Concistorio 2025: Quale papa? Quale fedeltà!

Riassunto

L’imminente elezione di un nuovo papa suscita in molti fedeli un turbamento profondo. Dopo anni di confusione sotto il pontificato di Francesco e davanti alla concreta possibilità di un successore proveniente dallo stesso orientamento, la domanda si pone con urgenza: quale atteggiamento adottare come cattolici fedeli alla Tradizione e alla fede ricevuta? È lecito respingere un papa manifestamente nocivo? Bisogna smettere di nominarlo nella liturgia? Questo articolo propone una risposta fondata sull’insegnamento tradizionale della Chiesa, arricchita dalla saggezza confuciana, per guidare i fedeli in questa prova.

Introduzione: Lo smarrimento dei fedeli di fronte al conclave e il timore di un pontefice deviato

Nella storia della Chiesa, poche epoche sono state esenti da ansie al momento dell’elezione di un nuovo pontefice. Tuttavia, la gravità del momento presente risuona con un’intensità particolare. Dopo un lungo pontificato segnato dall’emarginazione della liturgia tradizionale (cf. Traditionis Custodes, 2021), da ambiguità dottrinali ripetute e da un atteggiamento compiacente verso concezioni secolari incompatibili con il Vangelo, molti fedeli temono che il prossimo papa possa continuare o addirittura aggravare questa deriva. Si profila dunque una vera prova di fedeltà per coloro che desiderano restare ancorati alla fede cattolica autentica.

Di fronte a questa situazione non si tratta né di scivolare in uno scisma prematuro né di abbandonarsi ad un’accettazione servile dell’inaccettabile. La Tradizione cattolica, arricchita da una sapienza universale che troviamo anche nel Confucianesimo, indica una via più alta: quella della fedeltà paziente, della resistenza leale e della correzione caritatevole.

I. La posizione della Chiesa cattolica in caso di un pontificato deviato: l’autorità di San Francesco di Sales e la prova escatologica annunciata

La teologia della Chiesa insegna chiaramente che la validità di un’elezione pontificia non dipende dalla virtù degli elettori né, salvo casi estremi, da quella dell’eletto. Anche se i cardinali fossero materialmente eretici o colpiti da scomunica latae sententiae, finché il loro stato non sia formalmente dichiarato, conservano giuridicamente il diritto di voto (cf. Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, n. 35). Dunque, la validità di un’elezione non è inficiata dall’indegnità dei votanti.

Questa possibilità di avere pastori indegni o ingannevoli non solo è storicamente attestata, ma è anche profetizzata dal Magistero. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna infatti che la Chiesa, prima della venuta del Cristo, dovrà attraversare una prova finale che scuoterà la fede di molti. Questo passaggio doloroso è descritto ai paragrafi 675-677:

« La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno se non attraverso quest’ultimo passaggio, in cui seguirà il suo Signore nella morte e nella risurrezione » (CCC, 677).

Non ci si deve quindi attendere un trionfo storico facile, ma piuttosto una Passione analoga a quella del suo Signore. Questa prospettiva dottrinale illumina la situazione presente: la sofferenza provocata da pastori indegni non solo è possibile, ma è teologicamente prevedibile.

San Francesco di Sales, dottore della Chiesa, si inserisce pienamente in questa tradizione. Egli ricorda con forza, nelle sue Controversie, che anche in caso di un papa indegno, la fedeltà deve rimanere:

« Anche se il Papa fosse un demone uscito dall’inferno, non dovremmo deporlo, ma resistere ai suoi ordini perniciosi » (Controversie, III, 2).

Questo atteggiamento si rifà a quello di San Paolo, che si oppose pubblicamente a Pietro ad Antiochia, quando quest’ultimo si comportò in modo ipocrita (Galati 2,11). Il rispetto per la funzione pontificia non esclude quindi la resistenza alle decisioni contrarie alla fede e alla morale (cf. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 33, a. 4).

