Sinodi sulla Famiglia : la Chiesa profetizzerà

cardinali 7

Sono più di cinquantanni che il S.S. Concilio Vaticano II è formalmente terminato mentre il suo slancio profetico continua ad imprimere una dinamica pregnante riscontrabile in tutti i maggiori movimenti laicali, nei nuovi  ordini religiosi, presso i giovani. Ma la società nella quale la Chiesa è immersa è cambiata ancor più rapidamente e lo Spirito Santo non è stato lasciato completamente libero di impregnare la Sua Chiesa e di soffiare sul mondo a causa dell’infedeltà di tanti, troppi, pastori del Gregge, vescovi e sacerdoti, i quali inseguendo lo spirito del mondo assieme a troppi fedeli cattolici hanno girato le spalle al Magistero Autentico in materia familiare e sessuale, Buona Novella annunciata dal Venerabile Paolo VI nella sua enciclica Humanae Vitae e dal Beato Giovanni Paolo II, dottore insorpassabile della teologia del corpo.

La Chiesa paga caramente questa apostasia strisciante che ha portato la famiglia nella situazione attuale di totale sfruttamento, esposta alla persecuzione laicarda, incapace di difendersi e di marcare il proprio peculiare valore nella società, famiglia spezzettata, martellata, flagellata, sconsiderata, tanto flebile spiritualmente da non essere più capace di essere la culla naturale di sufficienti vocazioni sacerdotali e religiose nei nostri paesi.

Anche se non impossibile, la convocazione di un nuovo Concilio con 5000 e tot vescovi nel mondo sembra un’opzione difficile da gestire: l’approccio sinodale sembra quindi essere una buona via di mezzo dove il Magistero della Chiesa potrà di nuovo avanzare e progredire come lo ha sempre fatto nel corso dei duemila anni senza rimanere fermo al primo millennio come alcuni vorrebbero o agli ultimi 400 anni come altri desiderebbero.

Questi due Sinodi avranno per la nostra generazione e le due seguenti una portata equivalente a quella del S.S. Concilio Vaticano II per i nostri padri: non dubitiamone.  L’ultimo Concilio è stato il Concilio della Chiesa che si diceva Se Stessa contemplandone  tutte le Sue componenti ed il Suo ruolo nel mondo: questi due Sinodi saranno, a Dio piacendo, quelli del ruolo della Famiglia nel piano di Redenzione di Dio. Appunto quando la famiglia è la più debole nella società che la disprezza è proprio lì che il suo ruolo corredentivo appare nel modo il più luminoso: così da sempre ne è stato delle cose di Cristo.

Ed il Santo Padre stesso lo ha detto nel suo discorso di introduzione:  “Mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena di amore”.

E il discorso di introduzione del Card. Kasper è stato apparentemente all’altezza della richiesta di Papa Francesco: “Dobbiamo prendere un punto di partenza positivo e riscoprire e annunciare il Vangelo della famiglia in tutta la sua bellezza. La verità convince tramite la sua bellezza. Dobbiamo contribuire con le parole e i fatti a far sì che le persone trovino la felicità nella famiglia e in tal modo possano dare alle altre famiglie testimonianza di questa loro gioia. Dobbiamo intendere nuovamente la famiglia come Chiesa domestica, renderla la via privilegiata della nuova evangelizzazione, del rinnovamento della Chiesa, una Chiesa che è in cammino presso la gente e con la gente.”

Ecco, questa nozione della famiglia-Chiesa  ricordata dal Car. Kasper mi sembra esprimere una direzione imprescindibile che va da essere annunciata non solo come pia metafora, ma come realtà oggettiva. Anche se penso che il Card. Kasper abbia mancato di audacia omettendo di mettere specificamente in risalto la dimensione liturgica del sacramento del matrimonio, vera teofania del Dono di Cristo alla Chiesa.

Per il resto la struttura della relazione del Card. Kaspar è stata assolutamente classica e davvero mi spiace che il contenuto non sarà reso pubblico: d’altronde quel che discutono nel Concistoro non è ancora Magistero e forse vale meglio non dare troppa importanza a speculazioni esplorative. Il Santo Padre dice che quella relazione è assimilabile a teologia in ginocchio: se lo dice lui, di certo non possiamo che chinarci, spiritualmente s’intende, anche senza conoscerne i veri contenuti ma apprezzandoli solo a secondo o a terzo livello.

Apparentemente le referenze a Ratzinger, sia da cardinale che da papa, sono state numerose, però mi sembra che il Card. Kasper non abbia avuto l’audacia intellettuale ratzingeriana quando ha trattato del problema dei divorziati risposati: la proposta Kasper manca di audacia non solo nella contemplazione del matrimonio ma anche nel proporre soluzioni se paragonato a Ratzinger.

Infatti, benché il Santo Padre abbia esplicitamente chiesto di non fare casistica ( Cercheremo di approfondire la teologia della famiglia e la pastorale che dobbiamo attuare nelle condizioni attuali. Facciamolo con profondità e senza cadere nella “casistica”, perché farebbe inevitabilmente abbassare il livello del nostro lavoro”) mi sembra che da quel che se ne capisce dall’articolo del Dr. Tornielli, sempre bene informato, che egli si sia rapidamente insabbiato in questioni casistiche, rendendo per giunta un po’ torbide cose che sono chiare.

Da un lato ha ribadito con fermezza quel che il cattolico ben formato sà: “La Chiesa, ha spiegato Kasper, non può proporre una soluzione diversa o contraria alle parole di Gesù. L’indissolubilità di un matrimonio sacramentale e l’impossibilità di un nuovo matrimonio mentre il precedente partner è in vita non può essere abbandonata o sciolta sulla base di un richiamo alla misericordia.  Anche perché, ha fatto notare il cardinale, misericordia e fedeltà vanno insieme.”

Dall’altro lato non è riuscito, a mio umile parere, a districarsi da un approccio casistico e, come dice bene Tornielli, in fin dei conti solo un minimo numero di persone potrebbero beneficiare di queste eventuali “agevolazioni”, ammettendo che facciano senso con quel che la Chiesa insegna ed ha già vagliato nei duemila anni della su storia. Chiaramente non sembra essere questa la via che permetterà di risolvere la problematica dei grandi numeri dei cattolici in quella situazione.

Mancanza di fiato che la proposta Ratzinger invece ha e cioè, invece di tornare a pratiche particolari di certe chiese locali che la storia ha rigettato uno a due millenni fa, andare e muoversi più in avanti riconoscendo quel che rende specifico il sacramento matrimoniale rispetto al matrimonio “naturale”  e da questa stessa specificità richiedere esplicitamente la fede come condizione alla validità del sacramento  e quindi, in finis, interpretare il matrimonio come cammino vocazione specifico del cristiano che vive della fede.

Oggi al secondo giorno le discussioni continuano e sembrerebbe che l’evocazione della teologia del corpo del Beato Giovanni Paolo Ii sia avvenuta più volte, il che mi rincuora a livello personale sulla saggezza del collegio cardinalizio, soprattutto dopo le pubbliche sparate dei Card. Mariadaga e Marx.

Per riassumere il mio sentimento, siamo ancora lontani da quel che si può sperare da un Magistero rinnovato sulla questione: mancano ancora soffi profetici anche se sentiamo il travaglio che incomincia a prodursi e che necessiterà di certo questi due anni futuri per partorire una visione  che esprima la pienezza di quel che lo Spirito Santo tenta di dirci dal S.S. Concilio Vaticano II fino ad oggi.

Speriamo solo che le manovre a tendenza scismatizzante di alcune chiese transalpine che cercano di fare pressioni indebite ed ingiustificate, come anche la tendenza di certi prelati di troppo parlare a vanvera, non siano un freno allo Spirito Santo come già avvenne ai tempi della Humanae Vitae, il cui rifiuto è la radice intima dei problemi della famiglia attuale. Non per niente apprendiamo proprio oggi che il miracolo che porterà prossimamente il Venerabile Paolo VI sugli altari è intimamente legato al suo magistero dell’ Humanae Vitae: mi piacerebbe vederci un segno.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Sinodi della famiglia

79 replies

  1. Mi permetto di riportare qui un commento che chiarifica il mio post qui sopra:

    la proposta Ratzinger sottolineando la necessità di aver la fede per contrarre un matrimonio sacramentalmente valido, avrebbe per conseguenza di risolvere molti casi di nullità oggettiva.

    Un’altra ipotesi andrebbe ancor più lontano e cioè di fare del matrimonio cristiano un cammino vocazionale proprio nel quale la coppia non solo ha una fede sui generis ma desidera davvero essere corredentrice all’opera del Cristo. In questo caso, ancora più restrittivo di quello di Ratzinger, la porta resterebbe aperta a dei matrimoni “naturali”, non sacramentali, ma non peccaminosi in quanto non sacramentali, in quanto la sessualità, la fedeltà indissolubile, e l’apertura alla vita si eserciterebbero lo stesso.

    In Pace

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  2. Nell’ultima parte del tuo commento c’é qualcosa da approfondire.
    Per i battezzati non può darsi un matrimonio naturale valido, cioé una unione scelta liberamente, indissolubile e aperta alla vita, che non sia sacramento. Non si può – mi pare – “recintare” la realtà sacramentale per alcuni tra i batttezzati, dal momento che Cristo ha elevato a Sacramento proprio la realtà “naturale” del Matrimonio.
    E’ il Battesimo che dà la fede; ho la fede (anche se non la “sento” e non la vivo), e sono incorporato alla Chiesa, perché battezzato.

    C’é molto discernimento da fare con realismo e non c’é dubbio che porterà a chiarificazioni e riforme che avranno notevoli conseguenze. Da quel poco che si è saputo, i Cardinali hanno individuato le linee essenziali anche se non c’é ancora consenso unanime; il consenso sinodale , una cum Petro, si darà, con l’assistenza dello Spirito Santo, nel lavoro dell’Episcopato di questi due anni. Anch’io penso che la famiglia cristiana tornerà ad essere lievito per il mondo.

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    • Sì Giuseppe, ben sono cosciente che “Per i battezzati non può darsi un matrimonio naturale valido, cioé una unione scelta liberamente, indissolubile e aperta alla vita, che non sia sacramento.” e condivido.
      Stiamo facendo solo ipotesi e tanto sia tu che io ci rimetteremo alle decisioni del Sinodo se rate dal Santo Padre che ci convengano o no e le difenderemo il momento venuto, come ogni confermato dovrebbe fare.
      Ma appunto ci sono altri esempi: c’è una differenziazione voluta dalla Chiesa latina quanto al momento giusto per l’imposizione del sacramento della cresima: per questo è richiesto dalla Chiesa una “dichiarazione” d’impegno da parte di chi chiede la cresima, è un sacramento “adulto” (personalmente fui confermato 9 anni). C’è dunque una specie di “recinto” come lo chiami tu. Ecco , io vedrei questo stesso tipo di “recinto” nel caso di una richiesta di matrimonio.
      Nel caso di un divorziato risposato (civilmente) ovviamente non c’è possibilità di sacramento ( non se ne discute nemmeno) , ma c’è forse spazio per ammettere che il secondo matrimonio non è peccaminoso se segue le leggi della natura umana e del matrimonio “naturale” come voluto dal Creatore , cioè aiuto mutuale, fedeltà effettiva ed apertura alla vita?
      Debbo anche dire che percorsi umilianti di domande di perdono come proposte da Kaspar non mi convincono più di tanto nelle circostanze socio-culturali attuali.
      In Pace

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      • Sì, credo di afferrare la tua idea caro Simon. Dal mio punto di vista è una visione piuttosto clericale.
        L’ipotesi che faccio è proprio quella di de-clericalizzare la disciplina e la prassi del matrimonio cristiano, che mi parrebbe un riportarlo, nella nozione comune, a quello che é per i battezzati: un atto sacramentale per sua natura laicale.
        Lo so che questo scombussola alcune convinzioni profondamente radicate e diffuse, eppure ci arrivo dalla dottrina cattolica sull’essenza del matrimonio – sacramento.
        Domanda: può darsi un sacramento che non sia amministrato dal Clero?
        Riposta: sì, non solo può dars,i ma si dà proprio nel Matrimonio dei battezzati.
        Ecco allora la differenza rispetto agli altri Sacramenti (tranne che col Battesimo che, nei casi di necessità, può essere amministrato da chiunque) come la Cresima.
        Il Matrimonio non si “celebra” in chiesa; il Chiesa si formula pubblicamente la promessa, testimone benedicente il Vescovo, il presbitero o altro delegato, e attraverso loro l’intera comunità ecclesiale. Ma non è il prete che mi “sposa”, non è lui a fare del mio matrimonio un Sacramento.
        Dunque il Clero non potrebbe neanche “recintare” il matrimonio dei battezzati: ecco perché la tua ipotesi mi sembra inconsistente.

