La specificità umana: Cronaca di una negazione (Finale)

Che dire? È difficile prendere in mano la situazione dopo così tanto tempo, ma chi non muore si rivede, d’altronde (e chi sono io per falsificare proverbi?). Due sono le principali cause scatenanti che mi hanno spinto al ritorno, entrambe di natura “locale”, se vogliamo:

  1. La stupenda conferenza dell’avvocato Gianfranco Amato (visibile in prima fila nel thumbnail, alla veglia delle Sentinelle in Piedi) alla Spezia del 22/05/2015, da me imperdonabilmente persa ma provvidamente ritrasmessa dalla tv locale.
  2. La veglia nazionale delle Sentinelle in Piedi del 23/05/2015, dal punto di vista spezzino.

Non vi tengo ulteriormente sulle spine, oggi si parla di…

 

Ideologi del Gender (annessi e connessi…)

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“Mamma, mamma ci sono i pagliacci!”, esclama un bambino passante: già omofobo?

 

Una prima riflessione è nata dal constatare un progressivo aumento della quantità di contestatori alle veglie delle SiP, anche in una città relativamente piccola come La Spezia. Io posso capire che ci sia gente che mi contesti e questo è abbastanza pacifico per me. Quello che mi aspetto però in una democrazia vera è che la gente che non è d’accordo con me e che mi vuole “rispondere” organizzi una manifestazione in altro tempo/luogo dove PROponga i suoi valori, in modo “construens”: certo poi le parti “destruens” spesso sono inevitabili in un ragionamento, ma non possono costituire il nocciolo, il fulcro di alcun pensiero.

Una contro-manifestazione, così come viene spesso organizzata in questi casi, è per me invece la morte della democrazia: tu vieni e senza neanche degnarti di ascoltare le mie posizioni (men che mai di rifletterle) inizi ad inquinare il mio pozzo. Ed ecco come un noto argomento retorico (“poisoning the well”) diventa, in opportuni contesti, un valido strumento democratico. Ma come? Dove sono finiti tutti i “nous sommes Charlie” pronti a sguainare le spade in nome della libertà di espressione? Dove i paladini apocrifo-voltairiani del “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”? Mi tocca sentirmi dire (s)ragionamenti del tipo: “la libertà di parola deve andare oltre ai vincoli di natura etica e morale, compreso il rispetto per l’altro” e in queste situazioni invece? Tana libera tutti e chi s’è visto s’è visto… La triste conclusione che ne traggo è che la libertà di espressione può essere libertà d’offesa (specie se della religione) ma non “libertà di non omologazione a quello che tutti devono pensare” (specie se hai valide ragioni per farlo). Fantastico. Anzi fantascientifico, non fosse la realtà…

Poniamo caso che vedeste due uomini, uno silenzioso, meditativo, che pensa e legge, l’altro che urla, cerca di distrarre il primo, dice che il suo pensiero lo offende; chi riterreste il tollerante e chi il violento? Anche il mondo vi dirà che non c’è alcun dubbio, ma potreste rimanere sorpresi dalla risposta (link 1,2,3 solo per avere alcuni esempi).

Nella mia vita, mia madre e mio padre sono stati entrambi importanti per la mia crescita e per il mio sviluppo ed era naturale da bambino cercare l’uno o l’altra a seconda dei miei problemi e delle mie esigenze (vuoi anche per portare avanti un capriccio). Questa importanza non scaturiva da differenze di carattere, di bellezza, di simpatia o altre caratteristiche accidentali (per dirla con Aristotele), ma da una differenza di carattere sostanziale. La logica mi porta a pensare che siano stati entrambi insostituibili per la mia storia; se penso questo ed è opinione condivisibile e condivisa, ragionevole, confermata da studi, suffragata da fatti, etc. (quindi non è pensiero qualunque campato per aria), una democrazia dovrebbe permettermi di dirlo tranquillamente. Nessun cattofascismo, nessuna omofobia, semplice constatazione del proprio vissuto. E se si ritiene una cosa vera, si deve aver il diritto (vorrei quasi dire “dovere morale”) di convincere gli altri della propria veridicità; ma questa invece purtroppo ai giorni nostri viene vista come un’indebita prevaricazione, un’imposizione quasi che non si credesse nella capacità dell’altro interlocutore di poter scegliere comunque con la propria testa. La realtà è che non si impone niente a nessuno, ci si reca in piazza solo per sollevare qualche dubbio a delle persone che possono liberamente riflettere sulla validità o meno di quello che viene affermato ed eventualmente rifiutarlo. La vera imposizione è quella degli ideologi del gender, che sembrano non potersi proprio permettere “un eventuale rifiuto” della loro idea.

