Blog dei blogs: breve rassegna web – 09

Negative WWW

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Giorni di calma piatta dopo la “tempesta tradizionalista” dovuta alla lettera di Colafemmina (e Carradori da lui e da noi) e gli “strali progressisti” post critica ad Albini di Simon citato da Augé.
Due righe riguardo la “faccenda Albini”:  i due contendenti si sono sentiti via mail e si sta avviando un dialogo pacifico e senza rancori, per ora solo in privato. Siamo stati rimproverati che qui non c’è confronto ma solo “la autopresentazione, piena di arroganza, del proprio povero pensiero, senza pudore e senza equilibrio, senza oggettività e senza onestà.”
Prendo atto, m’inchino, sorrido, procedo.

Il clima mi pare quello di una accademia d’arte: gli scultori, tolto il velo che copriva il marmo grezzo e scolpiti i primi contorni secchi delle proprie opinioni, osservano l’un l’altro il lavoro proprio e altrui sotto diverse luci, in silenzio, per comprenderne l’originalità, la portata, la consistenza. Questa nella migliore delle ipotesi; ipotesi a cui vogliamo ingenuamente credere.

E la metafora non è fatta a caso. Questa settimana domina il “problema della nuova ferula” di Papa Francesco.
Beh, dico anche io la mia al riguardo approfittando di questo post, citando i blog che ne parlano e rispondendo direttamente.
Ma prima iniziamo da:

Sacramentum futuri
“San Tommaso con Vagaggini, il meglio della teologia liturgica di san Leone Magno con Jenny, Martimort e Bevilacqua. Non poggiavano su scuole teologiche innovative gli estensori della prima parte di SC.” Non ci credete? Leggete Sacramentum futuri di oggi!

Andrea Tornielli
Ritenta il gioco dei commenti aperti sul blog complice un suo nuovo articolo per Vatican Insider nel quale allega le 38 domande sulle quali la segreteria generale del Sinodo chiede ai Vescovi una risposta in preparazione degli incontri del 2014 e del 2015 dedicati alla famiglia. Nel post descrive le novità di questi Sinodi  in preparazione e richiama alcuni episodi in cui mostra che una consultazione preventiva dei Vescovi da parte di Roma non è totalmente inedita nella storia della Chiesa. Molti i commenti lasciati dal nostro Simon, in dialogo con altri utenti, nei quali illustra anche possibili soluzioni al problema dei cosidetti “risposati”.
Interessante infine dove Simon dice che “è vero che è generalmente insegnato che i ministri del matrimonio sono i due sposi, ma ci sono tuttora discussioni canonico teologiche in ambito cattolico per sapere se non ci vuole formalmente la presenza obbligatoria della benedizione del sacerdote alfin di costituire il sacramento“.
Non ho mai approfondito la questione e non sarebbe male discuterne anche qui.

Fides et Forma 2.0
E’ stato il primo che tratta dell’argomento “ferula di Maurizio Lauri” donata al Pontefice.
Denuncia la mancanza del “tragico insito nella crocifissione e nei patimenti di Cristo”. Personalmente non ho problemi a pensare che tale mancanza sia chiaramente voluta dall’artista, ma non certo per nasconderla ai cattolici moderni che non accetterebbero la croce in quanto tale. La mia ingenuità e il mio senso comune (oltre al mio probabile essere artista, ma è un aspetto relativo) mi fanno invece pensare che il messaggio del Lauri sia proprio il superamento di tale rimando tragico, la volontà dell’artista cioè è quella di rappresentare altro rispetto a quello che Francesco chiede o pare egli voglia quasi obbligatoriamente come unico messaggio di una ferula o di un crocefisso.
Che poi abbiamo a che fare con un’artista che non ha il dottorato in teologia lo capiamo quando non fa parlare la sua opera, ma parla lui… apprendiamo infatti da Messa in latino, grazie a Carradori, che…

