Divorziati Risposati: la Proposta di Croce-Via per una Unione di Grazia

Il Sacramento della Santità Ordinaria

Il Sacramento della Santità Ordinaria: Unione di Grazia

Cari Amici e utenti,
leggendovi ho un po’ l’impressione che perdiamo di vista l’essenziale: questa è la salvezza delle anime. Rileggiamoci il vangelo di oggi per rinfrescarci un poco le idee.

Il problema non è di sapere se si può essere salvati rimanendo impenitenti nell’adulterio, ma se ci si può vestire correttamente per andare al banchetto nuziale del re, essendo già ammesso che sono stati invitati gli ultimi della società.

Non c’è dubbio, e ben fa Papa Francesco a ricordarcelo, che questo banchetto è quello di ospedale da campo e che la Chiesa è qui per accogliere tutti: ricordiamoci anche che se molti sono i chiamati pochi sono gli eletti e questo perché c’è ne è anche solo uno che non è ben vestito.

La questione che si deve porre la Chiesa non dovrebbe quindi essere quella di ammettere in casa propria tutti quelli trovati per strada ma assicurarsi che siano vestiti bene, cioè, riprendendo la lista di San Paolo, che non siano adulteri, incestuosi, contro-natura, ladroni eccetera .

Il nocciolo del problema non è quindi di comunicarsi oppure no, problema sballatissimo e per davvero senza senso se preso in isolazione come fanno le conferenze episcopali nord europee , ma assicurarsi che tutti possano salvarsi.

Orbene il matrimonio sacramentale è uno strumento di santificazione per sé, nella gioia e nelle prove: non c’è nessuna ragione che non santifichi una coppia separata se le ragioni di questa separazione hanno una giustificazione. Essere separata dal marito beone e violento può essere santificante; lo stesso da uno sposo adultero ed irrispettoso all’estremo; lo stesso nel caso di essere stato lasciato dalla moglie;lo stesso quando il marito deve lasciare la famiglia per anni per trovare lavoro all’estero su altri continenti: sempre sarà il sacramento a santificare.

La questione per i divorziati risposati fa solo senso nell’ottica di sapere cosa può fare la Chiesa affinché il solo matrimonio valido possa operare lo stesso la sua funzione santificatrice malgrado la nuova situazione. Il fatto di essere separati non inficia, abbiamo visto, la potenza santificante del sacramento quando i motivi sono giusti: avere una nuova famiglia è stato un peccato all’origine ma sicuramente è un motivo giusto ( cioè secondo la giustizia) quello di occuparsi dei nuovi figli, moglie, debiti e compagnia bella. Tante cose belle umanamente parlando possono aver luogo nella seconda coppia.

Quel che c’è di buono in questa nuova coppia può essere santificante? Lo potrà essere, secondo le ipotesi che sosteniamo assieme con il Card. Schönborn, a condizione che ci sia un nesso se non altro mistico tra queste realtà positive e il matrimonio sacramentale ( da dove l’analogia colle chiese separate da Roma) e questo nesso può stabilirsi solo lungo un percorso penitenziale come quello descritto da Schönborn dove, appunto, lunione, non più di vita, ma di grazia si ristabilisce con tutti i membri della prima famiglia e tutte le responsabilità relative assunte. In certi casi questo potrà andare fino alla ripresa della vita comune e nella stragrande maggioranza essa si ridurrà al portarsi mutualmente spiritualmente anche se ormai definitivamente da lontano. Allora sì, al costo di questa conversione dei cuori, tutto quel che c’è di buono nel “secondo” matrimonio potrebbe diventare santificante compresa la coabitazione.

Quid del sesso? Ovviamente questo rimane riservato all’interno del matrimonio sacramentale e solo in quel contesto può essere santificante. Ma il sesso non è la sola cosa che costituisce una coppia, anzi, lungo gli anni, la sessualità prende altre forme affettive che non includono gli atti riservati agli sposi ma che non ne abbisognano più di tanto col tempo che passa. Il secondo matrimonio può diventare quindi un luogo di purificazione spirituale e di esercizio della santa continenza.

Quid della comunione? Beh, secondo me, non è possibile farne una dottrina generale, in quanto l’accesso dipenderà da come si vive quotidianamente del sacramento del primo matrimonio, con quel processo di gioiosa ( si spera) penitenza ed è quindi un soggetto che è più che mai del foro interno che ha da essere discusso tra le persone in questione ed il confessore o il direttore spirituale. Forse si possono emanare “vaghe” direttive generali al soggetto, ma di certo non norme assolute.
In Pace

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Categorie:Sinodi della famiglia

