatori” della musica in generale e del rock in particolare bisognerebbe fare notare che il demonio non può di per se creare nulla, può soltanto utilizzare per i suoi scopi ciò che già esiste; nel caso della musica sia la materia, che la forma, ma lo fa attraverso i soggetti che la producono, la eseguono e la ascoltano (gli stessi “demonizzatori della musica” potrebbero addirittura essere da lui usati per i suoi scopi). E questo perché il demonio necessita prima di tutto della collaborazione del soggetto. Dare la colpa alla musica è un’assurdità, oserei dire di ispirazione “demoniaca” giacché distoglie l’attenzione dal vero pericolo: non ciò che entra dalla bocca (o in questo caso, dall’orecchio) ma ciò che esce dal cuore dell’uomo.

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    • Personalmente mi chiedo se alla musica in quanto tale si possono applicare la nozione di buona o cattiva (=demoniaca) di per sé: secondo me alla musica solo appartengono le categorie di bello e brutto e basta.
      Per fare di una musica qualcosa di moralmente buono o cattivo ci vogliono parole, contesto, finalità che ad essa sono accidentali.
      In Pace

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      • Questa versione però potrebbe essere smontata da una filosofia della musica che le dia, al pari di Platone richiamato da Daouda, delle vere e proprie potenzialità di manipolazione.
        Non è la mia intenzione dire che non può esistere una potenziale terapeutica della musica, ma le prove mediche dicono che c’è gente che si è svegliata ascoltando Mozart e altri che ascoltando i Beatles. E allora è la musica o quel che quella particolare musica fa risuonare in noi, vista la nostra vita soggettiva e i nostri ricordi o i banalissimi cosiddetti gusti?
        Non siamo tutti uguali, né di carattere né di vita vissuta. Questa unione fra interiorità e esteriorità che modifica la prima (e viceversa) è un gioco delle parti in cui la musica, come arte, può rientrare come contenitore, magari potentissimo, ma sempre e comunque mai universalizzabile a mio umilissimo dire.

        Potrei anche dire che classicamente il Re minore è la tonalità della morte, ma lo è in forza di precise codificazioni sedimentate nella storia della musica occidentale (!) e della sonorità di quella particolare orchestra occidentale (fiati compresi), che in quel periodo storico dava quella data configurazione armonica.
        Mi si può dire minore=tristezza, maggiore=gioia. E allora io faccio l’esempio del “lascia ch’io pianga” di Haendel dove il fa maggiore è di una tristezza infinita e nella parte in minore c’è una sorta di foga e un cipiglio determinato come non mai.

        Detto questo quella degli accordi codificati è una teoria nata da una prassi che pian piano si consolidava, che aveva buoni riscontri pratici perché in effetti gli strumenti davano meglio lìidea che si voleva dare in quella tonalità che non in altre, non una teoria certificata con tanto di autori che la seguivano. Molta pratica, poca teoria. Teoria per altro snobbata da moltissime produzioni moderne, sia classiche (vedasi il Rutter sopra richiamato) che moderne, produzione che comunque funzionano lo stesso alla grande.
        Vi faccio altri esempi, per dire: il sib è comodo per i corni? Bene, allora si scrive in sib le scene di caccia o pastorali perché suonano molto i corni e i corni ricordano, in quel dato codice, le scene pastorali o di caccia. Oppure la sacralità. Però è meglio farlo in mib perché ha 3 bemolli in chiave e ricorda la trinità. E infatti chi ha usato un sacco di mib? Mozart nel “massonico” flauto magico. E allora visto che usa questa idea di trinità del mib in un’opera massonica deve forse essere un chiaro riferimento al satanico? O usare il corno in una messa cattolica significa richiamare il naturalismo della massoneria e quindi anche qui è satanismo implicito?
        Per me tutto questo è ridicolo! Anche perché spesso la scelta di orchestrazione viene fatta per codice teatrale insito in un certo ambiente e quel codice va conosciuto per quello che è (e non conosciuto e quindi riproposto in una lettura esterna o sotto un’altra chiave), soprattutto prima di sparare a zero.
        Altrimenti il rischio “Socci” è dietro l’angolo.
        E ripeto per l’ennesima volta: non è Alex che spara a zero, bensì gli autori che ho citato nell’articolo. Non vorrei passasse di qui e avesse l’idea che sono qui a difendere l’indifendibile e non a disputare alla ricerca del Vero.

        Altra domanda che potrebbe sorgere: è certo che tutti coloro che ascoltano un corno, dalla malga bergamasca alla tundra russa alla geisha giapponese al classico boshimano, ricordano il sacro o la caccia? Io direi di no, perché molto dipende, appunto, da quel che dicevo all’inizio di questo commento. Ma dovrei, in questo documentarmi.

        Grazie a tutti della splendida disputa!

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        • LA musica tendenzialmente è da riscoprire come è da riscoprire l’udito che è il senso della temporalità complementare della spazialità del tatto, laddove la vista mi sembra sia l’intermezzo ed il più importante proprio per la sua centralità.

          Suggerisco anche di vedere come mai la musica occidentale sacra sia cambiata da quella più tipicamente virile ( concetto che qui interessa a sprazzi ) dell’ambiente semitico ad un (falso) gregoriano che già da segni di scialbezza.

          Dichiarare tutto massonico è semplicemente un errore. LA massoneria non solo fu essa stessa infiltrata, ma la sua simbologia non ha niente di così avulso da quella cristiana, ed i bestiari ed i floriari, il riferimento alle pietre , l’edificazioni degli stessi templi cristiani, dà tutti dei rimandi a delle scienze che AL TEMPO tenevano conto NON solo della materia ma anche della forma, non solo del soma sarx ma anche del nous.
          NOn è qui mai stato il problema, se non nel non riconoscere Dio agente nella Storia e Provvidente ed irragiungibile per quanto raggiungibile, e questo solo noi lo si dice senza panteismi o cose.

          NOn sarei così sicuro che poi uno strumento non abbia una intrinseca funzionalità. Gli stessi ebrei con lo shofar che inaugura e chiude l’anno giubilare ossia è un segno di pace ( un po’ come a Roma quando le porte di GIano erano chiuse ) ma di questo è meglio che parlino i comparativisti.

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          • Tutta qiesta discussione è nata perchè trinity mi ha fatto ascoltare preghiere ebraiche, anche di persone molto ortodosse, sotto forma di canzoni che hanno arrangiamenti pop e quasi dance chiedendomi “e noi?”. Non mi pare si facciano molti problemi a cantare Haaaasheem sotto una bella batteria in 4.

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            • Minstrel ma dove e quando? Se in sinagoga facessero così, la risposta te la sei già data, sono deicidi ebrei.
              Ma non sono io che scrivevo omelie infuocate contro attori e cantanti e che pretendo la ieraticità in Chiesa.
              Ed è anzi molto peggio scimmiottare il secolo mettendo Dio in bocca a motivi dissonanti. Basta ridurli a quel che sono ossia passatempo.
              D’altronde ogni canzone d’amore rimanda sempre a Dio, senza che lo si nomini.

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            • A parte il fatto che non esiste ortodossia nell’ebraismo perché non hanno il Tempio, sono ebrei dimentichi di Dio e deicidi, il problema è che non credo facciano quelle cose in sinagoga appunto. Poi si potrà pure venire a raccontare che si produce tekno pensando a Dio, ma la sappiamo tutti la storia del valzer proibito allora orsono ed oggi invece è cosa su cui riderci su, ognuno deve guardare il proprio tempo, e di norma, nel proprio tempo, sono più i no che i si.
              Poi come dicevo ogni canzone d’amore parla di Dio in fin dei conti, pure se resa male tutto sommato.

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  17. @minstrel

    Per ridere, questa e` la mia reazione quando prima di un`aria barocca youtube mi piazza una pubblicita` con musica pop/rock:

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    • E qui Claudio penso ti farà un monumento. E io sotto, ad aiutarlo.

