La Pastorale Asimmetrica e Papa Francesco

Pastore della Chiesa

Pastore della Chiesa

Nella prima parte del nostro post precedente intitolato “La Buona Novella asimmetrica” commentando il dialogo di Gesù con il giovane ricco Mc 10,17-22 abbiamo messo in evidenza quanto l’incontro con Gesù, il solo che dia la vita eterna, sia assolutamente asimmetrico con il modo di pensare del vecchio uomo o della legge, solo capaci di esprimere un modo di pensare simmetrico.

In queste prossime righe vorrei condividere con i nostri cari utenti una chiave di lettura di cosa sia la Pastorale rispetto alla Dottrina e di brevemente illustrarla coll’ultima intervista data dal Santo Padre a Ferruccio di Bortoli e pubblicata dal Corriere della Sera

Anche nelle scienze “dure” come la fisica vige il confronto tra simmetria ed asimmetria come metodo di conoscenza e di sperimentazione: la sperimentazione, in quanto esperienza esistenziale diretta dello scienziato che la riconosce, è un fenomeno irriducibile alle teorie fisiche che la descrivono. Queste ultime stabiliscono come una ragnatela di ragionamenti che tentano di ridurla in concetti compartibili con terzi rimanendo però incapaci di rendere conto di quel che costituisce l’unicità del fenomeno sperimentato: siamo di nuovo in una situazione di simmetria-asimmetria.

Fare teologia, enunciare ed esplicare il Kerygma, stabilire leggi morali rileva di questo legittimo bisogno dell’umano intelligente di tentare di descrivere, al fin di compartirlo il meglio possibile con i propri simili, il Kerygma e la Buona Novella. Senonché la Buona Novella è la venuta del Regno di Dio, cioè l’incontro personale con Cristo stesso, e come ogni incontro personale anche questo non è riducibile ad un approccio simmetrico, in quanto è nella Sua stessa natura asimmetrico.

Nell’incontro, non possiamo limitarci ad un discorso apofatico, in quanto, abbiamo visto che esso è solo capace generare un discorso simmetrico, ma non possiamo neanche limitarci ad un discorso catafatico in quanto incapace di rendere conto di qualcosa che è di per sé incomunicabile: il cuore a cuore con Cristo stesso, quintessenza del foro interno, neanche fisicamente provabile o riscontrabile, la fede non potendo essere “sentita” , al punto che c’è gente che ha la fede ma non lo sa e altri che sono convinti averla ma non ne hanno.

E qui rientra la Pastorale: il Cristo ci dice di andare Evangelizzare, di incontrare i piccoli, i malati, i deboli ed i peccatori: questa è la missione della Chiesa, l’unica missione, in realtà. Il discorso, la dottrina, la spiegazione sono solo strumentali a questa missione del Figlio che esce dal recinto per portare all’ovile le pecorelle smarrite.

La Pastorale è quindi incontro ed in quanto incontro si risolve nell’unicità di ogni essere umano che coinvolge ed è intrinsecamente asimmetrica ed irriducibile ad alcun discorso puramente dottrinale per quanto quest’ultimo cerchi di descriverla del meglio che può e senza tradirla malgrado il suo approccio necessariamente simmetrico.

La Chiesa ha vissuto lungo i secoli lungo queste due dimensioni, portando a volte l’accento più sull’aspetto simmetrico ed a volte più su quello asimmetrico: quando la Chiesa affermava una verità e dichiarava “ut anathema sit” chi pensava diversamente, in realtà esprimeva qualcosa di vero e che non potrà mai essere cambiato, ma che non esauriva la Sua missione di incontro che va aldilà di queste categorie. Come negli esempi citati nel nostro post precedente, affermare l’Immacolata Concezione dogmaticamente è tipicamente catafatico, ma difficile per molti capire cosa questo voglia dire in quanto è un Mistero,  mentre dichiarare il contrario, cioè che la Santa Vergine non ha avuto l’Immacolata Concezione è un errore è una cosa facilmente comprensibile e l’anatema diventa un’affermazione apofatica, vera, ma purtroppo, per natura, insufficiente a descrivere la pienezza del Mistero. Santa Bernadette di Lourdes ha incontrato l’Immacolata Concezione: lei ha avuto l’esperienza e quindi la sola vera conoscenza di cosa quel dogma affermava, in modo unico, personale e, quindi, non cedibile a terzi.

Il futuro San Giovanni XXIII ha richiesto di evitare durante il S.S. Concilio Vaticano II queste formule di condanna, apofatiche e, spesso,  di poca rilevanza pastorale, sottolineando invece l’importanza di una Chiesa che sia segno, cioè sacramento, dell’Amore di Dio nel Mondo.  Il futuro San Giovanni Paolo II indicò cosa la Chiesa sia , cioè segno della Misericordia di Dio: a questo ci riporta oggigiorno Papa Francesco con l’esempio e con la parola.

