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  1. Magnifico: aspetto il seguito con impazienza.

    Già si riscontra il “solito” problema: questi “gran” ateisti non si riferiscono allo stesso Dio che noi conosciamo.
    Dovrebbe essere un punto di incontro e una base comune questo comune non accettare delle nozioni sbagliate di Dio : in questo esempio “epicureo” come lo chiami tu chi, razionalmente, potrebbe ammettere un “dio” in cui volontà e atto siano separati e in potenza?

    Se il discorso fosse davvero onesto da parte loro si concentrerebbero a capire Dio e non sbattersi la faccia contro le loro proprie sgangherate idee su “dio”: chissà, forse un giorno ne incontreremo uno…
    In Pace

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    • Forse questo potrebbe essere un “senso” da dare al nostro cortile dei gentili: lavorare cogli atei per combattere assieme tutte queste false nozioni di “dio”.
      Con quelli di buona volontà dovrebbe essere possibile: il risultato potrebbe essere un documento che mostra quel che abbiamo in comune nel rigetto dei falsi dèi generati dalle nostre idee erronee e le ragioni di questo rigetto.
      In Pace

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      • Magari!
        C’è un ma: l’accettazione di un Dio con le caratteristiche necessariamente divine come le intendiamo noi demoliscono da sole pressoché la totalità delle tesi atee contemporanee, per lo meno quelle del cosdietto “New Atheist”.
        Sposare e comprendere a pieno l’immagine di Dio rende tale “entità” (virgolette d’obbligo) non solo possibile come ipotesi razionale, ma forse addirittura più razionale del semplice “dal nulla, tutto!” (esemplifico); ed è una cosa che credo “emotivamente” un ateo di oggi non riesca letteralmente ad accettare.
        A me è sempre sembrato che i cosidetti New Atheist siano tali perché si pensano superiori razionalmente ai credenti. Punto. La sicumera è qui, fine. Dovessero concepire che le loro presunte razionalità sono in realtà pura ideologia, non sarebbero nemmeno gli atei che si professano.
        Cioè, mi sembra che la proposta Simon sia bellissima ed impossibile perché obbliga l’ateo contemporaneo ad abbandonare la sua incredulità irrazionale.

        Insomma, in una parola già detta: magari! 😀

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        • Eh ma così hai svelato tutto 😉
          Presto presto presto cancella questo tuo post 😀

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        • Certo, Minstrel, costoro probabilmente non possono farcela, ma noi lo possiamo fare: per giunta aiuterebbe tutti, in primis chi, avendo la testa pienamente nel reale sa che Dio esiste, potrebbe avere accidentalmente false immagini della Divinità. Cioè questo esercizio depurerebbe pure noi dal punto di vista dell’immaginario metafisico. Le affermazioni ridicole di un Odifreddi su quel che lui concepisce come “dio” ci insegnano proprio su quel che Dio non è: per noi è conoscenza apofatica.

          D’altro canto sarebbe interessante spendere, in seguito, un po’ di tempo sulle ragioni d’ateismo degli “atei virtuosi” i quali, a differenza della superficialità e a-scientificità dei New Atheists, hanno davvero qualcosa da dire che merita, a differenza delle esternazioni dei secondi, tutto il nostro rispetto: riflettere a costoro in certi casi ci può condurre a piû conoscenza catafatica.
          A presto
          In Pace

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  2. Altro elemento di riflessione: la differenza tra male etico (comportamenti contro l’umano) e male nella natura (terremoti, malattie, etc). Mentre l’esistenza del primo garantisce quasi “sperimentalmente” l’oggettiva libertà dell’essere umano e potrebbe quasi essere considerato “benvenuto” al proposito, il secondo ci indica qualcosa di ancora più primitivo nella lettura dell’origine del mondo ed è sempre “malvenuto”…
    A presto.
    In Pace

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    • Fra 2 giorni apparirà la seconda parte!
      Nel frattanto disputiamo sul post di Aristarco visto che non ho molto tempo per divertirmi su quello di Paolo. 😛
      Quanto al tuo post sul Cardinal francese Simon, che dire: è un bel casino! Altro che queste “banalità” epicuree… 😉 Insomma, ce sto a pensà!

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  3. Solo l’apokatastasi risolve questo dilemma, ed ovviamente la differenziazione tra eternità e perpetuità.

    Dio è eterno, il paradiso e l’inferno perpetui, l’uomo ergo in definitiva il creato, è chiamato a divenire per Grazia quel che è Dio stesso nella persona del Figlio.
    Difatti rimanere creatura non serve a niente. Il peccato ed il dolore sono solo conseguenze ovvie.

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  4. Anche perché ammettere il male significa limitare la perfezione di Dio, ossia avere un Dio talmente coglione che ha creato un aborto. Certo , l’uomo , e prima ancora i diavoli lo hanno reso effettivo, ma Dio aveva già in sé questa possibilità. Si dirà che era per poter far scegliere, noi ovviamente, ed è sicuramente così, ma non ha senso rispetto a Dio stesso.

    In realtà allora si parla di relatività, che si ha che per esserci abbisogna di una costante di riferimento.

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  5. D’altronde l’empio che ha consolazioni fisiche, psichiche e spirituali, accresce la sua pena, mentre il giusto che non ha consolazioni fisiche, psichiche e spirituali, accresce i meriti.
    Se invece le ricevesse, cos’altro sarebbero se non premi? Se invece l’empio subisse l’ira divina subito ed evidentemente, cos’altro sarebbe se non giusto?

    Tutto è nelle mani di Dio.

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    • Forse non si rendono conto le persone che se non fosse possibile creare una specie che viva di parassitismo, ad esempio , il mondo non sarebbe possibile empiricamente.

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