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    • ecco per esempio Bad Lieutenant; la storia di un poliziotto corrotto, drogato, giocatore d’azzardo che si muove nei bassifondi che piu’ bassifondi non si puo’; apparentemente, niente di meno cristiano. e invece e’ forse una delle decrizioni maggiormente riuscite, magari anche a dispetto delle intenzioni del regista, di quanto in basso possa cadere l’uomo senza Dio, di quanto l’umanita’ sia cosi’ segnata dal peccato e bisognosa di redenzione etc e lo fa non dando messaggi edificanti, ma mostrando la realta’ brutale dei protagonisti; e questo puo’ essere vero per molta musica rock, che spesso e volentieri non celebra alcune realta’ (sesso droga etc) ma semplicemente le descrive.

      Piu’ ci penso, piu’ mi sembra che dire ‘il rock e’ anti cristiano’ o ‘il rock e’ cristiano’ e’ tanto insensato quanto dire ‘ la letteratura contemporanea e’ cristiana- la letteratura contemporanea e’ anti cristiana’ o ‘la filosofia contemporanea e’ cristiana- la filosofia contemporanea e’ anti cristiana.

      Nella letteratura, nella filosofia e nel rock ci sono cosi’ tanti generi, sottogeneri etc che un discorso di questo tipo e’ assurdo; ci sono gruppi che propongono messaggi autenticamente anti cristiani? Certo cosi’ come ci sono scrittori e filosofi che propongono messaggi esplicitamente anti cristiani; ma non per questo diremmo che la ‘letteratura o la filosofia contemporanea’ sono il male tout court.

      Poi, bisogna anche considerare cosa spinge x ad ascoltare un certo tipo di musica; magari, qualcuno puo’ ascoltare rock ‘satanico’ con la stessa attitudine con cui andrebbe a vedere un film del terrore (facciamoci due risate, sano bisogno di evasione) e chi invece prende nota, ma li il problema e’ del fruitore, non del medium; se non sai distinguere la realta’ dalla fiction hai tanti problemi, ma di sicuro il tuo problema principale non e’ il rock…..

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      • Al film il mitico Nicholas non partecipò perché, disse, i temi trattati erano per lui troppo grossi. Un FILMONE sotto tutti gli aspetti insomma 😀

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      • Tant’è che l’arte come forma è strumento di comunicazione, scatolone vuoto costruito da codici e stilemi da utilizzare per veicolare messaggi o sfondare per darne altri. Ma questi codici, malleabili e solo approssimativamente oggettivi, non riesco a vederli comprensivi di una morale insita.

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        • Sopratutto perche’ l’opera d’arte poi non e’ piu’ tua, diventa ‘proprieta’ di chi ne usufruisce che ne fa quel che vuole. Io per esempio in Nietszche trovo molti spunti interessantissimi per un cattolico, cosi’ come ne trovo in quei marcioni-drogati-alcolizzati dei miei bluesmen e punk rockers preferiti. Un Robert Johnson che mi parla della sua vita disgraziata da nero emarginato nel sud degli Stati Uniti sicuro non mi fa venire voglia di fare il musicista vagabondo alcolista, ma mi da parecchi spunti di riflessione sulla vita, su quanto sia facile perdersi etc. e questo si puo’ dire di molti tanti altri artisti rock.

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        • Stai dando per scontato però che l’estetica di X abbia un contenuto semantico vuoto, il che è da dimostrare e caso per caso.

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          • Certo. Una domamda potrebbe essere: L’alfabeto ha una morale?

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          • La parola? La parolaccia?

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          • L’etica riguarda le azioni umane e i loro prodotti, quindi fai tu.

            Il punto è che queste risposte mi fanno capire che forse servirebbero delle conoscenze di etica, estetica, metafisica etc.che al momento mancano (un po’ a tutti da quel che leggo, me compreso e per primo). Diversamente mi sa che si scade in argomenti balordi come sono quelli tipici di chi difende il matrimonio omosessuale con amenità del tipo “ma perché no? che male ti fa?!?1” etc.

            Una mia impressione eh.

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            • Certamente. E sono anche convinto che ci sono molte idee di estetica diverse. Ho letto alcuni link che riassumono quella che può essere considerata l’estetica tomista e a voler vedere non ci ho trovato nulla che manchi al materiale rock. Tu giustamente ritieni che se un prof di filosofia morale del calibro di Sanmarchi dice chw é immorale comprare un cd dei Queen non può essere per una banalità smontabile da chi non ha mai letto nemmeno una riga di etica. Io dico che è il minimo essere prudenti, ma di certo non rinuncio a quel che so per ora perché magari è sbagliato in parte. Per lo meno disputerò con una mia idea che reputo Vera seppur non completa che aiuterà a raggiungere maggiormente la Verità, anche a costo di smentirmi, non ho certo paura di sbagliare. Tu si? Ho piuttosto paura di non accettare l’errore una volta chiarito. Ma me lo si deve chiarire prima e finora non ho trovato questo chiarimento. Non mi basta dirmi “eh, ma tu non sai, lui si” perché rispondo “nemmeno lui sa altro e io si”. E tu: “parliamo di etica” e io “si ma nella musica e quando parla di musica ci son molti punti da chiarire e che mi paiono spostare anche il piano etico”. Tu dici “ci deve essere di più” e io dico che per ora il di più non ce lo vedo ma vedo parecchi misunderstanding e poca conoscenza di come si produce un’arte come quella musicale che mi fanno chiedere se magari alcuni giudizi non siano un poco affrettati.
              Per il resto un argomento ti sembra balordo? Dimmi quale e vediamo se possiamo sistemarlo. 🙂

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            • È nell’insieme che mi pare manchi qualche pezzo fondamentale. Ad esempio, già il dire che sapere come si produce arte è rilevante rispetto al discorso etico che si vorrebbe fare qui significa esser fuori pista, cosa su cui avevo già messo in guardia in precedenza riportando proprio le parole di Alessandro. Mi avevi risposto che non confondevi nulla, ma da quello che dici adesso invece mi sembra chiaro che un po’ di confusione in realtà c’è ed è per questo che ritengo che sarebbe più prudente approcciare la questione in maniera maggiormente indagativa. (Posto che comunque puoi dire ciò che ti pare e come ti pare, ci mancherebbe altro.)

              Chiarisco che da parte mia c’è solo la volontà di mettere in guardia da possibili errori che inficerebbero il discorso, tantopiù che io non ho posizioni da difendere in questa sede e nemmeno da attaccare, mi interessa semplicemente vedere come le cose davvero stanno. Come sempre del resto.

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              • Ma io capisco benissimo che l’etica possa fregarsene di come si produce l’arte, solo che poi gli esempi che produce Alex nel reale non sono calzanti appena uno se sa un poco di più del sentito dire, al che mi chiedo se il senso generale abbia chiaro di quel che parla o vincono dei pregiudizi al riguardo. Per il resto servirebbe lui qui ovviamente.

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            • Ma se è possibile prescindere in tal senso, in cosa li trovi poco calzanti?

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            • Mi è inintelligibile questa domanda. Ti ripropongo invece la mia precedente.

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              • A cui ho risposto con quello che ti è inintelligibile. 😉

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              • Rispiego : perché se banalmente ci sono possibilità di esempi in qualche punto del ragionamento magari significa che in quel punto la morale di una cosa esula dal generale e va nel particolare reale. Se quel particolare esemplificato è sfalsato o con molti errori o con probabili pregiudizi, non ti chiedi se c’è qualcosa di erroneo della parte che ha formato quell’esempio? Può darsi di si come di no. Ad esempio se è immorale comprare cd dei Queen per non alimentare le idee di Mercury, mi chiedo se sappia come vengono distribuiti i soldi di un acquisto cd e quanti modi ci sono per far mercati paralleli. Il mio secondo album oggi viene venduto ridicolmente su Amazon a 86 euro, secondo te quanti soldi vedrò di quella vendità per il mercato dei collezionisti pazzi? Quindi, mettiamo sia Mercury, chi lo acquistò da me direttamente a 10 euro fu immorale e quelli che lo pigliano a 90 e danno i soldi ad un collezionista magari filantropo no? Se è cosi che centra la musica di sto benedetto cd?!