 

Come ti ho ammazzato la democrazia…

Seguitemi ora in questo piccolo ragionamento:

A. concedere q a x;

B. concedere q a x e y.

Poniamo caso che in un qualche referendum o voto vi sia chiesto di scegliere la vostra preferenza tra A e B e voi riteniate giusto A per qualche motivo. Il mondo però vi porterà questa obiezione: “Ma scusa ma che fastidio dà agli x se anche agli y viene estesa la stessa cosa?” E così si viene tosto additati come egoisti insensibili, alché qualcuno, per non passare da intollerante, vota B anche se in realtà pensa A (“tanto in fondo a me non fa danno…”). Però se si ammette la validità del “che fastidio dà a te…” si possono trarre alcune tristi conclusioni:

  • il bene comune non è più metro e misura di tutte le cose, ma piuttosto il fastidio/non fastidio personale: la società è composta da individui soli (e qui ben si spiegherebbe l’avversione al matrimonio insolubile e alla famiglia naturale);
  • non serve a niente andare a votare tra A e B perché il cammino è già segnato: B include A e quindi è “meglio” di esso.

Ma oltre alla triste visione metafisica dell’uomo e del suo libero arbitrio che emerge dall’accettare tale principio, esso si rivela assai contraddittorio:

  1. non è escluso che oltre y esistano anche z, w e magari anche $: quindi qualcuno più “lungimirante” ancora potrebbe suggerire di includere anche chi è stato “discriminato”, fino a chiedersi se ha ancora senso e significato concedere q a qualcuno;
  2. provate a sostituire a q “la patente”, a x “persone vedenti” e ad y “persone non-vedenti”: sareste ancora d’accordo con la validità del principio?
  3. Il principio stesso di “scegliamo ciò che dà maggior grado di permissività a tutti” è utopico: nel momento in cui si fa una scelta con una legge, si scontenta sempre una parte, anche se direttamente non ne riceve danno. Esempio: “Ma scusa, ma se tu non vuoi fare uso di droghe non lo fai anche se c’è una legge che te lo permette! Perché col tuo voto contrario mi vieni a trifolare le scatole a me che voglio consumarle in santa pace?” La verità è che ognuno ha il diritto di dare il proprio piccolo contributo verso il tipo di società in cui vuole vivere: se una società aperta alle droghe non dà a una persona altrettanta sicurezza e pace, ebbene deve essere in suo potere rifiutarla, a maggior ragione in vista dell’educazione dei figli (scelta dell’ambiente in cui crescono), ad ancora maggior ragione dato il carattere pedagogico che si attribuisce alle leggi (e mai come in una società priva di riferimenti oggettivi come quella in cui viviamo si confonde il morale/giusto con ciò che è legale).

 

Alcuni dei luoghi comuni utilizzati

In questa sezione mi preoccupo di demolire alcune delle argomentazioni utilizzate dai sostenitori:

“La famiglia naturale è luogo di femminicidi e di abusi verso i figli.” (sottinteso: quindi una coppia gay sarà un luogo sicuramente migliore)

È un’argomentazione fallace: quelle elencate sono aspetti accidentali che possono essere presenti come no (si spera di no, ovviamente) nelle famiglie naturali, ma anche in quelle omogenitoriali (che non si capisce perché debbano essere escluse da questo meccanismo). Quello che si contesta invece davvero è l’assenza in tali nuovi nuclei delle componenti sostanziali di una famiglia, quali la complementarietà sessuale, sia fisica che psicologica. Dunque ricapitolando si vorrebbe sostenere che: “in A c’è il pericolo X, B non è A, dunque in B non c’è il pericolo X”, argomentazione chiaramente falsa. “La benzina è infiammabile, il gas non è la benzina, il gas non è infiammabile.”

