Sinodo: Osservazioni a caldo circa la Relatio post disceptationem

sinodo2Siamo a metà strada del primo Sinodo e la “Relatio post disceptationem” del Relatore generale, Card. Péter Erdő, è stata appena pubblicata sul Bollettino Stampa del Vaticano.

È un documento importante per le nostre riflessioni e discussioni sul blog in quanto è un documento di “Prima Mano” e quindi, commentandolo, non parliamo sul nulla.

La prima osservazione da fare è che non c’è nessun eco delle fumose teorie alla Kasper o alla Grillo in questo documento: non si parla di nessun secondo matrimonio, di benedizioni di seconde nozze, di “morte” del primo matrimonio o di diminuzione foss’anco “Pastorale”  dell’indissolubilità del Santo Matrimonio cristiano. Non possiamo che rallegrarcene: la dottrina della Chiesa è perfettamente preservata.

Sulla teologia stessa del matrimonio rimango però sulla mia fame, perché se è vero che al paragrafo 16 si dichiara che “…la famiglia redenta da Cristo (cf. Ef 5,21-32), a immagine della Santa Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata con la creazione e rivelata nella storia tra Dio e Israele, perviene alla sua pienezza con Cristo nella Chiesa  manca, secondo me, quel fiato grandioso che riconoscerebbe il matrimonio come cammino vocazionale specifico. È stato si, al punto 48, “sollecitato un maggiore approfondimento teologico a partire dai legami tra sacramento del matrimonio e Eucaristia in rapporto alla Chiesa-sacramento”  ma in un contesto di terza zona che è quello di chiedersi se è possibile la comunione spirituale, perché non poter accedere a quella sacramentale”. Francamente spero che la Chiesa tutta sia capace di un breakthrough intellettuale verso l’Alto che ancora non si accenna per davvero.

Riguardo ai soggetti trattati da noi fin da febbraio scorso invece possiamo vedere delle posizioni che ci rallegrano in linea colle proposte di Schönborn che sosteniamo al 100%:

17 “… una significativa chiave ermeneutica proviene dall’insegnamento del Concilio Vaticano II, il quale, mentre afferma che «l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica», riconosce che anche «al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica» (Lumen Gentium, 8).

20 Rendendosi dunque necessario un discernimento spirituale, riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili e ai divorziati risposati, compete alla Chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali. Seguendo lo sguardo ampio di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf.Gv1,9; cf. Gaudium et Spes, 22), la Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono, anziché i limiti e le mancanze”.

Quello che noi abbiamo chiamato nel nostro post precedente Unione di Grazia lo ritroviamo come conseguenza dei punti 17 a 20 citati qui sopra nel punto 42: “Un tale discernimento è indispensabile per i separati e i divorziati. Va rispettata soprattutto la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione e il divorzio. Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile. …

Come anche l’appello per questo approccio si fa risentire al punto 47 : “Riguardo alla possibilità di accedere ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, alcuni hanno argomentato a favore della disciplina attuale in forza del suo fondamento teologico, altri si sono espressi per una maggiore apertura a condizioni ben precise quando si tratta di situazioni che non possono essere sciolte senza determinare nuove ingiustizie e sofferenze. Per alcuni l’eventuale accesso ai sacramenti occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale – sotto la responsabilità dal vescovo diocesano –, e con un impegno chiaro in favore dei figli. Si tratterebbe di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso, secondo una legge di gradualità, che tenga presente la distinzione tra stato di peccato, stato di grazia e circostanze attenuanti”.

Se avessi una sola annotazione da fare è che per ora manca il riconoscere specificamente che è la sola grazia del primo matrimonio che può santificare la penitenza di chi vive una seconda unione.

Un altro soggetto che ci tiene a cuore è il Vangelo della Vita della Chiesa Cattolica espressa in Humanae Vitae: ancora una volta questo Sinodo ci sorprende per la chiarezza dei propositi: 53 “Non è difficile constatare il diffondersi di una mentalità che riduce la generazione della vita a una variabile della progettazione individuale o di coppia. … L’apertura alla vita è esigenza intrinseca dell’amore coniugale.”

54 Probabilmente anche in questo ambito occorre un linguaggio realista, che sappia partire dall’ascolto delle persone e sappia dar ragione della bellezza e della verità di una apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. È su questa base che può poggiare un adeguato insegnamento circa i metodi naturali, che consenta di vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunicazione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa. In questa luce va riscoperto il messaggio dell’EnciclicaHumanae Vitaedi Paolo VI, che sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità.