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            • Non mi pare che i Q fossero dei doppiolavoristi, no? E anche se lo fossero stati “finanziare” non si identifica con “permettere loro di vivere senza fare altro”. Etc.

              Comunque tale è l’etica: parti da principi generali e li applichi al particolare e qui invece mi pare si stia facendo l’inverso. Un motivo in più per fermarmi qua, per il momento.

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            • Non mi pare che i Q fossero dei doppiolavoristi, no?

              Il mercato discografico lavora anche nel modo che ti ho fatto notare. E non per una fetta irrisoria. Dire che si finanzia Mercury e le sue idee comprando un cd già fatto significa non aver presente della totalità di quel che si sta esemplificando. Perché i diritti d’autore passano da numerosissime mani e gli artisti sono una fra i mille volti che ricevono soldi. ci sono quelli che hanno scritto le canzoni, quelli che hanno fatto gli arrangiamenti, quelli che hanno percentuali – anche infime – sui testi, gli editori and so on. Non devo sapere cosa ci fa l’editore con il suo 20% e invece sapere che il 2% dell’artista rende l’acquisto assolutamente riprovevole? Se è così allora mettiamoci una pietra sopra: il mercato di qualsiasi cosa – dall’ultima app di android fino all’acqua – passa per mani innumerevoli e pressochè impossibili da identificare e quindi anche impossibili da monitorare.
              E poi cosa centra con la musica di quel benedetto cd? Alla fine allora è moralmente più giusto comprare da me un disco introvabile degli slayer perché i soldi li uso per dar da mangiare ai miei figli?

              parti da principi generali e li applichi al particolare e qui invece mi pare si stia facendo l’inverso.

              Direi il contrario: io non faccio l’inverso, faccio notare che applicando dei principi generali al particolare esso non risponde alla completa realtà e allora ci si può chiedere se i principi generali non possano essere ripensati o se, molto più semplicemente, la coerenza d’agire è semplicemente irraggiungibile per l’uomo nel reale e quel che si muove a critica per chi compra i Queen può essere ribaltata facendo notare che qualsiasi acquisto del critico è soggetto a questo argomento.
              Siamo tutti immorali a meno di non fare l’eremita boshimano.
              Oppure non è che io non centro niente con quello che fa una persona con i soldi che gli dò per una cosa che ella ha prodotto e che ora, come diceva claudio, è a sè stante rispetto alla stessa?

              Bello ‘sta disputa, peccaato non ci sia Alex. For now Thanks ViaNegativa!

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            • La prima parte non ci entra, perché il discorso – in quel caso lì, quello dei Q – era se è giusto supportare in qualunque modo chi conduce una vita dissipata etc. (e non è legato direttamente al genere di musica da loro suonato, quello è un altro discorso ancora), mentre la seconda parte è semplicemente errata: l’etica non ha fini descrittivi (né tantomeno con la pretesa di “esaurire il reale”) ma prescrittivi (=indirizzare le azioni umane) e per farlo è ovvio che ci si deve basare su dei principi generali da applicare poi alle istanze particolari giudicandone della bontà (non è un caso se l’etica si divide in generale e speciale), istanze che son tutte diverse naturalmente e vanno vagliate di volta in volta, ma appunto alla luce di quei principi, di cui magari ricordiamo quello generalissimo dell’etica tomistica “il bene va fatto e il male va evitato” e a seguire gli altri.

              Qui mi fermo davvero.

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            • Ok, allora la parte che non centra con la musica, non tocca il discorso che si sta facendo.
              Resto dell’idea che dare dei soldi per pagare giustamente l’opera di chi fa una vita dissoluta non può essere passibile di denuncia morale in chi sgancia, ma solo in chi prende dei soldi lecitamente e li usa per fini immorali. E questo in linea generale. Io il male l’ho evitato perché è male non pagare all’operaio quanto gli è dovuto. Se poi l’operaio va a berseli tutti devo smettere di pagargli lo stipendio? Direi di no, ma magari sbaglio.

              Per il resto continuerei sui discorsi che Simon ha chiesto di approfondire, che da soli bastano e avanzano.

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            • Infatti si trattava di questioni separate che però hai unito.

              PS. Chiediti se l’idea su cui hai deciso di restare riposa su basi solide.

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            • Io dico di si, riposa su basi solide finché qualcuno non mi fa notare in modo chiaro e distinto che tanto solide non sono. E non mi basta un titolo di studio ovviamente. Poi magari non lo capisco io, e allora sarò uno dei tanti fortunati che possono invocare l’ignoranza invincibile davanti all’Altissimo quando dirà: “vedo che nel 2015 hai comprato Wilson in bluray audio, lo sapevi che era un nerd e con i tuoi soldi ha comprato l’ennesimo minimoog anziché darli in elemosina?” 😀

              “Dio mi perdoni se sono un burlone, ma insomma mi ha fatto così lui! E poi lui ci vuole allegri, ci ha lasciato il pane e il vino. Se ci voleva tristi, ci lasciava a pane ed acqua!” (cit. Parabole di un clown)

              Infine la questione l’ho unita senza pensarci, mentre cercavo un esempio a quanto pare non calzante sull’argomento del thread. Siamo arrivati alla conclusione comune che tale idea morale non inficia il mio argomento comunque e pertanto per ora rimango della mia idea anche sul discorso rock.

              Comunque non dico di aver tutto chiaro, tant’è che continuo a dibattere proprio per approfondire. In ogni commento mio ci sarà certamente uno o più errori, ma non rimpiango di quel che ho scritto ne degli errori che ho commesso. Resto convinto che è meglio parlare diretti sulle cose che si pensa di sapere e venire smentiti sonoramente e chiaramente, piuttosto che restare in silenzio. Diciamo che, in caso, ho abbastanza autostima personale per saper ricevere un “non hai capito niente e adesso fai silenzio che ti spiego” come un regalo, non un’offesa di lesa maestà o un colpo mortale all’immagine che ho di me stesso.
              D’altra parte, pensaci, una frase simile significa almeno tre cose:
              1 – chi me lo dice mi reputa intelligente almeno per capire il mio errore e la sua soluzione, che è quel che mi vuole dire;
              2 – chi me lo dice ci tiene a me;
              3 – è grazie alla mia chiarezza nel dire una cosa che ho fatto uscire l’errore che ora qualcun’altro mi vuole aiutare a correggere.

              Tutte cose che mi fanno ringraziare chi me lo dice (e LO FA ovvio!) e mi accrescono l’autostima. Non mi pare male.

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            • Notavo semplicemente che ti manca quello che viene spiegato nell’introduzione all’introduzione di un corso di introduzione all’Etica, per quello ti consigliavo un po’ di prudenza in più, eheh.

              Comunque, forse, te lo direi pure “fai silenzio, spiego io”… se solo fossi in grado di spiegare!

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            • Ma questo io lo so! E adesso lo so ancora di più. Ma nessuno mi toglie dalla testa che gli esempi di Alex avessero gravi lacune e parecchie idee preconcette. Non dico che una volta chiariti questi errori insiti negli esempi, debba necessariamente cambiare anche l’idea di Alex o il quadro generale. Dicevo soltanto che poteva accadere. Come anche no. Restavo vago, esattamente come fai tu qui.
              Ho dato l’impressione che poteva cambiare il quadro generale? Beh, perché è quello che penso poiché ancora ritengo, visto che non mi è stata smentita, che pagare all’operaio il suo lavoro sia moralmente buono. Poi magari ci saranno cinquantamila casi in cui questo “buono” viene mitigato, ma allora – essendo appunto casi! – servirà che i casi portati in esempio abbiano tutti i crismi necessari.
              O forse sto di nuovo straparlando.
              Io cerco di essere prudente, ma ritengo che la prudenza non sia pusillanimeria. Ho forse scritto: “quello non ha capito niente str#*o, abbassa le arie, brucia la tua laurea in morale che te lo dico io come funziona!” oppure “io la penso così, ma sono pronto a cambiare idea se qualcuno mi dimostra il contrario”?