Infine, è bene ricordare, con spirito di carità, che disobbedire a un papa nei suoi ordini peccaminosi è anche un atto in vista della sua salvezza. Come insegna una riflessione sapiente:

« È meglio anche per la sua anima: infatti, anche se dannato, non dovrà portare il peso della nostra dannazione oltre alla propria, e anche questo è carità. »

II. La saggezza confuciana di fronte al padre o al governante malvagio

Il pensiero confuciano condivide questa comprensione sfumata dell’obbedienza. Insegna infatti che l’obbedienza non deve essere cieca e che la vera fedeltà include la correzione rispettosa dei superiori. Il Xiaojing o Classico della Pietà Filiale lo afferma senza mezzi termini:

« Quando il padre commette un errore, il figlio deve ammonirlo con rispetto. »

Mencio, uno dei più grandi discepoli di Confucio, insegna che il ministro fedele ha il dovere di correggere il sovrano colpevole, anche a costo della propria vita (Mencio 3B.9). La vera lealtà risiede dunque nella fedeltà alla virtù, non alla persona in quanto tale.

L’esempio del saggio Shun è particolarmente eloquente. Chiamato a regnare nonostante l’indegnità di suo padre, egli lo rispettò senza seguirne le cattive vie e assunse il governo con ordine e virtù. Zhu Xi, commentando questi passi, sottolinea che

« La pietà filiale non consiste nel seguire ciecamente, ma nel far progredire la virtù dei propri genitori ».

Per il Confucianesimo, dunque, l’autorità, pur essendo sacra, è subordinata all’ordine morale. L’obbedienza cessa quando il superiore comanda il male, ma il rispetto e la fedeltà all’ordine sociale devono rimanere.

III. Concordanza con la dottrina biblica ed ecclesiale

Questa concezione confuciana trova profonda risonanza nelle Sacre Scritture e nella Tradizione della Chiesa. San Pietro stesso insegna:

« Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini » (Atti 5,29).

Nella sua prima lettera, egli raccomanda ai servi di essere sottomessi ai padroni, anche duri, purché tale sottomissione non implichi il peccato (1 Pietro 2,18-20).

La Tradizione cattolica ha sempre mantenuto questa linea sottile: l’autorità è di istituzione divina, ma l’obbedienza non è mai assoluta, bensì ordinata al bene e alla verità. San Tommaso d’Aquino insegna che non si deve obbedire se l’ordine impartito è peccaminoso (Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 104, a. 5).

Lungi dal contraddire la dottrina cristiana, la saggezza confuciana la conferma e la illustra. L’atteggiamento raccomandato è lo stesso: onorare l’autorità, non seguire il male e correggere con rispetto le deviazioni.

Conclusione: La fedeltà paziente, chiave della perseveranza nella Chiesa sofferente

Qualunque sia l’esito del conclave imminente, la via è segnata per i fedeli legati alla Chiesa di sempre. Se il prossimo papa dovesse dimostrarsi ostile alla Tradizione e impegnarsi in vie contrarie alla fede e alla morale, non si dovrà né respingerlo in modo scismatico né accompagnarlo servilmente. La posizione da adottare resta quella insegnata dai dottori e illustrata dalla saggezza degli antichi: restare uniti alla Chiesa visibile, non obbedire a ordini peccaminosi, correggere con carità e perseverare nella preghiera.

Solo una situazione estrema — ad esempio, una pubblica dissociazione dei cardinali dall’elezione contestandone l’universalità — potrebbe porre un problema più grave di legittimità. Ma finché la Chiesa universale, pur afflitta, riconosce il papa eletto, egli rimane, nell’ordine visibile, il legittimo successore di Pietro.

Così, sull’esempio di Shun, di Mencio e di San Francesco di Sales, il fedele di oggi è chiamato a rimanere saldo: né ribelle né complice, ma fermo nella fedeltà. Come ricorda il Catechismo in un insegnamento troppo spesso dimenticato, la Chiesa è chiamata a seguire il suo Signore nella Passione prima di apparire nella gloria (CCC 677).

Fluctuat nec mergitur — la Chiesa può essere sballottata, ma non affonda.
Chi rimane fedele nella prova partecipa già, in modo invisibile, alla sua vittoria futura.


Consistoire 2025: Quel pape ? Quelle fidélité !

