La Fede, la Falesia, la Vetta

Cliffhanger by Regy Kurniawan

Cliffhanger by Regy Kurniawan

Ho letto su web questa domanda: “cosa ha spinto alcuni a credere e per quale motivo hanno creduto ad una fede piuttosto che ad un’altra? Oppure per quale motivo uno non crede?”. Mi sono sentito in qualche modo intimamente interpellato. Di seguito la mia risposta, consapevole di come questa sia temporanea, in fieri, e al contempo personalissima e quindi poco condivisibile. Mi sia perdonato l’egocentrismo.

Cosa mi ha spinto dunque verso il cattolicesimo?
Semplicemente ho deciso, un bel giorno, di non essere più quell’agnostico/ateo/nonsobenecosa/nonmenefreganiente che ero e, di mia spontanea volontà, mi sono “lasciato andare”, smettendo di chiudere gli occhi di fronte a quella testimonianza di fede che da quando ero nato vedevo intorno a me. In quel momento ho sentito che non aveva più senso il non senso. E che era da animali non razionali (cioè non era da Uomini!) avere delle domande a cui mi rispondevo con un implicito “è così ebbasta. Passami un’altra birra e ‘fanculo al mondo”.

LA FALESIA DEL DESIDERIO

Ho il desiderio di capire tutto, sapere tutto, vedere tutto, potere tutto! Io ho desiderio infinito! E ho la presunzione di sapere (non pensare, sapere) che ogni uomo è come me.
OGNI!
STRAMALEDETTO!
UOMO!
L’inevitabile insoddisfazione che arriva dopo un desiderio appagato ne è la prova: non basta mai. E il sapere che un desiderio non si spegne nemmeno in persone che possono avere tutto è una delle prove più forti che questo desiderio non si accontenta di cose terrene, fugaci, soggette al divenire. E forse non c’è bisogno di essere ricchi per sapere che questo è vero: basta la morte di un proprio caro.

So che ogni strabenedetto uomo desidera; e desidera infinitamente.
E se è il desiderio infinito che ci può rendere uomini, ci fa camminare, nascondercelo è da quaquaraquà: cioè da colui che parla, parla, ma non sa veramente nulla, perché nasconde a sé stesso addirittura quel che lo renderebbe veramente sé stesso!

In quel momento ero stufo marcio di ripiegare questa infinità di desideri in scatolette prefabbricate da quella che ho scoperto essere la miopia codarda e l’ignoranza incolpevole della modernità!
Quindi mi sono detto: “vediamo questi sedicenti cattolici, coloro mi hanno rotto le scatole per anni, che razza di risposte mi danno sia alle domande per le quali ho già risposte che per le altre che non mi son mai posto”.

LA PRIMA SOSTA

Ho cominciato a leggere, girovagare, domandare, giocare, disputare, mettermi in discussione. Ho scoperto Don Ottaviano e il suo modo di presentare Gesù, poi la logica della testimonianza e il senso comune (complice un commento da Tornielli di un allora semi-sconosciuto Simon); quindi la filosofia, Tommaso e la metafisica.
Nel mentre capivo come la modernità mi aveva ingannato. Capivo come essa inganni l’uomo di oggi in molti modi. Ad esempio chiamando libertà quel che libertà non può essere. Chiamando erroneamente “umiltà” la viltà di un vinto. Chiamando conoscenza il mero nozionismo enciclopedico nato nel seno di quell’ erroneo illuminismo, oggi fin troppo esaltato. O ancora parlando di “bene” e “giusto” senza nemmeno accorgersi che, senza un fondamento assoluto, si discute del nulla.

Leggevo, vagabondavo, cantavo e pensavo. Raramente pregavo. Non sono stato abituato a farlo, mi serve uno sforzo di volontà doppio. Abituate i bambini a pregare, è da Santi aiutarli nel cammino!

Dicevo: leggevo, domandavo e litigavo. Così ho scoperto che tutte le varie risposte che pensavo di avere, non erano che vane opinioni fondate sulla sabbia del relativismo o dello scientismo o del nichilismo anti-identitario o del nominalismo o di tutte le contraddizioni logiche contemporanee. Quelle idiozie contro cui oggi “combatto” con tutto me stesso, con le armi spuntate della mia scarsa intelligenza, perché penso ingannino l’uomo e rendano schiavo il suo desiderio infinito di infinito.

Banalmente penso di credere per pura volontà di farlo, sostenuta giorno per giorno. Da quel giorno, tutti i giorni, ho cercato di rifare questa scelta. E continuo a farla. Per volontà.