Allora certo, è sconcertante una Chiesa che decide di dare importanza all’incontro concreto con il Cristo cosciente che ogni discorso, benché giusto apofaticamente, non sarà mai capace da solo di esprimerne l’intima asimmetria.

E questa deve essere la chiave di lettura del pontificato bergogliano: l’accento è messo su una Chiesa che incontra l’uomo contemporaneo lì dove è e se il linguaggio non riesce ancora a seguire perché, per natura, limitato dalla logica di simmetria che lo costituisce, allora poco importa. La Chiesa diventa un ospedale da campo dove conta di più l’esperienza umana di una mano che accarezza o stringe, di una parola di affetto, di uno sguardo di amore, del gesto medicale esperto che le teorie sulla chirurgia, i corsi di anatomia e la conoscenza farmacologica, tutte cose anche necessarie, per altro, ma che non rimpiazzeranno mai l’incontro vero e buono e bello con il paziente che soffre.

Possiamo così concludere ancora una volta che la Pastorale è l’Etica della Chiesa: è il Cammino della Felicità per chi La incontra.

Adesso vale davvero la pena che si rilegga l’articolo di Bortoli avendo quest’ottica presente. Qualche stralcio:

“Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono. «Sì, è capitato. Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, una domanda da fare, un consiglio da chiedere. Una signora vedova, di ottant’anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace»”

 “Si era parlato della cura spirituale delle persone che lavorano nella Curia, e si sono cominciati a fare dei ritiri spirituali. Si doveva dare più importanza agli Esercizi Spirituali annuali: tutti hanno diritto a trascorrere cinque giorni in silenzio e meditazione”.

“La tenerezza e la misericordia sono l’essenza del suo messaggio pastorale… «E del Vangelo. È il centro del Vangelo. Altrimenti non si capisce Gesù Cristo, la tenerezza del Padre che lo manda ad ascoltarci, a guarirci, a salvarci»”.

“La povertà allontana dall’idolatria, apre le porte alla Provvidenza”

Questa frase mi piace moltissimo, capirete perché:

“L’attuale globalizzazione “sferica” (simmetria che fà capolino, ndr…) economica , e soprattutto finanziaria, produce un pensiero unico, un pensiero debole. Al centro non vi è più la persona umana, solo il denaro.”

Eppoi ancora:

“Vi sono molte famiglie separate … Bisogna evitare di restare alla superficie. La tentazione di risolvere ogni problema con la casistica è un errore, una semplificazione di cose profonde, come facevano i farisei, una teologia molto superficiale. È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale”.

“La questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare.”

Davvero la Pastorale della Chiesa esprime perfettamente l’intrinseca natura asimmetrica della nostra relazione a Dio!

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica

20 replies

  1. asimmetria cos’è bene e male
    carnalità e spiritualità coniugata negli esseri umani
    sentire Dio vicino come possiamo riusciamo capiamo
    Dio è il positivo la gioia nonostante tutto nell’attesa del premio della gioia eterna
    vivere lietamente è vicinanza Dio
    comunicare col prossimo positivamente è ricerca di Dio

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  2. Segnalo Andrea Grillo che confuta De Mattei che confuta Kasper…
    http://grilloroma.blogspot.it/2014/03/kasper-sul-matrimonio-e-le-critiche-di.html?m=1

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    • Al che mi permetto di suggerire la lettura di un testo di Ratzinger che mi pare contenga meno parole vuote (profetico, tradizionalista, eccetera), e piu’ argomenti

      http://www.doctrinafidei.va/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html

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    • In estrema sintesi, Andrea Grillo conferma che Gesù ha detto che il matrimonio è indissolubile ma, attraverso passaggi delicati, poi arriva a dire che non è vero.

      L’assunto fondamentale di Kasper e, a seguire, di Andrea Grillo, è che un matrimonio può fallire. E’ FALSO! Un matrimonio, SE CORRETTAMENTE FONDATO SULLA LIBERA VOLONTA’ DI AMARE SOSTENUTA DALLA GRAZIA SACRAMENTALE, non può fallire. E’ Gesu Cristo in Persona che se ne fa garante. Chi si sposa pensando che il proprio matrimonio potrebbe un giorno fallire, in realtà non si sposa: il suo matrimonio è nullo! Roba per la sacra rota.

      Io non sono nessuno… ma qui mancano le fondamenta, altro che storie.