Tutti i soliti malpensanti dell’area scismatica tradi-protestante e anche quelli dell’area scismatica specularmente opposta del progressismo possono quindi darsi una bella calmata, se ce la fanno.

Quanto a noi aspettiamo di vedere cosa porteranno di “nuovo” i brainstroming di questa settimana soprattutto alla luce della alta qualità dei moderatori in carica di ogni gruppo: come già espresso più volte, spero vedere uno slancio verso l’alto teologico e mistico sul Sacramento del Matrinonio stesso, la sua Connessione con l’Eucarestia e la realtà nuziale del Regno di Cristo.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Sinodi della famiglia

32 replies

  1. “breakthrough” intellettuale!! ???? Fin lì non ci arrivo…. 😉

    Personalmente ritengo andrà nescessariamente fatta un distinzione e un diverso discernimento tra “convivenze e matrimoni civili” (nulla osta che divengano anche “di punto in bianco”, Matrimoni religiosi) e le unioni, che talora sono anche matrimoni civili, che “provengono” da precedente Matrimonio religioso.
    Almeno sino a quando il primo, resta indissolubile “sinché morte non li separi”…

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    • Mmmmhh
      Beh, io sarei per lo sconnettere totalmente il matrimonio-sacramento dal matrimonio civile: forse scioccante per voi nella realtà italiana dove il sacerdote funge da ufficiale dello stato civile ma non nel resto del mondo dove il matrimonio civile non ha più nessun significato con alcuna pregnanza cristiana o di legge naturale.

      Un altro aspetto è riconoscere specificamente che è la grazia del primo matrimonio che può santificare la penitenza di chi vive una seconda unione.

      Secondo me va da essere riconosciuto il matrimonio come cammino vocazionale specifico che va quindi da essere riconosciuto dalla Chiesa locale e accettato in quanto tale dalla comunità cristiana alla stessa stregua che gli altri cammini vocazionali: in altre parole bisogna aver il coraggio di dire che la pratica pubblica della fede è strumentale al sacramento non solo in parole ma negli atti e il che il sacramento non ha nessun automatismo.

      Ci si sta andando in quella direzione colla nozione già nel sinodo di assicurarsi della formazione dei nubendi in un modo altrimenti più serio che l’attuale.

      Siamo nel campo delle opinioni, ovviamente.
      In Pace

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      • Sì, pure io sarei per la “sconnessione”. Attualmente molti (italiani) sono piuttosto confusi al riguardo…con il risultato, in una società grossolana e che va di fretta, che per la persona “comune” i due matrimoni, civile e religioso, all’incirca si equivalgono: l’unica differenza è la cerimonia e il vestito, e la location.
        (anche se ci si sta attrezzando sempre meglio per cerimonie (solo) civili di un certo livello, con libretti-cerimonia, ecc. ecc. giusto per richiamare un pò di….solennità perduta)

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      • Il mio commnento non entrava o communque non intendeva entrare per nulla, in questo aspetto della problematica…

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  2. Osservazione 1 : plateale errore (dottrinale…) e errato richiamo ad un Documento

    Ci si richiama alla “gradualità” e si fa un richiamo a proposito alla Familiaris Consortio al punto 34, ma leggere per credere, la Familiaris Consortio in quel punto afferma l’esatto contrario:

    34) “Essi, tuttavia, non possono guardare alla legge solo come ad un puro ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. «Perciò la cosiddetta “legge della gradualità“, o cammino graduale, non può identificarsi con la “gradualità della legge”, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse. ”

    E qui il Vangelo ci sembra venga in aiuto: Gesù al “giovane ricco” gli ha detto: ““vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.
    Mica gli ha detto “vabbuò, inizia a dare qualcosina poi col tempo, a mano a mano, fino a che campi un poco alla volta…”.

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    • Guarda che la Relatio non parla di “gradualità della legge” ma della “legge della gradualità”:
      13 ….” In ragione della legge della gradualità (cf. Familiaris Consortio, 34), propria della pedagogia divina, si tratta di leggere in termini di continuità e novità l’alleanza nuziale, nell’ordine della creazione e in quello della redenzione.”

      Il che fa senso visto che la preoccupazione è qui pedagogica.
      In Pace

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    • Si noti poi quali “astuzie dialettiche” (per non dir altro…) sono utilizzate:

      “Alcuni si domandano se sia possibile che la pienezza sacramentale del matrimonio non escluda la possibilità di riconoscere elementi positivi anche nelle forme imperfette che si trovano al di fuori di tale realtà nuziale, ad essa comunque ordinate. La dottrina dei gradi di comunione, formulata dal Concilio Vaticano II, conferma la visione di un modo articolato di partecipare al Mysterium Ecclesiae da parte dei battezzati.”

