La Festa del Cristo Re A.D. 2020

Domenica 22 ottobre, era l’ultima domenica di ottobre e, nella forma straordinaria dell’unico rito romano, era la Festa del Cristo Re: festa che fu istituita il 25 dicembre 1925 da S.S. Pio XI per proclamare, a fronte dell’eresia modernista del laicismo, il diritto di Cristo di regnare non solamente sugli individui e sulle famiglie, ma anche sulle società civili e le nazioni.

Il come questo Regno di Cristo si debba realizzare è descritto nella colletta: “Omnipotens, sempiterne Deus, qui in dilecto Filio Tuo, universorum Rege, omnia instaurare voluisti: concede propitius , ut cunctae familiae gentium, peccati vulnere disgregatae, Ejus suavissimo subdantur imperio…” (O Dio eterno ed onnipotente, che hai voluto tutto instaurare nel tuo Figlio diletto, Re dell’universo, concedi nella Tua Bontà a tutti i popoli, disaggregati dalla ferita del peccato, di sottomettersi al Tuo dolcissimo imperio…).

In virtù di cosa questo possa realizzarsi, è acclamato nell’introito quando vi si cita l’Apocalisse (5, 12) “Dignus est Agnus qui occisus est accipere virtutem et divinitatem, et sapientiam, et fortitudinem, et honorem“, (1, 6)”Ipsi gloria et imperium in saecula saeculorum” ed il salmo (71,1): “Deus, judicium tuum Regi da: et justitiam tuam Filio Regis”

La meditazione dei testi che caratterizzano la celebrazione eucaristica di questa realtà trascendentale che è il Regno di Cristo su questo mondo, ci dovrebbe aiutare a rispondere ad una domanda fondamentale: in quanto seguace di Cristo, in quanto persona decisa a radicalmente rispondere positivamente all’invito di Cristo di seguirLo lungo la Via stretta della Croce e della Risurrezione, come posso e come devo fare quel che la Chiesa vuole sia fatto e che è espresso così pienamente in questa liturgia?.

Prima di tutto ricordiamoci delle parole stesse di Gesù a Pilato, quando questi Gli chiese “Tu es Rex Judaeorum?”….. ed Egli rispose: Regnum meum non est de hoc mundo: si ex hoc mundo esset regnum meum, ministri mei utique decertatem… eppoi, dopo l’insistenza di Pilato “Ergo Rex es tu?“, la conferma eclatante: “Tu dicis, quia Rex sum Ego.” Eppoi Egli spiega in cosa consiste l’essere questo Re: “Ego in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum ut testimonium perhibeam veritati; omnis qui est ex veritate, audit vocem mean“.

Sembrerebbe quasi, all’occhio del lettore superficiale, che ci sia come una contraddizione tra la prima affermazione che il Suo Regno non è di questo mondo e la seconda dove Egli dice essere Re appunto perché nato in questo mondo: nato in questo mondo, e perciò Re, però non di un regno in questo mondo.

La soluzione a questo contrasto apparente la troviamo quando Egli ci spiega quale sia la differenza tra regnare in questo mondo ed essere Re: nel primo caso regnare in questo mondo vuol dire avere dei servitori che combatterebbero per Lui; mentre nel secondo abbiamo persone che vivono della verità e che ascoltano la Sua Voce.

E questa radicale distinzione tra il senso mondano di regalità e quello divino acclara la colletta, già citata qui sopra, quando il celebrante implora Dio chiedendoGli “concede propitius … Ejus suavissimo subdantur imperio..” e ormani sappiamo che questo imperio di Cristo consiste nell’essere, ciascuno di noi, “ex veritate“, così da poter “audire vocem Suam“.

Il Regno di Cristo si compie quindi in ognuno di noi quando ci situiamo nella verità e che Lo ascoltiamo Lui, il Verbo.

Peraltro Cristo Gesù rigetta come mondana e non pertenente alla Sua regale giuridizione il fatto di andare a “combattere” per difenderLo: riflettendo a questo elemento questo ci fa apparire quanto sia un abuso di linguaggio voler creare dei “Partiti di Gesù Cristo” per prendere la difesa di Gesù, in quanto, se ce ne fosse bisogno, il Padre stesso se ne incaricherebbe e manderebbe piuttosto scorte angeliche per difendere il Suo Unigenito.