Per questo penso di capire moltissimo gli (pseudo)atei e le loro motivazioni; per questo mi fanno spesso incazzare. Sono il me stesso ingannato di anni fa. E ho la presunzione di dirlo perché non voglio essere un relativista, anche se sono stato formato in ogni modo per esserlo. Io lo so che l’ateo si inganna, punto. Per alcuni questa sarà una presuntuosa presunzione, per me è una oggettiva consapevolezza. Io lo so che è così: siete il me stesso ingannato di anni fa.
Non riesco a convincere tutti? Non sono nato per convincere tutti. Anzi non devo proprio convincere nessuno a non ingannarsi più, se non me stesso.
Il resto è solo testimonianza di questa mia convinzione. Quel che verrà sarà solo Grazia, cioè dono.

LA SECONDA SOSTA

Ho fede? Non lo so, a volte sicuramente si.
E questo non mi basta e quindi, per questo, basta per continuare!

So che voglio avere fede e quando sento di averla, so (non sento, so!) che è per questa ricerca che l’uomo è uomo e l’uomo è nato.
Sul fatto che poi la fede cattolica “sia la più giusta” ci sarebbe moltissimo da dire. Di certo è la più razionale, ma che questa fede sia estranea alla contraddizione non significa che sia anche Vera, ovviamente.
Per saperla tale serve assenso di volontà, cioè quella che viene detta comunemente “fede”. Ma tale volontà in realtà non è che il preambolo a quel cammino che è la fede. Cammino che San Tommaso così ben ci descrisse: “l’adesione dell’intelletto, mosso dalla volontà (mossa dalla grazia) alla Verità rivelata.”

La “Fede” dunque non è una cosa che c’è punto e basta, che se lo mettano bene in testa gli illusi. La fede è una costruzione continua di un animo che non vuole fermarsi, un cammino incessante che pare sostenuto da una continua e assoluta e ferrea volontà! Perché scrivo “pare”? Perché è in questo stesso cammino che si fa strada una strana consapevolezza (ché non è un pensiero, è proprio una consapevolezza fugace e fortissima) che non si cammina mai da soli, che la tua volontà non è l’unica volontà in campo…
Capire che siamo nati per questo cammino è facile, è il mio desiderio che me lo dimostra. Capire che da soli nulla possiamo è facile, l’uomo è uomo solo se è relazione. Ma capire che non si cammina soli mai?

PASSAGGIO CHIAVE

Cosa è la Grazia? O meglio, quando percepiamo la sua esistenza? Quando sentiamo che non siamo soli mai, anche quando tutto intorno a noi – noi compresi – sembra urlarci che lo siamo. Questa percezione l’ho avuta più volte soprattutto nei momenti più difficili, non posso nascondermelo come fossi un quaquaraquà qualsiasi. Quel che molti chiamano Dio credo mi abbia fatto visita con la sua grazia spesso. Io l’ho presa, ringraziato per poi dimenticarmela sempre in giro in qualche modo.
Perché è più comodo ingannarmi e dire che non ho avuto alcun dono, alcuna grazia, alcuna chiamata, alcun momento in cui tutto era più chiaro. Perché è comodo e fa paura la salita.

Scalo pareti, so cosa significa essere a metà di una via e fermarsi a guardare giù, sentire che la testa parte, inizia la paura di non essere fatto per stare a quell’altezza, che i piedi son fatti per stare a terra e con loro l’uomo che sorreggono. Poi rialzi lo sguardo e osservi da quell’altezza quel mondo che pensavi di conoscere. Tutto sembra nuovo, vedi cose in prospettive mai viste. E sono lì, reali di fronte a te, vere e presenti ad ogni uomo che arriva con lo sguardo a quell’altezza.
E allora, solo allora, rialzi lo sguardo in alto, verso il successivo spit fix e senti rinascere quella voglia di arrivarci. E’ una volontà che ti pare assurda, è salire ancora di più, lasciare ancora più vuoto fra la terra e i tuoi piedi! Te ne freghi, è un desiderio più grande di te: impugni la pallina di magnesite, sbuffi e riparti!

Il desiderio chiama. E cerco di rispondere ogni giorno. Il desiderio infinito mi rende uomo; Sono uomo se punto lo sguardo verso quel desiderio. Sono più me stesso quando smetto di di-vertirmi (cioè spostare, di-vertere, il mio sguardo dal traguardo) e mi con-verto (cioè con-vergo lo sguardo verso il traguardo).
Sono uomo se converto il mio sguardo per mia volontà a quella Verità che mi chiama e che mi rende uomo senza inganni.
Ecco perché “la Verità CI farà liberi”. E tutto torna, tutto quadra.
Sono momenti. Ma in quei momenti sai che la Verità è lì con te. Non la comprendi, ti comprende.

