Serafino preposto al coraggio. Un racconto di Pietro Pancamo

Hans Memling - Angel Musicians

Hans Memling – Angel Musicians

Riceviamo dallo scrittore Pietro Pancamo un inaspettato, splendido dono: due racconti che paiono scritti appositamente per le istanze del nostro blog, il quale pretende di essere sia un momento di riflessione sull’attualità, teologia e filosofia cattolica che un luogo di raccolta di scritti diversi legati a doppio filo con il primo punto.
Due scritti dunque, tanto delicati quando potenti per le immagini che raccontano.
Li pubblichiamo con gioia, uno all’inizio di ogni mese estivo, per accompagnarci nella calura con la severa soavità tipica delle riflessioni su Dio con licenza poetica.
Buona lettura e buona domenica.

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SERAFINO PREPOSTO AL CORAGGIO

-di Pietro Pancamo (pipancam@tin.it; pietro.pancamo@alice.it)-

Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!
Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità.

Una lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un’aria d’opera comincia a formarsi nella mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli usano a mo’ di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!
Quando mi annoio, tento un’occhiata verso l’orizzonte e sempre vedo qualcosa d’interessante che mi convince a osservare il paesaggio. Ho una vista incantevole dagli occhi panoramici che possiedo in volto: gli avvenimenti fanno tappa nel mio sguardo, e nulla viene considerato con poca attenzione.
D’altronde come può sfuggirmi una persona bizzarra simile a quel prete in tonaca di gala, che si avvicina lungo il sentiero mostrando, allegro, un giglio all’occhiello. Ah no! Si tratta di un monaco elegante, che sfoggia un saio a coda di rondine… Macché! Ora lo scorgo chiaramente: è di sicuro un Beato, assorto nel compito di farsi propaganda (distribuisce infatti santini da visita a cacciatori e spaccalegna: “Casomai vi servisse una grazia…”).
Anche Satana gradisce, talvolta, un giro nei boschi: sale dall’Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte artificiale, trova l’ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla sua orchestra d’orchi.
Però i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: “Ho fatto una volata all’Inferno per assistere a un’esibizione dell’orchestra d’orchi.”, “Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?”, “No, il primo venuto: sai, era una cosa improvvisata…”.
Sorrido fra me per le battute ingenue dei colleghi alati, mentre la mia curiosità continua a sorvegliare la vita intorno. E mi accorgo di un simpatico ragazzo, seduto ai piedi d’una betulla, intento a deliziarsi del tepore e della luce. Sembra davvero uno scrittore, forse perché si è poggiato accanto uno strato di fogli che non smette di compilare, mano mano, a penna.
Affido agli occhi uno sguardo più pronto, per leggere le parole di quel ragazzo… ecco, finalmente capisco: è impegnato a buttar giù la recensione di un libro, che s’intitola Il Silenzio Stonato. Ha scelto la natura come ufficio di lavoro, quel ragazzo, e il suo inchiostro afferma, tutto disinvolto: “Rob Demàtt introduce la fantasia dei lettori all’uso narrativo dei ricordi, costruendo uno sfogo romanzato (dal linguaggio brillante e volitivo) che ha per contenuto un messaggio autobiografico: il sesto senso è quello di colpa. È il rimorso d’aver sprecato gli anni e la vita per dedicarci a illusioni che prima incantavano e che, adesso, ci deridono. Allora un’esclamazione prende in noi a gridare: “Temo il cielo e la terra; il tempo mi sta lasciando solo: entra nelle ossa la paura, il respiro non ha più forza nei polmoni e tutto mi incita alla morte!”.
Ma quando i cicli d’angoscia termineranno e la sofferenza non sarà che uno stimolo di guarigione, scopriremo sollievo anche nel dolore e, nel sollievo, amore”.

“Realizzerai i miei desideri?”, domanda l’uomo.
“Aspetta e spira…”, ribatte il destino.
Chissà per quale motivo, la recensione mi ha suscitato in mente questo lugubre giochetto di parole… Certo dev’essere triste per gli uomini ritrovarsi in mezzo alle ore, sempre minacciati da pene e afflizioni. Un giorno, però, avranno soltanto gioia e serenità, perché noi angeli provvederemo a convertire il destino!
Per il momento, io e il Maestro cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, la lezione è finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le stelle.