Non potrà mai esistere un partito umano che si pone alla difesa di Gesù: questo implica due cose connesse, la prima che in campo di potere politico nessuno ha il diritto di posizionarsi in quanto difensore di Cristo, e la seconda che la Chiesa non è e non sarà mai un partito politico senza denaturarsi.

Allora, in cosa consiste il Regno di Cristo? “Veni in mundum ut testimonium perhibeam veritati“: esso consiste nel testimoniare della verità! E la verità rende liberi: quindi chi “audit vocem Suam” entra nel regno della libertà. Qui si capisce dove inizia e dove finisce il ruolo della Chiesa e di ogni persona “qui est ex veritate“: non nel fare politica a nome di Cristo, il che non corrisponde all’insegnamento di Gesù stesso a Pilato, ma nel posizionarsi radicalmente nella verità, nel testimoniare della Verità fino ai confini della terra alfine di generare come nuovi “sudditi” per il Regno di Cristo, cioè nuove persone, famiglie e società che ascoltano la Sua voce. È per via di questo “ascoltare” la Verità che le genti del mondo intero, già “peccati vulnere disgregatae“, si ritrovano nell’unità del genere umano in quanto Eletti secondo la Volontà divina.

Nella pratica questo implica che quando facciamo politica non dobbiamo immaginarci che stiamo creando il Regno di Dio in terra; ciò implica anche che ogni forma di messianesimo più o meno larvato è un tradimento delle parole e della volontà del Cristo Gesù: questo è vero per ognuno di noi in quanto individui ed è ancora più vero per la Chiesa in quanto istituzione umana inserita nella Storia. Il ruolo nostro in quanto sudditi del Regno di Cristo è di ascoltare la Sua Voce, e così anche è il ruolo della Chiesa: non quello di presentarci in quanto rappresentanti degli interessi di Cristo nelle faccende umane.

Ascoltare il Cristo è però l’espressione di una virtù, cioè di uno stato dell’anima nostra che è “ex veritate“, cioè che si pone abitualmente nella verità e non solo di un semplice “sentire”: ascoltare implica ricevere e mettere in pratica per via delle nostre virtù la testimonianza alla Verità del Cristo stesso.

Concretamente questo è ben comprensibile con le parabole del lievito o del sale: è perché “ascoltiamo” la Verità che progrediamo in una vita virtuosa, ed è perché siamo più virtuosi grazie a questo “ascolto”, che le nostre virtù umane, come la prudenza, la temperanza, il coraggio e soprattutto la giustizia si sviluppano e ci danno di agire positivamente nella società nella quale il Signore ci ha piantati. È azione come per osmosi che si propaga dal nostro essere rigenerato in Cristo alla società che ci circonda, e non azione per via di bande armate in senso proprio o in senso lato.

Cosa vuol dire fare politica affinché il Regno di Cristo avvenga? Vuol dire fare quel che ci sembra giusto fare al meglio di quel che ci permettono le virtù umane informate da quelle teologali. Non vuol dire creare partiti di cristiani centrati intorno ad una parrocchia: vuol dire influire sul mondo a mo’ del lievito e dargli sapore a mo’ del sale con la nostra virtuosa presenza; vuol dire semplicemente essere della verità e testimoniare della verità; vuol dire essere ottimi professionisti ciascuno nel proprio campo, in quanto questo partecipa del bene comune; vuol dire essere buoni padri di famiglia; vuol dire essere persone oranti.

Seguendo questa via ci sarà così possibile unirci alla preghiera della postcommunio del sacerdote all’altare: “quaesumus Domine, ut, qui sub Christi Regis vexillis militare gloriamur, cum Ipso in caelesti sede, jugiter regnare possumus.”.

Amici: Ite, Missa est.