Messa in Latino
… tale artista ha definito la sua creazione così: “L’immagine del Cristo – che dalla croce secca e contorta, ormai svuotata di senso si divincola, lentamente si scioglie – è tensione verso la luce, liberazione di un’energia compressa, tentativo di volo; in verità l’atto del transumare, in un momento che la tradizione vuole tragico e umanissimo, anticipa la Risurrezione, esprime il dolore umano già sconfitto, superato, riscattato”.
Carradori riporta un commento di “un teologo” (chi è?) che mi trova personalmente abbastanza d’accordo se non fosse che tale scritto chiude i boccaporti a qualsiasi dialogo fra due terminologie diverse che pretendono di dialogare senza rendersi conto delle immani differenze fra loro e quindi procedendo a monologhi.
Da un lato infatti l’artista  propone una grammatica teologica errata in questa frase, ma dietro tali errori si possono trovare le motivazioni di una scelta personale che sono assolutamente lecite e possono tranquillamente rientrare nella dottrina cattolica. Dall’altro il teologo offre una riflessione coerentissima ed esattissima nei termini di una rigorosa grammatica divina che però, in “ambiente artistico”, lascia il tempo che trova perché non coglie quello che le parole di Lauri volevano intendere. Il solito problema del contesto nel quale leggere uno scritto.
La comprensione del contesto di uno scritto – la comprensione cioè del lettore implicito e il successivo tentativo di avvicinarvisi da parte del lettore reale – di certo non elimina gli errori riscontrabili utilizzando altri contesti, ma può farci comprendere le intenzioni intime di uno scritto, al di là della retorica linguistica propria del contesto.
Un esempio che spero sia chiarificatore: la mistica è zeppa di errori madornali di grammatica teologica dovuti all’utilizzo continuo e senza pudore di metafore atte a rappresentare Dio. Eppure tali errori rappresentano il massimo della speculazione su Dio SE LETTI nel giusto contesto, cioè in quello che la dottrina tradizionale chiama “ambiente divino”. Fermarsi quindi a criticare il verbo “transumare” e indicare a dito che Cristo in quanto Dio non “tenta il volo” è mancata comprensione del contesto in cui leggere quelle parole. E il contesto è quello poetico-artistico che conosco, ahimé e per fortuna, molto bene. In quanto artista infatti mi è ancora capitato di partire per la tangente parlando di un mio progetto personale, giocando con le parole (fieri in fieri non vi dice niente? Rileggetevi il primo post del blog e capite al volo cosa intendo), cercando una comunicazione che sia “potente” quanto quella proposta dall’oggetto che sto descrivendo. Sono momenti di ispirazione che definirei “Poetica”. Ovvio che molte volte sono momenti di bassa ispirazione. Ed è altrettanto ovvio che spesso gli artisti si “atteggiano” e fanno finta di avere tali momenti; e ci giocano. Sono ingenuo, ma non sciocco. Personalmente dico solo che leggendo le parole di Lauri ci ho trovato un tentativo di spiegazione poetica dell’opera, con relative licenze.
Dunque l’artista può dire tutto? Beh si, naturalmente anche cose che “rovinano” la comunicazione dell’opera, come in questo caso. Cosa voleva mostrare dunque? A mio dire semplicemente rappresentare il lato umano del Cristo trasfigurato da ciò avverrà e che da egli è conosciuto in quanto Dio. Come è possibile raffigurare un Dio che è anche uomo che contemporaneamente prova il dolore dell’uomo e la consapevolezza divina? Di fronte a questo mistero ogni raffigurazione, verbale, iconica, scultorea, musicale che dir si voglia, sarà sempre e comunque carente. Sempre e comunque. Ogni artista dunque è destinato a fallire ed è proprio questo a spingere l’artista a provarci; è un tentativo di comprensione che vuole esulare dalla speculazione letteraria e “tenta il volo” attraverso il canale artistico dell’immagine (o della musica). In questo senso forse un approfondimento è dovuto se non sono stato chiaro.
Comunque grazie ad Andrea e Francesco per questi posts che offrono spunti per riflessioni, al contrario di questo che ha di bello giusto il film che cita.