Résumé:

L’élection imminente d’un nouveau pape suscite chez de nombreux fidèles un profond trouble. Après des années de confusion sous le pontificat de François et face à la perspective réelle d’un successeur issu du même courant, la question se pose avec acuité : quelle attitude adopter en tant que catholique fidèle à la Tradition et à la foi reçue ? Doit-on rejeter un pape manifestement néfaste ? Faut-il cesser de le nommer dans la liturgie ? Cet article propose une réponse fondée sur l’enseignement traditionnel de l’Église, illustré par la sagesse confucéenne, pour guider les fidèles dans l’épreuve.

Introduction : Le trouble des fidèles devant le conclave et la crainte d’un pontife dévoyé

Dans l’histoire de l’Église, peu de périodes furent exemptes d’angoisses au moment de l’élection d’un souverain pontife. Pourtant, la gravité du moment présent résonne avec une intensité particulière. Après un long pontificat marqué par l’exclusion de la liturgie traditionnelle (cf. Traditionis Custodes, 2021), par des ambiguïtés doctrinales répétées et par une complaisance à l’égard de conceptions séculières incompatibles avec l’Évangile, beaucoup de fidèles redoutent que le prochain pape poursuive, voire amplifie, cette dérive. Une épreuve de fidélité s’annonce pour ceux qui souhaitent demeurer dans la foi catholique authentique.

Face à cette situation, il ne s’agit ni de sombrer dans un schisme prématuré ni de se livrer à une acceptation servile de l’inacceptable. La Tradition catholique, enrichie d’une sagesse universelle que l’on retrouve notamment dans le Confucianisme, indique une voie plus haute : celle de la fidélité patiente, de la résistance loyale et de la correction charitable.

I. La position de l’Église catholique en cas de pontificat dévoyé : l’autorité de saint François de Sales et l’épreuve eschatologique annoncée

La théologie de l’Église enseigne de manière claire que la validité d’une élection pontificale ne dépend pas de la vertu des électeurs ni même, sauf cas extrême, de celle de l’élu. Même si des cardinaux sont matériellement hérétiques ou frappés d’excommunication latae sententiae, tant que leur état n’a pas été formellement déclaré, ils conservent juridiquement leur droit de vote (cf. Jean-Paul II, Universi Dominici Gregis, n. 35). Ainsi, la validité d’une élection n’est pas remise en cause par l’indignité des votants.

Cette possibilité d’avoir des pasteurs indignes ou trompeurs est non seulement constatée dans l’histoire, mais aussi annoncée par le Magistère lui-même. Le Catéchisme de l’Église catholique enseigne en effet que l’Église, avant l’avènement du Christ, doit passer par une ultime épreuve qui ébranlera la foi de nombreux fidèles. Ce passage douloureux est décrit dans les paragraphes 675 à 677 :

« L’Église n’entrera dans la gloire du Royaume qu’à travers ce dernier passage, où elle suivra son Seigneur dans sa mort et sa Résurrection. » (CEC, 677)

Ainsi, l’Église ne doit pas s’attendre à un triomphe historique facile, mais à une Passion à l’image de celle de son Seigneur. Cette perspective doctrinale éclaire la situation présente : la souffrance causée par des pasteurs indignes est non seulement possible, mais théologiquement prévisible.

Saint François de Sales, docteur de l’Église, s’inscrit dans cette tradition. Il rappelle avec force dans ses Controverses que même dans le cas extrême d’un pape indigne, la fidélité doit demeurer :

« Quand le Pape serait un démon des enfers, nous ne devrions pas le déposer, mais résister à ses ordres pernicieux. » (Controverses, III, 2)

Cette attitude rejoint celle de saint Paul, qui résista publiquement à Pierre à Antioche lorsque ce dernier, par faiblesse, se comporta de manière hypocrite (Galates 2,11). Le respect de la fonction pontificale n’exclut donc pas la résistance aux décisions contraires à la foi et à la morale (cf. Thomas d’Aquin, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 33, a. 4).