      Ma come? Le chiama forme imperfette e non usa “graduali”? E sennò…
      Però poi parla di gradi di comunione, cioè gradualità. Perchè, Ripeto perchè Familiaris Consortio al punto 34 (da loro stessi richiamato nel documento dice chiaramente:
      “Perciò la cosiddetta “legge della gradualità“, o cammino graduale, non può identificarsi con la “gradualità della legge”, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse. ”

      Farmi prendere per fesso, non ci sto! Roba da ritrovati linguistici…

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      • Simon, Il solito rumore di diamanti sugli specchi ala V.I. e A.T.
        Fuggo, ciao

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        • LOL.
          Non prendertela, ma non leggi le cose con calma e ne diventi strabico. 😉

          Prendiamo un esempio di una coppietta ignorante e col cervello già alla griglia grazie al pensiero unico nel quale bagna: decidono di vivere assieme per un po’ di tempo, non è cosa buona di per sé, ma c’è qualcosa di buono lo stesso e cioè si vogliono bene. Dopo un po’ decidono di stare assieme per sempre, anche qui non è una cosa buona di per sé, ma c’è qualcosa di buono nel “per sempre” che è l’intenzione di aiutarsi a vicenda vita natural durante. Qualche tempo più in là decidono di avere bambini e di sostenersi tutta la vita: ecco che la relazione diventa un matrimonio secondo la legge naturale, il che è una cosa buona in sé . Ed, infine, si convertono e chiedono il matrimonio: omnia in bonum.

          Non c’è gradualità della legge, ma la legge della gradualità: quel che il Sinodo chiede è che si riconosca quel che c’è di buono in ogni tappa per fare avanzare tale coppietta nel suo incontro con Cristo.
          Gradualità della legge sarebbe se si dicesse che fossero un po’ sposati all’inizio, un po’ di più dopo, e così via di seguito.

          Spero che l’esempio sia chiarificante.
          In Pace

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          • si ma questa si chiama sanatio in radice e NON PREVEDE il fatto che ci sia già stato un altro matrimonio sacramentale.
            EDDAJE…

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            • La Relatio non parla solo dei Divorziati risposati.
              E quanto a questi ultimi non dice che possono finire “sposati” (sacramentalmente) col secondo coniuge: ci mancherebbe!
              In Pace

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  3. Osservazione 2 : “la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso“.

    E chiaro, chiarissimo, ci mancherebbe non accoglierli e Battezzarli questi bambini.

    Una domanda però mi sorge spontanea e la pongo a voi e al cardinale stesso : ma i “bambini che vivono con coppie dello stesso sesso” nascono “sotto la cavolo” o “li porta la cicogna“?
    Li adottano? E la Chiesa parla, dice o ha detto qualcosa sulla liceità di questa pratica?
    Ricorrono alla fecondazione artificiale e/o al cosiddetto “utero in affitto? E la Chiesa parla, dice o ha detto qualcosa sulla liceità di questa pratica?

    Posso solo osservare che dall’alto della gerarchia c’è un imbarazzante, assordante silenzio, che si va perpetrando!
    E’ tutto moralmente lecito? C’è un silenzio-assenso da parte vostra?
    Quanto ancora tacerete. E’ vero “sanare” le situazioni ma, perchè non si interviene anche “a monte” educando, catechizzando, distinguendo, insegnando le verità morali, separando ciò che bene da ciò che è male, no? La Chiesa ha rinunciato al suo compito affidatole (e si sta “separando” dal suo Capo)?
    Ecco che si perpetuano i silenzi di cui sempre vado ribattendo…

    Domande lecite che non ledono maestà alcuna…

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    • Concordo con te che sulla questione omosessuale ammetto che c’è un po’ di confusione nel documento (troppi prelati essi stessi gay?), ma l’essenziale è detto: 51. “La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa.”
      È quindi ovvio che per i partecipanti al sinodo la questione omosessuale è legata a problematiche di crescita affettiva e di maturità umana: tutto è detto (salvo il peccato che esso è).

      Non mi formalizzerei sulla frase circa i bambini ma piuttosto su questa 52 “Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners” : le relazioni omosessuali essendo intrinsecamente perverse in quanto contro la natura umana, il fatto di vivere assieme consumando il vizio in questione non le rende virtuose perché c’è un appoggio prezioso per la vita dei partners. Qui c’è davvero un problema che dovrà essere delucidato in prossimo futuro con chiarezza anche se con delicatezza: dopotutto è uno di quei tre peccati che grida vendetta direttamente al cospetto di Dio assieme all’omicidio e al non pagare il giusto salario ai propri impiegati.
      In Pace

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    • Caro Ubi a me rimane una domanda in piú chi educherá nella Fede questi bambini battezzati?