              Resta il fatto che per ora non ho ricevuto nessuna critica che reputo sensata, né all’argomento principe né a quello dei Queen.
              Che poi, a dirla chiara, a me i Queen mi stanno sulle balle neh, pertanto ritengo sia davvero “immorale” comprare i loro cd! BUHAHAHAHHAHAHHA

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            • Si però un conto è non ricevere critiche perché c’è poco da criticare, altro è non riceverne perché chi legge magari non ha le competenze necessarie per farlo. È per questo che se davvero ci tieni a capirci di più e meglio dovresti segnalare il tuo scritto e relativi commenti alle “autorità competenti”.

              Se vuoi posso farlo io…

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            • Figurati, sarebbe il massimo. Magari ci da una mano a sistemare il groviglio e a procedere con quanto richiesto da Simon. E se serve una mano per non cadere in esempi poco calzanti ecco che arrivo io che un pochino almeno di musica dovrei intendermene.

              Se lo fai te mi fai un piacere, almeno ne approfitti per salutarlo! 😉

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      • i film dell’orrore sono erronei per 2 semplici motivi a) la realtà è preceduta dalle evasioni mentali ergo propaganda un male che senza l’escogitazione finzionistica non ci sarebbe stato b) perché contraddice la scrittura nei salmi laddove l’uomo giusto è invitato a non guardare fatti di sangue

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        • Io dico no. E continuo a guardarmi Shining ammirando cone girava quel maledetto di Stanley.

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          • Si ma è un tuo parere, mentre i dati di fatto ti danno contro, come non puoi negare che l’ingegneria sociale nasca anche con cose del genere ( qualcuno ti citerebbe il tavistock insitute ).
            Cioè Minstrel , tu sei vittima come tutti del fatto di ritenere i potentati di questo mondo delle istituzioni legittime, e continuate a farci compromessi a iosa, mentre Il principe di questo mondo, è scritto nel santo vangelo, ha in concessione il controllo. Solo una guida consacrata può lavorare al di sopra di questo sfacelo, ma non c’è più e dovremmo rendercene conto.
            Il che non contraddice affatto Paolo quando afferma che le autorità ricevono il potere dall’alto, perché da chi lo riceverebbe il demonio questa effimera potestà ( escludiamo Roma perché essa era il kathecon, perlomeno io sono a favore di questa tesi )?
            Io sono convito che il fantasticare ed il rimuginare in cui ci impegnano, e che su youtube trova un’oziosa una pubblicità nell’incentivarlo per via della vanità del mezzo , contribuiscano a produrre successivamente materialmente il disastro.
            Il peccato è morale, ma passa per i logismi evagriani, il peccato non è il male fisico né l’ignoranza intellettuale come reputano gli gnostici. Il peccato è coltivare certe cose, che poi accadono, perché il Signore è lo stratega che ripaga con la stessa moneta chiunque naviga per le vie dell’ingiustizia, ed il peccato è prima di tutto nella parte razionale ( fedele io alla tripartizione ilica-razionale-intellettuale : soma-psiche-nous ) di Clementina memoria , gonfia e deprime l’anima quasi spazialmente, vuol dilazionare il bene e urgentemente preme al male in termini temporali.
            Se non vuoi credere che esista l’ingegneria sociale, guarda quanto di buono è prodotto, e paragonalo allo schifo ed alla pocchezza ed alla confusione che invece salta fuori, che è sempre di più.
            Poi per carità, un giorno la tekno stessa diverrà orecchiabile, stando a certi presupposti, fermo restando che magari il suo scopo e funzionalità precipue e peculiari le ha lo stesso.

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            • Ma chi nega che esistano i potentati o che il mondo è governato dal suo principe?
              Ma allora che devo fare? Fare l’eremita per 1 minuto prima di suicidarmi perché è immorale vivere in questo mondo sotto l’emblema del peccato originale?
              No, io preferisco invece scovare il bello nell’imperfezione che è propria del mondo, scovarlo ovunque noto che c’è.

              E la scena del triciclo nei corridoi dell’hotel, ripresa ad altezza bambino con quell’invenzione strepitosa che era la steadicam (per l’occasione non solo usata ma anche perfezionata perché Stanley non solo aveva capito quel che poteva fare con quel aggeggio, ma aveva anche capito quel che ancora non poteva fare eppure avrebbe potuto!), con il sonoro delle rotelle sui tappeti rosso sangue, sono di una potenza narrativa immane, veri e propri capolavori visivi e di comunicazione, logos fatto nitrato d’argento, “bello” in senso tomista.

              http://www.archiviokubrick.it/opere/film/shining/steadicam/Steadicam-Peruzzi.pdf

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            • Il problema nostro è che la maggior parte delle invenzioni industriali sono fatte a danno a) di qualsivoglia distributismo che vi piace tanto contro tutte le gilde e corporazioni ( mentre è un socialismo in realtà, ma lasciamo perdere ) b) l’usura.

              Riporta l’economia a quel che dovrebbe essere con una sua etica e non hai più il moderno. Ora , che noi si debba vivere a queste condizioni è normale, sennò, appunto, saremmo in un’altra epoca. D’altronde E’ PUR VERO che se non fosse accaduto tutto ciò, io non sarei nato perché non sarei potuto esserci , come te d’altronde. Quindi il problema non è mai creare in terra il regno del Signore ed estirpare il peccato, cosa che Lui ha già fatto nel modo più liberante e libero ( intendendo il rispetto della nostra libertà ) possibile, ma come ci si rapporta ALL’OGGI. Per molti aspetti la vita del cristiano la vedo come un’avanguardia su vari punti ed una retroguardia su altri. Io ad esempio appoggio il laicismo nei luoghi pubblici perché reputo di essere innanzi a stati sacrileghi. Sulla musica potrei essere neutrale. SUl gender sono etichettato fascista. Però santa pupa non rispondermi che ti sto dicendo di fare l’eremita fai cascare le braccia.

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  18. Una nozione che si dovrebbe analizzare è anche quella di seduzione: una musica liturgica può essere seducente? 😉
    In Pace

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  19. MA la cosa triste di tutto questo è che con il tempo I DIGIUNI DOVEVANO AUMENTARE avendo troppo più materiale a disposizione.
    Chiaramente prescindiamo dal digiuno del cuore, che diamo per scontato.
    La Chiesa è benevolente e soo io il primo a ringraziarla perché non riesco, ma vedere quanto ben di Dio ci è innanzi e non riuscire a privarci neanche di un’ora di musica, di un po’ di televisione, di neanche carni e latticini, di qualche uscita o chiacchiera o concerto o film o tipi di vestiario et cetera è triste…ed è triste perché i padri salmodiavano 150 salmi al die.
    S’è la vie, e teniamoci stretti questi tempi…i prossimi saranno peggio.

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  20. Ciao Minstrel, bell’articolo anche se conosco solo pochi nomi tra tutti quelli citati 😉
    Interessante anche la discussione, che non ho potuto seguire per bene.
    Non sono proprio in grado di dare apporti con cognizione di causa (tecnico-musicale).

    Concordo particolarmente quando dici nel post:
    “…sensazione che ci siano molti modi per acquietare un anima, per renderla partecipe della Verità”
    e poi su Neal Morse:
    ” Non è anche questo un modo per evangelizzare?”
    Sottoscrivo alla grande, visto che faceva parte degli argomenti che abbiamo accennato via mail. Anzi, svelo agli altri utenti un retroscena: bazzicando io in rete tra i nostri fratelli maggiori ero rimasta positivamente colpita da una modalità utilizzata da un movimento ortodosso per attirare l’attenzione degli ebrei più “secolarizzati” (cioè secolarizzati secondo il pensiero più ortodosso). In breve, fanno utilizzo di musica popolare – generi vari più o meno moderni – adattandola ai fini religiosi, con testi conseguenti. Oppure, al contrario, prendono un canto tipicamente religioso e lo adattano un pò per portarlo “fuori”, nel mondo. In entrambi i casi i prodotti musicali non entrano nella preghiera (cioè non entrano in sinagoga), ma è la preghiera che esce per andare ad ispirare i fedeli ‘dispersi’. Poi vabbé sul fenomeno musicale ebraico ci sarebbe molto altro da dire (anche sui fini politici o simili) però questo non m’interessa.