        Le soluzioni da ricercare nella pastorale contemporanea dovrebbero, a mio modo di vedere, partire da una chiarificazione di questo tipo.
        Trovo geniale che si pensi di mettere a capo del Pontificio consiglio per la famiglia una coppia di sposi.

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        • Beh, prima di avere una coppia di sposi a capo di un pontificio consiglio, bisognerà già accettare l’idea che due cardinali possano convivere e sposarsi … 😉 Scherzi a parte, queste sono elucubrazioni di un cardinale, il solito noto colla bocca sempre aperta, che esprimono l’opinione di uno che non è mai stato sposato: non conosco molti esempi di coppie che, in quanto tali ,gestiscono realtà ecclesiali, a parte la loro famiglia. Bah vedremo: queste davvero sono cose circostanziali e non essenziali, anche se meglio varrebbe limitare gli errori manageriali.

          Per tornare al soggetto, quel che dici sulla laicità del matrimonio è quel che la Chiesa insegna e dunque nulla di nuovo: nella pratica però si chiede già da tempo, e da quel che sento nelle varie interviste in questi giorni, che i futuri sposi siano catechizzati e seguano un percorso di formazione prima di poter ricevere il sacramento. Quindi già adesso, almeno parzialmente, il sacerdote o chi rappresenterà la Chiesa al momento dello stabilimento del detto contratto, ha la sua parola da dire.

          D’altro canto la Chiesa latina richiede ormai, e questa è legge ecclesiastica, che ci sia la presenza di un rappresentante del vescovo del luogo per testimoniare l’avvenuto matrimonio sotto pena di nullità. Alcuni teologi, sulla scia dell’ortodossia, pretendono che la la presenza del sacerdote è funzionale alla validità del matrimonio: è una teoria che va sviluppandosi.

          Quindi niente impedisce, teologicamente, che la Chiesa per legge ecclesiastica, in un atteggiamento perfettamente pastorale, richieda da parte degli sposi di impegnarsi esplicitamente a vivere il proprio matrimonio come vocazione alla cosciente partecipazione all’atto di corredenzione del Cristo, come avviene, simbolicamente , in alcune comunità cattoliche dell’ex-Yugoslavia, dove i futuri sposi prestano giuramento proprio sulla Croce di Cristo.

          Quel che è sicuro, da un punto di vista pastorale, è il fallimento attuale della pastorale dei futuri sposi, visto il tasso troppo alto di divorzi presso codesti.

          Comunque, il problema di fondo che io vedo anche dai discorsi del Card. Kasper, almeno tali quali presentati dai media, nella Chiesa “clericale” non si ha ancora ben capito cosa sia il Matrimonio Sacramentale, un po’ alla stregua di chi va a comunicarsi, sapendo che è lì è il Corpo ed il Sangue di Cristo, ma non percependone cosa questo davvero significhi. Non è un critica, è semplicemente il fatto che il Mistero di Dio è infinito.
          In Pace

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  3. Non si può non rimarcare il coinvolgimento emotivo nelle parole di Simon e l’auspicio che i lavori dei Sinodi sulla famiglia possano imprimere una svolta nei comportamenti sia del gregge e sia, a suo dire, dei tanti pastori che hanno girato le spalle al Magistero, per riuscire a contrastare quell’infedeltà che non ha consentito allo Spirito Santo di soffiare sul mondo.
    Sorge spontanea una domanda. Sarà sufficiente il riavvicinamento dei pastori al Magistero, azione ritenuta necessaria per contrastare l’apostasia strisciante?
    Il riavvicinamento è auspicabile, ma non sufficiente; ciò che appare indispensabile è una rinnovata e più puntuale accettazione da parte del gregge nel mettere in pratica il Magistero, altrimenti nulla cambia e per conseguirla non è sufficiente diffonderlo e insegnarlo.
    I cambiamenti nella società sono nella realtà sempre più repentini e il ritardo culturale nel prenderne atto è enorme. Si è ancora convinti che la storia sia tuttora regolata dalla lentezza delle nostre idee e a causa di questa venerabile tradizione non ci accorgiamo che a modificare il nostro tempo non siamo più noi, ma una serie di accadimenti a noi estranei, che imprimono trasformazioni di tale portata nel modo di essere uomini e donne da costringerci a inseguirle con affanno per “prendere posizione” a trasformazione avvenuta. Ed è proprio questo che la Chiesa, con l’istituzione del Sinodo dei vescovi, sta tentando di fare: prendere posizione su qualcosa che le è sfuggito.
    Voler cambiare il mondo non è però sufficiente. Accade comunque e in larga misura perfino senza la nostra collaborazione, non più nel ruolo di soggetti ma di semplici oggetti. Il problema allora è quello di capire con categorie adeguate il senso dei cambiamenti per evitare che il mondo continui a cambiare senza di noi e non accada che alla fine non si trasformi in un mondo senza di noi.

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    • Ti ringrazio Gaspare per questo tuo commento.

      Guardando la storia della Chiesa, onestamente penso che il mondo sia sempre cambiato senza di Essa e, chissà perché, penso che ciò sia una cosa buona per sé : mi spiego, il “mondo” è stato lasciato alla gestione di tutta l’umanità e non alla Chiesa.
      La Chiesa deve essere lì, come lievito, per “servire” l’umanità nel suo sviluppo, non per dettarne le modalità pratiche.

      Ovviamente a Chiesa serve quel che è buono nello sviluppo delle società e non può rendersi complice di quel che non lo è: in fin dei conti, anche se la Chiesa, come il Cristo, si deve mettere lì dove è il peccato non è per svilupparlo ma per abolirlo.

      Ma la Chiesa anche se non è del mondo è nel mondo con quel che implica e gli uomini chela compongono sono tutti peccatori: l’apostasia post-Humanae Vitae ha reso parte della Chiesa ( e qui parlo soprattutto dei laici) incapace di servire il mondo in quello che ha di meglio.

      Davvero penso che tu, io, giuseppe , minstrel, e tutti gli altri siamo in primis soggetti e non oggetti del Magistero della Chiesa e lo siamo nella vita quotidiana, nell’esempio dato, nel semplice fatto di esistere e di unirci al Cristo.

      Comunque concordo con te, qualcosa è sfuggito alla Chiesa: il Magistero del Sinodo sicuramente riparerà, totalmente o parzialmente, asseconda della santità dei Padri Sinodali, ma poco importa: quella cosa che sfugge alla Chiesa continuerà a sfuggire se parte di chi si sente formalmente un cattolico continua a non volersi conformare sul serio alla Croce del Cristo.
      In Pace

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  4. Un editoriale di Angela Ambrogetti su Korazym che condivido largamente:
    http://www.korazym.org/13089/concistoro-sulla-famiglia-attesa-di-capire/
    In Pace

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  5. Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce.
    Ormai penso che questa frase di Gesù sempre citata in favore dell’indissolubilità del matrimonio non possa essere nascosta o dimenticata. Tuttavia è valida anche l’affermazione dei discepoli: SE questa è la condizione dell’uomo nei confronti della donna è meglio che non ci si sposi. Non voglio essere pessimista, ma in questa situazione il matrimonio non è per tutti, neanche per molti ma solo per pochi o per dirla come Gesù per coloro che si fanno eunuchi per il Regno… Insomma, il matrimonio è una vocazione. Poi si possono allargare o meno le maglie del “divorzio cattolico” (o dichiarazione di nullità come si vuol dire) ma se il legame è definito fino alla morte, ci sono poche speranze. Gesù non ha criticato o minacciato NESSUNO che non si è sposato…
    Secondo me la Chiesa dovrebbe attivarsi per dare tutti gli aiuti necessari affinché un matrimonio possa andare avanti e superare gli ostacoli che ci sono e per mettere in evidenza tutto quanto è necessario per partire col piede giusto e non col piede sbagliato.
    Tuttavia esiste anche un’altra parola di Dio che viene stranamente dimenticata: non è bene che l’uomo sia solo… Lo dice anche San Paolo quando rivendica per sè il diritto ad avere una “donna come sorella” dato che tale diritto era valido per gli altri “grandi” della Chiesa (ad esempio San Pietro notoriamente già sposato, dato che aveva la suocera…).
    Pertanto il problema si sposta nei confronti di chi non può o non vuole (più o meno per paura di fronte alle possibili sanzioni…) sposarsi. Se premettiamo il fatto che il matrimonio “solo civile” è ritenuto invalido non vedo che differenza di trattamento dovrebbe esserci tra coloro che convivono e coloro che sono sposati civilmente. Occorre senz’altro un’attenta disamina delle “convivenze” legate a coloro che non possono o non voglione affrontare la “vocazione del matrimonio” pur capendo che non possono “vivere da soli”.
    Finora la Chiesa ha avuto reazioni isteriche ben diverse da quelle esplicitate da Gesù nei confronti della samaritana: fino a trent’anni fa si parlava di “scomunica” da parte della Chiesa, ovviamente dando la colpa alla “oggettiva situazione della coppia” e di autoescludimento dalla salvezza. Poi ultimamanete ci si è avvicinati affermando che costoro non sono da considerarsi “fuori dalla Chiesa”. Tuttavia si è insistito sulla “punizione” da infliggere: l’esclusione dai sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Due problemi al riguardo: primo pensare che l’Eucaristia e la Riconciliazione non siano strumenti per accogliere il dono della salvezza ma dei premi per chi si comporta bene ed è “degno” di riceverli. Secondo pensare a punizioni che non abbiano l funzione di redimere e far ravvedere ma solo quella di condannare per l’eternità. Certo, la buona volontà c’era perché si pensava che di fronte a tali minacce la gente si ravvedesse, però nel corso degli anni tali pene sono diventate un disincentivo al matrimonio e un’occasione per non seguire il cammino di fede proposto dalla Chiesa. Adesso si cerca di “addolcire la pillola” parlando di comunione e confessione “spirituale”, ma da un punto di vista pastorale mi pare un flop: infatti si distingue tra una comunione “reale” e una “solo spirituale” quasi ad indicare che ciò che è reale non è spirituale e ciò che è spirituale è meno valido del reale… Ma, a parte piena o parziale “validità” la comunione spirituale e la confessione spirituale conducono anche loro a salvezza? SE la risposta è affermativa conviene ancora mantenere la comunione o la confessione sacramentale? Personalmente io penso che la comunione e la confessione siano sempre necessari e reali: come dice il Papa Francesco: Dio perdona sempre!

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    • Caro manuel2014,

      bellissimo questo tuo intervento di cui condivido quasi tutto.

      Sulla riflessione sui sacramenti invece la mia sensibilità è differente, come l’avevo espresso nel post Farisaismo te(cn)logico .

      Non si può concepire né la confessione ( assoluzione) né la comunione come un premio: nessuno ha diritto ad essere assolto o a comunicarsi, questo è un dono liberamente offertoci dal Signore ed è segno di elezione divina, immeritata: avevo scritto La parabola di Luca 12, 60-70 per esprimere questo concetto. A noi non appartiene dire chi può e chi non può di ricevere questa comunione, solo la Chiesa, in quanto sposa di Cristo, ha le chiavi.

      La nozione di “comunione spirituale” a me piace moltissimo su un piano pastorale, sai perché? Perché esula dal foro esterno e rientra solo in quello interno dove l’ecclesia supplet: in essa il fedele esprime chiaramente con un atto di astinenza eucaristica il fatto di davvero sapere che non è degno di partecipare alla mensa, ma che una parola del suo Signore lo salva.