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  4. L’ osservazione 3: detto semplice, “Figlioli belli, ma se credete in Dio e volete la Comunione, ma perchè non vi sposate, abbiate bontà? Cosi riceverete “la pienezza sacramentale del matrimonio”!

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    • Nella dottrina tradizionale della Chiesa il matrimonio “naturale” è per i cristiani automaticamente “sacramentale”: ebbene penso che qui ci sia qualche riflessione da fare, nel senso di non essere così assoluti ma di dire che il matrimonio “naturale” partecipa di quello “sacramentale”.
      Questa evoluzione della dottrina, secondo me, farebbe senso in quanto nelle società contemporanee non c’è più il senso “naturale” del matrimonio e che, quindi, chi convive o si sposa civilmente non è neanche detto che sia sposato nel senso che si attribuiva da un paio di millenni.
      In Pace

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      • in quale Chiesa…di grazia? 🙂

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        • Quella in cui sussiste pienamente la Chiesa di Cristo. 😉
          In Pace

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          • Ogni matrimonio non sacramentale PER UN BATTEZZATO costituisce fornicazione.

            Un po’ come il fatto che un islamico possa battezzare un pagano. Contenti voi…

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            • Solo per i cattolici che sono tutti sottomessi al CJC.
              Per gli altri cristiani, i ministri del matrimonio essendo gli stessi sposi, se decidono di sposarsi secondo la legge naturale (esplicitamente o implicitamente) ebbene ricevono il sacramento ex opere operato.
              In Pace

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          • “Solo per i cattolici che sono tutti sottomessi al CJC.
            Per gli altri cristiani, i ministri del matrimonio essendo gli stessi sposi, se decidono di sposarsi secondo la legge naturale (esplicitamente o implicitamente) ebbene ricevono il sacramento ex opere operato”

            Quindi è per i “non cattolici”. Quindi questi Non possono avere la Comunione. Se sono “Battezzati” erano e restano “fornicatori”. Devono “sanare in radice” per essere ammessi alla Comunione.
            E poi parliamoci chiaro, perchè ci si sposa civilmete? Perchè o non credo o non credo. Da dove esce fuori che uno non ha i soldi? Se non hai i soldi non ti sposi nemmeno civilmente: E non vai a convivere perchè soldi non ne hai. Tanto che costa il Rito del Matrimonio cattolico? Non hai i soldi per il banchetto? E non lo fai, il “Matrimonio” lo fa il Rito, non il banchetto le bomboniere le foto etc…

            Anche la Gerarchia ha “unghia di diamante” per arrampicarsi sugli specchi per non affermare una semplice Verità! Ah, la vertàcondanna? Ma come può condannare la verità che è anche carità? Misteri di questa gerarchia….

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  5. Magister riporta (http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/13/alla-comunione-ai-divorziati-risposati-anche-il-beato-angelico-dice-no/) un’articolo dell’Osservatore Romano di cui purtroppo non ho trovato il link e che darebbe le informazioni seguenti:

    “Nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre “L’Osservatore Romano” ha fornito un primo pallido resoconto della battaglia campale scoppiata in mattinata nell’aula del sinodo dopo la lettura della “Relatio post disceptationem” redatta dal cardinale relatore Péter Erdö con la collaborazione – a tratti prevaricante, come lo stesso Erdö ha fatto capire nella conferenza stampa della mattina – del segretario speciale Bruno Forte.

    Nel fuoco di fila di ben 41 interventi, hanno preso la parola tra gli altri i cardinali Pell, Ouellet, Filoni, Dolan, Vingt-Trois, Burke, Rylko, Müller, Scola, Caffarra, tutti contrari a un’apertura alle seconde nozze come prospettato dal cardinale Kasper, anche lui intervenuto.

    Ma tra le proteste di cui ha dato conto “L’Osservatore Romano” ve n’erano anche che riguardavano i paragrafi (redatti da Forte) sull’omosessualità, sulla quale “è stata chiesta una formulazione che tenga conto delle persone ma che non contraddica in alcun modo la dottrina cattolica su matrimonio e famiglia”.

    E ancora “è stata proposta una parola più forte sul dramma dell’aborto così come sulla questione della fecondità assistita”.

    Ma “soprattutto è stato invocato un grande incoraggiamento profetico rivolto a tutte quelle famiglie che, anche a prezzo di enormi sacrifici, testimoniano ogni giorno la verità cristiana sul matrimonio. Insomma – è stato rilevato – sarebbe opportuna un’affermazione positiva dell’amore matrimoniale, come anche del valore sociale delle famiglie”.