Chiesa e post Concilio
Non resta indietro sulla ferula, spronata probabilmente dai soliti lettori che non possono restare senza critiche quotidiane. Non aggiunge nulla perché anche Mic dimostra di non avere inteso il contesto. Non vado oltre (ma se qualche lettore mi sprona…).

Il Covile
Il periodico di Firenze continua il reportage sul Forteto offrendo un articolo, citato anche da Magister, in cui si continua la disamina del cosidetto “caso Forteto”. Riprendo le parole di Magister per rendervi edotti del caso: “In questa comunità, per decenni osannata dall’intelligenza progressista cattolica e laica, è accaduto che anche dopo che il suo leader Rodolfo Fiesoli era stato condannato per abusi sessuali ed altri reati connessi, il tribunale ha continuato ad affidare dei minori alle “famiglie funzionali” di questa stessa comunità, giudicate adatte ad accoglierli.”
Personalmente sono da sempre rimasto affascinato dalla figura carismatica di Don Milani; quello che sta succedendo mi colpisce parecchio, anche se chiaramente non tocca minimamente la memoria di questo prete.

L’IMPRESCINDIBILE

Avvenire
Scopro solo ora che Mancuso ha scritto ad Avvenire per chiarire le sue posizioni sul dogma del Peccato Originale (la cui riscrittura è oramai uno dei suoi cavalli di battaglia) e Pierangelo Sequeri gli ha risposto.
Nicodemo ci offre lo scritto di Mancuso. Gli scritti invece la risposta di Sequeri. Alla luce del Vangelo li offre entrambi ed insieme, ma in modo poco leggibile.
Le dispute teologiche non sono proprio all’ordine del giorno e anche quando le dispute partono da critiche (a mio dire illogiche) di teologi oramai lontani dalla cattolicità possono sempre essere momenti di alta formazione, di ripasso, di approfondimento.

Avete altre segnalazioni da farci? Beh, i commenti sono aperti; postatele lì senza alcun problema. Grazie!

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25 replies

  1. Vorresti sapere chi è l’insigne Teologo , ultra laureato … ma non abbastanza valorizzato ( nè in tempore Benedicti e neppure in tempore Francisci …) perchè non ha gli sponsor giusti ma confida solo nei Santi ( veri ) .
    Te lo dirò per telefono ( quando le nostre batterie saranno meno scariche del solito )-

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  2. Simon,
    appassionante il tuo dibattito a distanza con Francesco Colafemmina, ma credo che la questione così posta sia ultimamente indecidibile.
    Un modo per dipanare la matassa si può trovare introdotto qui:
    http://www.aleteia.org/it/arte/q&amp%3Ba/anche-lastrattismo-puo-essere-arte-sacra-136055
    Ma c’è ancora un non-detto, almeno in Occidente.
    Josef Ratzinger, nella sua “Introduzione allo spirito della liturgia”, parte terza, capitolo 1° “La questione delle immagini”, tratta l’argomento con la raffinatezza che l’ha sempre contraddistinto e alla fine definisce una serie di principi per l’arte liturgica:
    1. carattere iconico e rifiuto dell’iconoclasmo
    2. legame con la storia della salvezza e, in particolare,
    3. legame con Gesù Cristo, crocifisso e risorto
    4. legame con la tradizione ecclesiale e, in particolare,
    5. legame con le costanti della tradizione figurativa ecclesiale.
    Io credo che, se non si mantengono tutti questi cinque principi, che insieme costituiscono un CANONE, si farà ben poca arte autenticamente cristiana.
    Da questo punto di vista, non si può prescindere dalla “pars destruens” di Fides et Forma.
    L’Oriente, gioca in casa, ma anche perché l’Occidente ha deciso che in casa non bisognava giocare.

