Anima – Prima Puntata

Anima

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Telesforo : Babbo, Babbo tu credi che l ‘anima esiste ?

Babbo ateo: No, non credo che esista.

Telesforo: Ma come fai a saperlo?

Babbo ateo: Perché mai nessuno l’ha trovata

Telesforo:  Ma cos’è l’anima?

Babbo ateo: Dicono che è  una specie di nuvoletta nella gente che se ne va quando si muore.

Telesforo: E nessuno ha trovato questa nuvoletta?

Babbo ateo: Appunto, nessuno ha mai trovato una nuvoletta nella gente.

Telesforo: E come l’hanno cercata?

Babbo ateo: Hanno guardato nel cervello e hanno visto neuroni e sinapsi e scambi elettrici e chimici ma nessuna nuvoletta è mai stata trovata

Telesforo: Ma Babbo,  se l’anima è una nuvoletta allora non sarebbe me oppure ci sarebbero due me?

Babbo ateo: Appunto, è assurdo pensare che abbiamo una nuvoletta dentro di noi,  sennò saremmo due ad essere uno

Telesforo: Allora, io sono solo me?

Babbo ateo: Certo!

Telesforo: E cosa sono io?

Babbo ateo: Sei muscoli e ossa, un tubo digestivo, neuroni e sinapsi

Telesforo: Babbo?

Babbo ateo: Sì, tesoro?

Telesforo: Ma se mi si taglia una gamba, non sono più io?

Babbo ateo: Certo che sei sempre tu tesoro!

Telesforo: Ma se mi si tagliano una gamba ed un braccio, sarò sempre io?

Babbo ateo: Ma dai, che scemo che sei! Saresti sempre tu!

Telesforo: Ma se mi tagliassero le due gambe e le due braccia e una parte del mio cervello non funzionasse più a causa di un tumore, non mi vorresti più bene? Non sarei più io?

Babbo ateo: Ma io ti vorrò sempre bene, sarai sempre tu , anche se tu fossi così handicappato

Telesforo: Ma allora, Babbo, io non sono solo muscoli, tubo digestivo , ossa e neuroni?

Babbo ateo: Ma no! Tu sei tu!

Telesforo: Come faresti a saperlo? Se non ho più le braccia e lo stesso cervello?

Babbo ateo: Ma che razza di domande?!

Telesforo: Davvero Papa! Come fai a sapere che sono io quando guardi i miei muscoli e le mie ossa e le mie reazioni elettrochimiche?

Babbo ateo: Beh, non lo posso sapere così, scemotto!

Telesforo: Ma sei tu che hai detto che non si trovava l’anima guardando nel cervello e che quindi l’anima non esiste! Allora non esisterei neanch’io?

Babbo ateo: Ma no, tu sei tu! Vedi quando guardo al tuo cervello, guardo come funzioni, ma non trovo mica te in un neurone!  Tu sei il tutto e più del tutto!

Telesforo: Babbo? E se la mia anima invece di essere una nuvoletta dentro di me, fosse semplicemente me?

In omaggio a Yurij Gagarin che quando tornò dal primo volo spaziale umano dichiarò: “Sono stato in cielo e Dio non l’ho visto”

In Pace

Anima – Seconda Puntata

Anima – Terza Puntata

Anima – Quarta Puntata

Anima – Quinta Puntata

Anima – Sesta Puntata

Anima – Settima Puntata

Anima – Ottava ed Ultima Puntata



Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Sproloqui

10 replies

  1. Ho lanciato il sasso nel forum dove ho discusso riguardo l’anima con l’utente Mauro1971.

    Da quel che ho capito del suo modus operandi, a questa domanda: “Ma se mi tagliassero le due gambe e le due braccia e una parte del mio cervello non funzionasse più a causa di un tumore, non mi vorresti più bene? Non sarei più io?” temo risponderebbe: “no, così non sei più umano e tanto meno tu…”
    E’ proprio che non si percepisce più l’idea ontologica dell’uomo in certi argomenti.
    Ma magari mi sbaglio. MAGARI, speriamo!