Enfin, il faut garder à l’esprit, selon une observation empreinte de charité, que désobéir à un pape dans ses ordres pécheurs est aussi un acte en vue de son salut. Comme le rappelle une réflexion sage :

« C’est mieux aussi pour son âme, car même si il doit être damné il n’aura pas à porter le poids de notre damnation en sus de la sienne, et, ça aussi, c’est de la charité. »

II. La sagesse confucéenne face au père ou au gouvernant mauvais

La pensée confucéenne partage cette compréhension nuancée de l’obéissance. Elle enseigne que l’obéissance ne doit pas être aveugle et que la fidélité véritable inclut la correction des supérieurs. Le Xiaojing ou Classique de la Piété Filiale l’affirme sans détour :

« Quand le père commet une faute, le fils doit, avec révérence, le réprimander. »

Mencius, l’un des plus grands disciples de Confucius, enseigne que le ministre loyal doit corriger le souverain fautif, même au péril de sa vie (Mencius 3B.9). C’est dans cette fidélité à la vertu, et non à la personne en tant que telle, que réside la vraie loyauté.

L’exemple de Shun, sage mythique, est particulièrement éclairant. Bien qu’appelé à régner malgré l’indignité de son père, il respecta celui-ci sans suivre ses mauvaises voies, assumant la charge du gouvernement dans l’ordre et la vertu. Zhu Xi, commentant ces passages, souligne que « la piété filiale ne consiste pas à suivre aveuglément, mais à faire progresser la vertu de ses parents ».

Ainsi, pour le Confucianisme, l’autorité, bien que sacrée, est subordonnée à l’ordre moral. L’obéissance cesse lorsque le supérieur commande le mal, mais le respect et la fidélité à l’ordre social demeurent.

III. Concordance avec la doctrine biblique et ecclésiale

Cette conception confucéenne trouve une résonance profonde dans les Écritures et dans la Tradition de l’Église. Saint Pierre lui-même enseigne :

« Il faut obéir à Dieu plutôt qu’aux hommes. » (Actes 5,29)

L’apôtre, dans sa première épître, recommande aux serviteurs d’être soumis aux maîtres, même durs, mais sous réserve que cette soumission n’inclut pas le péché (1 Pierre 2,18-20).

La Tradition catholique a toujours maintenu cette ligne de crête. Si l’autorité est d’institution divine, l’obéissance n’est jamais absolue, mais ordonnée au bien et à la vérité. Saint Thomas d’Aquin, suivant la règle d’or de l’obéissance vertueuse, enseigne que l’on ne doit pas obéir si l’ordre est pécheur (Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 104, a. 5).

Ainsi, loin de contredire la doctrine chrétienne, la sagesse confucéenne la confirme et l’illustre par ses exemples. L’attitude recommandée est la même : honorer l’autorité, ne pas suivre le mal, et corriger respectueusement les déviances.

Conclusion : La fidélité patiente, clef de la persévérance dans l’Église souffrante

Quelle que soit l’issue du conclave qui s’annonce, la voie est tracée pour les fidèles attachés à l’Église de toujours. Si le prochain pape devait se montrer hostile à la Tradition et s’engager dans des voies contraires à la foi et à la morale, il ne faudrait ni le rejeter schismatiquement, ni l’accompagner servilement. La position à adopter reste celle enseignée par les docteurs et illustrée par la sagesse des anciens : rester unis à l’Église visible, ne pas obéir aux ordres pécheurs, corriger avec charité et persévérer dans la prière.

Seule une situation extrême, où des cardinaux se désolidariseraient publiquement de l’élection en contestant son universalité, pourrait poser un problème plus grave de légitimité. Mais tant que l’Église universelle, même affligée, reconnaît le pape élu, il demeure dans l’ordre visible le successeur légitime de Pierre.

Ainsi, à l’image de Shun, de Mencius et de saint François de Sales, le fidèle d’aujourd’hui est appelé à tenir ferme, ni révolté ni complice, mais debout dans la fidélité. Comme le rappelle le Catéchisme dans un enseignement trop souvent oublié : l’Église est appelée à suivre son Seigneur dans la Passion avant de paraître dans la gloire (CEC 677).

Fluctuat nec mergitur” — l’Église peut être ballottée, mais elle ne sombre pas. Celui qui reste fidèle dans l’épreuve participe déjà, invisiblement, à sa victoire future.