    Ciò che m’interessa è il focus sui “secolarizzati” che vengono invitati ad una riflessione su Dio: focus che dovremmo avere anche noi cattolici, a mio avviso.
    Il genere musicale in questo caso, quindi, non ha tutta questa importanza trattandosi di “musica in uscita” (dalla chiesa). Il genere si potrà adattare ai potenziali ascoltatori. Musica per un’inizio di ri-evangelizzazione…..per uno spunto di evangelizzazione…. una testimonianza in musica – che nel mondo occidentale cristiano è abbastanza assente. Per contro, assistiamo invece a certa musica (quasi) indecente in entrata nelle chiese…..

    Riguardo la discussione sul rock versus classica o altri generi: io, con tutte le mie ignoranze, credo che se all’inizio della storia musicale avesse preso piede (per strani motivi e sviluppi antropologici) il rock l’avrebbero chiamato “classica” ….. e la classica sarebbe stata poi “rivoluzionaria” o eretica…
    Credo anch’io che l’abitudine culturale crei l’orecchio. Dunque solamente orecchi di certo livello riescono ad apprezzare l’armonia e l’arte al di là dei generi, al di là dei tempi, al di là di tutto……Comunque non ci può essere musica moralmente “buona o cattiva” (mentre il testo, quello sì può essere buono o cattivo).

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  21. Ehm…tanto per darvi un’idea…..
    È un mese che spammo il seguente lubavitcher un pò a tutti (e come potevo non spammare a Minstrel? eheheheheh). Sembra NSGC che canta pop 😀
    Traduzione del testo e spiegazione del video: si invitano tutti gli ebrei delle diverse ‘fazioni’ a stare tutti insieme (yachad) per preparare-implorare la venuta del Messia
    (N.B. quando dice “Israel” intende quello biblico, giusto per intenderci)

    Di seguito invece un canto tradizionale (niggun) viene reso più fruibile a tutte le orecchie (mentre nel video si fa educazione religiosa)

    Un altro fenomeno è un pezzo “dance” di un tale Khaled (ma chi è? Boh, ma sembra famoso in qualche parte del pianeta) . Ebbene, un altro famoso cantante ebreo-religioso lo prende, lo adatta e ne fa “Hashem Melech” (“il Signore è il Re”). Dopodiché lo riprendono un pò tutti facendone anche delle esibizioni di piazza come la seguente

    Per me sono tutte canzonette allegre, orecchiabili, semplici (piacciono anche a mia madre – che fa parte della categoria ‘Radio Maria’)….. e non vedo perché non si possa parlare di Dio alla gente anche così 🙂
    Quindi, a maggior ragione: Neal Morse! (che non conoscevo, grazie Minstrel)

    Un saluto e un buon Avvento a Croce-via.

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  22. @trinity

    Per te quindi bisogna aderire all`estetica della pubbilicita`, dei video musicali, della televisione per evangelizzare ? Come compromesso o come appoggio implicito ?

    Io non sono contrario alla musica popolare, anzi, solo che per me deve nascere dalla tradizione, dal territorio, deve essere espressione di un movimento che nasce dal basso, non deve rappresentare un appiattimento conformistico calato dall`alto.

    I video che hai postato, per la mia sensibilita`, sono specchio dell`omologazione culturale di cui sopra, mentre questo ad esempio no:

    (Grande comandamento quello di essere allegri [per servire meglio il Signore])

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  23. Se volete evangelizzare un melomane utilizzando musica non sacra provate con questi video di preghiere:

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  24. Se sono troppo petulante bloccatemi:

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    • Parli in un blog dove ci sono 2 melomani (io e Law) e altri che non solo apprezzano, ma spesso esaltano questo apice raggiunto dalla musica universale. Figurati se ti blocchiamo! 🙂

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      • Quando Moïse pronucia “torrent de lumière” vado in estasi linguistico-musicale, anche immaginandomi la sciatteria della traduzione in inglese (che per me attualmente incarna la lingua mondana par excellence)

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  25. Mi permetto, sempre sommessamente, di intervenire di nuovo perché a me piacerebbe assai che si andasse al fondo della riflessione più che alla presentazione di quel che “Piace” e “non piace” con tanto di links e questo anche come metodo per aiutare chi, come me, non essendo melomane desidera lo stesso avere chiari qualche elementi di giudizio in particolare per l’ambito liturgico.

    Abbiamo chiaro, immagino la nozione “mi piace” /”non mi piace” somma espressione di relativismo culturale perfettamente adattato a questo secolo che non sa ragionare altrimenti e che risolve il dissenso con un discorso non razionale ma con la “violenza” della moda: quel che è fashionable piace sennò non piace, è l’equivalente del pensiero unico in campo artistico, suprema espressione del relativismo reso obbligatorio dalla dittatura del pensiero del momento.

    Abbiamo poi la nozione di bello/brutto, ma già qui usciamo dal relativismo perché guardiamo a categorie razionalmente definibili e sulle quali si può discutere, il discorso qui non può essere “assoluto” nel senso che queste nozioni sono, nella pratica, da essere vagliate nelle culture particolari.

    Abbiamo poi la nozione di buono/cattivo che non ha nulla a che vedere , a priori su un discorso coll’estetica ma puramente morale, in quanto esprime l’intenzionalità di un’opera: ci sono opere magnifiche, ma diaboliche, e opere di scarso valore artistico ma buone e che spingono chi le contempla verso il bene.

    Possiamo aggiungere anche la nozione di seduzione/sacralità: nei due casi v’è una nozione di messa a parte in uno spazio differente che quello degli altri, ma mentre la seduzione chiama alla ripetizione e alla dipendenza, la sacralità spinge all’unicità e alla libertà. Ci sono opere d’arte che si basano sulla seduzione e chi le gusta risente un bisogno ossessionale di ripetizione e di variazione nel senso che non appaga mai i sensi che solletica e ci sono opere d’arti che placano e pacificano.

    Possiamo anche usare della nozione di festeggiamento/celebrazione la prima puntando alla gioia individuale e la seconda al gaudio della comunità in quanto tale.

    Ci sono poi le nozioni di arte religiosa/laica; quella di arte cristiana/non cristiana; di arte liturgica/divertimento

    Ognuno di questi concetti e tutti assieme, più altri ai quali i nostri utenti e amici possono riflettere e proporre, potrebbero offrire una griglia di riflessione che permetterebbe una discussione razionale approfondita portando esempi per illustrare i casi estremi di ogni categoria e quelli intermediari e uscendo dal primitivo “piace/non piace” che, riconosciamolo, taglia fuori ogni discussione reale.

    Chi se la sentirebbe?
    In Pace

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    • Grande!
      Comincio così. La faccenda è estremamente complessa Simon, perché metti in campo delle nozioni che andrebbero prima esplicate e quindi poi esemplificate.
      Ad esempio parli di bello/brutto come una cosa sganciata dall’assolutismo che invece predomina in campo morale con il buono/cattivo (giusto/ingiusto), eppure c’è chi direbbe che uno è trascendentale dell’altro e non me la sento in effetti, da tomista qual cerco di essere, di sganciarlo da questa idea.
      Ma allora come se ne esce visto tutto quel che ho scritto e detto qui?
      IN due modi: o certe musiche non sono “belle” secondo questa nozione, ma essendo dei veri capolavori va ricercato un altro termine solo per queste (soluzione che non mi piace), oppure quei capolavori lo sono in forza di una bellezza che si impone NONOSTANTE il quadro generale estraneo alla bellezza. Questo perchè i capolavori si costruiscono attraverso un utilizzo micidiale della tecnica e la tecnica, per chi la conosce e la pratica, è meravigliosa, è bella! Il perché è ovvio: è quella che permette l’ordinamento dell’alfabeto (del codice) utilizzato, è il logos interno e implicito dell’opera d’arte. E riconoscere il logos è bello!

