Sull’attributo dell’onnipotenza in Dio

Escher: limite del cerchio III

Devo una risposta all’utente Squilpa che sul blog di Tornielli chiede delucidazioni sull’onnipotenza di Dio. Sono stato volutamente evasivo sul blog del vaticanista perché altrimenti sarebbe scaturito un lungo commento totalmente OT rispetto al tema proposto; OT che noi utenti di Tornielli abbiamo promesso di non alimentare più. Ed eccoci qui allora per una risposta meno evasiva e spero lucida.

La domanda di Squilpa, comune a molti altri non credenti o credenti in altre fedi, parte da questa mia affermazione piuttosto “provocatoria”: “noi cristiani che riteniamo che Dio possa tutto tranne l’assurdo”. Puntuale ecco l’afferamzione per deduzione di Squilpa “Apprendo poi con sollievo che Dio non è onnipotente, era ora che se accorgesse!”. Al che io ripropongo un apoftegma che lasciato senza spiegazioni teologiche dettagliate pare un assurdo: “Dio è onnipotente perché non può l’assurdo!”. Squilpa mi fa notare che “Dio è onnipotente perchè non può tutto …” e dunque in italiano “è quasi onnipotente!”.

SULLA TRASCENDENZA DIVINA

Questo mio scritto, indirizzato a Squilpa e a coloro che procedono deduttivamente come egli fa, necessita in primis di una distinzione che funge da premessa alla comprensione.
Una delle grandi differenze fra il Dio Cristiano e il Dio musulmano sta nell’assoluta trascendenza del secondo. Ovvero, Dio per gli islamici possiede quale attributo la totale estraneità alle categorie umane, comprese quelle della ragione. Non credo si faccia un torto all’Islam a dire che il loro Dio può, agli occhi umani, tutto e il suo contrario. Scrive Ratzinger nella sua celeberrima, anche al grande pubblico (ma ahimé per i motivi sbagliati!), lezione di Ratisbona:

“Per la dottrina musulmana […] Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un’opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo dovrebbe praticare anche l’idolatria.”

Ratzinger, Joseph – Benedetto XVI. Discorso del Santo Padre all’incontro con i rappresentanti della scienza, Regensburg, 12 settembre 2006

Il Cristiano invece non solo ritiene che Dio NON sia assolutamente  (cioè totalmente) trascendente, ma prevede che ciò che l’uomo, nel proprio sentire, sente essere “ragionevole” sia la natura stessa di Dio, per cui le azioni non dettate dalla ragione corrispondono ad un agire contrario alla Natura di Dio.

Ovviamente questo pensiero nasce dall’incontro/scontro fra la filosofia greca e la teologia cristiana: scontro che si concretizzò nella storia della Chiesa nell’accesa diatriba medioevale fra dialettici ed antidialettici, incontro a cui si giunse con la nascita di quel modello teologico detto “analogico”, concretizzato in modo straordinario nell’opera di San Tommaso d’Aquino. Servirebbe un post a parte per descrivere dettagliatamente in cosa consistevano gli errori delle posizioni esclusiviste (antidialettiche alla Pier Damiani) e quelle inclusiviste (addirittura nominalistiche come quelle di Roscellino da Compiègne).
Qui mi limito a esplicare che per modello Analogico si fa riferimento ad una modalità di comprensione della fede che preveda la possibilità di indagare in qualche modo, con la ragione, i contenuti della rivelazione. Questo pur sapendo che tali contenuti non possono per loro natura (perché divini, cioè superiori ontologicamente alle possibilità non-divine dell’uomo) essere completamente compresi dall’uomo stesso.
Mi sembra l’unico modo con il quale si possa garantire una coerenza di fede fra la cosidetta rivelazione divina fra Dio e l’uomo e la logica di testimonianza fra uomo e uomo di (ri)comunicazione (e comprensione) di tale rivelazione.
Difatti è l’unica modalità che:
– da un lato tiene conto dell’assoluta impossibilità dell’uomo di comprendere (com-prendere, cioè prendere TUTTA INSIEME) la volontà di Dio;
– dall’altro tiene conto del bisogno di coerenza propria della ragione umana, indicando come necessaria una MODALITA’ di comunicazione fra Dio e l’uomo, modalità che ovviamente sia comprensibile all’uomo stesso!

D’altra parte, come può essere anche solo parzialmente comprensibile un Dio che non tiene conto delle categorie nelle quali si muove l’intelletto umano? Come può cioè comunicarsi per rivelazione all’uomo un Dio che non usa modalità umane proprie dell’uomo? Non può.
Ovvio dunque che se vuole essere coerente anche il Dio mussulmano deve aver avuto una modalità di comunicazione con il suo Profeta pur rimanedo Dio completamente trascendente (ignoro come essi sfuggano a questa contraddizione o se questa contraddizione sia dettata da mia ignoranza; non centra con il discorso presente).