49 replies

  1. Opps avevo toppato clamorosamente: ecco perché non ritrovavo più il tuo al quale volevo rispondere…. 😉

    In ordine al vangelo di oggi. Premetto che non è “il più favorevole” ad una certa lettura rispetto alla proposta degli altri evangelisti (se avevo a disposizione un’altra redazione ci sarei andato a… “nozze”) , ma sono certo che alcune idee chiare vengano espresse
    Innanzitutto Gesù si rivolge ai rappresentanti del popolo di Israele
    Il RE vuole che la sua sala sia piena di commensali ma non ottiene il risultato sperato. La primitiva comunità cristiana ha visto la distruzione di Gerusalemme come conseguenza del rifiuto di Gesù Cristo da parte del suo popolo.
    Comunque subentra il nuovo popolo di Dio che è la Chiesa. I suoi servi sono gli apostoli che sono invitati a chiamare tutti (buoni e cattivi) per riempire la sala. Costoro non devono decidere chi è buono o chi è cattivo: “non giudicate per non essere giudicati”, devono solo riempire la sala.
    Il compito di decidere chi è dentro o chi è fuori è del Re, non di altri. Parlando del Regno dei cieli si sa che lo spazio è infinito (che ci sono molti posti…) e quindi ci sta un numero infinito di persone (che nessuno può contare)
    Pertanto il RE decide che su un numero infinito di persone ce ne è una che non ne è degna. Quindi, per favore, manteniamo le proporzioni: UNO rapportato all’infinito a quante persone corrisponde? Tanti tradizionalisti, invece, pensano che non venga salvato NESSUNO: meglio pensano che vengano salvati solo loro. Anzi sono certi che più insulti rivolgono al Papa (o agli altri cristiani) e più punti premio accumulano per il Regno dei Cieli: illusi!
    Inoltre il RE (come espresso in altre parabole) non decide ADESSO, ma alla fine dei tempi…
    E’ vero, poi, che il RE giudica a motivo dell’abito… Ma L’abito della grazia è quello del pentimento e del lasciarsi trasformare dalla misericordia di DIO che compie il miracolo della conversione

    Non comprendo perché da parte di alcuni tradizionalisti qua presenti ci sia un’allergia così forte di fronte al tema della “misericordia” di Dio. Ricordatevi quando Gesù disse una parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri…

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    • Caro manule2014,
      grazie per questa tua riflessione sul vangelo in questione.

      Nella prossima puntata del Testamento del Magister Ludi, intitolato “L’omelia di Dom Benead” già pronto che pubblicherò a breve, vi è appunto una riflessione sui numeri usati come analogia per descrivere qualità, come il fatto che basta che ce ne sia uno (1) che non porti l’abito per far dire al Re che molti sono i chiamati e pochi gli eletti, mentre chiaramente, numericamente e “scientificamente” parlando, molti erano i chiamati e molti gli eletti salvo quell’uno.

      La proposta Schönborn è interessante perché si concentra sulla conversione degli individui in causa che è quel che conta aldilà di ogni formalismo che deve essere lì per aiutare e non per opprimere. E questo senza chiedere seconde nozze o astruse benedizioni di situazioni a controsenso.
      In Pace

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      • 🙂
        Sul vangelo in questione avevo già avvisato che il brano proposto non era quello più favorevole per parlare della funzione della Chiesa in ordine alla salvezza dell’uomo. Infatti mi era più facile argomentare attraverso la redazione di Luca (14,15-24). Nel brano di Luca si “dimentica” la parte riguardante l’abito e il tema del giudizio finale. Anzi, si afferma che la Chiesa è chiamata ad invitare poveri. storpi, ciechi e zoppi. Addirittura deve cercarli sulle vie e dietro le siepi (chissà cosa ci stavano a fare dietro le siepi…); anzi deve COSTRINGERLI ad entrare…
        Secondo me Matteo e la sua Chiesa han voluto giustamente sottolineare l’importanza del pentimento e della conversione. Gesù ha promesso il perdono sempre, ma nello stesso tempo ha detto “siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste”. Con la misericordia di Dio, insomma, per entrare nella vita eterna occorre essere disposti a pentirsi e convertirsi e lasciare far a Dio. Certo c’è sempre tempo per giungere alla perfezione. La Chiesa parla anche del Purgatorio dopo la morte. Ma perché aspettare? Visto che comunque per raggiungere la vita eterna occorre la perfezione, non è forse meglio cominciare già da ADESSO?

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  2. Scusate la brutalità: m queste sono solo arrampiacate sugli specchi.
    che direte ai divorzati risposati: che fanno bene a fare quello che fanno, Che quello che fanno
    (aver preso una moglie/marito) dopo e fuori dal matrimonio religioso è ammissibile e corretto?
    Se gli dite e insegnate questo siete contro la dottrina cattolica che fa capo a Gesù Cristo e alle sue parole inequivocabile nel Vangelo.

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    • Le solite pretese…
      Obietta pure alla “lettura” di questo vangelo. Scrivi pure con parresia e liberamente come lo interpreti tu oppure dove io avrei letto in modo sbagliato. Le mie basi esegetiche (chiedi pure al card. Ravasi) sono solidissime, ma, non avendo il dono della infallibilità, potrei anche sbagliarmi. Correggimi pure, basta che mi dici dove sbaglio a leggere…

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      • Carcola l’antra sera mi nonno me fà na battuta : “…a saperlo prima!”

        Poi ve siete scordati n’antra frase e scordarla palesa una certa apparecchiatura della faccenda…”molti i chiamati…pochi gli eletti” ma soprattutto vi siete dimenticati cosa dice il Re.

        COME HAI FATTO AD ENTRARE QUI ( visto che ti sarebbe dovuto essere impossibile senza abito )?

