“Traditionis Custodes”:COMUNICATO DEI SUPERIORI GENERALI DEGLI ISTITUTI ECCLESIA DEI

Riprendiamo la traduzione di questo importantissimo documento dal sito di Messainlatino.

In Pace

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Il sito di Notre-Dame de Chrétienté ha pubblicato questa mattina il Comunicato dei Superiori generali delle comunità Ecclesia Dei, emesso dopo la riunione dello scorso 31 agosto a Courtalain. Siamo lieti di proporvelo nella nostra [di MIL, SdC] traduzione (non ufficiale).


Comunicato dei Superiori generali delle comunità Ecclesia Dei


«La misericordia di Dio su ogni essere vivente» (Si 18, 13) 
Gli Istituti firmatari desiderano prima di tutto ribadire il loro amore alla Chiesa e la loro fedeltà al Santo Padre. Questo amore filiale si tinge oggi di una grande sofferenza. Ci sentiamo sospettati, messi da parte, banditi. Tuttavia, non ci riconosciamo nella descrizione data dalla Lettera che accompagna il motu proprio Traditionis custodes del 16 luglio 2021. 


«Se diciamo che non abbiamo peccato…» (I Gv 1, 8) 
Noi non ci consideriamo affatto la “vera Chiesa”. Al contrario, vediamo nella Chiesa cattolica la nostra Madre nella quale troviamo la salvezza e la fede. Siamo lealmente soggetti alla giurisdizione del Sommo Pontefice e a quella dei vescovi diocesani, come dimostrano le buone relazioni nelle diocesi (e le funzioni di Consigliere Presbiterale, Archivista, Cancelliere o Ufficiale che sono state affidate ai nostri membri) e i risultati delle visite canoniche o apostoliche degli ultimi anni. Riaffermiamo la nostra adesione al Magistero (compreso quello del Vaticano II e quello successivo) secondo la dottrina cattolica del debito assenso (cfr. specialmente Lumen Gentium, n. 25, e Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 891 e 892), come testimoniano i numerosi studi e tesi di dottorato presentati da diversi di noi negli ultimi 33 anni. 
Sono stati commessi degli errori? Siamo pronti, come ogni cristiano, a chiedere perdono se qualche eccesso di linguaggio o sfiducia nell’autorità si è insinuato in taluno dei nostri membri. Siamo pronti a convertirci se la partigianeria o l’orgoglio hanno inquinato il nostro cuore. 


«Adempi i tuoi voti all’Altissimo» (Sal 49, 14) 
Chiediamo un dialogo umano, personale, pieno di fiducia, lontano dalle ideologie o dalla freddezza dei decreti amministrativi. Vorremmo poter incontrare una persona che sia per noi il volto della maternità della Chiesa. Vorremmo poterle raccontare le sofferenze, i drammi, la tristezza di tanti fedeli laici di tutto il mondo, ma anche di sacerdoti, religiosi e religiose che hanno dato la loro vita sulla parola dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 
Fu loro promesso che «si sarebbero prese tutte le misure per garantire l’identità dei loro Istituti nella piena comunione della Chiesa cattolica» [1]. I primi Istituti accettarono con gratitudine il riconoscimento canonico offerto dalla Santa Sede nel pieno attaccamento alle pedagogie tradizionali della fede, specialmente nel campo liturgico (sulla base del protocollo di accordo del 5 maggio 1988 tra il cardinale Ratzinger e l’arcivescovo Lefebvre). Questo impegno solenne è stato espresso nel Motu Proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988, e poi in vari modi per ogni Istituto, nei loro decreti di erezione e nelle loro costituzioni definitivamente approvate. I religiosi, le religiose e i sacerdoti coinvolti nei nostri Istituti hanno preso i voti o si sono impegnati secondo questa specifica indicazione. 
In questo modo, confidando nella parola del Sommo Pontefice, hanno dato la loro vita a Cristo per servire la Chiesa. Questi sacerdoti e religiosi hanno servito la Chiesa con dedizione e abnegazione. Possiamo privarli oggi di ciò per cui si sono impegnati? Possiamo privarli di ciò che la Chiesa ha promesso loro per bocca dei Papi? 


