«Traditionis Custodes»: Lettera Aperta: “Chi È Lei Per Giudicare I Cattolici Fedeli Alla Forma Straordinaria?”

Traduciamo dal francese, sempre dal blog di Benoit-et-moi, una lettera aperta portentosa di Bernard Antony, personalità molto conosciuta in Francia e presidente dell’AGRIF che il cui fine è ‘ “L’alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell’identità francese e cristiana. Difendere tutti i cristiani indipendentemente dalla loro origine. Difendere tutti i francesi qualunque sia la loro razza o religione”.

(Traduzione con DeepL e qualche minore correzione mia; grassetti dell’autore, in rosso mio)

In Pace


Papa Francesco,

Tutto indica che, con il suo Motu proprio Traditionis Custodes, lei ha senza dubbio perpetrato l’atto più decisivo del suo pontificato fino ad oggi.

Non deve essere stata una cosa da poco per lei, il Papa in carica, decidere di cancellare la misura essenziale promulgata nel 2007 dal suo predecessore: il Motu proprio Summorum Pontificum.

Soprattutto quando quest’ultimo, il Papa Emerito Benedetto XVI, tanto ammirato nella Chiesa e oltre per la sua luminosa intelligenza e fede, è ancora vivo e conduce un ritiro di preghiera e meditazione sul futuro della Chiesa non lontano da voi, nel Vaticano stesso. Soprattutto, l’elaborazione di questo Motu Proprio è stata chiaramente in linea con il desiderio di pace e di rinnovamento della diversità liturgica voluto da San Giovanni Paolo II.

Papa Francesco, il giorno dopo la sua elezione alla sede di Pietro, lei ha maliziosamente detto ai media che si riconosceva essere “un poco furbo”, cioè “un furbetto” in francese. Questo ha rafforzato la legittimità di ogni fedele a non accettare con sottomissione incondizionata tutte le azioni del papa. Tanto più che Lei ha anche espresso l’importanza che da alla Prassi, quella parola specifica nel vocabolario marxista-leninista che designa la preponderanza dell’azione sul pensiero.

E inoltre, tutti gli osservatori, da destra o da sinistra, della sua carriera nella Chiesa fino alla sua elezione, hanno convenuto che la preoccupazione per la liturgia non era una delle sue principali preoccupazioni.

Papa Francesco, non c’è nessuno oggi che creda seriamente che sia stato davvero per preoccupazione dell’unità liturgica che lei ha fatto cadere sulla Chiesa il suo Motu Proprio Traditionis Custodes. Al contrario, si ricordano le vostre azioni a favore di tutti i diversi culti delle religioni pagane, dedicati alla Pachamama in Amazzonia o al Grande Manitù in Nord America.

No, sicuramente non è una passione per l’unitarismo liturgico che ha motivato la sua decisione di pronunciare un grande divieto sulla libertà della liturgia tradizionale della Chiesa cattolica, cioè sulla Messa secolare, conosciuta come la Messa di San Pio V, alla quale è legato un numero sempre crescente di fedeli della Chiesa latina in tutto il mondo, perché è per loro l’espressione più luminosa del rinnovamento del Sacrificio di Cristo sull’altare.

No davvero, Papa Francesco, crediamo che non è solo per una ragione di unificazione liturgica che lei ha emesso questo divieto veramente violento della libertà di culto tradizionale ripristinata dal suo predecessore.

No, il suo divieto, il suo ukaso, è il risultato di una decisione principalmente politica, attentamente ponderata, il risultato anche della sua avversione, così spesso scritta sulla sua faccia, verso coloro che non seguono la sua politica. Questi sono spesso coloro che sono anche attaccati alla conservazione dei dogmi e dell’eredità civile della Chiesa cattolica.

Papa Francesco, fin dalla sua militanza nella Organización Única del Trasvasamiento Generacional (OUTG), il movimento giovanile del peronismo, lei ha mostrato chiaramente le sue predilezioni politiche.

Ricordiamo anche la sua ostentata compassione per il dittatore comunista Fidel Castro, quel crudele carnefice non solo dei suoi nemici ma di tanti suoi compagni di lotta come il poeta Armando Valladares.

Ma la Sua politica più penosa è stata quella dell'”abbandono e del tradimento” della fedele Chiesa di Cina, denunciato con queste parole dall’eroico cardinale Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong; una Chiesa consegnata con un accordo di totale sottomissione al dominio del partito comunista di Xi-Jinping.

E lei ha sognato, Papa Francesco, di essere invitato da questo gigantesco dittatore. Ma per quest’ultimo, dopo che gli avete concesso tutto, fino al punto di non reagire alla falsificazione delle scritture pretese dal partito, sostituite da testi maoisti, Lei è ormai inutile!

Papa Francesco, gli argomenti che lei usa contro i fedeli della liturgia tradizionale per giustificarne la messa al bando sono veramente indegni! Sono il risultato di tristi processi di manipolazione e amalgama.

Si ricorda che lei ha detto ai giornalisti su un aereo che la riportava a Roma: “Ma chi sono io per giudicare?