    Apparentemente condividiamo gli stessi punti di vista assieme a Pell, Ouellet, Filoni, Dolan, Vingt-Trois, Burke, Rylko, Müller, Scola, Caffarra.
    Grassetti miei.
    In Pace

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    • Ecco l’originale http://www.osservatoreromano.va/it/news/annunciati-tema-e-date-del-prossimo-sinodo

      “Alla presenza del Papa e con la partecipazione di 184 padri, il cardinale Erdő ha presentato la relazione post disceptationem, che raccoglie — ha spiegato — «i risultati delle nostre riflessioni e dei nostri dialoghi» così come sono emersi nella prima settimana di confronto. Sul testo si è poi sviluppato un dibattito ampio, aperto e chiaro – animato dagli interventi di 41 padri sinodali – sotto la presidenza di turno del cardinale Raymundo Damasceno Assis.

      A prendere la parola nel dibattito libero di stamani sono stati, tra gli altri, i cardinali Kasper, Pell, Braz de Aviz, Turkson, Ouellet, Ouédraogo, Filoni, Dolan, Martínez Sistach, Schönborn, Vingt-Trois, Burke, Scherer, Napier, Ryłko, Müller, Scola e Caffarra; il patriarca Gregorio iii Laham, e gli arcivescovi Paglia e Forte.

      Sulla questione dell’ammissione dei divorziati risposati all’eucaristia sono emerse le diverse linee già espresse nei giorni scorsi. Gli interventi stamani hanno ulteriormente precisato nei dettagli i contorni della questione, soffermandosi soprattutto su cosa significhino i concetti di gradualità e accoglienza, con le loro implicazioni pratiche, e senza mai mettere in discussione l’unicità, la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio cristiano . È stato inoltre chiesto un riferimento esplicito al battesimo, punto fondamentale in ogni cammino di conversione. Al sinodo, del resto — è stato ricordato — non si tiene un referendum ma un dialogo

      Durante l’esame, molto attento, della relatio — sono state avanzate osservazioni, suggerimenti e proposte — è stato chiesto, tra l’altro, di porre di più l’accento sul ruolo della donna e sulla maternità, come anche sul rapporto tra il Vangelo della famiglia e la cultura contemporanea. Soprattutto è stato invocato un grande incoraggiamento profetico rivolto a tutte quelle famiglie che, anche a prezzo di enormi sacrifici, testimoniano ogni giorno la verità cristiana sul matrimonio. Insomma — è stato rilevato — sarebbe opportuna un’affermazione positiva dell’amore matrimoniale, come anche del valore sociale delle famiglie. Segnatamente è stata rimarcata l’opera di quelle famiglie missionarie — con l’azione di associazioni, movimenti e nuove comunità — che sono una testimonianza con il loro stesso essere. E questo vale non solo per i luoghi dove la Chiesa è minoritaria, ma anche per tutte le parrocchie.

      Inoltre è stato proposto di indicare la famiglia espressamente come «Chiesa domestica» e la parrocchia come «famiglia di famiglie domestiche». Inoltre è stato proposto di fare chiarezza sul ruolo specifico dei due genitori e di ricordare pure l’importanza dei nonni. Una parola in più è stata chiesta, poi, sul ruolo dei sacerdoti nell’accompagnamento delle famiglie. E sulla questione antropologica che evidenzia il mistero trinitario. Di contro, è stata fatta menzione anche del problema della mancanza di fede, che è alla base dei tanti fallimenti.

      Riguardo alla questione degli omosessuali, è stata chiesta una formulazione che tenga conto delle persone ma che non contraddica in alcun modo la dottrina cattolica su matrimonio e famiglia.

      Altri interventi hanno riguardato questioni che toccano il dialogo ecumenico. Tante voci dell’Africa hanno messo in risalto le specificità di quel continente: si sono così sottolineati il nodo problematico della poligamia e la richiesta che le organizzazioni internazionali si preoccupino piuttosto di portare cibo e farmaci, e non programmi contro le nascite.

      È stata poi proposta una parola più forte sul dramma dell’aborto così come sulla questione della fecondità assistita, e sullo sfruttamento sessuale, che comprende la pornografia in rete, la prostituzione e la tratta di esseri umani. Alcuni padri, infine, hanno rilevato un’analogia tra il Sinodo e il clima che si è vissuto al concilio Vaticano II.”