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    • Quest’articolo di A. Grillo presenta punti condivisibili ed altri no.

      Sui punti condivisibili possiamo notare questi commenti che coincidono con i nostri come già espressi in loro tempo:

      quando ricorda che “Giovanni XXIII aprì i lavori conciliari, l’11 ottobre del 1962, egli disse una frase che nell’originale italiano suonava così: “altra infatti è la sostanza dell’antica dottrina del depositum fidei, altra è la formulazione del suo rivestimento”.”

      “ La pretesa di identificare la dottrina con un suo rivestimento immutabile è una forma inadeguata e ingiusta di comprensione e di esposizione della dottrina.”

      “La concezione esclusivamente pedagogica della legge non riesce mai a considerare i “fatti”, ma vede solo diritti e doveri”

      “Proprio questo era lo stile della Chiesa della prima metà del 1800, la cui funzione era, appunto, di ribadire la dottrina chiara, condannando gli errori.”

      Lì dove però Grillo NON risponde malgrado tutto il capitolo 3 dell sua risposta è circa la critica di de Mattei, fondatissima, e che ho fatto mia sul fatto che il problema non è limitato al pentirsi del fallimento del primo matrimonio ma proprio pentirsi di vivere nell’adulterio: a questo Grillo neanche risponde mostrando, come Kasper stesso, non aver capito quale sia il problema dal punto di vista sacramentale.

      Quello che né Grillo né de Mattei hanno visto è che Kasper ha dimenticato totalmente di relazionare il Santo Matrimonio colla Santa Eucarestia.

      Secondo me Papa Francesco è un “furbacchione”, se mi consentite l’espressione: ha lasciato parlare per primo la sola testa davvero “pensante” di questo movimento germanico a tendenza scismatica e nessuno potrà dire che questa movenza non è stata ascoltata e non ha potuto dire la sua. Adesso sarà il tempo dello Spirito Santo.
      In Pace

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  3. Abbiamo appena ricevuto la notizia che Mario Palmaro è morto.
    Requiem aeternam dona ei Domine.

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    • Spero che si sia ravveduto prima di lasciare questo mondo e non sia morto scomunicato ai sensi del can. 1364 latae sententiae per il supporto dato allo scisma degli eretici lefebvriani, scomunica ancora ricordata ultimamene dal Card. Müller quando sappiamo che Palmaro era andato confessarsi I (invalidamente quindi) e ricevere l’estrema unzione ( illecitamente) ad Econe.

      Per parlare come parlano abitualmente durante i funerali econiani, ormai il tempo della pazienza di Dio è terminato per lui, adesso è l’Ora della Giustizia divina che viene per giudicare i suoi atti.

      Nel foro esterno pubblico, il solo di cui possiamo dire qualcosa, di certo ha mostrato confondere amore della Chiesa con amore delle proprie idee circa la Chiesa e giudizio impietoso sui santi Papi che l’hanno diretta questi ultimi decenni, al punto di allontanarsi da Essa per rimettersi nelle mani di chi l’aveva abbandonata dal 1988. Gli attacchi selvaggi conto Papa Francesco gli sono stati perdonati da quest’ultimo con grande magnanimità durante una sua telefonata: il Signore non sarà di certo dammeno.

      Non conosciamo, né desideriamo conoscere, il suo foro esterno privato e familiare, il suo modo di comportarsi in famiglia, coi fratelli e sorelle, cogli amici né conosceremo mai il suo foro interno: possiamo solo implorare Dio Misericordioso di perdonargli tutti i suoi peccati e di concedergli in questo caso un tempo di purgatorio limitato al massimo.

      Gli dedico questo passaggio del Dies Irae, che sicuramente ha apprezzato del suo vivente e che sarà normalmente cantato al suo funerale:

      Mors stupébit et Natúra,
      cum resúrget creatúra,
      judicánti responsúra.

      Liber scriptus proferétur,
      in quo totum continétur,
      unde Mundus judicétur.

      Judex ergo cum sedébit,
      quidquid latet apparébit,
      nihil inúltum remanébit.

      (trad: La Morte e la Natura si stupiranno
      quando risorgerà ogni creatura
      per rispondere al giudice.

      Sarà presentato il libro scritto
      nel quale è contenuto tutto,
      dal quale si giudicherà il mondo.

      E dunque quando il giudice si siederà,
      ogni cosa nascosta sarà svelata,
      niente rimarrà invendicato.)

      In Pace

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  4. consiglio lettura corriere oggi per libro edito articolo su Papa Francesco vaticano ior
    tradizionalisti sedevacantisti e timori di trasparenza ior per soldi sporki anke di associati cattolici forse

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