In Pace



Categorie:Attualità cattolica, For Men Only, Liturgia e Sacra scrittura, Simon de Cyrène

35 replies

  1. Riflessione che di per sè non scusa questa biasimevole innovazione nata con intenti contrari a quello appena scritto giustamente, secondo me, a riprova della copleta innafidabilità del cosidetto mondo “tradizionalista”.

    saluti

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    • Penso che l’Istituzione ecclesiale umana è tanto peccatrice e corrotta quanto la Chiesa stessa è Santa e Casta: e questo da sempre.

      Il peccato di allora, al quale ti riferisci, è lo stesso che quello attuale, semplicemente vissuto da persone differenti: non è una ragione sufficiente però per abbassare le braccia, ma piuttosto per giunegre le mani e pregare.

      In Pace

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      • Per questo motivo è del tutto idiota se non altrettanto colpevole combattere il progressismo basandosi sulle facezie tradizionaliste non riconoscendo come anche i papi ritenuti da questi come baluardi abbiano invece lavorato contro la Chiesa stessa ( volenti o nolenti ). E’ doveroso ricordarlo contro chi ignorando il decadimento dell’intero novecento, continua la sua strumentalizzazione politica

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      • A rileggere la Quas Primas viene e salta subito all’occhio non soltanto un atteggiamento para-nestoriano, non solo la stupidità di ritenere il cuore come simbolo degli affetti quando biblicamente e patristicamente ( addirittura gli esoteristi, abilmente, hanno sempre fatto leva su questa ovvietà ) è sempre stato inteso come sede dell’intelligenza, ma soprattutto la manifesta indole totalitaristica della gerarchia che non combatte l’oppressione civile in quanto tale o incita a distruggere le offese al nostro DIO, ma solo condanna perché non è avocato ad essa di essere l’unica istituzione che possa adire a tanto su tutta l’umanità intera ed a cui ci si DEVE sottomettere annullando in un sol corpo, implicitamente, il battesimo stesso e l’evangelizzazione che si preferirebbe sia fatta probabilmente con le armi giust’appunto, aggiungendo inoltre totale miopia rispetto al fatto che questo mondo è in mano al principe delle tenebre.

        La colpa è dei progressisti! Nelle encicliche e le frasi di coloro che appartengono a questa fazione peste e corna, ma se ritiene un papato tradizionalista, esimiamoci pure dal notare errori, futilità ed aberrazioni dello stesso tanto la colpa non sarà mai nostra, ma sempre degli infiltrati a conferma della propria paranoia e malattia spirituale, e DIO solo sa se io neghi che la Chiesa è piena di lupi vestiti da agnelli.

        p.s. a rigore, si badi, tutto quel che è leggibile nell’enciclica citata può subire lettura ed interpretazione corretta nei riguardi della Fede come si potrebbe o dovrebbe fare con lo stesso Francesco I.

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        • Non posso concordare con queste tue affermazioni semplicemente perché non corrispondono al testo da te citato.

          Se è vero che oggi come oggi e probabilmente dal romanticismo de XIX secolo vi è stato nell’immaginario del pubblico non educato uno slittamento della nozione di “cuore” da sede dell’intelligenza e della volontà e quindi prettamente spirituale a sentimento e sensazione materialistica di affezione che anche un cane può provare per il maestro che se ne occupa, la Quas Primas evita questo slittamento ben separando le due dimensioni, da un aparte affermando : “si dice che Egli regna nelle menti degli uomini non solo per l’altezza del suo pensiero e per la vastità della sua scienza, ma anche perché Egli è Verità ed è necessario che gli uomini attingano e ricevano con obbedienza da Lui la verità; similmente nelle volontà degli uomini, sia perché in Lui alla santità della volontà divina risponde la perfetta integrità e sottomissione della volontà umana, sia perché con le sue ispirazioni influisce sulla libera volontà nostra in modo da infiammarci verso le più nobili cose” e da una seconda concedendo al linguaggio usuale che “Cristo è riconosciuto Re dei cuori per quella sua carità che sorpassa ogni comprensione umana e per le attrattive della sua mansuetudine e benignità“.

