Sinodo 2015: Miracolosa Tempesta in un Bicchier d’Acqua

Tempesta

Da tre o quattro giorni imperversa nella stampa e nella blogosfera il ciclone, il tifone, che dico?, l’uragano della “Lettera dei tredici cardinali al Papa”, seguita da un’altra puntata, definita il “giallo” del Sinodo, per la pubblicazione della quale alcuni provano disgusto, mentre altri la considerano un’operazione di disturbo, alla quale si oppongono smentite, mentre alcuni firmatari sono soddisfatti dell’esito di tale lettera, e mentre i soliti noti, sia per ragioni dettate da scopi ideologici, sia a causa di forme più o meno leggere di psicopatia, gioiscono del malessere che tali scandali producono alla Chiesa. Invece, noi di Croce-Via, consideriamo il tutto alla stregua di una volgare tempesta in un bicchiere d’acqua per la quale, purtroppo, anche il Santo Padre ha dovuto, anche se indirettamente, chiedere perdono.

Mi sembra guardare un pollaio: che la Chiesa sia un immenso pollaio? L’immagine che danno questi uomini di Chiesa è tristissima: onestamente, sono 2000 anni che è tristissima. San Francesco di Sales (1567-1622), Santo Vescovo di Ginevra e uno dei pochi Dottori della Chiesa, era solito affermare: “Là où il y a de l’homme, il y a de l’hommerie”.  L’espressione “hommerie” è intraducibile in italiano tale e quale senza circonlocuzione che non ne renderà la pienezza dei qualia associati alla sonorità della parola stessa. È la caricatura di “humanité”: dove l’umanità, cioè l’essenza dell’essere umano, sarebbe deprivata di tutti gli aspetti positivi di quel che fa un uomo, l’“hommerie”, invece, esprime tutta la bassezza, il potere di corruzione, l’egoismo e la concupiscenza di cui un essere umano è capace.  Dove c’è un essere umano c’è questo Jeckyll dell’umanità che è l'”hommerie”.

Però, noi di Croce-Via davanti a tutti questi avvenimenti, di per sé scandalosi, restiamo perfettamente Zen: niente ci affetta se non il dispiacere di vedere umani infangarsi nel peccato in modo porcino malgrado dovrebbero dare l’esempio. I nostri utenti ci perdoneranno di sicuro che non ci lasciamo andare allo spettacolo di dilettazione morosa  e di gioia da comari davanti un bocconcino squisitamente offerto alla loro concupiscenza che ci propugnano certi siti della blogosfera soprattutto, anche se non esclusivamente, di impronta tradi-protestante.

Questi fatti ci conducono, in realtà, a purificare le ragioni per le quali, per davvero, ascoltiamo la Chiesa, come lo affermiamo in quanto cattolici nel nostro Credo. È in effetti facile credere quel che la Chiesa insegna quando Essa corrisponde ai nostri schemi intellettuali ed ideologici: è anche molto facile chiudere un occhio sull’hommerie praticata dei Suoi membri, male necessario, aldilà del quale lo Spirito Santo ci sembra insegnare quel che vogliamo sentire e che siamo pronti ad ascoltare. Però quando lo Spirito Santo sembra farci trabocchetti che possono rimettere in causa il nostro bel pensiero e le nostre ideologie, allora, il minimo che vogliamo è che coloro che ci insegnano siano già santi da altare prima ancora di essere tornati alla casa del Padre: allora credere la Chiesa non è più così evidente e andiamo a parare con altri argomenti che quelli strettamente contenuti nel simbolo della nostra fede cattolica.

Sarò onesto con voi: a me non importa assolutamente nulla sul come la Chiesa, in quanto Docente, giunga ad una conclusione in materia di fede e di costumi che mi insegnerà autenticamente.

Vescovi, cardinali e Papi, possono fare a botte per giungere ad una conclusione, possono disquisire dottamente, possono dormire in aula , possono farsi sgambetti di ogni qual sorta, possono decidere giocando ai dadi, qualunque metodo utilizzato da loro è irrilevante fintanto che quel che insegnano, in fine, è l’espressione della loro unità con il Vicario di Cristo. E questo perché non è il metodo che conta, ma l’unità.

