Natale 2020: fra Covid, speranze, poesia

la poetessa Ada Negri

Come ebbe a dire il Vescovo di Rieti Domenico Pompili, nella sua omelia di domenica 20 dicembre 2020, “anche quest’anno in molti vogliono in qualche modo salvare il Natale. In passato dalla smania consumistica, quest’anno dalle restrizioni del Covid. Bisognerebbe piuttosto augurarsi, come sempre, di essere noi salvati dal Natale”.

Come tutte le provocazioni, dicono molto, ma all’atto pratico indicano poco. Come tutte le affermazioni ben riuscite, si fanno capire, ponendo più domande che risposte.

Nell’omelia, che non mancheremo di ripubblicare una volta in nostro possesso, il Vescovo prendeva spunto dal Vangelo per assestare un bel colpo alla figura del Padre, come dire: non sapete come essere salvati dal Natale? Per esempio cominciate a vedere come la nascita di Cristo ha dato spunto a Giuseppe per essere suo padre sulla Terra. Qualcuno qui direbbe: siate giusti e praticate l’anno prossimo la giustizia nel vostro essere padri.

L’anno che verrà sarà certamente difficile, per certi versi più di quello che sta ora finendo. Come forse lo saranno gli anni successivi. Queste difficoltà faranno certamente meno rumore rispetto all’emergenza in corso: fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce. In questo caso ci ritroveremo a dire che sarà stata più rumorosa la “bomba H” dell’epidemia che esplode nell’economia mondiale, rispetto ai pianti sommessi e decorosi dei tanti sopravvissuti che osservano le macerie della loro attività, circondati dai pochi palazzoni intonsi di chi in tutto questo avrà prosperato, per quei miracoli satanici tipici del capitalismo occidentale di inizio millennio.

La speranza di una salvezza terrena concreta sarà comune a molti uomini. Noi sappiamo che non c’è e non ci sarà vera speranza di salvezza terrena, se non preparando il terreno per quella – totalmente gratuita e dono divino – della salvezza ultraterrena. E questo non per uno strano e anacronistico ritorno ad una teologia biblica della retribuzione, quanto perché la nostra felicità qui e ora dipende dal sentirsi in pace, dal sapere di aver agito con giustizia nelle nostre azioni. Ed è questo – appunto – l’atto di preparazione del terreno per l’agire divino pel nostro tramite.

Nei nostri articoli futuri (per i quali non sappiamo ancora indicare se riusciremo a mantenere la costanza di questi anni, ci proveremo) metteremo quanto e più possibile in atto questa modalità, rendendola fondamenta degli stessi. Cercheremo di praticare giustizia nei confronti di articoli altrui da noi commentati, degli utenti che ci scrivono, nelle riflessioni filosofiche o teologiche ci i fatti ci susciteranno e cosi via.

Parrà una banalità, se non fosse che lo sono tutti i buoni propositi di fine anno. Parrà anche una ovvietà per un cattolico, se non fosse che il peccato originale esiste e tutti ne paghiamo le conseguenze, cattolici compresi. Parrà infine, forse, un “liberi tutti” nei commenti, se non fosse che praticare la giustizia non significa “permettere tutto” in automatico, bensì il suo esatto contrario: accettare il giusto, indicare (se Dio ce lo concede) una via migliore, non accettare l’ingiustizia.

Altrettanto chiaramente, già a metà anno (se non prima) molti ci richiameranno a gran voce, citando questo articolo. Se avremo sbagliato, sapremo chiedere scusa. Altrimenti, speriamo di saper essere giusti.

Nel frattempo il rumoroso anno 2020, che i nostri nipoti e i loro figli studieranno sui libri di storia, sta volgendo al termine nello sgomento generale, mentre già si preparano le boccette di vaccino per coprire, con il loro tintinnio, lo sgomento di quelli futuri.

Non si sa quanto spazio ci sarà nei giornali e nelle loro narrazioni per i disperati di domani: nel futuro radioso dell’umanità post-Covid, temiamo meno di prima. Esattamente come ad oggi si trova raramente spazio per morti diverse da quelle legate all’epidemia, (ad esempio gli aborti), domani gli ordini di scuderia prevedranno iniezioni giornaliere di “tutto va bene, madama la marchesa”, condite da qualche sporadico “fate presto” a 4 colonne in caso di governo maldigerito dalle alte sfere.