          La regalità di Cristo in Quas Primas è ben sviluppata e richiede l’essere “ex veritate” alle persone, agli stati, ai governanti, in quanto questo e questo solo è il significato proprio della Regalità di Cristo : “«Allontanato, infatti — così lamentavamo — Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l’autorità appare senz’altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v’è ragione per cui uno debba comandare e l’altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali»

          Eppi ancora : “In questo senso 1’Apostolo Paolo, inculcando alle spose e ai servi di rispettare Gesù Cristo nel loro rispettivo marito e padrone, ammoniva chiaramente che non dovessero obbedire ad essi come ad uomini ma in quanto tenevano le veci di Cristo, poiché sarebbe stato sconveniente che gli uomini, redenti da Cristo, servissero ad altri uomini: «Siete stati comperati a prezzo; non diventate servi degli uomini»

          E come non lasciarci infiammare dalla conclusione:
          È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell’uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell’Apostolo Paolo, come “armi di giustizia” [36] offerte a Dio devono servire all’interna santità delle anime. Se coteste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione.

          In Pace

          P.S.: Agli altri utenti posso solo consigliare di andare direttamente al testo il quale è conciso come erano concise le encicliche dei tempi passati: http://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_11121925_quas-primas.html

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          • Come ha fatto la Chiesa a passare da Quas Primas a Fratelli tutti in meno di cent´anni?

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          • Tralasciando che hai esulato dalle altre problematicità a cui ho accennato delle quali quella più prettamente politica è poi oltremodo del tutto assimilabile alle preoccupazioni strategiche del papa vigente ( giusto per far presente che in 100 anni cambia molto ma certe cose rimangono identiche e molto mondane ) e ricordando che quei passi da te citati, su cui non ho niente da dire ovviamente, non si armonizzano con gli intenti sottesi, inoltre ribadendo che la festa di Cristo Re è frutto del periodo anti-liturgico in cui fu concepita oltre che rimanere una innovazione del tutto futile se non addirittura apportante confusione considerando l’astrazionismo che la permea essendo priva dei riferimenti storico-salvifici, io con questo mio commento ho fatto notare precisamente 2 cose:
            a) l’attegiamento pregiudiziale sia esso positivo o negativo fa accondiscendere od inacidire l’attegiamento inficiando la propria valutazione al riguardo di certi atti magisteriali
            b) che in genere le valutazioni sono comunque sia acritiche

            Sul cuore: non voglio entrare in una polemica che devierebbe del tutto ma il passo “il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa” è quantomeno strano se non comico.
            Inoltre quella che ti pare una concessione al linguaggio usuale a me sembra difatti l’opposto.

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        • Ma questa lettura della QP è farina del tuo sacco o di qualche « moderna » facoltà teologica?

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          • «Io sono innocente del sangue di lei!» disse il giovane Daniele nell’episodio di Susanna. A buon intenditore.

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            • Che vuoi farci, sono un ignorante e non capisco il nesso della tua risposta con la mia domanda.

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            • Credo che siano state molto numerose le eresie fuoriuscite dalle università medievali non moderne così come reputo che prima di buone cognizioni teologiche contino quelle storiche e politico-giuridiche.
              Alludevo comunque alla papolatria che i tradizionalisti hanno scoperto strumentalmente solo dal Concilio Vaticano II

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              • “che siano state molto numerose le eresie fuoriuscite dalle università medievali” non lo metto in dubbio.
                “che prima di buone cognizioni teologiche contino quelle storiche e politico-giuridiche” mi lascia qualche dubbio perché le reputo ugualmente importanti.
                Quando parli di “papolatria” dei “tradizionalisti” cosa intendi ed a chi alludi?

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                • Partendo dal fatto che è la Fede la base di ogni cosa ( che molti critici dimostrano con le loro temerarietà, partigianerie e bassezze di averne ben poca ) la teologia credo sia certo più importante ma diciamo introduttivameente giudico necessarie le altre che ho elencato.