A questo titolo vorrei che riflettessimo su due episodi nel Nuovo Testamento dove si vedono giocatori ai dadi: ai piedi della Croce dove la soldataglia romana dopo essersi spartiti, a volte stracciandoli, tutti gli indumenti di Gesù, arrivati alla Sua tunica, decisero di non strapparla e preservarne l’unità e se la giocarono a sorte. Il secondo episodio è descritto negli Atti degli Apostoli quando, dovendo decidere chi rimpiazzerebbe nel Collegio Apostolico l’Iscariota ormai suicidato, gli Undici scelsero di non scegliere e di giocarsi il nome finale a sorte. L’ingenuità o il candore con il quale le Scritture descrivono questo episodio è paradigmatico: in fin dei conti, probabilmente, ognuno dei due discepoli candidati al Collegio dovevano avere appoggi personali presso alcuni degli Undici ma, non riuscendo a mettersi d’accordo razionalmente,  costoro scelsero, invece, di giocare a sorte come mezzo ideale per ritrovare l’unità tra di loro, cioè per non strappare la Tunica di Cristo.

Lo Spirito Santo è lì per fare l’Unità che vuole il Cristo espressamente nella Sua preghiera Sacerdotale: è l’Unità realizzata che rende un Magistero Autentico. È quando faccio mio il Magistero in unione con il Papa ed i Vescovi in unione con Lui che esprimo questo perfettamente libero e caritatevole ossequio della mia intelligenza e volontà a quel che mi insegna il Cristo oggi tramite la Sua Chiesa.

D’altronde qualunque metodo umano, di qualunque sorta esso sia, non potrebbe essere la giustificazione della bontà del Magistero stesso: ciò significherebbe che lo Spirito Santo, che spira liberamente dove vuole, sarebbe sottomesso alla creatura. Non un ragionamento, non una scienza, non un giocare ai dadi giustifica la bontà del Magistero: ma solo la Presenza dello Spirito Santo, la quale si manifesta addirittura pubblicamente quando l’Unità, l’Ubuntu, appare agli occhi di tutti, indipendentemente dai metodi usati, malgrado loro, aldilà di loro.

Non è bello vedere i membri della Chiesa scannarsi fra di loro, ma grazie a ciò appare ancora più evidente l’opera di Unità compiuta dallo Spirito Santo, opera di per sé perfettamente miracolosa: Cristo in Matteo 23, 3 ci esorta :” Fate e osservate ciò che vi dicono, ma non quello che fanno. Poiché dicono ma non fanno.”

Allora, continuiamo a osservare con quell’atteggiamento Zen le vicissitudini del Sinodo e poi quelle del post-Sinodo e rendiamo grazie e gloria a Dio per questo continuo miracolo dell’Unità che Egli ci regala nella Chiesa cattolica, apostolica e romana e che appare ogni giorno più evidente proprio a causa dell’hommerie di salesiana memoria vero scuro del chiaroscuro nella vita dell’umano sotto l’azione dello Spirito Santo.

In Pace

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Categorie:Sinodi della famiglia

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30 replies

  1. …”umanaglia”?

    Comunque sia, caro Simon, credo anch’io che da questo fastidioso cicalamento, come del resto da ogni altro inutile rumore di fondo, occorra serbare un sereno distacco Zen. Per il comune fedele è un momento di drammatica confusione, non c’è dubbio; ma i punti di riferimento non mancano: sono là in alto, come la stella polare, o, se si preferisce, dentro di noi, nel profondo del nostro essere, in quella straordinaria impronta di luce che in tanta tenebra continua a splendere dentro di noi. Non divertirsi ma convertirsi, non distrarsi ma concentrarsi. Facile? No. Ma nemmeno impossibile. Senza assurde pretese e senza pigre autoindulgenze, con un po’ di fiducia e una salubre dose di libertà mentale, si può persino riuscire a non naufragare nel bicchierino in tempesta (graziosa l’immagine).

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  2. C’è un giornalista che, per primo, ha creato lo scandalo. E’ Andrea Tornielli:

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/14/la-congiura-dei-tredici-ecco-chi-lha-raccontata-per-primo/

    Scandalo montato ad arte per dare consistenza alla tesi del complotto, della “fronda” di cardinali che si opporrebbero al papa. La realtà è che i cardinali sono divisi tra cattolici e non più cattolici. I primi sono la maggioranza e giocano apertamente la partita, con aperta franchezza, trasparenza e correttezza nei confronti di papa Francesco. Gli altri si mascherano da “difensori” del papa contro i reazionari ostili ad ogni cambiamento.