        Contenti voi…

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  3. “Ma L’abito della grazia è quello del pentimento e del lasciarsi trasformare dalla misericordia di DIO che compie il miracolo della conversione”

    Finalmente siamo al punto!
    E una volta convertito che fai? Se è vero che “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”, ti dovresti rendere conto che sei in una situazione che non è conforme al dettato evangelico. Si noti bene che “sovrabbondò la grazia” significa essere ripieni grazie a Dio dei “mezzi” soprannaturali per rifuggire il peccato e le sue occasioni prossime, Significa che il “cuore di pietra” con la “grazia” di Dio diventa “di carne” ha conoscenza dei suoi errori e della Verità, dell’amore di Dio. Grazia che è anche “giustificazione” dal peccato, ma solo nel momento in cui siamo pentiti di esso e abbiamo il proposito di non commetterlo più!
    E se siamo in una situazione che permette ciò? Che si fa? Si ritorna indietro? Sarebbe il MEGLIO. Ma se non si può? Perchè si è dimenticato quel principio di “fuggire le occasioni”. E OCCASIONE è il divorzio, OCCASIONE è il rimaritarsi. “Occasione” che diventa gabbia da cui è poi mpossibile fuggire.
    Tutto questo ben lo sapeva Cristo
    Ecco allora lo splendore della Verità che è benigna e prrudente, che è amore per l’uomo e per la sua salvezza, che rifulge nelle parole di Cristo: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”
    E anche:
    “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

    La “grazia”, nel cattolicesimo -poichè noi NON siamo protestanti!- si accompagna alle opere. Specifichiamo, non ci si salva in virtù delle opere, ma della grazia, grazia che deve essere SEMPRE accompagnata dalle opere. Altrimenti Gesù stesso non avrebbe detto: “Fate dunque frutti degni di conversione”.
    Non basta solo dirsi di essere “figli di Dio” per essere giustificati!

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  4. Alrto appunto, guarda un poco!
    La Parabola di oggi parla di un Re che da una festa, ma che festa è? E’ una FESTA DI NOZZE.
    LE NOZZE DEL FIGLIO.
    Chi è il Figlio del Re? Gesù Cristo! (Sottinteso) Chi è la sposa? LA CHIESA!
    Chi vengono invitati? TUTTI!
    TUTTI CHI? BUONI E CATTIVI!
    E CHI VIENE BUTTATO FUORI? QUELLO CHE NON HA L’ABITO, cioè la GRAZIA!
    DEVE essere detto che all’epoca STESSO IL RE DAVA L?ABITO CON CUI PRENDERE PARTE ALLA FESTA! E anche a costui E’ STATO DATO! Ma lui negligente, NON LO HA INDOSSATO!
    Che povero fesso. Il RE gli da pure l’abito, “la grazia” e lui, forse per NEGLIGENZA non lo indossa!
    NON HA ACCETTATO LA GRAZIA!
    MA cosa più importante, NON PRENDE PARTE AL BANCHETTO!
    NON E’ CHE PRIMA “MANGIA” e poi viene “BUTTATO FUORI! NOOOOOOO!!!!!
    NON LO FA PROPRIO MANGIARE E LO BUTTA “DIRETTAMENTE” FUORI!!!!!

    Che strazio!!!

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    • Noi abituali frequentatori storici dei blogs e dei forum (di diverso genere) ci siamo accordati fin dall’inizio su una cosa: quando uno scrive in MAIUSCOLO vuol dire che grida e quindi, se si vuole ragionare, si è pregati di argomentare e di scrivere regolarmente in minuscolo.
      Penso che questa regola vale anche qui, soprattutto perché anche tu, pur scrivendo in maiuscolo, hai ripreso pari pari quello che ho scritto io. Un gridare eccessivamente non è indice di grande capacità di argomentazione e di comunicazione. Ai tempi di mio nonno c’era il mercato delle mucche e c’era il proverbio che diceva “quel che vusa pusè, la vaca l’è sua!”: con internet i tempi sono cambiati!
      Nella mia riflessione precedente ho fatto notare, tra l’altro che l’unico che ha diritto di giudicare è il RE e non i servi. Inoltre il RE aspetta a giudicare alla fine dei tempi. Il tempo che stiamo vivendo è il tempo della conversione che avviene tramite la Grazia: la conversione è ciò che segue al pentimento e consiste nel giungere a vivere la “carità” (secondo San Paolo; altrimenti se uso il termine misericordia mi sbrani). Nel Vangelo di 15 giorni fa è detto che c’è sempre tempo per la conversione, la paga c’è anche per gli operai delle 5 del pomeriggio: questa conversione avviene a motivo della Grazia che agisce con tempi che non sta a noi giudicare.
      Il problema semmai è capire qual è la conversione che viene chiesta nel caso specifico: forse potresti rileggerti le riflessioni del Card. Schönborn: lui è “vittima” del divorzio dei suoi genitori e quindi a ben ragione può parlare dei passi di penitenza necessari per la conversione dopo il fallimento di un matrimonio. Ci sarebbe un altro cardinale che ha vissuto la stessa situazione: per ora non ha ancora esternato nulla: quindi ci accontentiamo

