Edward Feser – Aristotle’s revenge 1: perchè non si può scappare dalla metafisica tomista

Con questo articolo inizia una breve serie dedicata alla citazione letterale tradotta di alcuni dei passi più interessanti del favoloso libro di Edward Feser intitolato “Aristotle’s Revenge: The Metaphysical Foundations of Physical and Biological Science” edito dalle Editiones Scholasticae nel 2019.

I brani saranno pochi, brevi e probabilmente a volte criptici nel contenuto. Ad esempio quello di oggi è la parte conclusiva di un capitolo densissimo nel quale vengono chiariti i motivi per i quali l’ontologia e la filosofia della natura aristotelico tomista è ad oggi la migliore presente sul “mercato” filosofico. Nelle righe finale che qui vengono riportate però Feser chiarisce perfettamente perché nessuno possa “scampare” finora da questa teoria.

L’acquisto e la lettura integrale del libro è chiaramente oltremodo consigliata. La traduzione è rapidamente fatta da noi, i grassetti pure. Buona lettura!


“L’altra lezione principale presente in questo capitolo è questa: la realtà del punto di vista soggettivo dello scienziato non può avere senso senza utilizzare le nozioni centrali della filosofia aristotelica della natura. In particolare, non possiamo negare coerentemente l’esistenza dello scienziato visto come soggetto cosciente e razionale che subisce il cambiamento e persiste attraverso il cambiamento. Dobbiamo cioè affermare, all’interno di questo soggetto mutevole e persistente, una distinzione tra potenzialità e attualità. Dobbiamo anche affermare che questo soggetto è incarnato, e quindi che in esso vi è un’ulteriore distinzione da fare tra forma sostanziale e materia prima (dato che la distinzione tra attualità e potenzialità comporta questa ulteriore distinzione se applicata alle cose corporee). Dobbiamo ancora affermare che questo soggetto è, nei suoi stati percettivi e cognitivi e nelle sue azioni, sia diretto verso vari oggetti e fini, sia verso una causa finale. Dobbiamo affermare che egli ha diverse relazioni efficienti-causali con il mondo. Insomma, la teoria dell’attualità e della potenzialità, l’ilemorfismo e la dottrina delle quattro cause sono tutte implicite nell’esistenza e nell’attività dello scienziato come soggetto di pensiero e di esperienza. Di conseguenza esse sono implicite nella pratica stessa della scienza.

Se il sostenitore della filosofia meccanica non riesce a coglierlo, è perché, come disse notoriamente Orwell, per vedere ciò che si ha davanti al proprio naso c’è bisogno di una costante lotta. Infatti anche se l’immagine meccanica del mondo potesse scacciare l’attualità e la potenzialità, le quattro cause, ecc. dalla nostra immagine del mondo, non può scacciarle da noi. Un artista potrebbe pensare di dimostrare l’inesistenza di pittori, pennelli e tavolozze semplicemente astenendosi dal dipingerle nel suo quadro, eppure l’esistenza stessa del quadro, qualunque cosa rappresenti, di fatto indica implicitamente la realtà dei pittori e dei loro strumenti. Cosi l’esistenza stessa della scienza indica la realtà dei soggetti coscienti pensanti e le loro relazioni causali efficienti e finali con il mondo, l’attualizzazione dei loro potenziali, e così via. Gli elementi chiave della filosofia aristotelica della natura rimangono inevitabilmente impliciti nella pratica della scienza, come lo sporco che rimane sotto il tappeto quando viene spazzato sotto di esso dopo essere stato rimosso dal resto della casa, o come ebbe a dire J. L. Austin in “frog at the bottom of the beer mug“: “proprio quando abbiamo pensato di aver risolto il problema, quello sogghigna beffardo dietro di noi ” (1961, p. 179).

Naturalmente, tutto questo non basta a dimostrare che queste varie componenti della filosofia aristotelica della natura abbiano tutte le applicazioni che gli aristotelici hanno tradizionalmente pensato avessero in fisica, chimica, biologia e così via. La misura in cui ce l’hanno sarà trattato nei capitoli seguenti. Il punto è solo che […] la scienza non ha affatto bandito le nozioni aristoteliche dalla realtà. […] La questione pertanto non è se queste nozioni hanno applicazione, perché ce l’hanno almeno nell’analisi del soggetto pensante, inevitabilmente cosciente e incarnato. Ciò che è in questione può essere solo la misura con la quale queste nozioni trovano applicazione in altri ambiti. E come vedremo, la rana si rifiuta di rimanere nella tazza perché la loro continua applicabilità è davvero ampia.”

Edward Feser, “Aristotle’s Revenge: The Metaphysical Foundations of Physical and Biological Science”, 2019, pagg. 137-138. Traduzione a cura del blog.



Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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4 replies

  1. Ho acquistato con entusiasmo il libro, sulla scia della soddisfazione provata nel precedente, ma devo dire che lo sto trovando molto ostico per via di quella che mi sembra un’impostazione “polemica” nel senso che molte cose sono indirizzate a smentire teorie avverse al tomismo aristotelico.

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    • In effetti tutta la prima parte è esattamente la presentazione di moltissime teorie filosofiche diverse legate a doppio filo con la scienza, seguite da una continua e – per quanto possibile – completa smentita alla luce di una ontologia tomista. Tutta la questione comunque viene ampiamente tratta nel suo precedente volume del 2014 dedicato alla metafisica pertanto tutta la prima parte di questo nuovo è soprattutto un sunto (densissimo) dello stesso nelle parti che la scienza tocca (e non è poco).
      Non so come procederà, ma mi pare ovvio che l’impostazione non sarà diversissima, anche perché innegabilmente su questo tema ci si scontra con una serie di incrostazioni filosofiche davvero notevoli che prima vengono eliminate, prima smettono di porre problemi inutili; cioè quei problemi che di primo acchito sembrano irrisolvibili, ma che alla fine si dimostrano solo creati (o rinforzati) dalla pessima filosofia con la quale vengono pensati.
      Cfr. tutta la questione mind-body contemporanea.

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    • Ottima cosa se lo ha fatto: anche se più difficile da leggere per un non addetto ai lavori, c’è un bisogno “notarile” al giorno d’oggi di avere un documento, dove questa critica sistematica, non opinabile, razionale sia messa nero su bianco a disposizione di tutti i ricercatori di verità in verità.
      In Pace

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  2. E nel frattempo ne ho approfittato per ripulire il tutto di due refusi…

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