Pietro Pancamo

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Pietro Pancamo (1972) ha fondato e coordinato il portale «L(’)abile traccia» (citato in un volume della Zanichelli). È stato conduttore e direttore editoriale di «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», podcast culturale della defunta emittente milanese Pulsante Radio Web.
Già redattore di «Viadellebelledonne» (che per anni è stato uno dei blog letterari più seguiti in Italia), scrive attualmente per la piattaforma culturale di Hong Kong «Beyond Thirty-Nine»1, per la quale, fra l’altro, conduce un podcast letterario intitolato «Good Mo(u)rning, Italy». Intanto su «EffettoTre» (mensile autonomo d’informazione che tre delegati della Rappresentanza Militare hanno appositamente ideato per il personale della Regione Carabinieri Sicilia) è titolare della rubrica “Effetto… Letteratura”. Collabora poi con Maratea Web Radio, per la quale cura la rubrica letteraria “(Pod)cast away”, ed è redattore del mensile digitale italo-olandese «Il Cofanetto Magico» (diretto da Maria Cristina Giongo, articolista dei quotidiani «Libero» e «Avvenire»).
È autore di «Manto di vita» (LietoColle, Como, 2005), una silloge di versi che ha suscitato l’interesse di Giancarlo Pontiggia. Compare in «Poetando. L’uomo della notte» (Aliberti editore, Roma-Reggio Emilia, 2009), antologia a cura di Maurizio Costanzo.
Nel 2012, la Rete Uno della radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo». Nel 2014 è stato ospite di «Brussellando», trasmissione in onda ogni martedì su Radio Alma di Bruxelles.
Recensioni a sua firma sono uscite nel sito della rivista «L’Indice dei libri del mese» e in quello dell’edizione fiorentina del «Corriere della Sera».
Fra le riviste da cui è stato recensito –o su cui ha pubblicato (talora in inglese) poesie, articoli o racconti– figurano «Poesia» (Crocetti Editore), «Poesia» (blog del canale televisivo Rai News), «Vibrisse», «Gradiva», «Atelier», «Samgha», «La Mosca di Milano», «Tuttolibri» (inserto de «La Stampa»), «La poesia e lo spirito», «Poeti e poetastri» (portale gestito dall’agenzia letteraria “Perroni & Morli Studio”, strettamente connessa all’editore Bompiani), «Scriptamanent» (Rubbettino Editore), «L’Amministrazione Ferroviaria» (organo ufficiale del Collegio amministrativo ferroviario italiano), «Stilos», «El Ghibli», «Corpo12», «Lettera.com», «Subway Letteratura», «Sagarana», «IF. Insolito & Fantastico» (una delle più autorevoli riviste italiane di narrativa fantastica), «FantasyMagazine» (testata giornalistica del gruppo editoriale DelosBooks, fondato nel 2003 da un dirigente della Mondadori), «Il Paradiso degli Orchi», «BooksBrothers», «TerraNullius», «Oubliette Magazine», «GraphoMania», «Tangram», «InFonòpoli», «Books and other sorrows», «Filling Station» (quadrimestrale canadese) e «Snow Monkey» (periodico statunitense).
Per contatti: pipancam@tin.it; pietro.pancamo@alice.it
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Categorie:Sacra Arte

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5 replies

  1. http://www.ilfoglio.it/chiesa/2015/07/04/dio-la-musica-la-fede-parola-a-benedetto-xvi___1-vr-130515-rubriche_c232.htm
    scusate, magari c’entra troppo di striscio, magari è OT, ma è troppo bello per non parteciparvelo…

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    • Grazie Dernhelm. Sentitamente grazie! Avevo letto un articolo su Vatican Insider dove c’era solo qualche frase significativa dalla quale si capiva comunque la portata dell’argomento… ma poi sempre tante cose da fare e non ho più cercato il discorso completo.
      (Ehm, non per rompere troppo ma… magari ‘incorniciare’ il discorso in un post nel quale minstrel affronti brevemente il tema della musica-sacra-arte-non-arte che qualche volta accenna? Anche dopo l’estate eh… Però il discorso di Padre Benedetto è proprio bello, oltre che splendida apertura per eventuale disputina…)

      Scusate anche me per OT.