      Il fatto che tutti nella pratica vadano a confessarsi oggi giorno, a parte la dimostrazione di una catechesi inesistente, mostra solo due atteggiamenti fondamentalmente anti-cristiani: il primo considerare che comunicarsi è un “diritto”, il secondo considerare che la decisione di comunicarsi o no sia una cosa privata che non concerne nessuno, mentre invece comunicarsi è un atto comunitario per eccellenza, non relativo a cosa ne pensa ogni individuo, ma oggettivamente regolato dalla comunità, cioè la Chiesa. Non comunicarsi quando la Chiesa dice di non farlo , mostra quindi più “comunione” che fare come ad ognuno pare.

      Nel caso del matrimonio si aggiunge un’altra difficoltà: questo è sacramento del Dono di Cristo alla Chiesa, come lo è il Sacrificio del Calvario e non è per niente ovvio dire basta pentirsi di quel che si ha fatto ( poi cosa significa concretamente pentirsi… ancora un altro discorso complesso) ad esempio essendo nella propria vita un segno antitetico a questo Dono di Cristo alla Chiesa.

      Forse il perdono di Dio passa appunto per il non consumo delle Sacre Specie e la Sua comunione spirituale effettiva.

      Un carissimo abbraccio ed in Pace

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    • Ottimo e realistico intervento, gentile Manuel.
      È del tutto evidente che il matrimonio cattolico e l’enciclica Humanae Vitae trovano poca ospitalità nel mondo d’oggi per evidenti ragioni. Del resto, la percentuale di chi ne disattende gli insegnamenti e i principi è altissima e il Sinodo dei vescovi sta lì proprio per questo.
      Il tutto assumerebbe una luce diversa se il matrimonio sacramentale fosse considerato una vocazione, tale da pretendere dai futuri coniugi una preparazione e una determinazione che probabilmente non è richiesta nemmeno a chi oggi sceglie il sacerdozio. Tuttavia questa impostazione porterebbe a un totale sconvolgimento nel rapporto Chiesa – fedeli, cioè a una valutazione attenta e discriminante prima di concedere i diversi sacramenti. Cosa che però appare impraticabile.
      Sulle reazioni e i comportamenti isterici da parte della Chiesa, oggi possiamo dire che sono soltanto un triste ricordo. Naturalmente questo nuovo corso non è merito della Chiesa, ma la conseguenza diretta del mutamento dei tempi e di una maggiore consapevolezza dei cittadini.
      A tal proposito è sufficiente ricordare il comportamento vergognoso della Chiesa tutta e in particolare del vescovo di Prato di allora, parlo degli anni 50/60, quando Berta filava per intenderci, nei confronti dei coniugi Bellandi, definiti pubblici concubini e peccatori per aver scelto legittimamente il matrimonio civile. Una storia di cui la Chiesa non può certo andar fiera.

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      • parlando di donne sottomesse e marito protettivo deificato da ascoltare bocca aperta come dice la scrittrice mi fa sorridere
        leggevo intervista corti grande estimatore berl…………e dice ke be si frequentava donnine. lo fan tutti.
        lui lo faceva alla luce del sole
        questa affermazione appunto e’ da ultraottantenne magari sempre stato cosi ostico genere femminile
        povera sua moglie
        il battagliero ke ha fatto parte guerra sbagliata sotto la dittatura
        questi son i cattolici?

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        • ahahah gaspare mi piace ke gli sposi devon essere + studiosi dei preti

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          • ho una curiosità
            sacerdoti tornati stato laicale per matrimonio o peggio possono ricevere sacramenti?

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          • Credo proprio di sì, Lieta.
            Non dimentichiamoci mai ciò che ha detto il Cristo: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
            C’è molta più dignità in un sacerdote che riconosce con onestà di aver scelto la strada sbagliata, piuttosto di uno che continua ad avere una compagna e dei figli, non rinunciando alla tonaca e ti assicuro ce ne sono tanti in giro.
            Buona domenica.

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  6. grazie gaspare
    credo ke cmq non si può segnare a dito persone ke han scelto matrimonio e poi si dissolve
    cause tante e spesso indipendenti da uno dei coniugi ke ha sperato in un cammino di maturazione di entrambi sempre nell’accoglienza reciproca
    certi livelli di scadimento non son accettabili
    le violenze multigenere don devono essserci
    il dialogo infinito quasi seccante salvaguardia famiglia coerente non i mutismi, assolutismi o
    sordità feroci, le donne non sono solo skiave sono in primis esseri umani posson appari succubi
    ma ki fa dovere sempre in realtà è fortissima ciao

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    • Segnare a dito chi ha la sfortuna di avere un matrimonio fallito alle spalle?
      Soltanto un vacuo presuntuoso pieno di sé che ha capito nulla della vita può farlo, una persona probabilmente non sposata che non riesce nemmeno a immaginare quali sono le difficoltà e le dinamiche reali del vivere in coppia.
      Mi sono sposato trent’anni fa, ho due figliole di 28 e 25, sono diventato nonno da poco e ho la fortuna di essere oggi a cinquantacinque anni, ancora innamorato di mia moglie. Innamorato di tutto ciò che lei ha rappresentato e di ciò che è oggi. Siamo stati bravi? No, abbiamo avuto entrambi la fortuna di incontrare la persona giusta e anche le tante difficoltà vissute, come tutti, sono diventate più lievi.
      Non credo però che se ci fossimo separati avrei rinunciato a vivere a causa di un errore commesso in gioventù.

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      • non è errore io amo ancora mia marito purtroppo da parte sua è uscita latente fragilità psichica
        cmq anke in ambiti curiali non si è capiti
        e ambiti tutti siam visti pecore nere
        la sua famiglia in primis co fratello sacerdote ha saputo solo vergognarsi di lui anzikè aiutare
        dialoghi tutti evitati
        io cmq vivo alla ricerca del giusto e ricomposizione se possibile
        è li’ ke mancan psicologi assistenti sociali son incapaci mediazioni tutte
        e si porta persone a essere contagiati, anke la malattia mentale contagia

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  7. La pastorale non contraddice la dottrina, come la misericordia non contraddice la giustizia. Cristo Buon Pastore è uno e non è bifronte.
    Entro queste coordinate dogmatiche si svilupperanno l’insegnamento e le le dicisioni dei Sinodi sulla famiglia. Ce lo spiega il Cardinale Prefetto:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/matrimonio-marriage-matrimonio-32349/
    Grazie Card. Mueller.

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    • cmq è la nostra coscienza artefice delle scelte
      se educati coerentemente non ci occorrono cardinali dettare leggi
      appunto spesso parroci seguon empatie dare permessi comunione divorziati
      come fatto anke dalla rota poteri e soldi han dato liberalità
      visto divorziati andare gite accoppiati e dormire camere matrimoniali
      si salvi ki puo’

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      • gite parrocchiali intendo co la benedizione dati le loro parole di autoperdono – sanno difendersi bene – avvocati di se’ stessi
        mentre i semplici e gli scrupolosi o perfettisti non si danno pace delle situazioni infelici magari partner straegoisti
        ma la verità solo altrove se ne ha giusta visione

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  8. Sono molto deluso dalla parole del card Mueller sia da un punto di vista contenutisco che di metodo.
    Procedo con ordine

    PRIMO
    Lei esclude dunque che si arrivi a riammettere i divorziati risposati alla comunione?

    “Non si tratta della mia opinione. Abbiamo la dottrina della Chiesa che è espressa anche nel catechismo, nel concilio di Trento, nel concilio vaticano, in altre dichiarazioni della nostra congregazione. La pastorale non può avere un altro concetto rispetto alla dottrina, la dottrina e la pastorale sono la stessa cosa. Gesù Cristo come pastore e Gesù Cristo come maestro con la sua parola non sono persone diverse”.

    Due osservazioni su questa debole risposta
    a) Perchè tra tutte queste autorità manca proprio la parola di Gesù Cristo?
    b) Perchè tra tutte queste autorità manca proprio il pensiero del Papa?
    La prassi della Chiesa è univoca (con tanti distinguo): tuttavia stiamo chiedendo di dare ragione di una scelta pastorale alla luce del vangelo e non di ripetere all’infinito una frase senza alcuna spiegazione. Infatti è stato proprio il Papa a chiedersi qualche settimana fa: qual è il pensiero di Gesù al riguardo???

    SECONDO
    Il Papa ha parlato di una pastorale famigliare intelligente, creativa e piena d’amore: ci possono essere strade nuove?

    “Strade nuove sì, ma non contro la volontà di Gesù. La misericordia di Dio non è contro la giustizia di Dio. Il matrimonio è un sacramento che fonda il legame indissolubile tra i due coniugi”.

    Altra bordata contro Papa Francesco. Il papa parla di misericordia di Dio. Il prefetto di giustizia di Dio, Assurdo mettere in contraddizione l’una contro l’altra, ma più assurdo è pensare che la giustizia di Dio abbia la funzione di limitarne la misericordia.
    Qua si! possiamo citare veramente Gesù (nei vangeli delle scorse domeniche, casualmente…) Gesù dice di essere perfetti come perfetto è il Padre che sta nei cieli e la perfezione consiste nella misericordia (siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro celeste) Quando parla del Regno dei cieli dice che ci sono i piccoli e i grandi, oppure i giusti e i perfetti: i perfetti sono più grandi dei “giusti”
    Ma poi la categoria di giustizia applicata a Dio è diversa dalla giustizia umana: la giustizia umana è quella che fa le leggi ed emana le pene da scontare per espiare il reato. La giustizia di Dio è ciò che rende “giusti”…

    Speriamo che Muller non studi anche lui da antipapa…

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    • sulla parte 1): cita lei stesso la frase “Strade nuove sì, ma non contro la volontà di Gesù”.

      sulla parte 2): “Assurdo mettere in contraddizione l’una contro l’altra, ma più assurdo è pensare che la giustizia di Dio abbia la funzione di limitarne la misericordia”. Certo. Parimenti assurdo pensare che la misericordia possa mettere da parte la giustizia. Piu’ esattamente la misericordia per il peccatore (cioe’ sia io che lei) non giustifica ne’ a priori ne’ a posteriori l’errore. “Va e non peccare piu'”. “Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”.

      Si’ dai, se uno non e’ d’accordo con qualche frase del Papa attuale e’ un antipapa, se non era d’accordo con quasi tutto quanto diceva il Papa precedente era un profeta. A me i due ultimi Papi piacciono entrambi, e quello attuale (come gia’ Paolo VI) al dunque non si distinguera’ sull’essenziale dal precedente.

      Gli esiti del concetto di finta misericordia che si vorrebbe attribuire al Papa sono gia’ stati sperimentati: tutte le chiese protestanti hanno gia’ reso lecito praticamente qualsiasi comportamento, avendone come effetto la riduzione di se stesse a un minuto club di benpensanti, con sulla porta del locale sociale una strana croce, del cui significato nessuno si ricorda piu’.

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      • @ luca
        “sulla parte 1): cita lei stesso la frase “Strade nuove sì, ma non contro la volontà di Gesù”.

        Appunto: gradirei (non solo io) una risposta: qual è la volontà di Gesù contro la quale non bisogna andare?

        “Piu’ esattamente la misericordia per il peccatore (cioe’ sia io che lei) non giustifica ne’ a priori ne’ a posteriori l’errore. “Va e non peccare piu’”. “Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”.

        L’adultera è stata sorpresa in flagrante adulterio. Perché non c’è nessuna parola di condanna nei confonti del suo “compagno”? A parte questo, la situazione della Samaritana era ben peggiore: La donna gli rispose: “Non ho marito”. E Gesù: “Hai detto bene: “Non ho marito”; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto la verità”. Non gli ha detto: adesso ti succederà molto di peggio; l’ha lodata e lei si è vantata con gli altri…

        Finora il Papa ha detto che Dio perdona sempre e che basta chiedere perdono e che non nega il perdono a nessuno…. Se si è espresso male è sempre in tempo a correggersi: basta aspettare e sperare. Tuttavia su queste cose io NON aspetto e spero che già l’ora si avvicina…

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        • Il problema del marito della Samaritana è che da un punto di vista esegetico – da quel che so – quel passo è visto come un’immagine per la quale Gesù è anche chi unisce le tribù di Israele. Grazie all’ironia giovannea tutto quel passo è traducibile come un nuovo matrimonio che Dio offre a Israele tutto. Il pozzo, simbolo del matirmonio, la donna samaritana chiamata ad assetare Dio per rendersi conto che la sua acqua non disseta, i cinque mariti che sono i 5 idoli che la Samaria ha adorato dopo lo scisma (!).