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      • Amico, la Verità si fa nella Carità e la Carità nella Verità! Le due cose NON si possono disgiungere!
        Il che vuol dire che se ami la carità devi amare la verità! E se non accetti quella Grazia che ti fa conoscere la verità riguardo al tuo stato e te ne emendi, NON puoi fare la carità a te stesso, figurati agli altri…
        Il richiamo alla Parabola degli operai della Vigna è altrettanto lezioso quanto errato. Quegli operai ultimi, pure una ora hanno comunque LAVORATO, poco ma lavorato!
        La conversione, come già ti ho detto è quella che fa “FRUTTI DEGNI”. Quali i frutti? Il pentimento e la riparazione (che sono sempre richiesti! E allora ecco perchè non ci si può risposare o riunire con un’altra/o poichè ci si potrebbe trovare nella situazione di non poter riparare.
        Quando anche non fosse cosi, si è sempre figli della Chiesa, bisognosi della Grazia di Dio e dell’amore e dell’accompagnamento della Chiesa, ma non ci si può comunicare, poichè comunicandoti la Chiesa avallerebbe una situazione che NON ha il potere di SANARE!. Per quel potere, come dici tu, aspetti che torni il RE, e nell’attesa della Sua venuta, vivi degnamente, offrendo anche questa situazione di mancata partecipazione all’Eucaristia per te stesso e per il mondo o per quello che più ritieni; Questo è un “FRUTTO DEGNO”. Se poi sei e/o ti senti in piena coscienza di non avere colpa, ancora meglio.
        Ma l’avallo la Chiesa non può dartelo! Tradirebbe se stessa e ti spiego perchè:
        Se lo sposo è Cristo, che è “fedele e verace” Egli mai può tradire o separarsi dalla Sposa la CHIESA! Cosi non può e non deve la Chiesa “tradire”, nè “separarsi” dal Suo SPOSO!
        E chi (LA CHIESA!) non può e non deve nè tradire nè separarsi non può ammettere che lo facciano i suoi “FIGLI”, poichè avallarlo ai propri “FIGLI” sarebbe tradire il proprio SPOSO, la Sua volontà di FEDELTA’, la volontà e fedeltà di chi è “fedele e verace”.

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      • Permettimi Manuel allora tecnicamente la scomunica e l’anatema sono aberrazioni della santa Chiesa di Cristo?

        La verità è che non esistono più i penitenti. Si pecca allegramente, allegramente ci si confessa. La riparazione è ridotta e semplici preghierine ( perché così sono percepite ) quando chi ruba sarebbe obbligato a riparare restituendo il doppio.
        Te lo ha mai detto un confessore questo ( nel caso tu abbia rubato qualcosa?

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  5. E l’abito rappresenta anche l’abito “battesimale” che si dice “portala senza macchia per la vita eterna”.
    E che fa, da Bambini fino alla vecchiaia come si fa a portarla “SENZA MACCHIA” per la vita eterna?
    LA SI LAVA NEL SANGUE DELL’AGNELLO!
    Come? Con la Confessione e con la continua “CONVERSIONE”!

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  6. Mo’ mi e vi chiedo: può lo Sposo Gesù Cristo “divorziare” o “separarsi” dalla Sua Sposa, la CHIESA!
    A me sembra di no poichè la Chiesa custodisce il “CALICE DELLA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA”!
    Quel “SANGUE DELL’AGNELLO IN CUI DOBBIAMO LAVARE LE VESTI!

    (Ma poi arriva lui, e… come è “misericordioso…)

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  7. In TOPIC la proposta, quella VERA:
    “da principio non fu così…”
    “va’ e d’ora in poi non peccare più”
    Ciao belli!

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  8. Ho l’impressione che molti non abbiano letto integralmente (o proprio saltato) la pagina 2 dell’intervista a Schönborn.
    Metto qua il link diretto alla seconda pagina
    http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-36869//pag/1/
    consigliando di leggere parola per parola, frase per frase, in quanto c’è una particolare densità di concetti

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    • Apparte che non c’è scritto niente di rilevante perché questo discorso sulle attenzioni non inerisce affatto alla sacramentalità , mmo il problema sarebbe che vengono lasciati soli quelli che HANNO PROMESSO fedeltà , e la portano avanti a gran prezzo.
      Illusi! Nella nostra e dalla nostra Gerarchia i santi sono sempre stati perseguitati , ed i martiri odierni non se li incula nessuno, scusate il francesismo.

      L’ortodossia in questo è molto più coerente. Nell’ortodossia è IMPOSSIBILE annullare un sacramento, ma lo si può solo sciogliere e le unioni sposalizie successive , penitenziali, non matrimoni sacramentali, permettono la comunione solo a Natale , Pasqua, l’Assunzione e Pentecoste se non sbaglio ( che poi erano le date obbliganti per ogni cristiano di ricevere la comunione pena l’essere scomunicato, poi ridotte alla sola Pasqua in occidente ).

      Tendenzialmente d’altronde il difetto del consenso è una pura idiozia e nell’ortodossia dove il matrimonio è UNICO e non reiterabile, e dove il sacerdote è lui il ministro del sacramento, si parla infatti di scioglimento, che è proprio tutta altra cosa, visto che comunque sia permane IL SIGILLO.