 

“Usiamo gli aeroplani, che non sono naturali, dunque poco importa se le famiglie omo non sono naturali.”

Qui si fa erroneamente riferimento (per ignoranza o malafede) a “naturale” in due diverse accezioni:

  • “naturale” come “non artificiale”;
  • “naturale” come “corrispondente alla natura, all’essenza di qualcosa”.

È chiaro che quando si parla di “natura” in questi contesti si intende la seconda accezione: io posso tentare di fare un buco su un tavolo con una penna, ma così facendo non rispetterei la sua natura, la sua essenza, l’obiettivo per cui è stata creata e la romperei. Anche la penna è “artificiale”, rivelando che l’artificialità non c’entra niente con l’obiezione che si solleva.

 

“Se sostenete la necessità della presenza di padre e madre, siete automaticamente contrari alle famiglie in cui i bambini rimangono orfani di padre e/o di madre.”

La scomparsa di uno o entrambi i genitori è una tragedia: direi che questo argomento è un po’ una zappata sui piedi, visto che sono gli stessi sostenitori che assimilano la situazione omogenitoriale a una tragedia. Con la differenza che in un caso è una situazione accidentale, nell’altro è volontaria e premeditata.

 

“Se negate agli omosessuali il matrimonio per la loro incapacità procreativa dovete negarlo anche alle coppie sterili.”

Ancora una volta si confonde ciò che è accidentale da una parte (può esserci come no ed è no nella grande maggioranza dei casi, per fortuna) con ciò che invece è sostanziale dall’altra (fa parte dell’essenza, della definizione stessa di coppia omo), dando alle due cose uguale peso mentre la situazione è ben diversa! Senza contare che nel caso della coppia “tradizionale” l’infertilità è una patologia, nel caso della coppia omo è la regola. Quest’ultima sarebbe dunque assimilata dagli stessi sostenitori a una condizione patologica delle altre coppie: come sopra in quanto a zappate sui piedi.

 

” ‘Un maschio e una femmina servono per procreare allora un maschio e una femmina servono per allevare’ è una consequenzialità logica solo presunta come vera a priori ma in fin dei conti logicamente indimostrata e quindi potenzialmente falsa”

Benissimo. Allora però diamo la possibilità a qualsiasi nucleo di persone di essere famiglia e di poter avere i propri figli: non dico solo i poliamori, gli incestuosi e pedofili (argomento ormai scontato ma spesso volutamente frainteso) ma anche, perché no, i singoli, i circoli, i consorzi, le associazioni, gli amici del baretto e chi più ne ha più ne metta. Non solo: i genitori allora devono avere la possibilità di abbandonare il bambino, purché lo affidino a un degno sostituto (uno di quelli sopra) et voilà, come nulla fosse successo.

Forse è vero, non c’è nessuna dimostrazione rigorosamente e prettamente logica, ma quali riscontri può avere con il reale (es: il forte legame che si crea tra madre e figlio già durante il periodo della gravidanza) una scansione così logicizzata e astratta delle cose? Quali altre possibili infrazioni etiche, magari più evidenti e sconcertanti per tutti, consente questo tipo di ragionamento applicato ad altre frasi? Non è forse questo modus pensandi un ulteriore passo verso il mondo perfettamente asettico di “Brave New World”?

 

Che fare, dunque?