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  2. Da qui un eventuale domanda che potrebbe fare: ma l’ontologia di una sostanza è principio primo derivante dall’osservazione del reale secondo senso comune, oppure è frutto di un ragionamento logico? E quale è il ragionamento logico che obbliga un essere umano a prendere in considerazione che l’ontologia del suo essere umano non dipenda dalla materialità?

    Cerco di capire quali potrebbero essere le obiezioni (più o meno sensate) che un ateo potrebbe trovare in questo dialogo meraviglioso. Nel frattempo: grazie Simon!

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    • Una cosa è quel che è indipendentemente da quel che se ne pensa: questo è il punto di partenza del realismo.
      La sostanza di una realtà non è dipendente da un ragionamento logico ad essa terza e neanche dipendente dalla sua osservazione, anche se vi sono realtà le cui proprietà cambiano quando sono osservate: ad esempio un gruppo di persone che si sanno osservati e oggetto di interesse esterno al gruppo si comporterà in modo differente che credendosi non osservata.

      La domanda dell’ateo quale la poni tu è mal posta quindi: la questione non è se l'”ontologia” di un essere deriva da un’osservazione o da un ragionamento, ma esattamente il contrario: cioè quale tipo di osservazione e di ragionamento si può derivare dalla “ontologia” di un essere. Se decido di studiare cosa sia un albero, non utilizzo uno stetoscopio: se decidessi di utilizzare uno stetoscopio su di un albero ne dedurrei che è cosa morta visto che non c’è battito di cuore udibile.

      Nella pratica, incontriamo gli esseri attraverso la sperimentazione, l’osservazione delle proprietà accessibili a questa sperimentazione, la loro descrizione, le ipotesi sui loro meccanismi, deduzioni logiche, conclusioni varie, predizioni: ma in alcun modo possiamo dire l’essere sperimentato è riducibile alla somma di questi processi, nel senso che un essere esprime un’unità anche se composita di varie proprietà.

      L’incapacità di percepire l’unità ontologica è stata percepita nel mondo artistico da un secolo, quando, incapace di capire e quindi di rappresentare quest’unità, ha avuto bisogno di proporre l’insieme delle parti come surrogato: esemplare, ad esempio, in quest’opera di Pablo Picasso Il Violino e la Ghitarra.

      E’ un problema di finezza intellettuale e metafisica essere capaci di andare aldilà della somma delle parti per ritrovare il tutto, il quale in fin dei conti è la sola cosa che esiste per davvero….
      In Pace

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  3. Ecco la domanda apparsa sul forum (probabilmente non vuole discutere qui… non si arrischia? 🙂 )
    Resta sempre la domanda: come hanno determinato, da dove sono partiti per affermare cosa sia il “pensiero”?

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    • Come ogni realtà ontologica, il “Pensiero” si sperimenta: è una realtà sperimentale.

      Come ogni esperienza essa si risolve nell’incontro tra il conoscente ed il conosciuto: ogni esperienza è unica.
      Ci sono esperienze che possono essere descritte a terzi: ma questa sarà la descrizione dell’esperienza e mai l’esperienza stessa che è non trasmissibile.

      C’è esperienza di fenomeni esterni a chi le sperimenta e c’è l’esperienza di fenomeni interni: i primi possono, in certi casi, essere descritti in modo da essere reiterati da altri, ma costoro non avranno mai la stessa esperienza, ma solo un’esperienza descrivibile in modo simile, in quanto l’incontro tra il fenomeno sperimentato e lo sperimentatore è sempre unico, esistenzialmente parlando.

      Le esperienze interne sono molto reali: l’osservare e godere la bellezza di tua moglie, caro Minstrel, è un’esperienza unica, irriproducibile, molto reale e profondamente tua. Si possono osservare le reazioni elettrochimiche del tuo cervello, ma queste descrivono, dal punto di vista esterno di un altro osservatore, lo stato del tuo cervello in relazione con quel che provi, ma non sono quel che provi.

      La definizione di pensiero direi così che è quel fenomeno che si sperimenta pensando.

      L’osservazione e le susseguenti descrizioni che un neurologo ne farà non saranno mai la sperimentazione di quel che qualcuno sperimenta pensando.
      In Pace

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  4. Ho invitato Mauro1971 a fare un salto da noi. 🙂 Intanto grazie ancora Simon!

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  5. Bellissime considerazioni, grazie!

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