Non crediamo di peccare già di ingiustizia se diciamo che si capirà che è cambiato tutto, senza essere cambiato niente. Agire come il gattopardo è da essere umani, non un’esclusiva italiana.

Speriamo che la Chiesa terrena continui ad ascoltare la voce di questi ultimi e farsi missionaria, non con i sussidi alla cashback, ma attraverso il concreto annuncio del Cristo risorto. Da parte nostra si tenterà di dare voce a quella disperata speranza di salvezza terrena, legandola a doppio filo con la fidata speranza di salvezza ultraterrena.

Altro proposito, altro giro, altra corsa, altri probabili errori.

E allora concludiamo affidandoci al linguaggio più errato e per questo più intenso possibile: quello poetico, mistico. Perché la poesia, agendo in modo estremo sull’analogia e la metafora, porta in sé il massimo dell’errore scientifico di interpretazione del reale; esattamente come la mistica comunica attraverso il massimo dell’errore teologico. Ma confidiamo nell’ambiente interiore dei nostri lettori, come il mistico confida dell’ambiente divino in coloro che lo ascoltano. Saprete ben cogliere nelle straordinarie righe di Ada Negri quel che non abbiamo saputo aggiungere qui: un pensiero per chi oggi non c’è più, una speranza per quel che vorrebbe essere il nostro futuro, una preghiera sommessa che l’uomo di oggi – disperatamente pieno di sé,  più che mai solo, disperato, smarrito nella selva oscura senza dritta via –  eleva piangendo verso il suo Creatore.

Buon Natale e buon Anno a tutti.

Pensiero d’autunno

Fammi uguale, Signore, a quelle foglie
moribonde che vedo oggi nel sole
tremar dell’olmo sul più alto ramo.
Tremano sì, ma non di pena: è tanto
limpido il sole, e dolce il distaccarsi
dal ramo, per congiungersi sulla terra.
S’accendono alla luce ultima, cuori
pronti all’offerta; e l’angoscia, per esse,
ha la clemenza d’una mite aurora.
Fa’ ch’io mi stacchi dal più alto ramo
di mia vita, così, senza lamento,
penetrata di Te come del sole.

Ada Negri

Tratta dalla raccolta: Vespertina Numero d’ordine: 22


Categorie:Sproloqui

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11 replies

  1. Io invece ho trovato quella frase del vescovo piuttosto ipocrita, un modo per tacitare con un giro di parole le giuste lagnanze del popolo cristiano, una posa da domatore nella gabbia esibita davanti alle telecamere per mostrare la superiore forza della ragione teologica capace di placare la rozza foga dei facinorosi della messa di Natale. In ultima analisi, un omaggio servile al potere secondo i nuovi canoni di cattolicità imposti dalla revoluciòn.
    La domanda è: come faremo a farci salvare dal Natale quando non ce lo faranno più celebrare? Basteranno la retorica e i sofismi? Ma è già tardi per portare i ragionamenti alle loro conseguenze più estreme, il pastore è stato percosso e le pecore disperse.

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    • Piu’che dal Natale dovremmo salvarci da questa gente da chi ti spiega con sussiego che il Natale deve essere sobrio e non consumista( e sono proprio coloro che fino a un anno fa hanno contribuito a rendere stucchevole e vane le feste natalizie) , a chi ti dice con superiorita’ teologica che la Messa di Mezzanotte non ha importanza, ( e sono coloro per cui non ha importanza nessuna Messa a qualsiasi ora) , a chi ti convince con toni ispirati che la reclusione e l’isolamento sono cose positive, che non vedere i nonni o non abbracciare i parenti vuol dire essere piu’ “spirituale ” Insomma mai come quest’anno abbiamo sentito valanghe di luoghi comuni e frasi fatte , dette spesso da uomini di Chiesa. Lasciateci in pace per favore. Almeno state zitti.