      Il tono non sembra essere quello dettoci da Magister, ma l’essenziale lo si può riscontrare.
      Grassetti miei
      In Pace

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      • Finalmente respiro! Aria! Grazie!
        Quella roba fumosa di prima mi aveva intossicato!

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      • Da mettere in risalto l’intervento del presidente della CE polacca
        http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-erdo-36928/

        Tra i punti riportati:
        ” Per esempio il criterio della gradualità. Ma si può veramente trattare il concubinato come gradualità e una via per la santificazione? Durante il dibattito odierno si è sollevato il fatto che la dottrina esposta nel documento ha del tutto omesso il tema del peccato. Come se avesse vinto la visione mondana e tutto fosse imperfezione che porta alla perfezione… “

        Al primo punto, rispetto alla relazione che possiamo tutti leggere, debbo dire che non leggo niente che tratti del concubinato come “via di santificazione”, ma solo in quanto luogo dove bisogna pur andare annunciare la Buona Novella del Matrimonio: se però quella fosse l’intenzione di chi ha redatto il testo, allora non c’è dubbio che i polacchi hanno ragione.

        È vero che il tema del peccato non è stato sfiorato esplicitamente anche se tutto quel di cuisi tratta è peccato: peccato lo risposarsi dopo un divorzio, peccato il vivere in concubinato, peccato compiere atti omosessuali. Ritengo anch’io importante ricordare che tutte queste cose e le altre che il sinodo tratta sono tagli netti nella vita di grazia e separazioni oggettive da Dio.

        Adesso è ben identificato il prelato, Mons Forte, che vorrebbe considerare i comportamenti omosessuali solo come “imperfezioni” mentre invece questi si oppongono intrinsecamente non solo ad una vita soprannaturale, non solo all’ordine sociale, ma soprattutto alla stessa natura umana: non so come questo Forte possa trovarvi “semi” di verità, mentre ci possono essere solo semi di dannazione esattamente come l’omicidio e il non pagare il giusto salario.

        Nel caso dei comportamenti omosessuali non c’è parallelismo con il percorso delle coppiette concubine le quali si iscrivono in una situazione di imperfezione di un impegno naturale, mentre i primi in una situazione che contraria alla natura dell’uomo: dove Forte abbia dimenticato il semplice buon senso ce lo possiamo chiedere. Ovviamente dobbiamo profondamente rispettare chi ha tendenze omosessuali, ma non in virtù della loro omosessualità, ma in virtù del fatto che sono essere umani all’immagine di Dio, o allora, dovremmo rispettare i criminali perché hanno ucciso, gli stupratori perché hanno stuprato, i malati mentali perché sono malati mentali…

        Quello che condivido anche con i polacchi è il loro appello a parlare della famiglia con criteri positivi: insomma quel che ho denunciato nel post circa la mancanza di di un fiato teologico verso l’Alto.

        Per altro nella proposta di Schönborn non vedo nessuna contraddizione con l’insegnamento di San Giovanni Paolo Magno.
        In Pace

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  6. Davvero grazie, andrò a dormire credo con maggiore serenità…

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  7. Cari amici, ho scritto quanto segue prima di leggere le ultime notizie riportate qui sopra, che i confortano (speriamo), ma credo che valgano lo stesso come consideraznioni generali.
    Seguendo il dibattito in corso sul sinodo, si comprende che tutto ruota intorno a due punti: prendere atto di una certa situazione della società attuale e venire incontro a situazioni problematiche. Questa è la realtà odierna e ad essa si deve rispondere. Ma nessuno però sembra essersi interrogato sulle cause di questa situazione. Invece che arrampicarsi sugli specchi del Vaticano per cambiare la dottrina senza dirlo (scusate la semplificazione), forse sarebbe stato utile in radice chiedere al Sinodo perché la dottrina non viene più recepita dalla gran parte della gente. Compito della pastorale è cercare adattare la dottrina alla società o far sì che quest’ultima ne segua l’insegnamento? Probabilmente porsi queste domande sarebbe scomodo: significherebbe discutere del modo con cui la Chiesa conciliare si è confrontata con il mondo, modo che è indiscutibilmente da ritenere per ottimo. Ma questo è il punto: è veramente ottimo questo modo? Come si fa ad affrontare il tema della famiglia in un mondo secolarizzato quando la secolarizzazione è avvenuta in primis dentro la Chiesa – anche nelle forme esteriori (che non sono trascurabili, ma fondamentali perché è attraverso di esse che giunge il primo messaggio)? Come possiamo lamentarci che la sacralità della famiglia sia messa in discussione dal ‘mondo’ quando nella chiesa si è fatta una gigantesca opera di desacralizzazione, a partire dalla liturgia?
    Nei riguardi del ‘mondo’, a me pare che la Chiesa conciliare, in tutte le sue manifestazioni, abbia abdicato al ruolo di madre e maestra sostituendolo con quello di amica, ottenendo lo stesso risultato disastroso che ottengono i genitori che vogliono fare gli ‘amici’ dei figli. Non più precetti, dogmi, regole, forme, premi, castighi, giustizia, misericordia, non più, alla fine della fiera, scelte. La liturgia, luogo del primo incontro con la Chiesa e col sacro, è la cartina di tornasole: nella Chiesa postconciliare va bene il gregoriano e va bene la messa beat, la messa rock e ultimamente pure quella reggae, va bene la pianeta e va bene la stola arcobaleno, va bene il canone romano e la preghiera eucaristica II… , un supermercato in cui ognuno porta e prende quel che vuole. Ma la Chiesa deve fare una proposta forte, alternativa, profonda; o deve correre dietro alla proposta del mondo? Perché non capiscono che un adolescente lo conquisterai di più portandolo per tre giorni in silenzio in cima a una montagna che a fargli fare lo scemo cantando Osanna-è? Perché non capiscono?