Nel corso di questi miei pensieri ad alta voce in più puntate, abbiamo scandagliato diverse minacce per la Libertà vera dell’essere umano (o, per usare un termine in voga di recente sul blog, “tentativi di abbassamento del suo status ontologico”). I pericoli sono tanti, diffusi e paiono pure ben radicati e forte è la tentazione di dire che la deriva è cominciata e che non si possa fare niente. Ma citerò l’avv. Gianfranco Amato:

  1. Mai dire “non serve a niente” perché a volte siamo capaci di smuovere opinioni come neanche crediamo.
  2. Non c’è niente di più ostinato di un fatto, a differenza degli slogan facili. Un fatto non può essere negato, davanti ad esso puoi solo dire se sei favorevole o contrario. Usate i fatti che succedono contro gli slogan che vi vengono propinati.

Che dire oltre a questo? È stata una bella avventura condividere i miei pensieri (e se vogliamo anche le mie preoccupazioni) su questo blog e spero possano essere stati di aiuto a molti per approfondite riflessioni (anche solo magari per confermare e riorganizzare quello che già si pensava) e possano aver invece instillato qualche dubbio agli scettici.

Alla prossima.

The End

 

 

 

 

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Categorie:Attualità cattolica

9 replies

  1. Non posso soffermarmi ora a leggere l’articolo. Lo leggerò.
    Nel frattempo: bentornato Law!

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  2. Adinolfi nel suo libro fa essenzialmente il seguente discorso:
    “Sono un uomo di sinistra. Essere di sinistra significa difendere la parte debole. Attualmente la parte debole della società non sono i gay: quelli hanno lobby in grado di influenza le nazioni più ricche e potenti del pianeta. Al momento la parte debole della società sono i bambini, che senza che nessuno abbia chiesto il loro parere vengono letteralmente strappati dal seno delle loro madri per essere dati a degli estranei che li hanno comprati.
    I gay per me sono liberissimi di amarsi come vogliono, e gli Stati sono anche liberi di regolare come vogliono tali rapporti. Ma nessuno si azzardi a toccare il diritto dei bambini ad avere una mamma”.

    Questo è quello che ha essenzialmente detto Adinolfi nel suo libro, che non si chiama “mannaggia a sti fr***” come i suoi detrattori vorrebbero far credere, ma “voglio la mamma”.
    Del resto, nella maggior parte dei casi l’opinione dei suoi detrattori è essenzialmente “Adinolfi è un grassone brutto e cattivo, gne gne gne!”. Pochi hanno tentato di entrare nel merito delle questioni poste da Adinolfi. Nessuno ha tentato di confutare quanto Adinolfi ha dimostrato: non si può essere di sinistra, e allo stesso tempo essere favorevoli all’utero in affitto.

    Allora non posso che dedurre che aveva ragione Del Noce: archiviato il comunismo, la sinistra si è trasformata in un radicalismo di massa. Sicché oggi essere di sinistra non significa stare dalla parte del più debole, bensì significa stare dalla parte del “progresso”, qualunque cosa significhi “progresso”, e chissenefrega se questo “progresso” poi va a travolgere i più deboli.

    PS: “je suis charlie” e l’aprocrifo voltairiano sono tutte ca***** . Aveva ragione Gomez Davila quando diceva che “la società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo”.

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  3. In realtà, quel che sta succedendo con questa faccenda non è tanto una sberla alla Chiesa in Sé, quanto una sberla alla nozione stessa di Stato al quale si toglie via ogni ruolo oggettivo rispetto alla Storia umana.

    Lo Stato hegeliano, sogno del XIX e XX secolo, finisce qui: lo Stato diventa giusto la “banca” del monopoli e non ha più nessun ruolo morale, il che implica che non si deve più morire per questo Stato, Questa la buona notizia.

    La cattiva notizia è che quando lo Stato perde la sua autorevolezza morale allora siamo in pieno relativismo sociale e il solo modo pratico per aver una società con una sembianza di funzionamento è la legge del più forte, la dittatura del pensiero unico, l’esclusione sociale ed economica di chi non la pensa come il gruppetto al momento al centro del potere.