      Per farvi un esempio che ho fatto con Law in privato: un fotografo troverebbe sempre il bello della tecnica fotografica, del logos utilizzato, se esso esiste in uno scatto, anche se fatto su un soggetto per molti pornografico. Tempo fa discorrevo con amici proprio di questo e mi facevano notare come in una livechat c’erano delle fotografie di presentazione delle signorine davvero ben fatte, mentre altre erano tecnicamente davvero pessime. E se ne parlava in termini fotografici, parlavamo di terzi, di luci, di bokeh e così via. E si diceva che il problema spesso è che quei soggetti sono ritratti da pessimi fotografi che non sanno trattare un nudo, non solo in termini meramente fotografici, ma anche non sanno trattare una donna come tale per poter fare una fotografia tecnicamente valida.
      Tralascio comunque dove è andato a finire il discorso dopo un pò (ehm… ahahahah).
      Ma prima di fare gli sciocchi si è parlato anche di questo: ma la tecnica in sé può essere bella?

      La mia risposta è si. E questa bellezza è quella che spesso io colgo quando ascolto alcuni album per alcuni semplicemente perversi. Eppure io ascolto quel disco perché magari il mixerista ha compiuto un miracolo facendo suonare una track full ITB come se fosse passata in un banco dell’Abbey Road.
      Questo anche se la canzone non è un miracolo. E anche se magari narra al contempo di nichilismo. Eppure quel bello tecnico, artistico?, c’è oggettivamente!
      E’ ovvio che se quel miracolo fosse compiuto su una canzone straordinaria che parla della bellezza di Dio saremmo al cospetto della perfezione. Ma questa raramente l’ho scovata nel mondo. Ho sempre invece dovuto inseguirla nel marciume, esattamente come diceva Claudio richiamando il cattivo tenente di Abel Ferrara.

      Per questo ritengo potrebbe essere erroneo scrivere “ci sono opere magnifiche, ma diaboliche”, perché se sono magnifiche è perché del logos divino esiste in esso, non foss’anche per una tecnica sconosciuta ai più, ma che esiste. E se c’è questo logos possono essere davvero diaboliche?

      Facciamo un esempio. Ecco per me quello che è “rock” diabolico.

      Questa è vera rivoluzione in atto, questo è vero sovvertimento, demolizione ragionata del logos oggi pensato come tale. Ecco quel che disse l’autore « La gente ama la musica armonica perché l’ha sempre ascoltata in quel modo. Su Trout Mask Replica ho cercato in tutti i modi di sovvertire queste regole. Ho fatto in modo che tutto fosse sfocato. » (Captain Beefheart, 1978)
      Non per niente Scaruffi lo reputa il più grande album rock di tutti i tempi.
      Per me è una porcata immonda inascoltabile. E non lo dico senza averci provato. E nemmeno lo dico perché il capitano ha sovvertito dei codici che sono insovvertibili (ma figuriamoci!). Lo dico perché ha sovvertito dei codici e non se ne trova uno nuovo! Quindi il suo codice è l’assenza di codice, la possibilità di riconoscerne uno, magari anche brutto (da dislike), ma uno.
      Niente. Caos totale.
      E cosa è il caos?
      Se la definizione di rock è di sovvertimento SENZA produrre alcun logos allora sono io il primo a dire che il rock è satana in persona. Ma è così? Ovviamente no, dipende dalla nozione di “rock” che si mette in campo e la mia non è questa. Amen.

      Eppure da questo album sono nate moltissime idee per altri capolavori successivi. Come dire che dal male nasce il bene? Può essere. Oppure semplicemente che non sono ancora pronto musicalmente per ascoltare un capolavoro simile e coglierne il logos troppo alto per me? Può essere anche questo. 🙂

      Questi i primi pensieri che mi vengono.

      Sarebbe bello raccoglierli tutti, insieme ad altre analisi, e scrivere un nuovo post di riassunto. 🙂

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      • Non posso risponderti nel dettaglio: vado di fretta, il lavoro comanda.
        Direi che qui introduci un’altra categoria che è il virtuosismo, ma qui la cosa va a contemplare un altro livello che è “come” una musica è interpretata e non la musica stessa anche se ci sono musiche che possono essere interpretate solo da virtuosi…
        Essere virtuoso implica possessione della tecnica o di una tecnica al suo estremo e con facilità: una ballerina classica sembra fare cose facili come volare in aria con estrema leggerezza…..
        Vediamo quali altri pensieri sorgono…
        In Pace

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        • Capisco Simon, ma distinguerei bene questa nozione perché qui non si parla solo virtuosismo “esecutivo”, ma anche di virtuosimo “compositivo” e quest’ultimo è parte fondante della musica e della sua bellezza. Perché spesso una musica è un capolavoro per il lavoro di grande orchestrazione operata dal compositore o per un arrangiamento geniale del produttore artistico (come Sir Martin con quei 4 di Liverpool). E’ un capolavoro per la ripresa particolare di quel pianoforte che letteralmente forma il sound generale di quella canzone. Ci sono appassionati di hi-fi che adorano ascoltare dischi di song sconosciute, magari improvvisate, per godere solo della straordinarietà della registrazione, come succede con certi dischi fatti per le prove d’ascolto in cui ci sono solo registrati dei pianoforti o chitarre che fanno cose esteporanee o dischi come questo di Foné (casa discografica e di rec di riferimento in tutto il mondo)
          http://www.fone.it/shop/shop.php?action=mostraScheda&cID=2&pID=59

          E ti assicuro che la tecnica di ripresa cambia radicalmente il modo di percepire quella musica, non sto parlando di un dettaglio trascurabile, quanto piuttosto di un dettaglio trascurato dai più per ignoranza (e su questa spesso giocano i discografici ahimé)…

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    • Come ho scritto prima per me il brutto nella musica popolare corrisponde con il conformismo calato dall`alto, appunto le mode, le imposizioni del consumismo, ecc … Anche la musica colta non nasce dal basso pero` non e` cosi` invadente, e infatti di solito la si ascolta isolandosi dall`ambiente e dal tessuto sociale abituale.

      Ora prendiamo ad esempio le balinesi nei giorni di festa (cit.) sono tutte vestite uguali, quindi c`e` un conformismo, pero` l`estetica dei costumi nasce da una tradizione locale che si sposa con l`ambiente circostante; i loro balli, presuppongo, nascono dall`idea di esaltare la bellezza femminile, intesa come feconda e apportatrice di vita; discorso simile si potrebbe fare per i canti, che sono naturalmente nella lingua del posto.

      Se si perdesse tutto questo non sarebbe una tragedia culturale ? Per sostituirla con cosa ?

      In occidente abbiamo la musica pop/rock, chi va a questi concerti si veste in maniera conforme al gruppo o al cantante che suona, preferibilmente credo in nero, non c`e` piu` l`integrazione con il territorio circostante, tutto e` neutrale e interscambiabile, la simbologia la conosciamo, i balli sono inesistenti: ci si limita a muoversi disordinatamente o a rispondere a dei comandi, di solito viene esaltato un ideale della donna o di sessualita` sterile e si canta in una lingua che non e` quella dei genitori, ecc …

      Io forse ho una sensibilita` pasoliniana, ma queste cose mi fanno soffrire terribilmente, parlo dell`omologazione che distrugge per sempre la cultura locale e popolare:

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      • Ti avvicini alla mia domanda sulla relazione tra seduzione e sacralità in una dimensione e festeggiamento e celebrazione in un’altra: speriamo che si continui a “scavare”….
        In Pace

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  26. Ammettiamo pure che la musica pop/rock sia di per se` innocente, nondimeno, puo` essere strumentalizzata ideologicamente ?