Conclave 2025: Which Pope? Which Fidelity!

Summary

The imminent election of a new pope stirs profound anxiety among many faithful Catholics. After years of confusion under Pope Francis and with the real prospect of a successor cut from the same cloth, the question arises urgently: what attitude should one adopt as a Catholic faithful to Tradition and the received faith? Should a clearly harmful pope be rejected? Should his name cease to be mentioned in the liturgy? This article proposes an answer rooted in the Church’s traditional teaching, enriched by Confucian wisdom, to guide the faithful through this ordeal.

Introduction: The distress of the faithful before the conclave and the fear of a wayward pontiff

In the history of the Church, few epochs have been free from anxiety at the prospect of electing a new Supreme Pontiff. Yet, the gravity of the present moment resounds with particular intensity. After a long pontificate marked by the marginalisation of the traditional liturgy (cf. Traditionis Custodes, 2021), repeated doctrinal ambiguities, and a certain complacency toward secular conceptions incompatible with the Gospel, many fear that the next pope might continue or even intensify this course. For those desiring to remain anchored in the authentic Catholic faith, a severe trial of fidelity looms.

In such circumstances, falling into premature schism is not the answer, nor is yielding to a servile acceptance of the unacceptable. Catholic Tradition, enriched by a universal wisdom also reflected in Confucian thought, points to a higher path: one of patient fidelity, loyal resistance, and charitable correction.


I. The Catholic Church’s stance on a deviated pontificate: the authority of St. Francis de Sales and the foretold eschatological trial

The Church’s theology makes clear that the validity of a papal election does not depend on the virtue of the electors, nor, except in extreme cases, on that of the elected. Even if cardinals were materially heretical or under latae sententiae excommunication, unless this has been formally declared, they retain their legal right to vote (cf. John Paul II, Universi Dominici Gregis, n. 35). Thus, the validity of an election is not undermined by the unworthiness of the electors.

Moreover, the possibility of unworthy or even deceitful pastors is not only historically attested but also doctrinally anticipated. The Catechism of the Catholic Church teaches that before Christ’s return, the Church must undergo a final trial that will shake the faith of many. This painful passage is described in paragraphs 675–677:

The Church will enter the glory of the kingdom only through this final Passover, when she will follow her Lord in his death and Resurrection.” (CCC, 677)

The Church should therefore not expect an easy historical triumph, but rather a Passion mirroring that of her Lord. This doctrinal perspective casts new light on the current crisis: suffering caused by unworthy pastors is not only possible, but theologically foreseen.

Saint Francis de Sales, Doctor of the Church, fully embraces this tradition. He reminds us forcefully in his Controversies that even in the extreme case of an unworthy pope, fidelity must remain:

“Even if the Pope were a demon from hell, we ought not to depose him but resist his pernicious orders.” (Controversies, III, 2)

This attitude echoes that of Saint Paul, who publicly opposed Peter in Antioch when he acted hypocritically (Galatians 2:11). Respect for the pontifical office does not exclude resistance to decisions contrary to faith and morals (cf. Thomas Aquinas, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 33, a. 4).

Finally, it should be remembered, in charity, that refusing to obey a pope’s sinful orders is also an act directed toward his salvation. As a wise reflection reminds us:

It is better for his soul as well, for even if damned, he will not bear the additional burden of our damnation along with his own — and that too is charity.

II. Confucian wisdom in the face of evil fathers and rulers

Confucian thought shares this nuanced understanding of obedience. It teaches that true obedience is not blind, and that genuine fidelity includes correcting one’s superiors. The Xiaojing or Classic of Filial Piety states clearly:

When a father commits a fault, the son must respectfully remonstrate with him.

Mencius, one of Confucius’s greatest disciples, teaches that a loyal minister must correct a wayward sovereign, even at the cost of his own life (Mencius 3B.9). True loyalty, then, lies not in personal allegiance but in fidelity to virtue.

The example of the sage Shun is especially illuminating. Called to govern despite his father’s unworthiness, he respected him without following his evil ways and ruled with order and virtue. Zhu Xi, commenting on these passages, emphasised:

Filial piety does not consist in blind submission, but in helping parents advance in virtue.