      Chiunque quindi cerchi di rifarsi alla pratica ortodossa sbaglia ed inganna perché la sua teologia è diversissima.
      Se mi si obietta nuovamente che ciò ha ingenerato confusione, rifaccio presente il fatto che , a conti fatti, secondo il volgo, basta confessarsi per fare la comunione senza compiere alcuna soddisfazione di ciò che si è peccaminosamente compiuto ( e materialmente e spiritualmente ).

      p.s. i penitenti non fanno/facevano la comunione. Decidetevi…

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      • Il p.s. era giusto per chiarire che la posizione ortodossa è incoerente e che non ha alcun motivo strettamente cristiano per fermare le benedizioni a 3.

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      • Daouda, certi francesismi… 🙂
        A te rispondo: a Schönborn bisogna affrontarlo in punta di piedi (e senza calzari), l’ho detto altrove e lo ridico qui usando le stesse parole!
        Schönborn ha vissuto la tragica situazione particolare di essere figlio di separati. E io quell’intervento di Schönborn. l’ho lettto e riletto e commentato da Accattoli con le stesse parole che uso ora, o ieri o l’altro ieri. Ed è davvero bello, perchè mostra un rispetto e sensibilità umana unica, per i “separati” e per i figli. Di traverso è una sensibilità umana che si riversa nache sui suoi genitori. Bello apprezzarla, e poi c’è i genitori vanno sempre rispettati. C’è poi però da dire, e lo dico senza durezza, anzi mi duole perlarne, che quel rispetto è “tutto umano”. Quell’amore per i genitori è si bello, ma c’è da dire che “chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”. E ricordiamoci/gli (ma con tutta la dovuta carità) pure che il 4° Comandamento dice “ONORA…”, NON dice “AMA…”.
        Ora capisco Schönborn, ma dovrebbere riflettere sul fatto che bisogna amare Dio più del “padre e la madre” e anche che i genitori si “Onorano…” con la fedeltà a Dio, pur a costo di andargli contro con la causticità di chi non usa parole di riverenza, ma parole di Verità, ovviamente dette con la massima Carità possibile.

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        • Accidenti!
          Dio ha detto: Onora il padre e la madre. E poi: Chi parla male di suo padre o di sua madre deve essere condannato a morte.
          Voi invece insegnate che uno non ha più il dovere di onorare suo padre e sua madre se dice ad essi che ha offerto a Dio quei beni che doveva usare per loro.
          Così, per mezzo della vostra tradizione, voi fate diventare inutile la parola di Dio. Ipocriti!
          Mt 15,5-6

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          • Onorare, non è quello che intendi tu! Si peccherebbe dare onore a un padre e una madre non mostrandogli con molta carità l’errore. Li si parla d’altro… se volevi darmi dell’ipocrita non c’era bisogno di citare il Vangelo 🙂 Ah, la formazione…

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          • Che intendi onore: mamma è papà sono separati e hanno fatto bene?
            La mamma e/o il papà hanno l’amante lo vieni a sapere e dici, mi faccio i fatti miei? O mamma/papà fai bene?
            Figlio, stasera ne ho rapinati tre! che fai dici Bravo papà? La prossima fanne di più!
            O lo onori ricordandogli: non rubare! O lo onori dicendogli sei in errore. Papà/mamma per carità, per amore di Dio non lo fate più! questo è “onorare” e anche “amare Dio” tutti in una volta!

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            • Ragazzi vi saluto ma, davvero, sinceramente e con il cuore lo voglio dire, non voglio fare battute nè scherzare nè offendere, credetemi. Ci vuole passione e preparazione. Formarsi leggere e soprattutto pregare. Non si smette mai d’imparare, sapere è bello, specialmente le cose di Dio.
              E quando vi accingete a fare questo:

              “Quando ti metti a studiare o a scrivere ripeti:
              Signor, tu lo Spirito sei
              et io la tromba.
              Ma senza il fiato tuo
              nulla rimbomba”

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      • ” Apparte che non c’è scritto niente di rilevante perché questo discorso sulle attenzioni non inerisce affatto alla sacramentalità ”

        Apparte che fino ad ottobre 2015 non troverai mai niente di rilevante, ma puoi solamente trovare tutti i basamenti delle riflessioni.
        E questa riflessione di Schönborn risulta interessante perché intanto dimezza come minimo quelli che chiedono accesso ai sacramenti, spesso senza sapere né chiedersi che cosa dovrebbero fare “prima”.
        E quel “prima” sarebbe un’ottima scuola per molti: per il candidato penitente e per chi lo guarda dall’esterno (cioè il resto della comunità).

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        • Ma c’è poco da riflettere. Tirare in mezzo i figli non ha alcun senso con il fare o non fare la comunione di per sé, e così altro.