«Abbi pazienza con me!» (Mt 18, 29) 
Papa Francesco «invita i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa» (Amoris Laetitia, 312). Siamo ansiosi di affidare i drammi che viviamo al cuore di un padre. Abbiamo bisogno di ascolto e cura, non di condanne senza dialogo. Il giudizio severo crea un senso di ingiustizia e produce risentimento. La pazienza ammorbidisce i cuori. Abbiamo bisogno di tempo. 
Oggi si sente parlare di visite disciplinari apostoliche per i nostri Istituti. Chiediamo incontri fraterni dove possiamo spiegare chi siamo e le ragioni del nostro attaccamento a certe forme liturgiche. Soprattutto, desideriamo un dialogo veramente umano e misericordioso: «Abbi pazienza con me!». 


«Circumdata varietate» (Sal 44, 10) 
Il 13 agosto scorso, il Santo Padre ha affermato che in materia liturgica, «l’unità non è l’uniformità ma l’armonia multiforme creata dallo Spirito Santo» [2]. Siamo desiderosi di dare il nostro modesto contributo a questa unità armoniosa e diversa, consapevoli che, come insegna la Sacrosanctum Concilium, «la liturgia è il vertice a cui tende l’azione della Chiesa e allo stesso tempo la fonte da cui sgorga tutta la sua virtù» (SC, n. 10). 
Con fiducia, ci rivolgiamo prima di tutto ai vescovi di Francia perché si apra un vero dialogo e si nomini un mediatore che sia per noi il volto umano di questo dialogo. «Dobbiamo evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni… Dobbiamo aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”» (Amoris Laetitia, n° 296-297). 


Courtalain (Francia), 31 agosto 2021 

Padre Andrzej Komorowski, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale di San Pietro 

Mons. Gilles Wach, Priore Generale dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote 

Padre Luis Gabriel Barrero Zabaleta, Superiore Generale dell’Istituto del Buon Pastore 

Padre Louis-Marie de Blignières, Superiore Generale della Fraternità di San Vincenzo Ferrer 

Padre Gerald Goesche, Prevosto generale dell’Istituto San Filippo Neri 

Padre Antonius Maria Mamsery, Superiore Generale dei Missionari della Santa Croce 

Dom Louis-Marie de Geyer d’Orth, Abate dell’Abbazia di Sainte-Madeleine du Barroux 

Padre Emmanuel-Marie Le Fébure du Bus, Abate dei Canonici di Lagrasse 

Dom Marc Guillot, Abate dell’Abbazia di Sainte-Marie de la Garde 

Madre Placide Devillers, Badessa dell’Abbazia di Nostra Signora dell’Annunciazione a Le Barroux 

Madre Faustine Bouchard, Priora delle Canonichesse di Azille 

Madre Madeleine-Marie, Superiora delle Adoratrici del Cuore Reale di Gesù Sovrano Sacerdote 

[1] Nota informativa del 16 giugno 1988, in Documentation Catholique, n° 1966, p. 739. 

[2] Videomessaggio del Santo Padre Francisco ai partecipanti al Congresso della vita religiosa dell’America Latina e dei Caraibi, convocato dalla CELA, 13-15 agosto 2021.



Categorie:Attualità cattolica, Liturgia e Sacra scrittura, Magistero, Simon de Cyrène

15 replies

  1. Lettera ragionatissima, lucida e perfettamente condivisibile, degna di essere presa in considerazione.

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  2. TC contiene , nella parte « operativa » , esattamente le regole con le quali è possibile proseguire le celebrazioni con il VO, previa autorizzazione vescovile. Se questi fratelli della « ecclesia dei » saranno autorizzati (e non vedo perché non debba avvenire) potranno proseguire come sempre.
    Non vedo perché debbano preventivamente sentirsi oggetto della reprimenda del Papa .
    Fossi stato in loro avrei scritto questa nota eventualmente DOPO che non mi fosse stata concessa la deroga. Messa così , e citando continuamente in modo forse eccessivo AL, sembra un voler mettere le mani avanti, secondo uno stile molto più politico che pastorale.