                  Bah.
                  papolatria: chiunque invece di riconoscere rettamente la primazia petrina giurisdizionale la distorce facendola divenire una supremazia credendo per giunta che qualsiasi locuzione del papa stesso meriti assenso immediato e non possa essere vagliata.

                  tradizionalisti: tutti coloro che facendo finta di onorare la tradizione esaltano coloro che contribuirono a distruggerla ( vedi i lefevriani che esaltano Pio X ) e che per lo più ragionano in termini politici e contraddicono/strumentalizzano infingardamente i padri antichi aggiungendo o tagliando dalla Rivelazione quel che non li aggrada.

                  Chi piange i modernisti di oggi, ieri ha pianto per i “tradizionalisti” che hano imperversato per secoli e che, ora levatisi di torno, ci hanno lasciato questi altri loro degni compari pur se di opposta estrazione.

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                • @daouda
                  In che cosa credo se la teologia non mi insegna, tanto per fare un paio di esempi, che Dio è uno e trino e che Gesù è vero Dio e vero uomo?
                  Sai quale ritengo sia la differenza tra papa Francesco ed i Papi degli ultimi 200 anni, giusto per richiamare l’arretratezza che il card. Martini attribuiva alla Chiesa? Che gli altri Papi si basavano sulla scrittura e sulla tradizione, papa Francesco piega la Scrittura e la Tradizione al servizio della sua ideologia.

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                • La teologia non insegna COSE, ma spiega il come ed il perché ed il perciò. Molti fedeli non hanno mai avuto bisogno di un teologo in vita loro.

                  Quel che scrivi su Francesco, io non ho paura di affermare che vari altri papi lo abbiano fatto e dottrinalmente, e liturgicamente, e disciplinarmente. Pochi, ma pessimi per i posteri, in tutti i 2000 anni della Chiesa. Per questo calco la mano sulla storia e sulla politica prima di ogni altra cosa perché la propria visione ideologica ed immaginifica tende abilmente a camuffare e storpiare prima di tutto la realtà bruta dei fatti e le circostanze.

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                • @daouda
                  E’ ben vero che la fede è un dono di Dio, però mi sentirei di consigliarti un’attenta lettura di “Fides et ratio”.
                  Che in 2000 anni di storia vi siano stati papi adulteri, puttanieri e perfino dichiarati dopo morti eretici, è storia, ma qui il discorso verte su un Papa che non pasce e fa fuggire le pecore del gregge che gli è stato affidato.

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                • Questo Papa si esprime ed agisce in modo praticamente e particolarmente anti-cristico.
                  Ma questo è vero anche ogni volta che pecchiamo coscientemente o incoscientemente: cioè nell’Istituzione Ecclesiastica della quale facciamo parte, vi è sempre presente la Chiesa, Sant, Pura, Casta che si immola per i Suoi membri e come un’antichiesa satanica. Questa linea di demarcazione dove passa la Chiesa è segnata dai nostri cuori: scegliamo tutti, Papa compreso, se ci troviamo di qua o di là della linea di demarcazione.
                  Quanto alla nozione di herem, sapendo che herem può essere anche qualcosa che si rende sacro, cioè messo a parte per Dio stesso, penso che l’uso di questo concetto potrebbe forse applicarsi in conseguenza: tutti i cattolici sono chiamati ad essere herem, cioè messi da parte del mondo per essere di Cristo, ma poi ci sono coloro che decidono di mettersi herem da Dio stesso edalla Sua Chiesa, dannandosi.
                  In Pace

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                • @ SdC
                  Etimologicamente, se sorvoliamo sulla libertà e ci consideriamo oggetti delle mani di Dio, credo che potremmo anche definirci herem: https://en.wikipedia.org/wiki/Herem

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                • @SdC
                  Bella schiacciata… punto per te.