          La “seconda” coppia , nella dottrina cattolica, non può semplicemente sussistere e quindi se si ricorda giustamente ( QUASI CON PAURA ) che sono esistiti nella Chiesa i penitenti, ci si deve anche rendere conto che per uscire dai penitenti si deve cambiare radicalmente vita.
          Un risposato deve divorziare civilmente , e se ha avuto figli prima e dopo, non c’entra niente perché che si debba prendere cura di loro, e debba cercare comunque di avere un buon rapporto con i multipli amanti con cui ha generato prole, è pacifico e doveroso da sé, ma il marito sarà e rimarrà sempre 1 e 1 solo se il matrimonio non fu nullo, secondo la dottrina cattolica latina occidentale

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          • Daouda

            per favore informati prima di parlare. “il difetto del consenso è una pura idiozia”:
            bella trovata, mettile come motto dei tuoi interventi, forse praeterintenzionali!

            Se preferisci puoi scrivere: “c’è poco da riflettere”, infatti…

            Ignori completamente che per la dottrina cattolica latina occidentale non esiste solo la nullita’ ma anche l’annullamento, tranne che nel matrimonio sacramentale rato e consumato, ma che finora non e’ chiaro il motivo di questa limitazione, come ti ho replicato nel post precedente.

            Consiglio gratuito: Va prudente su cio’ che non conosci.

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            • il difetto del consenso, PER ME, è una stronzata scritto brutalmente, la maggior parte delle volte. Sò benissimo che il consenso è fondamentale.
              Infatti vari sacerdoti , sappiamo, non compiono affatto la transustansazione, per vari motivi tra cui gli infiltrati nel seno della Chiesa.

              PErò se si indagasse bene la consensualità, anche matrimoni che non sarebbero annullabili potrebbero benissimamente difettare di consenso.
              Il problema qui risiede nel voler rendere i coniugi i loro propri ministri mentre gli iniziatori, nel cristianesimo, sono gli ordinati, così è in oriente.

              Il perché di questa limitazione è perché si è fatto sesso. Chi fà sesso si sposa, per questo si dovrebbe essere vergini per sposarsi, e ciò è obbligatorio per sacerdoti e promesse mogli di questi in oriente.

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            • ovviamente scrivere che ciò è obbligatorio per i preti implica che visto che con loro è usato il rigore , ossia l’assoluta coerenza e fedeltà, in realtà potrebbe essere preteso da tutti.

              ( Un’altra idiozia come intendere lo scioglimento identico all’annullamento del matrimonio è paragonare il supplet ecclesiae con l’economia ortodossa )

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    • Infatti la forza della posizione di Schönborn è che (per ora) non sembra chiedere la nullità né lo scioglimento del matrimonio sacramentale contratto: siamo quindi fuori da un lato lato da un discorso giuridico canonico e da casuistiche e, d’altra parte non entriamo nell’ipocrisia degli ortdossi.

      Se leggete bene la pagina due della sua intervista vedrete che quel che propone è, nei fatti, lo ristablimento di una relazione di carità tra gli sposi iniziali e, infatti, questo è il fine ultimo del matrimonio e cioè la carità che salva: quest cammino penitenziale dovrebbe quindi essere gioioso in quanto dovrebbe permettere alle coppie coinvolte di risanare gli strappi della vita senza crearne di nuovi.

      Per giunta, questa proposta indica che chi può beneficiare di questo percorso penitenziale in realtà saranno le persone che hanno già cominciato un vero percorso di conversione personale: siamo lontanissimi da formalismi automatici come certuni vorrebbero.

      Il solo punto sul quale dissento con Schönborn è che questo cammino non può automaticamente condurre ad una comunione pubblica, così come il fatto di essersi levati le scomuniche tra cattolici e ortodossi non implica di poter comunicarsi gli e gli altri.
      In Pace

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      • Quindi per/in/con carità, uno-a si scopa un’altro-a ? Questa è un concentrato di ipocrisia bella e buona!

        Veramente mi chiedo , ma dovevamo aspettare questo prelato per capire che gli strappi vanno ricuciti se ci si vuol chiamare cristiani?

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  9. siamo tutti candidati penitenti, siamo tutti peccatori, non solo separati divorziati, ki subisce, ki agisce.
    persone violente ke non capiscono il male ke causano si ha tutto diritto lasciarli tanto + quando non accettan dialoghi e non collaborano gestione famiglia tutta, abbiam tutti necessità serenità e ridursi martiri in ambienti democratici è pura insulsaggine, il dono di una vita bella è per tutti, pur con le limitazioni ke prima o poi si ha tutti
    c’è libertà di essere onesti veri sereni coerenti anke per dare esempi ai figli mostrando loro la bellezza del dono ke di certo non è imposto, ma libero di darsi agli altri ke loro volta ricambiano in gestioni serene delle vite di tutti possibilmente, non è bello avere capri espiatori, il dovere è di tutti
    alcuni non possono pretendere solo diritti
    mutuo soccorso, carità, accetta mano amica ti verrà solo del bene
    e a fronte dell’amore gratuito ke ricevi ricambia, sarà gioia x tutti sovente

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    • Sì, certo Lieta, siamo tutti candidati penitenti, chi per un motivo, chi per un altro. E tutti “guardiamo” e “veniamo guardati” in comunità. E fungiamo quindi da esempi, buoni o cattivi.
      Ma in questo caso parlavo (anzi parlava Schönborn) del cammino di un divorziato risposato.