Ma chi è lei per giudicare oggi come fa, secondo questo rapporto dei vescovi inquisitorial-cechisti, i fedeli delle messe tradizionali?

Sono da disprezzare perché è tra loro che troviamo le famiglie più numerose? Perché è tra loro che sorgono sempre più vocazioni? Perché è nelle loro case, nelle loro famiglie, la maggior parte delle quali non sono molto ricche, che si fanno sacrifici perché i loro figli siano educati in scuole di convinzione cattolica? Perché è nelle loro parrocchie che gli africani che cercano una buona educazione cristiana per i loro figli sono così spesso accolti? Perché è in queste parrocchie che gli eroici convertiti dall’Islam non sono respinti, ma amati?

È vero che lei, Papa Francesco, ha apparentemente mostrato la sua carità preferenziale per i migranti musulmani.

Per quanto riguarda l’Islam, lei ha anche professato ad Abu-Dhabi la sorprendente affermazione che la diversità delle religioni è il risultato della volontà divina.

E così oggi ha dimostrato che per lei non ci può essere diversità nella Chiesa cattolica se si tratta di mantenere questa liturgia secolare!

Ciò che l’ha preoccupata di più dei molti fenomeni autodistruttivi che stanno scuotendo la Chiesa non è stato lo scisma di fatto della Chiesa in Germania così come è stato plasmato negli anni dal suo caro amico cardinale Marx, non è stata l’attrazione delle reti LGBTQ verso il Vaticano, non è stata la persistenza e persino la rinascita della Messa codificata dal suo grande predecessore San Pio V, ma è stato che dalle comunità dove si celebra, un gran numero di giovani sacerdoti è ordinato ogni anno.

Papa Francesco, dal suo spaventoso Motu Proprio traiamo la triste conferma che lei è un ideologo e un dialettico, un grande Divisore. E in breve, un uomo cattivo. Ma naturalmente lei è il Papa e i fedeli non hanno altra scelta che aspettare che la Divina Provvidenza renda migliore il suo successore.



Categorie:Attualità cattolica, Liturgia e Sacra scrittura, Simon de Cyrène

13 replies

  1. Io continuero’ A frequentare il Rito Ambrosiano Tradizionale VO in latino , col sacerdote rivolto ad orientem, con le magnifiche antifone cantate in Gregoriano, molte delle quali provenienti dalle liturgie bizantine, con la Comunione in bocca e in ginocchio . Credo che questo Motu proprio, che non e’ altro che un omicidio spirituale , si applichi solo al Rito Romano non a quello Ambrosiano, ma se cosi’ non fosse, non credo che la comunita’ che segue il Rito tradizionale Ambrosiano , comunita’ ormai radicata a Milano da decenni , ancor prima del Summorum Pontificum, cambi uno iota del proprio comportamento.
    Sinceramente sono stanco e non mi interessa seguire tutte le polemiche e le diatribe sui motivi che hanno spinto Bergoglio a questo gesto. Credo siano motivi politici e di fazioni di potere ecclesiastico ma le devastanti conseguenze sono sul piano spirituale.
    L’ unica via d’ uscita e’ ignorare tutto cio’ che ci distacca e distoglie dalla Liturgia tradizionale, e dai frutti di Grazia che vi si ottengono, senza aggressivita’, ma anche senza paura di un potere ecclesiastico ormai sempre piu’ autoreferenziale e io credo ormai in decomposizione.

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  2. Santa-Messa-tradizionale-ambrosiana-it

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  3. La Messa è celebrata secondo il Rito proprio della Diocesi di Milano, seguendo le consuetudini liturgiche secolari riordinate dal Beato Cardinal Schuster nel Messale del 1954. Tale Rito è l’analogo ambrosiano del Rito Romano Antico ed è chiamato anche “Rito Ambrosiano Tradizionale”, “Vetus Ordo Missae Ambrosiano” o, brevemente, “Vetus Ordo Ambrosiano”