    Aristotele ha ancora una volta ragione: la democrazia è la penultima tappa prima del peggio, la tirannia. Siamo ufficialmente entrati nell’era della tirannia.
    In Pace

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  4. Non ho studiato filosofia a livello accademico. Ho solo avuto un buon insegnante di filosofia al liceo, quel tanto che basta per approcciarsi alla metafisica aristotelica, e districarsi tra sostanza e accidente, atto e potenza. Per tale motivo, comprendo e trovo condivisibili le argomentazioni di Law.
    Mi verrebbe da pensare quindi che se per alcuni un matrimonio tra un uomo è una donna può coincidere con un matrimonio tra un uomo ed un uomo, è perché non hanno la più pallida idea della metafisica aristotelica. Senza nemmeno intuire la differenza tra accidente e sostanza è infatti difficile intuire la differenza tra una coppia eterossessuale sterile ed una coppia omosessuale.

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  5. Forse è perchè conoscevano la logica aristotelica o forse semplicemente per buon senso che nell’antichità greco- romana benchè l’omosesssualità fosse ampiamente praticata, e benchè non vi fosse ancora nessuna chiesa cattolica ad essere contraria, non hanno mai pensato di sposarsi , di contrarre matrimonio fra persone dello stesso sesso? Solo Nerone, riferisce Tacito, si sposò con un uomo, facendo lui la parte dellla donna. Ma fu una parodia di matrimonio che lo storico Tacito riferisce con sarcasmo.
    Per i greci e i romani dunque i rapporti omosesssuali erano leciti, ma ul matrimonio era un’altra cosa: era l’unione di uomo e donna per la propagazione della specie e per il fondamento della societas.

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    • che poi leciti…..lo stesso Platone nelle Leggi e’ criticissimo dell’omosessualita’ ‘applicata’, Aristotele la equiparava al mangiare l’immondizia, gli stoici in generale della vita sessuale non e’ che avessero questa grande opinione, immagina dell’omosessualita’ praticata….a livelli ‘alti’, la pratica omosessuale e’ sempre stata vista male, anche in Grecia e a Roma(sopratutto chi aveva un ruolo ‘passivo’) . L’idea che ‘prima del cristianesimo c’era solo gioia e ammore ammore ammore poi sono arrivati i cristiani con la loro zozza morale e hanno rovinato tutto’ e’ un mito!

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      • Insomma nulla di nuovo…
        Love is love e i cristiani sono (sempre stati) sessuofobi e oggi più che mai “omofobi” (sic!) 😒

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      • In una classica trasmissione televisiva divulgativa (Piero&Alberto Angela) dicevano che nell’antica Roma il rapporto omosessuale (non il concetto di omosessualità che NON esisteva) veniva detto “vizio greco” .omofobi e razzisti verso i greci? 😛
        Per i suoi atti sessuali il padrone poteva disporre, oltre che di donne, anche di schiavi maschi o adolescenti con ruolo fisico passivo (mai il contrario! considerato fortemente degradante e quindi non adatto a persona di certa importanza). Non esisteva la coppia omo.
        Per quanto riguarda le donne, diceva l’Angela, eventuali atti omo erano condannati e malvisti, sempre perché degradanti per una signora.

        (Poi se gli Angela sono omofobi non lo so…. ma appunto così raccontava l’Alberto, cioè un giovane uomo che fa divulgazione storica e scientifica in tivù nazionale italiana)

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  6. A sostegno del carattere profondamente utopico e ideologico del “ma a te che fastidio dà se…”, 30 casi di VERA discriminazione nei Paesi in cui il matrimonio gay è già legge:
    http://c4m.org.uk/downloads/30cases.pdf

    Se questa è la società che ci aspetta, mi opporrò con ancora più vigore.
    Un pdf da tenere nel cellulare come un oracolo e da sfoderare all’occorrenza, quando i ragionamenti non bastano, seguitando così:
    1. Questi fatti accadono veramente oggi;
    2. Questi fatti sono diretta conseguenza dell’apertura al matrimonio gay;
    3. Tu (o scettico interlocutore al quale mostro il pdf) sei favorevole o contrario a queste cose che stanno succedendo? Mi permetti con la mia contrarietà di tentare di avviarmi verso un altro tipo di società?

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