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    • Simon, non mi dici nulla?

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      • Oppure Minstrel (comincio a non districarmi tra i nck…).

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        • Chiedo venia Lycopodium; avevo intenzione di risponderti previa lettura dell’articolo che citavi e in seconda battuta dopo averci riflettuto per bene, perché la faccenda è complessa.
          Se poi aggiungi che personalmente solo da poco sto ripensando la mia filosofia artistica, sulla base degli studi metafisici che sto ancora facendo (ahimè con molta calma) e del realismo che ho abbracciato da pochissimo, capisci che questo melting pot non avrebbe portato molto alla discussione. Un’idea precisa e netta non ce l’ho. Ho alcuni punti fermissimi e altri fermi, ma non per questo immobili. Avrei bisogno di tempo per sistemare mentalmente il tutto e probabilmente risulterebbe comunque deficitario di molti dettagli.
          Il mio passato musicale laicissimo e without rules gioca in questa materia non poco a mio sfavore.
          Per questo non posso che ringraziarti per i consigli di lettura. Il libro di Ratzinger ce l’ho a casa e sarà il primo che leggerò quando decido di riordinare le idee.

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      • Effettivamente, anche se indirizzato a me ed essendo questo tuo commento nel thread generato da Minstrel e il soggetto tipicamente artistico avevo pensato che sarebbe stato Minstrel a risponderti.
        Con Francesco ci stiamo scambiando delle mail private che, spero, ci condurranno ad una migliore comprensione reciproca nel rispetto delle differenze di quel che è opinabile.

        Ho letto l’articolo che tu ci hai riferito e lo ho messo in relazione con i tuoi cinque punti di Ratzinger.

        Personalmente,da un punto di vista teorico, non ho niente contro l’arte astratta per sé. direi che l’arte sacra di tipo figurativo è tipicamente apofantica, cioè mostrante un’evidenza mentre quella astratta potrebbe essere letta come apofatica cioè inesprimibile.

        Ma non mi scandalizzerei più di questo: l’arte è l’espressione di una cultura e la cultura del XX secolo con credeva più essere capace di concepire le cose in sé, quando anche il positivismo scientista si nega capace della conoscenza dell’essere e dove il discorso costruttivista rimpiazza la relazione oggettiva al reale.

        Assimilerei quindi l’arte moderna religiosa , astratta, alle espressioni apofatiche della teologia negativa.
        Subendo molto me stesso, nolente, la cultura calvinista che mi circonda, non sono insensibile a queste forme di apofasia: bisogna anche dire che nella vita mistica, più ci si avvicina a Dio più le immagini tendono a sbiadirsi ed il linguaggio a sentirsi incapace di rendere conto della relazione reale con Dio.

        La domanda che rimane aperta sarà però quella di sapere se l’arte religiosa moderna astratta è apofatica perché non più come dire Dio per elevatezza mistica o perché non ha più niente da dire su un Dio che non esperimenta e diventa apofantica a modo suo.

        In Pace

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  3. Riguardo al Sinodo sulla famiglia è DOVEROSO andarsi a leggere TUTTO il documento pubblicato dal Vatciano
    http://www.news.va/it/news/sinodo-per-la-famiglia-testo-integrale-del-documen

    Che tutti coloro che si facevano un film e una dramma si rendano conto di essere semplicemente dei commedianti scadenti.

    Peraltro sono contento di leggervi esattamente quel che ho affermato sul blog do Tornielli: scusatemi quel che sembrerebbe auto-incensamento, ma in realtà è corroborazione che ragionando con logica ed attenendosi ai fatti si rimane nel reale.
    In Pace

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    • Altra palese dimostrazione che siamo solo “la autopresentazione, piena di arroganza, del proprio povero pensiero, senza pudore e senza equilibrio, senza oggettività e senza onestà.” 😛
      ahahahahah

      Grazie Simon, mi prendo il tempo per leggerlo!