          “Tu non sei solo la donna che sta al pozzo, ma sei Samaria, sei la sua storia, visitata da cinque città diverse con i loro idoli, e 5 mariti. E il tuo signore (Adonai) ora non è tuo marito: l’alleanza rotta. Sei stata contaminata dalle divinità straniere, hai divorziato, hai commesso adulterio con il Signore, prendendo con te questi cinque mariti, uno dopo l’altro.”

          http://www.lanuovaregaldi.it/doc/evento/061217appunti.pdf

          Mi sto convincendo a sbobinare l’incontro di Don Silvio. 🙂

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        • Si chiede perdono solo per qualche azione che si riconosce come cattiva. Se si dice che l’azione invece e’ buona, o comunque da accettare, non si sta chiedendo perdono.

          Giudicare quel che dice Gesu’ sulla base del fatto che NON dice qualcosa a qualcun altro mi sembra assai poco ragionevole.

          Vede, io non ho usato toni offensivi, ho detto solo quel che penso. Nei suoi due post trovo invece: “antipapa, vetero protestantici (questa poi..), prevedibili, monotoni e stucchevoli ti riempiono la bocca di fango”. Dopodiche’ si offende lei. Mah…

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          • ah, mi scuso, vetero-protestantici stava da un’altra parte. la sostanza non cambia pero’

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          • “Nei suoi due post trovo invece: “antipapa, vetero protestantici (questa poi..), prevedibili, monotoni e stucchevoli ti riempiono la bocca di fango”.”

            Guarda che questo virgolettato è quanto è stato scritto a me in altro post ed al quale io ho risposto nel luogo adatto. Non vedo perché devi pensarlo riferito a te. Su quanto invece da te argomentato non mi hai risposto…. “Finora il Papa ha detto che Dio perdona sempre e che basta chiedere perdono e che non nega il perdono a nessuno….”: questa affermazione del Papa (ripetuta un’infinità di volte) è teologiacamente sbagliata? Dobbiamo aspettarci una smentita da parte sua?

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          • Certo che ho risposto. Riporto:

            “Si chiede perdono solo per qualche azione che si riconosce come cattiva. Se si dice che l’azione invece e’ buona, o comunque da accettare, non si sta chiedendo perdono. ”

            Se si ritiene invece che una certa azione sia buona, non c’e’ bisogno di alcun perdono: il termine adatto e’ approvazione. Se invece si ritiene che tale azione abbia degli aspetti cattivi, ma non si possa far nulla di diverso a meno di fare qualcosa di peggiore (be’, sul concetto di male minore ci sarebbe da discutere parecchio, perche’ un azione cattiva non puo’ mai essere fatta, nemmeno se ne evita una peggiore successiva), il termine e’ ancora diverso: per esempio “concessione” potrebbe andar bene. L’esempio tipico e’ quello di Mose’ “per la durezza del vostro cuore Mose’ ve l’ha permesso”.

            Questa drammatica confusione su cosa si intenda per perdonare mi sembra, mi scuso per il gioco di parole, quasi imperdonabile.

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          • Non so se mi sono spiegato. La confessione dei peccati e la richiesta dell’assoluzione da essi comporta la piena consapevolezza prima di tutto che essi siano peccati, cioe’ azioni cattive liberamente e consapevolmente commesse, e poi il piu’ sincero desiderio di non commetterli piu’. Con queste premesse certo, Dio perdona sempre. Altrimenti, la parola perdono e’ totalmente sbagliata: non si sta chiedendo questo, si sta chiedendo un’autorizzazione a un comportamento che si ritiene lecito, il che e’ un’opinione come un’altra ma va presentata per quel che e’. Questo tipo di “autorizzazione” e’ esattamente quello che le (purtroppo) morenti comunita’ protestanti nord-europee propinano da decenni ai propri fedeli, con come unico esito la quasi totale estinzione della fede, in misure che qui non ci immaginiamo nemmeno (conosco un po’ quegli ambienti).

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          • Vedi: basterebbe un po’ più di chiarezza Personalmente seguo la vicenda da trent’anni ed ho sempre detto quello che il magistero ha detto di dire
            Ci vorrebbe chiarezza a esempio per poter spiegare in questo caso in che cosa consiste il peccato. Dato per scontato che un matrimonio solo civile non ha valore, il peccato sta nel fatto che abitano nella stessa casa? Oppure sta nel fatto che si aiutano nella conduzione famigliare e nell’educazione dei figli, mentre dovrebbero arrangiarsi da soli? Oppure sta nel fatto che hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio? Perchè se loro hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio non possono ricevere i sacramenti mentre gli altri possono tranquillamente farlo previa confessione? E se dovessero impegnarsi (ad una certa età dicono sia meglio ma non me ne intendo) ad evitarli?
            Non è mia intenzione dire che risposta darei a queste domande perché il mio parere non ha alcun valore. Siamo (non solo io) in attesa da parte chi dovrebbe dare la risposta: per il neo Card Muller la dottrina è chiarissima, ma se ce la riassume in due parole non abbiamo neppure bisogno di anni per preparare il Sinodo….

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          • Io non ce l’ho con lei reverendo, ne’ son qui per giudicare quel che lei ha detto o non detto nel corso del suo ministero. Mi sembra pero’ che siamo di fronte a una situazione drammatica, che si vorrebbe affrontare negli effetti e non nelle cause. Le cause sono, credo, nel fatto che le coppie consapevoli di quel che fanno nello sposarsi in chiesa sono una infima minoranza. Di fatto, a mio parere, e’ assai probabile che la maggior parte dei matrimoni celebrati siano invalidi di fatto e di diritto. Ma, a parte il diritto, qui c’e’ una questione di fede: la gente, anche buona parte quella che in chiesa piu’ o meno ci va, nel matrimonio indissolubile non ci crede piu’, perche’ assorbe i modelli di rapporto che vede dominanti nella societa’. Affrontare una questione di fede cercando di mitigare le conseguenze degli errori e’ in parte comprensibile, ma non fara’ che peggiorare la situazione secondo me, e l’esempio dei paesi protestanti del nord Europa era fatto a questo scopo.

            “Perchè se loro hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio non possono ricevere i sacramenti mentre gli altri possono tranquillamente farlo previa confessione?”

            La risposta a questa domanda a me sembra chiara, saro’ ingenuo. Un uomo, che so, che abbia rapporti con una prostituta puo’ fare la comunione solo (l’ho gia’ detto prima) se e’ totalmente pentito di cio’ che ha fatto, lo ritiene una cosa cattiva e sinceramente ha il proposito di non far piu’ nulla del genere. Lo rifa’? Il suo peccato e’ peggiore, ma sempre perdonabile sotto le condizioni precedenti, perche’ la natura umana e’ corrotta e la debolezza puo’ sempre vincere sulle migliori intenzioni. Altra cosa e’ invece ritenere che il fatto di avere avuto (no, di avere) due coniugi sia cosa giustificabile in quanto tale. Non giudico, davvero, proprio nessuno (dovrei giudicare prima me stesso): ma al di la’ del discernimento sui singoli casi, specie in situazioni di nullita’ presunta che come dicevo potrebbero essere comunissimi, giustificare leciti questi casi a priori penso sia semplicemente in contraddizione con parole di Gesu’ che sono tra le piu’ chiare e inequivoche che ci abbia lasciato.

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          • Concordo al 100% con quanto scrive luca.

            Caro Manuel,

            C’è una grande differenza nella qualità morale tra un peccato commesso saltuariamente, quello commesso per abitudine e quello commesso perché ci si è messi in una situazione che spinge al peccato.

            (1) Qualcuno che commette un peccato saltuariamente mantiene un certo grado di libertà e può convertirsi quando lo decide per davvero se davvero vuole lasciare la grazia di Dio operare in lui: in effetti, quando viene a confessarsi, se questa persona non è ipocrita verso se stessa e verso N.S:G.C, essa prova una grande contrizione, anche se non perfetta e ha la ferma intenzione di non commettere più peccato.

            (2) Una persona che vive nell’abitudine del peccato è però in una situazione moralmente peggiore, in quanto è incancrenita in un vizio e, sebbene possa avere il desiderio teorico di liberarsi del proprio vizio, nella realtà la propria volontà non rigetta il peccato commesso con fermezza e la ferma intenzione non esiste per definizione, salvo il caso dove tale persona lotta realmente contro detto vizio, ad esempio sviluppando con concretezza la virtù opposta.

            (3) C’è poi chi si mette in situazioni oggettive di peccato, situazioni che inducono al peccato saltuario o a quello vizioso: non è possibile dare un’assoluzione in questa circostanza, nel senso in cui, l’atto di contrizione e la ferma risoluzione di cessare di peccare va di pari passo con il fatto di uscire da questa situazione oggettiva nella quale uno si è volontariamente messo ( ci sono situazioni involontarie anche, dalle quali si può uscire e quelle involontarie dalle quali non si può uscire).

            E qui appare quindi chiaro che la situazione di un peccatore che commette l’adulterio a volte si riferisce alla prima categoria, quello che va puttane con regolarità alla seconda categoria, quello che è bigamo alla terza categoria: e la gravità non è la stessa, anche se sempre grave è.

            Benché parliamo qui dei divorziati risposati, i quali si trovano nella terza categoria di adulterio, mi permetto di fare un commento sulle coppie fisse di omosessuali: se uno ha una tendenza omosessuale, chi siamo noi per giudicare; se uno con tendenze omosessuali “pratica” saltuariamente siamo nel primo caso; uno che non può non “praticare” si ritrova nel secondo caso; uno che va a convivere con un altro omosessuale si ritrova nel terzo caso: figuriamoci che ci sono alcuni protestanti che vogliono dare la benedizione a situazioni che sono le peggiori possibili moralmente parlando, cioè a coppie di omosessuali che hanno deciso di convivere, cioè si benedice l’assenza di libertà di conversione…

            Ma l’omosessuale che convive non va contro un sacramento, ma va, in primis, contro una serie di virtù umane . Invece il divorziato risposato, e questo è il nerbo del problema, può non andare contro le virtù umane, anzi le può praticare al sommo grado, come la fedeltà indefessa al nuovo sposo, l’apertura alla vita, la generosità etc etc. ma va contro un sacramento della Chiesa: è contro-segno di quel che il Cristo è alla Chiesa, di quel che è l’Eucaristia: il che non vuol dire che questa persona non è degna di Redenzione, anzi proprio il contrario, ma che il fatto di assumere da adulto responsabile di essere un contro-segno oggettivo è una croce penitenziale di per sé, da accettare in quanto tale, per la propria salvezza, per quella del primo sposo, per quella di tutta la famiglia di cui si è in carica.

            E non dimentichiamoci che poi c’è sempre la “santa” epikeia che ogni buon sacerdote deve applicare nel rispetto dell’insegnamento della Chiesa e nella considerazione di ogni caso concreto.

            Se la Chiesa ammettesse che la fede è un elemento costitutivo della validità del matrimonio, specialmente in questi tempi dove la fede è poca, probabilmente tanti matrimoni sarebbero allora oggettivamente nulli e non avvenuti sul piano oggettivo e tante situazioni sarebbero un po’ più facilmente risolte sul piano pastorale da questo punto di vista e la conseguenza sarebbe che la preparazione al matrimonio acquisterebbe tutt’altro spessore.

            In Pace

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          • @Simon
            Premetto, è solo una battuta poi con calma rispondo 🙂

            “figuriamoci che ci sono alcuni protestanti che vogliono dare la benedizione a situazioni che sono le peggiori possibili moralmente parlando, cioè a coppie di omosessuali che hanno deciso di convivere, cioè si benedice l’assenza di libertà di conversione…”
            Beh dai non capita solo ai protestanti….
            http://www.lucisullest.it/olanda-a-limburg-c39-un-vescovo-che-non-ha-paura/
            Vedi che brutta fine fanno questi preti?

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          • Accidenti! Dimenticavo: ma chi ha fatto un fine indecorosa? Questo vescovo non era quello della reggia da decine di milioni di euro? Non sentiamo più parlare di lui…

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          • Mah, chissa’ cosa c’entra il vescovo in questione (su cui tra l’altro, credo, non c’e’ ancora una sentenza). Immagino voglia dire, o far sospettare, che se uno ha certe posizioni su certi argomenti allora deve essere un malandrino di qualche altra specie. Mi spiace veder ragionare cosi’.