    La verità splende come il sole.

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  3. caro Frà Centanni come sei ingenuo! L’articolo dell’ 8 ottobre di Tornielli non è stato bacchettato ne’ rimproverato da padre Lombardi ne’ dai media perchè Tornielli è il giornalista amico del papa
    chiunque abbia un po’ di sale in zucca capisce che quelli che gridano al “complotto” sono proprio quelli che lo hanno creato. Ma la loro cosiddetta “furbizia ” si ritorce contro di loro.
    come chiamare se non ipocrita Tornielli che si è finto sorpreso della lettera pubblicata da Magister proprio lui che per primo ne aveva data conoscenza. ( e ci sarebbe da chiedersi CHI ha dato conoscenza a Tornielli della lettera privata l’8 ottobre se non il papa stesso o qualcuno del suo entourage?)
    Il ridicolo in cui cadono questi ipocriti e inetti fans bergogliani che vedono complotti contro il loro IDOLO e non si accorgono di far sgretolare loro stessi giorno per giorno la placcatura d’oro posticcia del loro IDOLO.
    la verità viene sempre alla luce. I gesuitismi non pagano.
    La falsità, le furbizie e l’asfissiante “stile” gesuitico in cui è caduta con questo papato la Chiesa cattolica nel lungo ( a anche nel breve) non potranno trionfare.
    Ne prendano atto: stanno portando la confusione e il ridicolo nella Chiesa cattolica, ormai non lo dicono solo i conservatori ma chiunque abbia un po’ di sale in zucca.

    http://blogs.new.spectator.co.uk/2015/10/this-week-the-catholic-church-is-in-chaos-and-pope-francis-is-to-blame/

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  4. Che ci sia una fronda di cardinali “conservatori” determinata a opporsi a qualsiasi riforma e decisa a ribadire puramente e semplicemente la disciplina attuale è indiscutibile. Ma ho l’impressione che sia molto più ristretta di quanto si vuol far credere, anche se è capace di far danni.

    In realtà è evidente anche ai bambini che l’attrezzatura normativa/disciplinare/sacramentale con la quale la Chiesa Cattolica si approccia alla società contemporanea quanto al Matrimonio è distorta, anchilosata, profondamente inadeguata.
    E il guaio è che ci va di mezzo la dottrina.
    Intanto c’è una quantità enorme, ben superiore a quanto di solito si crede, di matrimoni nulli e bene ha fatto il Papa a cominciare a facilitarne il riconoscimento; già questo di per sé risolverà una larghissima parte, se non la maggior parte, dei problemi.

    Poi quanto al matrimoni validi, e quindi davvero per loro natura indissolubili, civili o ecclesiastici che siano, i casi di divorzio sono largamente minoritari, e andrebbero trattati caso per caso.
    Nella disciplina delle Chiese Ortodosse sono forse da ricercare le soluzioni.

    Per far tornare a progredire la famiglia ci vuole il coraggio della verità. Se si parte da inutili rigidità, o se ci si fissa entro schemi ideologici e cerimoniali obsoleti, si continuerà solo a fare passi indietro.

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    • Chissà perché a me piacerebbe che con il Sinodo si presentasse SOPRATTUTTO un approfondimento della dottrina matrimoniale per le numerosissime coppie che cercano tutt’ora di vivere il loro matrimonio cattolico.
      Sarò un egoista.

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  5. Padre Cavalcoli: “La comunione ai risposati non tocca la dottrina ma la disciplina”
    Disciplina????????????

    San Giovanni Paolo II: Familiaris Consortio N° 84
    La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati.

    Una volta si diceva: Ubi maior minor cessat …
    Andiamo avanti.

    Regalino del 16 ottobre tutto per voi (e poi dite che non vi penso 🙂 )

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    • Non l’ho ancora letto.
      Naturalmente è sempre Tornielli che se ne occupa. Come si è occupato di Semeraro e del suo “disgusto” sulla lettera. Pura politica insomma, ma se un Cavalcoli (non il classico innovatore) arriva a dire tanto, allora, forse (e dico forse e ribadisco forse!), c’è dello spazio.