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    • Sarò stato certamente ingiusto io a citare a memoria l’omelia del Vescovo (vedremo quando la metteremo online quanto sarò stato poco accorto), ma i commenti mi appaiono ingiustamente prevenuti, sia nei confronti di una intera predica sia nella persona del Vescovo stesso il quale rimane – fino a prova contraria – un pastore della Chiesa a cui si deve quanto meno una lettura con principio di carità applicato.
      Naturalmente capisco che a tirar troppo la corda, questa si rompe. Mi appare palese infatti da questo episodio (fosse il primo…) entrambi non abbiate più molta fiducia nei successori degli apostoli. Da un lato posso anche capirvi, dall’altro penso che un conflitto non abbia mai quasi mai un solo colpevole.
      Auguri a tutti.

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  2. Grazie Minstrel per queste riflessioni/auguri.
    Ti ho capito, mi hai capito, ci siamo capiti: tutto è detto.
    Auguri per questo Santo Natale, luogo teologico della Felicità proprio in quanto quello della Giustizia Divina.
    In Pace

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  3. Approfitto di questo post per augurare a tutti Buon Natale e ricordare a qualcuno che il popolo di Israele è stato per 80 anni in esilio in Babilonia, dove era vietato per loro manifestare la fede nel Dio di Abramo , ma lo stesso non ha perso la fede. I pochi , pochissimi , inesistenti disagi che i cattolici in occidente sono costretti a subire sono nulla rispetto ai sacrifici disagi e persecuzioni che si subiscono in altri paesi. Eppure la lamentazione , la mormorazione ed il giudizio non ci abbandonano . Possa il Signore donarci di non abbassare lo sguardo e guardare sempre a lui e non ai nostri limiti.

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    • Non so quale versione della Bibbia tu stia usando, ma nella mia c’è scritto che “sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno offeso gravemente. Perciò tu li hai messi nelle mani dei loro nemici, che li hanno oppressi. Ma al tempo della loro angoscia essi hanno gridato a te e tu li hai ascoltati dal cielo e, nella tua grande misericordia, tu hai dato loro liberatori, che li hanno strappati dalle mani dei loro nemici. Ma quando avevano pace, ritornavano a fare il male dinanzi a te, perciò tu li abbandonavi nelle mani dei loro nemici, che li opprimevano; poi quando ricominciavano a gridare a te, tu li esaudivi dal cielo; così nella tua misericordia più volte li hai salvati. Tu li ammonivi per farli tornare alla tua legge; ma essi si mostravano superbi e non obbedivano ai tuoi comandi; peccavano contro i tuoi decreti, che fanno vivere chi li mette in pratica; la loro spalla rifiutava il giogo, indurivano la loro cervice e non obbedivano. Hai pazientato con loro molti anni e li hai scongiurati per mezzo del tuo spirito e per bocca dei tuoi profeti; ma essi non hanno voluto prestare orecchio. Allora li hai messi nelle mani dei popoli dei paesi stranieri”.
      Perché, secondo te, dovremmo anche noi aspirare ad un simile destino? E con quale merito, se l’esilio fu un castigo.
      In ogni casso sia prima che durante che dopo l’esilio, il popolo ebraico non abbandonò mai lamentazioni mormorazioni e giudizio. Che poi, a parte le mormorazioni, sono preghiere gradite a Dio.

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      • Leggo la stessa tua Bibbia ma provo a leggerla con l’occhio del pubblicano . Tu invece Ivpiano credo che la legga con l’occhio del fariseo , ed è per questo non ne capisci il senso.
        Gli Ebrei pregavano e invocavano il signore , non si lamentavano con i loro rabbini. Cercavano una soluzione in Dio , senza accusare i propri capi di essere contro Dio.
        Devo poi dire che è la prima volta che sento dire che il giudizio sia una preghiera gradita a Dio, ma io sono solo un povero ignorante ed ho molto da imparare e molto ancora non lo capirò mai.
        Lamentati pure contro i tuoi vescovi per queste insopportabili privazioni derivanti dal covid . D’altra parte è ovvio che saranno loro , e non invece il tuo cuore indurito, che ti impediranno di godere dello spirito del Natale.
        Buon Natale.

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  4. 𝗕𝗨𝗢𝗡 𝗡𝗔𝗧𝗔𝗟𝗘 a voi amici e fratelli di Croce-Via e a tutti quelli che qui sostano di passaggio o in permanenza

    https://ceuntempoperognicosa.wordpress.com/2020/12/24/buon-natale-2020/

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  5. Buon Santo Natale a tutti.

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