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  9. Condivido in pieno luca.
    I commenti vetero-protestantici di manuel2014 sono prevedibili, monotoni, stucchevoli.
    E tutto sommato non so quanto valga la pena continuare a ripeter sempre le stesse cose, che sembra il destino avvilito ma inevitabile di questi ambienti. Forse non ne vale la pena, ciao ragazzi.

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    • @giuseppe
      ok. ciao
      me ne vado anch’io. Torno quando trovo qualche argomentazione degna di tale nome: vetero protestantici, prevedibili, monotoni e stucchevoli ti riempiono la bocca di fango ma non offrono alcun apporto per i chiarimenti necessari alla discussione. Naturalmente sto col Papa: lunga vita a Papa Francesco! Poi c’è sempre da chiarire il compito nella Chiesa del prefetto della congregazione della fede a riguardo dei suoi rapporti col Papa. Comunque Papa Francesco (e gli altri) hanno ancora un paio d’anni per parlare ed esporre le loro ragioni: Muller ha esaurito le sue cartucce.

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  10. Circa la presunta dicotomia fra misericordia e giustizia, facce di una medesima medaglia, una conseguenza dell’altra, ho reperito su web queste due riflessioni.
    La prima è di Polymetis, filosofo non essenzialista cattolico che bazzica in alcuni forum fra cui cristianesimo primitivo. Proprio in quest’ultimo forum scrisse:

    “Quanto alla giustizia divina, nel paradigma cattolico attuale non c’è alcuna incompatibilità tra amore divino e giustizia divina, o finanche una condanna all’inferno, in quanto l’escatologia parla della perdizione come di un auto-esclusione del credente dal piano della salvezza offerto da DIo. Sicché DIo non manda all’inferno nessuno, eppure l’inferno non è vuoto, perché è riempito da chi permane nel suo rifiuto dell’accettazione di Dio. Dio cioè non fa altro che rispettare ciò che l’uomo s’è scelto in vita, e se ha deciso di vivere senza DIo sulla terra, vivrà senza DIo anche nella morte. L’inferno infatti non è un luogo, ma uno stato dell’anima, è la condizione di chi è lontano da DIo. è l’eterna privazione da Dio. Il Signore non può associare a sé chi ha scelto di rifiutarlo in vita, perché violerebbe la sua autodeterminazione, quindi DIo ama l’uomo al punto da rispettare il rifiuto che l’uomo gli oppone. AGostino diceva infatti “Chi ha creato te senza di te, non salverà te senza di te”.
    Quanto al fatto che occorra fare delle opere per “meritarsi” l’amore di Dio, come hai messo tu la cosa suona decisamente da eresia pelagiana. La salvezza è gratuita, non può essere meritata, ma solo accettata. Noi facendo buone opere configuriamo la nostra anima a vivere in sintonia con DIo, e ad accettarlo nella nostra vita, ma questo non vuol dire che le opere facciano “meritare” la salvezza. Siamo troppo inferiori a Dio per poter avere delle pretese su di Lui e credere di poter “meritare” qualcosa… Ti esorto a leggere la Dichiarazione Congiunta coi luterani sulla giustificazione per sola fede.
    La giustizia di Dio, è la giustizia che egli ci imputa se abbiamo fede, e dunque il Dio giudice non è colui che ci giudica, ma che ci rende giusti, ci giustifica, per i meriti di Cristo. La giustizia di Dio è cioè la sua misericordia. E si basi che questa non è solo la theologia crucis del teologo di Wittemberg, ma anche l’ortodossia cattolica.”

    La seconda è una bella lezione di teologia biblica dedicata proprio al tema del “Dio giusto” vs “Dio misericordioso” trattata dall’amico biblista Silvio Barbaglia. Questi due volti di Dio, sovente contrapposti tra loro dalla catechesi, dalla teologia e dalla riflessione biblica sono ricomposti entro un’immagine unitaria del Dio vetero e neotestamentario. Può essere dunque che questa riflessione possa entrare nel deposito perenne quale approfondimento di questa tematica?

    http://audio.lanuovaregaldi.it/07-02-12_Ovest-Ticino%20Misericordia(01).WMA

    Non sarebbe male sbobinare questa conferenza, ci penserò.

    Mi piacerebbe che non si creassero fazioni di sorta anche se so che in queste discussioni, passibili di scisma, non è facile restare con i nervi saldi. Non mi va di leggere fra le righe di una opinione un giudizio preliminare sull’opinione altrui, per la quale ogni intervento debba necessariamente essere con sicumera catalogato in una fazione, senza per altro far tesoro di quanto la stessa persona ha saputo scrivere in precedenza, scritti che magari non rientravano nemmeno pagati in quel “catalogo”.
    Esempio:non comprendo come ora manuel sia da catalogare quale pericoloso protestante, quando in precedenza, in questo medesimo post, ha prodotto un commento notevole, che ha dato un bel contributo alla discussione. Ogni suo commento andrebbe quindi ponderato ermeneuticamente all’interno di quel primo contributo,. Se poi c’è anche la consapevolezza che si sta discutendo con un pastore di anime sarei sempre personalmente cauto a esprimere un giudizio che spetterebbe in primis al suo Vescovo.

    Personalmente sto a guardarvi e vi leggo senza prendere posizione poiché:
    lato Simon-giuseppe:
    Sento che hanno dalla loro gli argomenti, ma sento dentro una strana speranza che mi fa pensare che quello che sappiamo oggi sul sacramento del matrimonio non esaurisce quel che il matrimonio è.

    lato manuel:
    sento che ha la medesima speranza, ma non trovo appigli di argomento che mi convincono.

    Mentre scrivevo ecco che il mio timore si è avverato. Il crocevia è diventata Via Croce. O meglio “via” e basta. Da quando i cristiani fra loro DIBATTONO? Fra di noi dobbiamo DISPUTARE, dobbiamo PULIRE per giungere alla verità!

    Dai che siamo forti! Ecchecazzo.

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    • Beh caro Minstrel, spero che tu abbia percepito, almeno in quel che ho scritto, che ci sono speranze oggettive di poter dire del matrimonio più di quel che se ne dice oggi…. Scrivo questo perché sembrerebbe leggendoti, che la mia posizione sia “riduttivista” rispetto al matrimonio….
      😉
      In Pace

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      • Ovviamente. Ma il tuo dir di più è “aggressivamente” dire con più forza quanto già detto. E ci sta perché a me il matirmonio, in sede di corso prematrimoniale, è stato presentato come PURA VOCAZIONE (precorrevano i tempi? boh, può essere! 🙂 ). Eppure non posso chiudermi completamente pensando che non ci siano possibili nuove pastorali che io nemmeno mi immagino e che altri cardinali chiedono, perché se poi dal sinodo salta fuori qualcosa che per me di primo acchito è inaccettabile, non posso pensare di far crollare la mia fiducia nella Chiesa, ma devo fermarmi e chiarire con me stesso dove ho sbagliato a leggere cosa sia la Chiesa e cosa possa e non possa fare.
        OVviamente ogni soluzione dovrà essere tale: cioè dovra SOLVERE, cioè sciogliere ogni dubbio e per farlo dovrà essere chiara e logica. Ed è altrettanto ovvio che se è logica in una ermeneutica, ma non lo capisco ,dovrò IO entrare IN QUELLA ermeneutica che magari non ho mai utilizzato o non mi sono mai sognato.
        Detto questo: forse sono semplicemente giovane e penso che quando un teologo spari una sentenza non lo fa per partito preso, ma lo fa perché ha delle motivazioni (teo)logiche che dovrà saper spiegare.
        Forse sono giovane, ingenuo e non credo nel poco che conosco di teologia tanto da contrastare chi la teologia la insegna da anni.
        Per questo non posso che affidarmi da un lato, ma dall’altro cercare di approfondire il discorso leggendo chi invece ha competenza e coraggio di dire la sua in questo contesto.

        Ora vado altrimenti la moglie mi fucila.

        ….

        buahahahahhahahahha

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  11. O minstrel, non te la prendere se uno si stanca o non ha voglia di “disputare” sempre sulle stesse cose. Tu ci vedi chissà quali contributi, ma per me la suonata del prete è sempre la stessa decisamente monocorde: in sottofondo la Chiesa ha tradito il Vangelo; e di qui: pecca fortiter tanto il perdono è per tutti e libero esame. Se non è vetero-protestantesimo questo…
    Ed è impermeabile, gli puoi anche sbobinare le migliori conferenze del mondo.
    Ma a me che m’interessa dirai tu a ragione; nulla, solo mi ha stancato, e in più mi sono convinto che è prevalentemente tempo perso.
    Sicuramente mi sbaglio e ti auguro sinceramente le migliori disputazioni, dico sul serio anche se scherzando.

    Una sola raccomandazione: prima di fantasticare su che cosa potrà diventare il matrimonio cristiano, col rischio di usare la fantasia per legittimare i (porci) comodi, conviene conoscere bene che cosa è.
    Come sostiene il Cardinale Prefetto:
    *Ignorance about marriage is no reason to change doctrine*
    http://www.catholicnews.com/data/stories/cns/1400809.htm

    Cordialità

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    • Grazie Giuseppe. A me sta benissimo ogni legittima opinione, anche quella espressa con la convinzione che tale opinione può aiutare qualcuno a far cambiare idea (anche se di solito nella disputa metti in campo la tua visione, il tuo sguardo personale, per raggiungere un risultato OLTRE il tuo stesso sguardo).

      Un pò meno quando si esprimono le opinioni infiocchettate da piccole sentenze che esulano dall’opinione stessa; questo perché sentenze simili allontanano.

      E non lo scrivo perché vogliamo avere tante visite giornaliere quante ne ha google in un anno, ma perché nel caso in questione son convinto che entrambi avete delle ragioni che pretendono soluzione e tale soluzione spetta – deo gratia! – ai cardinali e non a noi. Dunque qui si può solo disputare per cercare di comprendere meglio le altrui ermenetiche, al più cercare di rispondere alle altrui perplessità che a noi non appaiono tali. In fondo rispondere in questo contesto è fornire un servizio agli altri, non è uno specchio per aver ragione o sentirsi dire di aver ragione o comprendere che uno cambia idea e viene verso la nostra.
      E mentre fai questo servizio scopri che TI stai facendo un servizio, ti stai chiarendo, stai sciogliendo i dubbi.

      Dunque ci sta alla grande che dopo un pò non si abbia più voglia di compiere un servizio simile. Chiedo solo di “abbandonare” temporaneamente senza sbottare. Semplicemente perché l’eventuale ritorno nella disputa sarebbe assolutamente benvenuto e senza alcun pregiudizio involontario che un abbandono stizzito lascia.
      Tutto qui.

      E ora chiudo con quello che potrà sembrare una leccata, ma francamente me ne infischio: grazie giuseppe per la tua presenza qui e buon cammino!

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  12. Dell’intervista del Card. Müller che trovo assolutamente perfetta noto con interesse queste tre direzioni:

    (1) Chiaramente Gesù Cristo ha istituito il matrimonio come sacramento, con gli elementi della indissolubilità, della bipolarità dei due sessi, anche fondamentale, e anche di altri doni della famiglia. Questo sarà il cammino della Chiesa, che non vuole e non può ridurre il valore del matrimonio e della famiglia. Al contrario, vogliamo sviluppare e avere una nuova conoscenza di questo valore fondamentale per i coniugi ma anche per bambini. Si parla poco dei bambini, si deve parlare di più dei bambini, che sono il futuro dell’umanità”.

    Trovo estremamente positivo il fatto che si voglia a l più alto livello della Chiesa continuare a sviluppare ed avere una nuova conoscenza del valore del matrimonio e della famiglia: non è di certo quando la famiglia è attaccata su tutti i fronti che la Chiesa deve venire con proposte che verrebbero indebolire questo sacramento direttamente ed indirettamente.

    Andiamo avanti per una teologia del matrimonio più alta, più valorizzante per la vocazione universale dei cattolici e dei cristiani. Da questo progresso , posso immaginare che si possa includere la fede come condizione alla validità del matrimonio, come suggerito dal teologo Joseph Ratzinger in suo tempo.