Il Dio cristiano non presenta contraddizione di sorta poiché, come spiega la dottrina analogica, produce una comunicazione della propria rivelazione assolutamente discontinua e modalmente continua! Cioè:
assolutamente discontinua poiché il contenuto globale della rivelazione, nella sua interezza, è trascendente all’uomo, sganciato dalla sua comprensione completa!
modalmente in continuità  perché tale contenuto si comunica all’uomo, si narra all’uomo, mediante la stessa modalità di comprensione della realtà propria dell’uomo: la ragione con tutte le sue caratteristiche.

L’uomo può dunque ragionare sul contenuto della rivelazione la quale avrà la caratteristica di essere contemporaneamente:
-Rispetto a Dio: immutabile e assoluta quanto Dio stesso
– Rispetto all’uomo: comprensibile mediatamente (cioè non in modo immediato e completo)  e sempre APPROFONDIBILE.

In questo contesto dunque si muove la teologia cristiano-cattolica. E con questo preambolo è anche possibile capire ora perché si ritiene che la nostra conoscenza naturale di Dio non è immediata e intuitiva, ma mediata e indiretta, perché ottenuta per il tramite della conoscenza delle creature. Ragionare su Dio, come anche ragionare sulla sua rivelazione, è possibile per l’uomo perché Dio (e la rivelazione) MODALMENTE si comunica all’uomo ed egli lo può comprendere non propriamente, ma per analogia. Cioè:

Mentre la conoscenza vera e propria coglie un oggetto attraverso la sua propria forma (per speciem propriam) ovvero per mezzo di una intuizione immediata, la conoscenza analogica lo coglie (per speciem alienam) in una forma estranea, improntata cioè ad altre cose diverse da quell’oggetto. Ora per conoscere Dio noi usiamo dei concetti tratti dal mondo creato, il quale ha una certa somiglianza e rispondenza con Lui, sua causa efficiente ed esemplare. Tale rapporto di somiglianza tra Dio e le creature, somiglianza soverchiata dalla dissimiglianza (infinito-finito), si chiama analogia dell’essere (analogia entis) e costituisce il fondamento di tutta la nostra conoscenza naturale di Dio.

Ott, Ludwig, Compendio di Teologia dogmatica, op. cit. nella biblioteca. p. 30

DIO PUO’ TUTTO PERCHE’ NON PUO’ IL NULLA!

Con queste poche conoscenze di prima teologia che spero di aver chiarito, possiamo dunque rispondere a Squilpa, il quale credo sia felice di sapere che “Dio è onnipotente perchè può tutto tranne l’assurdo” è una frase di un cristiano il quale, ritienendo ragionevole la natura di Dio, deve sempre restare nel ragionevole nel discorrere di Dio. Ritengo essere ragionevole il cosidetto “principio di non contraddizione” come credo e spero lo ritenga ragionevole anche Squilpa. Dunque se Dio risponde alla logica per sua natura e Squilpa crede di seguire la logica quando scrive “Dio è quasi onnipotente” perché “non può tutto” qualcuno dei due sbaglia.

Ritengo che a sbagliare sia Squilpa che da valore a ciò che, NELLA LOGICA, non ha valore alcuno.

Difatti cosa è l’assurdo in logica? L’assurdo in logica è nulla. E’ il non-essere, potremmo dire con terminologia metafisica.
Faccio un esempio: un triangolo quadrato è o non-è per la logica di qualsiasi essere umano che sappia cosa sia un triangolo e cosa un quadrato? Non-è ovviamente. Un triangolo quadrato è un assurdo. Un triangolo quadrato non esiste. Un triangolo quadrato è nulla come essere. Un triangolo quadrato è nulla.
L’assurdo è nulla, appunto.

Seguitemi ora:

Se l’assurdo = nulla
Potere l’assurdo = potere nulla
Potere nulla = non potere

Dio non è il suo stesso potere?
Cioè in formula Dio = potere divino?
Si.

Dunque:
Se il potere di Dio può il nulla = Dio è nulla
Cioè Dio non è.
Dio non esiste.

Un Dio che può l’assurdo e che si comunica all’uomo nella ragione è contradditorio. Come tale è assurdo. Come tale è nulla.
Credere ad un Dio del genere è un atto di completa irrazionalità. Fattibile ovvio; ma completamente irrazionale.
Credere al Dio cristiano invece è un atto di completa razionalità. Fattibile e perfettamente razionale.
E con questo esempio ho anche spiegato come mai noi cristiani ci permettiamo di parlare di “razionalità” della fede, affermazione che suona tanto incomprensibile alle orecchie di molti atei e agnostici estranei alla logica teologica che ci muove.

CONCLUSIONE

E’ dunque un errore logico dire pensare che un “Dio sia onnipotente perché può tutto, anche l’assurdo” poiché potere nulla sarebbe smentire l’onnipotenza stessa. E’ un’autofagia pura.

Infine “Dio può tutto, anche l’assurdo” era la posizione di Pier Damiani, antidialettico, il quale però vedeva nella filosofia e nel ragionamento logico una fonte di errore di fede certo. Se ci si richiama alla logica e si crede che questa categoria ragionevole sia propria della natura di Dio allora non si può che concludere, in una affermazione che solo in apparenza è contradditoria come si è mostrato, che “Dio può tutto proprio perché non può il nulla”.

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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