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                • Di papi che non abbiano seguito il proprio gregge anche questi ne abbiamo a iosa, ricordando però che nella realtà il gregge del papa è specificatamente la diocesi di Roma ergo non è cogente accusare Francesco o chi altri di non seguire l’ecumene ecclesiale tutta intera giacché la conferma e la risoluzione dei problemi di Fede come la supervisione gerarchica non significano che egli debba dirigere le diocesi altrui ( ovviamente Francesco fa invece confusione e danni come rileva Simon ).
                  Fossilizzarsi sulla figura del papa eretico come si usa fare si riduce poi allo strumentale pulirsi la coscienza sul passato di questi ( o qual altri gerarchi ) giust’appunto ignorandone i disastri morali, e liturgici denotando un certo razionalismo di fondo, a mio dire, in contraddizione ed alterazione dei canoni per giunta. Da un certo punto di vista si può scrivere che l’alterazione canonica è prodromica alla deriva eretica ed in un certo senso più grave, come se la prassi non contasse nulla…

                  p.s. sull’herem precisiamo però che l’atto è compiuto da DIO. Come noi cristiani siamo messi a parte da DIO, Egli stesso ha stabilito la fine di coloro che lo rifiutano con lo sterminio finale, messi a parte anch’essi. Ad ogni modo è interessante riguado che tale visione doppia di sacertà sia rinvenibile anche negli antichi romani.
                  Faccio anche presente che tale annotazione cozza moltissimo con la possibilità politica di un regnum Cristi e la festa pseudo tradizionale del Cristo Re.

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                • @Simon
                  “sapendo che herem può essere anche qualcosa che si rende sacro, cioè messo a parte per Dio stesso, penso che l’uso di questo concetto potrebbe forse applicarsi in conseguenza: tutti i cattolici sono chiamati ad essere herem, cioè messi da parte del mondo per essere di Cristo”.
                  Ma cè già la parola per dire questo: “santi”.

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  2. Sottopongo al vostro esame un’ulteriore questione.
    Sovente si sente parlare della relazione fra Chiesa ed impero che è del tutto insussistente per i seguenti motivi :
    a) l’imperatore è membro della Chiesa ( addirittura chierico nel mondo romano bizantino )
    b) il rapporto è fra gerarchi e politici civili e non fra sacerdoti e laici ( laddove una badessa è gerarca rispetto al semplice presbitero che pur se separato fa parte del popolo di DIO e non ha alcuna mansione similare )
    c) la stessa potestà di giurisdizione implica per natura un governo cosicché le rispettive spettanze fra principi civili o religiosi verte su di un diverso ambito ma permane assolutamente nella stessa dimensione
    d) non vi è alcuna sottomissione della regalità al sacerdozio. Mi spiego meglio: in ogni società religiosa antica il re è il segno dell’identità fra popolo e nazione. I grandi Cirillo e Metodio, Patrizio, Bonifacio e quanti altri, convertendo i re pagani, automaticamente convertivano a valanga i rispettivi popoli/etnie correlati.
    Lo stesso Costantino da tribuno della plebe in prectore, pontefice massimo , imperator equestre, console a vita, raffigurando in sè la totalità del dispiegamento sociale romano, convertendosi, non poteva che aprire la strada a Teodosio il grande decretando la fine del paganesimo.
    Cosa c’entra tutto ciò?
    Davide è stato unto 3 volte 1) da Samuele della Tribù di Efraim , giudice e profeta 2) dai pater familias della tribù di Giuda in Hebron 3) dai pater familias delle altre tribù sempre in Hebron successivamente e di certo senza l’intervento della tribù di Levi.
    Ora il pater familias, e non uso questo termine a caso, è il rex della propria famiglia-tribù.
    Davide poteva indossare l’efod del sommo sacerdote, compiva sacrifici, elargiva benedizioni e poteva entrare nella casa del Signore.
    Tutto questo fa comprendere come la prerogativa regale sia antecedente a quella sacerdotale.
    Considerate queste ovvietà la diatriba impero-chiesa è del tutto mal posta e la Quas Primas diviene del tutto inintelligibile…festa di Cristo Re diviene del tutto un non senso, ribadendo il fatto che la regalità divina del Teantropo ha negli episodi della sua vita tante ricorrenze per essere esaltata e non abbisogna di un’astrazione a-storica del genere per dargli lustro.

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    • Personalmente, io vedo che la Chiesa celebra Cristo Re, Sacerdote e Profeta.

      L’accento, storicamente, è spesso stato messo sull’aspetto sacerdotale di Cristo, Colui che rende le cose “sacer”, potremmo dire l’aspetto “herem”-itico del Cristo Gesù che ricrea un Cielo ed una Terra Nuova, in particolare nella celebrazione dei Sette “Herem”-enti, chi ci mettono “da parte” del mondo.