    (2) “E’ lamentabile deprecabile che (molti cattolici, ndr) non conoscano la dottrina della Chiesa. Ma non possiamo ridurre la rivelazione e la parola di Gesù Cristo perché tanti cattolici non conoscono la realtà…..Sarebbe paradossale se la Chiesa dicesse: poiché non tutti conoscono la verità, la verità non è obbligatoria per il futuro”.

    Anche qui la seconda direzione è indicata: catechizzare meglio, ed educare meglio i futuri sposi in futuro: questo secondo punto, come il primo corrobora le nostre suggestioni.

    (3) “Dobbiamo cercare come sviluppare la pastorale per il matrimonio, ma non solo per i divorziati risposati, per coloro che vivono nel matrimonio… I problemi e le ferite sono il divorzio, i bambini che non hanno più i loro genitori e devono vivere con altri che non sono i propri genitori: questi sono i problemi”

    Questo punto è chiave: gli adulti hanno fatto le loro scelte e da adulti possono e devono assumersi le loro responsabilità rispetto alla società ed alla Chiesa, con l’aiuto misericordioso di Quest’ultima. Ma il vero problema sono gli innocenti ed i bambini: ringrazio il Cardinale di avere ricordato questo punto importante.

    Dalla stessa intervista, possiamo dedurne che il Card. Mariadaga ha finalmente incontrato il Card. Müller e che dunque la frase seguente si applichi anche a lui:

    Su questi temi ci può essere una spaccatura tra cardinali?

    “No, la dottrina della Chiesa è molto chiara. ”

    In Pace

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  13. Al riguardo la VOCAZIONE MATRIMONIALE quale nuovo modello di formazione dei fidanzati avevo scritto delle proposte personali su come svilupperei i corsi PREmatrimoniali in un post dedicato:

    Scrivevo:
    “I corsi prematrimoniali non vanno secondo me riformati nella sostanza (cosa che mi sembra lasci intendere Francesco), ma vanno incentivati secondo dei percorsi che esistono e che funzionano (e alla grande!) e al massimo riformati nella forma “accidentale”. Sarebbe splendido aver delle persone formate per questo percorso che girano le varie diocesi facendo solo quello come vocazione! E ancora: si potrebbe accentrare verso oratori più grandi tante persone in modo da liberare i parroci delle piccole realtà da un compito gravoso e a volte davvero di difficile attuazione.
    E naturalmente non si dovrebbe aver paura di chiedere ai fidanzati qualcosa in più! Cercando di venirsi incontro, ma senza svendersi. E questo non perché svendersi significa “distruggere la Chiesa bimillenaria e blablabla” (figuriamoci), ma perché in primis sarebbe una svendita per i ragazzi stessi ai quali si pretende di essere quello che sono chiamati ad essere: uomini e donne con due palle grosse così!
    Il percorso che Don Belotti ha sviluppato in più di 25 anni di corsi su questo è una bomba: è una vera e propria esperienza di fede, è speranza e carità concrete, cammino, crocevia.”

    BEh, non sono proprio le parole auliche che usa Simon, però a mio modo mi sembra che diciamo la stessa cosa. 🙂
    Bisogna volare e per volare si deve essere leggeri nello sforzo, equilibrati. Cioè con un PESO in equilibrio che permette una apertura alare che può librarsi. Cosa è la LIBRA? Un peso. E perché LIBRARSI significa volare in altissimo? Perché è peso equi-LIBRATO!
    Ed è essere CONIUGI, con-jugo! Sotto lo stesso GIOGO EQUILIBRATO.

    Quanto insegnano le parole.

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    • Naturalmente sul tema del matrimonio come vocazione e su tutte le conseguenze che ne derivano hai la più piena approvazione come espresso in precedenti miei posts
      su questa…
      http://audio.lanuovaregaldi.it/07-02-12_Ovest-Ticino%20Misericordia(01).WMA
      puoi controllare il link? Grazie

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    • Che il matrimonio sia una vocazione credo che siamo in molti ad esserne convinti e questo termine è utilizzato da decenni nelle pastorali matrimoniali, ma, in realtà, in senso lato .

      Se il Magistero Autentico venisse ad enunciarlo formalmente sarebbe un grandissimo passo in avanti.

      Comunque Minstrel, mi sembra che tu aspetti dal Magistero qualcosa che ancora non hai sentito, ma ciò non è possibile: Esso deve esprimere qualcosa che il Popolo di Dio già esprime/sente in modo più o meno esplicito : questo della vocazione matrimoniale potrebbe essere un esempio.

      Il Magistero non può “Inventare”
      In Pace

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      • mi sembra che tu aspetti dal Magistero qualcosa che ancora non hai sentito, ma ciò non è possibile

        Non contempli il fatto che io semplicemente mi aspetto qualcosa che non ho mai sentito perché sono ignorante in Magistero! 😀

        Esso deve esprimere qualcosa che il Popolo di Dio già esprime/sente in modo più o meno esplicito

        … eh… e se il Popolo di Dio già si esprime in modo completamente opposto a quanto fatto finora, come i questionari esprimono? Beh, quello allora non è Popolo di Dio! Eh, ma come si fa ad uscire dalla consequenziale risposta: “così non è un pò comodo?!”

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  14. Interessante articolo apparso su “Il Mondo” che ci dà il feed-back della seconda “grande bocca aperta” cardinalizia dopo Mariadaga, il Card. Marx e che invito tutti a leggere.

    Quattro commenti miei.

    (1) Quando detto porporato afferma “indissolubilità del matrimonio non è un lavoro morale
    dell’uomo ma una promessa”
    vuole forse dire che il matrimonio non è che una promessa? In questo caso capirei la sua posizione perché tra promessa che ha da realizzarsi e vedovato nel mezzo nessuno sarebbe mai sposato. Il caro porporato dimentica che un matrimonio è sigillato ad un momento dato ben preciso. Intende egli che una coppia non ha responsabilità in quanto non c’è lavoro morale , secondo lui? Ma che razza di concezione della libertà umana ha questo prelato?. Intende forse che è basato sulla promessa di N.S.G.C.? Beh in questo caso, l’argomento gli ritorna in faccia, in quanto le promesse di N.S.G.C. sono indefettibili.

    (2) “I sacramenti sono mezzi di guarigione e non disciplinari”: verissimo. Ma, che c’entra? Ha questo porporato ben capito il perché della non riammissione dei divorziati risposati secondo la Chiesa? Certo se a questo livello in Germania non conoscono la dottrina della Chiesa e non la sanno neanche spiegare , no wonder che i loro fedeli non conoscono niente o poco del catechismo.

    (3) Ottima nuova: la maggioranza dei cardinali che si è espressa, secondo lui, ha presentato “pesanti opposizioni” alle idee stravaganti della Chiesa tedesca.

    (4) Questo Card. Marx è ancora uno che ha un pensiero “ristretto” , un guardar piccolo a cosa sia il matrimonio ed incapace di vedere che il Popolo di Dio aspetta una Parola rinnovata sul matrimonio in sé e che la problematica dei divorziati risposati, per quanto dolorosa sia, potrà essere davvero risolta solo se si capisce bene cosa il Santo Matrimonio sia nella sua essenza e non con soluzioni alla facilona, germi potenziali di scisma. Preferisco di gran lunga la visione aperta e più universale del Card. Müller, anche capace di indicarci che il vero problema per la Chiesa è il pervenire a giungere i bambini, futuro dell’umanità.

    In Pace

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  15. Importante, per il soggetto che trattiamo in questo thread, omelia del Santo Padre , oggi a Santa Maria, la quale esprime, mille volte meglio che non sappiamo farlo noi stessi, l’intimo delle nostre convinzioni.
    Qualche passaggio:

    “Gesù … (di fronte alla casistica dei farisei, ndr) non si ferma lì: dalla casistica va al centro del problema e qui va proprio ai giorni della Creazione . E’ tanto bello quel riferimento del Signore: ‘Dall’inizio della Creazione, Dio li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne’”.

    ““questo capolavoro del Signore non è finito lì, nei giorni della Creazione, perché il Signore ha scelto questa icona per spiegare l’amore che Lui ha verso il suo popolo”.

    ““Il Signore prende questo amore del capolavoro della Creazione per spiegare l’amore che ha con il suo popolo. E un passo in più: quando Paolo ha bisogno di spiegare il mistero di Cristo, lo fa anche in rapporto, in riferimento alla sua Sposa: perché Cristo è sposato, Cristo era sposato, aveva sposato la Chiesa, il suo popolo .”

    ” quando …. questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore . Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione ”.

    E un gran finale
    “Anche qui dobbiamo stare attenti che non fallisca l’amore! Parlare di un Cristo troppo scapolo: Cristo sposò la Chiesa! E non si può capire Cristo senza la Chiesa e non si può capire la Chiesa senza Cristo. Questo è il grande mistero del capolavoro della Creazione . Che il Signore ci dia a tutti i noi la grazia di capirlo e anche la grazia di mai cadere in questi atteggiamenti casistici dei farisei, dei dottori della legge”

    Purtroppo, ed è il commento che feci molo più sopra, mi sembra che il Card. Kasper si sia invischiato in casistiche che non risolvono niente e dopo il commento rilasciato dal Card. Marx sulle “pesanti opposizioni” della maggioranza dei cardinali alla sua introduzione, meglio capisco adesso, il misericordioso commento di Papa Francesco quando disse il giorno dopo che la prolusione kaspariana era teologia fatta a ginocchio.
    In Pace

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    • meglio capisco adesso, il misericordioso commento di Papa Francesco quando disse il giorno dopo che la prolusione kaspariana era teologia fatta a ginocchio.
      Scusa, potresti dirmi cosa significa teologia fatta a ginocchio? Da noi nel nord italia non mi è mai capitato di sentire tale espressione…

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      • Da quel che ne ho capito, il Santo Padre voleva dire che il Card. Kasper ha fatto la sua prolusione pregando.
        In Pace

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  16. Consentitemi di porre una domanda.
    Noto che Simon riporta questo passaggio di papa Francesco riferito a chi vive il fallimento della proprio unione: ” Quando questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore . Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione ”.
    Anche su “Repubblica on line” è apparso un articolo dal titolo altisonante: “Vaticano, Papa, non condannare chi fallisce nel matrimonio”.
    E l’articolo si apre con questa frase: “Bisogna accompagnare, non condannare, quanti sperimentano il fallimento del proprio amore”.
    Ormai è diventato un mantra, ma che cosa vuol dire “accompagnare” quelle persone? Che cosa dovrebbe fare e dire concretamente un sacerdote a chi vive la crisi del proprio matrimonio? E soprattutto che cosa cambia rispetto a quanto accadeva ieri?
    Grazie a chi vorrà rispondere.

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    • Caro Gaspare,

      quello che io vedo intorno a me è che c’è una pastorale per i giovani ed i i giovani adulti; c’è ne una per i futuri sposi anche se chiaramente spesso insufficiente; ma dopo non c’è niente fino alla terza età per accompagnare i morituri: nel mezzo della vita la Chiesa non offre niente di particolare e suppone che tutti siano abbastanza adulti per essi stessi dare quel che hanno ricevuto.

      Nella realtà, a meno che una coppia facci parte di movimenti ecclesiali ( quasi tutti ottimi a dire il vero), per chi non vuole o non può far parte di movimenti non c’è nulla. Se poi la coppia entra in difficoltà non c’è nessuno per accogliere la sua richiesta di aiuto: certo qui e li ci sono realtà per occuparsi di donne che hanno abortito, ma insomma niente di strutturato. Se una coppia divorzia molo spesso non ha avuto nessun aiuto da parte della Chiesa locale, rare sono le iniziative sensate di accompagnamento in questo campo e quando divorziati, chi si occupa di aiutare gli sposi a mantenersi nella fedeltà malgrado la situazione, quale carità verso costoro e le loro famiglie aldilà di sapere chi è colpevole o no? E se uno si risposa perché la carne e debole ( e qui non parlo solo di sesso ma dell’aiuto necessario nella vita) è anche perché non l’abbiamo aiutato in quei frangenti.

      E dopo cosa facciamo per questi divorziati risposati? Li aiutiamo lungo un cammino di perdono verso lo sposo con cui si è sposati sacramentalmente? Come li aiutiamo a sentirsi bene in Chiesa, da adulti, assumendosi le decisioni passate? Eppoi, cogli anni che passano, in cosa si trasforma la seconda coppia? E’ davvero sempre adulterio , ad esempio quando ormai si ha una certa età e l’attività sessuale non è più quella che era, se ancora esiste? Etc etc. Insomma come li accompagniamo, in quanto Chiesa?