      Leggo e ringrazio Pietro Pancamo 🙂

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  2. Vorrei ringaziare Pietro Pancamo per questa sua rinfrescante novellina che ci permette di partecipare al pensiero di un angelo serafino, alle sue sensazioni, alla suo essere il nesso tra l’Opera ( nel senso musicale del termine) e il Suo Creatore.

    È cosa certissima che la musica la ritroveremo nell’aldilà: basta leggere l’Apocalisse.E anche cosa certissima che vi è profonda armonia tra il Logos del Creatore e la Creazione che il Suo Spirito suscita. Le leggi stesse della fisica, espresse in termini matematici, altro non sono che questi infinito e continuo riecheggiare della razionalità divina nel più intimo della materia che da potenza assurge cosî ad universo.

    Questo dialogare tra spirito e musica che , eppure, è di per sé sensazione fisica e materiale, porta naturalmente alla melanconica considerazione che tutto spira e ci rinvia al ricordo del nostro futuro, armonicamente in sinfonia con il pentagramma musicale che scriviamo quotidianamente sempre da stonati.

    Il miglior commento a questa novella di Pietro Pancamo ( guarda caso quando parliamo di armonia nel mondo le coincidente non esistono!) è il discorso fatto dal Papa Emerito Benedetto XVI proprio sulla musica due giorni fa e che tutti, senza eccezioni alcuni dovremmo leggere:
    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/07/04/0533/01162.html

    E questo passaggio sembra la risposta ed il commento adeguato a questo post di Croce-Via:

    “Penso si possano localizzare tre “luoghi” da cui scaturisce la musica.

    Una sua prima scaturigine è l’esperienza dell’amore. Quando gli uomini furono afferrati dall’amore, si schiuse loro un’altra dimensione dell’essere, una nuova grandezza e ampiezza della realtà. Ed essa spinse anche a esprimersi in modo nuovo. La poesia, il canto e la musica in genere sono nati da questo essere colpiti, da questo schiudersi di una nuova dimensione della vita.

    Una seconda origine della musica è l’esperienza della tristezza, l’essere toccati dalla morte, dal dolore e dagli abissi dell’esistenza. Anche in questo caso si schiudono, in direzione opposta, nuove dimensioni della realtà che non possono più trovare risposta nei soli discorsi.

    Infine, il terzo luogo d’origine della musica è l’incontro con il divino, che sin dall’inizio è parte di ciò che definisce l’umano. A maggior ragione è qui che è presente il totalmente altro e il totalmente grande che suscita nell’uomo nuovi modi di esprimersi. Forse è possibile affermare che in realtà anche negli altri due ambiti – l’amore e la morte – il mistero divino ci tocca e, in questo senso, è l’essere toccati da Dio che complessivamente costituisce l’origine della musica.”

    In Pace

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    • Bene, a quanto pare non ero OT! L’avevo segnalato qualche commento sopra inquesto post, ma da un sito non ufficiale…e c’è anche molto altro, per esempio una lezioncina a quelli che dipingono Benedetto XVI come l’anti Concilio e l’anti San Giovanni Paolo in materia liturgica…progressisti e tradiprot…

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    • “E’ da un cuore che esulta o da un occhio che piange che nasce la poesia”
      R. Tagore

      Poi arrivò Benedetto XVI e percepì il quid sostanziale che manca a questo aforisma!

      Mi riprometto, come da più parti richiesto, di leggere come si deve la nuova entusiasmante lezione del Papa Emerito per vedere se ha senso dire la mia al riguardo. Ringrazio anche io, di nuovo, Pietro per questo dono e tutti i commentatori.
      Se nulla accade per caso, la bella coincidenza della pubblicazione di questa novella a ridosso del discorso di Benedetto XVI è anch’esso un bellissimo dono di Dio.

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