For Confucianism, then, authority — while sacred — is subordinated to moral order. Obedience ends when the superior commands evil, but respect and social fidelity remain.

III. Harmony with biblical and ecclesial doctrine

This Confucian conception resonates profoundly with Scripture and the Church’s Tradition. Saint Peter himself taught:

We must obey God rather than men.” (Acts 5:29)

In his first epistle, he exhorted servants to be submissive to their masters, even harsh ones — provided that this submission does not involve sin (1 Peter 2:18–20).

Catholic Tradition has always maintained this delicate balance. Authority is divinely instituted, but obedience is never absolute: it is ordered toward good and truth. Saint Thomas Aquinas teaches that one must not obey if the order given is sinful (Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 104, a. 5).

Far from contradicting Christian doctrine, Confucian wisdom confirms and illustrates it. The recommended attitude is the same: honour authority, do not follow evil, and correct deviations with respect.

Conclusion: Patient fidelity, the key to perseverance in the suffering Church

Whatever the outcome of the upcoming conclave, the way forward is clear for the faithful attached to the Church of all time. If the next pope should prove hostile to Tradition and pursue paths contrary to faith and morals, the response must be neither schismatic rejection nor servile compliance. Rather, the position to adopt remains that taught by the Doctors and exemplified by the wisdom of the ancients: remain united to the visible Church, refuse sinful commands, correct charitably, and persevere in prayer.

Only an extreme situation — such as a public disavowal of the election by cardinals contesting its universality — could raise more serious questions about legitimacy. But as long as the universal Church, even afflicted, recognises the pope elected, he remains, in the visible order, the legitimate successor of Peter.

Thus, following the examples of Shun, Mencius, and Saint Francis de Sales, today’s faithful are called to stand firm: neither rebellious nor complicit, but steadfast in fidelity. As the Catechism reminds us in a teaching too often forgotten, the Church must follow her Lord in Passion before appearing in glory (CCC, 677).

Fluctuat nec mergitur — The Church may be buffeted by the waves, but she does not sink.
Whoever remains faithful through the trial already participates, invisibly, in her future victory.



Categories: Attualità cattolica, English Articles, For Men Only, Magistero, Neo-Confucianism, Populus Traditionis Custodum, Simon de Cyrène

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5 replies

  1. a) ogni papato del passato, che si può intendere con tradizionalista, è stato compiacente con il secolo ed ha deviato e pervertito la Fede in ciò

    b) la liturgia del 62 non è la liturgia tradizionale

    c) -Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. Essi alzarono gemiti e pianti e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d’Israele, perché erano caduti colpiti di spada. Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: «Di dove sei tu?». Rispose: «Sono figlio di un forestiero amalecita». Davide gli disse allora: «Come non hai provato timore nello stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?». Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: «Accostati e ammazzalo». Egli lo colpì subito e quegli morì-

    Calcolando che desidera la moglie di altri è già tradire e compiere adulterio, ci siamo capiti, non si sta discutendo la resistenza od il rimprovero, ma respingere NO, a meno che non sia sentenziato la qual cosa, in realtà non interessa ad alcuno riguardo il come ed il da chi possa aversi tale dichiarazione basti vedere le inutili questioni sul papa eretico.

    d) il papa può essere deposto in quanto auto decade ma giustamente deve aversi analisi e dichiarazione pertinente effettiva di ciò. Proprio perché non potevano venir deposti i papi rinascimentali, abbiamo avuto Lutero e lo schifo illuminista, derivato dallo stesso voltastomaco che la gerarchia e le superstizioni popolari suscitronoin certe anime comunque colpevoli.

    Comunque, articolo bello ed illuminante.

    • Anche se sono la stessa persona, non confondere mai Simone figli di Giona con Pietro.

  2. Grazie Simon per questa riflessione. Sto seguendo di striscio questo conclave, soprattutto perché i giornalacci mainstream ne stanno facendo un caso mediatico (e pertanto mi portano ad allontanarmene il più possibile). Leggo poco e quel poco centellinato e di quel poco questa è una delle pagine migliori. Thanks!

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