      Detto questo prima leggiamolo:
      http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-43987/

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    • Ubi… Infatti S.G.P. II parla di “prassi” e Padre Cavalcoli di “disciplina” . Dicono la stessa cosa, o no? Il fatto che la prassi di S,G,P. II sia fondato sulla Sacra Scrittura non cambia nulla. La prassi o disciplina , con valide motivazioni sempre scritturali, possono nel tempo cambiare, come è logico che sia, individuando bene le situazioni particolari in cui ciò è permesso, credo.

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    • Caro padre Giovanni Cavalcoli, da te non me l’aspettavo.

      Decidere di convivere insieme con una persona con cui non sono sposato è un atto che può essere personato? Certamente si, ma a patto che cambi decisione e torni a vivere da solo. Come può un “divorziato-risposato” ricevere l’assoluzione se prima non rinuncia a convivere con la “seconda moglie”?

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      • E se il secondo matrimonio ha dato dei figli? Abbandono i suddetti per tornare con un moglie che, magari, si è risposata con un altro?
        Ovviamente, sto facendo l’avvocato del diavolo. Ma si tratta di problematiche spinose con le quali è necessario confrontarsi quando si affronta questa materia. Una cosa è sicura: non invidio i Padri sinodali ed il Santo Padre. Per fortuna, lo Spirito santo veglia sulla Chiesa e possiamo confidare in Lui.

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        • Matassa veramente difficile da sbrogliare….I casi sono tanti e intricati. Trovare regole chiare ed evangelicamente valide non sarà facile. Credo che valga sempre il concetto che le eccezioni fanno parte delle regole fino… a quando non diventano regole.

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          • Resta il fatto che ad oggi prassi, disciplina e, con buona pace di padre Cavalcoli e free climbers assortiti, dottrina sono state orientate nell’univoco modo che ben sappiamo. Un mutamento di indirizzo non costituirebbe, per me, particolare motivo di scandalo, ma solo perché il mito dell’assoluta coerenza interna dell’edificio teorico cattolico mi è sempre parso un mito.

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            • Domanda non provocatoria: e come fai a pensare che le Scritture siano esattamente quelle e non altre? Se non c’è coerenza dell’edificio teorico, tutto può benissimo essere in bilico, anche le fondamenta.

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  6. “Prassi” e “disciplina” non sono, in italiano, sinonimi, e nemmeno termini equivalenti. Ma vero è che entrambi si distinguono, e in certa misura si oppongono, a “dottrina” (“prassi” è più lontano da “dottrina” di quanto lo sia “disciplina”, che implica di necessità un intervento normativo, e dunque un’elaborazione teorica, a monte).

    Al di là di tutto, comunque, l’inconfondibile fragranza di incenso bizantino si avverte a distanza di un miglio.

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    • Navigare lo sai bene che questo è il paese di Machiavelli.
      Quindi cambiare tutto per non cambiare nulla
      Dire di non cambiare nulla, ma sotto sotto cambiare tutto.

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    • @Navigare…la prassi, che ha dalla sua parte il lungo tempo in cui si è applicata ed accettata, è pur sempre una norma vista come disciplina. Così mi pare che la intendesse S.G.P. II.

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      • È possibile che papa Wojtyla la intendesse in questo modo, anche se “prassi” non implica in sé un’elaborazione teorica di carattere normativo, ma indica il semplice stabilirsi di un uso nel corso del tempo. In ogni caso – e più che a Machiavelli, caro Mente65, penso ai cavillosissimi meccanismi del diritto romano e delle sue numerose derivazioni – mi pare di distinguere i prodromi di consueti esercizi funambolici, siano essi frutto di prassi funambolica o di disciplina prestidigitatoria :-O

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  7. Meanwhile un amico facebook di Croce-via ci segna questo articolo di First Thing
    https://www.firstthings.com/web-exclusives/2015/10/letter-number-nine
    traduzione parziale su il timone: http://www.iltimone.org/33750,News.html

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    • Agghiacciante, da che pensare…
      Strategia da Porta Pia: si sceglie la “breccia”, una questione che riguardi in fondo una minoranza, alla quale è possibile applicare la logica della giurisprudenza, cioè il compromesso, che porta talvolta ad accogliere l’eccezione, la quale dopo un po’ fa essa stessa giurisprudenza. Si tenta la lenta erosione della Verità nella speranza che prima o poi crolli tutto il muro. Sembra più efficace che tentare di buttare giù il muro a picconate, perché più discreto, si agisce praticamente inosservati. Eventuali osservatori sono distratti a prendere partito pro o contro la categoria presa in considerazione, il compromesso, la giurisprudenza che ne risulta. Intanto nessuno sta’ guardando la Verità che pare a rischio crollo. Beh, Qualcuno è sempre vigile e meno male, perché abbiamo proprio bisogno che Qualcuno vegli su di noi e i nostri giochi pericolosi.