IL VOLO, IN VOLO.

In altre situazioni sento il vuoto: voglio continuare a credere che la Verità sia qui con me, nonostante non riesca a sentirne la presenza, eppure è così facile in quel momento smettere di salire. Sto di-vertendo lo sguardo, sto guardando in basso, la paura sta avendo il soppravvento, la testa parte, “sono solo su una via impossibile per le mie forze!” , cerco di disarrampicare da solo non permettendo che mi facciano sicura, come se fossi slegato. Scendo arrancando in modo insicuro, preso dal panico sgancio assurdamente la corda dagli spit inferiori prima di superarli completamente: faccio di tutto per morire.
l e t t e r a l m e n t e
Immancabilmente sbaglio un appoggio e volo verso il suolo.

Ma c’è chi fa sicura. Sempre.

Cado, ma vengo fermato. Anche quando mi sembra di aver volato fin quasi a terra, ebbene sono ancora vivo. Non mi riconosco più, non riconosco nemmeno il mondo che mi circonda. Non c’è più il sole, nascosto dalle alte fronde degli alberi che prima avevo superato in altezza. Mi circonda il buio e il desiderio bruciante di quella via che chiama ancora, infinitamente.
Allora con un atto di volontà ti fidi di nuovo di chi ti fa sicura così bene, malconcio e stanco ti rimetti in via e in pochi lanci scopri di essere già oltre quel passaggio che ti aveva fatto cadere.
Sorridi. Eccolo, il momento.

E’ questo che provo a fare tutti i giorni. Cadendo innumerevoli volte.

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Categorie:Sproloqui

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12 replies

  1. Bella testimonianza, bravo! 🙂

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  2. Bravi voi per aver letto fino in fondo… grazie!

    PS: appena davvero verrai a fare un giro qui nelle Prealpi, carissimo Mauro, qualora vorrai fare foto come quella sopra riportata vedrò di farti avere i modelli giusti! Non aspettarti che il sottoscritto stia in parete strapiombante su una mano con tanta sicumera ahahah

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    • hai scritto con parole che io non saprei mai usare con questa bellezza ed efficacia, il percorso, faticoso ma bellissimo, che sto facendo io 🙂

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  3. Uno puo’avere anche la volonta’di scalare una montagna. Ma bisogna che la montagna ESISTA. La montagna (Dio) viene prima del mio desiderio di scalarla.
    E’la Montagna alla base dell’esperienza religiosa non il mio desiderio di scalarla.
    Per questo avevano ragione gli antichi a mettere al primo posto Dio e non l’uomo.
    Credo in unum Deum La vera fede non puo’basarsi solo sulla “domanda di senso” cioe’ su un moto esistenzial-psicologico-antropologico ma si basa sulla manifestazione stessa di Dio. IO VEDO,diceil cieco nato non io voglio vedere.
    Se anche l’umanita’in un futuro perdesse ogni fede in un DIO trascendente e si trasformasse in adoratori dell’Uomo , se cioe’ trovasse la risposta molto razionale e civile alla domanda del senso della vita in un umanitarismo e fratellanza universale in cui l’Uomo e’ Dio, come ben descritto nel libro di Benson “Il.padrone del mondo”non per ques t o la Montagna (Dio) cesserebbe di esistere.
    La Montagna esiste anche se nessuno ha piu’voglia di scalarla o se (che e’la stessa cosa)nessuno la vede piu’ perche’ l’umanita’si trasforma in ciechi che guidano altri ciechi

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    • La Montagna non viene prima del tuo desiderio di scalarla, è da sempre in relazione con te e con il tuo desiderio. Esso sussiste in Lei, La mia idea di Dio è un Dio di relazione, relazione continua con l’intero creato, e non potrebbe essere altrimenti.
      E se questo è vero, e io lo credo vero, l’uomo vedrà sempre la Montagna dentro se stesso, e la voglia di scalarla arderà come piccola brace anche nell’ateo più impenitente.

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  4. Abbiamo bisogni di veri testimoni, grazie.

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  5. Cosa si risponde a Lycopodium57?

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  6. Se dovessi scegliere una frase del tuo articolo, sarebbe questa:
    «(…) in quei momenti sai che la Verità è lì con te. Non la comprendi, ti comprende.»
    Quel che più desideriamo è… essere compresi.
    Non comprendere fa soffrire, non essere compresi fa disperare.
    La fede è il dono di essere compresi.
    «e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te»

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