    Io individuo due caratteristiche formali che la renderebbero tale: 1) la popolarita`, intesa come possibilita` di immediata e allargata fruizione 2) la non localita`; di base, cioe`, non ha caratteristiche etniche o tradizionali riconoscibili come tali.

    Queste due caratteristiche non sono un male prese separatamente: la 1) e` propria appunto della musica popolare, la 2) della musica colta.

    Unite pero` possono essere sfruttate per sostituire le musiche o i balli popolari con prodotti omologati, senza piu` radicamento nel territorio o nella cultura locale.

    Ammettiamo anche che l`omologazione non sia di per se` un male, tuttavia, senza essere etnologi o antropologi, possiamo ricondurre i balli e i canti tradizionali a inni alla fertilita` della terra, all`accoppiamento fecondo, alla bellezza della natura, ecc … i nuovi balli e canti “popolari” da che cosa scaturiscono invece ? Abbiamo una certezza della loro origine ? Possiamo sostituirli definitivamente a quelli tradizionali, che pure sono durati centinaia di anni, senza nessun indugio e principio di precauzione ?

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  27. @Lovinsky
    “Per te quindi bisogna aderire all`estetica della pubbilicita`, dei video musicali, della televisione per evangelizzare ? Come compromesso o come appoggio implicito ?”
    NO. Qui si tratta di un’altra cosa: si tratta di servirsi di mezzi (leciti) per far giungere il messaggio a destinazione. L’estetica del momento, della contemporaneità, può aiutare a raggiungere quelli che non raggiungeresti mai altrimenti. Poi, dopo che li hai raggiunti, puoi anche cambiare musica (sia realmente che metaforicamente). Da notare anche che l’azione (per così dire) degli chabad-lubavitch si muove a così ampio raggio (con diverse iniziative) che le musichette risultano solo una tessera del puzzle…. ed è quello che auspicherei avvenisse nel mondo cristiano cattolico.
    Dio si serve di qualsiasi mezzo, da sempre….. Pensa (uso le tue parole) che Lui aderisce all’estetica nostra, in tutti i campi, pur di evangelizzarci – e credo che nel Suo caso il “compromesso” sia estremamente più compromesso del nostro quando utilizziamo musichette stupide ed estetiche pubblicitarie.
    (Comunque ho notato che il suddetto Beri, a fronte di una maggioranza entusiasta, raccoglie anche critiche stroncanti, del tuo stesso segno, da parte dei suoi compagni correligionari – arrivano a dirgli che non è più ebreo, pure)

    “Io non sono contrario alla musica popolare, anzi, solo che per me deve nascere dalla tradizione, dal territorio, deve essere espressione di un movimento che nasce dal basso, non deve rappresentare un appiattimento conformistico calato dall`alto.”
    Sì, però la tradizione del territorio viene letta diversamente da uno di 80 anni, 70, 60, ecc fino a uno di 20 anni…. Può anche darsi il caso che un 80enne ritenga rivoluzionaria una tradizione nata sul territorio dopo di lui, la quale magari andava a variare leggermente la preesistente, mentre un 50enne la riterrà tradizione purissima del territorio (diversi anni fa ho letto anche una breve trattazione di come veniva eseguita certa musica classica attraverso i secoli: praticamente, se ho capito bene, nei diversi periodi le stesse arie potevano sembrare cose mooooltooooo differenti, pur mantenendo le stesse note)……Diverso invece il caso di chi s’interessa professionalmente oppure per passione di musica: allora quella persona farà letture diverse della tradizione, supportate da cultura, da studio, da frequentazione e ascolto continui, ecc. Ma credo che ancora oggi le tradizioni popolari viaggino su dinamiche molto più complesse (e più basse)…..che superano, anche ignorandolo, il circolo culturale più colto.
    **********************
    Secondo il mio parere, sentito anche l’esempio ebraico che hai postato, tu applichi una specie di categorie fisse ‘folkloristiche’ modellate su sonorità e ritmi tutti similari….cioè ho l’impressione che mi potresti postare qualcosa di molto simile dalla tradizione russa o scandinava o brasiliana o africana: in pratica mi pare che il tuo orecchio pre-acculturato voglia , lui sì, omologare tutto ad un quid che decidi tu – mentre invece chiami “omologazione” qualsiasi rinnovamento di linguaggi….. ma magari è solo mia impressione.
    Secondo me la tradizione è fondamentalmente ciò che esprime chiara e distinta l’anima di un popolo….e questa può essere espressa in vario modo. Ad esempio, magari ora sparo boiata, ma credo che sia facilissimo che dal rock di un Mauro possa spirare fortissima la tradizione classica – senza che tu possa udire fisicamente niente di musica classica occidentale/europea/italiana propriamente detta.

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    • praticamente, se ho capito bene, nei diversi periodi le stesse arie potevano sembrare cose mooooltooooo differenti, pur mantenendo le stesse note

      Eccome. E questo per una serie di motivi fra cui spiccano l’invenzione di nuovi strumenti o gli sviluppi tecnologici di quelli vecchi e, soprattutto, il codice vocale che è variato nel tempo in modo considerevole, passando da stilemi di belcanto rinascimentale con le variazioni e l’uso di falsettoni o acuti di testa (riscontrabili in arie monteverdiani come “Tempro la cetra”), fino all’uso dei castrati in pieno barocco (con vocalità oramai impossibile da raggiungere e forse anche immaginare) fino al passaggio agli acuti detti “di petto” post romantici.
      E vogliamo parlare della direzione d’orchestra che è un lavoro relativamente moderno?
      E della filologia, questa si modernissima, che ha portato a interpretare le solite musiche in modo completamente innovativo o comunque con grandi scoperte?
      E per questo ultimo punto non bisogna andare lontano nel tempo, basta ripensare alla Prima della Scala di Chailly di quest’anno, con una Giovanna d’Arco nuova fiammante, una volta tolti i tagli “di tradizione” (guarda un pò…) e ripristinate tutte le indicazioni verdiane grazie ad un ottimo lavoro di revisione filologica. Una vera e propria scoperta, quasi un’opera nuova.

      credo che sia facilissimo che dal rock di un Mauro possa spirare fortissima la tradizione classica

      Eheheh, eccome carissima. Lascio un esempio come provocazione
      Questa è “Vendetta”, prima track del terzo album dedicato al capitano Ahab
      Abbastanza violenta, molto veloce, batteria in doppia cassa spesso e volentieri e chitarre fender stratocaster su basso slap. Una bella botta come d’altra parte il testo richiede.
      La parte armonica invece è molto classicheggiante. Le strofe sono costruite con un cantato molto ritmico (è un classico) sotto una modulazione di tonalità che sale per terze minori, fino ad esplodere in un ritornello in cui ci sono terzine classicissime che modulano sempre di più fino all’acuto finale che è scritta in una salita dove ho copiato spudoratamente alcuni passaggi delle arie tenorili rossiniane con le salite a semitoni.
      A metà canzone c’è invece un vero e proprio recitativo accompagnato dalla band, in puro stile operistico. Tutto è perfettamente in stile: dall’armonia agli accenti del gruppo fino al canto più liricheggiante del sottoscritto (un pò più sporco per ovvi motivi di codice).
      Potevo fare altri esempi di richiami della classicità operistica nelle mie opere, ma questa mi sembrava quella che per alcuni può suonare più stridente.

      Poi può piacere o meno, a mio avviso ho scritto cose più carine, però come esempio non mi sembra male. 🙂

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  28. Lovinsky, ti posto anche un’altro esempio su quello che era il mio focus.