      DI certo la risposta non è di dire .. stai male, beh prenditi la comunione, soluzione alla facilona tipo Card. Marx, , ma piuttosto di dire trova il tuo posto nel Corpo di Cristo colle tue ferite, questa è la tua comunione: mica il riconoscimento sociale di trovarsi nella navata per andare a comunicarsi.
      Personalmente la vedo così.
      Cosa ne dicono gli altri utenti?
      In Pace

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      • Gli altri utenti tacciono.
        Io nel frattempo ringrazio della risposta che trovo onesta. Rispecchia la realtà senza aggiungere fronzoli o inutili illusioni.
        Del resto diciamocelo chiaramente: che cosa potrebbe mai fare o dire la Chiesa a due persone adulte coinvolte in un’unione che è in procinto di sgretolarsi o che lo sia già?
        A me hanno insegnato una regoletta aurea: “Aiutati che il ciel ti aiuta e non aspettarti che qualcuno risolva i tuoi problemi, perché non accadrà”.
        Capisco che faccia anche piacere ai separati, ai divorziati e affini essere un pò al centro dell’attenzione e sentirsi ripetere da un po’ di tempo, perfino dal Papa il nuovo mantra e cioè “Accompagnare, non condannare chi fallisce nel matrimonio”.
        Naturalmente è legittimo insistere nel diffondere un messaggio impostato non sulla condanna, bensì sulla comprensione umana, per richiamare l’attenzione e tuttavia non vedo come questa impostazione possa risolvere quelle che sono spesso vere pene dell’inferno. Naturalmente c’è anche chi si accontenta e …

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        • Placet caro Gaspare.

          Sai qual’è la differenza tra il paradiso cinese e l’inferno cinese?
          Nel paradiso cinese sono tutti seduti intorno a tavoloni ripieni di vettovaglie estremamente raffinate.
          Nell’inferno cinese sono tutti seduti intorno a tavoloni ripieni di vettovaglie estremamente raffinate.
          Capisci la differenza? No?

          Nel paradiso cinese per mangiare utilizzano tutti dei bastoncini lunghi di due metri, mentre nell’inferno cinese per mangiare utilizzano tutti dei bastoncini lunghi di due metri.
          Vedi adesso la differenza? Sempre no?

          Beh, nell’inferno cinese muoiono di fame perché con bastoncini così lunghi non riescono a nutrire se stessi.
          Ma nel paradiso cinese ognuno da da mangiare a chi è seduto di fronte grazie ai bastoncini lunghi due metri.

          Credo che questo sia il nocciolo di quel che ci sta dicendo Papa Francesco, anche per tutti questi casi difficili.
          In Pace

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          • Caro Simon, potresti avere ragione e da un certo punto di vista posso anche convenire con te.
            Non a caso ho chiuso il mio intervento con queste parole: “Naturalmente c’è anche chi si accontenta e …”.
            Oggi, siamo spettatori di una vicenda che, comunque vada a finire, lascerà un segno profondo nella Chiesa cattolica.
            Soltanto l’idea di voler discutere e affrontare la questione dei divorziati risposati per valutare un eventuale aggiornamento della prassi, ha creato da un lato grandi attese da chi si aspetta un cambio di passo sostanziale e dall’altro si assiste ai primi segnali di un vero e proprio terremoto ai paini alti.
            Significativi e degni di nota i primi titoli sulla vicenda. Sandro Magister: “Kasper cambia il paradigma, Bergoglio applaude”. De Mattei a ruota: “Ciò che Dio ha unito – Kasper non può cancellare storia e dottrina con una clamorosa rivoluzione culturale e di prassi”.
            Kasper non ha certo torto nell’aver preso spunto da una situazione piuttosto preoccupante ed è la constatazione che “tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso”.
            Da quell’abisso nasce uno scontro tra titani, che si preannuncia interessante.

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          • SI Gaspare, concordo. Ma lo scontro tra Titani, soprattutto se c’è l’orgoglio di mezzo può anche finire male: secondo me questo tipo di soggetto è altamente pericoloso e nel passato ha solo portato a scismi.
            Ma non è perché è pericoloso che non valga la pena di essere affrontato: ci sono anime in gioco.
            Viviamo tempi magnifici.
            In Pace

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  17. @ Simon
    Ma l’omosessuale che convive non va contro un sacramento, ma va, in primis, contro una serie di virtù umane . Invece il divorziato risposato, e questo è il nerbo del problema, può non andare contro le virtù umane, anzi le può praticare al sommo grado, come la fedeltà indefessa al nuovo sposo, l’apertura alla vita, la generosità etc etc. ma va contro un sacramento della Chiesa.

    Fermo restando che le ‘benedizioni in Chiesa ‘delle unioni omosessuali sono semplicemente un contraddizione in termini (ma IMHO praticamente il 90% di cio’ che avviene tra i fratelli separati e’ una contraddizione in termini, quindi…) e che le recenti legislazioni sul ‘matrimonio gay’ in Francia e UK sono allucinanti, siamo proprio sicuri che gli omosessuali conviventi in, say, civil union vadano ‘contro alcune virtu’ umane e-o che in queste unioni, sia pure irregolari, sia tutto da buttare? Io questa faccenda la vivo da vicino, dato che qui in UK ho ritrovato il mio caro cuginetto in felice civil union col suo partner con cui sta insieme da dodici anni.Non e’ ovviamente ‘la stessa cosa’, l’apertura alla vita ovviamente non c’e’, ma still; ci sono impegno (anche davanti alla legge con diritti&doveri annessi e connessi) c’e’ lealta’ e supporto reciproco, c’e companionship, insomma indipendentemente da quello che combinanoa letto e se e quanto lo combinano, a me questa sembra una forma di philia basata sull’eccellenza di carattere, per dirla alla Aristotele (so che lo Stagirita stesso non aveva una grande concezione degli atti omosessuali; ma la loro relazione non si puo’ ridurre agli atti, qua si parla di omoaffettivita’ in senso lato), e in cui comunque le virtu’ che possono praticare sono praticate al sommo grado. Non chiamiamolo ‘amore coniugale’, ma questa e’ comunque una amicizia fortissima, duratura etc; io qualcosa di buono ce lo vedo, anche e sopratutto come valida alternativa a quello che il ‘gay lifestyle’ ha da offrire, tu no?

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    • Mi poni, caro Claudio2, una serie di domande difficili da rispondere così in due righe.

      Nel contesto della mia risposta a Manuel2014 alla quale ti riferisci e sottolineando il fatto che ogni caso è differente e necessita epikeia nella pratica del giudizio di ogni situazione particolare, ma cercando lo stesso di avere una regola generale sensata, direi che lo spartiacque tra situazione peccaminosa e non peccaminosa tra due gay (ma guarda che poi è lo stesso tra due etero) che vivono assieme è se si o no quella situazione li spinge a commettere atti contro natura (per i due etero ad avere relazioni extra-maritali).

      Se costoro sono innamorati l’uno dell’altro, ma coscienti che debbono totale ritegno nella loro affettività fisica ( uguale per gli etero) e a parte il fatto che questo mostra certa immaturità psicologica nell’assumere una relazione affettiva nel quadro di una vera alterità che si trova solo nella differenziazione sessuale, ovviamente questo “vivere assieme” non è peccato. Se invece quel “vivere assieme” è il contesto nel quale si sviluppa una relazione fisicamente contro natura allora quell’unione è proprio una struttura di peccato (esattamente come lo è vivere maritalmente per due etero).

      Il problema specifico dell’attività fisica omosessuale è che non risolve mai il fine per il quale la sessualità è stata predisposta da madre natura che è la procreazione: in altre parole non è un’attività che rende liberi, in quanto la libertà si realizza nella realizzazione della propria natura umana e non nella sua negazione o oblivione Se non rende liberi, tertium non datur, allora rende schiavi: e questo non può essere “benedetto”.

      Che ne pensi tu?
      In Pace

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      • Domanda secca.
        La faccio anche se so già la tua risposta (che seguirà presumibilmente Livi nella “buona e cattiva teologia”), però la faccio lo stesso e il motivo lo spiego dopo: ma la Chiesa non può permettersi di abbandonare la metafisica “essenzialista” di stampo aristotelico?
        Abbandonandola ecco allora che sarebbe possibile rileggere il discorso del “contro natura”, semplicemente cambiando cosa si intende per “natura”.

        Ad esempio fanno così i teologi morali alla Piana, forti del fatto che il concetto di sessualità è cambiatissimo nei secoli e il concetto di omosessualità moderno non esisteva naturalmente ai tempi di San Paolo essendo nato a fine secolo scorso.

        Ecco cosa scriveva Polymetis riguardo la sessualità omosessuale due anni fa al sottoscritto. A quanto pare tale sessualità è considerata senza alcun problema da moltissimi teologi morali: “Per chi volesse documentarsi un po’ su cosa si muove nella teologia morale cattolica, persino nella nostra provinciale Italia (dato per scontato che all’estero il problema dell’accettazione dell’amore gay presso i moralisti cattolici è considerato come ormai superato), potete leggere il volume di Piana Giannino, già presidente dell’ Associazione Italiana dei Teologi Moralisti, “Omosessualità. Una proposta etica”, Cittadella editore.”

        http://forum.infotdgeova.it/viewtopic.php?f=18&t=12021&p=191906&hilit=Giannino+Piana#p191906

        come potrete leggere poi ho cercato di andare più a fondo ma ha schivato la domanda su come conciliare la sua posizione metafisica con il Magistero. Ovvio, lui risolve dicendo che quel che non è dogma, è necessariamente variabile. “mmmh” dico io…

        Comunque tant’è: questo è il panorama di alcuni teologi moralisti. Volevo giusto far presente che esistono anche loro. Eccome!

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        • Beh, Caro Minstrel,

          personalmente non conosco nessuna filosofia che sia capace di avere un discorso coerente ed unitario dal punto di vista esplicativo come quello dell’approccio aristotelico-tomistico, il quale è capace di rendere conto del reale compreso tutte le scoperte scientifiche attuali: la logica che lo sottintende è la struttura di base del discorso scientifico e di quello filosofico e finora mai stata falsificata. Il discorso “essenzialista” come lo chiami tu consiste a dire che Minstrel è Minstrel e non qualcun altro: difficile voler opporsi a tale evidenza. L’essere umano è l’essere umano e non è minerale. etc.

          La nozione di natura umana nel contesto A-T non concerne la Natura come la si intende nell’accezione volgare ( alberi, laghetti, erba, stelle…), ma in cosa consiste essere “umano”: cosa ne costituisce la sua essenza: è una definizione. Si può poi discutere in cosa consista questa natura umana nel dettaglio, ma la conoscenza che se ne è sarà sempre limitata rispetto a quel che questa natura è.

          Ovviamente non concordo con le affermazioni di Polymetis da te citate, anche se, peraltro, concordo con tanto quanto dice lo stesso Polymetis, ma su altri soggetti.

          Nel quadro della nostra fede, e qui di fede parliamo, visto che il contesto è quel che il Magistero annuncia, la natura umana è definita nella Genesi: la nostra natura è di essere all’immagine di Dio, e Dio li creò uomo e donna. Cioè l’intimo di cosa costituisce la natura umana, che è immagine di Dio, è di essere sessuato e uomo e donna. Questo ci dice la genesi, questo insegna in modo inerrabile la Santa Chiesa da duemila anni.

          Il comando dato da Dio alla prima coppia, quella che è alla Sua immagine completa il comando dato al solo Adamo che è quello di dare un nome ad ogni cosa: è un moltiplicatevi nello sguardo con cui Adamo si meraviglia della Donna. L’alterità si realizza nella differenza radicale tra uomo e donna ed al tempo stesso ne fonda la parità di dignità in quanto assieme “immagine di Dio”. Mica bisogno di essere aristotelico per capire che chi va a ricercare una relazione omosessuale, in realtà si ferisce se stesso, in quanto ponendosi contro la natura umana che è di essere immagine di Dio e non sarà mai libero di quella libertà di chi si realizza secondo la propria natura.