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      • credo ke quando si sbaglia una volta su tema marriage unico nella vita per affrontarne un altro be’ non è così senplice
        tanti ke leggo su giornali, vari divorziati be’ mi fan sorridere dicon ke han voglia comunione, credo ke della religione troppi di questi non han capito bene concetti
        il cammino penitenziale è silente anke perkè lo smarrimento mio avviso è totale e dopo errore primario non sia caso ostentare i’errore secondario………questo mio pensiero, necessitano esempi veri di persone ke dall’errore traggono energie forze di miglioramenti veri
        credo ke 2 compagno non so quanto aiuti rigenerare veramente l’anima e se’ stessi o non ci si ingrippi in altro caos……………..

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  10. Mo’ facciamo pure un’altra importante considerazione…

    Chi si è separato “per colpa” lo escludiamo e in questo ragionamento citiamo solo quelli “innocenti”.
    Bene con questo si è diminuita la platea.
    Per questi pochi “innocenti” vale sempre il “perdonate vi sarà perdonato”, come vale sempre il “rimetti a noi i nostri debiti (peccati) come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
    Ci siamo? bene, se pur da innocente” ti sei risposato, e se il “colpevole” torna sui suoi passi (o volete mettere limiti alla Grazia di Dio?) come fai a dargli il tuo “perdono”? A chiacchiere? Il “perdono” (a gratisse) presuppone la “riconciliazione”! E come puoi fare a “riconciliarti” se ti sei già impegnato?
    Allora il “colpevole” che ora ha la “grazia di Dio” e ne sa un poco più di tutti, ha ragione (e non è in torto) a prendersela con la Chiesa che pur sapendo questo ti ha permesso un’altra unione (civile), senza avvertirti e ammonirti di questa opportunità del ritorno e dell’impossibilità della riconciliazione!
    Se proprio allora non si può? Stai nei guai e la Chiesa non te lo ha detto…
    Sono perduto/a allora? No, però se ormai il guaio lo hai fatto a risposarti civilmente, pur da “innocente” (e sperando che l’hai fatto SENZA l’avallo di quelli misericordiosi della Chiesa) te ne stai li e, santamente, vivi il tuo dolore e l’impossibilità di comunicarti ( perchè non hai potuto “riparare”, rimettere come ti è stato rimesso) sperando nella bontà di Dio che molto probabilmente non mancherà.
    Il colpevole idem…
    La Chiesa non PUç avallare certe cose, tradirebbe lo SPOSO!

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    • Scusa, ma che stai dicendo Ubi? Le scatole cinesi? 😀
      Se il colpevole se n’era andato, di solito se n’era andato con un’altra e risposato. Che fa ora? Torna indietro e trova l’innocente risposata (che quindi ha perso l’innocenza).
      A quel punto faranno entrambi penitenza (con o senza Comunione non sta a me dirlo o deciderlo) – e poi si vede. Non si può nemmeno saltare così da un letto all’altro….e il colpevole sarà lui stavolta a rimanere “zitello e continente” e diventerà innocente e sofferente.

      ……ma che cosa sto dicendo??? E ti rispondo pure hahahahaah
      😀

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    • Un cammino penitenziale del tipo descritto da Schönborn va aldilà della problematica colpevole/non-colpevole, in quanto tutti si debbono riappacificare con tutti.
      D’altronde se è vero che il primo che ha abbandonato il tetto coniugale per un altra è la causa prima del proprio peccato, egli non è che causa circostanziale del peccato della seconda che si risposa più tradi ma che niente obbligava a farlo, essa stessa vivendo dello stesso sacramento del matrimonio.
      In Pace

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  11. Come scrive coraggiosamente Magister il dilemma è fra indissolubilità o divvorzio; con questa storia della comunione ai divorziati risposati si vuole fare entrare subdolamente il divorzio nella pratica cattolica. la decisone è fra indissolubilità o possibilità di divorzio e seconde nozze, sia pure dopo “percorso penitenziale”.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350894

    ma poi che significa percorso penitenziale? di solito si fa penitenza per un peccato se ci si propone di non ricaderci più. ma per esempio un ladro professionista che sa che continuerà a rubare , che percorso penitenziale può fare? S’, sono un ladro, mi pento ma so che continuetrò a farlo? E’ ridicolo.
    Un divorziato risposato non ha nessuna intenzione di smettere di essere risposato, quindi sa di avere rotto il vincolo del primo e unico valido matrimonio ma non si pente e anzi ha intenzione di continuare a vivere come vive. Quindi “percorso penitenziale” diventa una pagliacciata.
    Da qui non si scappa, ogni arrampicata sugli specchi si scontra con il principio di non contraddizione.

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  12. Come riporta Magister , Bergoglio non fa che riproporre in salsa papale quello che faceva da arcivescovo di Buenos Aires:

    “….è uscito nelle librerie italiane un reportage sull’azione pastorale impostata dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio nelle periferie di Buenos Aires.

    Da lì si apprende che la gran parte delle coppie, nella misura dell’80-85 per cento, non è sposata ma semplicemente convive, mentre tra gli sposati “la maggioranza dei matrimoni sono invalidi, perché la gente si sposa immatura”, ma neppure ci prova poi a farne accertare la nullità dai tribunali diocesani.