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    • Il tuo problema, Viandante, è che non riesci a non fare illazioni gratuite: questo ti disconnetta dal Reale.
      Se tu non vedi “reprimenda” è perchè sei su un altro pianeta oppure sei intellettualmente disonesto…
      In Pace

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      • Il tuo problema invece è quello di dare giudizi gratuiti sulla mia persona sempre e comunque.
        In nessuna parte della lettera di accompagnamento della TC , o della TC stessa , vengono citati in modo diretto o indiretto le comunità « Ecclesia Dei ». Pertanto quando nella loro lettera i superiori generali della « ecclesia dei »‘ sostengono di sentirsi « sospettati , messi da parte , banditi » sono loro che fanno una illazione, cioè presumono di essere i destinatari o tra i destinatari di una lettera che parla in modo generico e non può ovviamente entrare nella realtà di ogni gruppo mondiale che utilizzano o utilizzavano il VO, realtà che deve essere conosciuta dai Vescovi locali. Se d’altra parte Francesco avesse ritenuto che TUTTI i gruppi che utilizzavano il VO avessero l’atteggiamento errato , di cui fa riferimento nella lettera di accompagnamento di TC , non avrebbe autorizzato deroghe. Se dire questo è essere disonesto intellettualmente , allora sono ben felice di esserlo.
        Buona giornata

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        • Ti pubblico perché anche i polli hanno il diritto di ridere.
          In Pace

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        • Viandante, tu sai la mia posizione, ma ci sono cose che cantano nero su bianco:

          “Art. 4. I presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano il quale prima di concedere l’autorizzazione consulterà la Sede Apostolica.

          Art. 5. I presbiteri i quali già celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l’autorizzazione per continuare ad avvalersi della facoltà.

          Art. 6. Gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, a suo tempo eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei passano sotto la competenza della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.”

          https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/07/16/0469/01014.html

          MI pare legittimo sentirsi « sospettati , messi da parte , banditi ».
          L’ultima parte (art. 6) non pensare per altro sia una banalità. Da quel che ho capito per ora quegli Istituti erano sotto Ecclesia Dei che ora fa parte di Congregazione della fede (e quindi, da un punto di vista politico diciamo cosi, fino a poco tempo fa “in salvo” con Muller). La nuova congregazione per gli istituti ecc è invece quella preposta a tutti gli istituti sparsi nel mondo, sembra quindi perfetta. C’è un ma: se da un lato sembra che quegli istituti non debbano essere più gestiti dalla congregazione della fede (che li controlla sotto quell’aspetto), la congregazione potrebbe controllarli in modo ancora più “coatto” poiché si sa che essa ha un quarto ufficio detto “disciplinare” preposto alla nomina di Assistenti, Visitatori Apostolici e Commissari Pontifici. Può suonare come una esagerazione, ma la costatazione è all’interno di un documento abbastanza duro e le antenne possono rizzarsi.

          La sensazione infatti è proprio che si voglia svuotare dall’interno la forza del movimento per fare posto ad una sola Chiesa con un rito post 1970. Questo a me pare abbastanza chiaro.

          Intendiamoci: è legittimo che la Chiesa centrale lo faccia. Infatti questa lettera dei superiori generali è perfetta perché dice: “ragazzi, sappiamo che siamo sotto di voi, riconosciamo che potrebbero anche esserci stati degli errori che noi per ora non abbiamo conosciuto o riconosciuto, ma … ecchecazzo, parliamone!” Perfetta preghiera del figlio ad un padre. Si spera che il padre ascolti.

          Chiudo con una precisazione forse doverosa. Il punto “di scontro/incontro” con simon infatti non è su questo punto, palese a tutti, ma sul fatto che questo significhi per simon l’inizio di una “nuova Chiesa bergogliana” causa art. 1 (mi si perdonerà la semplificazione) e non la banale costatazione che si sta tentando – in modo forte e a rottura circa quel che pensavano pastoralmente i precedenti Papi ovviamente, a loro dire, a motivo di novità sul campo – quello che a suo tempo tentarono di fare CVII e Paolo VI RIFORMANDO il rito unico e dando per scontato che quello fosse e stop.

          Cerchiamo di dare a Cesare quel che è di Cesare (perché di Dio in questa faccenda c’è n’é davvero poco).

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          • Non dimenticando il tono ed i contenuti della lettera che l’accompagnano.
            In Pace

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          • Ti ringrazio Minstrel della tua spiegazione , molto più approfondita e un attimo più gentile del dire “tu fai illazioni gratuite e sei disonesto intellettualmente”
            Per il resto anche la tua spiegazione è piena di “sembra” , di “potrebbe” e di “sensazione”.
            Tutti questi dubitativi sono sul futuro , ed il futuro non lo conosciamo . Insisto nel dire che , anche dal punto di vista meramente “tattico” , la nota dei superiori così come scritta (con continui riferimenti ad AL , messi apposta per dire “caro Francesco fai con noi quello che in AL sostieni si debba fare”) corre il rischio di ottenere il risultato contrario, a meno che non si volesse ottenere proprio questo per fini politici tutti umani (e su questo concordo assolutamente , tante e troppe cose della chiesa con la p piccola si poggiano sulle debolezze umane).
            Quindi credo che fosse lecito (e non disonesto) da parte mia sostenere che per ora stiamo facendo il processo alle intenzioni , visto che è ancora presto per capire cosa accadrà. Se poi dovesse essere garantito , in futuro , a queste congregazioni di proseguire col VO, penso che non sarebbe male se qualcuno mi porgesse delle piccole e gradite scuse.

