For Women only: CHLOROS

02.02.2022 – Presentazione del Signore

“Segno di contraddizione … affinché siano svelati i pensieri di molti cuori.”

Il Signore è la luce che illumina il mondo e mette in luce (rivela) ogni cosa, in primis, le tenebre.

Questo scritto nasce da una riflessione che facevo mentre tritavo un peperone verde per fare una zuppa. Mi è venuto in mente il colore verde che caratterizza questo periodo liturgico dopo l’Epifania, e che simbolizza la speranza, la perseveranza, la vita incipiente (i germogli della primavera che porteranno frutto, i sempreverdi le cui foglie non muoiono…). In seguito mi sono ricordata del passo dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo in cui si parla del cavaliere sul cavallo verdastro (il quarto sigillo nel secondo settenario). In questo caso il verde della cavalcatura rappresenta tutt’altro rispetto alla vita incipiente; un cavallo verde (colore innaturale per un cavallo rispetto al bianco, al nero e persino al roso delle altre cavalcature) fa piuttosto venire in mente il colore cadaverico, il pus delle infezioni, il catarro, infine, lo “zolfo ardente” (vedi E. Corsini, “Apocalisse prima e dopo”, SEI).

Ultimamente mi fermo sempre davanti a un’edicola che contiene un’immagine  della Madonna Assunta: coronata da dodici stelle, incinta (una fascia avvolge il suo torso sotto il seno e sopra il ventre, simbolo di gravidanza), che schiaccia col piede destro un serpente verde. Recito un “Ave, Maria” e un “Sub tuum praesidium”, perché sento che in questo periodo ce n’è proprio bisogno. E mi viene in mente il “Drago Verde” alchemico, che, se non ricordo male (potrei ricordare male, ma è così che questo ricordo si è presentato), rappresenta la forza vitale che la pietra filosofale rende disponibile, il cui colore è lo zolfo, l’oro alchemico; la vita immortale conseguita dall’uomo che “conosce” e che cerca l’immortalità per conto suo, prescindendo da Dio.

Poi, rileggendo “Grammatica dell’assenso” di San J. H. Newman (Jaca Book), mi imbatto in questo paragrafo: “… non c’è neppure da meravigliarsi se, persino quando il Messia arrivò davvero, i giudei non seppero vedere in Lui il Re promesso, come lo vediamo noi ora; perché noi abbiamo dalla nostra parte l’esperienza di quasi duemila anni che facciamo della Sua storia, un’esperienza con la quale interpretiamo le loro scritture. E noi possiamo comprendere, almeno in parte, la posizione che avevano i giudei nei confronti di quelle profezie, se guardiamo alla posizione che abbiamo noi ora nei confronti del’Apocalisse. Nessuno si sognerebbe di negare la grandezza e la solennità sovrumana di questo libro sacro, che tanto impressiona! Eppure, se lo guardiamo come libro profetico, anche se qualche tratto del futuro lo possiamo senz’altro cogliere, esso ha su di noi un effetto che è diversissimo da quello che hanno le predizioni di Isaia! Forse perché ci parla di eventi inimmaginabili che devono ancora verificarsi, o perché la profezia si è sì realizzata tanto tempo fa ma in eventi che nei loro dettagli e nelle loro circostanze non sono mai diventati storia. La stessa osservazione va fatta senza dubbio a proposito di certe parti delle profezie messianiche: se il loro compiersi è stato graduale nel passato, non ci si deve sorprendere se vi sono delle parti che attendono di compiersi, piano piano e per gradi ma non per questo meno realmente, nel futuro.”

È curioso, le profezie non sono mai compiute del tutto, ma si attualizzano in ogni epoca, sono Parola feconda che fruttifica sempre, nei modi più imprevedibili. Allora, domenica, mi sono messa a scrivere, alla luce di questo concatenarsi d’immagini e meditando su tutto quello che sta succedendo intorno a me e in questo paese che amo, chiedendo lumi allo Spirito al riguardo. Ecco ciò che ne è venuto fuori.

Ora più che mai, in questo angolo della terra e in questo momento storico, è percepibile per chi è desto l’opera del nemico del’Uomo; da un po’ di tempo è all’opera nella veste di “divisore” (diavolo), ora cominciamo a percepirlo nella veste di “accusatore” dell’Uomo (Satana). Colui che accusa l’Uomo senza misericordia, un po’ alla maniera di quel fratello maggiore della parabola, perché vuole perdere l’Uomo condannandolo (al contrario del Padre Misericordioso che l’Uomo lo vuole sempre salvare), suscita, persino all’interno del corpo mistico di Cristo, quelle distinzioni e quelle accuse che dividono il gregge in “degni” e “riprovevoli”, senza giusto processo, senza possibilità di difendersi, senza prove oltre ogni ragionevole dubbio.