    Nel seguente lavoro sempre Beri Weber tratta delle dipendenze e vuole lanciare un messaggio preciso ad una categoria precisa. Stavolta è il video in particolare che mi piace, cioè la storia della dipendenza del protagonista, smartphone e tablet tra le bibbie, l’immagine del cimitero con la mano che salta fuori, e la pecora, e lui che prega.
    Se poi srotoli il testo sotto (tutto in inglese), trovi l’ultimo versetto del salmo 119 (“Mi sono perso come pecora smarrita; cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi”)
    Con quello introduce una parabola (che la gente può leggere) su una pecorella smarrita….che è il perfetto preambolo della nostra – evangelica – parabola! (preambolo che però è stato scritto molto dopo da quel rebbe menzionato all’inizio. Tra l’altro è anche un approccio al problema del male morale e ai “castighi di Dio” che in realtà non sono castighi…).
    Alla fine invita la gente a non smettere di pregare il Signore. Cioè te lo scrive proprio chiaro e tondo. [ed è un cantante, non un’autorità religiosa. Insomma, è come se Jovannotti invitasse i giovani a pregare]

    Son cose semplici ma….vanno al punto e testimoniano la fede.
    (sto leggermente OT rispetto alla discussione, perché a me principalmente interessava il discorso della musica come veicolo di evangelizzazione)

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    • è come se Jovannotti invitasse i giovani a pregare

      Ach, magari. Ma viene invitato negli incontri segreti dei potentati di cui parla Daouda… lui mi pare davvero onestissimo, ci crede davvero a questa “uguaglianza” e a questa sua filosofia naif un pò new age e un pò mistica (oggi ti dirò un pò più mitigata dall’età e dalla disillusione), che fanno comodo a molti.

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      • testimoniano QUALE fede? Già da qua…
        Che il Signore veda il buon cuore, nessuno discute. Ma sarebbe d’uopo anche guardare che cosa producendo si getta, innanzi a noi, come risultato.
        Il nostro Dio dichiarava di uccidere gli idolatri, e quando è venuto in terra ha detto che non avrebbe cambiato ma confermato la Legge.
        Voi rischiate di fare marcionismo, fatevelo dire, nella vostra poca lungimiranza verso l’antico testamento.

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  29. Magari, @Lovinsky e @tutti gli interessati, quello che mi è accaduto stamane può significare qualcosa….. L’episodio potrebbe avere un sacco di sensi, e non soltanto uno…… Qualcuno stenterà a credermi… Ero un pò indecisa se dovevo raccontarvelo o no…. Da parte mia stavo là, prima un tantino a bocca aperta, poi a ridere, con la Bibbia in mano 😀
    Premessa: non mi stancherò mai di dire, almeno per i prossimi 3 anni, che mi reputo ancora ignorantissima in Sacra Scrittura. Continuo a studiare, pure sbirciando (parecchio) dai fratelli ebrei….però con l’AT, a parte le solite cose che sanno tutti, sto in alto mare (a volte scambio un profeta per un altro). E tanto per perdere tempo ahahah mi sono interessata a qualche termine ebraico biblico, giusto per saperlo….e poi, rapita da quei suoni, ora so a memoria un Halleluyah ebraico sul Salmo 150.

    Dunque. Incappo pure in Beri Weber e nella sua canzonetta pop, dance ,ecc.(altro?) “Yachad” che vi ho postato.
    Senza capirle, mi sembrano poetiche le prime frasi (che ne so perché!) e siccome voglio sapere che cavolo sto cantando io (in casa e in auto) vado a vedere la traduzione inglese: dico ah ok! lo posso cantare senza apostatare 😀
    Quindi da qualche tempo canto consapevole di ciò che dico 🙂
    In ogni caso, fino a stamane, credevo fosse un testo creato tutto ex novo dal Beri e compagni. (Certo avrei dovuto sospettare qualcosa sul “Iesurun”….).
    Dunque, sono alcune settimane che io vado cantando allegramente quell’attacco (per il resto m’attacco al la-la-la e finisco con l’ultima frase, facile, sul Maschiach, con significato, per me, interreligioso).
    Ok. Stamattina apro la Bibbia per cercare una cosa. Poi, prima di chiuderla, prendo a caso un mega-taglio di pagine e atterro sul Deuteronomio, Cap. 33 Benedizioni di Mosè, leggo qualche riga e poi strabuzzo gli occhi: versetto 5 ” Vi fu un re in Iesurùn,quando si radunarono i capi del popolo, tutte insieme le tribù d’Israele. ”
    Quella È ESATTAMENTE la strofa iniziale di “Yachad” (con due parole di raccordo dopo “popolo”: “tutti insieme”; non so se il testo biblico ebraico contenga quelle parole in più rispetto al nostro o se serviva alla metrica della canzoncina).
    È dunque una citazione biblica, paro-paro, messa in musica.
    Mi è venuto ora il dubbio che anche altre parti del testo siano costruite su altre Scritture…certi passaggi in effetti possono richiamare qualche salmo.
    Comunque, ecco….può essere che Dio, Gesù, lo Spirito Santo… o magari qualche santo volesse partecipare alla discussione di Mauro 😉 Se è stato un caso, sarà stato un caso; se non lo è stato, mi sembra che il Cielo dica: sì, anche la canzonetta può essere strumento nelle mani di Dio 🙂

    (Òh! Riflettete su una cosa: mi sono appena confessata per Natale, non ho interesse a dire proprio ora le bugie 😛 solo per affermare le mie ragioni su un blog 😀 Mi è capitata davvero questa cosa. Stamattina. Poteva comunque significare anche altre cose…ad esempio: “Ò!! Ma lo sai almeno quello che canti?? STUDIA! 😀 ).

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  30. @trinity

    Il rinnovamento del linguaggio non viene sviluppato in loco, viene semplicemente importato. Come si fa allora a parlare di tradizione ?

    I video che hai postato non ce la faccio fisicamente ad ascoltarli se non per pochi secondi 😦

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    • Uhm….
      E il caso seguente come lo valuti?

      Celeberrima hevenu shalom aleichem, in salsa tradizionale:

      La celeberrima, in salsa ‘colta’ (?)

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      • Preferisco quello che ho postato io, ma sono alla fine gusti e sensibilita` personali.

        Non possiamo aprire un filone con video di musica sacra o religiosa ?

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        • Non sarebbe male, anche se funzionerebbe meglio come thread di un forum piuttosto che su un blog. Tant’è che questo post sta diventando molto pesante nei commenti proprio a causa dei video collegati. Pensiamoci su come sfruttare questa nostra voglia di condividere “buona” musica (e magari anche “musica buona”).

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  31. Questo arrangiamento mi sembra troppo “niu eig”:

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  32. Per la felicità di Lovinski 😛 😀 😀 😀
    Let’s celebrate!

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  33. ” My heart wants to feel something that’s real
    And my mind hopes to find treasures of another kind”

    Un commentatore su youtube gli chiede: “Are you christian jews?”
    Che cosa gliel’ha fatto sospettare? 😀

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  34. Grazie di tutta questa musica, c’è da farsi ‘na cultura!
    In merito al post vorrei segnalarvi questo interessante articolo sull’arte (applicabile anche alla musica) scovato dal Mastino:
    http://www.papalepapale.com/develop/merde-dartisti-se-il-sacrilegio-diventa-arte-la-liberta-muore/

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  35. Musica popolare in un oratorio: tarantella de “Il Dilluvio Universale” di Falvetti:

    (Bellissimo anche il coro dell`arcobaleno)

    Secondo Wikipedia, che cita il musicologo Fabrizio Longo, quest`opera non sarebbe del tutto ortodossa. Una trattazione delle “eresie” contenute la potete trovare consultando la pagina wiki, nella bibliografia dell`articolo e` presente il collegamento al pdf liberamente scaricabile dei Longo (pag XXI-XXIII).

    Interessante sarebbe anche poter consultare il libro LA MUSICA ECCLESIASTICA Dove si contiene la vera Diffinitione della Musica come Scienza, non più veduta, e sua Nobiltà. DI AGOSTINO AGAZZARI (Armonico Intronato), il titolo e` veramente promettente :-), che da` questa definizione:

    “la Musica ecclesiastica sia quel canto, & armonia animata dalle sacre parole, à fine di cantar le glorie, e lodi di iddio in Santa chiesa ad imitation del cielo.”

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