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    • Possiamo, senza dubbio alcuno, criticare la pastorale della Chiesa cattolica e essere buoni figli della Chiesa: anzi, contributi critici costruttivi sono sempre benvenuti.

      Sono di quelli che considerano che la pastorale è fatta malissimo nella mia diocesi e nelle diocesi attinenti e questo da decenni e proprio per la ragione che tu esprimi: il progressismo ideologico e la cattiva formazione degli operatori pastorali compresi i sacerdoti, l’assenza di attributi virili dei vescovi, hanno portato alla situazione di derelizione attuale delle chiese locali nel mondo attuale.

      Le parrocchie che funzionano bene sono quelle che non si sono lasciate sopraffare dal pensiero unico mondano versione pro ecclesia.

      Il problema è antico, risiede nel mysterium iniquitatis, nell’infedeltà dei chierici e dei laici che non data da oggi o da 50 anni ma da ben prima: personalmente penso che i peccati generano sempre peccati peggiori, la prima guerra mondiale, ad esempio, è stato un grandissimo peccato, praticamente cattolici contro cattolici, a sangue con decine di milioni di morti, con tante conseguenze sociali e morali nel primo dopoguerra; la seconda guerra mondiale ancora peggiore della prima con conseguenze morali, sociali e religiosi ancora più radicali: la Shoa è il sommo della sconcezza che un umano può inferire ad un altro umano, fatto in massa, lo sterminio messo in opera dai rivoluzionari francesi “illuministi” che hanno iniziato l’era dei genocidi nella storia dell’umanità contro i vandeani, diventando a paragone quasi aneddotico.

      Ma il nocciolo vero del problema a noi contemporaneo è stato il rifiuto eretico e nella pratica scismatico dell’ Humanae Vitae: la Buona Novella della Vita è stata rigettata dalle generazioni che avevano vissuto la seconda guerra mondiale e che allora si inebriava nel conforto del dopoguerra. E la Chiesa in tutto ciò? Beh quella Chiesa formata nei seminari dagli anni trenta a sessanta non è stata capace di reagire correttamente sul piano pastorale: ci furono tanti tentativi falliti. La sola cosa che abbia “funzionato” è stato lo stesso Concilio Vaticano II e gli insegnamenti sempre ineccepibili dei Papi degli ultimi 50 anni: questo, cioè lo stesso Spirito Santo, ha salvato, salva e salverà la Chiesa: e questo malgrado l’apostasia reale dei chierici e dei laici, non ultima illustrata nella performance di tale Mons Forte che non capisce neanche più la differenza tra comportamenti omosessuali e concubinaggio di una coppia.
      In Pace

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      • Accidenti!
        Per giungere a leggere queste parole, scritte dal nostro amico “In pace”, sempre pronto a smorzare i toni di chi osa trasgredire, pur di trovare un’apparente via d’uscita onorevole, vuol proprio dire allora che la situazione è drammatica.
        Son proprio curioso di vedere come andrà a finire questa carnevalata.
        Un appunto: da non credente mi complimento con quanto ha scritto Francesco Colafemmina.

        http://www.fidesetforma.com/2014/10/14/cloache-dimpurita/

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        • Che la situazione sia drammatica per la Chiesa non è da oggi, ma da duemila anni.
          Il miracolo della Chiesa è che è mentre dalla sera della Crocifissione non avrebbe mai dovuto essere.
          In Pace