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    • Caro Minstrel,
      personalmente non reagirei in modo così epidermico rispetto a questa problematica della comunione concessa al coniuge cristiano non cattolico e questo per le ragioni e alle condizioni seguenti:

      (1) se il coniuge cristiano ma non cattolico è capace di capire che sotto le specie del pane e del vino in realtà v’è la sostanza (non il solo simbolo) del Corpo e del Sangue di N.S.G.C. perché dovremmo impedirgli di comunicarsi? In finis, da San Pio X in qua, il principio di lasciar comunicar i bambini capaci di questa distinzione è cosa ormai accetta nell’Orbe cattolico

      (2) il coniuge cristiano sposato ad un cattolico vive del Sacramento del Santo Matrimonio: cioè vive quotidianamente della Vita stessa di Cristo e ogni atto che compie nel quadro di questo matrimonio è santificante. Perché questo coniuge sarebbe da considerare santo in quanto coniuge e impuro in quanto partecipante alla comunione?

      (3) La Chiesa sottolinea quanto una matrimonio e la famiglia che gravita attorno sia una Chiesa domestica: non sarebbe già questa Chiesa domestica, cattolica?

      (4) Quale è la motivazione profonda di questo coniuge cristiano andandosi a comunicare? Già è qualcuno che sposando un cattolico ha accettato di lasciare lo sposo praticare il cattolicesimo ma anche che i propri bambini siano educati nella nostra religione. Se costui va a comunicarsi egli probabilmente testimonia dell’Unità della famiglia, della propria Chiesa domestica, cioè compie opera dello Spirito Santo

      (5) Forse non è conscio dei propri peccati mortali perché la sua formazione di base non cattolica non gliene ha dato l’opportunità: anche se sicuramente colpevole,ne è davvero imputabile? Chi conosce il foro interno?

      (6) Comunque è ancora qualcuno che desidera “toccare” il Cristo per essere salvato.

      Le sole condizioni che porrei, come vedi sono quelle descritte ai punti (1) e (4): dal punto (6) poi, può iniziare, quella conversione del cuore che porta alla redenzione e alla frequentazione di tutti gli altri sacramenti confessione compresa.
      In Pace

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  8. E intanto, scusami Simon se mi attardo nel gossip più becero, la sfida Vatican Insider vs Bussola quotidiana a suon di interviste è diventata una polarizzazione talmente palese da lasciar esterefatti. Non fanno nemmeno finta oramai.

    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-44058/

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-nessuno-puo-modificare-la-legge-divina-per-questo-non-e-lecita-leucarestia-ai-divorziati-14148.htm

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    • Scusarti e di che?
      Il secondo articolo da te linkato riporta esplicitamente le tesi di P. Michelet o.p. che sono le mie e di cui abbiamo parlato più volte su Croce-Via!
      È vero che in questo articolo il giornalista non è ha nemmeno parlato,ma la proposta di P. Michelet per la costituzione di di ordini di penitenti è estremamente moderna e risolve nell’insieme le problematiche legate a quelle dei divorziati risposati civilmente.
      Quanto al Card Wuerl, benché non abbia personalmente la sua sensibilità, quel che dice fa molto senso e non è da buttare tale quale.
      In realtà tutti questi ecclesiastici dicono cose che sono spesso complementari tra di loro: voler trarne opposizioni artificialmente direi che è il lato sporco del lavoro di giornalista che deve vendere i suoi articoli.
      In Pace

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  9. Il problema è sempre quello, a parlare per categorie si da l’immagine della Chiesa quale club “esclusivo” che tiene lontane persone che vorrebbero essere vicine. Ma la Chiesa è un club “inclusivo”, ha sempre le braccia aperte, sono semmai le persone che se ne allontanano.
    Bisognerebbe lasciar perdere le categorie, certe questioni possono essere trattate solo al singolare. Solo la persona può essere aiutata nel suo personale cammino di ritorno da altre persone preparate e autorizzate a questo compito. La “class-action” in questioni che riguardano ciò che la Chiesa custodisce e dispone è segno di mala-fede.

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