Dopo l’assalto alla castità, alla virilità, alla famiglia, alla vita nascente e morente, alla complementarietà immagine di Dio tra uomo e donna, eccolo intento ad assalire l’ultimo baluardo rimasto inespugnato: la coscienza, quel luogo dove l’Uomo incontra il Signore e sente la Sua Voce.

Finalmente cadono tutti i veli di menzogne non più sostenibili (“la diffusione dei contagi è imputabile ai soli non-vaccinati”, “il lasciapassare verde è uno strumento sanitario”, “serve ad arginare la malattia e creare ambienti sicuri”), e il cosiddetto “lasciapassare verde” si mostra per quello che è: uno strumento per soggiogare e possedere le coscienze, il marchio senza il quale non si può vendere né comprare (Ap 13, 16-18), e cioè, uno strumento di morte. Avanza il quarto cavaliere, quello verde (“chloros”, Ap. 6, 8), colore “tossico” che è allegoria della morte fisica e spirituale conseguenza del peccato originale, della separazione da Dio, cioè dell’inferno, lo “stagno di fuoco e di zolfo”.

È ormai evidente che per i governanti che ora ci governano (in questo angolo di mondo, significativamente a due passi del luogo dove risiede il vicario di Cristo in terra) la differenza tra vaccinato e non-vaccinato non è più sanitaria, con la salute non c’entra più niente. Per loro (sottolineo, per loro, non è quello che io penso), il vaccinato (volente o nolente) è un suddito obbediente che fa ciò che gli si dice senza porre troppe questioni o resistenze. Il non-vaccinato (sempre per loro) è invece un pericoloso dissidente che va neutralizzato con ogni mezzo, silenziandolo, schernendolo, angheriandolo, isolandolo e, se tutto ciò non basta, eliminandolo, socialmente e (potrebbe anche capitare) fisicamente. Ma questo marchio infame potrebbe in futuro servire alla bisogna a “dividere buoni e cattivi” in modo diverso: fumatori/non-fumatori, non-sovrappeso/sovrappeso, tanto per rimanere in ambito “sanitario”, condannando senza appello di volta in volta chi è dichiarato non-verde, costringendo chi non vuol patire la morte (sociale o fisica non importa) e vuole rimanere verde, a pensare, dire, fare o non fare ciò che altri decidono che si può pensare, dire, fare o non fare.

Come cattolica sono tenuta a sottomettermi all’Autorità che di volta in volta la Divina Provvidenza pone nella mia storia personale. Mi da l’esempio il Signore stesso, che da bambino rimasse sottomesso a Giuseppe e Maria crescendo in sapienza, età e grazia (ma non prima di avere messo in chiaro che Lui deve occuparsi delle cose del Padre Suo), e che ci dice di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Ho sempre ottemperato, per amore Suo e delle Sue creature.

Ora, un’“autorità” che non è più al servizio dei sottoposti e che pretende invece di possedere le coscienze, espropriandole della facoltà di discernere e scegliere tra il bene e il male, e che pretende stabilire essa stessa  per decreto, di volta in volta, ciò che è bene e ciò che è male, prerogativa questa che è solo di Dio, una siffatta “Autorità” è Cesare che pretende di avere ciò che è di Dio (una meditazione a parte meriterebbe quanto in Apocalisse lo Spirito dice alle chiese in merito alla “Sinagoga di Satana”, e quale è la fine ad essa riservata). In quanto cristiana cattolica è mio dovere oppormi con tutte le forze a questa “autorità” e rifiutarmi di ottemperare e sottomettermi, con tutti gli strumenti che la Divina Provvidenza mette a mia disposizione, primo di tutti il Suo Amore. Perciò, esorto tutti i fratelli nella fede in Cristo a fare altrettanto, rigettando il marchio verde infame che rende schiavi. Ricordiamo chi è il nostro Unico Re, Sovrano delle nostre coscienze e delle nostre vite, l’Unico che può dare Vita, quella vera. Lui solo può mirabilmente trionfare e gettare in mare cavallo e cavaliere, qualunque sia il suo colore. Davvero non c’è d’aver paura! “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?”

“A dispetto della sua arroganza, il dragone è irrimediabilmente sconfitto. Di questa grande certezza l’assunzione di Maria è il segno.” (B. Maggioni, “Maria madre e discepola”)

Dio ci benedica e ci custodisca.



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1 reply

  1. Grazie Lydia per questo tuo nuovo splendido contributo.

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