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  4. Effettivamente cari amici il “gioco delle parti” mette effettivamente in grossa difficoltà.
    Per “il gioco delle parti” intendo tutto ciò che sia ascrivibile o assimilabile, a convenevoli o a bon ton. Insomma, per capirci, sarebbe quel “ruolo” che la comune prassi assegna ad ognuno di noi , ovvero l’essere, diciamo, ospite od ospitato.
    Ecco, solitamente il “ruolo” prevede che ognuno faccia ciò che vuole in casa sua e si dia un contegno in casa di altri: lo faccio anche io, è una comune consuetudine che accetto ed esigo sia accettata; è l’universalità di giudizio su tutto ciò che accetta -giustamente- questa consuetudine.
    “Indi, la quale, ragion per cui” (citazione del De Curtis, nel film “San Giovanni decollato”; situazione da ciabattino e “professore, insomma la perfetta e compiuta trasposizione cinematografica del “Sutor, ne ultra crepidam”) io tranquillamente, argomentando a norma del CCC, posso ritenere ed esporre nel mio blog la scelta dei vescovi dell’Inghilterra e del Galles una assurdità, cosi come posso ritenere Tornielli ( e qui non c’è bisogno del CCC ma basta aver seguito il blog e “l’evoluzione” del Tornielli stesso) una bandiera che muta secondo il vento swllw convenienze. “Gli stesso” (ennesima citazione del De Curtis) Minstrel in questo blog può permettersi di farsi una crassa risata, suggellata con tanto di emoticon, all’indirizzo di chi, più o meno, in un certo senso potrebbe definirsi ” non allineato” alle sue (e del blog) posizioni.
    Il “fatto” però è che “il punto” non è “gioco delle parti”, questo o quel blog nè Minstrel Ubi o chi per esso. Il fatto oggettivo è e resta -almeno secondo il punto di vista dello scrivente- che la Chiesa invece di preoccuparsi di “insegnare a credere” si preoccupa di sapere “cosa pensa” il gregge! Secondo la mia opinione qui siamo nel classico marzullesco “si faccia una domanda e si dia una risposta! dove era la Chiesa? Cosa Ha fatto? Cosa Ha insegnato? …. ……
    Fatta questa necessaria premessa, devo però ammettere che probabilmente essa non ha i “canoni” nè del bon ton e nè del ruolo di chi è ospite e non padrone di questo blog.
    E allora come dice una carissimo amico (se non unico, capace a cena di condividere un bicchiere di vino e quanto c’è di Divino…), che di esperienza ne ha tanta e di vita vissuta pure, riuschiamo di cadere nel peccato impuro (a livello mentale) contro il 6° Comandamento (volgarmente detta “sega mentale”, e come tale “infeconda”).
    E quando si sfiora, se non addirittura, ci si trova in questa situazione non esistono argomenti che tengano poichè tutto è come sfottò all’insegna dell’altro e allo sfotto (follia) si risponde con lo sfottò, affinche l’altro non abbia a credersi saggio (cfr Scrittura).
    E’ per questo che non posso fare altro che solo dedicarvi questa canzone: http://www.youtube.com/watch?v=QMA52yy78p8

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    • 😉 🙂 🙂 🙂
      In Pace

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    • Eheheh, questi sono i commenti che mi piacciono: melting pot di conoscenza, ironia, vita vera e… Totò! yeah!

      Vado diretto al sodo: Il fatto oggettivo è e resta -almeno secondo il punto di vista dello scrivente- che la Chiesa invece di preoccuparsi di “insegnare a credere” si preoccupa di sapere “cosa pensa” il gregge!