    Sono i “curas villeros”, i preti inviati da Bergoglio nelle periferie, a fornire questi dati e a specificare con fierezza che si dà comunque la comunione a tutti, “senza alzare barricate”.

    Dunque a Buenos Aires si da’ la comunione a tutti, sposati, conviventi, bigami, non sposati, e questa “prassi2 ora il papa Bergoglio vuole che sia universale anche in Europa.
    Bella prassi! Bella pastorale! la pastorale dello svaccamento totale e della sconfitta totale dell’educazione cattolica…

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  13. secondo Enzo Bianchi con papa Bergoglio c’è “IL RESPIRO NUOVO CHE ASPETTAVAMO”

    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-36890/

    A me più che un respiro nuovo sembra vecchio, vecchissimo, mi sembra il sibilio del SERPENTE che se la ride
    a vedere la Chiesa autodemolirsi…

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  14. LA cosa simpatica ad ogni modo è che mentre per il rubare, uccidere, testimoniare il falso in atti giudiziali , tramare infingardamente per impossessarsi della roba altrui, ancora si crede che si meriti una sorta di pena temporale, per l’adulterio ciò non esiste più neanche tra i cristiani come pensiero.

    L’adulterio è un peccato anche sociale e per questo costituisce un crimine. Capito questo si capisce tutto.
    Un po’ come molti islamici che vengono accusati qui , una volta acquisita la cittadinanza, di apostasia.
    Ciò è difatti vero in realtà ma nella loro stessa comunità, ormai tra salafismo e modernismo, non ci capiscono più niente.

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    • Ubi, Giacomo, Daouda

      Magister ha un po’ di ragione in quanto anche solo la comunione ai divorziati e’ in contraddizione con la “dottrina” degli ultimi secoli. Ma non nella sostanza, perche’ non sembra in contraddizione ne’ con la dottrina della Tradizione originaria, ne’ con le Scritture.

      L’ho ripetuto piu’ volte, ma se ne puo’ riparlare.

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    • Scusami eh ma se il matrimonio è indissolubile, di che parliamo? Sei tu che devi esporre le tue fisime od i tuoi accorgimenti.

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    • Scusami eh ma se il matrimonio è indissolubile, di che parliamo? Sei tu che devi esporre le tue fisime od i tuoi accorgimenti.
      Perché se spacci come originario qualcosa che LO PUO’ ANCHE ESSERE, devi avere l’onestà di dichiarare sopruso e traviamento quel che la Chiesa ha consolidato.

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      • Daouda,

        Dici: “devi avere l’onestà di dichiarare sopruso e traviamento quel che la Chiesa ha consolidato”.

        Non sono un fanatico dell’ermeneutica della continuita’ perche’ mi sembra che sarebbe molto piu’ chiaro dire “ci siamo sbagliati in questo, ma eravamo in buona fede per questi motivi”. Se la gerarchia non giungera’ a far chiarezza la gente non comprendera’ e continuera’ ad essere sospettosa, in una parola l’autorita’ sara’ sempre piu’ compromessa.

        Sul punto. Dal mio punto di vista la Chiesa cattolica (latina, occidentale) ha interpretato il principio dell’indissolubilita’ con due pesi diversi, prima e dopo Trento, a causa della reazione alla richiesta di riforme. Proprio le grandi richieste di riforme hanno portato ad un periodo di chiusura nei confronti della ricerca esegetica, storica e teologica ed piu’ in genere a impedire ogni sana discussione all’interno della Chiesa.
        Sul matrimonio, mentre dopo Trento si sono aperte nuove possibilita’ di dissoluzione per i matrimoni non sacramentali, attraverso il richiamo al potere papale (il cd privilegio petrino), ci si e’ arroccati sulla negazione rigida di qualsiasi dissoluzione del matrimonio sacramentale. La mancanza di basi bibliche, storiche e teologiche per questo diverso trattamento e’ emersa progressivamente ed ora e’ una difficolta’ innegabile.

        Sopruso e traviamento? Una disciplina troppo rigida attuata in buona fede e’ un sopruso e un traviamento? Forse un po’ di senso storico puo’ aiutare a smorzare la polemica. Purtroppo soprusi e traviamenti anche peggiori di questo non mancano, ma finora sono stati sempre scusati.

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        • Parliamo allora del prima di Trento ma dobbiamo anche tenere presenti l’oriente , che è un’area gerosolimitana-costantinopolitana , giacobita e copta, armena e nestoriana + l’ anglicanesimo per continuità apostolica ( i protestanti per ovvietà li escludo ).

          Allora sì che puoi usare l’approccio che usi te. Sennò sei solo un demolitore, non un ricercatore.

          Comunque sia usi il termine dissoluzione stranamente.
          Il problema del privilegio paolino è che battezzare chi vive un matrimonio naturale può annullare il matrimonio , mentre il privilegio petrino dichiara inesistente quel che non è stato sigillato.
          Manca la stretta di mano pé capissé.
          Tu ti fermi sui privilegi, per carità , mi interessa molto anzi, ma dietro però c’è proprio una specifica teologia, questo non vuoi capire.
          Non è che la risolvi facile parlando degli ebrei ed i loro usi, o della naturalità humana del matrimonio.

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