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            • Facciamo che proseguiamo io e te la questione e lasciamo da parte frecciatine da ambo le parti se ti sta bene.

              La mia “spiegazione” è piena di sembra e potrebbe perché, primo, sono uno che mette sempre le mani avanti. Secondo, perché da un punto di vista puramente formale si è passati da un “sentitevi liberissimi, anzi incentivati” ad un palese “fermi tutti, da adesso pensare ad un VO nuovo è per prima cosa un enorme punto di domanda”. E se per qualcuno può essere poco o non abbastanza, per chi (appunto) si era fidato dei Papi precedenti a quanto pare è tutto. Eh si, perché questo è quello che è messo nero su bianco e disegna un futuro di declino per chi sperava di continuare a far nascere nuove comunità legate al VO. Perché questo è soprattutto in ballo.
              Il Papa lo sa. Non gli sta bene. L’ha fatto capire.

              Pertanto la questione non è “vedrete che potrete sempre continuare a fare i vostri falò con i totem come foste indiani nella vostra riserva della minchia!”, ma proprio questo tono dell’affermazione sul futuro! Cioè la preghiera è “non ghettizateci”, poiché mi pare ovvio che ci sia in alcuni una idea (ideologia) che chi segue queste correnti NECESSARIAMENTE sia da ghettizzare “in una riserva” in quanto gentaglia da totem e falò. BXVI aveva altre idee al riguardo. Ripeto: Francesco no e comanda lui, però chiedere “per favore” in questi termini non è male.

              Mia idea finale? Papa Francesco non risponderà nemmeno, come non rispose ai 4 cardinali e in altre occasioni. Sai, conta di più avviare processi che gestirli… e il tempo è…

              argh.

              Non farmi dire altro per piacere.

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              • Se mi permetti di parlare in modo diretto e non troppo corretto dal punto di vista teologico , ti esprimo il mio parere generale.
                Dopo il CVII era intenzione ferma di cambiare la liturgia per il futuro.. Una liturgia durata da centinaia di anni e che da molti veniva percepita come “la messa di sempre” . Pertanto , pur emettendo il NO , si è concesso un periodo di transizione per alcuni gruppi sotto certe regole,. anche compresa l attenzione di una parte dei fedeli sull argomento.
                L intenzione era nel tempo di eliminare progressivamente la possibilità del VO non appena che , con gli anni, i fedeli e le congregazioni ad essi legati , andassero per ragioni anche anagrafiche ad estinguersi.
                È stato BXVI che ha sparigliato , con il suo Motu Proprio , facendo rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta.
                Se il CVII portava a questo cambiamento non doveva essere consentito di rimettere pastoralmente sullo stesso piano VO e NO.
                Questo ha prodotto il fatto che anche generazioni giovani , che non avevano mai vissuto il VO , lo hanno conosciuto e ne hanno conosciuto la parte migliore (pensando che fosse sempre così) , visto che le pochissime messe VO sembravano curate molto meglio delle moltissime messe NO , inevitabilmente vittima del numero, come 100 anni fa erano a volte poco curate anche quelle del VO , con le anziane a dire il rosario durante la messa ed il prete assolutamente impossibile da comprendere o anche solo sentire.
                Queste nuove generazioni sono oggi quelle che protestano per il motu proprio di Francesco , legando la propria fede alla Liturgia invece che alla Chiesa , in alcuni casi anche mal guidate a sentirsi “superiori” alla restante parte della Chiesa.
                Non va dimenticato che la riforma al NO non è nata dal nulla ma per tutto il XX secolo si sono susseguite iniziative e commissioni di studio sulla liturgia e sul calendario liturgico e sui libri e regole liturgiche. Prima del CVII erano 100 anni che maturava nella chiesa l esigenza di una liturgia nuova.
                Poco contano a mio parere gli apparenti buoni frutti molto decantati derivanti dal VO , in termini anche numerici di presenze e vocazioni .
                La chiesa è piena di milioni di cattolici che appartengono a cammini di fede (movimenti ) sorti dopo il CVII che spesso sono stati accusati di utilizzare non il Nuovo Ordo , ma un “Nuovissimo Ordo” auto-prodotto , con segni e liturgie forzate. Eppure anche costoro riempiono celebrazioni e seminari in misura assai maggiore a quelli diocesani.