          Non capisco bene perché dici che l’omosessualità attuale sia differente di quella del passato: a me sembra moralmente anche peggiore, comunque i passi vetero e neotestamentari al soggetto sono chiarissimi: distruzione di Sodoma e Gomorra e porta sbarrata al regno dei cieli secondo San Paolo. Uno può cantarsele come vuole secondo astruse esegesi che cercano di conformarsi al pensiero unico dominante omosessualista e genderista: quel che è scritto è chiaro e, per giunta, insegnato da sempre in quanto tale dal Magistero Autentico ( cf. Catechismo).

          Parliamo però di una natura ormai nel peccato originale e le sue conseguenze, cioè che non è più in relazione con Dio ed in quanto tale incapace di trovare di per sé questa immagine di Dio con l’elegante semplicità e la purezza elle origini: la natura umana è impura dal giorno della caduta. E il Cristo è venuto ristabilire un mondo nuovo, ma un mondo che realizza il progetto di Dio non che lo contraddica, dove l’immagine di Dio, uomo e donna, si ristabilisca con pienezza, anzi in modo trasfigurato dalla Resurrezione: Cristo si sposa colla Chiesa, gli eunuchi per scelta Lo imitano, mariti e mogli non sono più sottomessi alla legge di Mosé concepita per i cuori duri di chi è sotto il giogo del peccato.

          Non c’è bisogno di filosofia particolare essenzialista o no per capire quel che lo Spirito Santo attraverso le Scritture ed il Magistero Autentico ci insegnano: c’è bisogno di intelligenza del cuore che è data a tutti i battezzati.
          In Pace

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      • Io penso come la pensa il CCC: che tutti gli atti sessuali all’infuori del sesso procreativo&unitivo (mica solo procreativo no?:) tra due coniugi siano a vario titolo disordinati. disordinati sono gli atti omosessuali, disordinati sono pure il sesso etero prematrimoniale o il sesso tra sposati ‘contraccettanti’…so far so good.
        Ma non condivido l’atteggiamento talvolta isterico(spero di non offendere nessuno) di molti nostri correligionari secondo cui l’omosessualita’ praticata’ sia praticamente un super-peccato, manco si trattasse dell’aborto o dell’apostasia, e meno ancora tollero chi parla di pseudo-scientifiche ‘teorie riparative’ et similia ( e qui UCCR, ohime’, si distingue in negativo. Hanno anche ottimi articoli su altri argomenti ma sul tema gay vanno completamente fuori di testa, IMHO); parleremmo mai di ‘cure per gli sposini che fanno uso di contraccettivi e -o per gli etero non sposati e sessualmente attivi? La ‘cura’ per tutti i ‘disordinati de sexto’ mi sembra una sola; o ti confessi e cerchi di far meglio la prossima volta, o se senti di non poter promettere niente al momento ti astieni dall’Eucaristia e ti rimetti alla clemenza della corte celeste.
        Non ho letto il libro di Piana segnalato da Minstrel ma immagino che la proposta sia simile a quella di altri, tipo padre Curran, Sr Margaret Farley o ‘The sexual person’ di Salzman e Lawler ( se interessa quest’ultimo ce l’ho in pdf,magari facciamo uno scambio e mi passate ‘Logica della Testimonianza’ e-o ‘Vera e falsa teologia di Livi; mi servono, ma sono povero e me li dovrei far spedire dall’Italia e io delle poste italiane non mi fido!). Roughly, sostengono che la teologia morale cattolica sia troppo focalizzata sugli ‘atti’ mentre invece dovrebbe concentrarsi sul tipo di relazione, e che l’aspetto unitivo e non il procreativo e’ cio’ che rende veramente ‘umano’ il sesso’; quindi, contraccezione e sesso omosessuale non sarebbero automaticamente ‘contronatura’. Non mi convince perche’ praticamente sdogana qualsiasi tipo di attivita’ sessuale tra persone consenzienti ( e ovviamente non tiene alcun conto di cosucce ninte affatto marginali tipo la metafisica aristotelico-tomista, la tradizione il Magistero etc) ma non sono neanche particolarmente impressionato dalla ‘Teologia del corpo’ di GPII; praticamente, da quel che ho compreso l’idea sarebbe che ogni atto sessuale non unitivo & procreativo sarebbe una menzogna e-o una reificazione dell’altro e del proprio corpo. Ora, io ho convissuto, so che non ero ( e non sono) in ‘regola’ col piano che Dio ha per noi, capisco e condivido (di testa, e sto lavorando per convincere anche le altre parti)le ragioni della Chiesa ma still non riesco e non me la sento di rubricare quella esperienza, sicuramente ‘mancante’ e ‘imperfetta’, come ‘menzogna’ o ‘oggettificazione’.

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        • gli sposini ke usan contraccettivi
          mi apparite sognatori
          fare casa senza eredità aiuti è cosa perigliosa
          dovrebbero insegnare metodo billings o simil a corsi prematrimoniali
          le donne ke lavorano per necessita’ data anke da mutui pesanti per creare il nido
          e sono strausurate peggio di una volta
          il + dei cariki della famiglia son sulle spalle delle donne dove non ci son gran soldi e maschio veramente coerente alle necessità tutte familiari
          SERENA MENTE

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          • credo le irresponsabilità odierne non esistono solo degli sposi ke errano
            erra di + un maschio sposato ke non collabora vita di famiglia, magari ha amante o amanti varie,
            di ki anke per salvaguardia tutta si separa dato il vuoto tutto ke pare subentrare nella vita
            allora timone muta direttiva non si fan inkini per finire contro scogli definitivamente magari
            la vita si cerca di vivere nell’onestà
            non si posson portare cariki + pesanti di quanto sia possibile
            la salute è unica totale fisica materiale spirituale
            i figli necessitano di coerenze ke capiranno bene nel prosieguo del cammino
            SERENA MENTE

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          • Condivido totalmente i tuoi due commenti, Lieta.
            Vorrei aggiungere rispetto alla contraccezione chimica una riflessione supplementare: questa è proprio anti-ecologica e obbliga chi la prende a ingerirsi veleni per anni, i quali poi si ritrovano anche nel sistema ecologico planetario con effetti ormai misurabili e nefasti.
            In Pace

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        • Si dice che quattro sono i peccati che gridano vendetta direttamente al cospetto di Dio: l’omicidio volontario, il peccato impuro contro l’ordine della natura, l’oppressione dei poveri, il rifiuto di pagare il (giusto) salario al lavoratore.

          Non mi sembra che la Chiesa si focalizzi solo sulla sessualità al giorno d’oggi: Essa lotta contro l’omicidio dei bambini nel ventre delle madri, contro l’eutanasia, contro la pena di morte nelle società attuali, contro le guerre ingiuste etc per quanto concerne l’omicidio; Essa lotta contro l’impurezza quando vuole delle relazioni sessuali rispettose all’interno della coppia, per la castità al di fuori, contro le teorie del gender il cui fine è di aumentare i comportamenti devianti, etc; Essa lotta contro l’oppressione dei poveri, dei migranti, degli sfruttati di ogni genere; Essa lotta con il suo insegnamento sociale per una giusta distribuzione delle ricchezze, eccetera.

          Quel che si potrebbe criticare è che nella prassi ( non nei testi) si sia troppo indulgenti con chi sfrutta e non paga abbastanza i propri impiegati, con chi eutanizza ed abortisce, con chi governa e non fa il suo lavoro di difesa del più povero e dello straniero, della vedova e dell’orfano: la pastorale è troppo “light” in questi campi: è più facile concentrarsi sui peccati individuali che su quelli collettivi!

          Non concordo con un approccio che vorrebbe differenziare “relazione” con gli “atti”: le sole “relazioni” che esistono sono quelle attuali ( cioè in atto) e che si realizzano quindi, appunto, con atti: N.S.G.C. Lui stesso mette in guardia contro chi parla ma non agisce nei fatti. Essere realisti è uscire dal mondo delle idee e smettere di dire a sua moglie ti amo, ti amo se poi non la si aiuta concretamente a diventare una persona migliore, una persona che vive veramente di Cristo.

          La libertà non è fare quel che ci passa per la testa indiscriminatamente, ma di fare quel che si pensa sia il migliore per chi amiamo e questa libertà combacia con l’amore ( agapè) : poco serve ad una coppia etero o omo sessuale di essere “nice” l”uno con l’altro, se non c’è questa libertà e questo amore che è cercare di fare quel che è migliore per lui e quel che è assolutamente migliore è di vivere della Vita di Cristo. E qui bisogna aiutare il partner a non commettere quei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: non commettere omicidio, non commettere peccati impuri contro natura, non opprimere i poveri, pagare il giusto salario.

          L’insegnamento del Beato Giovanni Paolo II è rivoluzionario perché spiega nel linguaggio di oggi il valore del corpo nel piano di Dio: rivoluzionario perché finalmente si è stato capace di esprimere con un linguaggio filosofico, ( il Beato era più filosofo che teologo), quanto l’attività sessuale ben concepita sia santificante e non solo qualcosa di “concesso” a quei poveracci laici che non ce la fanno a vivere nella castità come monaci.

          Se tu non vedi il lato “oggettificazione” e “menzogna” è, probabilmente, perché tu non hai vissuto quelle relazioni con quell’ottica, soggettivamente parlando: questo è proprio del foro interno tra te e Dio. Personalmente, ci sono alcuni peccati che ho commesso per i quali ci sono voluti anni perché ne percepissi l’orrore: penso che è una questione di “vicinanza” e di frequentazione intima con il Puro per eccellenza, Cristo: a ognuno di noi il proprio cammino, nessuno può sindacare un cammino. Come dice Papa Francesco: ma se uno cerca, in verità, il Signore, per quanto peccatore sia, chi sono io per giudicare?
          In Pace

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          • si aiuta il partner quando lui accetta l’aiuto
            non si può soccombere quando ti rendi conto ke non ce la fai
            salvarsi in primis per poi recuperare energie e ritornare a dare
            la mia è esperienza vissuta
            mani destra e sinistra si sono lavate e porte al massimo delle forze
            siccome il mio cammino è stato giudicato se permetti oso dire le stupide storture altrui
            di persone alla mia portata ke dal vivo assicuro vivono fuori da normalità per questa loro presunta santità autocompiaciuta nella quale ravvedo falle catastrofike
            se permetti il cammino di alcuni insultanti fasce di Kiesa ufficaile volta alle povertà estreme non alla povertà della superbia mi coinvolge
            ki non viuol salvarsi dati troppi mezzi non mi coinvolge + di tanto
            ho da vivere una quotidianità arrancante economicamente ke di dà modo di poter dire fariseo cosa conta se vai davanti altare co gli orpelli della tradizione quando auguri morte a immigrati…………………..

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          • Grazie Lieta per questa tua testimonianza.
            In Pace

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          • Quindi, mi pare proprio il caso di studiarsela un po meglio questa teology of the body (io la conosco perlopiu’ tramite ..autori che la criticano, appunto la Farley e Salzman e Lawler). Online ho trovato le trascrizioni delle udienze generali di GP II,
            https://www.ewtn.com/library/PAPALDOC/JP2TBIND.HTM
            dici che e’ un buon inizio?

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          • Ottime letture caro Claudio,
            comunque il “trattato di base” è il libro “Amore e Responsabilità” di Gionanni Paolo II, lo trovi dappertutto, anche in formato Kindle credo, comunque di certo cartaceo su Amazon.
            Il pensiero del Beato è un modo di pensare slavo, quindi non ha la linearità di un Ratzinger ad esempio, ma la riflessione è importantissima.
            E’ convinzione personale che dopo la canonizzazione, quando Dio vorrà, Giovanni Paolo II sarà anche dichiarato Dottore della Chiesa a causa di questi suoi insegnamenti.
            In Pace

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          • Vorrei citare un articolo del Dr. Tornielli apparso oggi sul “Teologo del Papa” , S.E.R. Mons. Víctor Manuel Fernández, leggibile qui su Vatican Insider.

            Un articolo con il quale sono personalmente d’accordo da tutti i punti di vista. Molto mi piace anche la chiusura che connette (e lo conferma) al mio commento qui sopra circa i peccati che gridano vendetta direttamente al cospetto di DIo:

            “se dobbiamo considerare caso per caso, vi sono altri temi che non sono negoziabili: amare il prossimo, rendere giustizia agli oppressi, essere onesti negli affari.. ”
            In Pace

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