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  4. Non sono un liturgista , non saprei dirti esattamente quali cose sono cambiate dopo il 1954, a istinto direi TUTTO , quello che da semplice fedele noto e’ che sono diversi soprattutto ,il modo di porsi del sacerdote e dei fedeli ,non solo le parole ma i gesti e : la Messa domenicale e’cantata dall’inizio alla fine, anche le letture non sono lette ma cantate. Il Sacerdote e i ministranti entrano in processione con la Croce e si fermano davanti all’Altare e qui vi e »il canto del Kyrie Eleison a volte ripetuto per molte volte .Vi e’l’incensazione solenne dell’Altare all’inizo della Messa .il Confiteor viene detto due volte prima dal Sacerdote poi da tutta l’assemblea , in ginocchio .
    Il Gloria e’cantato ,da tutta l’assemblea e ci si inchina varie volte ,alla fine vi si fa il segno di croce
    Fino al Vangelo il sacerdote canta le preghiere del Messale al lato destro dell’ altare poi il Messale viene portato con solennità ,con due accoliti con le candele al lato sinistro e incensato. Il Vangelo viene proclamato in canto . Segue l’omelia che e’l’unica parte in italiano
    Ogni volta che si nomina il nome di Gesu’ i fedeli eseguono un profondo inchino .
    Adesso non posso stare a descriverla tutta ma davvero non e’diverso solo il testo dei lezionari ma il modo con cui ci si pone, anche fisico, di fronte a cio’che si sta svolgendo sull’altare. Il tempo passato in ginocchio e in silenzio da parte del fedele e’ molto, ma i canti si susseguono come un fluire continuo .
    Diro’solo che quando la Messa finisce e uno si alza dopo la proclamazione dell’Ultimo Vangelo , la Benedizione, e l’inno alla Vergine , ci mette in po’ di tempo per ritornare in questo mondo .E’una esperienza totalizzante , non solo intellettuale, ma di tutto l’essere, che trasporta in un altra dimensione.Non sto parlando di misticismo, nessuna esperienza mistica nel mio caso. Ma di « rapimento »si, come quando se mi si perdona il paragone, uno si incontra con l’innamorata e gli sembra di non essere piu’in questo mondo.
    Poi si torna nella Milano volgare ,caotica e piena di cacofonia ..con la certezza che Dio esiste.

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    • Bellissima la tua testimonianza Gian Piero e te ne ringrazio perchè in tutto corrisponde alla mia.
      Andandoci anche io sperimento solo Pace: è il momento in cui Cristo ordina alla tempesta di cessare.
      La Santa Messa nell’Usus Antiquor è anche un’esperienza umana di equilibrio, di messa in ordine del disordinato, da essa sgorga un desiderio di fare Pace con tutti, calmamente e, come ben dici tu, senza slanci mistici irrazionali.
      Ci si sente fisicamente, psicologicamente oltre che spiritualmente al cospetto di Dio Stesso, davvero al Golgota in adorazione e, addirittura e quasi sembra esagerato ai fedeli non realmente credenti, lungo gli anni ho ri-imparato « naturalmente » e « ovviamente »a vestirmi quando vado a messa come quando incontro una persona socialmente importante, senza trasandatezza, perché questa messa mi da coscienza che Dio è, e in modo pregnante, come ben dici. È davvero antidoto contro l’ateismo ambiente e l’azione di satana.
      Ma troppi sono quellu che hanno relazione con il Santo Sacrificio solamente « a tavolino », sociale o ideologica: e questo non lo capiranno mai fintanto che non accettano di mettersi in sintonia corporale e spirituale con l’azione liturgica, e un’azione liturgica davvero significante.
      Ancora grazie.
      In Pace

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    • @Gianpiero molto bella e direi « stimolante » (al partecipare) la descrizione che fai e anche dei moti di spirito che nascono in chi partecipa alla Messa “Vetus Ordo Ambrosiano”.

      Mi verrebbe da dire che più di un Segno e di una « prassi » (mi si passi il termine) potrebbero essere « trasfusi » nella Messa NO – non per inventarsi un 3° 4° Rito o una semplice « via di mezzo » – ma effettivamente per rendere più intensa la partecipazione interiore e la percezione del Sacro.

      (Ad esempio non vedo perché l’ingresso in processione, sia sempre solo limitato alle « funzioni solenni » o cosiddette tali).

      Sulla chiusura, non per tono polemico, certamente come dici lo spirito ne esce fortificato nel proprio Credo, ma certamente « la certezza che Dio esiste », viene primariamente da una dinamica « esperienziale » o più semplicemente da esperienze che si innestano proprio nel post e pre Liturgia, in quella vita « volgare, caotica e piena di cacofonia » che è vita feriale nostra con tutte le sue prove e contraddizioni.

      Allora, quale che sia la forma liturgia, questa non potrà che essere vissuta come Rendimento di Grazie, con quel coinvolgimento e trasporto che va oltre il percepibile del Rito.

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      • Spero davvero che questa esperienza di Gian Piero sia vissuta in altri contesti liturgici, in particolare NO.
        Personalmente, e ancora siamo nel puro esperienzale, quindi fuori da ogni discorso ma nel soggettivo, debbo dire che, per quanto mi concerne, e così so anche di alte persone che mi sono vicinissime, che non ho mai provato questa pace con tale intensità né regolarità in un contesto NO. Eppure vengo da tale contesto.
        La questione è il perchè voler togliere tale esperienza di pace provata dai nostri antenati per 2000 anni? È pura cattiveria.
        E se c’è gente che la prova in un contesto NO, ben venga loro, nessuno vuol togliere loro niente: bisogna accettare le differenze.
        In.Pace

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        • @Simon, in linea di principio non avrei nulla da obiettare.

          Senza entrare nel dettaglio di dove e quando, ho avuto lo stesso « trasporto »(*) anche partecipando a Messe particolarmente solenni nel NO.

          *Tutti termini molto umani che non possono neppure essere utilizzati come « metro di misura » – di fatto sarebbe molto rischioso basare il nostro giudizio sulle nostre sensazioni più effimere – ma giusto per capirsi.

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