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                • Beh certo se continuate a credere l’uno che sia stato Benedetto XVI a sparigliare le carte l’altro a dire che Francesco contraddica quetso e Giovanni Paolo II, non si potrà mai parlare serenamente e né forse ci si capirà mai realmente qualcosa.

                  La cosa più ilare di tale comunicato è l’inizio del secondo paragrafo. Se non sono la vera Chiesa chi sono, eretici?
                  Tralasciando che concordo con Viandante sul fatto che si stiano preventivamente mettendo le mani in avanti, il discorso su questo comunicato dovrebbe vertere sulla piacioneria ed « accomondamentismo » di queste realtà che traspare dal loro modo di scrivere più che invece sulle reali intenzioni di Francesco, squallide prima di ogni altra cosa per via della strumentalizzazione, dell’ipocrisia e di un decreto ingiusto almeno in ambito punitivo, decreto che rimettendo nelle mani dei vescovi il potere a pieno titolo corregge anche il liberalismo anti-canonico di Benedetto XVI.
                  D’altronde a furia di confidare nei pontefici si è accettato di tutto, viene da chiedersi che cosa gli baleni nel cervello a persone che dovrebbero esser custodi di una grande spiritualità delle volubilità dei pontefici.
                  Se questi sono i custodi della invitta Tradizione, stiamo messi male. A me sembrano più meschini di Francesco.

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                • Beh, che Francesco sia un personaggio umanamente meschino non ci piove, e anche cafone.
                  Però quel che costoro hanno in più rispetto a lui è che non sono apostati e eretici ma 100% cattolici
                  In Pace

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                • Leggo solo ora questo tuo commento Viandante, scusami.
                  Ti freno subito faccio solo notare che Paolo VI non ha mai “concesso un periodo di transizione per alcuni gruppi sotto certe regole”, ma che tale indulto è arrivato dopo aver notato che alcuni non accettavano proprio la riforma dell’unico rito.
                  Per questo in altro commento ebbi a dire che sembra proprio che tutto iniziò con una disobbedienza rispetto a quello che avevano in testa i Pontefici e il CVII. Questo non significa che tale comportamento sia necessariamente un male o che, se lo è, Dio non abbia saputo scrivere dritto su righe storte (e i bei frutti di non pochi gruppi VO parlano chiaro).

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  3. “ragazzi, sappiamo che siamo sotto di voi, riconosciamo che potrebbero anche esserci stati degli errori che noi per ora non abbiamo conosciuto o riconosciuto, ma … ecchecazzo, parliamone!”

    Forse sarebbe il momento di andare un po piú in la e dire « Sappiamo, come tu dici, che tra chi frequente il VO ci sono eretici che negano il CVII, ma anche tra quelli che vogliono abolirlo e che esista solo il NO ci sono quelli che negano la Chiesa pre CVII, tu sei super partes o hai preso partito come dici nel art 1 »

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  4. E poi non rimase nessuno……Il risultato di tutto questo sara’ di fare tabula rasa sia di cattolici tradizionalisti in buona fede, sia di neo-tradizionalisti e ribelli anti-conciliaristi
    Insomma sparare con un cannone nel mucchio, uccidere tutti, secondo l’ antico detto “ colpiteli tutti, tanto poi Dio riconoscera’ i suoi” .
    Per colpire i supposti ribelli a Papa Francesco, i pericolosi cospiratori contro la sua linea progressista,seguaci di Bannon e di Mons. vigano’ gli ignobili negatori del Concilio Vaticano II , gli esecrabili nostalgici ( e anche un po’ fascisti ) si spara nel mucchio dei fedeli che vanno alla Messa VO. Certo ci saranno danni collaterali, molte brave persone di fede saranno annientate, molti ordini religiosi depressi e i lori superiori amareggiati , molti seminaristi dissuasi dal continuare il seminario , molti poveri cristiani confusi , ma che importa?
    Parigi val bene una Messa, disse Enrico IV di Francia.
    Ll’ annientamento dei ribelli al riformismo bergogliano bene la Messa VO, disse Papa Francesco.

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