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  8. Caro Simon, dare la colpa ai preti formati dagli anni ’30 ai ’60 mi sembra quantomeno ingiusto e dire che l’unica cosa che ha funzionato è stato il Concilio Vat II altrettanto azzardato. Liquidare la crisi della Chiesa postconciliare dicendo che problemi ce ne sono sempre stati, beh, è anche qui peccare di semplicismo. Certo, questo è vero ed è ovvio. Ma è altrettanto indubitabile che la grande crisi d’identità della Chiesa risale al periodo del Concilio, quando a una “minoranza vociante” riuscì di fare ciò che per ora sembra in parte rituzzataoal Sinodo (e sottolineo “per ora”). Certo, con infinita maestria in più. Così che il Concilio poteva dirsi felicemente chiuso senza danni per il Depositum fidei e con una spinta missionaria in più, mentre erano stati seminati (in parte all’interno dei documenti, in parte nell’interpretazione che se ne dava), i germi dell’autodemolizione, giusta la diagnosi fatta non da Lefebvre ma da Paolo VI.
    Non riesco a comprendere come si possa dire che il Concilio Vaticano II abbia funzionato. Certamente alcune ‘conquiste’ sono state ottime, ma sono quelle a cui si sarebbe potuto arrivare anche con graduali riforme. Per il resto, non saprei proprio quali siano i successi da vantare.
    Le persone semplici, poco avvezze alle chiacchere, hanno l’intuito; una’anziana signora mi ha detto un giorno: “Dopo il Concilio è cambiato tutto; è cambiata anche la fede”. Diciamolo chiaro: il problema della Chiesa non è solo la liturgia o i divorziati risposati o miom nonno in carriola:ç è una crisi di fede. Caro Simon, certo che nessun documento dirà a chiare lettere che cambia la dottrina; l’apostasia non è nei documenti, è nei fatti, è nella desacralizzazioe che si compie giorno dopo giorno, domenica dopo domenica nelle chiese, nelle sacrrestie, nei comportamenti, nei vestiti, nello stile dei sacerdoti. E’ l’eresia dell’informe di cui parla Mosebach, è l’erosione sotterranea che nasce , in fondo, da una Chiesa che ha brutalmente tagliato co, proprio passato senza saper costruire un presente credibile.
    Che colpa ne avevano i preti formati negli anni dal ’30 al ’60? Dobbiamo ricordare che da decenni si operava a seminare certe idee: la pasticciata riforma della Settimana Santa negli anni ’50 fu la grande prova generale di quello che si preparava. Per molti, poi, il Concilio fu vissuto come una liberazione da una disciplina mal sopportata. Ma non possiamo dare la colpa solo a loro. L’arroganza dei teologi e dei liturgisti d’assalto, tanto prepotenti quanto ben organizzati, fu la vera droga dell’epoca: la sua saldatura con la stagione del ’68 e poi degli anni ’70 portò alla deflagrazione finale. E’ interessante come le parole d’ordine delle riforme ecclesiastiche coincidano esattamente con quelle della politica ‘rivoluzionaria’ dell’epoca; ma mentre la società e la stessa politica ha superato quella temperie, anche facendo autocritica (benché non sempre facendo poi scelte migliori), la Chiesa è rimasta immobile a quelle illusioni, a quei linguaggi, a quegli slogan, all’autoesaltazione di quella stagione che esalta solo quelli che avevano allora 20 anni. E che , giunti a posizioni di potere (anche questo nella miglior tradizione dei contestatori di allora!!!), continuano imperterriti a fare danni.

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    • I preti ed i vescovi formati tra gli anni 30 e 60 non erano colpevoli della formazione ricevuta che era stata “pensata” da altri vescovi e preti della fine del XIX secolo: formazione quindi che non li rendeva adatti anzi come aventi un divario di 70 anni con il mondo laico.

      Rimane il fatto che questo sacerdoti e religiosi, salvo dovute eccezioni profetiche, sono rimasti estremamente passivi ed incapaci di rispondere all’evoluzione societale esogena alla Chiesa: ad esempio si sono mostrati incapaci di sostenere Humanae Vitae; oppure, con fenomeno iniziato già negli anni 50, hanno cominciato a chiedere sempre più in massa la propria riduzione allo stato laico e ciò fino all’inizio degli anni ottanta; oppure sono stati incapaci di essere esempi da imitare per i giovani per future vocazioni. Un padre si può dire quanto la sua vita sia stata “utile” guardando al numero dei figli, ad esempio: quante vocazioni hanno generato con il loro esempio quei sacerdoti e religiosi di quegli anni li? Questi non sono frutti del CVII ma bene della Chiesa pre-CVII

      In Pace

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