      Due distinguo, mi permetto: non LA CHIESA, ma in questo caso solo una PARTE (PICCOLA) della Chiesa decide (SOLO IN QUESTO CASO, l’ho già detto?) di porre queste domande anche a persone che gravitano intorno alle parrocchie locali. E ancora: questo non significa che necessariamente il comportamento vescovile dimostra una volontà di non “insegnare più a credere” in quanto per logica un comportamento non discende necessariamente dall’altro. Ad esempio il gregge intero potrebbe dire: “vogliamo il divorzio sempre e comunque” e i Vescovi farsi semplicemente una “sonora risata con emoticon” e ricominciare dall’inizio la spiegazione della dottrina. Non è forse fare quel che chiedi tu, Ubi?
      Il CCC è oggettivo carissimo, il problema è che bisogna chiedersi cosa si intenda per “Chiesa”.
      A me ad esempio nel corso prematrimoniale mi si disse che la famiglia che andavo a formare a breve era considerabile “Chiesa domestica”.
      E quindi cosa è Chiesa citata nel 168 e 169?

      Il CCC nel 167 recita:
      « Io credo »: (212) è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo. « Noi crediamo »: (213) è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in Concilio, o, più generalmente, dall’assemblea liturgica dei credenti. « Io credo »: è anche la Chiesa, nostra Madre, che risponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire: « Io credo », « Noi crediamo ».

      and again

      752 Nel linguaggio cristiano, il termine « Chiesa » designa l’assemblea liturgica, (124) ma anche la comunità locale (125) o tutta la comunità universale dei credenti. (126) Di fatto questi tre significati sono inseparabili. La « Chiesa » è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa corpo di Cristo.

      Che è ‘sta Chiesa alùra?!

      W TOTO’!

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  5. Misnstrel, mi metti in difficoltà…
    mi lasciava pià libertà Simon con le sue emoticon che mi lasciavano libero nell’interpretazione… 🙂
    Ora: se ti rispondosnon serio e se non ti rispondo sono faceto.
    Un poco come (indegnissimo per quel che mi riguarda) i Padri del Deserto “Se vai, ti chiami Antonio; e se non vai, padre Antonio”.
    Ora perchè vuoi mettermi in difficoltà caro Minstrel?
    Allora se accetti l’a(m)michevole sfida o consiglio, che tu voglia considerarlo come o no, avoco a me l’ultima parola “dell’ospite” e ti pongo questa condizione (saltando a piè pari ogni bon ton o convenevole, e perdonarmi mi devi): o mi rispondi sceondo un “melting pot di conoscenza, ironia, vita vera”, oppure desisti, non ti posso accordare altra possibilità. Sappi però che l’ultima parola sarà la tua, io non risponderò oltre: resta a te se infierire o se “signoreggiare” (anche se in un certo senso con queste parole ti potrei condizionare). Però a volte è bello essere i ronici con se stessi fino in fondo, pichè quelloche a volte per noi è auto-ironia per gli altri può essere (squallida) verità.
    Un cordiale saluato e grazie per accettare gli “stragionamenti” del prossimo!

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  6. Cara Redazione perchè non fai come MiL …vuoi più visibilità e più visite ? Metti una polemica contro il Papa pro Francescani dell’Immacolata ( che vanno bene sempre come l’insalata ) e con i due Giornalisti mrtiri della fede.
    Così i ragazzini frustrati si danno convegno e opportunamente eccitati riversano, in anonimato senza controllo alcuno, il loro sfogo …
    Se a loro va bene così …

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  7. Guarda se ti piace questo articolo : http://blog.messainlatino.it/2013/11/intervista-monsjean-claude-boulanger-i.html
    Buona domenica ( ma il cell non lo accendi mai ??? )

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    • Weekend all’insegna di prove, ma soprattutto di una giornata dedicata al mio primo figlio che ha iniziato il cammino per la prima riconciliazione. Il cellulare era acceso a casa, da solo, in castigo. 😉 Scusami Andrew, ci sentiamo presto spero!
      Chiedo una preghiera, un pensiero, per i miei figli, se posso. Grazie. 🙂

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  8. Graditissimo invito 🙂 . Ciao

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