      L’aspetto profetico si realizza nella Buona Novella che la Chiesa, Suo Corpo continua di annunciare: cioè la Sua Morte e Resurrezione.

      L’aspetto regale è solo del Cristo e si manifesta nei nostri cuori quando Gli siamo sottomessi con ossequio dell’intelligenza e della volontà: non c’è, che io sappia, nessuna istituzione umana o ecclesiale che esprima, per volontà divina, la realtà universale del Regno di Dio in questo mondo, se non quello indicatoci da Gesù stesso, quello dell’essere, per tutti e ciascuno di noi, “ex veritate“.

      Riflettendo al tema direi che l’aspetto profetico del Cristo si indirizza alla nostra Fede, quello sacerdotale alla nostra Carità e quello regale alla nostra Speranza.

      Le modalità passate sono come diverse possibili attuazioni di questa triplice dimensione nel decorso della storia: ma proprio non vedo nessuna universale regalità detenenuta da chicchessia e riconsociuta in quanto tale o preconizzata dallo stesso Cristo Gesù. Al limite, tutti questi re temporali potrebbero essere interpretati come “vice-re”.

      Comunque concordo con te per dire che il pater familias (che si situa “ex-veritate”) è il (vice-)rex della propria famiglia-tribù…

      In Pace

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    • Dotta disquisizione che però non prende in considerazione un punto basilare: Gesù Cristo è Dio.

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    • Lo prende in considerazione partendo dal fatto che la benedizione di Set si deve risolvere nel figlio di Davide, Gesù stesso, giunto a noi nella pienezza dei tempi.
      Nessun’altra religione ha questo cammino ascendente preferendo prische origini esoteriche risalenti agli albori dell’umanità.
      Per quanto riguarda accostamenti alle virtù teologali, io non trovo l’esigenza di dover ridurre tutto alla triade. Per tornare più o meno in tema si potrebbe dire che la potestà di giurisdizione è regale e non è un munus dipendente dal battesimo quale quello dell’educazione sapienziale. Ugualmenteccredere che fare il profeta implichi un’unzione non è corretto ricordando che il pontefice per esempio è tale solo se già è ordinato a dimostrare che il Rex è sacerdote di per sè stesso ( Melkitsedeq ).

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      • La tripartizione infondo è suffragata dalla considerazione delle 3 specie di doni portati dai magi al Cristo ineriscono tutti al Rex ossia tutti e tre i doni sono regali per se stessi in quanto il Re in questione è umano ( tripartizione associabile al piano umano soma-psiche-nous ) oltre che DIO stesso

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  3. « diritto di Cristo di regnare non solamente sugli individui e sulle famiglie, ma anche sulle società civili e le nazioni. »?

    Come siamo retrogradi, ottocenteschi direi…
    Oggi la Chiesa (e ca va sans dire persino Gesù Cristo stesso), per autentica tradizione(sic), deve piegar -pardón- deve imparare dalle società civili e dalle loro legislazioni eh… altro che il diritto di nostro Signore di regnarci sopra:

    https://www.cittadellaeditrice.com/munera/la-dottrina-ecclesiale-e-la-legge-civile-le-novita-affermate-e-quelle-dimenticate-dalla-nota-della-segreteria-di-stato/

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  4. 😄😄😄 hai ragione scusami.
    Mi spiace aver dato la pena di leggerlo, lo uso come una specie di termometro.
    Per togliermi dubbi:
    Sono i cattivoni tradizionalisti che stravolgono le parole per vezzo politico-ideologico di attaccare o c’è qualche insospettabile che, con spudorati arzigogoli artificiosi, spinge, condiziona e auspica confermando la deviazione denunciata?
    .
    Comprendo che un « moscerino » preso da solo non rappresenti nulla ma quando si inizia a vederne diversi spuntare fuori, non solo diventa un visibile sciame, ma è indice che qualcosa stia marcendo, finora di nascosto, nel cesto della frutta.

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